Il Palazzo Susanna poi Presterà e quindi Oliverio a Crotone

Portale (foto di Vincenzo Spagnolo).

Portale del palazzo Susanna (foto di Vincenzo Spagnolo). “Eleganti e graziosi avanzi sono i portoni dei furono patrizi Barone Olivieri … sotto la cornice ornamentale che corona la porta, una iscrizione mutilata, e l’anno di fondazione 1526” (N. Sculco, Avanzi …, p. 72).

Leoni e colombe

Nel portale sono evidenti le insegne della famiglia Susanna ed il legame matrimoniale tra le famiglie Susanna e Leone (?), evidenziato dal bacio tra una colomba ed il leone.

Portale oliverio partcicolare tre

Palazzo Susanna. Particolare del portone.

Leone arme

Arme della famiglia Leone: “Il campo torchino con un Leone d’oro dritto con un ramo di palma in mano, che la cima le passa per sopra la testa” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

Susanna arme

Arme della famiglia Susanna: “Campo torchino, una colomba d’argento, con li piedi appoggiati in un pezzo di troncho d’albero con l’ale aperte volando, in bocca una frasca d’olivo verde, e sopra è un rastrello rosso con tre denti” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

I Susanna
La presenza dei Susanna a Crotone è già documentata alla metà del quattrocento. Nel 1466 Pietro Susanna di Crotone ottiene dal re Ferdinando il titolo di nobile e di familiare del re. Figli di Pietro furono Antonello e Gio. Antonio. Antonello andò ad abitare a Ipsigro, nel cui territorio si trovava il feudo detto il corso di Puzzello, concesso ai Susanna dal marchese di Crotone Antonio Centelles.
Giovan Antonio Susanna “fu ribelle della Cesarea Maestà facendo ribellare la città di Cotrone dalla predetta Maestà Cesarea nell’ultima invasione del Regno”. Il figlio di Giovan Antonio, il patrizio Roberto, sposò la vedova Moisessa Rodio, che gli portò in dote il feudo di Amato. Roberto partecipò nel 1528 all’assedio di Catanzaro (ASCL, 1964/2).
Nel 1541/1542 troviamo a Crotone Bernardino Susanna, sindaco dei nobili, e Geronimo Susanna. Quest’ultimo proprietario di uno schiavo chiamato Cristofalo nigro abitava in parrocchia di Santo Nicola.
Gesimina Lucifero si unì con Annibale Susanna, fratello di Gio. Alfonso Susanna, barone dell’Amato. Entrambi, sia Annibale che Gio. Alfonso, erano figli di Roberto e di Moisessa Rodio (15, 1583) (Nel 1578 Gesimina Lucifero era vedova di Annibale Susanna).
Dall’unione nacquero Gio. Girolamo, Mutio e Horatio. Mutio sposò Isabella Montalcino, Gio. Girolamo si unì con Cassandra Infosino e dalla loro unione nacquero Annibale e Gio. Gerolamo. Poco dopo metà del Cinquecento, nel 1566, la mensa vescovile esigeva un annuo censo sopra la casa degli eredi di Marco Antonio Susanna, che era situata in parrocchia di Santo Nicola de le Cropi. In seguito le case passarono a Matteo Susanna. Nel 1570 il Susanna risulta morto e la mensa vescovile esigeva il censo sopra la casa del fu Matteo Susanna chiamata “la ferraria”, che confinava con la casa di Gio. Paulo Poherio. Sempre in parrocchia di S. Nicola deli Cropi c’erano i casalini che erano appartenuti a Vincislao Susanna e poi erano passati a Scipione Suriano. (ASN, Dip. Som. 315/9).
Alla metà del Cinquecento troviamo in Santa Severina i coniugi Carolo Susanna e Cornelia Carrafa, figlia di Francesco, i coniugi Prospero Susanna e Salomea Basoina, la cui figlia Isabella va sposa al U.J.D. Tirentio Pyrrone.
A Crotone nel 1583 Gio. Thomaso Susanna prende in appalto i lavoro da farsi alle mura della Capperrina (15, 1583, 114).
Alla fine del Cinquecento (1594) troviamo Mutio Susanna della città di Catanzaro che abita a Crotone dove svolge l’incarico di regio vicesecreto della regia dogana e fondaco di Crotone (49, 1594, 187). Egli nel 1612 è tutore di Gio. Alfonso ed Isabella Susanna, figli ed eredi di Gerolamo. Mutio Susanna sposò Isabella Montalcino, figlia di Annibale (117, 1626, 134).
Tra i figli di Mutio Susanna ed Isabella Montalcino sono ricordati Fabritio, Vittoria, Clarice e Marianna. Queste ultime si monacarono nel 1636 nel monastero di Santa Chiara di Crotone (860, 1760, 47-59).
Gio. Alfonso Susanna di Crotone nei primi decenni del Seicento (1624) risulta in possesso del suffeudo di Puzello.
Bernardina Susanna, figlia di Annibale e di Gesimira Lucifero e sorella di Mutio Susanna, sposò Scipione Berlingeri.(49, 1594, 223-236). Tra i parenti di Bernardina è annoverato Gio. Antonio Susanna.
Troviamo che Manilio Susanna nell’annata 1591/1592 fu sindaco dei nobili della città (49, 1591, 40; 49, 1594, 224) e nel 1611 è uno degli eletti (334, 1677, 45; 49, 1594, 187).

I Leone
Nel 1541/1545 troviamo a Crotone Donno Antonio Leone de Napoli doganiere della regia dogana e fondaco di Crotone. Giulio Cesare de Leone, sostituto e luogotenente nel marchesato di Crotone del regio tesoriere di Calabria Ultra, dopo la morte del vescovo di Crotone Sebastiano Minturno (1570) fu incaricato ad esigere le entrate del vescovato di Crotone.
Alla fine del Cinquecento c’è il capitano Fulvio Antonio Leone, fratello di Eleonora Leone che è sposata con il castellano di Crotone Antonio della Motta Villegas.
Iulio Cesare Leone sposò Alfimatia Crescente, figlia di Hippolita Pipino, che nel 1620 era vedova (117, 1620, 29).
Tra i figli sono ricordati Fabritio ed il Reverendo Prospero. Alfimatia con i figli abitava in parrocchia di San Pietro e la sua casa confinava con le case degli eredi di Manilio Susanna e la casa di Feliciana de Angelis (118, 1628, 97). Fabritio Leone sposò Beatrice Perrone dalla quale ebbe i figli Homobono, Deodato e Anastasia. Homobono Leone, Beatrice Perrone ed Anastasia Leone sono rispettivamente fratello, madre e sorella del fu Deodato Leone. Le case dei De Leone all’inizio del Seicento erano in parrocchia di San Pietro e confinavano con le case degli eredi di Manilio Susanna che al presente era di Horatio Presterà e la casa di Gio. Francesco Ribera , erede di Feliciana de Angelis (6028). (Il capitano Fulvio Leone abitava le case che aveva comprato da D. Alfonso D’Alessandro in parrocchia di S. Pietro che confinavano con le case dell’abbate D. Gio. Pietro Suriano, 312, 1666, 56).
Il beneficio di iuspatronato della famiglia Leone con altare e cappella in cattedrale possedeva una casa in parrocchia del SS.mo Salvatore (117, 1632, 15v).
Ancora nel 1699 esigeva un annuo censo sopra la casa d’Alfonso Bonofiglio nella parrocchia del SS.mo Salvatore che confinava con la casa di D. Carlo Bonello (Acta, 107v).

Dai Susanna ai Presterà
Il 21 luglio 1647 Cesare Presterà U.J.D. anche a nome della moglie Gesimunda Susanna promette di dotare la nipote di Gesimunda, Ippolita Susanna, che va sposa a Josepho Galatio. Dal documento risulta che Isabella Leone è ava di Ippolita Susanna (119, 1647, 41 -42).
Nell’agosto 1651 il reverendo Agostino Russo, rettore del semplice beneficio sotto il titolo di Sant’Antonio, fondato in cattedrale da fu Gio. Antonio Susanna, affermava che molti beni passarono da Gio. Antonio Susanna a Manilio Susanna ed attualmente parte di essi era in possesso di Horatio Presterà (sposato con Francesca Barracco, 1661).
Dal Presterà erano detenuti in quanto padre e procuratore di Anna Antonia Presterà, figlia della fu Aurelia Mangione e nipote “ex filia” della fu Carmenia Susanna, figlia del fu Manilio Susanna. Tra i beni che erano pervenuti ad Anna Antonia Presterà vi erano anche le case che attualmente erano in usufrutto di Gregorio Susanna. Queste case, che erano appartenute al fu Manilio, alla morte di detto Gregorio sarebbero divenute di proprietà di Anna Antonia Presterà. Esse confinavano con le case della stessa Anna Antonia Presterà e le case del chierico Homobono Leone (229, 1651, 68 -69).

Presterà arme

Arme della famiglia Presterà: “campo torchino, fascia d’oro, con una stella d’oro sopra” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

Da un insieme di case ad un solo palazzo. Le case di Juliano Rizon de la Cerda
Juliano Rizon dela Cerda nel 1627 è sposato con Eleonora Leone, che era rimasta vedova per morte del marito, il castellano di Crotone Antonio della Motta Villegas.(Adi 10 di maggio 1611 morse il Sig.r D. Antonio dela Motta Vigliegas regio castellano del castello della Città di Cotrone et si sepelio nel monasterio del Carmeno di detta Città).
Con atto del notaio Paolo Gatto nell’anno 1628 Iuliano Orizon dela Cerda compra per ducati 550 le case grandi da Gio. Francesco Rotella, padre di Caterina Rotella, moglie di Gio. Thomaso Catizone (133, 1648, 39 – 40).
All’origine vi erano le case di Giuliano Orenzon de la Cierda, capitano spagnolo (119, 1643, 33) sposato dapprima con Eleonora, o Dianora, Leone (49,1630, 23) e poi con la vedova Julia Mangione (229, 1651, 60). ( Syllano Annibale figlio di Hieronimo Sillano e della sua prima moglie Giulia Mangione, 333, 1685, 26). (Sillano Geronimo ha un figlio il chierico Annibale Sillano avuto dalla prima moglie Giulia Mangione (333, 1685, 26).
Le case di D. Julian Rizon dela Cerda in parrocchia del SS.mo Salvatore sono già nominate in un atto notarile del 5 agosto 1622 con il quale Minichella Petrolillo, col consenso del marito Antonio Fabritio Sillani, dona al figlio Gio. Alfonso Sillani, affinché possa ascendere agli ordini sacerdotali, “una casa nella parocchia del SS. Salvatore jux.a le case di D. Julian Rizon dela Cerda”. La casa era stata acquistata anni prima dalla Petrolillo da Gio. Francesco Catalano (117, 1622, 81v – 82).
Il 27 agosto 1629 tra i beni promessi in dote da Gio. Francesco Gaitano alla figlia Lucretia che va sposa a Gio. Francesco Catalano vi è una casa palaziata del valore di cento ducati situata in parrocchia del SS.mo Salvatore “iux.a la casa di Horatio Negro, la casa delli heredi di D. Cesare Severino, la casa di D. Giuliano de Rizon della Cerra”. Il 29 settembre dello stesso anno la casa palaziata è venduta per lo stesso prezzo da Gio Francesco Gaitano a Fabritio Syllano (117, 1629, 51, 69 -70).
Il 9 marzo 1648 il capitano Juliano Rizon dela Cerda dichiara di possedere, per acquisto fatto dal fu Pompeo Montalcino per atto del notaio Gio. Francesco Rigitano del 5 giugno 1625, un “quoddam horreum tunc casalenum” situato in parrocchia del SS.mo Salvatore. Esso confina con le case del tesoriere Anibale Syllano, la stalla di Carlo Montalcini e le case del fu Horatio Nigro che ebbe da Gio. Andrea de Nola.(Il 27 marzo 1632 Horatio Nigro eredita da Gio. Battista Palmeri una casa con più membri inferiori e superiori in parrocchia del SS.mo Salvatore. La casa confina da una parte con la casa del Reverendo Giulio Franco e dalle altre parti è isolata, 117, 1632, 13). Lo vende per ducati 90 a Decio Suriano. Sempre da questo documento si ricava che il casaleno è vicino alle sue case grandi che il Rizon dela Cerda comprò per ducati 550 per atto del notaio Paolo Gatto nel 1618 da Gio. Francesco Rotella, padre di Caterina Rotella, moglie di Gio. Thomaso Catizone. Inoltre in questo documento il Rizon dela Cerda si impegna a vendere le case grandi a Gio. Thomaso Syllano. L’atto porta la firma oltre a quella del Rizon dela Cerda anche quelle di Gio. Battista de Nola Molise e di Scipione Berlingerio (133, 1648, 39-40).

Ottavio Sillano compra le case di Giovanni Duarte
Il 5 ottobre 1654 Innocentia e Santo Albanese vendono al tenente del regio castello Giovanni Duarte “de Madrid” per ducati trenta due magazzini confinanti con la casa del Duarte; entrambi sono “cascati et discoperti” (229, 1654, 137). Giovanni Duarte era sposato con Ippolita Lucifero.
Ottavio Syllano amplia la sua proprietà immobiliare, acquistando il 18 agosto 1657 per ducati cento la vicina casa palaziata appartenente all’alfiere Gio. Duarte. La casa palaziata “cum vineano et pergulis” è posta in parrocchia del SS.mo Salvatore e confina con le case di Ottavio Sillano (229, 1657, 109). Egli congiunge le sue case grandi con la casa palaziata acquistata, chiudendo lo stretto che le separa e costruendo un passaggio aereo, in modo da unire le due costruzioni.

Le case dei Sillano
I Syllano o Xillano sono gia presenti a Crotone all’inizio del Cinquecento. Ricordiamo i notai Francesco (1516), Jo. Battista ed Antonino Syllano (1541).

Sillano arme

Arme della famiglia Sillano: “D’azzurro, alle gemelle cucite di rosso, accompagnate nel capo da una colomba spiegata d’argento, ed in punta da tre rose del secondo” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

Il 5 agosto 1622 Minichella Petrolillo; con il consenso del marito Antonio Fabritio Sillani, afferma che anni prima aveva comprato con soldi della sua dote da Gio. Francesco Catalano “una casa nella parocchia del SS.mo Salvatore iuxta le case di D. Julian Rizon dela Cerda” la dona al figlio Gio. Alfonso perché possa ascendere agli ordini sacerdotali. La Petrolillo, che abita la casa con il marito e la sua famiglia, vi si riserva l’abitazione sua vita durante (117, 1622, 81v-82).

Il 10 maggio 1651 .Tra le doti promesse dall’arciprete Fabritio Bonello ai coniugi Vittorio de Perri ed Isabella Lia vi era un “palatiunculum in parocchia SS.mi Salvatoris iuxta domos eiusdem R.di D. Fabritii (Bonello) et domos Fabritii Syllani, consistens in duobus membris inferiore et superiore ambobus habitabilis sine catoyo” (229, 1651, 28).
Il 5 luglio 1651 Il reverendo Paolo Negro, canonico e rettore del beneficio fondato da Horatio Negro sotto il titolo di S. Antonio di Padova, afferma che il beneficio possiede “una casa palatiata nella parocchia del SS.mo Salvatore iuxta le case che al presente sono di Fabritio Syllano) (229, 1651, 53v-54).
Il 4 gennaio 1654 Anibale Syllano dichiara di possedere una continenza di case consistenti in più membri superiori e inferiori in parrocchia del SS.mo Salvatore confinanti con le case di Fabritio Syllani (229, 1654, 3v-4).

Le case vicine dei Nigro, dei Susanna, dei Bonello e dei Puglise
Il 13 maggio 1657 Mutius Puglise dichiara di possedere una “domum palatiatam consistentem in duobus appartamentis cum horreo subtus positam in Parochia SS.mi Salvatoris iuxta domum Octavii Syllano et domum dotalem Thomae Rocca”. Egli la dona al figlio , il chierico Domenico, affinché possa intraprendere la carriera sacerdotale (229, 1657, 78). Il 13 marzo 1637 Hieronima d’Aprigliano, vedova di Vito Facellaro, dichiara di possedere una casa palaziata in parrocchia del SS.mo Salvatore che confina con la casa di Gio. Renze Lagorica, la muta con quella di Gio. Petro Puglise, (119, 1637, 26 -27).
Accanto alla casa, che da Muzio era passata al figlio Domenico, vi era la casa palaziata che il parroco Paolo Nigro aveva ereditato da Portia Nigro, erede a sua volta di Horatio Nigro. Questa casa era formata da un alto e basso e confinava con la casa di Domenico Puglise e la casa di Vincenzo de Garetto. La casa palaziata del parroco era gravata da un censo di annui ducati 12 dovuti al beneficio dei Nola ed era per l’antichità e la negligenza “diruta et disfacta” (229, 1657, 145).
Il 4 dicembre 1658 Cornelia e Dianora Susanna donano al parroco Carlo Bonello la loro casa palaziata ed un’altra matta una volta seguita la loro morte (253, 1671, 91).
Il 19 maggio 1664 Elisabetta Bonello abita in Par. SS.mo Salvatore e la sua casa confina con la casa di D. Gio. Domenico Puglise e con quella di Vincentio di Garetto (311, 1664, 70).

Da Ottavio a Geronimo Sillano
Da Ottavio le case pervennero a Geronimo Syllano, il quale nel 1672 risulta proprietario di una continenza di case.
Il 4 settembre 1672 Geronimo Syllano dichiara di possedere “una continenza di case consistenti in più e diversi membri superiori et bassi”, gravate solo da un annuo censo di carlini 12 annui dovuti al convento di Gesù Maria. Le case confinano con le sue case grandi in par. SS. Salvatore e le case dei Bonello. Queste case gli erano pervenute per compra fatta dal padre, il fu Ottavio Sillano, dall’alfiere Gio. Duarte. Essendo debitore verso Gio. Gallucci di S. Severina abitante in Crotone, gli cede le case per ducati 120. Afferma inoltre che “ a tempo si fece la compra delle suddette case vi era in esse uno vignano de fabrica per commodo delle sue case grande fatto sfrabricare et fu serrato di fabriche il stretto che vi era tra l’una casa et l’altra et fattoci un camarino per passagiare dell’una parte all’altra con una finestra di cantone affacciante alla strada così nell’aria di sopra come di basso”. Con lo stesso contratto di vendita il Syllano cede al Gallucci anche “il camarino seu stritto” per ducati 10 con la condizione “ che il muro delle case grande di esso S.r Ger.mo(Syllano) nol vi resta altra servitu si non che per servitio di detto camarino et sia servato esso S.r Gio. (Gallucci) serrarsi la porta di d.o camarino restando l’astraco di sopra a beneficio di esso S.r Ger.mo (Syllano), et sia tenuto tenerlo stagno et sempre accomodato per non cascasse acqua q(uan)do piove” (334, 1672, 33-34).

Costruzione del palazzo. Gio. Pietro Presterà figlio di Gesimunda Susanna
Arme dei Presterà: “Primo d’azzurro, alla fascia d’oro; sormontata da una stella di otto raggi dello stesso cimiero: una colomba imbeccata di rosso col motto: Deo favente”.
Alla fine del Seicento “Il beneficio della famiglia de Nigro di S. Antonio possedeva alcune case in par. S. Salvatore iuxta palatium di Ottavio Syllano ora di Gio. Pietro Presterà ma per negligenza e antichità rovinarono e solo rimane il suolo” (Acta, 35).
Il “Doctore” Cesare Presterà U.J.D. sposò Geimunda Susanna. Egli acquistò il feudo il Piano del Conte nel 1654 ed il territorio La Foresta nel 1668 dal barone di Apriglianello Diego Suriano. Costruì il palazzo di famiglia, che risulta già esistente nel 1674. Due anni prima il 7 novembre 1672 fa testamento lasciando erede il figlio Gio Pietro. Gio Pietro Presterà, figlio di Cesare, si unì nel 1664 con Beatrice Suriano figlia di Anibale (229,1672,112-116), fu “legitimo e naturale figlio remasto di d.a q.m mag.ca Gesimunda Susanna e perciò diretto, e legitimo successore della medesima”.
Nel 1674 Gio. Pietro Presterà amplia la proprietà acquistando dei magazzini vicini al suo palazzo da Beatrice della Motta Villegas e da Francesco Suriano.
Il 17 ottobre 1674 Beatrice della Motta Villegas affermava di possedere “un magazeno terraneo sito et posto nella parocchia del SS.mo Salvatore confine la stalla del S.r Valerio Antonio Montalcino, facci fronte il Palazzo del S.r Gio. Pietro Presterà et le case delli S.ri Meza” (253, 1674,50). Il giorno dopo compera da D. Francesco Suriano per ducati 45 un “horreum terraneum”. Il magazzino è situato vicino alla stalla di Valerio Antonio Montalcino, la casa dei signori Meza ed in frontespizio del palazzo dello stesso Presterà (253, 1674, 51).
Proprietario della gabella di Alfieri, ereditata dal fratello il chierico Francesco che l’aveva acquistata nel 1665 da Fabrizio Spina, e del giardino la torre Tonda, il 13 novembre 1687 vendeva il suffeudo detto il curso di Puzzello a Didaco Zito di Tarsia. Il feudo, che all’inizio del Seicento era appartenuto a Gio. Alfonso Susanna di Crotone, gli era pervenuto per materna successione assieme ad una continenza di case situate sotto il castello di Cirò. La vendita di questi beni è giustificata col fatto che egli deve curare i suoi affari nella città di Crotone e perciò gli viene “poco e niente gli rende utile e le viene commodo il tenere e possedere detto suffeudo e restante di case nella terra e territorio del Cirò da dove è costretto a starne di continuo assente avvenga che sempre bisogna la sua personale assistenza in d.a Città di Cotrone si per il governo della sua famiglia e della robba di casa, come pure de’ riferiti maggiori beni e più rilevanti negotii” Con il denaro ottenuto dalla vendita egli potrà così provvedere “ ad altri suoi più astringenti negotii et interessi concernentino et importantino evidente et accertato utile commodo et avansamento della casa sua” (333, 1687, 24-30).
A fine Seicento il palazzo, situato nella cappella del SS.mo Salvatore nel luogo detto lo Fosso, confinava con le case di Maruzza Messina, del canonico Isidoro Iannice e dell’arciprete Antonio Puglise ed era composto da più e diversi membri inferiori e superiori ed era fornito di cisterna.
In questi anni Gio. Pietro Presterà procede ad allargare la sua proprietà. Il 22 gennaio 1697 approfittando della povertà di Barbara Scigliano, moglie di Francesco Lentino, la casa della quale “dirubata restò casaleno” e non avendo questa i mezzi per ricostruirla, se la fa donare. La casa confina con l’arco della casa del Presterà, che va nel suo giardinello, e con la casa del reverendo Isidoro Iannici (667, 1745, 88).
Così è sintetizzato il passaggio del palazzo dei Presterà nell’elenco dei beni del canonicato di S. Basilio Magno con l’aggregazione di S. Gregorio. Il canonicato esigeva alla fine del Seicento un annuo canone di grana dieci “sopra le case di D. Giuliano Rizon della Cerda poi di Ger.mo Sillano hoggi di Gio. Pietro Presterà nella Parocchia del SS.mo Salvatore” (Acta, 145).

portale Oliverio particolare

Palazzo Susanna. Particolare del portone (foto di Vincenzo Spagnolo).

Da Gio. Pietro Presterà ai figli Cesare e Gregorio
In seguito il palazzo passò in eredità ai figli di Gio. Pietro: Cesare e Gregorio.
Il canonicato di S. Basilio esige un canone di grana dieci “sopra le case di D. Giuliano Arensen de la Cerda poi di Geronimo Sillano hoggi di D. Cesare e Gregorio Presterà di Gio. Pietro nella Parocchia del SS.mo Salvatore” (Anselmus, 1720, 27).
All’inizio del Settecento “Cesare e Gregorio Presterà, figli ed eredi di Gio. Pietro possiedono le gabelle Alfieri, Foresta, l’Ulmo, il giardino Torre Tonda ed un palazzo in più e diversi membri superiori e inferiori con cisterna in parrocchia del S. Salvatore confine le case del R.do arciprete Antonio Puglise e le case delli q.m Meza (611, 1714, 2; 661, 1721, 24–25).
Il palazzo rimase in seguito a Cesare, che fu sindaco dei nobili nel 1718. Il fratello Gregorio seguì la carriera ecclestica (Il beneficio della famiglia del q.m Cesare Presterà senza altare e capella intitolata a S. Antonio da Padova ne è rettore il chierico Gregorio Presterà, 1720, 86).
“Qualmente il Sig.r Conte di Savigni Maggiore del Reg.to Tige quando venne in questa sud.ta città per svernare se ne andò a dirittura con la sua soldatesca a cavallo nella casa del sig.r D. Cesare Presterà sindaco de nobili di questa città, et ivi dimorò per lo spatio di giorni dodici continui a spese di detto Sig. sindaco, una con tutti l’officiali del sud.to Reg.to, che il med.o Magg.re convitava a tavola con esso lui, tutto a spese del sud.o sig.r sindaco, occupandole tutte le camere della sud.ta casa et facendo mille insolenze, tutto a fine di ricavare dal sud.to sig.r sindaco docati ottanta il mese, e tumola quindici di orzo” (707, 1719, 34).

La famiglia di Cesare Presterà
Nel catasto di Crotone del 1743 troviamo: Cesare Presterà nobile di anni 65,Vittoria del Castillo moglie di anni 44, Sigismunda Presterà vergine di anni 55, Bettuzza Presterà Vergine di anni 35, Vitaliano Benedetto servitore di anni 25, Antonio Mischi servitore di anni 60, Francesca Papara serva di anni 30. Cesare Presterà abita in casa propria in par. del SS. mo Salvatore e possiede Alfieri, la Foresta, L’Ulmo, la valle del Piro,La Fratria, Vignale la Saccara e Valle di Nola, Vignale Donno Cesare, Vigna con alberi e torre ed altro detta La Torre Tonda, 2 magazzini per conserva di grani nel Fosso, 4 botteghe nella piazza Lorda, vacche d’armento n. 140, jancarelle e vitellone n. 60, bovi aratori n. 4, giovenchi indomiti n. 18, un cavallo di sella per uso proprio ed una giumenta ed un cavallo per servizio dei vaccari (1743, f. 35).

Francesco Antonio Oliverio
Il 7 luglio 1745 Cesare Presterà faceva testamento per atto del notaio Pelio Tirioli. Il testamento sarà aperto il 14 luglio dello stesso mese dopo la sua morte. Egli lascia eredi universali e particolari le sue sorelle Elisabetta e Sigismonda ed istituisce erede particolare il nipote Francesco Antonio Oliverio, figlio di Giuseppe Antonio e della nipote Isabella Toscano (Giuseppe Antonio Oliverio originario di Cutro si sposò dapprima con Rosa Rajmondi dalla quale ebbe una figlia che entrò nel monastero delle clarisse di Cutro e fu badessa. Rimasto vedovo nel 1735 si risposò con Isabella Toscano, celebrò il rito il vescovo di Crotone Gaetano Costa).
Con tale atto egli lascia a Francesco Antonio Oliverio il palazzo dove abita e la gabella Foresta, liberi ed esenti da ogni peso, ed alla moglie Vittoria seu Tota del Castillo una rendita annua di ducati cinquanta e l’abitazione sua vita durante nel suo palazzo.

Nota dei beni lasciati da Cesare Presterà
“Un Palazzo sito nella Parocchia del SS.mo Salvatore, confine le case della q.m Maruzza Messina et Aloisia Lipari con quarto superiore, et inferiore cantina et altri bassi. Il quarto superiore consiste in una sala con sette camere, e due camerine et una camera di cucina. Il quarto inferiore consiste in una sala sette camere, una cucina, et un camerino. Vi sono parim.te due bassi per cantina e due altri bassi uno entro il Portone, e l’altro colla porta di fuori come pure un magaz.no attacato alla loggia dell’istesso palazzo, et un’ altra casetta attaccata ad essa loggia.
Le robbe che sono entro il palazzo sono le seguenti: Nella cantina botte n. quindici delle quali vi ne sono quattro piene di vino in somma di barili cento in circa di vino.
Le robbe mobili del quarto inferiore non si notano per essere proprie del Sig. D. Gius.e Antonio Oliverio. Nel quarto superiore, e proprio nella sala vi sono quattro casse banchi vacue, uno stipo con dentro tre abiti usati di d.o fu D. Cesare.
Dentro la Prima antecamera vi sono quattro scrittori, e due scrivanie con alcune scritture della casa, tre specchi, e quattro quadri. Nell’altre camere vi sono dodeci pezzi di quadri in circa con figure di santi, bagulli .n.otto, un’altro specchio, quattro casse, quattro letti con matarazzi di lana, cortine di tela bianca, due orologgi uno di … e l’altro di camera, et entro li detti bagulli vi sono le seguenti robbe: una cortina di porta nova torchina, e gialla con quattro portieri, venti mutande di tela bianca usata, un cassettino con un iudrito di smeraldi e diamanti, cioe cannachino, orecchine, e cupido,e tre anelli, quattro fila di perle, una catiniglia d’oro, una crocetta di perle e un’altra crocetta di rubini, et altre due para d’orecchine di perle, un paro di Pater noster di coralli con medaglia d’argento e partiture d’oro, un altro paro di Pater noster con croce e partiture d’oro, e medaglia d’argento, un altro cannachino di pietra granata con cappi d’oro et un altro cannachino di coralli con migliuzze d’oro di più sei posate d’argento, due tabachere d’argento una indorata da dentro, e l’altra indorata dentro e fuori, un’acquavitiera e cannello per tabacco d’argento.
Dentro un altro bagullo vi sono lenzuoli fini para dieci e altro per il servimento.
In un altro bagullo venti coperte, e quattro coperte di tela di perzia imbottite con bombace, misali n. venti, e servietti n. trenta, e poche altre biancherie per uso di casa.
Dentro un altro bagullo due abiti di donna dello sponzalizio uno di drappo d’oro con canpo recamato, e l’altro di color leonato tessuto in oro ambedue con manto e gonna e scuffie n.due, et un giamburghino di luono del primo drappo.
Entro d.e camere vi sono trenta sei parte d’appoggio e parte di paglia et altri venti quadretti.
Entro la cucina vi sono quattro caldare tra picciole e grandi, cinque tripodi, e poche altre robbe accessorie per uso di cucina.
Dentro un altro bagullo vi sono due andrie uno di griscetto negro e l’altro di molla muscato, un corpo di felba negro et altri abiti usuali, che furono per uso della Sig.ra D. Vittoria del Castillo sua moglie di d.o fu D. Cesare con molte biancherie per uso della med.a.
Fuori la città vi sono l’infrascritte robbe: Un armento di vacche consistente tra piccoli egrandi e e giergarori al n. di duecento in circa, un paro di bovi, due caccavi et altri ordegni di vaccarizzo.
Vi è parimenti una gabella sita in Nao chiamata Alfieri. Un’altra confine Crepacore chiamata La Foresta; un’altra a Nieto chiamata l’Urmo, Un’altra gabella vicino Mutrò e Scutillo chiamata La Valle delli Pera; un’altra chiamata La Fratia: due vignali nella Carrara et un altro vignale chiamato Donno Cesare. Una vigna detta la Torre Tonda con terre vacue.
Quattro botteghe nella piazza di questa città. Un capitale di D.ti quattrocento sopra la catapania di questa città colll’annua rendita di D.ti venti l’anno.
Vi sono alcune esigenze di giovenchi e per altre cause, destinati per pagarsi l’erbaggio delli sud.i animali vaccine, et altri pesi.
Fuori le porte di questa città vi sono due magazzini, vicino la chiesa di S. Antonio Abbate.” (667, 1745, 84-85).
Il 23 agosto 1745 le sorelle Sigismonda ed Elisabetta Presterà cedevano ogni diritto che potevano vantare sul palazzo e sulla gabella Foresta al minore Francescantonio Oliverio, rappresentato nella circostanza dal padre ed amministratore, il dottore in entrambi i diritti Giuseppe Antonio Oliverio, barone del feudo di Paparone e Crepacore, inoltre le sorelle si assumevano l’impegno di far fronte a tutti gli oneri dei pesi, censi e debiti, contratti a suo tempo dal fratello Cesare, e che potevano gravare sull’eredità (ANC. 912, 1745, 138- 139).
Si sa che il palazzo che allora confinava da una parte con la casa delle figlie ed eredi del fu Tomaso Puglise e dall’altra con la casa dotale della fu Maruzza Messina, via pubblica et altri confini era stato ampliato racchiudendo altre camere vicine così che esso risultava formato da diversi membri, uno dei quali appunto era stato costruito sulle camere dette delle Mezzà, “quali camere furono da dette di Mezà che compongono un membro del palazzo del q.m Cesare Presterà”, per le quali ancora nel 1749 il convento di S.Francesco di Paola esigeva ogni anno 12 carlini (ANC. 668, 1749, 90-92).

Giuseppe Antonio Oliverio
Il palazzo divenne così di fatto il palazzo del barone Giuseppe Antonio Oliverio, il quale in quegli anni erige a sue spese una cappella e sepolcro di famiglia sotto il titolo di S. Francesco di Paola nella chiesa di Gesù Maria, cappella costruita ex novo “la prima in cornu evangelii” e vi colloca la statua del santo che si trovava in una nicchia senza cappella ,dotandola di una rendita annua di duc. 5 (ANC. 668, 1749, 90-92).
Il barone manda nel 1761 due figlie, Eufrasia e Livia, nel monastero di S. Chiara di Crotone e nell’agosto dell’anno dopo amplia il palazzo.
Compra infatti “li membri superiori della casa delli figli ed eredi della qm. Nella Cosenza”, sovrastanti le camere abitate dai coniugi Diego Riganello e Oliva Riciolillo, che sono attaccati al suo palazzo e per rendere i pavimenti delle due strutture allo stesso livello fa alzare di tre palmi e mezzo la travatura del pavimento delle camere acquistate “attorno attorno il basso” dove abitano i coniugi. Sono presenti all’atto i “magistri” Hyeronimo e Francesco Asturi, Augusto Morelli ed Anibale Cirrelli (ANC. 1411, 1762, 21-22).

arme vesc. Bartolomeo Oliverio

Arme del vescovo Bartolomeo Oliverio.

Cesare Oliverio
Alla morte di Giuseppe Antonio nel 1765 eredita il figlio Cesare. Nel catasto di Crotone del 1793 troviamo: Cesare Oliverio di anni 43 (barone di Crepacore),Pier Maria fratello di anni 41, Rafaele fratello di anni 33, Gaetano fratello alfiere di anni 35, Bartolo car. Sacerd. fratello di anni 42. Cesare Oliverio possiede come figlio ed erede del q.m D. Giuseppe Antonio, fu suo padre, i seguenti beni ereditari: Il territorio La Foresta, bovi aratori n.12, vacche n. 14. Pecore n. 200, il comprensorio La Fratia (1793, 21v-22r).
Cesare Oliverio, per breve tempo venerabile della loggia massonica di Crotone, fu condannato a vita nel castello dell’isola del Marettimo. I suoi fratelli, Bartolomeo Oliverio a quindici anni all’isola della Favignana e Raffaele Oliverio a venti anni all’isola di Favignana.

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