Il quartiere di Santa Severina detto “La Piazza”

la piazza Santa Severina

Santa Severina (KR). Scorcio del quartiere detto “La Piazza” in un giorno di mercato.

Nell’inventario del feudo e la reintegra dei beni e diritti, compilato nel 1521 per ordine del conte Andrea Carrafa dal notaio Francesco Jasio sono annotati alcuni palazzetti, case, case terranee e casaleni. Poiché erano stati costruiti sulle timpe della città e potevano rendere insicuri la città ed il castello, per decreto del commissario essi dovevano essere confiscati e demoliti, “ad obviandum futuris insidiis et machinationibus contra statum p.ti Ill.mi D. Comitis et defensionem Civitatis P.tae” (1521, 64). La demolizione riguardava quasi una settantina di edifici e comprendeva un palazzo, otto palazzetti, quattordici case palaziate, venti case terrane e venticinque tra domuncole e casaleni. Gli immobili appartenevano ad una sessantina di proprietari ed era situati nella parte della città che da levante andava per mezzogiorno a ponente e precisamente nelle timpe della città tra la timpa di Porta Nova e la timpa di Gottoneri. I luoghi sono così descritti: timpa di Porta Nova, timpa di Piczoleo, timpa di Santo Blasio, timpa sopra la Porta dela Grecia, timpa di Santo Pantho, vicino alla chiesa diruta di Santo Martino, timpa la Sala Verde, timpa dela Grecia, timpa di Santo Nicola, sotto Monte Fumero, timpa di Santo Domenico, timpa di Santo Gregorio e timpa di Gottoneri.

“Porta Vecchia” e “Porta Nova”
Nel documento richiamato compaiono anche i nomi delle tre porte della città: Porta Nova, Porta della Grecia e Porta Vecchia. La timpa dove era situata la “Porta Vecchia” era presso la località “Gottoneri”, dove c’era la fonte pubblica della città. Nelle vicinanze c’erano la località Favata, la timpa delo Iocastro, alcuni orti, diverse grotte, dei “sequiglium”, dei mesolari e dei casaleni.
“Stefanus Arcomannus … quemdam hortum in loco detto Gottoneri arboratum piris uno pede olivae et uno pede ficus capacitate thumulatae mediae iux.a viam pu.cam qua itur ad fontem Gottoneri iux.a hortum Curiae quem tenet Thomas Buchinfusus iux.a timpa de lo Iocastro ante Portam dittae Civitatis dictam Portam vecchiam … Robertus de Planis  … gructam unam positam subtus dictam Civitatem in timpa seu rupa versus Januam Veterem iux.a gructam Andreae de Planis viam pu.cam … Sequiglium unum subtus timpam de Porta Vecchia in loco ditto Gottoneri quod occupaverat Io. Infosinus et fr. Iux.a sequiglium quod tenet à Curia Stefanus Milea” (ff. 12, 13, 62, 1521).

Asse stradale
Una strada all’interno dell’abitato collegava la Porta Vecchia e la Porta Nova. Da una parte c’era il convento dei francescani del SS.mo Salvatore e dall’altra il convento dei domenicani di Santo Domenico di Portanova. Entrambi i conventi, situati all’interno e vicino alle porte della città, sono stati fondati all’inizio del Cinquecento. Per quanto riguarda il primo si legge: “Quanto alla fondazione la nostra chiesa titolata prima dell’Annuntiata et al presente di S. Maria della Misericordia e comunemente hogi di S.to Domenico fu concessa e data alla nostra religione di Predicatori dalla pia memoria di Alessandro Marra, arcivescovo della prefata Città di S.ta Severina e di sua licenza et autorità fu fondato il nostro convento circa l’anni del S.re 1500. E dopo vi s’agiunse anco la confirma di Alessandro Papa VI di felice recordatione per un suo Breve che comincia “In Ap.lica Dignitatis specula constituti” sotto li 24 di Magio 1502 nell’anno nono del suo Pontificato qual Breve in carta pergamena col sigillo pendente di piombo si conserva tra le nostre scritture. Il convento è situato dentro la medesima città di S.ta Severina acanto la strada magiore vicino a Porta Nova.” (S.C. Stat. Regul. Relationes, 25, ff. 701-705, ASV). Per il secondo abbiamo un Breve del papa Clemente VII dle 1532: “Confirmatio erectionis conventus S. Severinae, Ord. Min. Conv., Iohanne Francisco et Iohanne Maria de Sanctoseverino ac Antonio de Infusinis fundati” (Russo, 17161). La fondazione di questi due conventi su chiese non parrocchiali già esistenti ed i toponimi delle due porte ci inducono a considerare che probabilmente tutta la parte dell’abitato a valle delle mura medievali ed a cavallo del nuovo asse stradale, che unì le due porte, sia stata compresa nella città durante l’ultimo periodo aragonese, quando a causa della minaccia turca le fortificazioni furono rinforzate. In tale occasione il nuovo asse interno che collegò Porta Nova con la Porta Vecchia si congiunse presso la Porta Vecchia con la via preesistente che attraverso l’abitato medievale univa la porta Vecchia con la porta della Grecia. In vicinanza della congiunzione, vicino alla Porta Vecchia ed alla chiesa del SS.mo Salvatore, vi era la Piazza.

La “Porta della Piazza”
La Porta Vecchia durante i primi decenni del Cinquecento fu rifatta per porre l’entrata in città sotto la vigilanza del castello. La porta conservò il suo nome per tutto il Cinquecento e per i primi decenni del Seicento.
Il 18 agosto 1575, “proprio in porta vecchia Civ(ita)tis” il governatore della città Jo. Battista Garrafo in presenza del notaio Marcello Santoro protesta contro il commissario Claudio Bonetti (Santoro Vol. V, 164v-147)
Il 29 agosto 1620 Gio Francesco Fiorentino protesta perché “lasciò una sua bestia sumerina sotto le timpe de porta vecchia a pascolare et la sera il detto supplicante trovò detta sua bestia nel loco detto la fontana era colcata et bastionata de modo tale che si morse in breve..” (3D fasc.1).
Poi prese il nome di porta “Il Salvatore”, dal convento francescano vicino.
“ S’entra in essa per tre porte una dalla parte di ponente chiamata il Salvatore, la 2.a dalla parte di levante chiamata porta Nova di Santo Dominico, la 3.a dalla parte di mezzo giorno chiamata la porta della Grecia et da dette tre porte si ha l’ingresso in d(ett)a Città per strade pendine parte d’esse inselicate … entrando dalla prima Porta (detta il Salvatore) si trova uno Largo dove è una cisterna per comodità de Abitanti dalla quale si dipartono tre strade cioè della strada in mezzo si va alla piazza per la quale si Camina tutto l’abitato di detta Città dalla parte di tramontana”… (Apprezzo cit., 1653).
Quindi fu chiamata Porta della Piazza per la vicina piazza pubblica. La strada che dalla piazza pubblica, passando sotto un “arco di fabbrica”, andava alla porta Nova detta di Santo Domenico prese il nome di strada della Piazza.
“… poco più avanti vi si trova una strada inselicata di pietra viva, per la quale si giunge alla porta di detta Città detta della Piazza. In detta porta vi è l’entrata coperta a lamia, e poco da lungi vi è la muraglia del castello (…) e seguitando per detta inselicata, si ritrova da parte una cisterna con due bocche, che serve per uso del publico; poco più avanti vi è una chiesa sotto il titolo del Salvatore….. e avanti di essa vi è un piede d’olmo e Piazza. Seguitando detta strada poco più avanti vi è un arco di fabbrica sotto del quale vi è la strada detta della piazza che tira sino al monastero di S. Domenico”. (Apprezzo cit. 1687). Da quanto detto si ricava che la formazione della Piazza è da situare tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Anche la Piazza come la Porta della Città era posta sotto la vigilanza del castello. “… il baluardo all’antica (del castello) con le tronere che guarda parte della città verso la Piazza e Misevia …” (Apprezzo, 1687).

Il luogo detto: “La Piazza”
Dalla Visita del Vicario Giovan Tommaso Cerasia del maggio 1559 sappiamo che dopo aver visitato la chiesa parrocchiale di Santo Brancato (Santo Pancrazio), proseguendo incontrò dapprima la chiesa parrocchiale di Santo Michele Arcangelo e quindi la chiesa di Santo salvatore. In seguito proseguì per la chiesa parrocchiale di Santo Nicola de Grecis, la chiesa di Santa Maria della Grazia (di iuspatronato di Jo. Vincenzo Infossino), la chiesa parrocchiale di Santo Apostolo, la chiesa parrocchiale di Santo Giovanni Evangelista ed infine la chiesa di Santa Anna.
Altri documenti dell’epoca collocano la Piazza all’interno delle due parrocchiali di Santo Angelo e di Santo Nicola dei Greci. Nella “Piazza” c’era la chiesa di Santo Nicola deli greci con il suo altare di Santo Ambrosio; per tale motivo la chiesa era anche detta Santo Nicola de Grecis de Platea (VI, f. 106; VIII, f. 42). Nel luogo detto “la Piazza” vi era la chiesa di Santa Maria della Grazia. (Nel 1579 Sabio La Mendula era cappellano della chiesa di S. Nicola de Grecis de Platea, Vol. VIII, f. 42; Nell’anno 1615 fu nominato e conferito il beneficio di iuspatronato della famiglia Infosina di Santa Maria della Grazia, chiesa dentro la città nel luogo detto di “La Piazza”, al reverendo Gio. Battista Oliverio, Siberene , p. 162).
La chiesa parrocchiale di Sant’Angelo o di Santo Michele Arcangelo, già esistente alla metà del Quattrocento era situata più in alto presso il luogo detto “Il Campo” come si legge in una pergamena che ha per oggetto la conferma del feudo di Santo Stefano all’arcivescovo di Santa Severina da parte del re Alfonso d’Aragona (24 gennaio 1445). Nella pergamena si legge che l’arcivescovo di Santa Severina “Antonius de Stricagnolis de Cotrono”, con alcuni abitanti di Santa Severina si recò “ad locum dicto lu campo de S.ta S.na p.pe eccl.iam S.ti Ang.li ante domos ph.udi S.ti Steph.i” . Sempre in parrocchia di Sant’Angelo vi erano la via pubblica detta “la scala delo deni” e “lo lavinaro publico”. La parrocchia di Santo Nicola confinava con le “rupes dela miseria” (Sabio la Mendula possedeva una casa palaziata in parrocchia di S. Nicola “jux.a rupes dela miseria”, VIII, ff. 9 -10).

Case e botteghe
Nel “Libro de tutte l’intrate de lo arcivescovado de santa Anastasia” troviamo che nell’anno 1548 “ad la piaza” vi erano delle botteghe, tra le quali alcune costruite di recente, e delle abitazioni. Tra le botteghe sono indicate: la potiga dell’erede di Marcho Antoni de Dado, la potiga dell’erede di Joanbactista Infossino, la potiga alle “forgie” del mastro Cola Maria Fellapane, la potiga di Marcantonio Guercio, la potiga nova del mastro Simune Brictune, la potiga nova del mastro Nardo Muto, la potiga nova del mastro Joanbactista Scuro, la potiga nova dell’erede del mastro Joanfilippo Sacho, una potiga appartenente al monastero di S. Domenico, la potiga di donno Vincenzo deli Pira ( la casa de la piacza fo di Angelo Pistoia con una poteca et catoyo sotto.. confine la casa de Donna Dianora de Germano et altri confini alla parrochia di S.to Nicola deli Greci”) . Tra le case: Il “palazio” di Joanbactista Infosino, il palazio di Cola Maria Fellapane, il palaczetto de Julio de Leone, la casa del mastro Birardino Sosanna. La presenza di diverse botteghe nuove prima della metà del Cinquecento denota uno sviluppo commerciale della città durante il periodo in cui fu conte Galeotto Carrafa.

Santa Severina via che va alla piazza

Santa Severina, arco sovrastante la via che conduce alla piazza.

 

La piazza alla metà del Cinquecento
Maggiori indicazioni le incontriamo negli atti notarili della seconda metà del Cinquecento del notaio di Santa Severina Marcello Santoro. Da essi ricaviamo che Marcantonio Zafarana ed il figlio Jo. Mattheo possedevano una potica di scarparo ( III, 18.11.1571, f. 7); un’altra “apoteca” era posseduta dal mastro Alfonso Novellisi, il quale abitava vicino alla chiesa parrocchiale di Santo Nicola (30 ottobre 1573. Fabio Capozza abita in una casa “in platea p.ta Civitatis iux.a domum m.ci Marci Antonini Infosini ante apotecam Alfonsi Novellisi” (IV, f. 28); un’altra era posseduta dai coniugi Marco Antonio Guercio e donna Julia del Franco (9 dicembre 1573. I coniugi Alfonso Colaianni ed Antonina de Rogiano possiedono una casa terranea in parrocchia “S.ti Apostoli jux.ta domum donnae Virginia de Caruso jux.a ripas S.ti Joannis Evangeliste et domos Marci Antoni Guertio “ la scambiano con i coniugi Marco Antonio Guertio e donna Julia de Franco che possiedono “ unam apotecam terraneam sitam intus dictam Civitatem in parrrochia S.ti Angeli iux.a aliam apotecam R.di Cap.li plateam pub.cam et vinellam suptus domum Prosperum Vaccari”, (IV, ff. 40-41).
Il 27 luglio 1574 donna Victoria de Miglio, vedova di Andrea de Crusia vende una casa terranea sita in parrocchia di Sant’Angelo “jux.a domum de la buceria stritto mediante plateam pub.cam et viam q. itur ad S.mum Salvatorem” (IV, f.112).
Il 3 febbraio 1575 Gio. Battista Lepira conferma la vendita fatta anni prima a Nicolò Maria Fellapane di una casa terranea “ubi fuit macellum”. La casa terranea era situata “juxa ap(ote)cam ipsius Nicolai Marie et apotecam que fuit Victoria de Miglio et plateam pu.cam” (V, 85v-87).
un’altra bottega era posseduta dal decano Fabio Infosino (6 ottobre 1581. Il decano Fabio Infosino concede a Francesco Lansalone un censo sopra “eius apotecam sitam in platea pu.cam subtus domumn fran.ci Indara ante forgias”, IX, f. 32); una spezieria era posseduta da Tesidio Liveri ( 1dicembre 1576.Tesidio Liveri fa testamento e lascia alle figlie Julia e Portia “le case grandi dove habita al presente con cortiglio gisterna et altri membri inferiori et superiori jux.a la piaza pub.ca avanti l’ecc.a di S.to Nicola deli greci. Unaltro maghazeno contiguo dele p.te case. Una specieria con tutti li stigli et con una camara di sotto et stalla” che era “dentro seu a canto detta casa”, VI, ff. 89 sgg.).
Proprietari di case:10 novembre 1571. Il reverendo Vincenzo deli Pira possiede una casa posta alla piaza confinante con le case di Angelo Pistoia. Per testamento ne lascia una parte ai figli del fratello Gio. Battista, mentre per quanto riguarda la sala ne abbia l’usufrutto Nardo li Pira e il rimanente lo possieda Gio. Battista (III, f. 23); 17 maggio 1574. Jo. Batt.a deli Pira ed Elena de Modio possiedono una casa palatiata “cum sala et camera catodio et apoteca suptus sitam et positam intus dictam Civitatem in parrochia S.ti Nicolai de Grecis iux.a domum Jo. Batt.a Ger.ni muro comuni domum Bern.ni Russi stricto med.te plateam pub.cam”. La vendono per ducati 66 a Silvio Pancali (IV, f. 83); 22 maggio 1574.Francesco Lansalone siciliano e Imbatia de Milione sua moglie sono in lite con Petro Indara per il possesso di una casa palatiata “cum casaleno sita intus Civitatem in parrochia S.ti Angeli jux.a domum Santi delabate et ecc.a S.ti Angeli p.tae stricto m.te et via publica dicta la scala delo deni ac platea”. La casa era stata data in dote alla moglie Innocenza Tersigna ( IV, f. 86); 27 luglio 1574. Donna Victoria de Miglio, vedova di Andrea de Crusia, possiede una casa terranea sita in parrocchia S.ti Angeli jux.a domum de la buceria stricto mediante plateam pub.cam et viam q.a itur ad S.mum Salvatorem” (IV, f. 112); 18 novembre 1574.Salomea Basoina possiede la casa grande che essa m.ca Salomea tene e possede dentro la detta città loco detto la piaza in la parrochia di S.to Nic.a deli Greci consistente in più et diversi membri superiori et inferiori con una casetta contigua et una poteca scoverta verso la piaza confine le case che foro del q. Matteo Tirioti via pu.ca di sotto eet sopra” (X, f. 52); 3 febbraio 1575. Jo. Bap.ta Lepira e Nic.o Maria Fellapane. Il Lepira negli anni passati vendette al Fellapane una domum terraneam ubi fuit macellus per duc.10. Oggi conferma la vendita redditizia a S. Anastasia in carlini uno posta dentro la città iux.a apotecam ipsius Nicolai Maria et apotecam quae fuit Victorio de Miglio et plateam pu.cam “ (1975, ff. 86-87); Il 21 gennaio 1585 Francesco Indara dona alla chiesa dell’Annunziata una casa palaziata con il casaleno contiguo. La casa palaziata è situata in parrocchia di Sant’Angelo “jux(t)a plateam pu(bli)cam ante forgiam Sarri delo Abbate jux.a ecc(lesi)am S.ti Ang(e)li vinella med(ian)te” (Vol. X, 71v-72r).
2 novembre 1588.Donna Conquiza de Gullo (Cannicza). possiede un casaleno in città in platea publica iux.a domum Marcantonio Zafarana (1588, f. 25v).
Sempre in questi anni dalla platea della mensa arcivescovile (1576/1577) sappiamo che in parrocchia di S. Nicola de Grecis vi era la casa palaciata di Giacomo Germano “jux.a la casa di Jacopo Germano fo de Caterina poheri a p.te superiori jux.a la casa de donno Marco Marullo vinella med.te la piaza Pu.ca; La casa palaciata di Battista Carnilevari “jux.a la camara del m.co Antonino Longo muro comune iux.a la casa di Ant.na Berlingeri vinella mediante”; il casilino di Tesidio Liveri “quale fo di Trombatore jux.a le case di Tesidio Liveri la piaza pu.ca”. In Parrocchia di Sant’Angelo vi era la casa palaciata di Prospero Vaccaro “jux.a la casa di S.to Antonio et la via pu.ca et la piaza”; le due case unite di Jo. Lorenzo Scamardino “confine lo palazetto del m.co Julio Cesare Leone lo casalino dell’abatia di Altilia et la piaza pu.ca”. Altre case poste alla piazza erano quella di Giulia Canale “Una camera dentro le case foro de m.ro Jo. Thi Canale poste a la piaza pu.ca jux.a le case de mad. Anna et le case de donno Marco Marullo”, la potica del monastero di S. Domenico “posta alla piaza jux.a la potica et forgie di m.o Cola M.a Fellapane lo stritto delo Salvatore”; Il palazzo con accanto la bottega di Cola Maria Fellapane “alla piaza jux.a la potica di Cola M.a Fellapane quale fo de Victoria de Miglio stritto med.te jux.a lo palazo di d.o Cola Maria la piaza pu.ca et la via di canto lo Salvatore; la bottega del sarto Andrea Gatto.
I documenti riportati evidenziano che la piazza pubblica con le sue botteghe, era situata appena dentro la porta della città, vicino alla chiesa del SS.mo Salvatore, alla chiesa di Santo Nicola de Grecis ed alla via pubblica detta “la scala delo Deni”. Nella piazza era concentrata tutta l’attività finanziaria, commerciale ed artigianale della città e nella piazza confluivano tutti i prodotti alimentari del circondario.

La spezieria di Tesidio Liveri
L’abitazione di Thesidio Liveri ( Oliverio), situata nella piazza pubblica davanti alla chiesa parrocchiale di Santo Nicola dei Greci, era composta da numerose camere superiori e inferiori, dal catoio, dalla stalla, dalla casa del forno, dal cellaro; aveva inoltre un cortile, una cisterna ed un magazzino. Apparteneva sempre al Liveri la spezieria che era “dentro seu a canto di detta casa”. La spezieria era appartenuta in precedenza a Marco Antonio de Dato (L’herede di Marco Antonio de Dato per lo loco fu de lo speciale) e poi era divenuta proprietà del Liveri, il quale aveva sposato Antonella de Dato. Già nell’ottobre 1570 il Liveri protestava contro Gio. Antonio Tilesio, in quanto voleva saldato un debito di ducati 75. Con tali denari il Liveri voleva comprare “tutte le medicine et specierie” per la sua “potica”, dalla vendita delle quali avrebbe ricavato ducati 100 ( II, f. 23). Alla morte di Thesidio Liveri ereditarono le figlie Iulia e Portia de Oliverio, le quali procedettero all’inventario dei beni ereditati. Nella spezieria vi erano i seguenti oggetti:
“In p.s uno mortaro grande de metallo con lo suo pistone di ferro. Item doi mortara piccoli di metallo con li loro pistoni. Una sciruppera di piltro. Uno culaturo di piltro. Uno gotto di piltro. Uno fraschetto di rame. Una tiella grande di rame sottile per la dispenza. Item nella parte destra di detta cam.ra de specieria vi sono: Cento et tre vormie parte piene di syruppi et snpliy et altre cose composte et parte vacante declarandi le sup.te syrupi et sinpliy per li deput.i. Item nella parte senistra vi sono vinti doi garraboni di crita pinti con le vernie pieni di diversi ogli et parte vacanti.
Item venti doi altre vernie bianche et verde pieni et vacanti con diversi unguenti. Item quaranta octo lancelle grandi et piccole verde et gialle parte piene et parte vacanti con acque restillate et ogli.
Item sopra la portella dela specieria vi sono: Vinti octo albari bianchi et pinti pieni di conserve di diverse sorte et uno quatro dela madonna S.ma et una lampa. Undici carrafe di peltro parte vacanti et parte piene de suchi. Una statila mezana. Due miscole de ferro et unaltra miscola de ferro.
Uno paro de belanse grandotte et unaltro paro di bilansille. Uno paro di sayele et uno marchio di una libra. Item uno cascione grande dentro lo quale sono le infr.e robbe: In p.s uno marzapano pieno di diverse polvere cordiali, uno marzapano con uno poco di pipe.Unaltro marzapano con collerelle,unaltro marzapano con zuccaro cundito et violato et rasato. Uno marzapanetto con spica. Unaltro marzapano con ascamanca.Unaltro marzapano vacante. Unaltro con agarico. Unaltro con garofali cannella et altre coselle. Item sei libre di cascio in canna. Unaltro marzapano con pinnoli et unaltro con manna. Uno garattolo di argento vivo. Uno marzapano con censo et unaltro con le sayole. Item nello istesso cascione sono l’infr.e robbe: In p.s uno pezo grande di zuccaro grosso.
Uno marzapano pieno di bianchetto et uno pazo di gritta .Uno marzapano di sena. Una crita con verderame. Quattro cannoli de impiastro di decolore. Una carta con pipe et zafarana. Item in detta specieria sono tre casciotti et sette marzapani parte vacanti et pieni di radiche simenti et sinpliy. Una saletta di ligno. Uno crivo di seta. Uno albaretto di piombo piccolo con musco dentro. Una segia di ligno.

Piazza Santa Severina due

Santa Severina, particolare dell’arco sovrastante la via che conduce alla piazza.

 

Vita da bottegai
Nei “Memoriali di scomunica di particolari publicati in diversi tempi dal m.co R.do Cantore” sono raccolte numerose suppliche presentate da bottegai di Santa Severina. Essi hanno la loro bottega in piazza e di solito vendono e prestano denaro previo la consegna di pegni. A volte entrano in società come finanziatori, anticipando denaro “a guadagno” per acquisti di animali, specie maiali, capre ed altre sorte di bestiame, che i soci si impegnano a fare ingrassare e vendere; altre volte prendono in fitto terreni a semina, per poi ammassare e vendere il grano. Le richieste, che essi inoltrano all’arcivescovo, sono varie e vanno dal recupero di merce rubata, al saldo di debiti, alla denuncia della scomparsa di documenti, a liti con i soci inadempienti ecc.
Nel Settembre 1619 Pirro Fellapane di Santa Severina ricorre all’Arcivescovo e fa presente che
“… la potiga che al presente è di Cola Maria Fellapane suo figlio sita nello pontone della piazza di detta Città dove s’esercita la forgia contigua la Polveria, fù pagata, et comprata di proprij danari della q.m Gesimina Valenti sua madre ancorché apparisse scrittura di compra in faccia del q.m Colamaria Fellapane, …”.
Il 30 dicembre 1623 Benedetto Bisanti supplica l’Arcivescovo di emanare scomunica contro chi ha rubato nella sua bottega “mercori di a notte adi 27 del lo istante mese l’è stata scasciata la sua potega posta nella piaza di detta città, da dove li son stati robbati molti pari di zavatti et scarpe con tutte le forme, che tutte dette robbe importano docati quattro incirca”.
Nel gennaio 1624 Leonardo d’Orlando, figlio di Giannella Germano, chiede l’intervento arcivescovile “contro quelle persone che gli havessero rubbato da una bottega della piazza una gonnella tagliata di frandina mischia”.
Nel marzo 1624 Andrea Curcio si rivolge all’arcivescovo “come della sua potega di merce che tiene nella piazza di d(ett)a Città si trova haver perso molte robbe di quelle robbate et parte scornate ad Agostino suo frate ascendenti nella somma et valore di d(oca)ti cinquanta incirca”.
Sempre il Curcio nel novembre dello stesso anno ricorre “contro tutti li personi che l’havessero difraudato robbe di qualsivoglia sorta di sua bottega che tineva di panni et merce… contro tutti li personi che l’havessero fraudato o lo sapessero in qualsivoglia modo partite di denari di credito … contro tutti li persone che l’havessero fraudato et occultato scritture appartenentino al credito deli suoi negotii”.Non ottenendo soddisfazione nell’aprile dell’anno dopo il Curcio rinnova la supplica: “l’anno passato essendo andato esso supp.te in Catanzaro per soi affari andarno alcuni in sua casa e li furno donate le chiave di sua potega e quella aprirno e donorno una quantità di robbe diverse a credito a Gio. Gerolimo Foresta di Cutro senza sua saputa e consenso.. si faccino monitioni contra tutte quelle persone che l’havessero rubbato tanto da sua casa come dalla potega diverse robbe e danari”.
Nell’aprile 1625 Sena d’Orlando …” tre anni sono pigliò dalla bottega d’Andrea Curcio à credito panno per una gonnella, che ascese alla somma di ducati sei, et carlini quattro, li quali dinari assicurò sopra una cultra la quale li fu restituita pagato che hebbe d.ti sei, et carlini quattro et adesso il d.o Andrea Curcio creditore di nuovo cerca d.i dinari come se non fossero stati pagati”.
Nel giugno 1627 Pietro d’Aversa fa presente ”come questa notte con chiavi false li è stata aperta la bottega sua barberia e pigliatoli dodeci docati dentro di una cassa con altre robbe appartenenti al suo esercitio”.
Nel gennaio 1628 Gio Francesco Magliaro dichiara che “ havendo fatto società con Gio Girolamo Grimaldi di questa medesima Città in vendere e comprare alcune robbe commestibili esercitandosi esso supp.te in una pothega lorda e mentre hanno atteso in detto esercitio per commodo del detto Gio. Geronimo esso Gio. Francesco l’ha donato incontanti molte partite di dinari tanto in detta pothega quanto in casa quali partite volendosi far conto fra d’essi li vengono negate dal detto Gio. geronimo in grave danno d’esso esponente e così ancora havendo seminato insieme esso Gio. geronimo ha speso molti dinari soverchi come anco semente per la qualcosa li restava esso Gio. Geronimo debitore in docati nove quali medesimamente dice non recordarsi”.
Nel marzo 1629 Ottavio Ultimare chierico selvaggio protesta perchè “questi mesi passati si gionse con la bottega con mastro Mattheo Crauso di Rogliani et un altro suo fratello, et piglio a guadagno con venti sei ducati di capitania con grandissima speranza di guadagno adesso per alcune cause volendo esso Ottavio dividersi da d.i non solo non li fu dato guadagno alcuno, ma molta parte della robba gli è stata occultata et il dinaro defraudato onde crede che li poteva spettare più di ducati sei per la sua parte del guadagno, et non li è stato dato un tornese …”.

A metà Seicento
Alla metà del Seicento il quartiere La Piazza, uno dei sei quartieri della città, era in parrocchia di Santo Nicola, detta anche Santo Nicola della Piazza o “S. Nicola de Platea”, in quanto la parrocchia di Santo Angelo era stata soppressa.
“Nel quartiero della Piazza vi è un’altra chiesa Parrocchiale sotto titolo di Santo Nicola Vescovo per comodità del vicinato e si celebra la festa e a devotione … per Comodità delli Abitanti e Forastieri nella piazza vi sono due poteche lorde una Chianca tre barbieri dieci scarpari dudici Sartori due Ferrari uno Cretaro tre polveristi una poteca de merciari tre manderi mastri fabricatori una spetiaria di medicina. Et a rispetto del vivere lo Pane si vende alla Piazza uno grano once dudice. La Carne Vaccina a grana sette la Carne d’Agnello a grana sei lo vino a grana quattro la Carrafa. Lo Salato a grana 16. Lo formaggio … uno Carlino la pezza quello secco a grana 15 la pezza q.le pesa un rotolo et mezzo l’oglio viene da fuora e vale grana otto lo quarto. Le pesce minuto a grana diece lo pesce grosso grana dudici si intende il rotolo alla grossa d’onze 48. Le Galline dui Carlini. Li pollastri grana sette et mezzo. Li peccioni a grana sette. Le ova tre a grano. In detta Piazza si vendono tutte sorte di verdume frutti destate che si vanno vendendo dalli figlioli per la Città et sono agrume et altre robbe Comestibili per uso et grassa di detti Abitanti …” (Apprezzo, cit. 1653).

Botteghe
1589. Nel testamento del tesoriere Francesco Caruso si rileva che questi disponeva di dare ducati 8 e ½ “alla fabrica di mons.re delle poteghe nuove” prelevandoli dai relativi proventi che gli erano stati consegnati (4D fasc. 4).

“Die penult.o mensis septembris iij Jnd.s 1544 S.tae S.nae
pontificatus ….

Constitutijs personaliter … Rx.do D. Jacobo Rappa generalis pro …
et agent… Rx.mi D. Julij serthorij archiepiscopi s.tae s.nae agentum per de ….
et per atr.o nomine et per parte eiusdem Rx.mi archiepiscopi et aliorum suis
jn dicto archiepiscopato Canonice jntra… ac archiepiscopalis ecc.a … a parte ex una et nobilis
J(oanni)s philippo Sacco de Civi.te s.tae s.nae siml.. agenteum per se heredibus
et successoribus suis parte ex altera ambe q..dem partes paurer afferm…
archiepiscopalem tenere et possidere multas suas apothecas
fabricatas et edificatas sumptibus et denantijs ipius archiepiscopalis
ecc.ie sitas et positas jntus dictam Civj.tem jn parrochia s.ti joannes
bap.te juxta vias publicas ex duobus lateribus juxta dictam
archiepiscopalem ecc.iam et alios fines … cum lamijs de Cuper prout
paret in eius et jnter quas dyctas apotecas habet et tenet
… archiepiscopalis ecc.am … ex eis que est gutu et ultra … juxta
parvam dicte archiepiscopalis ecc.ie que habet januam jn via pp.ca versus domum
curtale magnam cortilis dicto archiepiscopalis ecc.ie et juxta domus ipsius Joannis …
via pp.ca mediante et alios fines que apoteca et alia sup.te sunt costi…
jn solo dicte archiepiscopalis ecc.ie qui quidem Rx.dus D. … parte ? nomine
et per parte dicti Rx.mus achiepiscopo et per succ.s jn dicto archiepiscopatu aca Capitolo et
Clero eiusdem jure pp.lis livellj seu emphiteosis de vigum
no..ve annis jn vigum no..ve annos ad renovandum nihilque solu…
jn quolibet renovatione d… r…epus renovat… ad venerit dictum …
ecc.ie nec alterum eius no..ne quibus vero … … jnstrumentus
hoc ad me renoverum quiquidem Rx.dus …
et concessit ac locavit prefato no : Jo Philippo Sacco …
… heredibus et … suis dictam apotecam …
et Confermata pro ut …

prefustem ut moris est jnsignum vere concessionis et jnvestiture
de dicta apoteca Cum juribus et pertinentijs suis a…bus ac cum aneslibus
jntroytibus et extibus suis ad ipsam apotecam spectantibus et g…
cum licentia jntrandj apphendendj amquerendj et standj ac eius Conq..anlem
possessionem et tenutam apphendendi sua pp.ca a… et absque alia licentia
Ad …


Ego mattheus Cyrigeorgius civis S.tae S.nae publica et ap.ca …

presentibus
presbitero j(oanni)s bap.ta tramonte
presbitero anselmo Sacco
presbitero lamberto de marsica
Romano de marsica
No : j(oannoi)s alfonso na…
… nicolao ma… sfalanga” (AASS, 2 A).

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  1. Francesco Sofia

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