La Grecìa di Mesoraca

Mesoraca. La posizione della Grecìa (B) rispetto al circuito murato medievale del “Casale” (A).

Agli inizi del Settecento il padre Mannarino mette in relazione “il nome di Grecia” con l’antica esistenza di un “quartiere di Greci” a Mesoraca,[i] mentre il Fiore, che ne scrisse poco tempo prima, ricorda i “Greci” tra i “Popoli” che, anticamente, erano stati accolti in questa terra.[ii]

Attraverso i documenti rintracciati emerge che a Mesoraca, dove il rito greco era già scomparso nella seconda metà del Trecento,[iii] questo toponimo comincia ad evidenziarsi solo durante la seconda metà del Cinquecento, in un’area interna al circuito murario di quel tempo, ma fuori dal perimetro murato medievale del “Casale”.[iv]

 

La chiesa di S. Mauro

L’esistenza del luogo detto il convicino (ένορίαν) di S. Mauro posto dentro la terra (χώρας) di Mesoraca, è documentata da un atto dell’aprile 1254 (a.m. 6762), XII indizione, dove sono descritti i confini di una casa appartenente alla dote di Dilassa figlia di Johannes Lambardo, che andava in sposa a Rogerio, figlio di Urso detto il Crudele, limitante con la casa di Goulialmo Kapotza, la casa di Andrea Pankallo e quella di suo fratello Nicola.[v]

Le poche notizie successive riferite a questa chiesa, ci permettono di evidenziare che il luogo detto “lo chiano de S.to Mauro” alias “Catoporta”, caratterizzato dalla presenza di numerosi casalini (terreni edificabili), si trovava nell’ambito della località detta “la grecia”, come si rinviene in una platea della chiesa arcipretale di S. Pietro, estratta nel 1578 dal suo proprio “orig(ina)le”,[vi] mentre la località è ricordata ancora agli inizi del Seicento, quando abbiamo notizia di “tre casalina loco d.o S.to Mauro”, che furono venduti a Vincenzo Benincasa.[vii]

Troviamo menzione di “casalichini” (sic) nella confinazione di una località posta in tenimento di Mesoraca, caratterizzata dalla presenza di vigne, in un atto del 6 ottobre 1344,[viii] mentre ancora oggi una “Via Casalini” appartiene allo stradario del paese.

 

Le chiese della Grecìa alla metà del Cinquecento

In un elenco riferibile a verso la metà del Cinquecento, relativo al pagamento della decima dovuta alla Santa Sede da parte dei membri del clero della diocesi di Santa Severina, sono menzionate le chiese di Mesoraca che i documenti successivi identificano nella Grecìa: “S(an)ta Maria della Motta”, “S(an)to Nicola pignatari”, “S(an)to Nicola papali” (sic, ma Papalei) e “S(an)to Theodoro”,[ix] mentre, nello stesso periodo, S. Maria “la greca”,[x] S. Nicola “deli papalei”,[xi] S. Nicola “deli pignatari”[xii] e S. Maria “de la mocta”,[xiii] risultano tra le chiese del luogo che pagavano la Quarta beneficiale all’arcivescovo di Santa Severina.

La visita compiuta dal vicario dell’arcivescovo di Santa Severina alle chiese di Mesoraca nel 1559, ci fornisce una descrizione di ciascuna di esse. Tale ricognizione iniziò il 10 agosto di quell’anno dalla chiesa Matrice, e dopo essere stata interrotta per il pranzo, proseguì durante il “post prandium” di quello stesso giorno, presso la “Ecc.am parrocchialem sub vocabulo S(an)te Mariae de La greca”, della quale era “Rector et Cappellanus do: ant.s dela Gucza”.

Qui il vicario trovò un altare fabbricato con sopra un altare portatile, tre tovaglie, un ante altare di tela, un cuscino, un missale, una piccola croce di legno vecchia, una “imaginem parvam”, due candelabri fittili, un calice con patena di peltro, un ante altare di pelle “figuratum”, un vestimento sacerdotale di tela completo e una campana.

Da parte del vicario fu ordinato che, entro il termine di due anni, fosse posta “in altari”, una “imaginem glo(rio)se virgine Mariae” “in tela” del prezzo di carlini 15. Vicino la detta chiesa il vicario trovo anche un’altra chiesa pulita e ornata, con un altare eretto per devozione.[xiv]

Proseguendo la sua visita, il vicario giunse presso la chiesa “parrocchialem” sotto l’invocazione di “S(an)ti Nic.ai de papalei”, nella quale serviva D. Gregorio Canzoneri, che fu trovata vacante priva di cappellano.

All’interno di questa chiesa menzionata anche nelle provviste vaticane,[xv] il cui titolo evidenzia il nome di una famiglia documentata a Mesoraca già all’inizio del dominio angioino,[xvi] fu rinvenuto un altare fabbricato non consacrato con altare portatile, con tre tovaglie, un “Coperim.tum bombicinum”, due cuscini, quattro candelabri di creta, una croce di legno, una “pacem de auriCalco”, un vestimento sacerdotale di tela completo, un missale, una tovaglia “bombicinam”, un campanello e un “lamparium cum lampade”.

Poiché era necessario che l’altare fosse provvisto di una “imagine”, il vicario ordinò che il prossimo cappellano provvedesse a far realizzare una “imago glo(rio)se virginis s(anc)ti pet.i et s.ti nic.ai in tela”, del valore di carlini 10 entro il termine di 4 mesi.

Successivamente fu aperta un’arca dentro la quale furono rinvenuti due calici con patena di argento “boni” e un calice di peltro, che fu rotto con l’ordine che fosse rifatto. Al suo interno furono trovati anche un vestimento sacerdotale di tela completo, con una “casula dubblecti” rossa di seta, un’altra casula di seta violacea “Cum Cruce et frisi”, tre cuscini, un “riglierium”, una casula di tela, un’altra casula di tela gialla, sette tovaglie, un “mandilia”, un altro simile e una tovaglia piccola.

Nella chiesa furono visitati anche: un altare di fabbrica sotto l’invocazione di S. Antonio di Padova della famiglia Rizzuto che, nella sua parte anteriore, aveva una “fenestrella” di tavole con una “pace” vecchia, ed era provvisto di un “Coperim.to” di tela mentre, per mantenere il servizio del suo cappellano, possedeva un pezzo di terra del valore di quattro tareni; un altare fabbricato sotto l’invocazione di S. Leonardo con una “imago in tela” di S. leonardo, coperto di tela nero con due tovaglie; e  un altare fabbricato dedicato a S. Rocco, costituito da un “oratorium” fatto “ex lapidibus circum circa”, con tre tovaglie ed il suo coperim.to”.

La chiesa che non era intempiata, aveva due campane “in Campanile” e possedeva un fonte battesimale in cui però non si battezzava.[xvii]

La visita proseguì “ad ecc.am parrocchialem sub vocabulo S.ti Nic.ai de li pignatari” di cui era cappellano D. Jo. Rizzuto, nella quale fu trovato un altare fabbricato sopra il quale c’era un lintheamen. La chiesa possedeva anche un crocifisso ligneo “in tabula” e alcuni arredi sacri: tre tovaglie, un “Coperim.tum” vecchissimo, un vestimento sacerdotale di tela con casula di seta violacea, un messale, una “bossciulam”, un calice con patena di peltro, quindici tovaglie, un altro missale e due “leucas”. Vi erano anche uno scanno e delle travi per sedersi, e due campane “in Campanile”. Considerato che vi pioveva, il vicario ordinò che le tegole della chiesa fossero sostituite e che, entro il termine di un anno, si provvedesse l’altare di una “imaginem” di S. Nicola “in tela” del valore di otto carlini.[xviii]

Fu quindi la volta della “ecc.am sub invocatione S(anc)ti Toderi”,[xix] di cui era cappellano D. Francesco Tropiano, nella quale fu rinvenuto un altare fabbricato con altare portatile, tre tovaglie e un “Coperim.to altaris”, due candelabri di ottone, due cuscini, sei tovaglie, un calice con patena di peltro, e una campana. Nella chiesa che era intempiata di tavole, furono trovati anche un campanello sopra l’altare, due vestimenti sacerdotali di tela, mentre ai lati dell’altare erano posti due scanni e un’arca. Il vicario ordinò di far dipingere una “imaginem” di S. Teodoro “in tela” del valore di 5 carlini.[xx]

Per ultima, prima di giungere alle chiese parrocchiali di S. Maria della Piazza e di Sant’Angelo, il vicario passò a visitare la “ecc.ae parrocchialis s.tae Annae sive s.tae mariae dila motta”, di cui era cappellano D. Nicodemo Vecchio, che aveva un solo altare di fabbrica con altare portatile.

La chiesa possedeva una “conam”, un calice con patena di peltro, due candelabri di creta, due vestimenti sacerdotali di tela “preter amictum”, tre tovaglie e un “Coperim.tum altaris” dipinto di tela, un vestimento o “cammisum” con casula di tela, un messale in pergamena ed un altro in carta, due cuscini e una casula “antiquam” di raso gialla. Alla sinistra dell’altare c’era un crocefisso ligneo “Cum mandile”. La chiesa aveva una copertura fatta di tavole, e possedeva una campana e una “arcam”. Considerata la precarietà dello stato dell’edificio sacro, il vicario ordinò al cappellano che “per totam visitationem prox.a futura reficere habeat ecc.am p.tam et muros ipsius et Copirire tegulis et trabibus”, nonchè di rifare “in totum” la “immaginem s.tae Annae in muro in dicto altari”.[xxi]

Immagine di San Teodoro (da Wikipedia).

 

Il “quartiere”

L’esistenza di un “quartiere” (come lo definirà poi il Mannarino agli inizi del Settecento) detto “la grecia”, si rinviene a Mesoraca già durante la seconda metà del Cinquecento,[xxii] quando questo toponimo, distinguendola nettamente dal “Casale”, identificava la parte dell’abitato più esposta verso levante, che si estendeva da questo antico nucleo medievale[xxiii] fino alle “ripe della Terra”.

Qui agli inizi del Seicento, si trovavano la casa di Gio: Leonardo Castanò che era appartenuta a Minico Catanzaro, mentre, sempre in loco detto “la Grecia” c’era la casa di Giulio de Brindis, appartenuta a Pietro de Brindis.[xxiv]

In questo periodo gli atti conservati nei protocolli superstiti dei notari di Mesoraca, ci consentono di descrivere più dettagliatamente il luogo, a cominciare dalle chiese parrocchiali (o che comunque nel recente passato avevano svolto questa funzione), destinate ad amministrare i sacramenti alla popolazione residente nelle abitazioni vicine, inframezzate da numerosi spazi aperti (orti, vignali, casalini), dove erano stati piantati gli alberi di gelso indispensabili per l’allevamento del baco da seta.

Sappiamo così che la chiesa parrocchiale di “S.to nicola delli papalei”,[xxv] confinava con “lo palazzetto fù di Campanaro et li celsi della grecia”, che Feliciana Campanaro aveva ricevuto da Gio. Paolo Camp.ro e che lasciò a suo fratello Salustio Camp.ro.[xxvi]

Sempre in “loco d.o la grecia” ma “nel Convicinio della chiesa di S. Maria la motta”, si trovava invece la casa confinante con quella di Lucrezia Catanzaro, che Vincenza Perretta, vedova del quondam Berardo de Giglio, vendette a Laura Fortino,[xxvii] nelle cui vicinanze erano anche i due piedi di gelsi che Lucrezia Catanzaro e sua figlia Caterinella Barbuto, vendettero al clerico Joannes Toma Iannici, identificati “in loco detto la grecia”, confinanti con “la chiesa di S. Maria la Motta” e Gio. Berardino Brizzi.[xxviii] Confinava con la chiesa di S. Teodoro, con i gelsi di Laura Fortino e le case che erano appartenute a Marc’Ant.o Caivano, il piede di gelso posto “proprie in loco ditto la grecia”, che Livia Villirillo vendette a Vittoria Mantia.[xxix]

Appartenevano alla dote di Francesca Tristaino che, dopo la morte di suo marito, il quondam Francesco Puglise, prima sposò Ferdinando Colistra e poi Andrea Lamanno, una casa posta in loco detto “la gregia”, confinante con quelle di Agostino Garsia o Carcea, e una continenza di gelsi, anche questi posti in loco detto “la grecia”, che confinavano con Gio. Battista Brizzi e i beni della cappella del SS.mo Sacramento,[xxx] “vicino la Chiesa di S.to Nicola delli pignatari”.[xxxi]

In “loco ditto la porta della grecia”, invece, si trovavano un vignale alberato di gelsi che Julia Puglise di Policastro ma, a quel tempo abitante a Mesoraca assieme a Mario Caputo, vendette a Vittoria La Mantia, confinante con i gelsi di Francesco Puglise[xxxii] che, a loro volta, confinavano con un casaleno alberato di gelsi che Jaurito Guzzetto e Palumba Prospero vendettero a Didaco La Mantia.[xxxiii]

Confinava con i beni di Francesco Puglise, nonché con i gelsi appartenuti al quondam Troiano Campanaro e “il fiume di virgari”, anche il giardino alberato di gelsi, olivi ed altri alberi fruttiferi, posto “nel ter.o di d.a T(er)ra dove se dice quella parti lo molino della grecia” appartenuto al quondam Attilio Curcio, cui era appartenuto anche un orto di gelsi “posto alla grecia e pp.e sop.a S.a M.a laneve”,[xxxiv] o  “S. Maria ad Nives”, chiesa la cui esistenza comincia ad essere documenta in questo periodo.[xxxv]

In “loco d.o la Grecia”, troviamo anche la casa dove abitava Lisa De Brasi, che andò in dote a sua figlia Caterina Blasco quando sposò Hieronimo Puglise,[xxxvi] i gelsi che Anastasia Canzonerio, vedova del quondam notaro Fabrizio Nicotera, portò in dote a Jacinto Campanaro,[xxxvii] i gelsi che possedeva la chiesa di S. Caterina, e il gelso che possedeva D. Gio. Battista Mantia, quello che Gio. Giurlandino vendette a Berard.na Salamone,[xxxviii] e quello che si trovava nel casaleno che Fran.co Ant.o Pollizzi vendette a Jo. Dom.co Gatto, che confinava con i gelsi di detto Jo. Dom.co e le rupi su cui era posta questa parte dell’abitato.[xxxix]

Da questa parte, “le mura de la terra” confinavano con la località extra moenia detta “la portella” (in riferimento alla presenza di una porta di soccorso), posta “sotto la t(er)ra, dove i fiumi Vergari e “Riaggi” si riunivano,[xl] e sempre “sotto le mura della Terra”, e sotto le case che erano appartenute a Gio. Fran.co Caracciolo, proprio dove “lo fiume delo Riaggi” formava “la volta”, vi era un pezzo di terra alberato di gelsi che Joannes Tropiano vendette a Joannes Dom.co Faraco, confinante con le “timpe di sotto le Case furno di D. Gio. Guzzo”.[xli]

Come abbiamo evidenziato anche in precedenza, i giardini alberati di gelsi, olivi, fichi e altri alberi fruttiferi posti “sotto la Grecia”, si estendevano anche verso il “Flumen Virgari”, dove si trovavano il “viridario” di Dianora Caputo, vedova del quondam Vincenzo Basili, e il “viridario” del notaro Andrea Basili.[xlii]

 

La chiesa di S. Vito

L’esistenza della chiesa di S. Vito di Mesoraca “positam in loco dicto la Grecia”,[xliii] comincia ad essere documentata agli inizi del Seicento, quando il luogo detto “Santo vito”, oppure il “Convicinio di santo Vito”, posto fuori le mura, risultava caratterizzato da oliveti[xliv] e vigne.[xlv] La località che prendeva nome dalla presenza della vicina chiesa, confinante con le “ripas et flumen dictum de Virgari” e le “ripas delo Riaggi”, si caratterizzava anche per la presenza di alcune “vias seu traczas publicas”, tra cui la via pubblica che conduceva “in terr.o d.o de Campizzi Ducalis Curiae d.te t(er)re”.[xlvi]

Fondata su un semplice beneficio di collazione papale, la “Ecc.am sine animarum Curam sub Invocat.ne S.ti Viti sita seu posita in terr.o praed.tam T(er)ram Misuracae”,[xlvii] si trovava comunque nelle vicinanze delle mura, come pone in risalto un documento di questo periodo che, in relazione al luogo originariamente extra moenia, dove nel passato era esistito il castello (“Castello vecchio”), ma che all’attualità era stato ormai urbanizzato,[xlviii] evidenzia l’esistenza di un “Convicinio Castri Veteris et Ecc.ae S. Viti” all’interno della terra di Mesoraca, dove si trovava la casa di Cintio Fabiano, che confinava con quella di Vasili de Basili e la casa di Jo. Paolo Giurlandino.[xlix]

Immagine di San Vito (da pirovagando.it).

 

Gli effetti del terremoto del 1638

Alla metà del Seicento, i benefici di “S. M.a la Greca”,[l] “S.to Nicola delli Papalei”,[li] S.to Nicola delli Pignatari[lii] e “S.ta Maria della Motta”,[liii] risultavano ancora tra quelli che pagavano la Quarta all’arcivescovo di Santa Severina. A quel tempo però, le chiese erette su questi benefici ormai non esistevano più, essendo andate “dirute” a causa del terremoto, che durante la notte tra l’8 ed il 9 giugno 1638 scosse Mesoraca, che “nella parte detta la Grecia fu distrutta dalle fondamenta”.[liv]

In occasione della visita compiuta alle chiese di Mesoraca nel 1660, infatti, l’unica chiesa posta nella Grecìa visitata dall’arcivescovo di Santa Severina Francesco Falabella fu quella di S. Vito.

Il 28 agosto di quell’anno, dopo aver visitato la chiesa di S. Maria de Platea e prima di proseguire per quella di S. Maria Lauretana, posta fuori le mura (“in reggione, seu contrada ditta S. Margarita”), l’arcivescovo visitò la “Ecc.m S. Viti Martiris positam in loco dicto la Grecia sub gubernio Rev.i Cleri”, dove trovò un altare con gli ornamenti necessari e una “Icona in tela depicta cum Immaginibus Bell. SS.rum Viti Martiris, et Berardini”. Vi trovò anche un calice “cum Corporali” e altre cose necessarie, due casule, una “Alba” e un messale.

La chiesa aveva l’onere di celebrare una messa la settimana pagata dai “sacerdotes dicti Cleri”. Il suo edificio aveva un “Pavimentum” e un tetto fatto di tegole che nella parte anteriore, si presentava “cum Laqueare”. Vi era anche una “Campanula” rotta che fu ordinato di permutare con un’altra “inferiori” da mettere “in pariete”. La porta della chiesa che si trovava nella parte destra, richiedeva di essere riparata e bisognava di una nuova chiave.[lv]

Per quanto riguarda invece la chiesa “diruta” sotto l’invocazione di “S. Mariae ad Nives”, dopo il sisma il suo beneficio[lvi] fu traslato nella chiesa di “S. Mariae de Ponte”, il quale dopo essere appartenuto a Bartholomeo Oliverio, assieme all’altro sotto l’invocazione di S. Mariano esistente “in parochiali ecclesia terrae Pacentio”, diocesi di Ischia, fu provvisto al clerico Francisco Lombardo nel febbraio del 1698.[lvii]

Questa stessa situazione risulta anche in occasione della visita arcivescovile effettuata a Mesoraca il 9 giugno 1723, quando “S. Vito” e “S. Maria ad Nives detta del Ponte” risultano tra le 12 chiese rimaste.[lviii] Mentre in seguito, Gio Andrea Fico menziona la chiesa di “s. Maria della Neve situata sopra d’un ponte” (di cui era il “Titolare” sin dal marzo 1745 quando era subentrato a Dominico Fiorino)[lix] e quella di “s. Vito”, tra le 13 chiese esistenti a Mesoraca nel 1760.[lx]

 

La Grecìa alla metà del Settecento

Alla metà del Settecento, dopo lo spopolamento avvenuto a seguito del terremoto, la Grecìa di Mesoraca costituiva un’area interna alle mura, ricadente in parrocchia di S. Pietro Apostolo, caratterizzata dalla presenza della chiesa di S. Vito e da rare abitazioni, dove predominavano le aree edificabili prive di fabricati (“casaleni”), inframezzate da vignali, orti e orticelli alberati con olivi, fichi, noci e, soprattutto, con gelsi bianchi e neri.[lxi]

Vi era la casa dei PP. Domenicani dove abitava in affitto Catarina Crupi,[lxii] mentre in loco detto “S. Vito” si trovavano il vignale olivetato di D. Gio. Berardino Arena confinante con Gio. Dom.co Lonetto,[lxiii] e il vignale con pochi piedi di olive dei PP. Domenicani, confinante con Caterina Faraco e il sacerdote D. Nicolò Pironzi,[lxiv] che, assieme a suo fratello Andrea, possedeva in comune ed indiviso, due “Casaleni con Celsi alla Grecia” e un piede di olivo, confinanti con Lucrezia e Purdenzia Femio.[lxv]

Nella “Grecia” si trovavano anche il Casaleno” con un piede di gelso del massaro Andrea Vercillo,[lxvi] l’orticello del mastro falegname Nicolò Pangalli[lxvii] ed il gelso nero del mastro calzolaro Tomaso Marzano,[lxviii] che confinavano con la casa del magnifico Vitaliano Sillano,[lxix] speziale di medicina, ed erano vicini ai beni del mag.co Gennaro Salamone ed a quelli del R.do arciprete D. Fran.co Puglise.

Confinavano con i beni dell’arciprete di Mesoraca anche il casaleno alberato con gelsi e olivi del custode di armenti Antonio Cojello, che confinava con i beni di D. Domenico Salamone e quelli del mag.co Domenico Arena,[lxx] come anche l’orticello alberato con gelsi neri del mag.co Gio. Paolo Salamone, che confinavano con i beni del dottore fisico Domenico La Manna[lxxi] che, a loro volta, confinavano con quelli di Benedetto Gabriele.[lxxii]

“Sotto la grecia”, invece, l’arciprete D. Francesco Puglise possedeva un giardino alberato di gelsi, che confinava con i PP. Domenicani e il fiume Vergari,[lxxiii] e nelle sue vicinanze si trovava anche il giardino del mag.co Gennaro Salamone alberato di olivi, fichi e gelsi neri, che confinava con i beni del mag.co Bartolo Capocchiano.[lxxiv]

Qui, nel luogo detto “il Molino della Grecia”, la cui esistenza comincia ad essere documentata già circa un secolo prima,[lxxv] si trovavano i gelsi neri che appartenevano al bracciale Domenico Campanaro[lxxvi] mentre, nelle vicinanze, ovvero “nella grecia d: la Colla”, dove la strada pubblica inerpicandosi raggiungeva la sommità del luogo, si trovava l’orticello del bracciale Domenico Macrì, che confinava con i beni della cappella del SS. Sacramento.[lxxvii]

La Venerabile chiesa del “SS.mo Sacram.to” possedeva in questo luogo, un orto confinante con l’orto del mag.co D. Saverio Del Sindico (che possedeva anche due piedi di gelsi neri “nelli Casaleni della Grecia”),[lxxviii] e un vignale nel “Molino della grecia” con noci e gelsi neri, confinante con il detto molino e il fiume Vergari.[lxxix]

Confinavano con il “Molino della Grecia” anche la possessione alberata con gelsi neri del pittore Gio. Battista Torchio, posta nel loco detto “Princivalli”,[lxxx] e quella che il nobile Gio. Paolo Mantea possedeva in comune ed indiviso con Saverio e Rosalba Mantea.[lxxxi]

Particolare della Sez-12-Col-IX della Carta Austriaca del Regno di Napoli (1821-1824), dove è riportata la viabilità che raggiunge l’abitato di Mesoraca.

 

Il beneficio di S. Maria ad Nives alla fine del Settecento

L’edicola di “S.tae Mariae de Ponte, et ad Nives”, fu visitata dall’arcivescovo di Santa Severina l’otto febbraio 1778,[lxxxii] mentre “Il Semplice Eccl(esiasti)co Beneficio di S.a M.a della Neve annesso alla Chiesa del Ponte”, risulta nella “Platea di tutti i Benefici Semplici, tanto Eccl(esiasti)ci quanto di Jus patronato laicali fondati in questa Città, e Diocesi di S.a Sev.a” del 1788.[lxxxiii]

A quel tempo “Il Sempice Eccl(esiastic)o Benef.o di S.a M.a ad Nives” possedeva: “Una gab.a d.a la Cehesara, che rende in erba, ed in gr(an)o d. 36.00, Un’altra d.a li Ferrari, o sia di Brizzi Rende in erba d. 27.00, Un’altra gabelluccia d.a S.a M.a della Neve, alias il Vignale d.o del Ceramidio d. 12.00, Un pezzo di terra d.o la Volta Rende d. 03.00”. I pesi erano costiuiti da “Peso di Messe, Festa e mantenim.to di Chiesa, e suppellettili, una colla buonatenenza d. 78.50.”[lxxxiv]

 

 

Note

[i] “Mesuraca dove vi fu pur quartiere di Greci, e vi dura tutta via il nome di Grecia, onde molti vogliono ch’era l’antico Reazio.” Mannarino F. A., Cronica della Celebre ed Antica Petilia detta oggi Policastro, 1721-1723.

[ii] “Altre volte accolse tre Popoli distanti; Greci, Latini, e Giudei, oggidì è d’un solo popolo Italiano, co due Villaggi, Marcedusa abitata da Albanesi, e Rijetta da Italiani.” Fiore G., Della Calabria Illustrata, tomo I, 1691, p. 218.

[iii] 14 agosto 1386, “apud Terram Policastri”. Nel testamento di “Simeonis de Bondelmontibus de flor.a”, troviamo legati in favore del clero latino e del clero greco di Catanzaro (“item clero Latinorum Catacensium uncias duas et clero Grecorum unciam unam”), mentre per quanto riguarda il clero di Policastro e quello di Mesoraca, si fa riferimento solo alla presenza di un clero latino: “item legavit d(omi)no Archie(pisco)po s(anc)te severine unciam unam, item clero policastri Ta(reno)rum Quindecim et Clero Mesorace Ta(reno)rum quindecim si int.i venerint”. ASFI, Pergamene Normali; cod. id. 00078061 Segnatura antica (su cartellino) 1386 agosto 14. Rinuccini. Regesto: in tomo 85 carta 52 V.

[iv] Rende P., La chiesa “Matrice” di S. Nicola “de Casale” di Mesoraca, www.archiviostoricocrotone.it

[v] Guillou A., Les Actes Grecs des Fonds Aldobrandini et Miraglia XI-XIII s., Biblioteca Apostolica Vaticana 2009, pp. 89-91.

[vi] “Item detta Ecc.a tiene uno Casalino Posto dentro la T(er)ra de Mesoraca loco detto la grecia dove se dice Catoporta quale fo lassato per dominico [cui] et est Allo chiano de [S.to] Mauro confine à frate yanne deli cui et la via vicinale et Confine lo casalino de Andria bracale et lo casalino del Condam rogeri de tacina quale tiene condorino per grana due d. 0.0.2.” “Item Cola poglise tiene uno Casalino à Catoporta alias a S.to Mauro, jux.a lorto de sansone deli cui et la via vicinale et le casalina de Andria bracale, rende gr(an)a due d. 0.0.2” AASS, 17B, f. s.n.

[vii] ASCZ, Notaio Basile G. A., 1616-1617, protocollo 433, f. 1v.

[viii] Caridi G., Ricerche sul Monastero di S. Angelo de Frigillo e il suo Territorio, in “Archivio Storico per la Sicilia Orientale”, LXXVII (1981), pp. 345-383. Caridi G., Agricoltura e Pastorizia in Calabria, 1989, pp. 68-69.

[ix] “R.to da D. Nicodemo Vecchio Terrae Misurachae per S(an)ta Maria della Motta d. 0.0…” (…) “R.to da D. Gio: Viccino (sic) per S(an)to Nicola pignatari per x.a d. 0.0. …”. (…) “R.to da D. Gio: paolo Capp.no (sic) Terra Misurachae per S(an)to Nicola papali per x.a d. 0.2…” (…) “R.to da d: francisco Tropiano de Misuraca per S(an)to Theodoro et S(an)to Pietro martire per x.a d. 0.1.2.” AASS, 2 A, f. 105v e sgg.

[x] 1545: “De donno Jo: bruno per s.ta maria La grecca d. 0.1.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546 “Da donno Joanni bruno per s.ta maria Lagreca d. 0.1.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da donno Joanni bruno per la quarta de s.ta maria la greca d. 0.1.0” (AASS, 3A f. 48). 1548 “Da donno joanni bruno per la quarta de s.ta m.a lagreca d. 0.1.0” a margine : “senza intrata” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cta Maria la greca pagha onne anno per quarta d. 0.1.0” (AASS, 3A, f. 12).

[xi] 1545: “De donno Jo: paulo campanaro per s.to nicola deli papaley d. 2.4.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546: “Da donno Joanpaulo Campanaro per s.to nicola de lipapalei d. 2.4.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da donno Joanpaulo Campanaro per Santo nicola de lipapalei de misoraca d. 2.4.0” (AASS, 3A f. 48v). 1548: “Da donno Joanpaulo Campanaro per la quarta de s.to nicola de lipapalei d. 2.4.0” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cto nicola deli papalei per la quarta pagha omne anno d. 2.4.0” (AASS, 3A, f. 11v).

[xii] 1545: “De donno berardo licco per s.to nicolla dela pinya d. 1.1.0” (AASS, 3A, f. 31v). 1546: “Da donno virardo licu per s.to nicola de lipignatari d. 1.1.0” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da donno birardo lico de misoraca per s.to nicola de lipignatari d. 1.1.0” (AASS, 3A f. 48). 1548: “Da donno virardo licu per la quarta de s.to nicola de lipignatari d. 1.1.0” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cto nicola deli pignatari pagha ongne anno per quarta d. 1.1.0” AASS, 3A, f. 11v).

[xiii] 1545: “Donno nycodemo per santa m.a de la moda d. 0.2.10” (AASS, 3A, f. 31v). 1546: “Da donno nicodemo per s.ta m.a de la mocta d. 0.2.10” (AASS, 3A, f. 38). 1547: “Da donno nico demo vechio de misoraca per s.ta m.a de lamocta d. 0.2.10” (AASS, 3A f. 48). 1548: “Da donno nicodemo per la quarta de s.ta m.a de lamocta d. 0.2.10” (AASS, 3A f. 75v). 1566: “La ec.a de S(an)cta maria de’ la motta pagha ongne anno per quarta d. 0.2.10” (AASS, 3A f. 11v).

[xiv] AASS, 16B, f. 63v.

[xv] 20 luglio 1539. “Die XX Iulii 1539., d. dionysius quondam Bartholomei de Molariis de Cento, Bononien. dioc., rector cappelle in parochiali ecclesia S. Iohannis Baptiste, site et fundate in ecclesia seu iuxta ecclesiam metropolitanam S. Severinae, per d.num Antonium Massam de galesio, clericum Romanum, procuratorem suum, in manibus S.mi D.N. ppe resignavit, in favorem d. Leonardi Sacchi, pbri S. Severine dictam cappellam, cum reservatione pensionis annue 10 duc. super fructibus parochialis S. Nicolai de plateis, (sic) terre Mesurace, dicte dioc., quam idem Leonardus obtinet.” Russo F., Regesto IV, 18097.

24 novembre 1539. “Leonardo Sacco, pbro S. Severinae, providetur de cappella, in ecclesiae S. Io. Baptistae sita et fundata in ecclesia iuxta metropolitanam ecclesiam S. Severinae, vac. per liberam resignationem Dionisii quondam Bartholomei de Molariis de Cento, Bononien dioc., reservata eidem annua pensione 10 duc. auri in auro de camera super fructibus parochialis ecclesiae S. Nicolai de Platea, (sic) terre Mesurace, eiusdem S. Severinae dioc., cuius fructus prefatus Leonardus est rector.” Russo F., Regesto IV, 18141.

1 marzo 1540. “Caesari Fogia, familiari suo, providetur de Primiceriatu ecclesiae S. Severinae et de parochiali ecclesia S. Nicolai terrae Mesuracae, S. Severinae dioc., vac. per ob. Leonardi Sardo, (sic) Primicerii, archipresbyteri nuncupati et rectoris dictae ecclesiae, cum mandato Cesenaten., et Cotronen. episcopis ac Vicario generali Archiep.i S. Severinae de executione.” Russo F., Regesto IV, 18197.

24 dicembre 1540. “Petro de Conticellis providetur de parochiali ecclesia S. Nicolai de Papaleonis, clericis saecularibus in titulum assignari solita, et de Hospitali S. Dominicae, (sic) extra muros Mesuracae, S. Severinae dioc., vac. per resignationem Adae de Conticellis.” Russo F., Regesto IV, 18347.

4 aprile 1553. “D.nus Alexander Fogia, clericus Rossanen., cui nuper pensio annua 8 duc. super fructibus parochialis ecclesie S. Nicolai, terre mensurate (sic), S. Severine dioc., quam d.nus Io. paulus Campolus, (sic, ma Campanaro) eiusdem ecclesie rector, per dictum Io. paulum et successores solvenda, reservata fuit, per d.num Thomam de Caieta, beneficiatum ecclesie S. Petri de Urbe, procuratorem suum consensit cassatione et extintioni pensionis huiusmodi; et dictus Joannes Paulus, per d.num Nicolaum Marcum briti, clericum Rossanen., procuratorem suum consensit reservationi alterius pensionis annue 8 duc. super dicte ecclesie fructibus d. Ascanio de Migalis, clerico dicte dioc.” Russo F., Regesto IV, 20040.

[xvi] Maria vedova di “Iohannis de papa Leone de Musoraca” (sic), compare in un atto del gennaio 1266, in cui si menzionano la “terram Riccardi de Maria de papa Leone”, e la “vinea Stephani de papa Leone”. Pratesi A., Carte Latine di Abbazie Calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini, 1958, pp. 440-442.

[xvii] AASS, 16B, ff. 63v-64.

[xviii] AASS, 16B, f. 64v.

[xix] A margine del documento risulta annotato da altra mano posteriore: “San Teodori Martyris Titularis Decanatus Metropol(ita)nae S. Severinae”.

[xx] AASS, 16B, f. 64v.

[xxi] AASS, 16B f. 65.

[xxii] AASS, 17B, f. s.n.

[xxiii] Rende P., La chiesa “Matrice” di S. Nicola “de Casale” di Mesoraca, www.archiviostoricocrotone.it

[xxiv] Tra i censi che agli inizi del Seicento, l’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo deteneva nella terra di Mesoraca, troviamo: “Gio: Leonardo Castanò per una Casa palatiata fù di Minico Catanzaro in loco d.o la Grecia, iuxta le ripe della Terra, paga grana Cinque.” (AASS, 124B, f. 6v) “Giulio de Brindis per una Casa nel loco d.o la Grecia, che fù di Pietro di Brindis deve grana cinque.” (Ibidem, f. 8v.)

[xxv] 20 dicembre 1577. “Archiep.o S. Severinae datur facultas absolvendi, fructus condonandi perceptos et dispensandi super irregularitate Francisco Curti, pbro terrae Mesuracae, suae dioc., qui parochialem ecclesiam sive cappellam S. Nicolai de Papaleis, dictae dioc., per resignationem Pauli Campanari, simoniace obtinuit.” Russo F. Regesto V, 22915.

[xxvi] 15 novembre 1616. Feliciana Campanaro lascia a Salustio Camp.ro suo fratello, la donazione che gli fece Gio. Paolo Camp.ro cioè “lo palazzetto fù di Campanaro et li celsi della grecia”, confine “S.to nicola delli papalei”, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Basile G. A., 1616-1617, protocollo 433, ff. 6-6v.

[xxvii] 15 gennaio 1632. Vincenza Perretta vedova del q.m Berardo de Giglio, avendo venduto nel passato a Laura Fortino una casa “sita dentro d.a T(er)ra loco d.o la grecia”, confine la casa di Lucrezia Catanzaro, “nel Convicinio della chiesa di S. Maria la motta”, e altri fini, rilascia quietanza e si dichiara completamente soddisfatta dall’acquirente. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1632, Busta 652, ff. 2v-3.

[xxviii] 11 agosto 1637. Lucrezia Catanzaro e Caterinella Barbuto sua figlia, vendono al clerico Joannes Toma Iannici due pedi “sicomorum” siti “in Terra Mesorace et proprie in loco detto la grecia”, confine “la chiesa di S. Maria la Motta”, Gio. Berardino Brizzi, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1637, Busta 653, ff. 19-20.

[xxix] 3 febbraio 1637. Livia Villirillo vende a Vittoria Mantia un piede “sicomi”, “situm in T(er)ra p(redi)tta et proprie in loco ditto la grecia iusta sicomos laure fortino” le domos che furono di Marc’Ant.o Caivano, “iusta Ecclesiam S. Toderi” e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1637, Busta 653, ff. 8v-9v.

[xxx] 25 agosto 1639. In relazione al matrimonio tra Ferdinando Colistra di Andali e Francesca Tristaino di Mesoraca vedova del q.m Fran.co Puglise, la sposa promette una casa posta dentro la terra di Mesoraca loco detto “la gregia”, confine le case di Agostino Garsia, la via pubblica e altri fini, e una continenza di gelsi posti in loco detto “la grecia”, confine Gio. Battista Brizzi da una parte, la cappella del SS.mo Sacramento e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1639, Busta 654, ff. 49-50.

[xxxi] 20 febbraio 1645. In relazione al matrimonio tra And.a Lamanno e Francesca Tristaino vedova del q.m Ferrante Colistra, quest’ultima promette un orto di gelsi posto “alla grecia loco detto vicino la Chiesa di S.to Nicola delli pignatari” e altri confini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1644-1646, Busta 655, ff. 23v-24v. La chiesa risulta menzionata anche in precedenza: “Item beneditto de suvarato tiene uno pezo de t(er)ra posto allagrillo confine le terre de paulo galati et le terre de donno gregori le terre de S.to Nicola deli pignatari mediante lo vallone, quale rende alla Ecc.a predecta grana dudici Dico 0.0.12” (1578). AASS, 17B ff. s.n

[xxxii] 27 novembre 1646. Julia Puglise di Policastro ma al presente abitante a Mesoraca insieme a Mario Caputo, vende a Vittoria La Mantia un vignale alberato “sicomorum” sito nel territorio di Mesoraca “loco ditto la porta della grecia”, confine i gelsi di Fran.co Puglise e altri confini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1644-1646, Busta 655, ff. 47v-48.

[xxxiii] 26 agosto 1646. Jauritus Guzzetto e Palumba Prospero vendono a Didaco La Mantia un “casalenum arboratum cum pedibus septem sicumis, seu Porghis”, sito “intus t(er)ram p(redi)ttam ubi nuncupatur la Grecia”, confine la via pubblica i “sicomos” di Fran.co Puglise e altri fini. ASCZ, Notaio Basile G. A., 1646, protocollo 434, ff. 38v-39.

[xxxiv] 29 gennaio 1629. Tra i beni che aveva posseduto il q.m Attilio Curcio, vi erano: un giardino alberato di gelsi, olivi ed altri alberi fruttiferi, posto “nel ter.o di d.a T(er)ra dove se dice quella parti lo molino della grecia”, confine Fran.co Puglise, i gelsi che erano stati del q.m Troiano Campanaro, “il fiume di virgari” ed altri fini, e un orto di gelsi “posto alla grecia e pp.e sop.a S.a M.a laneve” confine la via pubblica ed altri fini. ASCZ, Notaio Rotella A., 1629, protocollo 621, ff. 30v-34v.

[xxxv] Gennaio 1626. “De beneficio simplici, sub invocatione S. Mariae ad Nives, loci Mesuraca, S. Severinae dioc., cuius fructus VIII duc. vac. per ob. Hieronimi Bardari, de mense septembris proxime praeteriti def., providetur Io. Petro Pedacio, pbro dictae terrae, I.U.D.”. Russo F., Regesto VI, 29455.

Dicembre 1626. “Petro Pedacio providetur de ecclesia sive cappella S. Mariae ad Nives, terrae Mesuracae, S. Severinae dioc., cuius fructus XV duc.”. Russo F., Regesto VI, 29705.

[xxxvi] 10 gennaio 1629. In relazione al matrimonio tra Caterina Blasco e Hieronimo Puglise, Lisa De Brasi madre della sposa, promette una casa dove abita “loco d.o la Grecia”. ASCZ, Notaio Rotella A., 1629, protocollo 621, ff. 3-4.

[xxxvii] 23 aprile 1639. In relazione al matrimonio tra Jacinto Campanaro e Anastasia Canzonerio, vedova del q.m notaro Fabrizio Nicotera, la sposa promette i gelsi e gli olivi “in loco detto lo Riagi”, e i gelsi posti nel loco detto “la grecia”. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1639, Busta 654, ff. 24v-26.

[xxxviii][xxxviii] 19 gennaio 1639. Gio. Giurlandino vende a Berard.na Salamone “un Casaleno cum una porga di dentro” sito nella terra di Mesoraca “loco detto la grecia”, confine i gelsi di S. Caterina, il gelso di D. Gio. Battista Mantia, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1639, Busta 654, ff. 16-16v.

[xxxix] 13 febbraio 1646. Fran.co Ant.o Pollizzi vende a Jo. Dom.co Gatto il casaleno con un “pede sicomi” sito “intus t(er)ram p(redi)ttam ubi nuncupatu la Grecia”, confine i “sicomos” di detto Jo. Dom.co i “casalena” del q.m Marcello Caivano, “le ripas” e altri fini. ASCZ, Notaio Basile G. A., 1646, protocollo 434, ff. 8v-9.

[xl] “Item lo giardino di Cicco de licui con celsi, olive, et altri arbori posti à la portella sotto la t(er)ra, iuxta le fiumare de Virgari, et lonagi, (sic) lo giardino de Paulo de Tacina, le mura de la terra” (1581). AASS, 7A, f. 45.

[xli] 2 agosto 1630. Quattro anni prima Joannes Tropiano aveva venduto a Joannes Dom.co Faraco un pezzo di terra alberato con quattro piantoni di gelsi sito nel territorio della detta terra “loco ditto sotto le mura della Terra et Case furno di Gio. Fran.co Caracciolo confine lo fiume delo Riaggi, et volta di d.to fiume”, “et confina alle timpe di sotto le Case furno di D. Gio. Guzzo” e altri confini. All’attualità si stipula l’atto. Lo stesso giorno Joannes Dom.co Faraco dona il detto pezzo di terra a Joannes Fran.co, Lupo Ant.o e Joannes Paolo Villirillo. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 13v-14.

[xlii] 13 Agosto 1630. Dianora Caputo vedova del q.m Vincenzo Basili possiede il viridario alberato con sicomi, olivi, fichi e altri alberi fruttiferi, sito e posto nel territorio della terra di Mesoraca, “in loco ditto sotto la Grecia”, confine in parte il viridario del notaro And.a Basili, il “Flumen Virgari” e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 23-25.

[xliii] AASS, 37 A, f. 23.

[xliv] 29 aprile 1615. In relazione al matrimonio tra Joannes Fran.co Mazzuca di Policastro e Francisca Durante di Mesoraca, Vespesiano Pantisano di Policastro e la detta Francisca promettono al futuro sposo una “continentia di terre arborata di olive”, sita e posta “nel terr.o di detta terra di Misoraca nello Convicinio di santo Vito” che la detta Francisca possedeva in comune ed indiviso con Vittoria Durante sua sorella. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 78 prot. 290 ff. 18v-20.

14 marzo 1623. Hijeronimo Salerno di Mesoraca, ma al presente “habitator” in Policastro da molti anni, dona a suo cognato Petro Paulo Serra, alcuni beni posti in territorio di Mesoraca, tra cui un “olivito loco ditto Santo vito”, confine Mutio Facente ed altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 294, ff. 82v-83v.

1 febbraio 1631. Hieronimo Salerno e sua sorella Petrizia Salerno, donano alla cappella del SS.mo Rosario di Mesoraca, “una parte di olive” posta nel luogo detto “di S. Vito”, confine gli olivi di soro Feliciana e Livia Caputo, gli olivi di Pietro Crispino, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, f. 56v.

[xlv] 1 febbraio 1626. Davanti al notaro compare Caterina Furesta vedova del q.m Nutio Facente, relativamente ad una lite contro Agostino Carcea riguardante una vigna posta “intus terr.m ditte terre Misorace in loco ubi dicitur Santo vito”, confine i beni di Mattei Poglise, i beni di Joannes Petro Curcio, la via pubblica ed altri fini. ASCZ, Notaio G. B. Guidacciro, Busta 79 prot. 296, ff. 16v-17v.

[xlvi] 28 aprile 1630. Il R.do D. Ant.o Dardano vicario foraneo di Mesoraca, nonchè rettore e cappellano della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista “et annexe in detta t(er)ra”, con il consenso dell’arcivescovo Fausto Caffarelli, concede al clerico Fran.co Puglise un pezzo di terra “seu vineale”, sito e posto in territorio di Mesoraca “loco ditto S. Vito”, confine “Aulivitum” via mediante, confine le “ripas et flumen dictum de Virgari”, le “vias seu traczas publicas” e altri confini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 5v-6.

3 maggio 1630. Joannes de Diano e sua moglie Rosa Rotella vendono a Hieronimo Caputo de Joanne, un vignale alberato con un piede di olivo ed un piede di fico sito dentro il territorio di Mesoraca loco detto “S. Vito versus viam per quam itur in terr.o d.o de Campizzi Ducalis Curiae d.te t(er)re”, confine il vignale del q.m Spetiano Benencasa, le “ripas delo Riaggi”, le terre predette di Campizzi “seu Cabriele” e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 8-9.

[xlvii] 7 aprile 1625. Essendo vacante la “Ecc.am sine animarum Curam sub Invocat.ne S.ti Viti sita seu posita in terr.o praed.tam T(er)ram Misuracae”, l’arcivescovo di Santa Severina Fausto Caffarello istituisce “Joannem Dominicum Giurlandino in capellanum, seu Rectorem praefatae Eccl(esi)ae S.ti Viti”. AASS, 4D fasc. 3, ff. 4-4v.

[xlviii] 28 gennaio 1629. Inventario fatto “in domibus” Attilio Curcio, site nella terra di Mesoraca “et prop.e ubi nuncupatur vicino la fischia dello Castello vecchio”, confine la domus di Matteo Puglise, la via pubblica e altri fini. ASCZ, Notaio Rotella A., 1629, protocollo 621, ff. 30v-34v.

12 agosto 1632. Joannes Battista Brizzi possiede alcuni “sicomos” posti in loco detto “lo Castello Vecchio”, confine i “sicomos” di Joseph Curcio e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1632, Busta 652, ff. 22-24.

18 febbraio 1646. Alla dote promessa a Simune dello Scavo figlio del q.m Gio. Aloisio dello Scavo della città di Nicastro, e a Caterinella Gargano figlia di Laura De Mauro di Mesoraca, appartiene una casa posta in loco detto “lo castello vecchio”, confine la casa di Minico Maruca e altri fini. ASCZ, Notaio Basile G. A., 1646, protocollo 434, ff. 9v-10.

[xlix] 2 agosto 1630. Cintio Fabiano possiede una domus “cum pede sicomi” davanti, sita “in Terra p(raedi)tta in Convicinio Castri Veteris et Ecc.ae S. Viti”, confine la domus di Vasili de Basili, la domus di Jo. Paolo Giurlandino e altri fini. ASCZ, Notaio Biondi G. F., 1630-1631, Busta 651, ff. 14-16.

[l] 1654: “Capell.o di S. M.a la Greca d. 0.1.” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Cap.o di S. M.a la Greca d. 0.1.” (AASS, 35A f. 239v).

[li] 1630: “Il Rett.re di S.to Nicola delli Papalei d. 2.4.0” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Rettore di S. Nic.a di popoli d. 2.4.” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Rett.e di S. Nic.a di popoli d. 2.4.0” (AASS, 35A f. 239v).

[lii] 1630: “Il Capellano di S.to Nicola delli Pignatari d. 1.1.0” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Capell.o di S. Nic.a de pignatari d. 1.1.” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Capell.o di S. Nic.a pigna d. 1.1.” (AASS, 35A f. 239v).

[liii] 1630: “Il Capellano di S.ta Maria della Motta d. 0.2.10” (AASS, 35A f. 177v). 1654: “Capell.o di S. M.a d.a Motta d. 0.2.10”, a margine: “sol.t” (AASS, 35A f. 223v). 1655: “Capell.o di S. M.a d.a Motta d. 0.2.10” (AASS, 35A f. 239v).

[liv] Così è descritto l’effetto del terremoto dell’8 giugno 1638 da Utius de Urso: “la notte seguente, verso le cinque in sei ore, da più orribile terremoto furono abbatute alcune Città, Terre e Castelli” (…) “Di Mesoraca la metà fu dalle fondamenta abbattuta e nel rimanente intraperta;” (…) “Mesoraca di fuochi 700 nella parte detta la Grecia fu distrutta dalle fondamenta e la restante terra si è intraperta in modo tale che, senza evidente pericolo, e senza gagliarda riparazione, nessun palagio può essere abitato.” Boca G., Luoghi sismici di Calabria, 1981, p. 222.

[lv] AASS, 37 A, f. 23.

[lvi] “Stato delle Rend.e del Semplice Beneficio di S.a M.a / della Neve in Mesoraca giusta l’inform.e presa / nell’anno 1687 a di 11 . 7mbre. / la Cabella detta la Cesara / la gabelluccia di Brizzi / Un altro pezo di terra d.o lo Ceramidio / Ed un Vignale d.o la Volta di fracano d. 27.00 / per x.a dallo Cersito da fertile ed infertile d. 15.00 / dalla gabelluccia di Brizzi d. Cinque d. 05.00 / dal pezzo di terra d.o lo Cerramidio d. 04.00 / dal Vignale della Volta d. 03.00.” AASS, 4D, fasc. 3, f. s.n..

[lvii] Febbraio 1698. “De uno, sub S. Mariae ad Nives, cuius servitium ex diruta ecclesia ad parochialem S. Mariae de Ponte, terrae Mesuracae, S. Severinae dioc., canonice translatum est, vac. per promotionem Bartholomaei Oliverii ad ecclesiam Umbriaticen., et de altero sub S. Mariani invocationibus, in parochiali ecclesia terrae Pacentio, Isclan. dioc., simplicibus beneficiis, quorum fructus insimul 15 duc., providetur Francisco Lombardo, clerico, S. Iohannis in Laterano de Urbe mansionario.” Russo F., Regesto IX, 47830.

[lviii] AASS, 49A, f. 12v.

[lix] Marzo 1745. “Io. Andreae Fico providetur de beneficio simplici S. Mariae ad Nives in parochiali terrae Mesuraca, S. Severinae dioc., cuius fructus 6 duc., vac. per ob. Dominici Fiorini, a sex mensibus et ultra def.”. Russo F., Regesto XI, 60905. La relazione arcivescovile del 1765 evidenzia che Gio. Andrea Fico, il quale possedeva anche il beneficio di S. Giacomo, reggeva la chiesa di Santa Maria de Ponte in qualità di beneficiato di Santa Maria ad Nives: “Ecclesia Sanctae Mariae de Ponte regitur per eundem D. Joannem Andream Fico uti Beneficiatum S(an)ctae Mariae ad Nives, et per Procuratorem à me eligendum.” ASV, Rel. Lim. Santa severina, 1765. “Beneficia S(an)cti Jacobi, et S(an)ctae Mariae ad Nives reguntur per D. Joannem / Andream Fico, ut supra.” Ibidem.

[lx] “Sonovi in Mesuraca tredici buone chiese, dieci delle quali si dicono figliali, e sono (…) l’altra di s. Maria della Neve situata sopra d’un ponte, di cui ne sono io stesso il Titolare, (…) Oltre le accennate chiese filiali vi è quella di s. Vito, …”. Fico G. A., Notizie Storiche della Patria di S. Zosimo, 1760, pp. 108-109.

[lxi] La numerosa presenza di gelsi nella Grecia risulta evidente anche nella seconda metà del secolo. D. Giuseppe Spinello possedeva un piede di gelso nel loco detto “la grecia” (31.3.1665). D. Gio: Battista Mantea possedeva un ortale di gelsi in loco detto “Princivalle”, con 15 piedi di gelsi, e altri 10 piedi “nelle Casalina della Grecia” (1.4.1665). La venerabile cappella del SS.mo Sacramento di Mesoraca, possedeva 8 piedi di gelsi nel loco detto “la Grecia” (1.04.1665). AASS 6D, fasc. 4, ff. s.n.

[lxii] Il monastero dei PP. Domenicani, possiede una “Casa nella Grecia” affittata a Catarina Crupi per carlini 10. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 223.

[lxiii] D. Gio. Berardino Arena, teologo della chiesa metropolitana di S. Severina, possiede un vignale con olive nel loco detto “S. Vito” di capacità tt.o 1, confine Gio. Dom.co Lonetto e la via pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 156v.

[lxiv] Il monastero dei PP. Domenicani, possiede un vignale con pochi piedi di olive di capacità quarti 3, nel loco detto “S. Vito”, confine Caterina Faraco e D. Nicolò Pironzi. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 223.

[lxv] D. Nicolò Pironzi sacerdote, possiede “Casaleni con Celsi alla Grecia” comuni con Andrea Pironzi suo fratello, confine Lucrezia Femio. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 148v. Andrea Pironzi bracciale, possiede due “Casaleni” nel loco detto “la Grecia” con 4 piedi di gelsi e un piede d’olivo, confine Purdenzia Femio. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 15.

[lxvi] Il massaro Andrea Vercillo possiede un “Casaleno” con un piede di gelso “nella Grecia”, confine la strada pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 2.

[lxvii] Nicolò Pangalli mastro falegname, possiede un orticello nel loco detto “la Grecia”, confine il Mag.co Vitaliano Sillano e la strada pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 23v.

[lxviii] Tomaso Marzano mastro calzolaro, possiede un piede di gelso nero “nella Grecia”, confine il mag.co Vitaliano Sillano e il R.do arciprete D. Fran.co Puglise. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 128.

[lxix] Il mag.co Vitaliano Sillano, speziale di medicina, possiede una casa dove abita in parrocchia di S. Pietro, confine il mag.co Gennaro Salamone e la strada pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 132.

[lxx] Antonio Cojello custode di armenti, possiede un “Casaleno” nel loco detto “la Grecia” con gelsi e olivi, confine D. Dom.co Salamone e la strada pubblica. Più possiede un altro piede di gelso nello “istesso luoco della Grecia”, confine il R.do arciprete D. Fran.co Puglise e il m.co Dom.co Arena. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979 f. 58.

[lxxi] Il mag.co Gio. Paolo Salamone, nobile vivente, possiede un orticello nel loco detto “la grecia” con gelsi neri di capacità ½ tt.o, confine D. Fran.co arciprete Puglise e il m.co D.r fisico Gio. Dom.co La Manna. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, ff. 286-287v.

[lxxii] Il D.r fisico Gio. Dom.co La Manna, possiede un “Casaleno” nel loco detto “la Grecia” con gelsi neri ed un piede di olivo, confine Benedetto Gabriele. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 228.

[lxxiii] D. Fran.co Puglise arciprete, possiede un pezzo di terra detto “il Giardino, sotto la Grecia”, alberato di gelsi, di capacità tt.o 1, confine i PP. Domenicani e il fiume. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 143v.

[lxxiv] Il mag.co Gennaro Salamone nobile vivente, possiede un giardino “Sotto la grecia” di capacità 1 tt.o e ½, confine il mag.co Bartolo Capocchiano e la strada pubblica, con due piedi di olive, fichi e gelsi neri, sopra il quale paga di censo enfiteutico alla cappella del SS.mo Sacramento annui grana 12. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 290v.

[lxxv] Attraverso il “Conto” fatto da Marco Ant.o Biondi, erario dello Stato di Mesoraca, relativo al periodo dal 12 settembre 1656 al 4 maggio del 1657, rileviamo: “A 3 xbre pag.to a Vincenzo Cavallo altri car.ni 20 per un’altra rota, che servì al [molino de] la Grecia”. “A 26 febraro pag.to car.ni 3 er gr(an)a 2 e ½ “per fare il cospido, e dado al molino della grecia”. AASS, 34A, ff. 31-31v. Relativamente all’“Introito delli grani delli molini da 7bre 1656 p(er) tutto Ap(ri)le 1657”, si rileva: “Da And.a Venneri Molinaro della Grecia tt. 106 ½”. Ibidem, f. 32v.

[lxxvi] Domenico Campanaro bracciale, possiede pochi piedi di gelsi neri nel loco detto “il Molino della Grecia”, confine il R.do arciprete D. Fran.co Puglise e il “Fiume Virgari”. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 149v.

[lxxvii] Dom.co Macri bracciale, possiede un orticello “nella grecia d: la Colla” con pochi piedi di gelsi neri, di capacità ½ tt.o, confine il SS.mo Sacramento e la strada pubblica. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 154.

[lxxviii] Il mag.co D. Saverio Del Sindico nobile vivente, possiede un orto nel loco detto “La Grecia” di capacità 1 quarto, confine l’orto della cappella del SS.mo Sacramento, e la strada pubblica. Più possiede 2 piedi di gelsi neri “nelli Casaleni della Grecia”. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 94v.

[lxxix] La Venerabile chiesa del “SS.mo Sacram.to”, possiede un vignale nel “Molino della grecia” con noci e gelsi neri, di capacità 1 quarto, confine il detto molino e il fiume. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6980, f. 228v.

[lxxx] Il mag.co Gio. Battista Torchio pittore, possiede una possessione nel loco detto “Princivalli” alberato con gelsi neri, comune e indiviso con il mag.co Saverio e Gio Paolo Mantea, di capacità 1 tt.o, confine il “Molino della Grecia” e il fiume. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 292v.

[lxxxi] Il mag.co Gio. Paolo Mantea nobile vivente, possiede una possessione con gelsi neri nel loco detto “Princivalli” di capacità 1 tt.o, comune ed indiviso col mag.co Saverio Mantea e Rosalba Mantea, confine “il molino d.o della grecia” e il fiume. ASN, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasti Onciari, 6979, f. 372v.

[lxxxii] AASS, 77A, f. 123v.

[lxxxiii] AASS, 72A, f. 297/296v.

[lxxxiv] AASS, 72A, f. 310/311.

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