La città senza storia. Sviluppo urbano e nuova immagine della città di Crotone (1860–1900)

pianta di Crotone 1872

Pianta di Crotone (1872).

Pur essendo stata dichiarata il 24 agosto 1857 la città di Crotone “piazza aperta” dal Ministero della Guerra, nel gennaio successivo si decise di conservare la cinta fortificata ed il castello e le zone militari adiacenti.

L’annessione al Regno d’Italia aprì la strada a grandi cambiamenti nella città e nel territorio, accelerando il passaggio delle proprietà dalla chiesa e dal demanio ai nobili.

Dopo il Plebiscito del 21 ottobre 1860, l’anno seguente subentrò al sindaco Gaetano Cosentino il nuovo sindaco Gaetano Morelli di nomina governativa. Già il 3 settembre 1861 il 2do  Eletto ff. Sindaco Gaetano Morelli inviava al vescovo di Cotrone la richiesta di permesso di festeggiare nel giorno 7 settembre la ricorrenza dell’entrata del generale Garibaldi in Napoli nella chiesa dell’Immacolata e poco dopo ” i componenti il Corpo municipale di questa città deliberarono la cessazione della esistenza delle Clarisse nel proprio monastero, ad oggetto di destinarlo a Località di Scuola”.

Proseguendo su questo indirizzo, nel maggio 1862 il Consiglio Comunale di Crotone chiese alla unanimità alla Deputazione Provinciale di abolire “tutte le servitù militari interne ed esterne alla piazza, sia per cessare tante angarie, “sia per dar aggio a questi cittadini di poter estendere le loro abitazioni in salvaguardia della loro sanità” e di abbattere le mura, considerata la “ristrettezza dell’abitato di questa città incapace a dilatarsi perché accerchiata e chiusa di mura, ed inoltre perché da molto tempo dichiarata piazza aperta stante la sua niuna importanza dal lato militare” (1). Approvava quindi un progetto per la costruzione  di un borgo, formato essenzialmente da abitazioni civili, da situarsi a sinistra appena fuori mura e vicino alla porta della città nelle località Spina Santa, Poggio Reale, Osservanza e Cipriano; luoghi dove si estendevano le  proprietà dei Berlingieri e dei Gallucci (Il 21 febbraio 1867 Francesco Gallucci affitta due pezzi di terra ad uso giardino in contrada Poggio Reale e Cipriano a Nicola Godino). In previsione dell’attuazione di questa espansione già nel 1864 era redatto il progetto che dalla porta della città per la  nuova strada Poggio Reale si collegava al Porto; (ACC) ampliando un tratto della vecchia via che, salendo dove si trovava un antico sedile in muratura detto Poggio Reale, scendeva per un ripido pendio,  passando dove erano gli avanzi del convento degli Osservanti.

Sempre in questi primi anni con firma congiunta Gaetano Morelli e Raffaele Lucente attestavano che  il Consiglio comunale all’unanimità in risposta ad una circolare del V. Prefetto, che chiedeva notizie sulla Divisione e suddivisione dei Demani, aveva deliberato che l’ordinanza del 26 marzo 1811 era stata eseguita e che i demani assegnati erano stati tutti ripartiti.

Il 10 ottobre 1863 il Consiglio comunale approvava l’appalto, della durata di due anni a partire dal primo gennaio 1864, della pulizia delle strade e dell’illuminazione dell’abitato all’interno delle mura. La città era divisa in quattro sezioni (Pelliccia, Bruno, Sotto-Prefettura e Immacolata) da due rette, una orizzontale ed una verticale , che si incrociavano al centro dell’abitato. La prima “a partire dalla casa di Pelliccia dilungando per il portone di Fonte, Arco Albani, Strada Zurlo, casa Lopez, Camposano, Morelli, Vico della stalla Berlingieri, casa Aquilino oggi Giglio, Casa Messina oggi di Francesco Talamo e termina alle mura di San Giuseppe”. L’altra “ a partire dalla porta della città, dilungandosi per la Strada Cavaliere, Casa Avarelli, Sotto Prefettura, casa Lettieri, che fu di Ganguzza e termina alle Mura del SS. Salvatore”.

Successivamente lo stesso Consiglio richiese alla Prefettura, alla Direzione del Demanio ed ai Ministri della Guerra e delle Finanze la cessione “delle mura di cinta ed adiacenze, bastioni e fossati” (2).

Poco dopo una nota della Direzione del Demanio in data 26.1.1867 assicurava “che in merito alla suddetta richiesta del Municipio di Cotrone non è a farsi veruna osservazione, ritenendo l’utilità cui mira il comune” (3). Infatti “in seguito ad ordine del Gran Comandante del Dipart(iment)o Militare di Napoli, contenuto nel foglio del 12 marzo 1867, Uffizio Terr(itoria)le n. 2304” con verbale del 29 maggio 1867 alcuni fondi antistanti ed adiacenti alle mura di cinta furono ceduti all’Amministrazione del Demanio. Sempre all’inizio di marzo 1867 Francesco Pucci di Crotone, che si era aggiudicato l’appalto “dei lavori di ampliamento ed altro da eseguirsi nel carcere di Cotrone” , nominava Vitaliano Pudio di Catanzaro a rappresentarlo nella contrattazione con la Prefettura di Catanzaro (notaio Fonte Francesco, Repertori, Scheda DCCCIX, Arch. Stat. CZ).

In esecuzione del decreto del 1.9.1865 le opere militari della piazza della città erano già passate in consegna al Genio e al Demanio, ai quali il Municipio avanzò un atto di protesta, che ribadiva la richiesta di acquisirne la proprietà (4). Proseguivano le cessioni e le occupazioni abusive, ed iniziavano le trattative tra gli abusivi ed il Genio Militare. Il 10 febbraio 1867 Gaetano Bruno incaricava il signor Ambrogio Ascolari di Catanzaro “di trattare, convenire e transigere” le pendenze esistenti tra lui e la Direzione del Genio militare di Catanzaro; il Bruno aveva acquistato il 24 ottobre 1865 una bottega con stanza superiore da Alfonso Lettieri per lire 5482,50 ed il 29 ottobre 1866 dalle signore Eleonora ed Isabella Pelliccia due botteghe ed un fabbricato per 13600 lire. Il 15 febbraio successivo Francesco e Giovanni Galluccio estinguevano due canoni dovuti all’Orfanotrofio Militare di Napoli, che gravavano un giardino sito nelle vicinanze di Crotone ed un fabbricato nell’abitato (Fonte, cit.).

Nella primavera del 1867 i governanti, sotto la spinta soprattutto dei nobili Luigi, Annibale e Gabriele Berlingieri e Francesco Gallucci, che possedevano i terreni vicino alle mura e controllavano il governo della città, poiché tardava il passaggio delle mura, decisero di attuarlo con la forza e perciò apprestavano gli strumenti finanziari e urbanistici. Già il 20 gennaio 1867 il municipio, rappresentato da Carlo Milelli, Antonio Vatrella, Raffaele Lucente e Michele Labonia, aveva dato mandato speciale al signor Paolo Bevacqua di rappresentali presso la Banca Nazionale succursale di Catanzaro. Tra la primavera e l’estate 1867 Annibale e Luigi Berlingieri concedevano numerosi prestiti tra i quali alcuni ai mastri Francesco Russo e Francesco Muscò.

Il 14 agosto 1867, essendo sindaco facente funzioni l’assessore democratico e massone Raffaele Lucente (era assente il sindaco, espressione dei nobili, scelto dal Governo fin dal 1861 Gaetano Morelli), la Giunta Comunale, prendendo a pretesto “motivi di igiene e sicurezza pubblica”, decise di sua iniziativa la demolizione immediata del muro di cortina tra i bastioni Immacolata e San Francesco, dove si trovava il ponte di accesso e la porta principale della città, e nello stesso tempo approvò la ristrutturazione urbanistica di tutta l’area demaniale adiacente (5), secondo il progetto d’arte con disegno redatto dal capo d’arte muratore Giuseppe Russo.

L’undici settembre dello stesso anno, quando ormai la demolizione della porta è al termine e sono iniziate demolizioni in altre parti della cinta muraria, il Municipio decise di venire ad un accordo con il Demanio per risarcire gli “eventuali dritti” relativi alla porta, al ponte, al fossato e alla cortina ed al pagamento del materiale avuto dall’abbattimento di queste strutture. Inoltre ordinava che si sospendessero le demolizioni del muro di cortina nella contrada Barracco fino alla definizione generale della domanda di cessione (6).

Nel Consiglio Comunale del 28 ottobre 1867 il disegno e le motivazioni, per proseguire nell’opera iniziata, sono evidenziate dall’assessore sindaco f.f  Raffaele Lucente:  “… Di vero, sarà ricordo d’una grandezza che oggidì degrada più che nobilita, ma niuno osarà contrastarmi che queste mura di cinta sono state, sono e saranno, finché conservate, una barriera allo incremento ed alla salubrità del paese. E quando il Governo del Re nel 1865 cancellò Cotrone dal novero delle città fortificate e abolì le servitù militari, ognuno di buon senso e sevro di passioni, infrangendo i ceppi che tutto avvinghiano e fino il respiro delle nostre case imprigionavano, ci restituì quella libertà che disprezza soltanto chi è avvezzo a misurare la potenza e la forza di un popolo dalla maggiore o minore altezza di un muro che lo circonda e lo chiude… Si è demolita un’opera che ci ricorda tempi funesti di straniera dominazione, per surrogarla con un’altra che, simbolo della vera civiltà e della vera forza, apre il campo a quel radicale progresso ed immiglioramento, cui il paese aspira …” (7).

La costruzione della nuova struttura esterna alla città ed aperta sul territorio è ben presto completata ed è attraversata dalla nuova strada detta “Vittoria”.  Il 26 ottobre 1868 Luigi Pantusa proprietario di una casa matta ed un pianterreno siti alla Marina del Porto la scambia con Gaetano Messina che possiede una stanza nella strada Vittoria.

Procedevano la svendita e l’acquisizione dei beni del demanio e di quelli ecclesiastici. Il 5 marzo 1868 Gaetano Iuzzolini, Francesco Turani, Francesco Pucci e Giuseppe Cerrelli acquistavano il fabbricato detto il Seminario Vecchio ed  il consiglio Comunale del 5 ottobre 1868 proponeva l’adattamento della parte avuta, lasciata libera dalle monache del monastero di Santa Chiara, ad uso di asilo infantile ed a scuola primaria. Tuttavia questa delibera non ebbe una esecuzione completa immediata, molto probabilmente per mancanza di fondi, se due anni dopo il 3 ottobre 1870 lo stesso Consiglio Comunale ritornava a deliberare all’unanimità di “riattarsi e rendere adatto ad asilo infantile il locale in quella parte del convento delle Clarisse già consegnato al comune, locale che sarà assolutamente  segregato dallo stabilimento religioso”, e di adibire “ad altri stabilimenti municipali il restante superfluo all’asilo infantile, e all’uopo invita la Giunta a far redigere ed attuare il relativo progetto”.

Risulta chiaro da tutto l’operato che i governanti della città, espressione del notabilato locale, portano avanti un vasto disegno speculativo basato sul rialzo dei prezzi dei terreni fuori le mura, sull’acquisizione a buon mercato delle mura, delle strutture e dei suoli demaniali intorno alle mura, sulla successiva speculazione edilizia e rendita immobiliare e sul recupero a bassissimo prezzo del materiale da costruzione, ottenuto dallo smantellamento delle mura e dei bastioni.

Accadde così che, come nel passato le mura ed i resti della città magnogreca erano diventate dapprima cave di materiale per costruire la città e le fortificazioni medievali ed in seguito quelle di Viceregno, ora queste ultime diventano una enorme cava da utilizzare per attuare questa espansione e speculazione edilizia. Lo strumento per raggiungere questo scopo è l’Amministrazione Comunale che, nel momento stesso in cui acquisisce queste strutture per igiene e “per pubblica utilità”, le svende a coloro che controllano il potere nella città.

Passata la maggior parte della cinta muraria dal Demanio al Comune, questo deliberò la vendita delle mura e dei suoli adiacenti (8) e dispose che avessero fine “nel più breve termine le pendenze cogli occupatori di esso” (9).

Numerosi speculatori e prestanome, infatti, si erano già mossi; alcuni ottenendo concessioni (Barracco possedeva l’orto Filè situato tra le mura della città ed il castello, il bastione Miranda era dei Lucifero, Gabriele Lucifero un casamento, ecc.), altri creando occupazioni di fatto delle mura e dei suoli, ponendo così una grossa ipoteca su di un loro acquisto a prezzi vantaggiosi. Diveniva sempre più evidente la commistione di interessi che legavano tra loro i governanti ed i nobili.

Lo stesso Raffaele Lucente acquistava il 14 aprile 1868 un casamento da Gabriele Berlingieri per il prezzo di favore di lire 500. La vendita avveniva previo il consenso del signor Muzzi, rappresentante l’Orfanotrofio Militare, il quale vi esigeva un annuo canone, che sarà affrancato il 7 novembre dello stesso anno, quando il Lucente come proprietario del casamento gravato dal canone e dal laudemio versava lire 6 e centesime 63 al rappresentante dell’Orfanotrofio Militare Francesco Marchioro. Il Lucente procedeva subito all’occupazione abusiva di una parte delle vicine mura. Per tale motivo il 15 novembre 1869 era costretto a versare lire 96 al signor Leonardo Vitetti, in qualità di incaricato della Amministrazione del Demanio e delle Tasse di Catanzaro,  per la cessione di “una sezione del muro di cortina nel Fossato detto delle Armi, contrada Immacolata”. Con tale pagamento cessava la lite intentata il 3 agosto dal Demanio per l’occupazione abusiva.

pianta del castello di Crotone 1869

Pianta del castello di Crotone (1869).

Occupazioni di mura e di suoli ormai assediano le strutture militari come evidenzia il  “Piano Topografico del Castello”, elaborato il 26 agosto 1869 dal capitano capo sezione del Genio Militare di Catanzaro. Da esso possiamo conoscere oltre alla struttura del castello anche le aree confinanti. Su Largo del Castello addossate alle mura del fossato ci sono oltre alla chiesa parrocchiale del SS. Salvatore altre quattro case di privati. Il Fossato, che separa la città dal castello, è usufruito dall’Orfanotrofio Militare di Napoli, che lo dà in fitto ad uso di maneggio di cavalli.  Il castello confina da una parte con il fondo Barracco, dall’altra con la Via Conigliera che, uscendo dalla città per la nuova Porta della Conigliera, conduce per la strada del Porto alla Marina. L’interno del castello ospita gli edifici adibiti a caserma e a carceri civili, queste sono nella torre Marchesana. In questi anni si nota una certa attività nel borgo della Marina, dove sta prendendo vigore un nuovo ceto formato da addetti al porto, mastri calafati addetti alla costruzione di barche e da imprenditori dediti all’attività marinara. Su pressione del deputato crotonese Gaetano Cosentini, eletto nel 1867 nel parlamento, è inviata  dapprima una piccola draga per lo scavo del porto, che in gran parte insabbiato. In seguito si ottenne una draga più potente detta “la Finanza”, che fu poi sostituita da “Il Vulcano”. Nel novembre 1868 Carlo Consocco è capitano del porto di Crotone e Giuseppe Ciurato è capitano del “vapore o draga che è addetta allo scavo del porto”. Tra coloro che sono particolarmente attivi nel borgo ricordiamo Antonio Tricoli che vende il battello “Mariella” con tutti gli attrezzi a Antonio Sabia (2.9.1868) ed il falegname e mastro calafato Domenico Rugiero che costruisce nel giugno 1869 per conto di Domenico Scicchitano una barca lunga sette metri e novantaquattro centimetri e di profondità un metro e nel luglio successivo un’altra barca per conto di Nicola Innaro e Raffaele De Gennaro. Il 22 settembre 1869 Pietro Borrelli vende una barca ad Angelo Raffaele Napolitano. Il 5 maggio 1870 i greci Costantino Dedusi e Giovanni Demetrio Bistichi vendono la loro bombarda denominata San Dionisio con barchetta ed attrezzi, che è affondata nel porto di Crotone con il suo carico di nocciolo di ulivo, al crotonese Michele Bruno per lire 1200. Il 5 giugno 1870 Bernardo Pinto e Gaetano di Paolillo di Amalfi cedono una barchetta a Angelo Puglio di Atrani domiciliato a Crotone. Il 14 luglio 1870 Giuseppe Rassetti di Reggio vende una quota del naviglio Emmanuele a Santo Ranieri di Crotone.  Il 5 febbraio 1873 Santo Ranieri compera per lire 7000 il naviglio del capitano Vincenzo Andreis con tutti gli attrezzi naufragato nel porto di Crotone  Il 13 agosto 1874 Domenico Angelo Rebua di Ferrara vende a Giovanni Marsaglia, impresario del tronco ferroviario Cotrone -Rocca Bernarda un battello per trasporto di materiale per lire 500  (Fonte F. cit.).

Nella seduta del 24.5. 1870, il Consiglio Comunale trattò “i provvedimenti in ordine alle mura demaniali cedute al comune e le basi per regolare un accordo cogli occupatori. Si decise che a coloro che avevano occupato le mura, per costruirsi una abitazione, “si facesse pagare per intero tutta l’altezza delle mura occupate come fabbrica e tanta spezzessa per quanto un perito appositamente nominato giudicherebbe necessario che l’occupatore avrebbe dovuto edificare per costruirsi la sua casa, il resto considerato come pietra e fargliene pagare la metà”. Per quelli che hanno demolito si decise di far pagare “la metà del valore delle pietre ricavate ed il quarto del valore del suolo” (10). Tra coloro che ne beneficiarono troviamo anche Raffaele  Lucente, il quale aveva continuato ad occupare. Infatti il 19 settembre 1870 il sindaco Gaetano Morelli “coll’autorizzazione espressa del Municipio di Cotrone à ceduto ed alienato in favore del Signor Raffaele Lucente tutta la estensione del muro di cinta del Bastione delle Armi di questa città, che era in massima parte occupata dal Signor Lucente dell’altezza di metri diciotto, larghezza metri dieci e mezzo e spezzezza metri undici per dieci, pel prezzo transatto di lire milleseicento, pagabili dal signor Lucente in tre tande, la prima  di lire seicento nel ventiquattro marzo prossimo e l’altre due in lire cinquecento ognuna nel ventiquattro marzo dei successivi due anni” (Fonte cit.).

Premiando e legittimando l’occupazione abusiva commessa, il Consiglio Comunale il 29 gennaio 1871 approvò le transazioni con il Sig. Francesco Berlingieri e con il Sig. Saverio Bianchi “per occupazione di muro comunale e cessione di esso”. I due avevano occupato vaste aree presso le mura ed i bastioni per costruirvi i loro palazzi.

“Il Sig. Berlingieri.. chiede la vendita del muro di cinta della città per quella parte compresa dal lato nord del bastione S. Giuseppe fino alla casetta della Signora vedova Soda sulla Conigliera per tutta la sua altezza, fondazione e spezzessa, colla cessione di tutti i diritti che il Comune acquistava dal Demanio e colla rinuncia da parte del Consiglio istesso ad ogni pretesa per le innovazioni arrecate da esso Berlingieri, tanto al locale di cui chiede la vendita, quanto al limitrofo bastione di San Giuseppe …” (11).

“ Vista la dimanda del Sig. Bianchi nonché la pianta del luogo che forma oggetto della richiesta e la stima relativa.. Astenendosi dal votare i consiglieri Minutoli e Juzzolini, delibera a scrutinio segreto e ad maggioranza di 9 voti contro 1 ed una cartella bianca, accettarsi come accetta l’offerta del Sig. Bianchi per la somma di lire mille cinquecento …” (12).

Successivamente fu approvata pure la demolizione dell’angolo sporgente del bastione S. Francesco e la vendita di alcune mura e suoli adiacenti. Ne usufruirono nobili, benestanti, costruttori e prestanome tra i quali Gaetano Bruno, Francesco Galluccio, Gaetano Juzzolini, Albani Bernardino, Berlingieri Annibale, De Vennera Antonio e Giuseppe Bianchi, i quali allargarono e migliorarono le loro proprietà (13).

Col passare del tempo diveniva sempre più evidente il disegno portato avanti dagli speculatori che al riparo del partito dei moderati, ma con la complicità anche di alcuni democratici, controllando ed indebitando l’Amministrazione Comunale, la spingevano alla cessione e traevano dallo smantellamento delle mura e dall’acquisizione dei suoli sempre più benefici. Aumentava col tempo tra la popolazione la consapevolezza che quanto declamato dai governanti con toni altisonanti, per portare a compimento l’operazione, era palesemente falso e celava  il disegno dei soliti padroni della città, che agitando promesse di lavoro, di salubrità dell’aria, di progresso, di bellezza dell’abitato e di case con giardini fuori mura, agivano per propri fini speculativi ed indebitavano sempre più l’amministrazione comunale, che poi si rivaleva sulla popolazione aumentando le tasse.

Così nel periodo tra il 1867 ed il 1872 ad una ad una tutte le proprietà fondiarie e gli immobili provenienti dall’Asse Ecclesiastico e dal Demanio militare erano passate in possesso della stretta cerchia, che controllava la città, che si era così arricchita da dar sfoggio con nuovi maestosi palazzi.

Fanno parte di questo ceto nobiliare Fabrizio e Francesco Lucifero, Carlo e Bernardino Albani, Luigi, Gabriele, Federico e Annibale Berlingieri, Francesco Galluccio e Giuseppe Zurlo Galluccio.

Di tale stato d’animo si faceva interprete Felice Caivano, che nella sua opera smontava ad una ad una tutte  le falsità fatte proprie dal Consiglio Comunale: “Ora molte di queste mura, con istupido criterio, sono state diroccate … e ribadendo che fossero di barriera alla salubrità del paese … Ebbene allora quegli alti palagi, credo del doppio  più alti delle mura, sulle cui fondamenta si sono eretti, quegli alti palagi mi par che, anziché sgomberare, ingombrino di più quell’aria che non so persuadermi come colle mura era insalubre, ed or coi palagi salubre!! … Volevano abbassarsi le mura ? Molto bene … voglio ammetterlo pur io!! Ma perché allora sulle mura alzarvi palaggi? Voleva lasciarsi il paese col di fuori del paese sempre, di notte e di giorno,  in comunicazione? Benissimo! Ma perché demolirne la costruzione della porta. Anzi questa, segregata dalle mura e non diroccata, avrebbe abbellito il paese …” (14).

L’Amministrazione Comunale, continuando l’opera di trasferimento delle ultime proprietà dal Demanio ai possidenti, richiese quindi di espropriare urgentemente per “causa di pubblica utilità” la Batteria e Riservetta S. Giuseppe (15). In risposta ad una nota del Sottoprefetto che chiedeva di sapere il tempo necessario per il compimento dei lavori, per fare i quali si era richiesta l’espropriazione,  il Consiglio Comunale dichiarava “che i lavori indicati nella relazione sommaria che accompagna la richiesta di espropriazione saranno compiuti entro il giro di anni dieci” ! (16).

Sempre nel 1872 è la richiesta di acquisto da parte dell’Amministrazione Comunale del castello. In previsione di tale dismissione, nell’ottobre dello stesso anno il Genio Militare di Messina compilava un “Piano dimostrativo della cinta e del Castello della Città di Cotrone con le indicazioni delle proprietà militari”. In esso era segnata la parte del castello “per la quale si è compilata la perizia di vendita”. L’area soggetta a vendita riguardava tutto il castello eccetto  la parte  compresa tra i due baluardi, che rimarrebbe riservata ad uso militare. Il piano ci dà anche una indicazione dei proprietari all’esterno ed attorno alle mura, oltre ai suoli demaniali davanti alla città, dalla parte della Marina partendo dall’Osservanza troviamo Gabriele Berlingieri (Marina del Cassiere), il barone Gallucci, il Reverendo Capitolo della Cattedrale e Federico Berlingieri.

Una “Carta” della città di Crotone conservata presso l’Ufficio Erariale di Catanzaro, finita di compilare il 24 agosto 1874 dall’ingegnere Pietro Bosetto, visto l’ispettore dirigente ingegnere A. Marinezi, evidenzia la privatizzazione delle mura e dei bastioni della città e le nuove costruzioni fuori mura. Soprattutto è parcellizzata la parte fortificata che si apre sulla campagna, che si estende dal bastione Cavaliere (bastione San Francesco –  bastione delle Armi)  al bastione San Giuseppe. La città è ormai aperta sul territorio. Dove c’era la Porta Principale ora inizia la via Vittoria che è fiancheggiata da due porticati, che si aprono sulla piazza Principessa Margherita. Ci sono due piazzette, da una parte e dall’altra tra i porticati e le mura (quella a sinistra uscendo dalla città si chiama Piazza Vittoria). Da piazza Principessa Margherita si dipanano numerose strade, oltre alle vecchie verso Isola , Cutro e ponte sull’Esaro, ci sono le nuove: strada alla Stazione, che per il nuovo ponte sull’Esaro congiunge la città alla stazione ferroviaria, un tratto della strada Poggio Reale e la strada Principessa Margherita che si dirige verso i magazzini (nel dicembre 1874 inizia la costruzione della strada comunale Cotrone – Papanice, Fonte cit.). Nuovi edifici sono in costruzione appena fuori mura (Il 15 dicembre 1874 Francesco Pucci vende due botteghe di nuova costruzione  per lire 4000 a Pasquale Cavaliere con la condizione di poterle riscattare dopo due anni), all’inizio della strada Poggio Reale e nel borgo della Marina. Quest’ultimo è collegato alla città dalla parte del castello dalla discesa della Conigliera (Per due porte ferrate della Conigliera ove ergesi il bastione Miranda, ora villa Lucifero, si esce nei fossati del castello. Una mulattiera conduce al pascone, proprietà del Genio Militare e dà termine a mare”) e dalla parte della piazza dalla strada Fossato Mura delle Armi. Una nuova strada razionale detta strada della Marina del Porto è in costruzione; essa parte dal borgo Marina, dove si trova la Dogana, e costeggiando parallelamente il mare per la Marina del Cassiere si congiunge con la strada Poggio Reale. Lungo la strada della Marina del Porto e la sua parallela, in vicinanza del borgo, da una parte e dall’altra, stanno sorgendo nuove costruzioni. I proprietari dei nuovi immobili, Luigi e Gabriele Berlingieri, gli affittano ai proprietari dei navigli, ai mastri e agli addetti del porto. Il 19 marzo 1872 I fratelli Domenico e Vincenzo Rugiero prendono in fitto dal barone Luigi Berlingieri “una casa ed un giardinetto adiacente siti nella marina del Porto per tre anni per la pigione di lire 123,25 l’anno. Il 4 aprile 1873 Gabriele Berlingieri affitta per 6 anni una stanza situata nella Marina del Porto a Vincenzo Sabia. Il 23 aprile 1873 Gabriele Berlingieri  affitta per 6 anni un magazzino ed un basso situati nella Marina del Porto  ai coniugi Francesco Petruzzi e Rosolia Giungato. Il 27 aprile 1873 Gabriele Berlingieri affitta per 4 anni una casa situata nella Marina del Porto a Francesco Tricoli e Dionisio Sabia. Il 5 maggio 1873 Gabriele Berlingieri affitta per 4 anni una casa situata nella Marina del Porto a Domenico Napolitano.

In seguito, essendo crollata una parte di cortina del castello (17), l’Amministrazione militare richiese al comune di poter costruire una caserma militare nel Bastione S. Giuseppe, in quanto aveva stimato che il castello non era più adatto a caserma, avanzando a tal proposito l’offerta della cessione del castello ed altri compensi (18).

L’accordo tuttavia non fu concluso, poiché il Consiglio Comunale trattando delle cessione del castello dal Governo al Comune, dopo la relazione del nuovo sindaco Antonio Lucifero (1873-1876) e dopo aver esaminate le condizioni poste dalla Direzione del Genio Militare di Messina, deliberò “che tali condizioni sono di sì straordinaria gravezza da rendere impossibile ogni accordo per la cessione del castello, il quale non si riduce che a quella parte che è cadente, sicché non sarebbe utilizzabile che pel materiale”. Rigettando la cessione alle basi proposte si riservò però di continuare le trattative per arrivare ad un accordo su basi “più eque e ragionevoli” (19).

Continuando l’opera di cessione dei suoli e delle mura passate dal Demanio, il Consiglio Comunale, sindaco Antonio Lucifero, nel maggio e nell’ottobre 1873 accolse una serie di richieste di cessioni di mura e dei suoli adiacenti. Ne beneficiarono Demetrio Pirozzi, Romualdo Punzo, Antonio Fonte, Gaetano Bruno, Nicola Galluccio, Leonardo Messina e Francesco Scicchitano (20).

Proseguendo nella politica di favorire la classe dei benestanti il Consiglio Comunale dominato dai moderati rigettò un’”istanza di rivendica di un suolo pubblico usurpato dal Sig. Antonio Lucifero sulle mura della Conigliera” (21).

Da una parte si va verso la svendita delle mura e dei suoli acquisiti dal Demanio, dall’altra si delibera di espropriare per “causa di pubblica utilità” altre parti della cinta muraria. Così si delibera l’espropriazione dei lamioni per teatro e di far  la costruzione di un nuovo teatro entro venti anni (22). Sempre per “causa di pubblica utilità” si richiedono i bastioni Cavaliere ed Orsini ed il muro corrispondente (23).  Questi due bastioni e la cortina corrispondente della Pescheria sono gli unici che erano stati esclusi dalla cessione delle fortificazioni dal Demanio al Comune, perché “eran riservati al ramo Guerra”. Successivamente su richiesta del comune erano passati al Demanio dello Stato, al quale ora il comune, sindaco il  democratico Raffaele Lucente (1876–1882), iniziando una pratica, chiede o meglio intima “la cessione a trattativa privata o una espropriazione per pubblica utilità” (24).

Nonostante che le pratiche siano ancora in corso, essendo la demolizione il principale scopo della richiesta di cessione, prendendo a pretesto la mancanza di lavoro in città, si avvia lo smantellamento in modo da risolvere la questione, come nel passato, con la forza (25).

Il progetto prevede, oltre alla demolizione per ricavarne materiale edilizio a buon mercato, di “creare una via breve fra la marina vicina, ove sono siti i magazzini di depositi di cereali ed altro e la marina lontana ove è il porto”. Per far questo  si rende necessaria una strada che “non potrebbe costruirsi senza la demolizione dei bastioni e del muro di cortina” (26).

Nel 1877 il sindaco Raffaele Lucente mentre procede da una parte ad acquisire alla Amministrazione comunale altre proprietà stipulando col rappresentante dell’Orfanotrofio Militare di Napoli un atto di acquisto del terrapieno del bastione S. Giuseppe (27), dall’altra, ottenuto il decreto di espropriazione per pubblica utilità dei bastioni Cavalieri, Orsini e mura di cortina, inizia gli atti relativi al passaggio di proprietà (28).

Il contratto di cessione del terrapieno del bastione S. Giuseppe prevede il pagamento di £. 1780,55 per il manufatto da pagarsi in due rate annuali al Demanio; a questa somma sono inoltre da aggiungere altre £. 27,60 per la perizia e le spese giudiziarie già sostenute prima dal Genio Militare e poi dal Demanio “contro diversi cittadini per occupazioni abusive coi quali il Comune potrà o transigere o continuare il giudizio”, che ascendono a £. 1384,97 e devono essere pagate subito (29).

Sempre nel dicembre 1877,  sindaco Raffaele Lucente, si delibera di chiedere “l’espropriazione per causa di pubblica utilità delle due case matte nel bastione delle Armi, appartenenti all’amministrazione dell’Orfanotrofio Militare di Napoli” con l’intento di adibirle a teatro comunale (30).

Ottenuto il decreto di espropriazione dei due bastioni Cavaliere ed Orsini e della cortina, nonostante il vincolo posto dal Demanio di iniziarne la demolizione solo dopo che erano passati due anni, il sindaco Lucente ordinò di proseguire nell’abbattimento e di incominciare la costruzione di una strada di circonvallazione utilizzando il terrapieno.

Nella seduta del 3 maggio 1878 con la strada già in costruzione, che procedeva con la demolizione delle  opere militari, il Consiglio Comunale approvò l’operato del sindaco, intitolando la strada alla Regina Margherita, in omaggio “alla prima Regina d’Italia” . Il Consiglio, facendo proprie le dichiarazioni del sindaco che minimizzava la spesa, in quanto si poteva utilizzare per il terrapieno la terra dei bastioni, che dovevano essere abbattuti, che altrimenti si avrebbe dovuto scaricare a mare, approvò il finanziamento dell’opera e chiese che si trattasse  coi Signori Giunti e Barracco “per la cessione amichevole delle stalle del primo e dell’orto detto di Filè del secondo per congiungere la strada dal bastione Giunti al porto. La costruzione della strada, che doveva essere la più bella della città, era stata anche progettata..  “tenendo presente che i lavori saranno di aiuto a molti infelici operai, i quali senza di essi avrebbero  inutilmente, come tanti ed in tante  altre località, chiesto lavoro e pane nella difficile crisi economica investente il paese” (31).

L’anno seguente si pose a ricordo dell’evento una lapide:

“Qui / Dove tirannia di uomini e di tempi / Innalzò mura e bastioni / La nuova civiltà / Il civico patriottismo / Il forte volere di un uomo / Abbattuti dopo secoli / Del dispotismo i baluardi / Aprivano una via / Del nome Augusto / Della prima Regina di Italia / Intitolandola / (Regina Margherita) / Il Municipio/ Sindaco il Commendatore D. Raffaele Lucente / Il 1° giugno 1879 / Festa dello Statuto / A memoria dei venturi / Pose” (32).

All’inizio degli anni Ottanta il canonico Pasquale Juzzolini così descrive Crotone: “Una città doviziosa ed opulenta, tanto incivilita ed ornata di sontuosi palagi, di strade lastricate, di molti comodi di vita, di un esteso commercio per mare e per ferrovia (inaugurata il 31 maggio 1874; Nel 1874 Giovanni Marsiglia è impresario del tronco ferroviario Cotrone – Rocca Bernarda) ( Juzzolini P., Santuario cit. p.VI, Fonte cit.). La città comincia ad estendersi al di fuori delle mura lungo la strada Poggio – Reale, dove in località Spina Santa è costruito il nuovo ospedale, e si popola il borgo della Marina presso il porto. (Il 30 marzo 1871 Filippo Messina compera per lire 4250 da Federico Berlingieri “un giardino detto Mellino e sue adiacenze in contrada sotto il castello”.(Fonte cit. Nel 1896 sarà costruita  dagli eredi del decano Filippo Messina una chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario). Tuttavia parte del territorio vicino alla città rimane malsano, come dichiarerà il dottor e Assessore Isidoro Caloiro, che nella Giunta Comunale del 29 maggio 1886 presentava un ordine del giorno, chiedendo “di  provvedere urgentemente alla bonifica della palude Esaro, la quale essendo prossima all’abitato ed alla Stazione ferroviaria, e contenendo una estesa superficie di acque stagnanti, è infausta sorgente di putridi ed esiziali miasmi fatali alla pubblica salute degli abitanti e del personale addetto agli Ufficii ferroviari”. La città mancava ancora di un acquedotto, il porto era insabbiato e la miseria e la mancanza di lavoro attanagliavano la popolazione.

Dal progetto del “Porto di Cotrone” eseguito nel 1887, che mostra il tracciato del nuovo porto con il molo in costruzione ed il cantiere, possiamo evidenziare le strade e gli edifici costruiti tra il 1874 ed il 1887.

Lungo la strada Poggio Reale ai due edifici esistenti si è affiancato il nuovo ospedale, mentre nella vicina strada Fossato mura delle Armi presso il bastione è stato edificato l’asilo di infanzia Regina Margherita.

Numerosi edifici sono stati costruiti da una parte e dall’altra della strada della Marina del Porto, che collega il borgo ed il porto con le strade Fossato Mura delle Armi e Poggio Reale. L’intero asse stradale è stato completato dalle nuove costruzioni, che si prolungano fino alla congiunzione con le due strade citate.

La nuova strada Regina Margherita collega la Piazza Regina Margherita ed i magazzini con il borgo della Marina e con il porto, passando sopra gli zoccoli dei due bastioni ed il terrapieno tra il muro ed il contromuro della cortina della Pescheria.

Il nuovo tracciato della strada Provinciale collega la città con l’esterno. Da piazza Regina Margherita, passato il nuovo ponte sull’Esaro, si divaricano due strade: una va alla stazione ferroviaria e poi passando la ferrovia si dirige a Papanice, l’altra si inoltra verso il Neto.

Dopo un periodo di espansione evidenziato anche dall’aumento della popolazione, che dai 7168 abitanti del censimento del 1861 erano passati ai 9649 del 1881, l’economia della città basata sull’esportazione dei cereali e del formaggio si era bloccata ed entrata in crisi ed iniziava un lungo periodo di povertà, che si protrarrà fino alla fine dell’Ottocento (nel 1901 gli abitanti sono solo 9610). La crisi colpisce anche i piccoli proprietari che, stretti dal cappio dell’usura, devono cedere i loro beni ai grandi proprietari,  favorendo una ulteriore concentrazione della proprietà. Così “molti dei piccoli proprietari veggionsi alla giornata sparire, sol perché non hanno dei capitali proprii: né tampoco puon trovare un pubblico stabilimento che, con modesto interesse, potesse loro  offriglierli. Volendoli, possono ricorrere a particolari individui; ma lo interesse che questi pretendono non sarebbe in ragione del guadagno” (Caivano, 234). La fondazione nel 1886 della Banca Cooperativa di Credito  da parte dei grandi proprietari non farà che  rendere evidente e pubblico il monopolio del credito.

Nel 1882 finisce con un intervento governativo l’amministrazione comunale guidata dal sindaco democratico Raffaele Lucente (1876-1882), un’amministrazione che “ha migliorato la città, dando impulso ai lavori pubblici”, costruendo nuove strade e fornendo la città di una illuminazione pubblica, ma anche con molte ombre che gravano sull’operato del sindaco, accusato di occupazione abusiva di beni pubblici e di favoritismo. Inoltre è aumentato in maniera insopportabile l’indebitamento comunale, che grava sui cittadini. Tutto questo dà ampio spazio ai disegni della Destra, che ha avuto “fra i più strenui difensori dell’amministrazione Lucente … il Barone Berlingieri, il quale ne ha condiviso la responsabilità degli atti, ne ha approvato ed appoggiato l’indirizzo in Consiglio ed in Giunta” (La Luce, Cotrone 28 Giugno 1880).

Subentrano così nel 1882 nella guida dell’amministrazione i Moderati, la “Destra, che  ebbe il genio dell’invenzione delle tasse che han prodotto la miseria di queste popolazioni; di quella Destra il di cui nerbo vigoroso composto di Conti, Baroni, Marchesi, Banchieri, Capitalisti, ebbe, ha ed avrà sempre l’unica sua mira di restringere le libere istituzioni di non far votare quelle leggi e quelle imposizioni che dovrebbero equamente colpire i loro interessi.” (La Luce, Cotrone 28 Giugno 1880).

Nell’ottobre 1883, sindaco il moderato ed espressione dei nobili il potente barone Luigi Berlingieri, vero padrone della città, il Consiglio Comunale approva la richiesta di “acquisto del diritto d’usufrutto delle case matte nel bastione Immacolata”. L’usufrutto che è per legge dovuto alla Amministrazione dell’Orfanotrofio Militare di Napoli, sarà venduto successivamente al comune nel 1885 (33).

Nell’agosto dell’anno successivo 1884 il Comune intavola una trattativa coi signori Albani Filippo, Berlingieri Annibale e De Vennera Antonio per acquistare da essi l’ultimo pezzo di mura che può essere demolito e che riguarda la cortina fra i bastioni Cavaliere e S. Francesco.

L’intento manifesto è sempre quello “di occupare le mura nel principale interesse dell’igiene” ed infatti si occuperebbero per dare “opera alla demolizione graduale di esse e in seguito farne un giardino” (34); in realtà si salvaguarda la veduta dei palazzi, che sono situati nella piazza Vittorio Emanuele, già Largo Suriano, adiacente alla cortina, impedendo la costruzione in futuro di nuovi fabbricati.

L’operazione è sconcertante in quanto il comune ricompra a caro prezzo, ciò che aveva svenduto appena pochi anni prima. Il tutto è condotto in porto dai proprietari dei palazzi, i nobili Albani e Berlingieri, che usando una terza persona sanno pilotare il Comune nella maniera, che è per loro migliore.

L’operazione speculativa inizia nel 1861 quando il sig. Antonio de Vennera acquista dall’Orfanotrofio Militare di Napoli contro un annuo canone il “dominio utile del terrapieno e del fossato esterno della cortina stante fra i due bastioni Cavaliere e S. Francesco”. Successivamente affrancato l’annuo canone nel 1868, il De Vennera ne divenne proprietario ed utilizzando i mezzi finanziari e la potenza dei Sig. Berlingieri ed Albani, riuscì, dopo il passaggio delle mura dal Demanio al Comune, ad acquistare assieme ai due “il dritto, ragione ed azione sulle mura che cingono  e sorreggono il terrapieno fra i due bastioni, Cavaliere e S. Francesco” (35).

Nell’agosto del 1884 comincia la demolizione di parte di queste mura e si scarica il materiale non utilizzabile nella vicina marina delle Forche, ma non è stato ancora approvato dal Consiglio Comunale l’atto privato di cessione tra i proprietari Filippo Albani e Annibale Berlingieri ed il sindaco Luigi Berlingieri stipulato nel 1882.

Nel 1887 si cerca di legalizzare il passaggio di proprietà, ma sorgono ulteriori difficoltà, in quanto i venditori pongono le condizioni, che l’area interessata sia utilizzata a scopo pubblico e non vi si possa costruire alcun tipo di fabbricato (36).

Nel 1888 la vertenza è ancora aperta (37).

Altra lite, che si prolunga nel tempo, è quella tra il comune e l’ex sindaco Raffaele Lucente, che ha occupato abusivamente gran parte del bastione delle Armi. Il Lucente messo sotto accusa nel consiglio Comunale del 7 gennaio 1881 per occupazione abusiva  di beni comunali dai consiglieri moderati Berlingieri, Morelli, Caloiro e Messina, l’anno dopo è estromesso dalla carica per i danni causati alle casse della Amministrazione Comunale (38).

In questi anni proseguono i lavori delle strade che collegano la città al porto. Confrontando la Pianta della Città di Cotrone  eseguita dal Villani il 2 novembre 1884 con la Pianta del Porto di Cotrone del 1887 si nota che in questo periodo è aperta la strada Regina Margherita, che da Piazza Regina Margherita conduce al porto e che dopo che nel 1885, sindaco Luigi Berlingieri, era stato approvato il progetto di spianamento del rialto di Poggioreale (ACC), la strada Poggio Reale  si collega con la strada marina del Porto.

Nel frattempo l’Orfanotrofio Militare di Napoli si era dichiarato disposto a  cedere i fossati sottostanti il castello al prezzo di £. 760 (39) e Giuseppe Deni e Caloiro Girolamo avevano ottenuto di poter acquistare dal comune il bastione S. Francesco (40).

Dopo il sindaco ff. Riccardo Sculco (1889) e il breve sindacato di Raffaele Lucente (30.10.1889 – 5.6.1890) ritorna il sindaco Riccardo Sculco. Passato il castello dal Ministero al Demanio ed essendo aumentato il numero della truppa di stanza a Crotone , il Consiglio Comunale autorizzava il nuovo sindaco ed espressione dei nobili, il moderato Riccardo Sculco, a espletare le pratiche per occuparne un’area per la costruzione di nuovi  locali ad uso caserma. Il progetto è quello di costruire una nuova caserma sul bastione S. Caterina, utilizzando anche i locali sottostanti (41).

Nel 1893, essendo sindaco fin dal 1892 il socialista avvocato e notaio Carlo Turano, il castello demaniale di Crotone è ceduto da parte dei ministeri della Finanza e della Guerra al comune, che si impegna a pagare in cinque rate annuali £. 26.000, delle quali £. 24.000 come costo del castello al Demanio dello Stato e £. 2000 all’Orfanotrofio Militare di Napoli, che ha l’usufrutto perpetuo sulla struttura.

L’autorizzazione del Re, ai sensi della legge 5 giugno 1850 (42) è concessa il 9 ottobre 1893 (43) e subito dopo si cerca di definire il contratto di cessione. Mentre “il Ministero della Pubblica Istruzione, accampando ragioni di antichità ed architettura, pretendeva doversi nel contratto consacrare l’obbligo pel compratore di conservarlo e custodirlo e di non potersi fare eseguire alcun lavoro ne apportare alcuna modifica senza preventiva autorizzazione”, il sindaco Turano per ragioni di “publica sanità” dà ordine di iniziare la demolizione, poiché “nessun pregio artistico riscontrasi nel castello e nelle sue torri” (44).

Il 17 gennaio 1894 era compilato un verbale di immissione in possesso provvisorio e redatta una bozza di contratto di vendita, alla quale però il Consiglio Comunale apportò numerose modifiche (45). Tra le più importanti quella di ritenere “che la torretta a settentrione non è di nessuna importanza per cui dovrebbesi conservare”, quella di obbligarsi a rispettare solo le due torri Comandante ed Aiutante e la cortina corrispondente e di alloggiare nei locali del castello le truppe ( due compagnie e comando) solo finché non sarà costruita una casermetta (46).

Successivamente il Consiglio Comunale rigettava la “pretesa presentazione per l’approvazione dei progetti delle opere da eseguirsi da parte del Ministero della P.I (47).

Una nota del 14 maggio dello stesso anno da parte del Ricevitore del Registro comunicava, che il Ministero della P.I. non intendeva recedere “da alcuna delle condizioni fin qui fatte conoscere, non potendo recare grave danno agl’interessi storico-artistici, che è in obbligo di tutelare” (48).

Dopo poco il Ministero della P.I. recedeva dalla condizione di approvare preventivamente “i progetti delle opere da eseguirsi nella parte del castello ceduta al comune” (49) e quindi era stipulato il contratto.

La demolizione del castello continuò durante il 1895, interessando nell’angolo Sud–Est  la spianata superiore del bastione Santa Maria, ed ai primi di giugno si erano ottenute n. 302 canne di pietra, delle quali 269 erano state già vendute (50).

Nel giugno 1895 un provvedimento prefettizio scioglieva la giunta comunale guidata dal socialista Carlo Turano, in quanto l’amministrazione comunale era incapace di far fronte ai debiti. Non passerà molto che il commissario prefettizio, il cav. Spiriti, per far fronte ai debiti comunali annullerà l’atto di acquisto del castello, ritenendo che la spesa non apportava  ricavi adeguati (51).

Alla fine dell’Ottocento l’abitato di Crotone si presentava “con le sue case dai tetti piatti aggruppate sulla collina… La maggior parte della popolazione è concentrata.. alle falde della collina e sul fianco occidentale. Là si sviluppa la città, là sorgono nuove case … una strada in salita, assai larga e rotabile, contorna il fianco meridionale della collina e conduce alla cittadella … . E’ questo il quartiere più aristocratico, trovandosi qui riunite quasi in gruppo le dimore principali della nobiltà ricca e numerosa che risiede a Cotrone, e che sorveglia le sue vaste possessioni amministrandole personalmente”. Se nella parte alta della città svettavano i nuovi palazzi dei ricchi possidenti, nella parte bassa della  Pescheria nelle “interniate e luride vie” le case rispecchiavano la miseria degli abitanti.

 

Note

  1. Consiglio Comunale 2.5.1862 e 2.7.1862, ACC. All’esterno della città esisteva già il borgo della Marina. Nel 1859 vicino al porto, diventato ormai spiaggia, comincia a formarsi il borgo Marina. Secondo Nicola Sculco era composto da “dieci case matte proprietà Caivano: in una di queste è l’ufficio della Dogana; due pozzi forniscono acqua agli abitanti. Sottostante ad un cumulo di arena nomato Monticelli, s’erge la casina Pantusa e Berlingieri, di fronte sei case matte, ch’erano antiche abitazioni di pescatori. Sugli avanzi del Bagno penale ove erano le carceri, Pantusa costruì una seconda casina. Queste fabbrichecompongono il borgo marina , abitato da 113 persone, giusto il censimento del 1867”, Sculco N., Topografia cit.
  2. Cons. Com. 22.12.1866, ACC.
  3. 1867, ACC.
  4. 31.5.1867, ACC.
  5. Giunta Comunale 14.8.1867, ACC. “… Decem abhinc annis in statu materiali Croton suas praeclaras melioravit conditiones, signaque opere illius (Commendatore Raffaele Lucente) qui in mense augusti 1867 ex Syndico ff. Civitatis Portam stravit, peristylium gratum surgere fecit, ut viatoribus iucundum ingressum pulchrae Civitatis, minime tetri carceris medio aevo offeretur; variis lateribus moenia aperuit, ita ut confinia dilatata sunt, aedificia aucta et antiqua melior effecta, animarum numerus quasi duplex, alienigenis undique accurentibus ex magno beneficiio ferri=viae hic inauguratae die 31 maii 1874 magna laetitia et concursu huius populi et aliorum proximorum …”, Rel. Lim. Luigi Maria Lembo, 1876.
  6. Cons. Com. 11.9.1867, ACC. Nicola Sculco in un suo manoscritto così descrive la Porta di Terra: “… carcere nomato Carbonella ch’era addossato alla Porta di Terra. Era costruita secondo le regole di architettura militare. Dalla porta di Terra, si scende per ripida strada selciata nella piazza Duomo … ha un solido e ferrato ponte levatoio; fiancheggiano due mura a forma di ferro di cavallo con sedili. Quattro grandi volte a lamia sorreggono detta mole, chiamati i “Voli”.
  7. Cons. Com. 28.10.1867, ACC.
  8. Cons. Com. 14.5.1870, ACC.
  9. Cons. Com. 10.10.1870, ACC.
  10. Cons. Com. 24.5.1870, ACC.
  11. Cons. Com. 29.1.1871, ACC.
  12. Cons. Com. 29.1.1871, ACC.
  13. Il 16 aprile 1871 il Consiglio Comunale approvava la “Demolizione dell’angolo sporgente del bastione S. Giuseppe su dimanda di Bruno Gaetano. Il Consiglio intesa la dimanda colla quale esso Bruno chiede la concessione alla demolizione del bastione suddetto precisamente quello rimpetto la sua casa dalla parte esterna della città offrendo, giusto il sistema già adottato dal Comune, la metà della pietra ricavata dalla demolizione, delibera di accordare al Bruno la chiesta concessione … Dimanda del Sig. Francesco Galluccio per vendita di suolo comunale tra i due bastioni S. Giuseppe ed Immacolata e di tutto il muro corrispondente al suolo…Dimanda di  Gaetano Juzzolini per un pezzo di suolo comunale sulle mura S. Giuseppe… Dimanda dei Signori Albani Bernardino, Berlingieri Annibale, De Vennera Antonio per cessione delle mura esterne ed interne tra il bastione Cavaliere e S. Francesco e transazione coi primi due dell’occupazione e danni …Dimanda di Bianchi Giuseppe per la vendita di un pezzo di muro comunale sottostante alla sua casa”, Cons. Com. 16.4.1871, ACC. Il 29 luglio 1871 Eleonora Albani, vedova ed erede di Ignazio Giunti, nomina suo speciale procuratore Luigi Colao per difenderla nel tribunale civile di Catanzaro nella causa iniziata dalla Direzione del Genio Militare di Messina; la lite continuava ancora nel 1874 (Fonte, cit.).
  14. Caivano F., Storia cit., pp. 220 -222.
  15. Cons. Com. 27.12.1871, ACC.
  16. Cons. Com. 22.5.1872, ACC.
  17. Nel 1873 “rovinò la muraglia di Ponente (del castello) … per conservare e garantire la stabilità della caserma … si propose e si eseguì subito la demolizione della torre detta la Marchesana, nonché delle murature che formavano la parte superiore delle muraglie di Sud, cedendo all’Amministrazione carceraria due vani a pianterreno della Caserma Campana in cambio della torre demolita”, Lucifero A., cit.
  18. Cons. Com. 7.10.1872, ACC. Nel 1872 entra in funzione il faro di Capo Colonna.
  19. Cons. Com. 12.5.1873, ACC.
  20. Domanda del Sig. Pirozzi Demetrio per mura comunali. Il Pirozzi chiede le mura del bastione S. Francesco che cingono le sue case e sottostanti alle medesime che gli vengono cedute per £. 500. Domanda di Punzo Romualdo per muro e suolo comunale. Riguarda il muro comunale sporgente sulla piazzetta Vittoria. Domanda di Antonio Fonte per una zona di suolo pubblico nel piazzale della sua casa fra i bastioni S. Francesco e Cavaliere, Cons. Com. 19.5.1873. Transazione per occupazione di mura divenuta poscia comunali per parte del Sig. Bruno Gaetano ( Il Bruno ha costruito un palazzo nel corso Vittorio Emanuele) la transazione è fissata in £. 1200, Cons. Com. 28.5.1873. Domanda di Nicola Galluccio per suolo e muro comunale in Piazza Risorgimento. Domanda di Messina Leonardo per suolo e muro comunali (in Piazza Castello). Domanda di Scicchitano Francesco che chiede la vendita di una stanzetta del comune sita nel vaglio detto Lingua e Osso Mastro, Cons. Com. 16.10.1873, ACC.
  21. Cons. Com. 28.9.1874, ACC.
  22. Cons. Com. 28.5.1873, ACC.
  23. Cons. Com. 26.9.1875. In questi anni il vescovo Luigi Maria Lembo restaura le mura e fa costruire la volta a lamia della navata maggiore della cattedrale, consacra la cattedrale e l’altare maggiore il 14 agosto 1875 ed inizia la costruzione del frontespizio della cattedrale (1879). Juzzolini P., Santuario cit., p. 84.
  24. Cons. Com. 18.6.1876; 9.8.1876; 11.8.1876, ACC.
  25. Cons. Com. 14.10.1876, ACC. “Ormai è risaputo che la redenzione delle plebi è il lavoro, il quale è l’unico espediente per far scomparire la falange dei miserabili, degli straccioni, dei comunardi. Chi lavora diventa conservatore”, Caloiro I., La bonifica della palude Esaro, Cotrone 1888, p. 16.
  26. Cons. Com. 11.8.1876, ACC.
  27. Cons. Com. 9.10.1877, ACC.
  28. Cons. Com. 8.10.1877, ACC.
  29. Cons. Com. 8.10.1877, ACC.
  30. Cons. Com. 9.12.1877, ACC.
  31. Cons. Com. 3.5.1878, ACC.
  32. Cons. Com. 13.5.1879, ACC. Il Consiglio Comunale del 15 agosto 1892 autorizzava il collocamento del busto del Com. Lucente nella villetta della strada Regina Margherita fatto dallo scultore Francesco Jerace.
  33. Cons. Com. 23.10.1883; Cons. Com. 19.10.1885 ACC.
  34. Cons. Com. 8.8.1884, ACC.
  35. Cons. Com. 20.1.1872, ACC.
  36. Cons. Com. 23.3.1887, ACC.
  37. Cons. Com. 17.2.1888, ACC. Un’altra lite era insorta tra l’arciprete della cattedrale ed il parroco della chiesa di Santa Margherita. Il 1 luglio 1886 il nuovo vescovo Giuseppe Cavaliere (1883 – 1899) assegnava le nuove fabbriche del Porticato e piazzette adiacenti costruite oltre la linea delle antiche mura, che si tenevano sotto la giurisdizione dell’arciprete della cattedrale. Si deve al vescovo Giuseppe Cavaliere la costruzione del pulpito e del pavimento marmoreo della cattedrale. “Fu infatti in questo periodo che un cenbtinaio di antichi marmi sepolcrali con stemmi di famiglie e con iscrizioni che coprivano il pavimento furono tolti e distrutti”.
  38. Cons. Com. 7.1.1881, ACC.
  39. Cons. Com. 23.10.1883, ACC. Nel 1883 l’edificio dell’ospedale fu venduto al Comune di Crotone e cambiato nel maggio 1883 in casa comunale, inquanto un nuovo ospedale era stato appositamente edificato fuori dell’abitato in via Poggio Reale con l’intervento fattivo del barone Berlingieri, Visita del vescovo L.M.Lembo, 1883.
  40. Cons. Com. 22.4.1888, ACC. Un progetto compilato nel 1877 dall’ing. Capo del genio civile Salviati propose la creazione di un nuovo porto sottovento adatto alla marina da guerra, accanto a quello vecchio. Nel 1881 furono eseguiti degli studi di approfondimento da parte del Picci, il quale compilò un progetto di costruzione per il porto al seno Nord. Questo progetto fu approvato ed ebbe esecuzione nonostante il parere contrario espresso dalla Camera di Commercio e Arti di Catanzaro, che chiedeva invece il ripristino e l’ampliamento del vecchio porto in funzione commerciale. Approvato definitivamente nel 1888 il progetto del Picci divenne esecutivo, Camera di Commercio ed Arti di Catanzaro , Deliberazione cit.
  41. Cons. Com. 16.12.1891, ACC.
  42. Cons. Com. 21.2.1893; Cons. Com. 3.7.1893; Cons. Com. 17.10.1894, ACC. “Il cimitero comunale di Cotrone..nel 1893 venne allargato e la parte aggiunta maggiore della prima, fu benedetta per mandato di Mons. Cavaliere dal Cantore D. Pasquale Iuzzolini con altri tre sacerdoti addi 10 ottobre 1893, dalla quale epoca cominciò il seppellimento con l’impianto di molte private cappelle che tanto adornano bene il cimitero, fra le quali primeggia quella del Barone Berlingieri eretta negli anni 1895 – 96, benedetta a 30 settembre 1896 dal Primicerio Luigi Covelli.”
  43. Cons. Com. 26.1.1894, ACC.
  44. Cons. Com. 26.1.1894, ACC.
  45. Cons. Com. 27.2.1894 ACC.
  46. Cons. Com. 27.2.1894, ACC.
  47. Cons. Com. 28.3.1894, ACC.
  48. Cons. Com. 11.6.1894, ACC.
  49. Cons. Com. 17.10.1894,ACC.
  50. Cons. Com. 1.6.1895, ACC.
  51. Cons. Com. 2.1.1896,ACC.

 

Documenti

“Giunta Comunale del 14 agosto 1867.

L’anno milleottocentosessanta sette, il giorno quattordici del mese di agosto, nella Sala Comunale di Cotrone. Convocata per avvisi scritti e a domicilio la Giunta Comunale, si sono trovati presenti i Signori : Assessore titolare Milelli Carlo, e supplente Vatrella Antonio per lo impedimento dell’altro titolare Pantuso, e del dimissionario Lucifero Antonio; sotto la presidenza dell’Assessore Sindaco Lucente Antonio per la mancanza del titolare ed assistiti dal Segretario sottoscritto. Dall’assessore Sindaco Presidente si è fatta la seguente proposta: “Signori conoscono le SS. LL. che l’Assessore Comunale G. Scicchitano Francesco in data 10 presente mese, è stata intimata in copia ordinanza della stessa data rilasciata dal Sindaco quale ufficiale governativo in forza dell’art. 100 e seguente Legge 20 marzo 1865, e con la quale viene ingiunto per motivi d’igiene e sicurezza pubblica la demolizione fra giorni tre della parte del muro di cortina che giace tra i fabbricati di Bruno e Messina; e precisamente quello ove trovasi la porta d’ingresso della Città. Che convenendo ottemperare agli inviti contenuti nella detta ordinanza; ed altronde non potendosi dal Consiglio Comunale riunirsi, fa invito a che le SS.LL. deliberino l’occorrente sul riguardo, per urgenza. Intanto esibisce un progetto d’arte con analogo disegno che à fatto redigere dal capo d’arte muratore Russo Giuseppe, sia per l’ordinata demolizione, che per le opere che potranno esserne la conseguenza nel triplice aspetto della necessità, del bello e dell’utile del Municipio; raggiungendo così il vantaggio per la parte igienica per la salute e sicurezza pubblica, come per la quiete dei cittadini; procurando lavoro alla classe povera per provvedere ai bisogni più urgenti della vita di che manca per difetto dei lavori campestri, che non possono incominciarsi per difetto di piogge, e pel caro dei viveri tutti”. La Giunta Comunale

Intesa la suddetta proposta del ff. Sindaco Presidente tenendo presente la intima del Verbale data 10 presente mese sopraccennato. Visti gli art. 103 e 104 della legge 20 marzo 1865 sull’Amm. Comunale e Prov. Ed in esecuzione degli art. 90 e 94 stessa legge. Considerando che l’ordinanza sopramenzionata, rientra nelle attribuzioni le più essenziali del Corpo Municipale. Considerando che il morbo asiatico che à invaso quasi tutta l’Italia; pure ora minaccia seriamente questa Provincia e più specialmente questo circondario. Che se la scienza medica non à ancora potuto trovare efficace rimedio a debellarlo, è sempre commendevole e non raccomandato abbastanza l’uso di tutti i mezzi igienici atti a prevenirlo nello sviluppo, o ad attenuare i tristi effetti. Considerando che in questa città a preferenza di qualunque altra; l’aria vi si trova ristagnata, sia per le alte mura che la circondano, sia per i fabbricati altissimi che si son dovuti edificare onde dare abitazioni all’aumentata popolazione; fabbricati che non si sono potuti estendere per la cerchia delle mura, al di fuori della città. Considerando che tra i principali mezzi igienici evvi quello della libera circolazione dell’aria. Considerando che indipendentemente dall’interesse della salute publica, concorre pure l’altra non indifferente della sicurezza dei Cittadini; poiché dovendosi per tutti i negozi della vita ingredere ed egredere dalla sola porta esistente, che appena offre la larghezza di metri due, continue risse e disgraziati incidenti avvengono ai cittadini, necessitati a confondersi con vetture, carrette ed altri veicoli. Considerando inoltre che con la demolizione del muro di cortina in parola, come delle fabbriche che vi si trovano addossate, cioè cameretta dei dazi, Corpo di G. N. appartenenti al Municipio, Scala di Gaetano Bruno, e volte allo interno ed esterno della porta, nonché pel cavo di terra e riempimento necessario a surrogare il passaggio, e delle altre opere tutte a formarsi dal Municipio, giusto il progetto e disegno del Russo presentato dal ff. Sindaco Presidente, si verrebbe pure a procurare del lavoro alla stessa classe dei poveri, cosa ora più che mai necessaria tanto perché la siccità della stagione non dà luogo a lavori campestri, quanto pel caro viveri, cosicché confluisce prepotentemente alla pubblica quiete. Considerando che la demolizione ed opere nuove ad eseguirsi, mentre provvedono alla igiene, sicurezza e quiete publica, costituiscono inoltre il necessario, il bello e l’utile del Municipio; stante con lo stabilimento delle due piazzette per la vendita del pesce e carne in una; e foglie e frutta nell’altra, e con dodici botteghe o più sarà al certo costituita una rendita annua di circa Lire quattromila, che rinfrancando la spesa fatta dal Municipio in un lustro al più, rimarrebbe poi come Fondo patrimoniale. Considerando in ultimo che pure positivo vantaggio apporterebbe la progettata costruzione di due pozzi publici nelle due piazzette, come commendata misura igienica, e di comodo agli abitanti e di comodo agli abitanti per potabile, ed in tutti i casi per dissetarne gli animali e per publico lavatojo, bisogni ai quali non vi si può provvedere ora, che a mezzo di un unico pozzo che dista dall’abitato circa due chilometri, e che si è necessitati di pagare pel solo trasporto centesimi cinque per ogni barile di acqua capiente litra venticinque. E per tali considerazioni che la Giunta ad unanimità nel rendere grazie al Sindaco Presidente della solerzia e premure spiegate quale ufficiale governativo approvando il progetto e disegno del Sig. Russo Giuseppe, approva pure:1) La demolizione del muro di cortina tra i due bastioni della Immacolata e S. Francesco per quella porzione che giace tra i fabbricati di Bruno e Messina, addossati al quale si trovano la cameretta per L’Esatt. Dei Dazi Comunali, il corpo di G. N. e l’arco di proprietà Municipale, come la scala del Sig. Bruno Gaetano; autorizzando lo stesso Sindaco per quest’ultima ad ottenere l’assenso di detto Bruno in vista di quel compenso che meglio potrà credere.2) La demolizione del ponte in legno e dello arcato in fabbrica inseguito per mezzo di cui si egrede ed ingrede ora dalla Città; badando di riparare la strada dalla marina alla Conigliera per non intercettare il publico passaggio.3) Portare a livello della piazza il largo esterno della porta circoscritto dai fabbricati di Minatolo ed Adamo, dal giardino di Messina, dalla strada traversa, da quella del ponte, magazzini e marina vicina, ribassandone il terreno per servire questo materiale pure come riempimento del fossato esterno al muro suddetto di cortina in surroga degli archi e per le piazzette.4) La costruzione della fabbrica per la edifica del porticato, delle due piazzette, botteghe, come per lo scavo e formazione dei due pozzi, il tutto come dal progetto e disegno. 5) Che tanto la demolizione, che cavo di terra e le opere di edifica, venghino tutte eseguite in economia sotto la sorveglianza della Giunta Comunale, e ciò perché sistema più vantaggioso agli interessi municipali.6) Finalmente che per far piani addotti tutti i Fondi esistenti in cassa della categoria 6°: per opere publiche comunali, ed ogni altro fondo disponibile in cassa derivato dagli introiti estraord. E per dappiù di art. dello attivo, come da risparmii in tutto, o in parte di art. vi esiste. Dietro lettura data si app. e fatt. Firmati: Lucente R., Milelli C., Vatrella”.

 

Comunicazione del Sindaco circa lo acquisto del Castello e provvedimenti per la demolizione della parte pericolante. Consiglio Comunale 26 gennaio 1894 ( Sindaco Turano Avv. Carlo).

“Il Sindaco nel dichiarare come sia a tutti nota la storia per la concessione del castello al Comune, soggiunge che dopo di essersene ottenuta la cessione e l’autorizzazione per Decreto Reale del 9. 10. 1893 ed acquistato al prezzo di £. 26.000, il Ministero della P. I., accampando ragioni di antichità ed architettura, pretendeva doversi nel contratto consacrare l’obbligo pel compratore di conservarlo e custodirlo e di non potersi fare eseguire alcun lavoro né apportare alcuna modifica senza preventiva autorizzazione.

Che la Giunta Municipale però sulla considerazione che nessun pregio artistico riscontrasi nel castello e nelle sue torri, reiterò le sue istanze e con deliberazione del 14. 10. 1893 sollecitava il Ministero delle finanze perché trovasse modo di eliminare la condizione voluta dal Ministero della P. I., essendo inaccettabile.

Che essendo rimasti inesuariti i voti della Giunta, egli, avvalendosi della facoltà che gli vengono dalle Leggi, considerando che l’edifizio in parola quasi da tutti i lati pericola, facendo temere imminente rovina con danni non lievi tanto nelle cose che nelle persone dei cittadini, per ragioni di Pubblica Sanità ordinava in data 14 corrente mese, darsi immediatamente principio ai lavori di demolizione della parte pericolante del castello, e questa ordinanza facea notificare lo stesso giorno a questo Ricevitore del Registro qual Rappresentante del Demanio.

Successivamente a tale ordinanza, ed avendo il Ministero della P. I.  consentita la demolizione della parte più recente del castello verso mare, con riserva di conservarsi le torri, in data 17 andante mese, quando già si era incominciata la demolizione, venne eseguita al Comune dai vari rappresentanti i diversi ministeri cointeressati, la consegna provvisoria del castello, e redatta una bozza di contratto definitivo di vendita.

Intanto, prosegue il Sindaco, i lavori di demolizione continuano senza interruzione, avendo la Giunta conchiuso con il Capo d’Arte Spanò Giuseppe il fatto che la pietra demolita gli sarà pagata, dietro essersene eseguita la vendita a terzi, in ragione di lire 9 per ogni canna, pari a m.c. 9,36, rimanendo a beneficio del Comune il maggior ricavato dalla vendita, ed avendo inoltre nominato una commissione di vigilanza nelle persone dei consiglieri Signori Cantafora e Corigliano e dell’Assessore dei lavori pubblici Signor Carughi, per tutelare gli interessi del Comune.

A richiesta del consigliere De Vennera il sindaco dichiara che a ogni operaio assicura una mercede giornaliera bastevole ai bisogni ordinari della vita.

Infine il Sindaco chiede che si faculti la Giunta a far continuare i lavori di demolizione.

Il Consiglio approvando l’operato del Sindaco e della Giunta all’unanimità faculta questa a far continuare i lavori di demolizione del castello. La quale deliberazione è stata adottata con votazione eseguita per alzata e seduta.

Il Sindaco ne ha riconosciuta e proclamato l’esito con l’assistenza dei consiglieri scrutatori Signori Covelli, D’Amico e Torromino.

Il Consiglio approva. All’unanimità poi il Consiglio esprime le azioni più vive di gratitudine al Signor Sottoprefetto di questo capoluogo, che per l’oggetto ha prestato il suo valido ed autorevole patrocinio.”.

 

Classificazione delle Strade (1868)

Strade Comunali

Cat. A 1) Strada da Papanice, vigne di Lampus, Torritonda a stretto delle Vigne a Cotrone.

2) Strada che da Papanice per la Petrarella, Esca, Vela, Stretto delle Vigne conduce a Cotrone.

Cat. C 3) Strada da Cotrone conduce al Camposanto.

4) Strada che da Cotrone conduce al porto.

Cat. B interne

5) La strada della Porta, salita Orefici per la Sotto- Prefettura al Castello.

6) La strada che da Fonte Francesco, Arco Albani, strada Lucifero, Zurlo, Macrì, Morelli, Berlingieri   marchese, Santa Chiara alle mura Galluccio.

7) La strada che dalle Fucine vicino la cattedrale (piazza Lorda) per S. Chiara, Berlingieri Gabriele, Pantisano, Cammariere, Vatrella, Mura Lucifero.

8)  La strada che dall’Arco dell’Episcopio va per casa Savelli alle Mura.

9) La strada che dallo stesso Arco dell’Episcopio va per casa Covello, Zurlo, Mayda, Labonia sbocca alle mura.

10) Strada che da Cerenzia, Capocchiani, Lucifero, Sculco, Barracco esce in Piazza Castello.

11) Strada che da Corso Vittorio Emanuele per l’Ospedale, Immacolata, S. Giuseppe, Cosentini, Barracco, Giunti, Cantafaro, Vennera sorte nel Largo Vittorio Emanuele e si unisce al primo punto attorno la città.

Cat. E  12)La strada che da Cotrone, Botteghelle, Cerza, Vignali dell’Angona, Passovecchio, Barbarella, Ponticelli, Margherita, Cantorato, Bucchi conduce a Nieto.

Strade Vicinali soggette a servitù pubbliche

1)      Strada  che dalle parti Spadaro per la Carrara, Bernabò, Piani del Conte, comprensorio Tuvolo salita di Coppola fra Salica e Carbonara conduce in Isola.

2)      Strada da Cotrone, Carrara, Bernabò, Olivella, S. Polito, Magliarello, Miccisi, salita di S. Andrea conduce in Isola per piani della Ventarola.

3)      Strada da Cotrone, Carrara, Bernabò, Olivella, S. Polito, Magliarello traversa il vallone per mezzo Trafinello, Valle de Liotta, ai mulini di S. Anna.

4)      Strada che dal Cimitero lungo la marina per la Conicella di S. Leonardo, Marina di Sanda, Sandella, Donato, Erticello, Erto Grande, Tenimento, conduce la Capo alla Cappella della Vergine.

5)      Strada che dalla Provincia conduce a Catanzaro e propriamente dal vallone Cudi traversa per S. Giorgio sale per S. Biase lambeggiando Lavaturo conduce verso Policastro.

6)      Strada che da Papanice per Gian Cavaliere esce in mezzo la via del Vituso e va a Scandale e S. Mauro.

7)      La strada che da quella comunale delle Vigne e precisamente dal Portone  Vigna Nuova scende al Papaniciaro, circuisce il Ponte di Albano, Vigna di Messina riunisce la salita di S. Biase.

8)      Strada che dal Pozzo Torritondo innestata alla comunale sale per Apriglianello da ove scende al vallone Chiacchiavia, Volta Infortunata, Arcidiaconato, Vituso per Gullo mena a Scandale e S. Mauro.

9)      Strada che dalla Comunale sotto Branz pel vallone Cacchiavia, Giammiglione, Strongoliti, S. Domenica, Mezzaricotta, Vituso conduce a S. Mauro e Scandale.

10)   Strada che dal vallone Cipolla per Cipolla esce a Barbarella.

11)  Strada che dalla Chiusa di Grimaldi per Crepacuore, Brasimatello, Martorano, Carpentieri, Schiavone, Corazzello, conduce ai Mulini di Neto.

12)   Strada che da Margherita pel pozzo di Fellao, S. Pietro, Poerio, Iannello porta ai Mulini di Corazzo.

13)   Strada che dai Terzi di Albani, Sovaretto, Colla della Sala conduce a Nieto.

14)  Strada che dall’angolo Botteghelle, Palma Ventura, Armerì, Passovecchio.

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