La chiesa parrocchiale di Crotone dedicata a San Giorgio

San Giorgio Crotone

In evidenza il luogo dove si estendeva la parrocchia di S.to Giorgio.

Durante la costruzione delle fortificazioni della città e castello di Crotone, essendo urgente intensificare i lavori, nel giugno 1542 “per carestia de homini” si decise che ogni parrocchia della città doveva fornire un certo numero di lavoratori. “Le cappelle che venino ad commandamento et se pagano ad la retro scritta ragione” erano S.ta Maria, S.to Petro, S.ta Nayina, S.to Nicola, S. Stefano, S.ta Vennera, S.ta Dominica, S.to Giorgio, S.ta Vennera, S.to Angelo, S.to Joanne e S.to Nicola de Cropi.

I lavoratori che la cappella di Santo Giorgio fornì furono : Martino Madeo di Santa Severina, Taliano Provinciano de Roglano, Marco Grasso, Marco de Stilo, Bartolo Piczinga, Santtoro Risu de Francica, Marco Scuro, Matteo Madilia, Jo. Petro de Ambrosi, Loysi Capichiano e Nunciato Salituri deli Donnici (Dip. Som. 196/4 , ff. 58sgg.).
E’ questo il primo documento che ci informa dell’esistenza della chiesa parrocchiale di S. Giorgio. Da documenti successivi sappiamo che il suo ambito territoriale si estendeva tra il monastero di Santa Chiara ed il baluardo Toledo e confinava con gli ambiti parrocchiali di Santa Margarita, di Santa Venere e di Santa Domenica.
La vicinanza della chiesa di Santo Giorgio al monastero delle clarisse è evidenziata da molti atti notarili.
Nell’ottobre 1564 i frati (Fra Gasparro de Castello Franco Corretore, fra Domenico Genuens., fra Paulo de la Rocha, Alfonso de Paula, Fran.co de Terra Nova, Jo.e de Roglano) concedono l’assenso ai coniugi Rosa de Miglo e Jo.e de Marta, che permutano la loro casa con cortile situata in parrocchia di San Giorgio vicino al monastero di Santa Chiara e sulla quale grava un censo di carlini 12 annui dovuto al monastero di Gesù Maria con un’altra situata in parrocchia di Sant’Angelo, appartenente al monastero delle clarisse (Beatrice Sanfelice badessa, Marchesina Pipina, Beatrice Lucifera, Caterinella Viza, Lucretia Marzana, Sigismunda de Viza, Innocentia Strati, Caterinella Crescente, Julia Puzdano, Francisca Petrolilla, Antonina Lambruto, Antonina de Donato, Hieronima de Cropani, Antonella Thelesia)
Dalla “Lista delli censi sopra le case che tiene il vesc.to di Cotrone” dell’anno 1570 e 1571 ricaviamo che in parrocchia di Santo Giorgio la mensa vescovile esigeva censi “sopra la casa de m.o Ant.o Yesi confine le case del diene”, “sopra la casa del q.o Thomasio Sarcone sopra una camera affacciante a S.ta Chiara”, “sopra la casa del q.o Jacovo de Miglio confine la casa del q.o Mariano Vitello”, “sopra la casa dell’herede del q.o m.o Vincenzo Granato confine la casa del q.o Marco Ant.o Famareda” e “sopra la casa del fu d’Andrea Ciraldo confine le case del q.o Cola Fr.co Perretta” (Dip. Som. 315/9, f.53).
In un testamento rogato in Crotone il primo aprile 1578 troviamo che Elisabetta Famareda possedeva “una casa grande palatiata et una casa terrana contigua cum uno suo molino macinante con una sua mula siti dentro dicta citta in la cappella de san Giorgio iux.ta lo monasterio de sancta clara et le case de marco de vito” e da un atto dello stesso notaio in data 6 maggio dello stesso anno sappiamo che le case dell’erede di Sayimbene de Amato erano situate in parrocchia di Santo Giorgio “iux.a monasterium Sancte Clare vinella mediante” (1578, 79, 123).
La chiesa parrocchiale era ancora attiva sul finire del Cinquecento come dimostra un atto del notaio Giovan Francesco Rigitano del 1594 dove è descritta una “Continentia domorum in pluribus membris inferioribus et superioribus in par.a Sancti Georgii jux.a ven.lem monasterium Sanctae Clarae vinella mediante” (49, 1594, 27).

La soppressione della chiesa parrocchiale
Poco dopo a causa della diminuzione della popolazione e per la crisi economica il vescovo spagnolo di Crotone Iohannes Lopez (1595 – 1598) ridusse le parrocchie da dodici a cinque: “Similiter reformavit R.mus Episcopus numerum parrochiarum et cum essent duodecim ad quinque eas redegit …” (S. Congr. Relationes , 1597).
La chiesa parrocchiale di Santo Giorgio fu soppressa ed il suo ambito parrocchiale fu aggregato alla vicina e confinante parrocchia di di Santa Margarita.
Gli atti notarili dell’epoca documentano questo avvenimento. Le monache di Santa Chiara possedendo alcune case, che andavano in rovina a causa dell’alloggiamento dei soldati, chiesero al papa di poterle vendere ed impiegare il denaro in compera di terreni. Con breve del 25 maggio 1578 il papa accolse la supplica e le monache le misero all’asta pubblica. Alcune tuttavia rimasero invendute, tra le quali una in parrocchia di Santo Giorgio. Nel 1602 la casa, dopo essere stata apprezzata dagli esperti muratori Nicola de Vito e Minico de Missina, fu nuovamente messa all’asta e aggiudicata a Vincentio Maneri per 150 ducati. Essa è così descritta: “domus palatiata sita et posita in parrocchia tunc S.ti Georgii et in praesentiarum S.tae Margaritae jux.a domum in praesentiarum Masii Syllani jux.a domum dotalem Julii Meza Croce, vinella mediante et jux.a vias pp.cas ex aliis lateribus cum vineano et scala lapidea foris”(Notaio J. Galatio Fs. 1602, ff. 307 sgg.,).
Il 23 marzo 1627 Prospero e Fabritio Leone, figli ed eredi del capitano Giulio Cesare Leone, vendono all’arciprete Petro Joanne Ormazza un “quoddam horreum cum quodam casaleno seu vacuo terrarum contineo iux.a domos dicti Petri Jo.is (Ormazza) ex uno latere et rebellinum Civitatis p.ttae et iusta domum quae fuit q.o Danai La Rotunda et viam pp.cam ex alio latere”. L’horreo col casaleno era situato “in parrocchia olim sancti Giorgii olim Sanctae Margaritae” (ANC. 118, 1627, 17v – 18).
Sempre in questi anni Matteo Cardea possedeva una casa palaziata con camera e scala lapidea all’esterno in parrocchia di Santa Margarita “olim S.ti Georgii” confinante con la casa di Joanne Battista Jerace e vie pubbliche (118, 1628, 80v).

I mulini centimoli
Per rimediare alle frodi fiscali perpetrate dai proprietari di mulini, che anno dopo anno impoveriva sempre più le entrate universali e colpiva particolarmente la gabella della macina, i governanti, nel settembre 1632, adottarono l’espediente di togliere i mulini dalle case dei padroni per concentrarli in un unico luogo.
Per far ciò l’università si impegnò a costruire a sue spese gli edifici dei mulini ( Prov. Caut. Vol. 133, ff. 17-19, (1636) ASN.)
Per poter sostenere la spesa, considerando che l’annata era stata fertile ed il grano andava a buon mercato, i governanti decisero di acquistarne una discreta quantità, per trasformarla in pane per i cittadini, e chiesero il regio assenso per imporre una tassa sul pane in modo da utilizzare il ricavato per la costruzione delle case dei mulini; “case” che furono edificate in parrocchia di Santa Margarita, vicino alle mura della città, tra il monastero di Santa Chiara ed il luogo detto S. Giorgio, propriamente vicino a dove poi sorgerà la cupola dell’oratorio o chiesa dell’Immacolata Concezione, zona che prese il nome di “alli Molina” . (L’arcidiacono D. Suriano e V. Suriano possiedono due casette matte in par. di S. Margarita, una “nel luogo detto li Molina”, l’altra nel luogo detto “volgarmente dietro li molina”. Entrambe sono vicine alla chiesa della congregazione laicale sotto il titolo dell’Immacolata Concezione. Le casette sono acquistate dalla congregazione perché devono essere smantellate per costruirvi il “ nuovo cappellone di detta chiesa ed oratorio”, ANC. 913, 1750, 97-98 ; 913, 1751, 157).

I mulini
Dovendo ottenere il monastero di Gesù Maria ducati 130 di capitale con molte annate di censi non pagati da Prospero ed Odoardo Lopes e da Gio. Lorenzo Perrone, i frati nel 1660 decisero di cedere le loro ragioni al decano della cattedrale Homobono Leone, il quale si obbligò per ducati 150 con un censo annuo di ducati 12, che doveva dare a lui Laurenzo Siciliano, come prezzo di “una casa sita in parrocchia di Santa Margarita consistente in più membri superiori et inferiori, con puzzo pila et casalino diruto nella parte delli molina jux.a li beni che furno del q.m Paulo Spina hoggi del d.o m.co Gioseppe Gerace confine uno molino ch’era del d.o di Leone similmente del d.o di Gerace, confine il monasterio di S.ta Chiara stritto mediante et altri fini”. La casa era stata ereditata da Beatrice Perrone, sorella di Gio. Lorenzo Perrone e da questa era poi pervenuta al figlio Homobono Leone, il quale la vendette a Gio Lorenzo Siciliano col patto che pagasse l’annuo censo al monastero. Poiché né Gio .Lorenzo Siciliano né il figlio ed erede Gio. Paulo Siciliano avevano mai soddisfatto i censi, i frati ricorsero alla corte vescovile per ottenere i ducati 150 più ducati 68 di censi decorsi.
Il 20 marzo 1664 Il Chierico Pelio Petrolillo, anche a nome dei fratelli e della sorella, vende per ducati 15 a Domenico Suriano “ una casa di molino sita e posta dentro questa città nel loco detto li molina, confine la casa del molino di Gioseppe de Squillace d’uno lato et dell’altro il molino delli Pantesani et altri confini” (311, 1664, 53).

Il luogo detto San Giorgio in parrocchia di Santa Margherita
A ricordo della vecchia parrocchiale soppressa rimarrà nel tempo il luogo detto San Giorgio.
Il 27 gennaio per decreto della corte vescovile è messa all’asta nella piazza pubblica “una casa palaziata consistente in quattro membri superiori et quattro bassi et pozzo dentro et casaleno dietro d.ta casa sita et posta nella Parocchia di S.ta Margarita, iuxta le case del Cl.co Sig.r Gioseppe Gierace et il monasterio di S.ta Chiara stritto med.te nel loco d.to S. Giorgio”. La casa è acquistata da Gioseppe Gerace per ducati 218 (ANC. 334, 1675, 26 – 30).
In un atto del notaio Theophilo Villaroya di Crotone, riguardante la carcerazione del regio giudice della città su ordine del governatore della città Francesco Multò da parte del comandante del regio castello Giuseppe Friozzi, troviamo i nomi di alcuni abitanti ed una sommaria descrizione del luogo. Il 12 settembre 1763 il primicerio della cattedrale di Crotone Dionisio Azeri, il sacerdote Martino Rossi, Giuseppe Micelotti, Domenico Tirioli e Raffaele di Perri affermarono che “abitando essi nel ristretto della Parrocchia di S. Margarita, luogo detto S. Giorgio, dove parimenti è sita la casa del mag.co Giuseppe Profeta nel quarto inferiore della sud.ta casa abita il regio giudice della Città, mentre essi fede facienti stavano a tavola essendo l’ora di pranzo, intesero un gran rumore e molte voci di femine ed uomini paysani in confuso che faceano a sentire, ch’il sud.to Sig. Giudice andava carcerato, a tal rumore alzatisi da tavola ed affacciatisi respettivamente chi alla fenestre e chi a balconi e chi uscito fuori alla strtada, viddero un drappello di granatieri armati con scopette e scialbe, che avevano attorniato la casa sud.a …” (ANC. 1411, 1762, 16 – 17).

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