La contrada detta “Pischaria” a Crotone

Il quartiere, situato nella parte bassa della città e prospiciente al mare, deve la sua origine alla vicinanza dell’antico porto di Crotone; porto, o molo, documentato dai ritrovamenti durante la costruzione delle fortificazioni della città al tempo di Carlo V. Nell’autunno 1542 durante la costruzione del baluardo Villafranca affioreranno di continuo “petre et muri antiqui” ed i lavoratrori dovranno “taglare le petre et lo molo antiquo sie retrovato in ditto cavamento”, “taglar le petre et sderropar le anticaglie et rumper le mole antique” e rompere “lo molo antiquo et mura vecchi “che si sono trovate nella spica dello spontone verso il mare. Ancora sul finire del quattrocento e nei primi decenni del Cinquecento numerose testimonianze documentano la presenza della marina e porto “de Terzana”, dove c’erano anche dei “casalini” (Nel 1516 Birardo Locifero possedeva i “casalini de terzana” (Fs. 532/10, f. 1, ASN.). La stessa cortina che collegherà il baluardo di Villafranca con quello detto Marchese, sarà chiamata cortina di Terzana. Al porto di Terzana arriveranno le barche con il materiale che dovrà essere utilizzato per la fortificazione della città negli ultimi decenni del Quattrocento (Il 21 luglio 1485 si paga Vectorino Bagloni perché ha condotto 12 barcate di pietra. La pietra è stata sbarcata “parte allo molo et parte allo porto de terzana et portata con sua barca”; “Il primo novembre 1485 si paga Rigardo Malerba di Crotone ducati 9 e grana 10 “per il pagamento de barcate tridici de petra quali fece conducere con suo brergantino alla marina de terzana” (Fs. 196, ff. 25v, 30, ASN.).

Emarginazione del quartiere
La costruzione delle nuove fortificazioni determineranno l’emarginazione ed il lento degrado del quartiere della Piscaria. A tale situazione contribuirono sia l’abbandono del porto di Terzana con lo spostamento di tutto il traffico marittimo al molo, situato sotto la vigilanza del nuovo bastione Santa Maria del castello, sia la chiusura di tutte le entrate alla città, eccetto la porta principale. La stessa porta della Piscaria, spostata presso il baluardo Petro Nigro, avrà infatti la sola funzione di soccorso, non avendo accesso all’esterno della città se non via mare e sarà aperta solo in casi eccezionali. La Piscaria sarà così cinta ed isolata dalla nuova cortina con terrapieno e contramuro tra i baluardi Petro Nigro e Villafranca.

La costruzione del baluardo e della cortina Petro Nigro
Nell’estate del 1541 inizia la costruzione delle nuove fortificazioni della città e castello di Crotone. I lavori iniziarono dapprima dalla parte del mare davanti alla “Pischaria. Una nuova cortina con baluardi, più spostasta verso il mare, sostituisce le vecchie e più arretrate mura della città e sarà poi denominata “mura della Pescheria” (1720).
Il 23 luglio 1541 “Ad m.ro paulo stricagnolo de Cotroni per passi quatt.o de corda grossa per intagliar li argani alla pischeria per cavar li petri dentro mare. gr. otto”; “Ad joanni ruzu de cotroni per li paromi per li tagli et argano che serveno ad xippare la petra dentro mare in la pischeria se pago tt. uno”; “Ad donno jac.o de amato de cotroni per dui di e mezo fatigao alla pischaria per far li pedistalli con li trave per poternose cavar le petri che stanno dentro mare se pago tt. tre”; “Donno jac.o de amato capo m.o per jorni quattro have faticato alla pischaria per fare la paliczata in ditto loco ad metter et scippar pali dela p.a palaziata dela portella docati uno”; “M.o damiano vela de gallipoli capomastro jorni cinque faticao alla pischaria per cavar li petri dentro lacqua dove se fa la palizata dove se fa lo spontoni docato uno”. Agosto 1541 “alla paliczata del spontoni ditto petro nigro”. “Mastri frabicatori manipoli et devastatori che hanno faticato al cavamento et pedamento de ditta paliczata ad cavare le petre grosse se haveno trovate in ditta paliczata ad cavare lacqua dentro de quella con la trumba”. “Al cavamento et pedamento dela piscaria del spontoni ditto petro nigro”
Soprastanti allo spontone detto Petro Nigro sono Felice Cito e lo spagnolo Simone Ferrero.
Si procede poi alla costruzione della cortina dello spontone Petro Nigro che congiunge lo spontone Petro Nigro con quello in costruzione detto Villa Franca. Contemporaneamente si rompe il vecchio muro della cortina della città detto di Petro Nigro, che separa la Piscaria dal mare. (“Perratore per sfrabicare et rumpere lo muro vechio dela cortina de petro nigro per sforczo de spinoli et macze de ferro”). Così l’ingegnere militare Ambrosio Attendolo nel maggio 1573 descrive i baluardi Villafranca e Petro Nigro e la cortina che li congiunge. “Lo detto belguardo quarto, e finito inquanto alla muraglia dintorno manca solo alcune poche cose nelle piazze delli fianchi, et detto belguardo entra nel mare, et sece poteno accostar le galere a canne quindece. La cortina che segue fin’al belguardo quinto segnato E sta provista di terra pieno et contramuro ad una giusta misura, ma non sin’al piano de la barba come sta la antecedente. Et sta pure sopra il mare ma ce son scogli, et seccagna dinanzi.Lo detto belguardo quinto, e puro circondato di mura. Et sta in difesa, manca solo alcune cose alle piazze superiori delli fianchi. Et sta puro dintro il mare”.

Le grotte di Petro Nigro
24 dicembre 1541 “Ad petro Iacomino de Cotroni per deda et candili de sivo servero alle grutte de petro nigro.. ad cavare la petra dentro de ditti grutti”; “ Alle grutte per fare la porta et cavare petra et terra dentro ditte grutte”.(Dip. Som. Fs. 196 fslo 6 f.150)
7 dicembre 1651. I coniugi Jo.e Domenico Cropalati e Caterina Tiriolo affermano che il q.m Gio. Battista Tiriolo, padre di Caterina promise in dote alla figlia “una cam.a con alto et bascio attaccata con le case di esso Gio. Battista sita dentro d.a Città nella Parochia di S. Maria Protospataro juxta la casa del ven.le conv.to di S. Fran.co d’assisi edi questa Città et proprio sopra le grotte in frontespitio delle moraglie di sopra la Piscaria, via pu(bli)ca et altri confini” (229, 1651,107v).
12 dicembre 1664. Luccia Lucifero, vedova di Alexandro Beltrano, in quanto erede degli arcidiaconi Vezza suoi zii, possiede “quadam domo palatiata cons.te in pluribus membris superioribus et inferioribus sita intus hanc Civit.em Crotonis in Parochia S. M.a Protosp. iuxta muros huius Civit.s loco ubi dicitur Le Grotte dell’Archid.o Vezza via publica med.te et alios not.s fines…. Dicta domus palatiata est quasi dituta et partim proxima ad ruinam”. Essendo in debito con il reverendo Antonio Cirrelli procuratore e rettore dei soppressi monasteri di Santa Maria della Grazia e di Monte Carmelo ha deciso di cedergli la casa palaziata dietro la liberazione dell’annuo censo e degli arretrati ( 310, 1664, 30).

La porta della Piscaria
Nell’ottobre 1663 la vedova Margarita Salvatore con la figlia Aurelia Antolino e la vedova Aurelia Toscana con il figlio Laurentio Artuso affermano di possedere in comune e indiviso “una metà di casa palatiata con vignano di pietra et altri comodità, atteso l’altra metà la possede Elisabetta Artuso et Francischella Thesoriero, sita et posta dentro questa Città nella Parochia di S.ta Maria Prothospatariis confine la casa fu del q.m Gio.e Marrise e facci fronte la porta della Piscaria. La vendono a Domenico Squillace per ducati 42 ( 253, 1663, 78).
28 marzo 1679 il colonnello Emanuel de Castro, governatore e capitano a guerra della città, essendo tornata la pace, in presenza del sindaco dei nobili Gioseppe Lucifero e del sindaco degli Honorati Pelio Petrolillo, consegna al mastro giurato Francesco Suriano le quattro chiavi della porta maggiore della città, le tre chiavi della porta del soccorso detta della piscaria e la chiave della monizione di guerra. Le stesse chiavi che il capitano aveva avuto in precedenza in consegna ( 334, 1679, 43 – 44).
Il 15 luglio 1698 il regio governatore e capitano a guerra, in presenza di Gio. Pietro Presterà sindaco dei nobili e regente l’ufficio di mastro giurato e degli eletti Detio Suriano, Gio. Lorenzo Pipino e Francesco Galasso e Mirtillo Barricellis, chiede al vice giurato Torromino quante volte avesse aperta la porta della Piscaria, “seu porta falsa di notte”, e per ordine di chi e per quale causa, nei tre mesi che ha esercitato il suo ufficio. Il vice giurato afferma che la porta è stata aperta dal mastro giurato con la presenza del governatore e con le guardie sei volte: “Una volta che uscirono li famigli del S.r D. Alessandro Albani che andarono per accompagnare la patrona nel Capo Colonne alla cappella della nive detta del Capo, altra volta che restorno li genti di Corte ch’erano andati per una deligenza, altra volta che restò il creato del S.r D. Cesare Presterà, altra volta che restò il Reg.o Giudice ch’era andato a spasso, altra volta per per esser romasto di fori il S.r Annibale Berlingieri, et una altra volta si aprì per esser venuto un correro inviato dallo arcivescovo di S.ta Severina” (338, 1698, 52).
Lavori da farsi alla porta picciola luogo della Pischeria: “mascatura seu fermatura, e catenaccio della medema ed anelletti, come anche della legname, e fabriche necessarie per il risarvimento dell’istessa e di lui corpo di guardia” (1125, 1756, 144 – 145).

La chiesa parrocchiale di Sant’Angelo
Da una relazione del vescovo di Crotone Gaetano Costa sappiamo che il vescovo di Crotone Iohannes Lopez (1595 – 1598) dell’ordine dei Predicatori, considerando che in una piccola città vi erano dodici parrocchie e che per le scarse rendite non poteva nominare degni sacerdoti per la cura delle anime, ridusse le parrocchiali da dodici a cinque ed unì alla parrocchiale di Santa Maria de Protospatariis i parrocchiani della confinante chiesa di Sant’Angelo ( Rel. Lim. 1733).
“Nella chiesa detta di Sant’Angelo era un pilastro di marmo con questa inscrittione: “ Futiae C. fil. Lollianae filiae/ Piissimae C. Futius Onirus” ( Nola Molise G.B., 103).

Parrocchiani di Sant’Angelo
Dal “Conto del m.co Giulio Cesaro de Leone deputato sopra l’entrate del vescovato de Cutrone”, relativo all’annata 1570/1571, ricaviamo i nomi di alcuni abitanti che pagavano un censo annuo sulla loro casa alla mensa vescovile: Il q.o Simone Faraudo, il q.o Perruccio Lucifero, il q.o Tomascino la Picciola, il q.o Sirisi de Nicotera, Geronimo Oliveri, Cesaro de Nicotera, Luca Amoruso, Dionisi Mazzulla, Donno Cola Scavello, Matteo D’Adamo, , il q.o Cola lo Citraro, il q.o Tomase Inconochiatore, Agacio de Squillace, Gio.e de Secra, Donno Gio. D.nico Nigro e donno Vinc.o Puglisi. (Dip. Som. 315/9)

Il Largo Sant’Angelo
Il 24 giugno 1668 il reverendo Jo.es Jacobus Syllano affermava di possedere in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis “due camere con suoi bassi et alti l’una fabricata da esso istesso D. Gio. Jacono, qual è la prop.a da dove s’entra fronte spitio le case del q.m Gioseppe Suriano che si va al largo d.o S.to Angelo con suo basso che si serra per cortiglio con sua scala di pietra, et l’altra cam.a contigua dell’istessa con il cellaro di sotto et con suo vignano lungo discoperto, et un casaleno similmente discoperto contiguo d.a camera nova et contiguo un’altra cam.a d’esso D. Gio. Jacono dentro il quale v’è il puzzo, pergola, et pila, et un casaleno diruto fronte le case furno delli q.m Gio.e et Gio. Paulo Fiascone et vicino la d.a cam.a nova via med.te” (253, 1668, 19v).

Proprietari ed abitanti alla fine del Seicento
Composta quasi comletamente da piccole case terrane inframmezzate da poche case palaziate, composte da un alto e basso, così il luogo si presenta alla fine del Seicento. A destra dalla parte della marina ci sono le mura con terrapieno ed il luogo detto la Piscaria con la porta omonima, detta anche del Soccorso, che ha l’uscita sulla parte interna del baluardo una volta detto Petro Nigro ora la Piscaria o S. Filippo.
Accanto alle mura c’è una casa del beneficio della Concezione vicina a quella che fu dei Lombardo ed ora di Scipione di Venere nel luogo detto Li Rivellini.
Querst’ultima confina con una casa del Primiceriato che ha accanto l’abitazione del colono Tommaso Guerra e la casa degli eredi di Mutio Trunce.
Sempre qui ,attaccata al terrapieno della città, a riga della porta della Pescheria, vi è la casa che fu di Margarita Bruno e ora è dotale di Ignazio Scavello che confina con il magazzino, ora casa palatiata detta della Calandra, dei coloni Dionisio e Isidoro Giaquinta con accanto quella di Antonio Paglia, la casa con vaglio e pozzo dello speziale Alfonso Letterio e quella di Cecilia Petrolillo.
Davanti alla porta della Pescheria c’è la casa di Rosalia La Nocita,casa che fu del mastro sartore Omobono Sacco, ed il casaleno e le case dei Syllano vicino al palazzo con orticello “composto in più e diversi membri” di Gio. Batt.a Pagano, figlio del regio credenziero Francesco al largo di Sant’Angelo.
Nei pressi ci sono le case di Caterina Macri, furono di Gio. Pietro Macrì, quelle di Aurelia La Nocita, di Domenico Valente e, “facci fronte alle mura” la casa palatiata in cinque membri inferiori et superiori” “nuovamente fabbricate” del piccolo proprietario Bernardo Venturi.
Le case dei Venturi confinano con la casa che fu di Giulia La Bella, poi di Gerolima Massari e quindi dotale della sorella Teresa.
Sempre in Pescheria c’è la casa palaziata del beneficio di S. Maria di Costantinopoli che confina con la casa di Domenico Rinaldo e Caterina Cassana, casa che fu di Beba Morano ed il palazzo del proprietario terriero Cataldo Raymondo vicino alla casa di Laura Syllano e alle case del qm. Gio. Duarte e di Anna Lucifero.

Due descrizioni
Il governatore con i suoi famigli arresta F. Rocca che di notte va cantando e suonando in luoghi scandalosi della Piscaria. Passando vicino alla cattedrale il Rocca nel tentativo di toccare la scalinata , dà uno strattone e cade assieme al famiglio che lo teneva e comincia a gridare: “Chiesa mi chiamo”. Egli rivendica il diritto di rifugio, affermando di aver toccato con un piede l’ultimo gradino del luogo sacro (ANC. 336, 1692, 13 – 16).
Così Nicola Sculco nella seconda metà dell’Ottocento descrive il luogo: “Nella parte bassa del paese, detta Pescheria, poche sono le abitazioni di buono aspetto, tra tutte primeggiano le case Bruno, Labonia, De Mayda fu Marzano. Di fronte le due chiesette S. Maria e S. Vincenzo Ferreri e proseguendo le case, Arcuri Francesco, Pelusio e Farmacista Caloiro.
Al largo detto S. Angelo, circondano detta piazza, la casa Vatrella ed altre casette matte. A poca distanza esiste una piccola porta ferrata e che da un condotto lungo si versa a mare”.

 

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