Il Palazzo Gallucci

arme Gallucci crotone

Crotone, l’arme della famiglia Gallucci inquartata con altre, sormonta il cancello d’ingresso alle proprietà site sulla via Risorgimento.

La famiglia delli Galluzzi
Il palazzo è situato tra via Risorgimento, via Giano Pelusio e Vico Gallucci. I Galluzzi sono già presenti a Santa Severina all’inizio del Cinquecento. Nella “Reintegra” del 1521 troviamo il nobile Antonius de Galluczo, o de Gallutio, de Civitate Neapolis che aveva avuto in feudo dal conte di Santa Severina Andrea Carrafa la gabella de S.to Helia e possedeva un oliveto “in loco dicto lo timpone deli Iudei”, e nei “Censi di S. Anastasia” dell’anno 1555 compare Cristofalo delli Galluzi, che abita in parrocchia di Santo Pietro. Alla fine del Cinquecento ci sono Prospero (1576) ed il nobile Johannes Galluccius (1577/1585). Quest’ultimo amministra l’entrate di possidenti, dando in fitto i territori. Sempre nel Cinquecento troviamo che i Gallucci fanno parte delle famiglie nobili della città.

gallucci

Arme della famiglia Galluccio: D’argento, al gallo di rosso, col bisante di azzurro, caricato da una stella d’oro, posto nel cantone sinistro del capo e col motto: Sempre Vigile (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649. Foto da biblioteca estense.beniculturali.it).

 

Giovanni Galluccio
Alla metà del Seicento il m.co D.re ( U.J.D.) Jo. Galluzzo, o Galluccio, (253, 1663, 16), nativo di Santa Severina abita a Crotone. Anche se figura ancora nel catasto del “1666 et 1667” (f. 8). di Santa Severina, dove il “D.r Gio.e Gallucci è tassato “per li grani a fuoco” ducati 4 e tari 1, la sua presenza a Crotone è attestata da molti atti notarili riguardanti quasi sempre il commercio del grano. Alla fine degli anni Sessanta Giovanni è in Crotone, dove si dedica al commercio del grano per conto del duca di Santa Severina. Durante la carestia, seguita alla cattiva annata del 1667/1668, il D.r Gio. Gallucci ed il “magazeniero” Onofrio Sculco si rifiutano di consegnare la rata del grano, che deve consegnare il duca di Santa Severina per il vitto della città. Per tale motivo i sindaci sono costretti a mettere un catenaccio al magazzino dove è riposto il grano, in modo da non permetterne l’estrazione e l’esportazione (313, 1668, 94v – 95r). Accusato assieme ad altri speculatori di contrabbando dal conte de Legarde, preside di Calabria Ultra, è incarcerato nelle case vescovili dove subisce delle violenze e ritorna libero solo dopo aver pagato molto denaro. Egli è anche attivo nel prestito a interesse, applicando tassi usurai al 9% , come nel caso di di Geronimo Syllano, il quale ottenuto un prestito nel 1669 di ducati cento, “venendo debitore al sud.to S.r Gio. d.ti ventisette per tre annate di censo per il capitale sud.to che uniti sono D.ti cento ventisetti, non havendo altro modo più esplicito di poterlo soddisfare” nel settembre 1672 gli cede “una continenza di case consistenti in più e diversi membri superiori et bassi” (334,1672,33). In qualità di dottore nei due diritti svolse l’incarico di procuratore dapprima nel 1671 del “signifero” Alessandro Catizzone e nel 1672 e 1673 di Leonardo Cortese, barone di Verzino e Savelli . A Crotone egli prese dimora in alcune case confinanti via mediante col monastero di Santa Chiara.
Giovanni morì nel 1685, ereditarono i beni paterni i figli: il chierico Domenico, Prospero ed Antonio (Notaio Vito Antonio Ceraldi, 1691, ff. 60 – 61).
Ormai residenti a Crotone i fratelli continuarono la vendita dei beni ereditati dal padre e situati nel territorio di Santa Severina e investirono il denaro in altri nel territorio di Crotone.
Nel 1687, due anni dopo la morte del padre, gli eredi Prospero, il chierico Domenico ed Antonio Gallucci aumenteranno le proprietà e la loro posizione sociale, comperando da Annibale e Domenico Suriano il territorio il Fellà per ducati 3900 (ANC. 1330, 1782,27 -37).
Il 26 agosto 1691 Domenico Gallucci della città di Crotone ed i suoi fratelli Prospero e Antonio vendono per atto del notaio Vito Antonio Ceraldi a Domenico de Fazio di Santa Severina un oliveto situato nel luogo detto delli Galluzzi vicino alla sorgente della Grecia e l’otto settembre 1691 un vignale in territorio di Santa Severina ad Antonio di Fiore (1691, 54 – 55, 60 – 61).

Antonio Galluccio
Prospero morì a Crotone il 19 dicembre 1691 (Platea Capitolo 1691, 14v). Dopo poco fu la volta di Domenico come risulta dal lascito della gabella Li Bonelli in favore del Capitolo di Crotone. “Gabella Li Bonelli lasciata dal q.m Dom.co Gallucci sotto li 18 Ag.to 1694 … si ni prese pacifico possesso il di 25 7bre 1698, vi è peso di tre messe la settimana per l’anima del q.m Dom.co e Prospero Gallucci”, (Platea Capitolo. 1704/1705, f. 13; Acta, 81v). Sempre sul finire del Seicento morirono le sorelle Anastasia (14.1.1694), che era sposata con Antonio Suriano (612, 1715, 82), e Beatrice (6.6.1694). Rimase solamente Antonio, che abitò nelle case lasciate dal padre. Infatti alla fine del Seicento il seminario esigeva un censo annuo di carlini sedici perpetui “sopra le case d’Antonio Gallucci furono del Gio. suo Padre via mediante il monastero di S. Chiara nella Parocchia di S. Margarita“. Antonio possedeva una discreta proprietà costituita dalle terre del Fellà, Madamma Paula, la Garrubba, un giardino ed alcune vigne (Acta, 67v,104v, 114, 131, 135v). Parte delle terre erano state possedute dai Catizzone, altre dai Suriano. Oltre a dare in fitto le sue terre, egli prendeva in fitto e poi subaffittava anche terre appartenenti ad enti ecclesiastici, specie del monastero di Santa Chiara. L’ascesa sociale è resa evidente dalla trasformazione delle case dei Gallucci in un moderno palazzo, che alla fine del Seicento è abitato dal figlio ed erede Antonio, dalla moglie Antonia Carriglio e dai loro sette figli, due maschi e cinque femmine.
Isolato da tutti e quattro i lati, il palazzo, con magazzino e vaglio, sorge in parrocchia di Santa Margarita vicino al cavaliero e di fronte alla nuova chiesa di San Giuseppe e presso un magazzino di proprietà del seminario, che prima era stato la chiesa del domenicani (664, 1733, 54v -55).

palazzo Galluccio Crotone

Palazzo Galluccio

Con testamento del 27 agosto 1711 Antonio Gallucci, pur lasciando eredi in parti uguali i due figli, prediligeva il figlio Francesco, sottoponendolo però alla tutela della moglie Antonia Carriglio fino all’età di 25 anni. A Giuseppe assegnava il territorio del Fellà con l’obbligo di collocare le cinque figlie con la dote monacale ed un vitalizio per ciascuna di ducati 4 loro vita durante. Inoltre gli assegnava tutti gli animali vaccini, con la vendita dei quali doveva estinguere i debiti secondo la volontà della madre. A Francesco assegnava tutti gli altri beni. Egli desiderava inoltre che Giuseppe “pigliasse lo stato della chiesa, e non volendo pigliare d.o stato, vuole, ed ordina, che d.o Giuseppe sia solamente herede particolare della sola leg.ma, che de jure li spetta”. Inoltre stabiliva che alla morte di Giuseppe la sua porzione andasse a Francesco ed ai suoi eredi, potendo disporre Giuseppe in vita ed in morte solamente della somma di ducati cinquecento. Lasciò inoltre annui ducati 6 ed un tari al parroco della parrocchia di Santa Margarita per una messa alla settimana. (ANC. 497, 1711; 664, 1733, 54v – 55).

Il chierico Giuseppe, residente a Napoli, sarà rettore di due benefici della cattedrale di Crotone: uno con altare e cappella sotto il titolo della Resurrezione di iuspatronato pima della famiglia Leone , poi Pallone e quindi Berlingieri e l’altro senza altare e cappella sotto il titolo di Sant’Antonio Abate prima della famiglia Ormazza poi dei Gallucci (1720, 66, 85). Esaudendo le disposizioni paterne, entreranno in clausura nel monastero di Santa Chiara di Crotone Gallucci Aloysia, Maria Angelica, Angela e Maria Teresa.
(Maria Angelica Gallucci darà la professione nel 1724. Essa è ricordata nel 1774 come badessa in una epigrafe della chiesa di Santa Chiara, (662, 1724, 141 – 143). Anastasia Gallucci entrerà nel 1721 nel monastero detto Le Capuccinelle nella città di Cosenza (661, 1721, 140 -142).

La cappella della famiglia Galluccio
Per testamento nel 1685 Giovanni Gallucci fece un lascito di ducati 500 con le rendite con la facoltà ai suoi eredi e successori di nominare il cappellano nell’altare e cappella della famiglia Gallucci nella cattedrale. Tuttavia alla fine del Seicento la somma era ancora detenuta dal figlio ed erede Antonio. Esisteva tuttavia nella cattedrale il beneficio di juspatronato della famiglia del fu Pietro Giovanni Ormazza che era allora dei Gallucci senza altare e cappella sotto il titolo di Sant’Antonio Abate (Acta, 36) Nel 1720 ne era rettore il chierico Giuseppe Gallucci. Il beneficio era gravato da una messa settimanale (1720, 43v).
Nel 1730 Francesco ed il fratello, il canonico Giuseppe, rendono esecutive le disposizioni testamentarie del nonno paterno Giovanni, e con il legato di ducati 500 aumentano il beneficio della famiglia Gallucci, fondando una cappellania sotto il titolo della Madonna del Carmine e Sant’Antonio Abate, con quadro, cappella e altare.

Nel sedile di San Dionigi
Durante i primi decenni del Settecento è di continuo attestata l’esistenza del “palazzo di Gallucco”, come si legge nella visita del vescovo Anselmo La Pena del 1720, esso è ancora gravato da un censo annuo di carlini 16 da pagarsi ogni 15 di agosto al seminario ( 1720, 17).
Nel 1735, dopo l’arrivo dei Borboni, Francesco entrò a far parte del sedile di San Dionigi di Crotone, divenendo così patrizio crotonese. Francesco Gallucci sposò Teresa Suriano (ANC. 1266, 1753, 103) fu padre e curatore del chierico Antonio (che sarà erede universale e particolare anche dello zio, il canonico Giuseppe Gallucci) dei sacerdoti Prospero e Carlo, del gesuita Raffaele, dei chierici Giovanni e di Nicola. Sarà Nicola Gallucci, “clerico beneficiato del semplice beneficio sotto il titolo dell’Immacolata Concezzione della famiglia Vezza” eretto dentro la cattedrale, che il 28 maggio 1641 concederà a censo al padre Francesco Gallucci, a Domenico Aniello Farina ed a Pietro Asturelli un vignale situato fuori le porte della città appartenente al beneficio perché possano edificarne dei magazzini (911, 1741, 18 -21).

Catasto 1743
Francesco Gallucci nobile di anni 46, Teresa Suriano moglie di anni 36, Antonio figlio clerico celibe di anni 23, Nicola figlio clerico celibe di anni 20, Rafaele figlio novizio nella compagnia di Gesù di anni 16, Prospero figlio di anni 10, Gio. figlio di anni 8, Carlo figlio di anni 6, Anna Maria figlia di anni 2, Catarina Galluccio sorella di anni 47, Anna Galluccio sorella di anni 30, Aloisia Galluccio sorella educanda nel monastero di Santa Chiara di anni 24, Teresa Fiscardo nutrice di anni 36, Vittoria Imperace serva di anni 20, Francesco Gualtieri servitore di anni 38. Abita in casa propria patrimoniale in parrocchia di Santa Margarita in un basso del quale possiede un molino centimolo. Possiede le terre di Fellà, Lampamaro, La Garrubba, S. Ippolito, una Chiusa. Vacche n. 85, bovi aratori n. 50, pecore n. 700, jancarelle n. 39, giovenchi n. 30, pecore n. 300, cavallo di sella, 2 giumente per uso di massaria o vaccarizzo ( 1743, ff. 79 – 80).

Gallucci pianta palazzo

In evidenza il palazzo “Galluccio”.

Da Francesco al figlio Nicola
Alla morte di Francesco, avvenuta molto probabilmente nel 1746, per testamento rogato dal notaio Pelio Tirioli il 26 giugno 1746, i beni paterni e quelli che erano stati del padre Francesco e dello zio Giuseppe furono divisi in sei porzioni, cioè una per ogni figlio maschio. In seguito la proprietà si ricompose. Nel 1761 la proprietà era posseduta solamente dai fratelli Carlo, Antonio e Nicola. Nicola Gallucci, che il 25 giugno 1753 aveva stipulato i capitoli matrimoniali con Rosa del Castillo, possedeva la metà dei beni paterni. Egli infatti oltre alla sua porzione aveva avuto in donazione anche quelle dei fratelli Giovanni e del gesuita Raffaele. Antonio oltre alla sua porzione deteneva anche quella del fratello Prospero. Mentre Carlo conservava la sua porzione (861, 1761, 196 -197).
Nicola Gallucci sposerà nel 1753 Rosa del Castillo, figlia di Michele del Castillo, il quale aveva avuto nel 1724 la promessa dalla madre Anna Barricellis, che aveva sposato Antonio del Castillo, di succedere alla sua morte nel feudo rustico di Carbonara o Sacchetta. (La stessa madre nel 1748 tenterà la revoca della donazione, perché si era “dimostrato et sperimentato dissubediente et ingrato et indegno di detta donatione”) (ANC. 667, 1748, 207-208) Due anni dopo, il 9 giugno 1755, nascerà una bambina alla quale verrà dato il nome di “Antonia, Maria, Josepha, Caietana et Aloysia”; fu padrino il marchese Carlo Berlingieri.
Con la morte del padre Michele, avvenuta il 25 dicembre 1758, Rosa del Castillo entrò in possesso nel 1760 del feudo di Carbonara o Sacchetta e alla sua morte avvenuta il 13 gennaio 1776, il feudo passò al figlio Francesco Gallucci, unico figlio maschio di Rosa del Castillo e di Nicola Gallucci. Una figlia, Lucrezia detta anche Luiggia, aveva sposato Giuseppe Zurlo.

Da Nicola al figlio Francesco
Nel catasto di Crotone del 1793 troviamo D. Antonio Gallucci di anni 77, Prospero fratello canonico sacerdote di anni 59, Carlo fratello canonico sacerdote di anni 54, Gio. fratello chierico di anni 55, Francesco nipote di anni 24. Territori il fella, Lampamaro, La Garrubba, S. Ippolito, chiusa la Garrubba, un magazzino nel luogo Le Forche, vacche di frutto n. 40, troie di frutto n. 40, Bovi aratori n. 80. Il feudo la Sacchetta dotale del fu Nicola Gallucci padre di Francesco, (1793, 13 -14). Il barone Francesco Gallucci aveva aumentato la sua proprietà acquistando il 21 marzo 1793 dalla Cassa Sacra il territorio di Santa Chiara della Garruba. Il territorio che era appartenuto al monastero di Santa Chiara fu dapprima concesso ad annuo canone enfiteutico per ducati 20 annui e successivamente fu riscattato dal barone.
E’ del 22 agosto 1794 l’indulto di un oratorio privato concesso dal papa Pio VI in favore del barone Francesco Gallucci e della moglie Maria Tavani.

La facciata su via Giano Pelusio

La facciata del palazzo Gallucci di Crotone su via Giano Pelusio.

Di Francesco in Francesco
Con un altro indulto in data 29 luglio 1834 Gregorio XVI concedeva un oratorio privato in Crotone a favore dei fratelli Francesco e Giovanni Gallucci ed alle loro sorelle Maria e Sofia ed alla madre Francesca (74223). Durante l’Ottocento i Gallucci incrementarono i loro possedimenti, acquisendo capitali e terreni ecclesiastici. Nel 1843 gli eredi del barone Nicola Gallucci erano indebitati del capitale di ducati 2016:16 dovuto al Capitolo, che gravava sopra i territori di Zigari, Margarita e Garrubba e di ducati 500 dovuti al Seminario sopra la sesta parte del fondo Martorano.
All’inizio del Novecento il barone Francesco Galluccio abitava nel palazzo che era situato tra via Risorgimento, la via ed il vico Galluccio (1919).
Negli anni Cinquanta Francesco Gallucci era proprietario di vasti terreni situati a Casabona, Castelsilano, Cotronei, Crotone, Rocca di Neto, Scandale, Taverna.

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