Il Palazzo Montalcini poi degli Sculco a Crotone

Montalcino arme

Arme della famiglia Montalcini: “D’azzurro, al monte di tre cime d’oro, movente dalla punta, il mediano più elevato, i laterali sostenenti due leoni affrontanti dallo stesso, tenenti con le branche anteriori un giglio d’oro, con tre stelle del medesimo, ordinate in fascia nel capo” (Nola Molise G. B., Cronica …, 1649).

“L’insegna della famiglia Montalcini era presso Sculco … Casa Montalcini ora casa di Nicola Sculco” (Sculco N., 1905). Il palazzo è situato in via Giuseppe Ducarne.

I fratelli Annibale e Gio. Tommaso Montalcino
Il 3 marzo 1611 Gio. Tommaso Montalcino faceva testamento per mano del notaio di Crotone Giovanni Francesco Rigitano. Egli istituiva eredi universali i suoi figli Pompeo, Valerio, Gio. Francesco e Scipione con la condizione che, morendo detti figli senza figli legittimi e naturali, dovevano succedere il fratello Annibale ed i suoi figli ed eredi. Gio. Tommaso morirà il 14 aprile 1611 (“Adi 14 del mesi d’Aprili 1611 morsi lo sig.r gio. thoma montalcino si sepellio nello monasterio di s.to Fran.co d’assisa”).
Il 25 giugno 1630 davanti alla chiesa del monastero di Gesù e Maria il notaio Gio. Francesco Rigitano attestava la vendita per ducati 675 della gabella Lampamaro da parte dei fratelli Valerio e Gio.Francesco Montalcini ai coniugi Mutio Lucifero e Hippolita Suriano, figlia di Gio. Dionisio. Nell’atto sono richiamati i fratelli Annibale e Gio. Tommaso Montalcini ed i loro figli ed eredi. Tra i figli del defunto capitano Annibale sono richiamati Lelio, Fabritio ed il capitano Mutio; mentre Valerio, Gio Francesco, Pompeo e Victoria, sposata con Horatio Antinoro, sono figli ed eredi del defunto Gio. Tommaso (108, 1630, 33 -38).

I discendenti del capitano Annibale Montalcini
Il capitano Annibale Montalcini ricoprì più volte le cariche cittadine; nel 1602 è sindaco dei nobili e nel 1591 e nel 1613 è eletto. Nel 1624 aveva circa 74 anni. Figli del capitano Annibale furono Mutio, Fabritio, Lelio ed Isabella. Il capitano Mutio si sposò tre volte. Dal secondo matrimonio con Margarita de Giraldis nacque Vittoria; dal terzo con Hippolita de Grimaldis nacque Caterina, che sposò il barone di Apriglianello Diego Suriano (229, 1654, 109). Lelio, nel 1630 risulta abitante e sposato nella città di Catanzaro, fu sindaco dei nobili nel 1647/1648, morì il 26 maggio 1656.Lelio sposò Victoria d’Aragona d’Ayerbis ed ebbe due figlie (310, 1664, 40). Lucretia e Giovanna furono figlie ed eredi di Lelio. Lucretia, seu Checa, si unì con il chierico Francesco Antonio Pelusio (959, 1715, 64 -67). Il chierico Fabrizio si sposò con Ippolita Morrone (229, 1657, 153 – 155) ebbe il figlio Francesco Maria. Il chierico Francesco Maria, figlio ed erede di Ippolita Morrone, possedette i territori di Margarita e di Brasimatello e la casa, che era stata del capitano Annibale, in parrocchia di S. Pietro confinante con le case vescovili e via mediante con l’ “apotecam heredum felicianae de angelis et vias pp.cas”. (229, 1648,41-42). Isabella si unì con Mutio Susanna, rimasta vedova fu madre e tutrice di Anibale, Hieronimo, Horatio, Fabritio e Gio. Francesco , tutti figli ed eredi di Mutio Susanna (108, 1634, 11 sgg).

Le Case dei Montalcini
Il 24 novembre 1608 per atto del notaio Giovanni Galatio furono stesi i capitoli matrimoniali tra il capitano Mutio Montalcini, figlio del capitano Annibale, e Margarita de Geraldo, vedova di Francesco Morrone della città di Taverna. La madre di Margarita, Alvinia de Ravaco, promise ai futuri coniugi una dote di seimila ducati. La dote che sarà confermata ai coniugi con atto del notaio Dionisio Spetiale del primo febbraio 1612 comprendeva oltre a denaro contante anche “duas domos sitas in dictam Civitatem in cappella SS.mi Salvatoris” , nelle quali la Ravaco si riservò l’abitazione per sé e la propria famiglia, e due continenze di terre nominate Brasimato e Scazzopoli (108, 1612, 42 -44).

I discendenti di Giovan Tomaso Montalcini
Jo. Thomaso Montalcino sul finire del Cinquecento sposò Hippolita Lucifero, sorella di Fabritio, figlio ed erede di Pompeo Lucifero, la quale gli portò in dote, tra le altre cose, 1500 ducati. Ebbe i figli Laura, Pompeo, Valerio, Scipione e Giovan Francesco. Nel 1611 ricoprì la carica di sindaco dei nobili e nello stesso anno morì. Il figlio Valerio ebbe il titolo di capitano e sposò Anna Suriano. La sua pratica delle armi è certificata dal permesso che ottenne dalla Regia Corte, all’inizio del marzo 1630, di “andare armato di qualsivoglia sorte de arma”. Nel 1650 morì lasciando erede il figlio nascituro, che verrà battezzato il 22 marzo dell’anno seguente con il nome di Antonio Valerio. Alla metà del Seicento i Montalcini erano presenti con due casate: una abitava in parrocchia del SS. Salvatore, l’altra in quella dei SS. Pietro e Paolo. Da alcuni atti notarili si sa che le case, o palazzo, consistenti in più membri, poste in parrocchia del SS.mo Salvatore confinanti da un lato con le case di Jo. Leonardo Gabriele e dall’altro con le vie pubbliche, erano appartenute al chierico Carlo Montalcini, nipote di Fabritio Montalcini (119, 1647, 99). Carlo Montalcini si unì nel giugno 1648 con Vittoria Suriano, figlia di Decio e di Beatrice della Motta Villegas, la quale gli portò una dote del valore di ducati 1600, costituita dalle terre di S. Polito del valore di ducati 450, da 400 ducati in contanti al momento del matrimonio, da altri 400 ducati in mobili, panni ed un vestito di damasco guarnito d’oro, infine da 250 da versare il giorno di Mulerà ed i rimanenti cento il giorno medesimo dell’anno seguente (133, 1648, 48v – 51). Morto Carlo Montalcini, la vedova Vittoria Suriano si risposò con Domenico Geronda intentando causa contro Francesco Montalcino della città di Crotone ma abitante nella città di Strongoli, figlio di Gio. Tommaso ed erede dello zio paterno Carlo Montalcino mediante la persona della defunta Zeza Montalcino sua moglie, per la restituzione del terzo della dote. Per decreto del regio tribunale di Catanzaro nel 1661 (229, 1662, 10) le case che erano state di Carlo Montalcini furono sequestrate e messe all’asta ed acquistate per 350 ducati dal notaio di Squillace Tommaso Ranieri. Il 20 marzo 1661 il notaio Tommaso Raneri di Squillace si recò nelle case che erano state del defunto Carlo Montalcini, situate in parrocchia del SS.mo Salvatore e confinanti da una parte con le case di Gio. Leonardo Gabriele e dall’altra con le vie pubbliche, e ne prendeva corporale possesso (229, 1661, 10v – 11r). In seguito il notaio Raneri a sua volta le “vendette” per lo stesso prezzo al cantore della cattedrale di Squillace Ignatio Geronda. Dopo non molto tempo il cantore “rivendette” per lo stesso prezzo il “palatium in pluribus appartamentis existens situm et positum in Civitate Crotonis in parocchia SS.mi Salvatoris iusta domos Jo.nes Leonardi Gabriele et iusta viam publicam” ai coniugi Domenico Geronda e Vittoria Suriano, i quali a loro volta si accordarono con Francesco Montalcini, sposato con Clarice Suriano, ed il palazzo ritornò in potere dei Montalcini (253, 1663, 2v – 5).

Antonio Valerio Montalcino
Antonio Valerio Montalcino, nato dopo la morte del padre, abitò nel palazzo con stalla e casa terranea che era stato di Carlo Montalcini, situato in parrocchia del SS. Salvatore. (Il primiceriato esigeva un censo di ducati 4 “sopra le case del q.m Carlo Montalcini hoggi di Valerio Montalcino nella Par. del SS. Salvatore via mediante le case di D. Fabritio Lucifero” (Acta, 138v). Egli ne risulta già proprietario nel 1674 (Il 17 ottobre 1674 la vedova Beatrice della Motta Villegas affermava di possedere “un o magazeno terraneo nella Parocchia del SS.mo Salvatore confine la stalla del S.r Valerio Antonio Montalcino, facci fronte il Palazzo del S.r Gio. Pietro Presterà et le case delli SS.ri Meza, (253, 1674, 50). Nel 1672/ 1673 ricoprì la carica di sindaco dei nobili. E’ questo il periodo in cui i Montalcini furono protagonisti di un’altra sanguinosa faida per il controllo del potere, che li oppose ai Suriano. Pochi anni prima il 28 dicembre del 1663 sul far della sera i chierici Alessandro Suriano, Fabritio Spina, Antonio Urzo, Antonio Spina ed Odoardo Lopes, che erano rifugiati dentro la chiesa di San Francesco d’Assisi, avevano teso un agguato al chierico cinquantenne Francesco Montalcini ed al nipote, il chierico quarantenne Francesco Maria Montalcino di Fabritio; entrambi in comitiva con altre persone al tramonto passavano a cavallo per la strada pubblica di “Santo Francesco” davanti alla chiesa, “via ordinaria et più vicina” per andare alla loro casa. Nell’occasione i Montalcini erano stati malamente feriti da più colpi di archibugio esplosi dalla porta e dall’interno della chiesa. La risposta non si farà attendere e nel 1674 Valerio Antonio Montalcino era incarcerato nel castello perché assieme a Francesco Maria Montalcini era accusato dell’uccisione del notaio di Santa Severina Giuseppe Lauretta.

I beni ereditari
Il 29 luglio 1667 Francesco Montalcini di Jo. Thomas dichiara di possedere metà della gabella di San Giorgio la dona al chierico Francesco Montalcini che possiede l’altra metà (253, 1667, 13v-14). Il 6 giugno 1668 Valerio Antonio Montalcino eredita tutti i beni di Maria Anna Susanna (253, 1668, 12).
Il nobile Valerio Antonio Montalcini aveva una intensa attività economica con “molti negotii cossi di denari et grani.. affitti di territorii cossi in grano come in herba come di denari prestati.. grani a credito o ad imprestito”. Il “capitano de cavalli” e mastro di campo erediterà tutti i beni che erano stati dei suoi avi. Sul finire del Seicento egli possedeva vaste terre (San Giorgio, Brasimatello, Martorani, Margarita), alcuni magazzini fuori porta vicino al convento dei capuccini, bestiame ecc. Egli oltre al palazzo dove abitava in parrocchia del SS. Salvatore, risulta proprietario anche dell’altro palazzo dei Montalcini; quello cioè situato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo nelle vicinanze della cattedrale e del palazzo vescovile, tanto che quest’ultimo dalla parte dove apriva tre botteghe “rimira il palazzo del S.r Valerio Antonio Montalcino”.
Valerio Antonio Montalcini sposò il 19 marzo 1696 la vedova Giovanna Nani, figlia di Giovan Nicolò e vedova di Donato Bianchi. Dall’unione nacquero Anna, che andò sposa a Stefano Ricciulli, barone di Parenti, Gregorio, Annibale, Lelio ed Orazio.

Da Valerio Antonio al figlio Gregorio
Ancora nel 1720 Valerio Antonio abitava nel palazzo in parrocchia del SS.mo Salvatore (Il primiceriato esige un annuo censo di ducati quattro sopra il palazzo di D. Valerio Antonio Montalcino nella parrocchia del SS.mo Salvatore confinante con il palazzo di D. Fabrizio Lucifero via mediante ed il palazzo di Domenico Capicchiano, 1720, f. 25v). Alla morte di Valerio Antonio, avvenuta molto probabilmente in quell’anno, le proprietà passarono al figlio Gregorio. Nel novembre 1721 ne risulta già in possesso. In quel mese Gregorio infatti, fece accomodare e ricoprire dai capomastri fabbricatori Omobono Messina e Gerolamo Camposano un suo magazzino situato vicino alla cattedrale ed attaccato al suo palazzo. Il magazzino, grazie alla sua vicinanza alla porta della città, verrà dopo i lavori dato in affitto ed utilizzato come quartiere per le truppe alemanne. Nell’anno seguente, 1722, Gregorio aumentò le sue proprietà, divenendo feudatario del feudo rustico detto la Cerza o Giordano e delle terre di Il Forno, Pozzo del Forno e vignali delle Canne e di Falco, per “donazione” fattagli dallo zio Ferdinando Peluso (1125, 1755, 11-12).

Catasto 1743
Gregorio Montalcini nobile di anni 50, Rosa Barricellis moglie di anni 37, Lelio Maria figlio celibe convittore nel collegio Macedonio di Napoli di anni 20, Annibale Fedele figlio di anni 11, Orazio figlio di anni 9, Antonia Maria figlia novizia nel monastero di Tutti i Santi di Squillace di anni 14. Possiede il palazzo patrimoniale in parrocchia del SS.mo Salvatore che s’attrova vacuo per attrovarsi il medesimo commorante nella città di Taverna ove tiene la carica di regio governatore. Un basso che loca di detto suo palazzo. Un comprensorio di case nella parrocchia di S. Pietro e Paolo che locava a più e diverse persone. Un’altra casa locanda in parrocchia del SS. Salvatore. Un’altra casetta quale fu della q.m Lucrezia Montalcini in parrocchia del SS. Salvatore che loca. 2 piccoli magazzini in parrocchia di S. Pietro e Paolo. 2 botteghe nella piazza dove si vende la foglia, un molino centimolo che affitta. Territori di S. Giorgio, Zigari, Margarita, Furno con il vignalle delle Canne, il puzzo del Furno con il vignale di Falco. Pecore n. 760, vacche di corpo n. 38, un toro, una giumenta. Territorio feudale La Cerza seu Giordano di capacità tt.a 115 per la coltura del quale si assegnano bovi aratori n . 14, la ragione di tt.a 16 per ciascuno. La Garrubba pervenutogli per compra fatta da Felice Rotella. Casa in parrocchia di S. Pietro e Paolo per compra fatta da Felice Rotella (1743, ff. 103 – 104).

Ricostruzione del palazzo
L’undici giugno 1757 Gregorio, cosciente dei “gravi ed innumerabili miei peccati che mi fanno tremare e temere”, fa testamento,nominando eredi universali e particolari i suoi figli il canonico Lelio, Annibale e Orazio, nati in costanza di matrimonio con la moglie Rosa Barricellis. Tuttavia per salvaguardare i suoi beni da una sempre possibile diminuzione, in quanto “l’oneste, e ben nate famiglie si conservano, e si mantengono sino che al sig.re piacerà, con onestà e decoro sempre che tra i sogetti, che le compongono, venga l’unione, e la concordia, per le quali si aumentano, o almeno non si diminuiscono li beni, che si lasciano, acciò con comodità potessero vivere in quello stato, in cui il sign.r Iddio per sua infinita misericordia l’ha fatto nascere, perciò considerando io, e riflettendo a tutto ciò, ed alla perpetua conservazione della mia famiglia”, istituisce su di essi un fidecommisso e pone la condizione che dovesse succedere il figlio primogenito di suo figlio Annibale, che nascerà in costanza di matrimonio con Teresa Lucifero, attuale sua consorte e figlia del marchese di Apriglianello Francesco Lucifero, quando arriverà all’età di anni 22. Tra i numerosi beni lasciati da Gregorio vi sono il palazzo situato in parrocchia del SS.mo Salvatore “da me testatore ristaurato, abbellito, migliorato e ridotto in meglior forma,e dove al presente abito” e “l’altro palazzo grande, che loco sito nella parrocchia dei SS. Mi Apostoli Pietro e Paolo, vicino lo palazzo vescovile”.
Nel 1793 il palazzo era ancora di proprietà di Annibale Montalcini, il quale aveva incrementato il patrimonio lasciato dal padre Gregorio. Egli aveva acquistato da privati il vignale delle Canne e due botteghe e dalla Cassa Sacra i territori di Santa Chiarella e della Ferrarella (1793, ff. 2-3).

Annibale Montalcini
Sul finire del Settecento la famiglia di Annibale Montalcini, erede del padre Gregorio, risulta composta dal fratello Orazio e dai figli l’alfiere Gregorio, il cadetto Valerio Antonio, il chierico Lelio Pasquale, Giuseppe e Raffaele. Egli mantiene ancora le vecchie proprietà costituite dal feudo La Cerza, dalle terre di S. Giorgio, Zigari, Margarita, Furno, Pozzo del Furno, Garuba, dal palazzo in parrocchia del SS. Salvatore, dalla continenza di case, o palazzo, nella parrocchia di S. Pietro, “che loca a più e diverse persone”, da un giardino, due piccoli magazzini in parrocchia di S. Pietro, da due botteghe in piazza, da un mulino macinante, da una casa e del bestiame. A queste ha aggiunto alcuni beni provenienti dai luoghi pii soppressi e precisamente i due terreni di Santa Chiarella e di Ferrarella, che appartenevano al monastero di S. Chiara. Allora sotto il palazzo in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo vi erano alcune botteghe: un magazzino o taverna di proprietà del convento di S. Francesco di Paola, una bottega appartenente al Monte dei Morti dell’Immacolata e la bottega di Dionisio Fonte23.

Dai Montalcini agli Sculco
L’alfiere Gregorio si unì con Cecilia Sculco (Nel 1792 concessione di un oratorio nel loro palazzo, 68498). In seguito dopo la metà dell’Ottocento il palazzo passò in eredità agli Sculco che attualmente lo abitano. All’inizio del Novecento vi abitò Nicola Sculco, storico, archeologo e cronista importante per la storia di Crotone.

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