La scuderia regia ed il casale di Cromito in territorio di Crotone

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Il casale compare nei primi documenti di età angioina. Mentre re Carlo I d’Angiò stava all’assedio di Lucera, nel giugno 1269, accogliendo la supplica del canonico e procuratore della chiesa di Crotone, Sellicto, ordinava a Roberto de Guardia, amministratore della marescallia regia di Crotone, di versare le decime sulla masseria della scuderia regia, situata in territorio di Crotone presso il casale di Cromicto. La chiesa di Crotone godeva di questo diritto fin dai re normanni, ma ne era stata privata al tempo della ribellione contro il re. Carlo I ordina al “magistro Marescalle Cutroni” di versare alla chiesa crotonese le decime dei due anni trascorsi e quelle del presente, confermando al vescovo di Crotone, allora sede vacante, il diritto di decima sulla masseria.[i]

Da altri documenti dello stesso periodo sappiamo che nel 1268/1269, la fattoria aveva subito danni, durante il tentativo di riconquista di Corradino di Svevia e la ribellione antiangioina, che ebbe tra i protagonisti nel crotonese Raynaldo de Ypsigro,[ii] vicario imperiale di Corradino in Calabria. Carlo I, domata la rivolta, dette ordine ai “magistri aratiarum regiarum” Goffredo Bovet e Erardo de Alneto di ripararla.[iii] Sempre in questi anni il re fece restituire a Faraco di S. Severina gli otto buoi che avanzava dalla regia scuderia di Crotone[iv] e ordinò di non molestare il milite Iohannes de Rocca per alcuni stalloni che aveva avuto in prestito.[v]

La località “C. Troceno” in un particolare del foglio N.° 571 Crotone della carta 1:50.000 (IGM).

Da altri documenti dello stesso periodo sappiamo che il re si interessò alla sua industria armentizia, ordinando di marchiare ogni animale con il marchio della Regia Corte “ad florem de lisa”, e dando istruzioni per lo sviluppo ed il miglioramento delle razze ai maestri delle marescallie, dai quali dipendevano gli scuterii, i jumentarii, i senescalchi, gli scozzonatori, gli inservienti ed i massari.[vi]

All’inizio della dominazione angioina, “Comittum” era un piccolo casale del giustizierato di Valle del Crati e Terra Giordana, e fu tassato nel 1276 per once 13 tari 19 e grana 16,[vii] circa 683 abitanti.[viii] L’abitato rurale, posto in territorio di Crotone, sulla riva destra del fiume Neto e presso i confini territoriali di Santa Severina, nel 1280 fu aggregato assieme ad altre terre vicine, tra le quali Crotone e Santa Severina, al giustizierato di Calabria che, in seguito, si chiamò “Calabria trans flumen Nethum”, essendo il Neto il confine tra i due giustizierati.[ix]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Esso esiste ancora all’inizio del Quattrocento. “Cromitum” fa parte delle terre confermate nel 1426 da Martino V al marchese di Crotone Nicolò Ruffo.[x] Passò quindi alla figlia di costui Giovannella e poi a sua sorella Errichetta, e quindi con le nozze di quest’ultima pervenne ad Antonio Centelles. Con la sconfitta dapprima del marchese di Crotone da parte di re Alfonso e successivamente, con la sua cattura per ordine di re Ferdinando, le terre che erano appartenute al marchese tornarono in regio demanio e furono in parte poi concesse a nuovi feudatari. Cromito fu concesso ai De Tappia.

L’otto gennaio 1451 re Alfonso accoglie la supplica del vescovo Chruchettus e del capitolo di Crotone, i quali fanno presente che possedendo alcuni terreni nei pressi di feudi concessi dalla curia reale a Galassus de Tarcia e Iohannes de Tappia, sono molestati sia nel possesso che nell’affitto e locazione degli stessi.[xi] A causa dello spopolamento per le vicende belliche, la violenza feudale e la peste, alla fine del Quattrocento il feudo “delo Cromitu” risulta disabitato. Nel 1488 i tenimenti o feudi “delo Cromitu et Carlovaria”, posti nelle pertinenze del casale di Crepacore e della città di Crotone sono in possesso di Jois de Tappia de Cotrono, figlio legittimo e naturale del fu Colecta de Tappia, al quale erano appartenuti.[xii]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Il feudo rustico

Il feudo spopolato di Cromito, detto anche “La Sala”, all’inizio del Cinquecento appartenne ai Sersale, baroni di Sellia. Alla morte di Gaspare Sersale, avvenuta il 28 febbraio 1554, passò al figlio Guido, che morì dopo pochi mesi, l’undici agosto 1554. Subentrò il fratello di quest’ultimo Giovan Battista, che vendette il feudo per ducati 5000 a Domenico D’Orangia. Da Domenico pervenne a Giulio Antonio D’Orangia e poi alla sorella di costui, Fenicia D’Orangia. Fenicia sposò Cesare Ungaro da Nocera Tirinese e morì nel settembre 1609. Seguì il figlio Francesco Basilio Ungaro, il quale cedette il feudo per ducati 5000 a Mutio Prothospataro (con regio assenso del 30 marzo 1634), barone di Rocca di Neto. Con la morte di Mutio, avvenuta il 27 gennaio 1644, Cromito passò alla figlia Elisabetta. Elisabetta sposò Diego Francesco Amalfitani, marchese di Crucoli, ma non ebbe figli, pertanto, con la sua scomparsa, il feudo ritornò in potere della Regia Corte.

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Gli Amalfitani

Il marchese di Crucoli Domenico Amalfitani acquistò dalla Regia Corte il feudo di Cromiti o Sala di tomolate 400, sborsando 6000 ducati (intestazione 26 marzo 1664). Alla sua morte avvenuta nel novembre 1688, ereditò il figlio Giuseppe Oronzo. Morto Giuseppe Oronzo il 28 novembre 1708, seguì il figlio Francesco Saverio Amalfitani, che lo tenne fino alla sua scomparsa, avvenuta il 30 luglio 1746. Ereditò il figlio Giulio ed alla sua morte, avvenuta il 30 marzo 1748, passò al figlio di costui Nicola.[xiii]

Gli Amalfitani oltre a Cromito, possedevano altri beni in territorio di Crotone, e nelle vicinanze del feudo e del fiume Neto: la gabella detta l’Abbazia Grande o Gabella Grande, la gabella la Portella, l’Antinora, Corazzello, le quattro gabelle, una contigua all’altra, di la Rottura, il Laganetto, la Caracciola e la Pizzuta, tre vignali ed un pezzetto di terra di due tomolate al di là del fiume, sempre però in territorio di Crotone.[xiv] Di solito il marchese affittava per tre anni i terreni a semina, il primo anno era “franco a maiese”, e per altri tre a pascolo.[xv]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

La villa o casino di Sala

Alcuni documenti tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento segnalano la presenza di una residenza signorile di campagna nel feudo Cromito o La Sala. Da essi si apprende che il marchese di Crucoli, il cavaliere di S. Giacomo Giuseppe Oronzo Amalfitani, il quale era solito trascorrere buona parte dell’anno a Napoli, dove infatti morirà e sarà sepolto nella chiesa dei carmelitani scalzi di S. Teresa a Chiaia,[xvi] in autunno, al tempo della caccia, veniva con i suoi cacciatori a gustare le delizie “della sua deliziosa villa di Sala”.

Attorno alla villa, circondata da agrumeti e oliveti, vi erano i folti boschi ricchi di selvaggina, ed il marchese con i suoi amici si “esercitava nelle caccie”, specie del cinghiale. La villa con la venuta del marchese con il suo seguito, si animava di feste e banchetti, ai quali partecipavano anche vescovi, feudatari ed aristocratici di Crotone e dei paesi vicini. Sappiamo anche che allora il luogo era insicuro per la presenza di ladri e banditi, che rendevano pericoloso il cammino a coloro che percorrevano la strada che da Crotone passava il Neto.[xvii]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Annessa alla villa vi era la chiesa rurale intitolata alla Immacolata Concezione, della quale aveva lo ius patronato il marchese, che la curava di ogni cosa necessaria. La chiesa era sotto la giurisdizione del vescovo di Crotone. Il 12 febbraio 1700 su incarico del vescovo Marco Rama, il primicerio della cattedrale Geronimo Facente la visitò in presenza del marchese, facendo compilare un inventario degli oggetti sacri di cui era fornita.

Nella chiesetta c’era: “Un quadro dell’Immacolata Concettione con cornice indorata, un panno del med. di primaverio foderato di taffità, un calice con suoi paramenti, quattro candalieri di ligno, quattro graste di ligno indorato con fiori di tela, carte di Gloria, Crocefisso, In Principio e lavabo con cornici indorate, altaretto, sei tovagli d’altare, dui coscini d’oropelle, pallio d’altare d’oropelle, un camisso di tela ordinaria, una pianeta bianca e rossa di damaschello con trena di seta, una pianeta di raso bianco falso con trena di seta e l’armi d’Amalfitano, dui missali, uno grande e l’altro picciolo, un missaletto di morti, un genuflessorio di noce con quattro tiraturi per conservarsi d’.e robbe, un lampiero d’ottone, un ferro d’ostie novo, un armario di tavole, campana e campanello”.[xviii] Oltre alla chiesa il casino della Sala del marchese di Crucoli Nicola Amalfitano,[xix] alla metà del Settecento risulterà fornito di magazzini per il grano e di una torre.[xx]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Ultimi intestatari e proprietari

Il feudo di Cromito o la Sala col suffeudo Viola, fu venduto da Nicola Amalfitano (regio assenso del 20 dicembre 1779) per 9000 ducati a Giovan Battista de Mayda di Cutro. Assieme al comprensorio feudale di La Sala, il De Mayda comprò dal marchese di Crucoli anche le gabelle La Pizzuta, la Rottura, la Portella, la gabella Grande, l’Antinoro e tre vignali.[xxi] Il feudo verrà poi donato al figlio Giovan Gregorio (con regio assenso del 14 gennaio 1793) che fu l’ultimo intestatario. La Sala rimarrà ai De Mayda per tutto l’Ottocento e anche oltre. Nel 1930 Maria De Mayda, maritata al nobile Quintino Morelli, dichiarava di possedere il territorio Sala di cento ettari, parte seminativo e parte a bosco con abitazioni.[xxii]

Crotone, località La Sala (“C. Troceno”).

Note

[i] Reg. Ang. II, 97-98. La mensa vescovile di Crotone conserverà ancora nel Settecento una gabella detta Cromito, detta anche i vignali della Sala, dentro il feudo La Sala. ASN, Dip. Som. F. 315, Conto Mensa Vescovile Cotrone (1711 e 1712), f. 3v.

[ii] Raynaldo de Ypsigro possedeva il casale di Crepacore ed il tenimento di Foca che erano vicini a Cromito. Reg. Ang. IV, 115.

[iii] Reg. Ang. VI, 154.

[iv] Reg. Ang. IX, 81.

[v] Reg. Ang. IX, 277.

[vi] Dito O., La Storia Calabrese e la Dimora degli Ebrei in Calabria, Cosenza 1989, p. 118.

[vii] Minieri Riccio C., Notizie storiche tratte da 62 registri angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1877, pp. 215-216.

[viii] Pardi G., I registri angioini e la popolazione calabrese del 1276, in Archivio storico per le provincie napoletane, Ser. NS, vol 7 (1921), p. 27 sgg.

[ix] Reg. Ang. XXII, 89.

[x] ASV, Reg. Vat. 355, f. 287.

[xi] Font. Arag., II, 220-221.

[xii] Fiore G., Della Calabria Illustrata, III, p. 464.

[xiii] Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Ed. CBC, 1996, pp. 186-188.

[xiv] Nel maggio 1717 il marchese di Crucoli Francesco Amalfitano prende in prestito dal monastero di Santa Chiara di Crotone, ducati 540 al 5% obbligando alcuni beni burgensatici in territorio di Crotone: La Portella, la Gabella Grande, Corazzello, La Pizzuta, la Rottura, la Caracciola e Laganetto. Nel 1720 il debito è estinto. ASCZ, Busta 660, anno 1720, ff. 116-118; Busta 612, anno 1716, ff. 40-51. ASN, Cam. Som., Catasto Onciario Cotrone, 1743, vol. 6955, f. 79.

[xv] Nel settembre 1766 il marchese affitta il feudo la Sala ed altre quattro gabelle a Giuseppe Profeta per tre anni. Al Profeta vengono anche consegnate le chiavi di alcuni magazzini del casino della Sala dove egli ripone il grano per la semina. ASCZ, Busta 1343, anno 1766, f. 165.

[xvi] Maone P., Dominatori e dominati nella storia di Crucoli, in Historica n. 4, 1970, p. 199.

[xvii] In una lettera il vescovo di Isola Francesco Marini, diretta a Giuseppe Bigotti, residente a Sala, gli chiede di far accompagnare da gente “ben armata e coraggiosa” un suo amico, che deve passare di là. Marino F., Lettere familiari, Studio Zeta 1989, pp. 33 sgg.

[xviii] Il primicerio ordinò al marchese sotto pena di 20 libbre di cera bianca, di fornire la chiesa entro sei mesi di aspersorio, di un pallio d’altare di color violaceo e verde, di un velo bianco e di una nuova patena, e di fare erigere un sepolcro. AVC, Acta Sanctae Visitationis ab Ill.mo ac R.mo D.no Episcopo D. Marco Rama Ordinis Eremit.rum S.ti Augustini, A. D. 1699 confectae, f. 166.

[xix] ASCZ, Busta 1343, anno 1764, f. 165.

[xx] Al tempo del marchese Nicola Amalfitano era torriere di Sala Natale Palmieri, che si interessava anche alla custodia dei magazzini. ASCZ, Busta 1343, anno 1766, f. 165.

[xxi] AVC, Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 202.

[xxii] Nel 1930 Quintino Morelli dichiarava che “i terreni intestati a De Mayda Beniamino ed Elisabetta, morti nell’anno 1919, da vari anni volturati in testa a De Mayda Maria di Enrico maritata Morelli Quintino, e fanno parte del fondo Sala già denunziato con altra scheda, perché il fondo Sala era comune ed indiviso”. Comune di Crotone, Lotta antimalarica, n. 9331, 28 mag.1930 e n. 5951, 8 giu. 1930.


Creato il 9 Marzo 2015. Ultima modifica: 13 Ottobre 2022.

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