La scomparsa del Casale di San Giovanni Monaghò

S. Giovanni Monaco

Ruderi in località S. Ianni Vecchio (foto anni Settanta).

L’antico abitato era situato tra Papanice e Cutro in località ora detta “S. Janni Vecchio”. Sorto probabilmente attorno ad un monastero greco dedicato a San Giovanni, il suo territorio detto “il corso di S.Giovanni Minago” era particolarmente adatto al pascolo invernale. Risalgono al periodo normanno i privilegi di alcune abbazie greche, che conserveranno ancora nel Settecento vasti territori; ricordiamo l’abbazia di S. Nicola de Miglioli ( L’Abbadia, Le Manche dell’Abbadia) e di S. Nicola di Jaciano ( Il Piraino).
Segue in età sveva la penetrazione dell’abbazia latina di Sant’Angelo de Frigillo, che otterrà nel 1224 dalla curia imperiale la concessione di un vasto territorio “apud Cutrum et Sanctum Iohannes de Monacho in territorio Sancte Severine”, ( Pratesi A., pp. 332-333) e dell’abbazia di S. Giovanni in Fiore ( gabella di Terrano).

Tra il Quattro ed il Cinquecento
Già durante la prima metà del Quattrocento il casale di “S. Ioannis de Monacho” aveva dovuto subire una forte diminuzione della sua popolazione. Allora esso faceva parte delle terre del marchese di Crotone Nicolò Ruffo. Il 10 dicembre 1423, accogliendo una richiesta fatta dal marchese, il duca di Calabria Luigi III d’Angiò ordinava ad Antonio Hermenterii di provvedere alla riduzione delle collette al casale per la notevole diminuzione della sua popolazione. (Orefice I., Registro della Cancelleria di Luigi III d’Angiò per il Ducato di Calabria (1421- 1434), ASCL 1977-1978, p. 294). Seguì quindi le vicende dei Ruffo e dopo la caduta del marchese Antonio Centelles, poco la metà del Quattrocento fu dato in feudo con vassallaggio a Tommaso Ferrari. Allora il casale era tassato per 31 fuochi. I Ferrari lo mantennero fino all’inizio del Cinquecento quando andò a far parte della contea di Santa Severina in potere di Andrea Carrafa. Nel 1521 Sancto Johanne Monaco era tassato per 34 fuochi, poco più di quanto ne aveva contato settanta anni prima (Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la tassazione focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici Meridionali, n. 3/1991, pp. 264-265). In seguito fu ripopolato, come Scandale e San Mauro, dal conte di Santa Severina Galeotto Carrafa, così nella numerazione del 1545 aveva 73 fuochi. Nel 1551 Galeotto Carrafa vendeva a Ferrante Carrafa duca di Nocera la terra di Cutro, il casale di S. Giovanni Minagò ed i feudi di Fota , Crepacore ecc., feudi che poi passarono nel 1558 ad Alfonso Carrafa Duca di Nocera. Tre anni dopo, nella numerazione dei fuochi del 1561, il casale era tassato per 96 fuochi, ma poco dopo nel 1564/1565 ne paga per 73, cioè come nella vecchia numerazione del 1545. Tuttavia nella numerazione del 1578 ritorna tassato per 94 fuochi.
Così è descritto in una relazione del 1589: “S. Giovanni Monagò è casale del Duca di Nocera habitato da seicento anime, lungi da S. Severina sei miglia. Ha il suo arciprete con tre preti. Ha la sua chiesa matrice e due altre di confraterie, una della S.ma Annontiata, l’altra di S. Catarina, e nella chiesa matrice sta l’altra del S.mo Sacramento.” (Rel. Lim. 1589).
Alla fine del Cinquecento il casale è soggetto a forte ripopolamento tanto da quasi raddoppiare la sua popolazione, che è censita dai contatori nel 1595 per 156 fuochi. Il feudatario vi possedeva numerosi territori tra i quali: “lo Giardino”e le gabelle di Buffo, Milori, La Menta, Umbrara ecc.

Vicende Religiose
Il casale era in territorio ed in diocesi di Santa Severina. La mensa arcivescovile vi esigeva le decime sul pascolo degli animali che pascolavano sul corso, così nei territori dei baroni che dei cittadini e dei forestieri. La decima consisteva “in esigersi da ogni 10 agnelli o capretti, così primitivi, come posteriari, uno et da ogni diece pezze di caso, ò ricotte, una, per li buoi, vacche, giumente, et altri animali cavallini un tari per ciascheduno, et d’ogni porco grosso un carlino, et dalli piccoli cinque grana”. L’arcivescovo ricavava da questo privilegio, che si faceva risalire alla bolla di Lucio III del 1183, dallo Stato di Cutro, Rocca Bernarda e S. Giovanni Minagò oltre duemila ducati all’anno. La mensa arcivescovile possedeva inoltre alcuni terreni (Le Cersulle). Anche la sua chiesa arcipretale, di rito greco almeno fino al Duecento, possedeva alcune gabelle (Lo Scinelluzzo, Manca della Chiesa, L’Olivella), dei vignali e vigne ed esigeva delle decime dagli abitanti. A ricordo dell’importanza economica e religiosa che aveva nel Medioevo la chiesa matrice arcipretale intitolata a San Giovanni Battista è il fatto che conserverà ancora nel Cinquecento il potere su alcune grancie, come testimonia la visita compiuta al casale dal vicario generale dell’arcivescovo di Santa Severina Ursini, Joanne Thomasio Cerasia, cantore della chiesa cattedrale di Mileto. Il cantore la mattina del 12 giugno 1559 lasciò Cutro e con la sua comitiva si diresse al casale di San Giovanni Minagho dove visitò la chiesa matrice di S. Giovanni Minagò con le sue due campane, la chiesa della confraternita di Santa Maria detta L’Annunziata, situata fuori del casale e con un altare detto volgarmente L’Annunziata della famiglia degli Herrichecta e quindi alcune chiese campestri sparse per il territorio del casale, alcune delle quali erano chiuse. Queste chiese erano tutte “grancie” della matrice di S. Giovanni. Esse erano: S. Sofia, Santa Maria (dove sopra l’altare c’era un grande quadro con dipinta la S.ma Epiphania), S. Vito (con quadro raffigurante la Vergine, S. Vito e S. Domenico), S. Blasio (con dipinto della Vergine) e S. Nicola.
La maggior parte di queste chiese campestri sarà abbandonata nella seconda metà del Cinquecento a causa del pericolo delle incursioni turchesche e per la presenza di banditi che renderanno insicure le campagne.

San Giovanni Monagò tre

“S. Janni vecchio” nella carta del Rizzi-Zannoni (1808).

 

Situazione religiosa
Dai Sinodi di Santa Anastasia sappiamo che l’arciprete doveva versare alla mensa arcivescovile dapprima un censo di tre libbre di cera, trasformati in seguito in tre carlini. (1564 – R.dus Archipresb.ter Santi Johannis minagho s.t pe.sonaliter.; 1579- R.dus Archipresb.ter S.ti Johannis Minagho cum censu librarum cerae trium comp.t R.dus archipresb.et soluit D. 0-1-10; (1581-1588) R.dus Archipresb.ter S.ti Joahannis Minagho cum censu librarum cerae trium. Comparuit D. Jo. Petrus Ferrarus pro eo cum legitimo mandato et soluit.).
Solamente dal 1600 in poi compare oltre all’arciprete anche la confraternita della SS.ma Annunziata che dapprima versò un cattedratico di una libbra di cera e poi negli anni seguenti tre carlini. (1600–1609) Arciprete con tre carlini, Confrates San.mae Annuntiatae S. Johannis Minaghò cum onere lib. unius cerae non comparuit.( poi con tre carlini). Dal 1610 al 1617 oltre all’arciprete ci sono anche le confraternite della SS.ma Annunziata e del SS.mo Rosario con un cattedratico di 4 carlini.
Nel 1618 e nel 1619 compaiono l’ Arciprete, confraternite della SS.ma Annunziata e del S.mo Rosario, i rettori della SS.ma Concezione,di S. Maria del Carmelo e di S. Maria delle Grazie, tutti e tre gli altari erano eretti dentro la chiesa dell’Annunziata.
In questo periodo si susseguirono gli arcipreti: Gio. Andrea Pirrhone (1582), Giovanni Tommaso Leto (1586-1588), Giovanni Francesco Fiorillo della terra di Cutro (1602–1632), Marcello Monteleone della terra di Cutro (1632 – ?).

L’abbandono del casale
Secondo il Fiore il casale “mancò nel secolo presente circa il 1630 e accrebbe co’ suoi avanzi la poco distante terra di Cutro”. (Fiore G., I, 89). Ancora all’inizio del Seicento il casale era popoloso e fiorente come dimostra la tassazione focatica.
Nel 1604 il casale di San Giovanni Minagho era tassato per 156 fuochi, più di quelli dei vicini casali di San Mauro e di Scandale. Scandale(Gaudioso): a. 1604 (f. 83), a. 1631 (f. 178), a. 1643 (f. 98), a. 1648 (f. 179); San Mauro: a. 1604 (f. 147), a. 1643 (f. 147), a. 1648 (f. 157); Cutro: a. 1604 (f. 679), a. 1648 (f. 679); Papaniceforo: a. 1604 (f. 234), a. 1648 (f. 234); S. Gio. Monagho: a. 1604 (f.156).
Lo spopolamento avvenne dunque durante il periodo in cui fu arciprete del casale il cutrese Giovanni Francesco Fiorillo (o Florillo) (1602–1632). Le relazioni inviate dall’arciprete all’arcivescovo di Santa Severina descrivono in parte l’abitato prima e dopo l’evento e ci permettono di stabilire la data dell’abbandono del casale, che avvenne pochi anni prima della vendita fatta nel 1620 dello Stato di Cutro, composto dalle terre di “Cutro, Le Castella, Rocca Bernarda e della terra seu casale di S. Giovanni Minagò in Provincia di Calabria Ultra con loro ville seu casali habitati et inhabitati” e con lo ius ancoraggi di Crotone ed il feudo di Fota, da Francesco Maria Carafa a Giovanna Ruffo di Scilla, Marchesa di Licodia.
Il confronto tra le relazioni, specialmente tra quella datata 20 aprile 1608 e quella 9 aprile 1628, evidenzia la profonda trasformazione che in pochi anni subisce l’abitato ed il paesaggio agrario circostante. Dalla relazione dell’arciprete dell’aprile 1628 veniamo a conoscenza che “il casale habitava c’havaveria da quindici anni in qua, che sfrattò, et disshabitò …). Quindi l’abbandono da parte della maggior parte della popolazione avvenne intorno al 1612/1613 e “quelle poche persone ch’al presente ci sono romaste sonno tante povere che per la loro povertà e miseria non possono andar ad habitare ad altri luochi”.

Prima dello spopolamento
Nel 1608 il casale ci appare con i suoi numerosi orti (casa con uno hortale adietro, casa con uno hortale, casette con uno hortale dietro la chiesa di Santo Gio.e ecc.), che sono accanto alle case e casette (casa di Fran.co Cerentia, di Agostino Tiriolo, di Gio. Dom.co Perretta, di Cola di Vongaro, di Bartolo Griso, di Nardo Musitano, di Granditia Colonna, di Gio.e di Simone, di Masi Messina, di Scipione Caccia, di Vincenzo Ferraro ecc.), c’è la piazza pubblica ed il palazzo della corte ducale, che è vicino alla chiesa di Santa Maria Assunta, ci sono dei magazzini per conservare il grano (del q.m not.o Parise Ganguzza) e numerose pezze di vigne sono situate in località “S.to Nicola”, “Serra di S.to Nicola” e “L’Acqua della Fico”, molte appartengono agli abitanti del casale, altre a Cutresi; quasi tutte sono state concesse dalla chiesa e perciò sono gravate da censi (di Gio. Fran.co Fiorillo, di Gio. Geronimo Ganguzza, di Mutio Ammirato, di Gerolamo Musca di Cutro, di Gio. Bartolo Cavarretta di Cutro, dell’eredi di Ant.no Papasodaro, di Salvatore Scalise di Cutro, di Gio. Batt.a e Gio. Gregorio Foresta di Cutro ecc.). Lo stesso vale per le diverse chiuse con pedi di celsi, fichi querce che arrivano fin dentro al casale (Chiusa di Gio. Fran.co Messina, del q.m Ciancio Palermo ecc.). Vi è poi l’esteso “Giardino” appartenente al feudatario. Attorno all’abitato ci sono le gabelle dove è praticata la coltivazione del grano (“massaria”) che si alterna al pascolo (“herba”). Quest’ultimo è soggetto ai diritti del “corso”. Infine i folti boschi.

Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo ( 1608).
Inventario delle Robbe stabili della chiesa Arcipretale di San Gio. Batt.a matrice del Casale di S. Gio.e Monaghò fatto da me Gio. Fiorillo Arciprete di detto Casale nell’anno 1608 a 20 di …

In p.s Una Gabella chiamata la manca della Chiesa posta nel territorio del Casale confine la Cabella della Foresta e destre di .. d’orlando della parte di sopra et de l’altra parte di sotto la gabella di Godinello et la Gabella di Caracolli è cam.ra chiusa et in herba si sole affittare docati .. l’anno et a massaria si sole dare per tt.a cento di grano.
Item un’altra gabella chiamata l’Olivella posta in detto territorio confine la gabella della valle delli frassi confine la gabella della Difesa della … confine la gabella di Centonze. che .. della parte di tramontana, quale gabella suole affittarsi dui anni si, et dui no et quando a massaria tt.a trenta di grano et quando in herba cosa alcuna per esser curso ma si la pa.. de curso, et è di capacità di sette salme.
Item un’altra gabella chiamata Scinello posta in detto territorio confine la gabella della Badia dela parte di sopra .. la gabella di Ascanio Foresta di Cutro di capacità di tt.a cinque di grano quale si sole affittare per tt.a ventiquattro.. cioè dui anni sì, et dui vaca et quell’anni che vaca .. l’anno l’affittatori dello curso, che la chiesa non si ha …
Item uno vignale chiamato il vignale della fico posto nel territorio di detto Casale dentro la volta dello… di Giulio Pistoia di capacità di tt.a quattro di grano è curso et quando s’affitta si ne hanno tt.a di grano quattro l’anno.
Item certi vignali chiamati la chiusa di Muscarello in detto territorio confine la gabella Asmi di Gio. Fran.co sacco et li vigne di D. Gio. Fran.co Fiorillo di capacità di tt.a sei di grano… quando s’affittano si n’hanno tt.a sei di grano l’anno arborati di fico et celsi delli quali celsi sin’hanno d.ti tre.
Item Vignale detto Vignale di S.to Nicola in d.etto territorio detto la Chiusa … di detto casale, quale si sole affittare per tt.a sei l’anno confine l’hortale di Gio. Fran.co Sacco, l’hortale … Romano et la via publica.
Item l’horto di S.to Martino quale fu del q.m gerolamo … fu devoluto alla chiesa per li censi non soluti.
Censi
… paga alla detta chiesa uno carlino l’anno per censo di S.to Martino 0-0-10.
car.ni tre l’anno per censo delle vignie … territorio di detto Casale loco detto S.to Nicola 0-1-10.
Gio Ger.mo Ganguzza paga grana dieci l’anno di rendita di una vignia posta in detto territorio loco detto la serra di S.to Nicola 0-0-10.
Mutio Ammirato paga cinque grana l’anno per rendita d’una vignia posta in detto loco di S.to Nicola confine le sopradette vignie.
Gerolamo Musca di Cutro paga dui carlini l’anno per censo di dui pezze di vignie poste nel loco detto l’acqua della fico 0-1-0.
Gio. Bartolo Cavarretta di Cutro paga grana tredici l’anno per censo d’una pezza di vignia posta nel loco detto l’acqua della fico.
L’heredi di Ant.no Papasodero pagano grana venticinque l’anno per censo di due pezze di vignie poste nel sopradetto loco.
Salvatore Scalise di Cutro paga grana dudici et mezzo per pezza di una vignia posta loco ut supra.
Gio. Batt.a et Gio. Greg.o Foresta di Cutro pagano … tt.a di grano l’anno per censo di una di una vignia sta in detto loco l’acqua della fico.

Inventario Delle robbe mobili della chiesa arcipreitale di S.to Gio.e Bap.ta di S.to Giovanne Monaghò.

In p.s Uno calice di argento con patena inorato moderno.
Item uno avante altare di domasco bianco con stola et manipulo con trene di oro.
Item unaltro avant’altare et una pianeta con stola et manipulo di armosino verde.
Item unaltro avant’altare di rasiglio lavorato con trene arangine.
Item una pianeta di giobellotto russo con la croce di velluto giallo.
Item una pianeta di velluto negro con stola et manipulo.
Item una pianeta di velluto bianco et russo con stola et manipulo.
… russo.
… di damasco paunazzo.
… altare di armosino paunazzo.
… di velluto listiato con croci turchina.
… di tila bianca.
… lunga con frangie di seta russa.
burza di corporali aragamata d’oro.
burza di corporali lavorata turchina.
burza di corporali di velluto bianco e russo.
burza di corporali di armosino verde.
Tovaglia grande di altare.
Tovaglia piccola di mano.
Item uno missale grande novo riformato.
Item un’altro missale grande usato.
Itemun’altro missale piccolo.
Item uno battisterio novo.
Item una croci grande.
Item dui incenseri di attune uno novo et uno vecchio.
Item uno paro di coscini di armosino a rosa secca.

Inventario delle robbe del SS.mo Sacramento.

In p.s uno calice di argento con patena inorato.
Item uno tabernaculo di argento falso.
Item un’altro vaso di argento falso, che serve per quando si va ad communicare l’infirmi.
Item un’altro vasetto d’argento fino, dentro il quale si conserva il sacramento dentro la custodia.
Item uno pallio di damasco bianco.
Item un’altro pallio di velluto di diversi colori che si porta quando… alla communione.
Item due linterne, due campanelli et un crocifisso.
Item dui veli uno grande et uno piccolo.
Item un altro velo che si mette allaltarino.
Item una cappa di velluto paunazzo.
Item uno vaso di vetro grande che serve per la communione.

Inventario delle Robbe stabili et censi di d.a cappella.

In p.s Gio. Dom.co Perretta paga d.ti tre l’anno alla d.tta cappella del S.mo Sacramento per conto della casa dove habita confine la casa di Cola Vogaro et la casa di Bartolo Griso d.ti 3.
Item tiene un’altra casa in d.to casale confine la casa di Nardo Musitano et la casa di Granditia Colonna q.le si sole affittare carlini trenta. l’anno, et al presente la tiene affittata Perna di Messina con un’hortale adietro d.ti 3.
Item un’altra casa con uno hortale censuata a Gio.e di Simone per carlini trenta cinque l’anno posta in d.to casale confina la casa di ger.mo … et la casa di masi Messina 3-2-10.
Item un’altra casa censuata a Scp.e Scaccia per docati tre l’anno posta in d.o casale confine la casa di Vincenzo ferraro et di Tiberio … d.ti 3.
… paga alla detta cappella car.ni venti l’anno per censo di un magazzeno che fu di Not.o Parise Ganguzza dove al presente … d.ti 2.
… casette, et un hortale dietro la chiesa di S.to Gio.e confina … de Rosario che tiene censuato Gio. Fran.co Cerentia et le casse di Agostino Tiriolo.
Item tiene lo datio della carne di detto Casale quale sole vendersi quando cinque , quando sei docati l’anno.

Inventario delle Robbe della Cappella del SS.mo Rosario.

In p.s uno calice di argento inaurato con patena.
Item una cassupra di domasco con trene di argento falso.
Item uno avanti altare damasco bianco con trene di oro.
Item una casupra. Dui avanti altare di tela l’uno con croce di seta et l’altro con croce turchina.
Item tovaglia di seta carmosina. Una tovaglia lavorata di filo bianco con frangie una tovaglia si seta nera. Due tovaglie di filo russo. Due tovaglie di seta russa. Tre muccatura di seta rossa. Un’altra tovaglia di seta carmosina. Uno filondente grande con frangie. Una tovaglia lavorata con filo bianco. Un’altra tovaglia di tela flandenise. Un’altra tovaglia di filo russo. Un’altra tovaglia di filondente grande. Un altro avant’altare di tela bianco con croce russa. Una lenza di seta carmosina. Una tovaglia di filo bianco. Un’altra tovaglia bianca. Quattro coscini.

Inventario di stabili et censi della detta Cappella del Rosario.

In p.s l’Uni.tà di detto casale, et per essa alcuni particolari obligati come appare per instrom.ti publici rogati per mano di not.ro Gio. Batt.a Monteleone di Cutro deve pagare alla detta cappella d.ti venti anno quolibet d.ti 20.
Item Gio. Fran.co Cerentia, et frati pagano otto docati l’anno per censo di uno horto et tre case di detta cappella poste in detto casale confine la chiusa di Gio. Fran.co Messina, la chiusa del q.m Ciancio Palermo, l’horto di gio Batt.a Risolo via mediante d.ti 8.
Item una casa con uno hortale posta in detto Casale confine la casa di Agostino Gramigna, et la casella di Portia… quale si allogha d.ti tre l’anno, et al presente la tiene allogata Gio. Batt.a Risolo d.ti 3.
Item Maso di Messina paga alla detta cappella d.ti tre l’anno per censo di una casa, et uno hortale che possede la detta chiesa confine la casa di esso Maso et la casa di Gio.e di Simone d.ti 3.

Inventario delle Robbe stabili, et mobili della cappella delli Gabrieli, chiamata S.to Michele Arcangelo.

In p.s uno calice di argento con patena inorato.
Item uno avanti altare di tela con tovaglie et cuscini di altare pure di tela bianca.
Item uno vestimento di tela bianca con casupra di tela bianca.
Stabili
Item uno hortale con dudici pedi di celsi delli quali se ne percipono docati sei l’anno.

La Cappella sotto la Cappella del SS.mo Rosario, chiamata oratorio di S.ta Maria della Gratia.

Ha l’avant’altare et tovaglia di tela bianca. Di più dalla m.tre del q.m Gio. Fran.co Richetta fu dotata detta cappella di una casa, et uno vignale posto nel territorio di detto Casale, q.le robbe si l’ha possedute Gio.e Dinaro quattordici anni incirca senza nissun titulo, et la cappella p.tta non è stata servita ne si serve.
D. Gio. Fran.co Fiorillo Arciprete di S.to Gio.e Monagò (Die 20 aprilis 1608).

San Giovanni Monagò due

Ruderi di San Giovanni Monaco (foto anni Settanta).

 

Un casale disabitato
Vent’anni dopo il paesaggio è cambiato ed ovunque regna la decadenza. Dell’abitato immerso nel verde degli orti e delle chiuse non rimangono che due chiese in decadenza ed alcune povere casette attorniate da ruderi e sterpaglia. La relazione dell’arciprete si sofferma più volte ad evidenziare la povertà delle poche famiglie che sono rimaste. Secondo il prelato esse non avevano abbandonato il casale solo perché erano così indigenti, da non avere nemmeno i mezzi per andarsene: “nello fallito et sfrattato Casale S. Gioanne Monagò vi sono romaste solamente v(enti)? anime incirca di persone povere et miserevoli le quali stante la loro povertà et miseria non hanno possuto partire et andare ad habitare”. Per sottolineare lo stato di assoluta povertà delle poche famiglie rimaste, l’arciprete nella sua relazione afferma che tra i diritti che ha la chiesa arcipretale c’è “il jus d’esigere l’unghiata ch’è uno pane per casa ogni giorno di Domenica q(ua)le nisciuno paga con tutto che la si cerchi escusandosi li Parocchiani per la loro estrema povertà”.
Delle sei chiese, che esistevano nel casale, solo la matrice e parrocchiale di San Giovanni Battista e la chiesa di S. Maria Assunta sono “attive” in quanto hanno ancora dei beni da amministrare, le altre sono state abbandonate e non hanno “nessuna entrata et peso”. Tuttavia anche le chiese rimaste hanno una situazione economica precaria; sia perchè coloro che le amministrano non risiedono nel casale sia perché le entrate sono diminuite a causa dello spopolamento e delle cattive annate. La stessa chiesa matrice è in difficoltà tanto che le decime sulle persone non raggiungono i venti carlini “et doi tum(ul)a et un quarto di grano dai tre paricchi che vi sono romasti”. Le due confraternite, della cappella del Rosario e della Annunziata, “quali andavano nelli processioni che si facevano, et accompagnavano li morti..al presente sonno disfatte per causa dello sfratto”. Di molti censi e rendite che le chiese e le confraternite esigevano non si sa più nulla, perché i rettori ed i procuratori “ a tempo che il Casale habitava c’haverà da quindici anni in qua, che sfrattò, et disshabitò” hanno abbandonato il casale e sono andati ad abitare in altri luoghi. Così nessuno è a conoscenza se “vi siano debitori delle dette Chiese et cappelle di cosa alcuna, mentre li procuratori passati dopo che sfrattò detto casale” o sono morti o se ne sono andati “per questo et per quell’altro luoco”, portandosi via le platee ed i documenti. In tal modo non si può sapere se “vi siano stati fatti legati ò lassiti alle sopradette chiese”; poichè non è rimasto cosa alcuna della loro amministrazione, nessun deve più dare conto di ciò che ha avuto o che deve.( E crede esso preite esserci altri censi et entrade delli quali non sa esso darne nota distinta per non saperli et per non potersine informare dal rettore il quale e in San Gioanne di fiore et ne tiene la Platea). Anche il grosso prestito di ducati 200, dati a censo dalla cappella del Rosario all’università del Casale e utilizzato da questa per riparare la chiesa arcipretale, è inesigibile nonostante sia ben documentato, in quanto venuta meno l’università “dopo che incomiciò a fallire il Casale che saranno da quindici anni incirca”, nessuno è più obbligato a pagare. Con il passare del tempo molte case e magazzini, rimasti sfitti da ormai quindici anni sono rovinati: “una continenza di case consistenti in quattro.. quali per non esser stati habitati dopo lo sfratto di d(et)to Casale sonno rovinati et cascati. Item uno magazeno quale tenea censuato Nardo … et al presente per non esser stato habitato è cascato et non si ne paga cosa alcuna … Item vi sono alcuni casalini quali per non esser stati habitati da 15 anni sono che sfrattò il casale sonno rovinati et cascati”. Con l’abbandono delle case da parte degli abitanti sono scomparsi anche i numerosi orti e chiuse che le attorniavano. Lo stesso “territorio lo Giardino del casale”, appartenente alla Corte della Marchesa di Licodia, ha perso la sua qualità ed in pochi anni è diventato una delle tante gabelle del corso di S. Giovanni Minagò.

Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo (1625)
Ill.mo et R.mo S.re et P.ne mio sempre Colend.mo.
Per hobedire a quanto dal S.r Abb.te Vezza … di V. S. Ill.ma mi viene comandato, con la presente .. gli dico come nello fallito et sfrattato Casale S. Gioanne Monagò vi sono romaste solamente v(enti)? anime incirca di persone povere et miserevoli le quali stante la loro povertà et miseria non hanno possuto partire et andare ad habitare. Inoltre nello casale preditto vi sono sei chiese cioè la matrice et parrocchiale sotto il vocabulo di S. Gio. Batt.a, la chesia della Nuntiata, la chesia dell’Assuntione, S. Maria Reg.a Celi, S. Biase, S. Nicola.
Nella chesia Matrici et arcipretali predetta vi sono entrade dalli territori et gabelle della predetta et quando si affittano da fertili et infertili se ne puo docati sessanta docati l’anno.
Dalli celsi del Muscarello quando si vendeno se ne puo .. docati sei incirca.
Dalli censi di vigne poste nel territorio di detto Casale si .. docati dui l’anno et dalle X.e delli cittadini docati dui.
Pesi che sono in detto Arcipretato.
Se ne pagano al S.r D. Gio. Fran.co Greco can.co di S… docati 20 l’anno di pensione sopra li frutti… benef.o.
Se ne pagano per transatione del spoglio docati quattro et più se pagano al seminario di S.Severina docati 2.. et alla Mensa Arcive.le per raggione della quarta se paga..
Nella chesia matrice predetta si celebra in tutte le Dom.che et feste di precetto dell’anno et si ci administra li SS.mi Sacram.ti alli fideli christianam.te.
Della chesia predetta di S. Maria dell’Assuntione è capp.no D. Prospero Leone prete crotonese ne ha d’entrade da fertili ad infertili docati cento l’anno levato il peso che si e di docati quaranta l’anno quali si pagano ad un sacerdote che vi celebra una messa il dì.
Nell’altre chesie dette di sopra non vi è nessuna entrada et peso …
Vi sono solamente doi sacerdoti, uno jacono coniugato et sei jaconi selvaggi.
V’erano prima due confraterie una della cappella del SS.mo Rosario et l’altra della SS.ma Nuntiata, quali andavano nelle processioni che si facevano, et accompagnavano li morti quali al presente sonno disfatte per la causa dello sfratto.. come di sopra che è quanto mi viene informato …
Cutro adi XII di .. 1625 . Gio. Fran.co Fiorillo.

Relazione dell’arciprete Gio. Francesco Fiorillo (1628)
V.S. Ill.ma et R.ma Sig.r mio et P.ne.
Per ubidire al comandamento di V.S. R.ma circa la relatione et nota desidera sop.a di cinq. capi che m’ha mandato.
Sop.a il primo li dico che in questo casale di San Gio.e Monagho tutte quelle persone che esercitano le procure delle confraternità, cioè della cappella del Santiss.mo Sacramento, cappella del Santissimo Rosario et chiesa della Santissima Annuntiata a tempo che il Casale habitava c’haverà da quindici anni in qua, che sfrattò, et dissabitò… et con ogni esattissima diligentia … della loro administratione et procure … le partite alle quali hanno significati al… loro succedevano e però non ci è romasto … alcuna c’ha di dar conto nè vi è …ficaria c’ha da esser sodisfatta il conto c’ha da dar della procura della cappella del Rosario, q.le conto ho esercitato … d’otto anni, q.le conto ho presentato … et d’ordine suo fu poi consignato al … q.sta R.ma Corte Arciv.le.
Sopra il secondo si dice come in detto Casale non vi è altro che la chiesa matrice arcipretato di S. Maria dell’Assuntione della quale v’è perpetuo il dott.r Donno Prospero Leone et la cappella del Santissimo Rosario, la quale li mesi passati fu provista in persona del R.do Donno Gio. Fran.co Pedace in Rettore perpetuo; l’entrade delle quali chiesie et cappella stanno notate nel seg.te foglio.
Sopra il terzo si dice che l’arcipreite della sop,ta chiesa matrice et arcipretato ha peso et è obligato administrare li Santiss.mi Sacramenti alli soi parocchiani et celebrare la messa le Domeniche et feste di Precetto nella sua chiesa. Il sop.tto Donno Prospero Leone tene peso et è obligato fare celebrare una messa il dì alla sop.ta chiesa di Santa Maria dell’Assuntione et il sopp.to Donno Gio. Fran.co Pedace è obligato far celebrare due messe la settimana nella d.a cappella del Rosario, quali non sono state celebrate dopo che esso ne fu provisto di rettore, e di più si devono celebrare in d.a Cappella per l’anima del q.m Gio. Andrea Simone olim Arciprete di detto Casale per carlini quindici, q.le è obligato pagare di censo ogn’anno alla detta cappella Donno Gio. Dom.co Tiriolo sopra l’harto che fu del detto q.m arciprete quindici altre messe l’anno q.li non sono state celebrate che sono otto anni incirca.
Sopra il quarto si dice non sapere esso arcipreite che vi siano debitori delle dette chiese et cappelle di cosa alcuna mentre li procuratori passati dopo che sfrattò detto Casale son morti per questo et per quell’altro , et così quelli che si sonno partiti, che perciò non può dar altra chiarezza sopra questo capo.
Sopra il quinto si dice non saper esso arcipreite che vi siano stati fatti legati o lassiti alle sopradette chiese mentre quelle poche persone ch’al presente ci sonno romaste sonno tante povere che per la loro povertà e miseria non possono andar ad habitare ad altri luochi et à tempo ch’il casale habitava il com.rio della fabrica li visitava e faceva sodisfare tutti li .. et lassiti che vi trovava, et questo è quanto m’occorre … per soddisfare al comandamento di V.S. Ill.ma alla quale con ogni humiltà bacio il genocchio et prego dal Sig.re ogni …
Di San Gio.e Monagho adi 9 d’aprile 1628 Gio. Fran.co Fiorillo.

Nota dell’entrade e beni stabili della chiesa di S.ta Maria della Assumptione di questo Casale di San Gio.e Monagho, della quale n’è rettore perpetuo il Don D. Prospero Leone.

In p.s possede due parte della Gabella detta la Valle delli Frassi posta nel territorio di d.o Casale confine la gabella di Palumba et dell’Olivella.
Item possede la metà d’un altra gabella detta l’acqua delle canne, posta nel terr.o di d.o Casale, confine la gabella di carrello et lo cugno della fico.
Item possede una continenza di celsi nel terr.o di detto Casale confine d.a gabella dell’acqua di canne et …
Item una chiusa arborata con celsi et quercie posta nel terr.o di d.o Casale et proprio innanzi la chiesa matrice et quella del q.m Cola Fran.co Iaquinta.
Item una continenza di case consistenti in quattro.. quali per non esser stati habitati dopo lo sfratto di d.to Casale sonno rovinati et cascati.
Item uno magazeno quale tenea censuato Nardo … et al presente per non esser stato habitato è cascato et non si ne paga cosa alcuna.
Item un’altra casa confine la casa di Gio. Tomaso Leto quale tenea censuata esso Gio. Tomaso per carlini trenta l’anno.
Item tiene alcuni censi di vigne quale non sa la somma.
Item tiene uno annuo censo in Cutro sopra una bottega di carlini quindici in circa quali paga Scipione Rocco e crede esso preite esserci altri censi et entrade delli quali .. esso darne nota distinta per non saperli et per non potersine informare dal Rettore il quale in San Gioanne di fuori et ne tiene la Platea.

Nota delli beni stabili et entrade del arcipreitato del casale di San Gioanne Monaghò.

In p.s essa chiesa tiene una gabella nel territorio di detto casale detta la manca della chesia, camera chiusa confine la foresta et terre di Marcello d’Orlando la gabella di Caracalli di Marco Ferraro et la gabella dello buffo della corte marchionale.
Item un’altra gabelluccia posta nel territorio di detto casale detta l’olivella, confine la gabella della difesa et la gabella della valle deli frassi della chiesa di S.ta Maria dell’Assumptione.
Item un’altra gabelluccia detta Scinello posta nel territorio di detto casale confine la gabella dell’Abbatia et la gabella detta scinello, quale possede il Dott. Agostino di Mayda.
Item tiene uno pezzo di terra di cinque tumulate incirca …vignale della fico posto nel territorio di detto Casale confine la volta di lucuillo et la gabella Mergoleo.
Item possede un’altro vignale nel territorio di detto casale detto lo Muscarello di quattro tumulate incirca arborate con fichi et celsi, li quali celsi quando si vendeno si sogliono vendere docati cinque l’anno.
Item tiene un altro vignali nel territorio di detto casale loco detto S.to Nicola confine lo mercato et la chiusa di Gio. Fran.co .. di capacità di cinque tumulate incirca.
Item possede due pezze di vigne nel territorio di d.o Casale loco detto delle sciolle confine le vigne del q.m Delfino Campagno et le vigne del q.m Lorenzo d’Arrichetta.
Item possede un horto in detto Casale loco detto S.to Martino arborato con dodici pedi di celsi.
Item tiene alcuni censi sopra certe vigne poste nel terr.o di detto Casale loco detto l’acqua della fico et anco dui altri vignali posti similmente nel terr.o di d.o Casale loco detto S.to Nicola quali tutti rendono carlini vinti cinque incirca l’anno.
Item tiene la detta chiesa il jus di esigere le decime q.li non li rendono più che venti carlini delle persone et doi tum.a et un quarto di grano da tre paricchi che vi sono romasti.
Item tiene il jus d’esigere l’unghiata ch’è uno pane per casa ogni giorno di Domenica q.le nisciuno paga con tutto che la si cerchi escusandosi li Parocchiani per la loro estrema povertà.

Nota dell’entrade della Cappella del santissimo Rosario posta dentro la chiesa matrice di questo Casale di san Gio.e.

In p.s tiene la detta cappella uno annuo censo di docati sedici sopra le robbe del q.m Gio. Vincenzo, Gio. Geronimo et Prospero Ganguzza et Giulio Cesare di Fiore di Cutro.
Item uno annuo censo di carlini quindici l’anno sopra l’horto di donno Gio. Dom.co Tiriolo per lo legato fatto dal q.m arciprete Perrone.
Item una casa et un horto lasciati a detta cappella dal q.m Renzo Musitano con peso che dell’allogherio si ne dicano tante messe per sua anima, al presente li possede Ant.o Ganguzza et ne paga carlini cinque.
Item vi sono alcuni casalini quali per non esser stati habitati da 15 anni sono che sfrattò il casale sonno rovinati et cascati.
Item li procuratori della detta cappella molti anni sono dettero a censo perpetuo docati doi cento ad alcuni particolari cittatini di detto casale et ni fecero dui intrumenti censuali et s’obligarno di pagarne la raggione di dece per cento l’anno,… veramente servirno per l’università et si spesero per edificare la chiesa matrice, et per alcuni anni l’università preditta ne pagò il censo alla ragione di sette per cento conforme la pragmatica ma dopo che ioncominciò a fallire il Casale che saranno da quindici anni incirca non sono obligati pagarni mentre non ci fu … l’assenso Regio”.

San Giovanni Monagò quattro

La via che attraversa la località di “S. Janni Vecchio” agli inizi del Novecento.

 

Le cause dell’abbandono del casale
L’arcivescovo di Santa Severina Mutio Suriano così si esprime nella sua relazione del 1675: “Ci fu un’altra terra in questa diocesi detta S. Giovanni, volgarmente Monagò, con la sua chiesa arcipretale curata. Tale terra a causa delle avversità molti anni fa fu abbandonata dagli abitanti anche ora vi si vedono alcune case e i resti delle abitazioni. La chiesa arcipretale dopo l’abbandono della terra è semplice beneficio che al presente è posseduto dall’arciprete che curava detta chiesa quando vi era la cura delle anime”. (“Fuit aliud oppidum in hac Dioecesi dictum Sancti Ioannis, vulgariter Monagò cum sua Ecc.a Archipraesbyterali curata, quod oppidum temporum iniuriae multis ab hinc annis fuit ab habitatoribus desolatum, sed adhuc aspiciuntur aliquae Domus, et vestigia habitationis. Ecc.a Archipraesbyteralis post desolationem dicti oppidi est simplex Beneficium, quod ad praesens possidetur ab Archipraesbytero proviso de dicta ecclesia dum erat ibi cura animarum”). Quali siano state le avversità che determinarono l’abbandono da parte degli abitanti non sono specificate, anche se esse dovettero essere molteplici. Concentrando la nostra attenzione su quel periodo, troviamo che “Nell’anno 1612 di gennaio furono così orribili li freddi che aggiacciarono tutti li fiumi et alcuni, quantunque non così grandi, si passava di sopra con cavalli senza rompimento del suo giaccio; seccarono molti alberi e particolarmente le ficare” (Moio G. B. – Susanna G., p. 242). Al freddo ed al fallimento dei raccolti si aggiunsero l’epidemia, la malaria e le febbri autunnali che colpirono la popolazione.
Nella primavera del 1612 troviamo alcuni brevi papali di Paolo V “Pro Universitate et hominibus” di alcune terre della Calabria (Morano, Terranova, Rocca Imperiale), con la formula “qui multa flagitia patiuntur, absolutio a censuris et benedictio, in forma” (Russo F., 27042, 27065, 27082).
Tuttavia a questi flagelli naturali se ne aggiunse uno di più difficile sopportazione per la popolazione : quello di alloggiare e mantenere i soldati spagnoli, che dovevano difendere il litorale dagli sbarchi dei pirati. Il Casale di San Giovanni Monagò, come anche quello vicino di Cutro, era situato vicino e dominante la marina e quindi luogo ideale come piazza d’armi per lo stanziamento dei soldati che dovevano difendere, soprattutto nei mesi primaverili ed autunnali la costa dalle incursione dei pirati turcheschi. Il vescovo di Cariati e Cerenzia Filippo Gesualdo nella relazione del dicembre 1612 afferma che: “Il casale di Montespinello è sfrattato e desolato per li allogiamenti di soldati Spagnuoli”. Il mantenimento dei soldati, ai quali si doveva fornire vitto, alloggio e tutto ciò di cui avevano bisogno, fece quindi fallire l’università. Alle spese che indebitarono l’università e gli abitanti si aggiunsero i maltrattamenti, che la soldataglia era solita infliggere agli abitanti, andando a dormire, pranzare e gozzovigliare nelle loro case. Già nel 1603 la vicina università di Cutro affermava di non potere più sostenere il peso degli alloggiamenti militari ed era stata costretta ad indebitarsi. Si spiegano così i due termini usati dall’arciprete Fiorillo nella sua relazione; cioè fallimento: perché l’università di San Giovanni Monagò per far fronte alle spese di mantenimento aveva dovuto tartassare gli abitanti ed indebitarsi, sfratto: perché gli abitanti non sopportando più le soverchierie e le spese dovute all’alloggiamento dei soldati preferirono andarsene in luoghi più ospitali.

La perdita dei diritti
Molti di coloro che se ne andarono dal casale si recarono a ripopolare vicini abitati di Cutro, Papanice, Scandale e San Mauro, perdendo però i loro beni ed i loro diritti. Soprattutto quelli che andarono ad abitare in luoghi fuori dallo Stato di Cutro, dovettero pagare le decime se conducevano a pascolare i loro animali sul corso di Giovanni Monagò.
In una lite tra la mensa arcivescovile di Santa Severina ed il Principe della Rocca d’Aspro al tempo dell’arcivescovo Francesco Falabella (1663) Gio. Battista e Cola Ganguzza di San Giovanni Monagò deposero “che in tempo che abitavano in S. Giovanne, mai pagarono la decima per li loro animali, come tampoco la pagavano gl’altri cittadini del stato, ma quando andò ad habitare à Papanici come forastieri li furono esecuti li bovi, giuntamente con quelli di Gio. Geronimo Richetta per la decima per ordine di Monsignore Paravicino”.

I rimasti
Nonostante l’abbandono della maggior parte della popolazione il casale continuò una magra esistenza. Alcuni documenti ci rivelano che per molti anni alcuni abitanti rimasero.
Ancora alla metà del Seicento il Nola Molise annotava: “Dopo la terra di Cutri viene S. Giovanni Minagò, e Papaniceforo casali de’ Greci” (Nola Molise, p. 90). La chiesa arcipretale, la chiesa dell’Assunta detta del Palazzo e la cappella del Rosario continuarono ad essere amministrate ed ad essere attive per alcune decenni. Arcipreti, parroci e rettori, quasi sempre residenti nella vicina Cutro, amministravano i beni dei loro benefici.
Per quanto riguarda la parrocchiale si sa che alla metà del Seicento aveva bisogno urgente di restauri, come evidenzia la seguente supplica: “Ill.mo e R.mo Sig.r mio P.rone Oss.mo.
Mentre V.S. Ull.ma mi accerta con l’humaniss(i)ma sua delli 15 del pass(a)to la necessità che ha di risarcim(en)to la chiesa di S. Giovanni Monago condescendo all’istanza ch’ella mi fa di applicare à tal opera quei pochi frutti di d(ett)o beneficio che spettano alla Camera. Potrà però V.S. Ill.ma ordinare che così si adempisca, purché si sodisfacciano prima li pesi, che porta il d(ett)o benefitio. Conchè resto baciando a V. S. Ill.ma p.fine riverent.te le mani. Di Napoli 9 Sett. 1650.”
Altri atti relativi alla chiesa parrocchiale la danno per “diruta” solo nel 1686 (Russo F., Regesto IX, 45441).
Per quanto riguarda la chiesa dell’Assunta è del 20 febbraio 1629 la presentazione all’arcivescovo del nuovo rettore: “Presentatione al iuspatronato del clerico Gio. Vitt.o Ganguzza alla chiesa dell’Assunta presso e fuori di S. Gio. Monagò detta dello Palazzo, 1629”.
L’arcivescovo di Santa Severina Fausto Caffarelli, essendo morto Prospero Leone rettore e possessore della chiesa di Santa Maria delo Palazzo del casale di S. Gio. Monaghò, situata presso e fuori il casale, di iuspatronato del fu Cianci Palermo, accoglie la richiesta presentata da parte dei fratelli il chierico Gio. Vittorio e Laurenzo Ganguzza di Cutro, eredi del sopradetto Cianci Palermo, che presentano il clerico Joanne Victorio Ganguzza di Cutro.
“S. Janni Vecchio” è ancora abitato da poche famiglie alla fine del Settecento (Gius. Guerra inc. Nap. 1789).

Cutro Santi Ianni Vecchio

Ritorno all’ovile presso S. Ianni Vecchio di Cutro (KR).

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