La fiera di Crotone detta di Gesù Maria

Fiera gesù Maria - Copia

Crotone, l’area in cui si svolgeva la fiera di Gesù Maria.

Tra i capitoli concessi, l’otto dicembre 1444, dal re Alfonso d’Aragona alla città di Crotone al momento della resa vi era la concessione di poter spostare la fiera annuale, che si teneva il primo giorno di agosto, in aprile nel giorno della festa di San Marco e potesse durare franca per quindici giorni (1).

La fiera cambia nome
In seguito, certamente dopo la fondazione fuori le mura della città del convento dell’ordine dei minimi di San Francesco di Paola con chiesa di Gesù Maria, avvenuta nel 1460, la fiera si svolse davanti alla nuova chiesa, assumendone anche il titolo.
All’inizio del Cinquecento, come risulta da documenti contabili, la fiera si svolgeva all’inizio di maggio (2), precisamente la prima domenica, ed era sotto il titolo di Gesù Maria, denominazione che manterrà per lungo tempo. Domenica 7 maggio 1542 “in la fera de jesu m.a” il mastro Loysi de Pucchio de Yimiglano consegna al monittionero della regia fabbrica di Crotone “para decedotto de barrili”, “nove cati”, “dui menzaroli” e “tre cati” (3). Fu in questi anni che l’imperatore Carlo V concesse che si potesse fare la fiera di Gesù Maria “con le franchezze delle regie Dohane et altri diritti non solo per li cittadini d’essa città che tengono per sempre et in ogni luoco del regno franchezza per altro privilegio particolare ma per tutti li forastieri che in detta feria comprano et vendono” (4).
Essa continuò a svolgersi la prima domenica di maggio (5) fuori le mura della città davanti al monastero dei minimi di Gesù Maria come risulta da una deposizione, riguardante l’operato del mastrogiurato, al quale era stato consegnato dal castellano lo stendardo reale per fare la fiera. Il testimone dichiarò che lunedì sei maggio 1591, tempo di fiera, si recò fuori le mura della città innanzi al monastero di Gesù Maria “per vedere se ci erano gente armate per guardia de stendardo di S. M. Cattolica et haverlo visto il luoco dove si suole tenere la guardia …” (6).

La crisi seicentesca
All’inizio del Seicento la fiera di Gesù Maria si svolgeva ancora a maggio. Essa aveva inizio il primo sabato del mese, quando il mastrogiurato della città si recava nel regio castello e prendeva in consegna lo stendardo reale dalle mani del castellano, o del suo luogotenente, giurando di custodirlo e di riconsegnarlo il martedì successivo.
Nell’occasione veniva rogato un atto notarile. Sabato 6 maggio 1623 dentro il regio castello della città di Crotone Alonso de Borgas, luogotenente del castellano Geronimo del Rio, consegnava al mastrogiurato della città Gioseppe Presterà lo stendardo reale per fare la fiera di Gesù Maria. Il mastrogiurato “giurò a Dio et a questa Croce et quattro Santi Evangeli che V. S. tiene sulle sue mani et io tocco con le mie di guardare et custodire detto stendardo tanto di giorno come di notte tenendo con esso la guardia di gente che conviene per tutto il tempo che sarà in poter mio et dopo prometto condurlo dentro detto Regio Castello per tutto marte di primo che saranno nove del presente mese di maggio et con quella decentia et veneratione che devo lo consignerò a V. S. de che ne fo giuramento solenne nelle sue mani una due tre volte come fidel vassallo di Sua M.ta …” (7). Durante la fiera il mastrogiurato esercitava “tutta la giurisdizione civile, criminale e mista per quelle cause che durante detto tempo si moveno e succedono dentro la città e suo territorio e destritto per qualsivoglia causa senza che li officiali ordinarii possino intromettersi salvo se dopo finita detta feria si trovassero pendenti” (8) e nelle tre notti, che lo stendardo reale si trovava issato fuori città presso il convento di Gesù Maria, egli doveva custodirlo con gente armata, mentre per l’occasione le porte della città restavano aperte anche di notte.
A causa della crisi economica e perché nello stesso mese di maggio si svolgevano in luoghi vicini altre due fiere, una a Santa Severina e l’altra a Strongoli, nel 1637 l’università di Crotone tentò di incrementarla, chiedendo al re Filippo IV di spostare la fiera al primo sabato di agosto. Inoltre poiché già da molti anni la sua durata si era ridotta a causa dei pochi negozianti che vi convenivano, chiese di farla durare per quindici giorni, come avveniva anticamente. La richiesta dello spostamento fu accolta. Sabato 7 agosto 1638 nel castello in presenza di testimoni, il castellano Francesco de Vargas consegnava al mastrogiurato Francesco Veza, che per l’occasione era accompagnato dai sindaci della città Prospero Lopez e Ottavio Gulli e dagli eletti “con cometiva de infanteria et cavalleria”, lo stendardo reale per fare la fiera di Gesù Maria. La consegna avvenne dopo che il mastrogiurato in ginocchio ed a capo nudo ebbe giurato “con ambi le mani sopra la Santa Croce nel libro de quattro Santi Evangelii” che era nelle mani del castellano (9).
Lo spostamento non sortì l’esito che i governanti speravano e la fiera ritornò ben presto a maggio, come dimostra un atto rogato dal notaio Geronimo Felice Protentino il sabato 2 maggio 1654. Quel giorno il mastrogiurato Prospero Lopes nel corpo di guardia maggiore del castello chiese di avere in consegna dal regio castellano, il sergente maggiore Martin Colas d’Alagon, lo stendardo reale per poter fare la fiera di Gesù Maria. Il castellano prese un messale e lo aprì e lo tenne nelle sue mani. Il mastrogiurato “si inginocchiò nudato capite, et pose le mani sopra il messale” e giurò di farlo custodire e di riconsegnare lo stendardo reale in castello entro il martedì successivo, pena la sua vita e la confisca di tutti i suoi averi (10). Atti rogati anni dopo confermano il permanere dell’inizio della fiera al primo sabato di maggio e ci informano che la gestione della fiera era detenuta dall’aristocrazia cittadina. Infatti qualora il mastrogiurato, la cui nomina spettava ai nobili di seggio, fosse impedito, assente o deceduto, lo sostituiva in questo incarico il sindaco dei nobili (11) e se anche questo mancava, il primo eletto dei nobili ed infine, non potendo quest’ultimo, il secondo eletto dei nobili (12).
Il protrarsi di funeste annate, rovinate dalla siccità, dalle locuste e dai bruchi, riduce l’importanza della fiera. Il 15 agosto 1682 l’università, prendendo atto di tale stato, tentava di rivitalizzarla. Prendendo a suo carico alcune spese, cercava così di favorire la partecipazione dei mercanti, esentandoli per dieci anni da alcuni pagamenti dovuti al mastrogiurato e supplicava su ciò l’assenso del Vicerè, ottenendolo il 21 ottobre seguente. “Ecc.mo Sig.re. La fedeliss.a Città di Cotrone sup.do fà intendere a V. E. come per concessione antichissima dalli Serenis.mi Re austriaci, e particolar.te dall’Invit.mo Imperadore Carlo Quinto si ritrova in legitima possessione di fare la fera detta di Giesù Maria fuori le Mura di d.a Città nel primo sabato del mese di Magio di ciascheun anno, con la concessione del Stendardo Reale del R.o Castello di d.a Città, et giurisd.e di cause civili criminali, e miste durante per giorni quattro con l’abdicatione del m.co Governatore, q.le s’esercita dal m.co Mastrogiurato d’essa supp.te, q.le fera in virtù di d.i privilegii è franca et immune da qualsiv.a deritto, come l’altre fiere, e Mercati del Regno, et al presente per la penuria di tempi è scemata di conditione, mentre non vi vengono li Mercanti e Negotianti come prima, ma solam.te pochi Merciari per ofugore le spese che solevano fare; per il che il decoro di d.o stendardo Reale servitio di S. M.ta Catt.ca che Dio g.di, e pub.ca utilità essa supp.te in pub.co parlam.to ha concluso di voler ridurre la d.a fiera nel suo primiero stato, con conceder alli Mercanti e Negotianti che vi anderanno l’infratte immunità e franchitie per diece anni, cioè delle spese spettantino al Mastrogiurato per causa delli Luoghi, e Loggie, con darseli il Legname franco; e perche da d.o Mastrogiurato si devono fare le sud.e spese e per portarsi il sud.o stendardo con più decoro et honore han parim.ti conchiuso darseli annui d.ti dieceotto oltre la provisione ordinaria durante il spatio di diece anni, q.li elassi li Mercanti e Negotianti debano godere le solite franchitie et immunità conforme godono nell’altri Mercati, e fiere del Regno, ma siano obligati pagar al Mastrogiurato carlini diece per ogni Luogo, li Merciari carlini cinque per ciasched’uno, et il med.o s’intende per li Pannari, contiatori, et altri che vogliono il luogo per loro Mercantie, et a rispetto del Legname si paghi per ogni carro grana diece, per ogni soma grana cinque, et altri tanti per ogni carro nuovo che viene a vendersi et a rispetto dell’animali d’ogni pelo che verranno a vendersi non si debia pagare cos’alcuna tanto durante d.o tempo di diece anni quanto dopo q.lli elassi. Che però sup.ca V. E. che in nome di S. M.ta che Dio g.di conceda il R.o assenso, e beneplacito alla d.a conclusione et a quanto in q.lla si contiene, il tutto riceverà a gr. Ut Deus” (13).

La fiera in città
All’inizio del Viceregno austriaco la fiera fu spostata dentro le mura della città nel luogo detto “Li Rivellini” presso il convento dei minori conventuali e la chiesa di San Francesco d’Assisi. Il cambiamento fu ordinato dal comandante Gio. Giustiniano Elmstolff in quanto la città era in pericolo per la presenza di corsari e di navi nemiche. Il comandante, che presidiava la città con le sue compagnie di fanteria tedesca, adottò questa decisione per non lasciare aperte le porte della città durante le tre notti in cui lo stendardo reale rimaneva issato fuori mura nel luogo detto Gesù Maria. In esecuzione di tali ordini, sabato due maggio 1711 il sindaco dei nobili Cesare Suriano, in rappresentanza del mastrogiurato, riceveva in consegna nel corpo di guardia del castello dal castellano per interim, il tenente Blas de Villaflor, lo stendardo reale “ per far la solita fera nel convento di Giesù Maria e poi portare detto stendardo a far la fera dentro il recinto delle mura di questa città nel luogo detto li Rivellini del convento di S. Francesco de minori conventuali” (14). Negli anni seguenti la fiera si svolgerà sempre dentro le mura presso la chiesa di San Francesco d’Assisi in quanto, essendo la città presidiata dai Tedeschi, questi non vogliono che la porta della città di notte rimanga aperta (15). Sempre in tali anni l’atto di consegna dello stendardo assunse una particolare solennità con scorta di gente a piedi ed a cavallo e con spari di soldati e dell’artiglieria del castello. Per lo “ius de pigliare il reale stendardo”, cioè per la cerimonia della consegna e trasporto dello stendardo reale, dal corpo di guardia maggiore del castello al luogo dove si svolgeva la fiera, l’università era solita pagare al mastrogiurato una provvigione. In tali anni essa ascendeva a ducati 66 e grana 20. Di solito il denaro occorrente veniva anticipato dal mastrogiurato, il quale per tempo si attivava per acquistare tutto l’occorrente, affinché la cerimonia della consegna avvenisse con particolare solennità e riverenza (16).

La fiera della Madonna del Capo
Con l’arrivo dei Borboni la fiera continuò a svolgersi dentro le mura nel luogo detto S. Francesco D’Assisi con la consegna dello stendardo reale il primo sabato di maggio ed il suo ritorno al castello il martedì seguente (17). In seguito, durante il Regno di Napoli, assunse il nome di fiera della Madonna del Capo delle Colonne (18) e si svolse la seconda domenica di maggio. Tale rimase anche nei primi decenni dell’Ottocento, tranne alcuni anni in cui fu spostata alla quarta domenica di maggio (19).

 

Note

1. Zangari D., Capitoli e grazie cit., p.12.
2. Erario de Cotrone (1516/1517), Fs. 532/10, f. 22, ASN.
3. Manuale seu giornale tenuto per me Jo. Micheli Piczuto da parte lo S. Pietro Saporta de neap. (1542), Dip. Som. 196/4, f. 6, ASN.
4. ANC. 119, 1638, 14 –16.
5. Nel 1570 le gabelle del vescovo di Crotone “delo Prastio, Sanbiasi e curso de bucciafaro” erano affittate a Gio. Domenico de Manfreda e compagni cosentini per tre anni per ducati 1950 “deli quali se pagano ogni anno ducati 650 in tre terze cioè carnelivare, pasca et alla fera de Jesu e m.a che è la prima domenica de maggio”, Conto del m.co Giulio Cesaro Leone deputato sopra le entrate del vescovato de Cutrone, 1570 et 1571, Dip. Som. 315/9, ASN.
6. ANC. 49, 1591, 76.
7. ANC. 117, 1623, 46.
8. ANC. 119, 1638, 14 –16.
9. ANC. 119, 1638, 14 –16.
10. ANC. 229, 1654, 61.
11. Sabato 6 maggio 1673 il sindaco dei nobili Valerio Antonio Montalcino, essendo morto il mastrogiurato Prospero Suriano, prende in consegna dal castellano, il sergente maggiore Petro de Piniglia, lo stendardo reale per fare la fiera di Gesù Maria, giurando di custodirlo, giorno e notte, e di riconsegnarlo in castello il martedì successivo, ANC. 253, 1673, 24.
12. Sabato 3 maggio 1698, Mirtillo Barricellis secondo eletto dei nobili fa presente al castellano, D. Emanuel de Paredes, che per assenza del mastrogiurato, il marchese di Crucoli Domenico Malfitano, e del sindaco dei nobili ed essendo malato Detio Suriano, primo eletto dei nobili, spetta a lui ricevere lo stendardo reale, ANC. 338, 1698, 31.
13. Provv. Caut. Vol. 248, ff. 231-232v (1682), ASN.
14. ANC. 611, 1711, 37 –38.
15. ANC. 611, 1713, 50; 612, 171, 89; 613, 1721,45; 662, 1728, 69.
16. Il 12 aprile 1729 il mastrogiurato Alessandro Barricellis protesta contro il sindaco dei nobili Francesco Cesare Berlingieri. Egli fa presente che intende recedere dall’incarico, in quanto non ha avuto in tempo il denaro per fare le spese per l’asportazione dello stendardo reale. Non avendo i soldi da anticipare, la cerimonia verrebbe compromessa. Il sindaco replica che anche nelle annate fertili è solito pagare posticipato e che il ius di piglkiare il reale stendardo è annesso, connesso ed unito con l’ufficio di mastrogiurato al quale non solo viene pagato questo incarico ma anche le regalie delle ronde, del ius proibendi del gioco, della notte ecc. Perciò se vuole recedere dall’incarico, rinunci anche alle altre funzioni, ANC. 663, 1729, 107- 108.
17. Sabato 4 maggio 1737 nel corpo di guardia del castello il mastrogiurato Domenico Suriano, in ginocchio e “nudo capite”, giura davanti al castellano Andrea Aurelio. “ Io D. Dom.co Suriano di Cesare mastrogiurato nel corrente anno 1737 a cui oggi si fa la Grazia confidare il Stendardo Reale del Re Nostro Signore che mi si consegna per V. S. Signor Castellano per fare la detta fiera in S. Francesco d’Assisi, giuro a Dio a questa Croce et a questi quattro Evangelisti, che da V. S. si tengono colle mani, ed Io tocco colle mie, di guardare e far guardare d.o Real Stendardo, tanto di giorno, quanto di notte, in d.a fiera, avendo in essa la gente armata che si conviene per tutto il tempo che starà in mio potere, e doppo prometto e m’obligo sotto pena della vita, confiscatione di tutti miei beni, finita sarà detta fiera di condurlo dentro questo Regio Castello per tutto martedì sette del corrente mese di maggio, con tutta la veneratione e decoro dovuto a tal stendardo Reale, con gente a piedi, et a cavallo, e consegnarlo a V. S. Signor Castellano senza veruna mancanza, del che ne fò giuramento più volte nel modo sudetto, come fedel vassallo di S. M. (Dio Guardi) con ademplire a tutto quello che come tale sono obligato, sotto la pena sudetta”, ANC. 665, 1737, 43.
18. ANC. 1127, 1761, 100; 1528, 1767, 2.
19. Con decreto del 18.12.1817 la fiera viene spostata alla quarta domenica di maggio e con decreto del 27.8 1823 è ripristinata alla seconda, Valente G., La Calabria nella legislazione borbonica, Effe Emme 1977.

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