La grangia cistercense di San Mauro in territorio di Strongoli

Paesaggio presso Strongoli (KR).

Da una “Platea” dell’abbazia di Santa Maria di Corazzo della metà del Seicento sappiamo che ancora a quel tempo, il principe di Strongoli Francesco Campitelli pagava all’abbazia un annuo censo di ducati venticinque, che gravava sul territorio detto di “Santo Jorii seu Santo Giorgio”. Il censo era passato ai Campitelli con l’acquisto del feudo di Strongoli dal Principe di Bisignano Nicola Bernardino Sanseverino che nel 1605, lo aveva venduto per ducati 75.000 al conte di Melissa Giovan Battista Campitelli.[i]

In evidenza le località “S. Mauro” e “P.no di S. Iorio”. Particolare del F. 238-IV “Strongoli”, della Carta d’Italia 1:50:000 (U.S. Army 1943, copiata da una mappa italiana del 1896).

 

La cultura di Strumbulo

Già al tempo di Guglielmo II l’abbazia cistercense è presente in territorio di Strongoli. Essa ottiene dal re alcune terre, che costituiranno nel tempo la grangia di Santo Mauro. È dell’undici giugno 1178 un pubblico “Instrumento” rogato dal regio camerario di Valle di Grati e Terra Giordana Hugo de Belmisia. Su ordine dell’Ammiraglio Gualtiero il camerario descrive le terre donate dal re Guglielmo II all’abate di Santa Maria di Corazzo Gioacchino.

Il re aveva donato una estensione di “terras ad sex parula in loco qui dicitur Strumbulum et Cultura de Gir…”. Poiché queste terre non erano ritenute sufficienti ed adatte dai monaci “aliud praeceptum Regium Godino olim Camerario à Curia transmissum in dicto monasterio praefatus abbas”, decise di dare altre terre regie in luoghi vicini “in cultura quae dicitur de Buda”. “Quandam peciam de terra quae testimonio Domini Michaelis de Martur et aliorum quindecim salmatas … Agricola qui eam seminaverat iuramento firmavit linea circumcingere feci et in eadem ratione terras trecentarum sexaginta salmatarum monasterio assignavi. In terra Giri de Girardo centum triginta quatuor salmatas invenimus. In terra quae dicitur de Strumbulo salmatas sexaginta sex. In cultura, quae dicitur de Buda, quae praefatae culturae de Strumbulo convicina est rivulo quodam interposito salmatas centum quinquaginta invenimus quam videlicet Culturam in supplementum trecentarum sexaginta salmatarum addidimus. Et quia dictis salmatis minus erat pecciolam quandam de terra novem salmatarum quae de Ficillari dicitur superaddiderunt”.[ii]

In un altro privilegio del 1178 sono indicati i confini delle terre regie concesse all’abbate Gioacchino in territorio di Strongoli: “Terra de Strumbulo habet à superiori parte confinali Michaelem de Guinochia et Benedictum nepotem eius; deinde bona de Garamo, ficque à sinistro latere Rivo, qui vocatur de Strumbulo terminatur, donec ad alterum Rivum pervenitur qui est à dextero latere eiusdem Terrae, et sic concluditur in priori fine. Terra de Buda habet in confinio terram Sancti Theodori, ab aquilone; et protenditur in praefatum Rivum de Strumbulo usque ad terram Michaelis, qui est confinalis à parte orientali, et rursum praefatus Rivus de Strumbulo in confinio extenditur usque ad Terram Sancti Nicolai …”.[iii] Due anni dopo nel 1180 Rogerio, figlio di Leto, su richiesta dell’abate Gioacchino attua la permuta di alcune terre situate nel territorio di Strongoli ed aumenta le terre dell’abbazia.[iv]

Strongoli (KR).

 

La formazione di una grangia

Si venne così a formare un insieme di terre situate al di qua e al di là del torrente “Strumbulo” (Brauso, un affluente del Vitravo), dette la cultura de Strumbulo, con la “Ecclesiam insuper Sancti Mauri cum omnibus possessionibus et pertinentiis suis”. La grangia ci appare già formata in un transunto di conferma di un privilegio, che l’imperatore Federico II concesse all’abbate Milo nel settembre del 1225.[v]

Paesaggio presso Strongoli (KR).

Paesaggio presso Strongoli (KR).

 

Da grangia a feudo

In seguito la grangia di San Mauro divenne un piccolo feudo e come tale assegnato dal re al vassallo di turno. Il 16 novembre 1446 il re Alfonso d’Aragona, nell’accampamento regio presso la Selva de Presenzano, accoglie la supplica del nobile Bonaccurso de Florentia e gli conferma i beni feudali in precedenza concessigli da Covella Ruffo e poi da Marino Marzano e dalla moglie Eleonora d’Aragona. A questi è aggiunto anche il “feudum nominatum de Sancto Mauro in territorio Strongoli”, e poiché il duca di San Marco, Antonio de Santo Severino, gli aveva venduto “de jure proprio” le terre in tenimento di Strongoli dette “de fuda seu delo furno”, terre che erano state di proprietà di “magistri ricardi dela sita”, il re gli conferma il possesso.[vi]

Il feudo di San Mauro fu posseduto dalla famiglia fiorentina dei Caponsacco anche in seguito, con i figli di Bonaccurso: Scipione (1473)[vii] e Francesco (1488-89), che fu vescovo di Umbriatico,[viii] quando seguì le vicende dei principi di Bisignano, feudatari di Strongoli. Dopo la Congiura dei Baroni (1487) i feudi che erano appartenuti a Geronimo Sanseverino furono confiscati e la loro gestione fu affidata a dei capitani regi.

In un documento della fine del Quattrocento tra le entrate feudali di Strongoli, che erano state del Principe di Bisignano, ma che erano ora gestite dalla Regia Camera, vi si trova che secondo Dominico Lettere: “Strongilo fò olim delo Prencipe Bisignano … L’herbagio del curso de Santo Mauro, è, arrendato per uno anno ducati cinquanta otto, ver. che la mità de detto herbagio è dello episcopo Don Briatico secondo dice Ms Dominico constare per privilegio regio, et ordine della Camera resta netto ducati 29”.[ix] Successivamente i Sanseverino ritornarono in possesso del feudo di Strongoli e del suffeudo di San Mauro.

Agli inizi del Cinquecento (1513) “il feudo di Serpino (sic, ma Serpito), o vero Santo Mauro”, era posseduto da Elisabetta Caponsacco, moglie del magnifico Francesco Campanella di Castrovillari, e da sua figlia Gesomina, moglie di messer Scipione Morano,[x] come si evidenzia anche in seguito (1530),[xi] ma, in breve, fu loro tolto e concesso dal Principe di Bisignano a Cola Pica di Strongoli (1532-33).[xii] Verso la fine del secolo e gli inizi di quello successivo, apparteneva al magnifico Giovanni Domenico Pagano di Crotone abitante in Strongoli.[xiii]

Al tempo della vendita del feudo di Strongoli fatta da Nicola Bernardino Sanseverino al conte di Melissa Giovan Battista Campitelli, la grangia di San Mauro fa parte dei suffeudi della città di Strongoli. Il 10 maggio 1606 il razionale dello stato di Bisignano Tiberio D’Urso fa l’elenco dei Suffeudi della città di Strongoli; tra essi vi è che “Donno Scipio Pizzuto per le terre feudali possiede della Grancia di Santo Mauro è tassato per un adoho di docati 0-4 -8 2/3; Donno Gio. Francesco Pagano et fratri per adoho delli territori feudali di Casamorda, l’impiso (?) et minore, Grancie del feudo di Santo Mauro duc. 2 – 3; Donno Antonio Basile per adoho delle terre feudali del territorio de Santo Mauro tassato – ducati 0 – 3”.[xiv]

Paesaggio presso Strongoli (KR).

Paesaggio presso Strongoli (KR).

 

Dai Campitelli ai Pignatelli

Il corso di Santo Mauro ed il vicino territorio di Santo Iorio fanno parte dei beni feudali passati dai Sanseverino ai Campitelli e da questi ai Pignatelli.[xv] Dal Catasto Onciario di Strongoli risulta che il Principe di Strongoli possiede tra i beni feudali: “Il Cozzo S. Mauro si suole affittare un anno per l’altro circa docati trecentoquaranta”, “La difesa di S. Mauro si suole affittare un anno per l’altro docati circa docati cinquanta”, “la difesa di S. Iorio si suole affittare un anno per l’altro circa docati trecento”.[xvi]

Nel Settecento durante il vescovato di Domenico Morelli (1748-1792)[xvii] sorsero delle liti tra il vescovo ed il feudatario. Il vescovo rivendicava il diritto di decima sugli animali, che pascolavano sui territori, o corsi feudali di Virga d’Oro, Santo Mauro, Serpito e Zuccaleo; su questi terreni la mensa vescovile vantava diritti, che risalivano fino dal tempo della fondazione del vescovato di Strongoli.[xviii]

Paesaggio presso Strongoli (KR).

Paesaggio presso Strongoli (KR).

 

Note

[i] Borretti M, Idem, Calabria Nobilissima, n. 44, 1962, p. 136.

[ii] L’“Instrumentum quod fecit Hugo Regius Vallisgratis Camerarius de Terris Decollatorum” è datato “Anno Dominicae Incarnationis millesimo centesimo septuagesimo octavo mensis Iunii die XI”. Sottoscrivono: “+ Ego Hugo de Belmisia Vallis Gratis Regius Camerarius suprascripta confirmo /+ Ego Ioannes Iudex / + Ego Micnei /+ Ego Rogerius /+ Ego Rogerius miles de Bona interfui /+ Ego Reinerius Miles et Iudex / + Ego Fromundus Miles et Iudex /+ Ego Letus filius Boni huius rei testis sum /+ Ego … Betus filius Gasini /+ Ego Guerrafi filius Rogerii /+ Ego Petrus Notarius interfui /+ Ego Milo interfui”. BAV, Vat. Lat. 7572, ff. 7-9.

[iii] 1178. Entrate di Decollatura e Terre di Strumbulo con li suoi confini concesse all’Abbate Ioachimo in Palermo. BAV, Vat. Lat. 7572, ff. 11-13.

[iv] Cartae Domini Rogerii filii Domini Leti de Mare de Cambio permutatio nonnullarum terrarum in Territorio Strumbuli. BAV, Vat. Lat. 7572, ff. 15-16.

[v] Settembre 1225. Privilegio di re Federico confermatorio delle terre, che tiene l’abbazia di Corazzo in persona di fra Milo Abbate. Federico II conferma i privilegi dell’Abbazia di Corazzo nel mese di dicembre 1225 a preghiera dell’abbate Milo. BAV, Vat. Lat. 7572, ff. 31v, 47.

[vi] ACA, Cancillaria, Reg. 2908, ff. 179r-181r.

[vii] Scipione Caponsacco “Fu ammesso dal detto re Ferdinando I d’Aragona nel suo consiglio nel 1473, e gl’impartì regio assenso tanto su la donazione fatta da Covella Ruffo a suo padre Buonacursio, quanto su la compra de’ feudi Stoele (sic, ma Noele), S. Mauro …” (Rosis L., Cenno Storico della Città di Rossano e delle sue Nobili Famiglie, Napoli 1838, p. 343). “… Phaeudum nominatum de Stoele (sic, ma Noele) situm in territorio terrae Ipsigro ab eo emptum; et phaeudum nominatum de Sancto Mauro situm in pertinentiis Civitatis Strongoli ab eo emptum” (Ibidem, p. 356).

[viii] “Don Francesco Caposacco, vescovo di Umbriatico, possessore del feudo nominato Santo Mauro in pertinentie di Strongoli” (1488-89). ASN, Reg. Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[ix] AVC, Processo grosso di fogli cinq.cento settanta due della lite, che Mons. Ill.mo Caracciolo ha col S.r Duca di Nocera per il Vescovato, f. 474v.

[x] “Messer Francesco d’Antinoro, primo marito di madamma Villa figliola, la quale non esser tenuto a pagamento d’adoho per il feudo di Serpino (sic, ma Serpito), o vero Santo Mauro, sito in le pertinentie de Strongulo, quale se possede per madamma Elisabetta et Gesomina figliola” (1513). ASN, Regia Camera della Sommaria, Segreteria. “Magnifico Francesco Campanella di Castrovillari, possessore di due feudi, uno de Santo Mauro, sito in Strongoli et l’altro nominato Pampaneo et Martello sito in Cassano, tassato in ducati 28.4.8” (1516). ASN, Regia Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[xi] “Magnifico Francesco Torres signore di Cruculi, tassato per ducati 42.4.6: per Cruculi ducati 18.4.10 et per alys feudis ducati 23.4.16, quale feudi dice non possederli esso et diminuirseli la detta somma, et sono: lo pheudo delo Serpinolo (sic, ma Serpito) possede madamma Lisabetta, mogliere di messer Francesco Campanella, et madamma Iesomina, moglie di messer Scipione Morano; sito in Strongoli, et in Acri, lo pheudo Breca se possede per Scipione Caposacco in Russano” (1530). ASN, Regia Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[xii] “Cola Pica de Strongoli, concessione fattali dal prencipe di Bisignano d’un feudo nominato Serpito et tolto ad altri, cioè magnifica Elisabetta Caposacco e magnifico Ioanni Gregorio Morano.” ASN, Regia Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[xiii] “Giovanni Domenico Pagano, possessore del suffeudo di santo Mauro, sito in territorio di Strongoli e ne paga l’adoha al principe di Bisignano non sia astretto ad altro pagamento” (1580-81). “Giovanni Domenico Pagano, possessore di tre territori feudali in territorio di Strongoli, nominati cioè uno Caramado, l’altro Verdeia seu SatuperXX e l’altro detto l’Impiso, per le collette” (1580-158…). “Domenico Pagano, habitante nella terra di Strongoli, dove possede certe terre feudali, in loco detto Vetrano seu Caramello seu Tufo et è del corpo del feudo di santo Mauro, qual è dell’illustre principe de Bisignano e detto principe ne paga l’adoha alla Regia Corte; non sia accatastato” (1583-84). “Domenico Pagano di Cutrone, possessore del suffeudo di Caramato in territorio di Strongoli; non sia molestato” (1584-85). “Magnifico Giovanni Domenico Pagano della città di Cotrone, possessore del feudo seu territorio nominato Caramallo Prato d’Agnelli,XX granciaXX del feudo di Santo Mauro sito in territorio di Strongoli con peso d’adoha all’illustre prencipe di Bisignano con il ius pasculandi l’agnelli” (1591-92). Giovanni Domenico Pagano della città di Crotone, possessore di circa tomole 200 di terre feudali nominata Caramenlla Grancia del feudo di Santo Mauro con peso d’adoha al signor principe di Bisignano dateli in dote per Moisessa de Cremis sua socera per le doti di Giovanna sua figlia; si fa istanza per li termini in detti territorii” (1603-1606). ASN, Regia Camera della Sommaria, Segreteria, Inventario.

[xiv] Vaccaro A., Fidelis Petelia, Roma 1933, pp. 98-99.

[xv] Campitelli. “Informat.ne del Relevio di D. Fran.co Campitello Principe di Strongoli per morte d’Aniballe suo f.llo seguita a 27 di Gennaro 1624. Corpi feudali: Mastrodattia. Bagliva, il territorio di Serpito, lo curso di Zuccaleo, lo curso seu herbaggio di S.to Mauro, lo curso di Virga d’oro, lo curso di Serpito, lo territorio di S.to Iorio, lo territorio della Pizzuta, lo territorio dello Pantano et Cornacchia, col’adoha che pagano li subfeudatari”. ASN. Relevi vol. 383 F.s 29. f. 623.

[xvi] Russo F. A., Il Catasto Onciario di Strongoli del 1741, Nola 2014, pag. 94.

[xvii] “Inter coetera bona pro dote, et patrimonia huic Mensae in limine fundationis assignata, principem locum obtinent Decimae praediales quae sive jure nativo, sive regali concessione à tempore omnem hominum memoriam excedente, debetur ex fructibus ovium coeterorumque animalium depascentium in quatuor tenimentis integrum penè territorium huius Civitatis, et Dioecesis componentibus, vulgo nuncupatis cursibus virgae Aurae, S. Mauri, Serpiti et Zuccalei”. ASV, Rel. Lim. Strongulen. 1753.

[xviii] Il procuratore della mensa vescovile chiede di esigere la decima sugli agnelli, sul formaggio e sulle ricotte delle pecore che pascolano sui territori feudali di Serpito e Santo Mauro. Poiché i capimandria rifiutano egli chiede l’intervento del governatore il quale invia il mastrogiurato con dieci armati che si prendono 68 agnelli, 87 forme di formaggio e per il loro intervento altri 2 agnelli, 4 forme di formaggio e 24 ricotte. ASCz, Not. Rotella Nicola, B. 1124, f.lo 1753, ff. 59-61.

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