Note per servire allo studio della struttura urbana di Cosenza durante il Medioevo

Il castello di Cosenza.

 

A mio padre Francesco e ai miei figli Francesco ed Erica.

 

Questa ricerca basata su metodologie già utilizzate in altri studi riguardanti l’evoluzione della città antica e medievale, si prefigge lo scopo d’indagare le trasformazioni urbane intervenute nella città di Cosenza agli inizi della dominazione sveva, cercando di mettere in luce qualche elemento appartenente alla sua realtà più antica. Quest’ultima emerge precocemente già attorno alla metà del sec. IV a.C, all’epoca del tiranno siracusano Dionisio II, come riferisce il racconto di Pompeo Trogo riassunto da Giustino,[i] quando i Brettii (Bρέττιοι) realizzarono una confederazione (ϰοινὴν πολιτείαν)[ii] e si giunse alla fondazione di “Consentia, metropoli dei Brettî”.[iii]

Cosenza, sarcofago datato al sec. II d.C. rinvenuto nel sottosuolo della cattedrale nel 1935 (da catalogo.beniculturali.it).

 

Il terremoto del 1184

A seguito delle rovine causate alla città di Cosenza dal sisma del 24 maggio 1184, durante cui trovò la morte anche il suo arcivescovo Rufo,[iv] importanti trasformazioni si evidenziano durante gli anni seguenti, come riferisce la tradizione locale riportata in un manoscritto anonimo del sec. XIX conservato alla Biblioteca Civica di Cosenza, che individua l’antica cattedrale cittadina “nel castello”: “Era in prima la cattedrale, come si ha per antica tradizione, sotto il titolo di San Pancrazio situata nel castello. Si vede però oggi edificata in luogo più basso ove anche si edificò la città, e molti vogliono che per causa d’un gran tremuoto si fossero gli antichi edifici rovinati”. “In tal monte (Pancrazio), tale chiesa dei Prelati, che poi di Arcivescovi ebbero il titolo, vi si mantenne sino all’anno 1184, in cui per orribilissimo tremoto cadde, trovandosi in chiesa celebrando l’arcivescovo Ruffo insieme al Capitolo di sotto la rovina vi tirossi appresso, e buona parte dell’antica città rovinossi pure”.[v]

La cattedrale di Cosenza consacrata il 30 gennaio 1222 (da autostradadelmediterraneo.it).

 

L’antica Curia

Questo riferimento all’esistenza della cattedrale di Cosenza o, per meglio dire, del potere vescovile “nel castello”, che trova riscontro anche in altri casi del Crotonese, per quanto riguarda quello di Cosenza offre qualche riferimento anche al suo passato nell’Antichità, in quanto la sua originaria struttura cittadina, la prima formatasi in Calabria dopo la fondazione delle polis greche, non può non aver risentito di questo modello, che trova nell’acropoli munita di mura la sede del potere aristocratico, e prevede l’esistenza dell’asty, costituta da uno o più insediamenti privi di difese realizzati attorno ad essa, dove si concentra la popolazione subalterna.

Possiamo quindi ipotizzare con una certa fondatezza che, probabilmente, durante l’Alto Medioevo, in qualità di primo potere cittadino, il presule di Cosenza esercitò le sue funzioni dall’antica acropoli, in continuità con i poteri del passato, come rimane traccia anche nella documentazione successiva pervenutaci che, “ante terremotum”, riferisce l’esistenza della “Curia episcopalis” sotto il “castrum munitionis”[vi] e nelle sue immediate vicinanze.[vii]

Come già evidenziano queste notizie, l’avvento del potere regio che, in ragione dell’importanza strategica ed economica della città, manterrà su Cosenza la propria sovranità fino a tutta l’età moderna, comportò una ricollocazione del potere arcivescovile e l’assunzione delle funzioni di controllo del territorio e degli interessi della corona da parte di un nuovo castello.

Panorama di Cosenza (foto di Pieffe da rete.comuni-italiani.it).

 

Il castello

Le prime notizie riguardanti il castello di Cosenza sono contenute nella Cronaca del Malaterra, e si riferiscono al tempo delle lotte per la successione di Roberto il Guiscardo (morto nel 1085), che opposero il duca Ruggero, figlio del Guiscardo e di Sichelgaita, indicato dallo stesso Roberto quale suo successore, a Boemondo, nato dal primo matrimonio di Roberto con Alberada, poi ripudiata.

Nell’ambito di queste lotte, trattando in segreto, Boemondo promise ai Cosentini che, in cambio del loro aiuto per avere la città, avrebbe distrutto il “castellum” costruito dal duca “in eadem urbe” e a loro inviso (1087).[viii] Il castello fu distrutto ma, quando il duca riottenne la città a seguito degli accordi intercorsi con il suo contendente, per cautelarsi in futuro, fece costruire un “castrum” in muratura (“arte coementaria”) nella parte più alta della città (“urbis”) (1091).[ix]

Il “castrum” di Cosenza che è menzionato al tempo di Federico II[x] e agli inizi della dominazione angioina,[xi] già in questa fase, risulta inserito in una più ampia fortezza,[xii] abitata da una parte della popolazione cittadina, all’interno della quale (“In forteritia”), la Mensa arcivescovile esigeva numerosi censi,[xiii] munita di una propria cinta muraria (“menia munitionis”)[xiv] che circondava il “castrum munitionis”,[xv] di cui la parte più antica (“Castrum Vetus”), dominava i luoghi per cui transitava la strada che conduceva all’interno della città,[xvi] dove il toponimo “torre vetere” permarrà ancora in età moderna.[xvii]

All’interno di questo perimetro che muniva la residenza del castellano regio e dei suoi uomini, si trovava la chiesa di “Sancte Anne” appartenente ad una delle prebende del capitolo cattedrale,[xviii] oltre a numerose abitazioni e ad alcuni orti, mentre nelle sue mura si apriva la “Porta Plana”,[xix] oltre la quale si estendeva il borgo omonimo,[xx] dove si trovava la “Capella Sancte Helene” “in Porta Plana”,[xxi] luogo diocesano della città di Cosenza che però era tenuto al pagamento del “donum” al vescovo di Martirano.[xxii]

Documentano l’esistenza di questo borgo anche i registri della cancelleria angioina, dove troviamo che, al tempo in cui i nuovi dominatori francesi conquistarono il regno, Rogerio “de Portaplana” o “de Portapiana”, risulta tra i “proditorum de Cusentia” i cui beni furono confiscati e assegnati ai militi che avevano seguito il re Carlo d’Angiò nella vittoriosa campagna.[xxiii]

L’assetto di questo complesso fortificato che munisce la parte più elevata di Cosenza, risulta confermato successivamente, quando la “mocte Cosentie”, termine derivante dal francese “motte” (castello), riferibile ai sec. XIV-XV,[xxiv] risulta identificata anche in qualità di “Citatelle”, come troviamo nella conferma dei privilegi, capitoli e grazie concessa da re Ludovico il 15 giugno 1422, nella quale i Cosentini chiesero che, ormai pacificata la provincia di Calabria, fossero distrutti la torre detta “unionis” e le mura nuovamente costruite, e che fosse rimosso il castellano, affinché gli “homines” di detta “citatelle” potessero ritornare alle loro antiche abitazioni per ricostruirle e potervi abitare.[xxv]

Durante la prima metà del Cinquecento sappiamo che, all’interno del “castri seu arcis” di Cosenza, esisteva la cappellania “de iurepatronatus laicorum et forsam Imperialis” sotto il titolo di “S.ti Nicolai”,[xxvi] e che orti si trovavano tanto all’interno che sotto le mura di “dicte Mocte” (1511),[xxvii] mentre risultano menzionate le “porte de la citadella” (1543), e “lo baglio de fora dove si dice la citadella” (1563).[xxviii] Ancora al tempo della presa di possesso del castello da parte dell’economo della Mensa arcivescovile di Cosenza Marzio Muti (1758), quest’ultimo, compiendo i gesti soliti che comprovavano il possesso del nuovo padrone, faceva “fabricare due aperture fatte nelle mura esteriori per potervi entrare”.[xxix] Un perimetro murario dotato di propri accessi, che muniva il colle su cui insistono l’“Ancient Chateau de Cosenza” e il monastero dei Cappuccini, è evidenziato in una pianta degli inizi del sec. XIX.[xxx]

Cosenza, il castello (A), l’ex monastero dei Cappuccini (B), e l’attuale quartiere di Porta Piana (C).

 

Le monache di Cosenza

Ci forniscono altre notizie circa l’assetto della fortezza della città, le vicende di alcuni monasteri femminili, che coinvolgono luoghi posti sia all’interno che nelle vicinanze di essa.

L’esistenza della “cellam”, “ecclesiam” o “monasterium sanctae Mariae Ancillarum Dei intra civitatem Cosenciae”, dipendenza benedettina di Montecassino, comincia ad essere documentata già prima del Mille, e si ritrova ininterrottamente fino agli inizi della dominazione sveva (863-1216).[xxxi]

Negli anni successivi questo monastero non risulta più richiamato tra i possedimenti dell’abbazia di Montecassino,[xxxii] mentre nella platea duecentesca della Mensa arcivescovile di Cosenza, tra le chiese della diocesi (della “parrochie Cusentine”) esistenti “in civitate”, troviamo elencato al primo posto il “monasterium Sancte Marie monialium” che, “pro censu altaribus nostris”, pagava annualmente all’arcivescovo “pallam unam et libras cere quatuor et panes duos” nel giorno dell’Assunta, in cui ricorreva l’anniversario della dedicazione della cattedrale di Cosenza.[xxxiii]

In merito alla localizzazione di questo monastero, lo stesso documento ci informa circa l’esistenza di una via che, dalla chiesa di “Sancte Anne”, appartenente alla “Prebenda de Modio”, posta “infra municionem Cusentie”, andava al “monasterium monialium”,[xxxiv] e che alcuni “casalina in quibus fuerunt Curie”, posti “In forteritia” e ricadenti “in demanio Ecclesie”, erano detenuti dalle “moniales”.[xxxv] Sappiamo ancora dalla stessa fonte dell’esistenza della cappella di “Sancte Marie de Molisiis”,[xxxvi] presso cui, tempo dopo, fu fondato un altro monastero di monache nelle immediate vicinanze della Motta.

Attraverso i pagamenti delle decime fatti il primo marzo 1324 e nel 1326, apprendiamo che il monastero delle monache di “S. te Marie de Cusentia” esisteva ancora,[xxxvii] ma gli eventi successivi legati al trascinarsi della guerra e all’epidemia di peste della metà del Trecento, dovettero pesare sulle sue vicende in maniera determinante.

Agli inizi del secolo successivo, infatti, l’esistenza dell’antico monastero non risulta più documentata, ma cominciamo a trovare a Cosenza il monastero cistercense di “S. Mariae de Motta”, su cui l’arcivescovo di Cosenza tentava di esercitare il diritto di visita,[xxxviii] e il monastero o abbazia cistercense, di “S. Mariae et SS. Bernardi et Aegidii”, detto anche “Santa Maria de Molisiis” in relazione al fatto di essere posto nel luogo detto “Li Molisii”,[xxxix] dove esisteva l’antica cappella di “Sancte Marie de Molisiis” appartenente alla Mensa arcivescovile.[xl]

Risulta in relazione alla recente erezione di quest’ultimo, una permuta realizzata tra il notaro Cicco de Joseph e il monastero di S. Maria de Molisi. Il primo aprile 1425 il re ratificava l’atto attraverso cui a tale scopo, il detto notaro aveva ceduto al monastero un suo possesso detto “Li Molisii”, posto “tra la Motta di Cosenza e il monastero di Santa Maria de Molisiis”, ovvero di “S. Mariae et SS. Bernardi et Aegidii de Molisis”,[xli] mentre il 30 settembre 1427, papa Martino V confermava la permuta attraverso cui il monastero aveva ceduto al detto notaro, con il consenso dell’arcivescovo Francesco ormai morto, alcuni suoi beni consistenti in “domibus, casalenis, territoriis et hortis positis in civitate Cusentin., in loco ubi dicitur Lamota”.[xlii]

I due monasteri cistercensi continuarono a costituire due distinte comunità fino alla fine del sec. XV, quando ormai venuta meno Margarita, vecchissima badessa del monastero di “S. Mariae de Mota”,[xliii] e passata anche Antona, badessa del monastero dei “SS. Bernardi et Aegidii”,[xliv] subentrerà loro Archangela, fatta badessa del monastero dei “SS. Mariae, Bernardi et Aegidii de Mocta” (1505).[xlv]

Poco dopo papa Giulio II concedeva a Consalvo de Cordoba, duca di Terranova e Gran Capitano di re Ferdinando, nonché alla “Communitati civ. Cusentin.” e a tutti coloro che abitavano il luogo pio, la licenza di demolire il monastero cistercense di “S. Mariae ac SS. Bernardi et Aegidii” posto “extra muros” della città di Cosenza, per costruirne uno nuovo “in loco commodo, in dicta civ.”, nonché di riformare le monache del monastero di “S. Mariae de Suso” o della Motta,[xlvi] traslato al monastero di “S. Mariae de Martyribus” di Mendicino, e di costruire per loro un nuovo monastero dove, una volta questo realizzato, sarebbero state trasferite, devolvendo i beni dal monastero demolito a quello nuovamente edificato.[xlvii]

Nel corso della prima metà del sec. XVI, mentre i Domenicani di Cosenza progettavano d’insediare una loro comunità nel vecchio monastero dei “SS. Aegidii et Bernardi”, già appartenuto alle monache cistercensi,[xlviii] i Cosentini supplicavano l’imperatore Carlo V, affinché fossero risarciti dei danni causati loro nel passato dal castellano di Cosenza che, “per fare la fortelleza et fortificarse in le guerre passate lo regio Castello de ditta Città”, aveva diroccato “la ecclesia habitatione, et beni del Monasterio dela Abbatessa de Santa Maria dela Mocta”, con un danno di quattromila ducati, mentre la cittadinanza aveva “principiato” a realizzare un nuovo luogo “per lo habitare, et sustentare de dicta abbatessa et altre relligiose monache”.[xlix]

Qualche anno dopo queste eressero il loro nuovo monastero sotto il titolo di “S. Mariae de Virginibus” dentro le mura della città.[l] Esse, comunque, ancora verso la fine del secolo, mantenevano possedimenti nei luoghi del loro primitivo insediamento. Il 10 febbraio 1588, allo scopo di consentire l’ampliamento del monastero delle “monialium S. Crucis, O. Min. Capucc.”, il Papa confermava la vendita fatta a loro dalle monache “de Virginibus” di Cosenza, di una parte di un orto di quest’ultime esistente in loco detto “La Motta”, confinante con la possessione degli eredi del quondam Io. Bernardo de Cavalcantibus e contiguo con il monastero acquirente.[li]

Cosenza, ruderi in via Grotte di S. Francesco d’Assisi (da latitudinesud.blogspot.com).

 

Un nuovo baricentro

Rispetto al suo assetto urbano precedente, maggiormente condizionato dal suo castello, la ricostruzione operata dopo il sisma del 1184, determinò sensibili trasformazioni nella città, attraverso un notevole ampliamento del suo circuito murario, all’interno del quale fu eretta la cattedrale che andò a costituire il nuovo baricentro cittadino, accentrando su di sé la viabilità principale.

A cominciare dalla strada che, discendendo dalla località Porta Piana-Torre Vetere, giungeva “ante portam Cusencie”, ovvero “ante portam civitatis in capite platee” (identificazione che si conserverà ancora agli inizi del Cinquecento)[lii], dove esistevano la chiesa di “Sancti Stephani”, casalini e orti,[liii] dirigendosi verso gli attraversamenti posti alla confluenza dei fiumi Crati e Busento.

In corrispondenza di questa strada, sopra un’area cimiteriale antica evidenziata dalla ricerca archeologica, esterna al circuito murario precedente, sorse la cattedrale, che fu consacrata il 30 gennaio 1222 alla presenza dell’imperatore,[liv] assieme ad un nuovo palazzo arcivescovile (“Curiam”),[lv] nelle cui vicinanze troviamo diverse case appartenenti alle prebende dei canonici,[lvi] dove nell’ampio spazio disponibile antistante ad essa,[lvii] fu creata una piazza detta “superiore”,[lviii] o “maggiore”,[lix] in seguito detta “la piaza grande” (1598)[lx] e “la piazza del seggio” (1640).[lxi]

Rappresentazione della città di Cosenza realizzata alla fine del Cinquecento, conservata alla Biblioteca Angelica di Roma (foto dalla pagina fb VillaRendano) dove, sulla cattedrale, rappresentata al centro del disegno, convergono le principali vie cittadine.

Qui la Mensa arcivescovile esigeva numerosi censi infissi principalmente su casalini (“Census casalinorum de platea superiori”) ma anche su alcuni orti,[lxii] mentre altri ne esigeva sempre dentro le mura, ma nella “sala”, sotto la piazza (“In sala subtus plateam”),[lxiii] località che si estendeva anche all’esterno della porta della città (“De sala extra portam”), dove si trovava una vasta area edificabile appartenente alla cattedrale suddivisa in numerosi casalini,[lxiv] di cui alcuni detenuti dalla Corte imperiale.[lxv] Sotto la “sala” la Mensa arcivescovile possedeva due mulini animati dalle acque del Crati.[lxvi]

Ci fornisce qualche ulteriore indicazione sulla localizzazione del toponimo, un atto del gennaio 1204 riguardante una permuta fatta con il monastero della Sambucina dall’arcivescovo di Cosenza Luca, dove, tra i confini di due casalini su cui erano state fabbricate altrettante abitazioni, posti fuori dalle mura[lxvii] “in loco qui dicitur Sala”, risultano menzionati: la via che giungeva alla piazza pubblica (“viam platee publice”), il fiume Crati e il fossato cittadino (“vallonem”) che difendeva le mura, e che discendeva dalla porta verso il fiume Crati seguendo il percorso delle attuali vie Antonio Serra e Cafarone,[lxviii] all’estremità del quale, i depositi alluvionali trascinati da questo scolo, nel tempo, determineranno la formazione di un’ansa del fiume, su cui saranno gettati il ponte “delli pignatari” e quello “dell’Arena”, rappresentati nella veduta della città del Pacichelli agli inizi del Settecento.[lxix]

In tratteggio il percorso del fossato che muniva il tratto meridionale delle mura di Cosenza, dalla “portam civitatis” (A) fino al corso del fiume Crati (B). In evidenza la piazza (C) le località “De sala extra portam” (D) e “In sala subtus plateam” (E).

 

La Giudecca                               

Superate le mura, ed entrata nella città dove, agli inizi del Seicento, risulta documentata l’esistenza della chiesa o cappella di “santo angelo”, ovvero di “Santi michaelis arcangeli”,[lxx] in loco detto “capo piazza”,[lxxi] la strada si dirigeva verso la piazza attraversando la Giudecca.

Le prime notizie riguardanti gli Ebrei di Cosenza risalgono alla fine del sec. XI, quando tra le donazioni fatte nel 1093 da Ruggero Borsa (1085-1111), duca di Puglia, Calabria e Sicilia, ad Arnulpho, arcivescovo di Cosenza, che confermavano le concessioni del duca Roberto il Guiscardo ai suoi predecessori, troviamo: “Et decimas omnium solidorum judiciorum (sic), ac tributorum”,[lxxii] come conferma, successivamente, il privilegio concesso dal duca Guglielmo (1111-1127), allo stesso Arnulpho nel 1113: “Et decimas solidorum de Judeis videlicet, ac tributis”.[lxxiii]

Nel marzo del 1212, Federico II accogliendo la supplica di Luca arcivescovo di Cosenza, concedeva alla cattedrale la “synagoga judeorum in civitate nostra Cusentie” e i “judeos omnes”, nonché di poter esigere da loro la “tinctoriam in civitate Cusentie” e ogni altro diritto che essi corrispondevano al camerario,[lxxiv] mentre sappiamo che, agli inizi della dominazione angioina, l’università dei “Iudeorum Cusentie” continuava ad essere vassalla della Chiesa di Cosenza.[lxxv]

Questa dipendenza risultava significativamente espressa anche dalla localizzazione del loro insediamento nella città, originariamente esterno alle mura cittadine, che rinveniamo in prossimità della cattedrale, come può essere evidenziato già attraverso due atti del 1201 riguardanti una casa posta “in maiori platea Cusentiae”, tra i cui confini risulta la via pubblica “de Judeyca”.[lxxvi] Questa, giungeva in prossimità della cattedrale, estendendosi dai luoghi prossimi alla “porta capitis platee” dove, in seguito, troveremo l’oratorio di “S.tae Catherinae de Capite Plateae” (1400),[lxxvii] detto poi “S. Catherine de Iudeca” (1562).[lxxviii]

Il toponimo “la Judeca”[lxxix] permarrà infatti in questa parte della città, in particolare nell’area delle case dei Sersale[lxxx] e in quella dove sarà eretto il monastero delle Vergini dove, sia i documenti che la tradizione, ricorderanno l’esistenza passata de “li bagni di Judei”[lxxxi] e de “la Schola, che fu delli Giudei”.[lxxxii] Un’altra traccia dell’antica presenza degli Ebrei in città rimane “In forteritia”, dove la comunità possedeva il proprio “cimiterio” e una “cisterna”,[lxxxiii] e dove non mancano altri loro possedimenti.[lxxxiv]

Cosenza, luoghi detti Capo Piazza (A), La Piazza Superiore o Maggiore (B) e La Giudecca (C).

 

Le vecchie mura cittadine

Attraversata la Giudecca e superata la piazza su cui apriva le sue porte la cattedrale, e dove convergevano le altre vie principali della città, la strada giungeva nello spazio precedentemente circoscritto dal perimetro murato preesistente al terremoto del 1184, compreso tra la chiesa di “Sancti Thomae”,[lxxxv] toponimo ancora conservato, e quella attualmente dedicata a Santa Lucia,[lxxxvi] diramandosi all’altezza della prima in due percorsi, che conducevano ai due ponti posti alla confluenza dei fiumi Crati e Busento, come evidenzia la veduta della città realizzata da G. B. Pacichelli (1703) nella quale, attraverso il disegno di una merlatura, l’autore ha voluto evidenziare la parte della città compresa entro tale antico perimetro.

Cosenza, la Piazza Piccola.

Tale diramazione realizzata sul luogo dove attualmente si trova la Piazza Piccola, conduceva alla porta cittadina posta in corrispondenza dell’attraversamento del fiume Crati (“portam Gratis”), oltre la quale esisteva un borgo esteso su entrambe le sponde del fiume, dove la Mensa arcivescovile esigeva diversi censi, sia su casalini esistenti sotto le mura (“subtus murum”), tra cui quello, collegabile all’attraversamento, che pagava il Fisco imperiale,[lxxxvii] sia su altri casalini posti “Ultra pontem”.[lxxxviii] Sempre in quest’area, nelle vicinanze delle mura ma fuori di esse, esisteva la chiesa dell’ospedale di “Sancti Iohannis”[lxxxix] posta presso la confluenza dei due fiumi, anch’essa tenuta al pagamento di un censo alla Mensa arcivescovile, per precedente concessione dell’arcivescovo Sanctus.[xc]

Pacichelli G.B., Il Regno di Napoli in Prospettiva diviso in Dodeci Provincie, parte II, Napoli 1703, p. 6.

Particolare della veduta di Cosenza di G. B. Pacichelli (1703) che evidenzia le mura dell’antica città medievale.

Proseguendo invece lungo il percorso stradale principale, si giungeva alla porta della città detta la “portam Basentii”[xci] che, nella prima metà del Cinquecento, risulterà conosciuta come “la porta vecchia”,[xcii] oltre la quale si attraversava il fiume Busento percorrendo il “pontem Basencii”.[xciii]

Attraverso un’indagine condotta mediante l’uso della fotografia aerea, e analogamente ad altri casi studiati, l’area descritta risulta compresa all’interno di un perimetro murato ellittico, dove si evidenziano isolati allineati secondo il percorso della strada principale che l’attraversava, la cui antica frequentazione risulta confermata dall’indagine archeologica, che qui ha messo in luce diverse emergenze e resti di edifici risalenti all’Antichità.

In questa parte della città la Mensa arcivescovile di Cosenza non esigeva alcun censo, segno che questa porzione costituiva una pertinenza regia, evidentemente costituita durante il precedente dominio dei sovrani normanni, mentre invece, numerosi risultano i censi che questa esigeva sui casalini posti “Super portam Basentii”,[xciv] posti vicino ma fuori le antiche mura cittadine.

In evidenza la via principale che attraversava Cosenza agli inizi del Duecento e il circuito murario della città esistente prima del terremoto del 1184. Castello (A), porta della Città nel luogo detto Capo Piazza (B), Cattedrale e piazza Superiore o Maggiore (C), porta sul fiume Crati (D), porta sul fiume Busento (E), luogo detto “Super portam Basentii” (F), borgo detto Revocati (G) chiesa e ospedale di S. Giovanni Gerosolimitano (H), luogo detto “subtus murum” (I), borgo (L).

Il perimetro delle mura di Cosenza prima del terremoto del 1184 (elaborazione grafica di Enzo Spagnolo).

 

I Revocati

Alla metà del Duecento, il luogo detto “Revocati” posto fuori ma “iuxta menia civitatis Cusentie ultra pontem Basencii”, era caratterizzato dalla presenza di abitazioni, di cui alcune di legno, di casalini e orti con alberi fruttiferi, di un mulino “quod dicitur de Sancto Mattheo”, e confinava con i limiti di una “piscarie” (1257).[xcv]

In questa parte abitata della città sottoposta alla giurisdizione regia, dove la Mensa arcivescovile non esigeva alcun censo,[xcvi] esisteva la chiesa di “Sancti Mathei”, recentemente costruita dall’arcivescovo “ante civitatem”,[xcvii] nel luogo detto “ad Cruces Fixas” esistente sulla strada che giungeva dal “po(n)te Basentii”,[xcviii] e vi si svolgeva la fiera, la cui grande importanza nell’ambito di quelle del regno, risulta già evidenziata nel gennaio 1234, quando durava dal giorno della festa di San Matteo (21 settembre) fino a quello della festa di San Dionigi (9 ottobre).[xcix]

Tempo dopo la chiesa di San Matteo fu concessa ai Domenicani, anche se questi non riuscirono però a dimorarvi. Come fa rilevare il Russo,[c] infatti, la bolla di Gregorio IX del 29 settembre 1240, attraverso cui si dà licenza all’arcivescovo di Cosenza di concedere ai Domenicani la “ecclesiam S. Matthaei, iuxta Cusentiam sitam”, spettante alla Mensa arcivescovile,[ci] come anche le conferme di Innocenzo IV il 9 luglio 1243,[cii] e di Clemente IV il 20 giugno 1268,[ciii] devono considerarsi solo come atti puramente formali, stante l’espulsione dal regno dei Domenicani e dei Francescani da parte di Federico II, nell’ambito della lotta tra Papato e Impero, mentre, nella realtà, “anche se uno strumento del 23 marzo 1255 accenna alla sporadica presenza dei Domenicani a Cosenza, senza però averci una stabile dimora”,[civ] la fondazione del monastero domenicano “nel quartiero detto de Revocati”, risulta documentata solo il 10 ottobre 1448, ad opera del benefattore D. Antonio Sanseverino Principe di Bisignano.[cv]

San Domenico di Cosenza in una xilografia di fine Ottocento (da Wikipedia).

 

I Francescani

Più antica dimostra di essere a Cosenza la presenza dei Francescani, come testimonia la notizia dell’esistenza di una chiesa appartenente ai Frati Minori agli inizi della dominazione angioina (1265),[cvi] mentre l’esistenza di un monastero del secondo Ordine di S. Francesco detto delle Clarisse, comincia a essere documentato verso la fine del sec. XIII, quando risultano alcuni provvedimenti a suo riguardo, sia della Cancelleria angioina (1284),[cvii] che della Curia vaticana, attraverso cui apprendiamo che il loro monastero era a corto di mezzi,[cviii] e si trovava “extra moenia civitatis”, per cui, a causa dei pericoli della guerra, si disponeva che fosse trasferito “intra moenia ipsius civitatis” (1291).[cix]

Il monastero di “S. Clarae Cusentiae” continuò ad esistere durante la prima metà del Trecento[cx] mentre, agli inizi del secolo successivo, apprendiamo che un nuovo monastero delle Clarisse sotto il titolo di “S. Mariae Magdalenae”, essendo stato il loro andato “destructum” durante la guerra, era stato eretto dentro le mura, all’incirca tra il 1377 e il 1383. L’antico monastero “extra muros” delle Clarisse, invece, era stato riedificato da Matteo de Agrigento, allora vicario provinciale degli Osservanti[cxi] e all’attualità, si trovava abitato dai frati del suo ordine. Considerato ciò il Papa lo assegnava a questi ultimi (1428), con l’obbligo di dover pagare un censo annuale di quattro ducati d’oro alle monache a cui anticamente era appartenuto il bene.[cxii] Nel merito, comunque, i contrasti permanevano ancora durante la prima metà del Cinquecento.[cxiii]

Risalgono agli inizi del sec. XV anche le prime notizie riguardanti il “forum seu nundine sancte Marie Magdalene”, ovvero del “fori magni Cosentie”, dove le Clarisse mantenevano ancora loro possedimenti,[cxiv] che, per antica consuetudine, si soleva celebrare annualmente nel mese di luglio,[cxv] e durava dodici giorni.[cxvi]

A quel tempo, il borgo dei Revocati, come nel caso degli altri “burgi civitatis Cosentie”, posto fuori le mura e privo di difese, fu distrutto durante la devastazione della città condotta da Antonuccio dei Camponeschi di Aquila, così i Cosentini supplicarono il re Luigi III d’Angiò che, tra l’altro, fosse loro concesso di ricostruire, ampliare e fortificare i “burga” cittadini.[cxvii]

Agli inizi del Cinquecento, il “forum magdalenae” che iniziava il 22 luglio, giorno della Maddalena,[cxviii] e si svolgeva per 15 giorni[cxix] presso il “flumen basenti”, “in Capo” al “burgo” della città di Cosenza detto “li revocati”,[cxx] risulta ancora uno dei riferimenti principali nell’ambito delle relazioni commerciali che la provincia manteneva all’interno e al difuori del Regno.

 

Note

[i] “Itaque fatigatus querelis sociorum Dionysius, Siciliae tyrannus, sexcentos Afros ad conpescendos eos miserat; quorum castellum proditum sibi per Bruttiam mulierem expugnaverunt ibique civitatem concurrentibus ad opinionem novae urbis pastoribus statuerunt Bruttiosque se ex nomine mulieris vocaverunt.” Giustino, XXIII, 1, 11-12.

[ii] Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, XVI, 15, 1-2.

[iii] Strabone, Geografia VI, 1, 5.

[iv] “1184. 9. Kal. Iunii terrae motus adeo magnus et terribilis fuit per totam Calabriam, valle de Grati et vallem de Sinu. Ecclesiae omnes et omnia aedificia murorum corruerunt, et Rufum Cusentinum archiepiscopum, et multos alios sub murorum praecipitio suffocati sunt.” Annales Casinenses, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XVIIII, ed. G.H. Pertz, Hannoverae1866, p. 313.

[v] Terzi F., Cosenza, Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 170 nota 60 e p. 81 nota n. 27.

[vi] “casalina (et) orti subt(us) castru(m) munitio(n)is, ubi fuit Curia ep(iscop)alis an(te) terremo/tum”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 77.

[vii] “In forteritia … Ort(us) que(m) tenuit d(omi)n(u)s Guido d(e) Belpra(n)do (et) casalina i(n) q(ui)b(us) fuer(un)t Curie su(n)t i(n) demanio Eccl(es)ie (et) tene(n)t ea moniales.” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 53.

[viii] “At Boamundus, ambitione nanciscendarum — pervasione super fratem — urbium avidus, cum Cusentinis secreto de traditione urbis agit, promittens se castellum, quod dux, illis invisum, in eadem urbe firmaverat, si eorum auxilio capere possit, funditus dirutum iri.” Goffredo Malaterra, De Rebus Gestis Rogerii Comitis, in Muratori L. A., Rerum Italicarum Scriptores, Zanichelli N. Bologna s.d., tomo V, p. 91.

[ix] “Dux, avunculi sui consilio et strenuitate, urbe potitus, antequam expeditio solvatur, arte coementaria castrum ad urbem a tali praesumptione ulterius prohibenda, in altiori urbis jugo firmat”. Goffredo Malaterra, De Rebus Gestis Rogerii Comitis, in Muratori L. A., Rerum Italicarum Scriptores, Zanichelli N. Bologna s.d., tomo V, p. 96.

[x] 16 dicembre 1239. “in castro nostro Cusentie”. Huillard-Bréholles J.L.A., Historia Diplomatica Friderici Secundi, Parigi 1857, Tomo V pars I, p. 588.

[xi] “Raniero de Madio e il giud. Leone Marandica (sic, ma Manduca), di Cotrone, sono prigionieri nel castello di Cosenza, sub dat. XIII februarii XIII ind.” (Reg. Ang. III, 1269-1270, p. 158). “Iohanni de Sancto Dionisio, commissio custodie castri Cusentie” (Reg. Ang. IV, 1266-1270, p. 15). “Johanni de Sancto Dionisio, commissio officii contergii castri Cusentie” (Reg. Ang. IV, 1266-1270, p. 138). “In castro Cusentie: unus contergius, qui recipit sicut alii contergii” (Reg. Ang. V, 1266-1272, p. 175).

[xii] L’uso di questo termine ricorre anche successivamente, durante i sec. XV-XVI, nei casi di altri castelli calabresi. 22 Agosto 1447: “Castellanum Castri seu fortellicii terre nostre Mesurache” (ACA, Cancillería, Reg. 2912, ff. 101v-102r). Nella reintegra del conte di Santa Severina Andrea Carrafa, fatta dal giustiziere Francesco Jasio nel 1518, riguardante il possesso dei beni e dei diritti feudali di Le Castella, troviamo: “In primis castrum formatum cum fortelitiis et eius monitionibus armaturiis et aliis castro necessariis ad eius defensionem” (Archivio Vescovile Crotone, documento senza segnatura, f. 5r).

[xiii] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 53-57.

[xiv] Tra i “Census casalinor(um) de platea sup(er)iori” appartenenti alla cattedrale di Cosenza, troviamo quello della “Uxor Leonis Garippe p(ro) casalino d(e)n(a)r(ios) quatuor. Eade(m) p(ro) toto q(uo)d e(st) subt(us) menia munitio(n)is”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 51.

[xv] Tra i beni stabili appartenenti alla cattedrale di Cosenza, troviamo: “casalina (et) orti subt(us) castru(m) munitio(n)is, ubi fuit Curia ep(iscop)alis an(te) terremo/tum”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 77.

[xvi] Tra i beni che costituiscono la “Prebenda d(e) Lappano, troviamo le “terra cum olivis subt(us) Castru(m) Vet(us) / sup(ra) fonte(m) Paradisi” (Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 35). Tra i beni che costituiscono la “Prebenda de S(an)c(t)o Mauro”, troviamo le “terra sub(tus) Castru(m) Vet(us), terra ibidem que vocatur de Petro Pare(n)te” (Ibidem, p. 45).

[xvii] 22 maggio 1620. “uno predio seu possessione sita et posta nel territorio di Cosenza loco detto sopra paradiso torre vetere seu portapiana et sopra, et sotto detto Monte di torre vetere con case palatiate … dall’ecclesia di Santo angelo a basso consistente dette case …”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 124.

[xviii] “Prebenda de Modio … eccl(esi)a / S(an)c(t)e Anne infra municione(m) Cusentie q(ue) h(abe)t in dotib(us) ortale cu(m) pedib(us) celsor(um) dece(m) vicinu(m) ip(s)i eccl(esi)e (et) casalina quat/uor sim(i)l(ite)r vicina secus viam que vadit ab ip(s)a eccl(esi)a ad monasteriu(m) monialiu(m) et reddit m(od)o unu(m)q(uo)dq(ue)” isp(s)or(um) casalinor(um) denarium auri unu(m).” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 45.

[xix] Tra i censi della cattedrale riscossi “In forteritia”, troviamo quello del “Mag(iste)r Nic(o)l(au)s de Bria (pro) orto q(ui) fuit p(res)b(ite)ri Nic(o)l(a)i q(ui) e(st) i(n) Porta Plana”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 53.

[xx] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 53-57.

[xxi] 15 giugno 1548. “Andolpho Carello, clerico Tropien., providetur de perpetuis beneficiis S. Erenae in Porta Plana (…) Cusentin. civ. et dioc. respective, vac. per cessionem Nicolai etiam Carelli clerici eiusdem Tropien. dioc., cui reservatur regressus.” (Russo F., Regesto IV, 19388). 24 giugno 1548. “Nicolaus Carellus, clerico Tropien. dioc., cui als de perpetuis beneficiis S. Herenae in Porta Plana (…) Cusentin. civ. vel dioc. respective, per resignationem Iulii Carelli, provisum fuit, consensit cessioni concessionis huismodi, litteris desuper non confectis ac possessione non habita, in favorem Andolphi etiam Carelli, clerici eiusdem dioc., reservato sibi regressu, prout in supplicatione”. (Russo F., Regesto IV, 19402). 9 maggio 1550. “Fabritio de Sangro, clerico Neapolitan., providetur de perpetuis beneficiis S. Helenae in Porta Plana (…) Cusentin. civ. et dioc., vac. per resignationem Andulphi Carelli, clerici Tropien.” Russo F., Regesto IV, 19662A. 17 maggio 1550. “Andolphus Carellus, clericus Tropien., praesens consensit resignationi perpetuorum simplicium beneficiorum S. Helenae in Porta Plana (…) Cusentin. civ. et dioc., vac., in favorem Fabritii de Sangro, clerici Neapolitan., cui providetur.” (Russo F., Regesto IV, 19671).

[xxii] “Ca/pella S(an)c(t)e Helene reddit solam quartam deci(m)ar(um) et donum Marturanensi ep(iscop)o (et) nob(is) respondet de canonico (et) salutis (et) legatis / mortuor(um) ubi su(n)t partes due.” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xxiii] “Guilielmo de Foresta, mil., executoria concessionis bonorum proditorum de Cusentia, vid.: Goffridi de Petramala, Bartholomei de Insula, Andree Russi, Benedicti de Thelesia, mag. Alberachii medici, Mauri de Goffrido, Johannis de Peregrino, Peregrini Spatafore, Goffridi de Abbate, Donati Ganga, Roberti Anima Pregadeu et Rogerii de Portaplana” (Reg. Ang. IV, 1266-1270, p. 101). “Erardo Frmi mii., resignanti in manibus Curie pheudum Valentini de Iustitiariatu Vallis Gratis, quod sibi donatum fuit, donantur quedam bona jn Cusentia, que fuerunt proditorum. Nomina proditorum sunt hec, vid.: Benedictus de Tiberio, Goffridus de Petramala, Lucas de Abrantia, Simon Aurifex, Mattheus de Agello, Rogerius de Petraplana, Ioannes Buttillerius, Nicolaus Russus, Gualterius de Maccla, Ioannes Scalzapresbiter, Adam de Maurerio etc.” (Reg. Ang. VI, 1270-1271, p. 149). “Hugoni de Foresta mil. concedit ad annuum censum bona que fuerunt Goffridi de Petramala, Goffridi de Abbate, Philippi Veteris, Rogerii de Portaplena, Monachi fratris eius, iud. Bernardi et Matthei Cortigiarii de Cusentia, proditorum” (Reg. Ang. VI, 1270-1271, p. 219). “Andree de Dopnabnma mil. de Cusentia, citatio quia tenet mobilia qd. Rogerii de Porta Plana proditoris” (Reg. Ang. XXI, 1278-1279, p. 289). “Sono nominati Goffredo de Pietramala, Andrea Ruffo, Filippo Veteris Sequatis, Giovanni Pellegrino, Goffredo de Abate, Ganimoto de Lanzano, Ruggiero de Portapiana, proditori di Cosenza” (Reg. Ang. XXIII, 1279-1280, p. 266).

[xxiv] 20 novembre 1444, Nella conferma dei capitoli concessa da re Alfonso de Aragona alla terra di Mesoraca, si riferisce che “lodovico de phichechiis” aveva ricoperto l’incarico sia di capitano di Mesoraca, che quello di capitano “ad guerra” nella loro “mocta de castello”. ACA, Cancillería, Reg. 2904, f. 189v.

[xxv] “Item quod turris que dicitur unionis mocte Cosentie, et muri novi facti et constructi cum ea Citatelle destrui debeant, pacificata provintia calabrie, et amoto presenti castellano, ad hoc quod homines dicte citatelle possint reverti ad habitationes eorum antiquas, et eas reficere, et ibidem commorari”. Cancro M., Privilegii et Capitoli della Citta de Cosenza et soi Casali, concessi dalli Serenissimi Re de questo Regno de Napoli confirmati et di nuovo concessi per la Maiesta Cesarea et la Serenissima Maieta del Re Philippo Nuostro Signore, Napoli 1557. f. 16v. http://notes9.senato.it

[xxvi] 18 dicembre 1533. “D. laurentius de Gattinara, Cappellanus cappelle seu cappellanie, sub invocatione S.ti Nicolai, castri seu arcis civ. Cusentin., de iurepatronatus laicorum et forsam Imperialis, per d.num innocentium de la porta, clericum Novarien., procuratorem suum, consensit resignationi dicte cappelle seu cappellanie in favorem d.ni Petri bombini, clerici Cusentin., reservata sibi annua pensio 12 duc.”. Russo F., Regesto III, 17251.

[xxvii] “medietate cuisdam orti arborati arboribus sic o morum (sic) siti et positi in civitate Cosentie in loco ubi dicitur la Motta iusta ortum eredis quondam Angeli de Sorrento iusta ortum Monasterii de Medio et Iusta aliam medietam dicti orti que est ipsorum Gasparis et Joannis […] et medietatem cuisdam possessionis nominati lo pastino alborate alboribus siccomorum et aliarum alborum site et posite subtus menia dicte Mocte”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 141.

[xxviii] Borretti M. e R., Il Castello di Cosenza, 2019, pp. 38-39.

[xxix] Borretti M. e R., Il Castello di Cosenza, 2019, p. 59.

[xxx] Borretti M. e R., Il Castello di Cosenza, 2019, p. 67.

[xxxi] “monasterium S. Mariae in civitate Cusentiae” (18 aprile 863), “et sanctae Mariae in civitate Cusentiae” (22 maggio 882), “monasterium S. Mariae intra civitatem Cusentiae Ancillarum Dei una cum curtis et casalibus, cum servis et ancillis, utriusque sexus, et cum omnibus pertinentiis” (marzo 899), “et monasterium S. Mariae de Cusentia” (gennaio 944), “monasterium sancte Marie intra civitatem Cosentie ancillarum Dei” (962), “item monasterium sancte Marie in civitate Cosentie consecratum” (30 maggio 976), “porro et monasterium sanctae Mariae Ancillarum Dei intra civitatem Cosenciae” (13 marzo 1014), “monasterium S. Mariae ancillarum Dei civitatis Cusentiae” (1052-1054), “monasterium S. Mariae ancillarum Dei in civitate Cusentiae” (27 febbraio 1058), “cellam S. Mariae Ancillarum Dei civitatis Cusentiae” (2 maggio 1059), “monasteria sanctae Mariae Ancillarum Dei in civitate Cosentia” (10 maggio 1067), “monasteria: S. Mariae Ancillarum Dei civitatis Cusentiae” (27 marzo 1097), “S. Mariam Ancillarum Dei civitatis Cusentiae” (17 marzo 1105), “S. Maria Ancillarum Dei in civitate Cusentiae” (4 febbraio 1112), “Monasterium S. Mariae Ancillarum Dei in civitate Cusentiae” (16 settembre 1122 seu 1123), “Monasterium S. Mariae Ancillarum Dei in civitate Cusentia” (7 novembre 1159), “cellam S. Mariae Ancillarum Dei in civitate Cusentina” (25 luglio 1208), “ecclesiam sancte Marie ancillarum dei in civitate Cusentie” (12 agosto 1216). Russo F., Regesto I, 92, 94, 95, 96, 98, 99, 109, 121, 128, 132, 144, 213, 249, 257, 292, 334, 553, 579.

[xxxii] Un altro monastero benedettino dedicato alla SS.ma Trinità fu fondato a Cosenza agli inizi del Seicento in località Capo Piazza. 1627: “detto capitale allo Venerabile Monasterio della SS.ma trinità dell’ordine di San Benedetto eretto in questa città di Cosenza per essi de riccardo”. 3 dicembre 1629: “una casa sita et posta In questa città di Cosenza loco detto capo et piazza iuxta de uno lato le case di francesco Spannarello, et lo stesso monasterio della SS.ma trinità.” Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 138.

[xxxiii] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xxxiv] “eccl(esi)a / S(an)c(t)e Anne infra municione(m) Cusentie q(ue) h(abe)t in dotib(us) ortale cu(m) pedib(us) celsor(um) dece(m) vicinu(m) ip(s)i eccl(esi)e (et) casalina quat/uor sim(i)l(ite)r vicina secus viam que vadit ab ip(s)a eccl(esi)a ad monasteriu(m) monialiu(m) et reddit m(od)o unu(m)q(uo)dq(ue)” isp(s)or(um) casalinor(um) denarium auri unu(m).” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 45.

[xxxv] “Ort(us) que(m) tenuit d(omi)n(u)s Guido d(e) Belpra(n)do (et) casalina i(n) q(ui)b(us) fuer(un)t Curie su(n)t i(n) demanio Eccl(es)ie (et) tene(n)t ea moniales.” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 53. Un altro possedimento delle monache risulta nel luogo risulta: “De Sala extra portam … Moniales Cusencie pro casalino tarenos duos.” (ibidem, p. 57).

[xxxvi] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xxxvii] Tra i “nomina clericorum civitatis et dyoc. Cusentine” elencati relativamente al pagamento delle decime il primo marzo 1324, dopo l’arcivescovo, i singoli membri del capitolo (16), i singoli clerici (22), e il pagamento comune, risulta quello della “d.na Bonagratia, abbatissa monasterii S. te Marie de Cusentia tar. sex” (Russo F., Regesto I, 2974). Anche nell’elenco riguardante il pagamento delle decime riscosse nel 1326 “in civitate et dyocesi Cusentina” (Canonici 19, clerici 25), dopo quello dovuto dall’arcivescovo, quelli delle dignità del capitolo (arcidiaconato, cantorato e tesorerato) e quello “pro communia canonicorum et clericorum dicte maioris eccle.e”, troviamo quello dell’“Abbatissa monialium S.te M. de cusencia, tarenos sex” (Russo F., Regesto I, 5549).

[xxxviii] 12 agosto 1402: “Teclae Abatissae, et conventui monasterii S. Mariae de Motta, Cusentinen., Cist. Ord., confirmat quasdam litteras Innocentii Papae IV, datas Lugduni XV kal. novembris Pontif. sui anno tertio, omnibus abbatibus Cist. Ord. super visitatione monasteriorum dicti Ordinis prout in litteris insertis eisque indulget ut nullus eas et dictum monasterium visitare et corrigere possit, nisi dumtaxat quae ordo praedictus iuxta statuta et consuetudines dicti ordinis nec Archiepiscopus Cusentinus se intromittat” (Russo F., Regesto II, 8866). 3 settembre 1405: “Archiepiscopus S. Severinae et Episcopus Bisinianen. ac Abbas monasterii S. Johannis de Flore, Cusentin. dioc., dantur judices conservatores conventui et Abbatissae monasterii S. Mariae de Motta, Cusentin., Cist. Ord” (Russo F., Regesto II, 9157).

[xxxix] Reg. Ang. XXXIV, 1431-1434, p. 59.

[xl] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xli] 1425, 1 aprile, III – Aversa. Ratifica il provvedimento del notaio Cicco de Iosep di Cosenza riguardante la costruzione di un monastero di monache nel territorio di Cosenza e precisamente nel luogo di sua proprietà detto Li Molisii tra la Motta di Cosenza e il monastero di Santa Maria de Molisiis” (Reg. Ang. XXXIV, 1431-1434, p. 59). 8 aprile 1451: “Decano ecclesiae Cusentin. Cum Catherina, tunc uxor Philippi de Dario, habitatoris Cusentin., de bonis suis constituerit ecclesiam in onorem B. Catherinae Virginis cum hospitali, in quodam loco Cusentin. designato, fundare et construere; postea vero ecclesia et hospitale predicta construi non potuisset, quia bona praefata per diversas personas usurpata fuerunt, Abbatissa et Conventus monasterii S. Mariae et SS. Bernardi et Aegidii de Molisis, Cusentin., Cist. Ord., petierunt ut dicta bona ad usum monasterium, noviter fundatum et in suis structuris et aedificiis nondum completum, fiant destinata. Quapropter mandatum dicto Decano ut omnia et singula bona indebite occupata faciat restituere et dicto monasterio destinare” (Russo F., Regesto II, 11207).

[xlii] 30 settembre 1427. “Archiepiscopo Cusentin. Commutationem de Abbatia S. Mariae et SS. Bernardi et Aegidii, Cusentin. dioc., Cist. Ord., ab Abbatissa et monialibus dicti monasterii pro quibusdam suis domibus, casalenis, territoriis et hortis positis in civitate Cusentin., in loco ubi dicitur «Lamota», cum consensu b.m. Francisci, olim Archiepiscopi Cusentin., factam cum Citto de Joseph, cive Cusentin., confirmat.” Russo F., Regesto II, 9793.

[xliii] 5 gennaio 1427: “Archidiacono Cusentin. mandat ut Philippam, monialem monasterii S. Mariae de Mota, Cusentin., Cist. Ord., praeficiat in Abbatissam dicti monasterii, vac. per ob. quondam Franciscae abbatissae, cum munere benedictionis et fidelitatis iuramenti” (Russo F., Regesto II, 9759). 16 giugno 1465: “Margarita de Conchi de Laurignano monialis monasterii B. Mariae de Motta, Cist. Ord., Cusentin. dioc., praeficitur in abbatissam eiusdem monasterii, vac. per ob. Quondam Catherinae de Castellione extra R.C. def.” (Russo F., Regesto II, 11818). 28 agosto 1465: “Dicta die una bulla in forma juramenti pro d.na Margarita de Conchi de Laurignano moniali monasterii b.te mariae de Motta Cusentin. dioc., Cisterc. Ord., super provisione dicti mon.rii, cuius fructus LX floren. Auri de camera, vac. per obitum quondam Catherine de Castellione extra Ro. Curiam defuncte” (Russo F., Regesto II, 11821).

[xliv] 17 febbraio 1491: “Antona de Orlando, abbatissa monasterii SS. Bernardi et Aegidii, Cusentin. dioc., Cist. Ord., fit Abbatissa monasterii B. Mariae de Motta Cusentin., dicti Ord., per privationem Margheritae de casali Laurignano, in octuagesimo aetatis suae anno constitutae” (Russo F., Regesto III, 13377). 10 ottobre 1500: “Ad petiotionem Sororis Margarithae, Abatissae monasterii monialium S. Mariae de Mota, Cusentin., Cist. Ord., quae, senio confracta et aetate decrepita, non potest regimini et gubernio dicti monasterii adtendere, constituit ei adiutricem Martham Fabbare, monialem eiusd. Monasterii” (Russo F., Regesto III, 14312). 31 ottobre 1500: “Die ultima octobris MD, d.nus Matheus Primer, electus Dertusien., procurator d.ne Margarite, abbatisse, et conventus monasterii S. Marie de mota Cusentin., Cist. Ord., de cuius mandato extat publicum instrumentum per manus Vincentii Tabularii, civitatis Cusentin., sub dat. MD die VII mensis iunii rogatum, nomine dictarum abbatisse et conventus consensit deputationi coadiutricis, in favorem d.ne Marte Fabare, monialis dicti monasterii, que per bull. dat. Rome, sexto Idus Octobris MD, in coadiutricem dicte Margherite deputatur” (Russo F., Regesto III, 14323).

[xlv] 5 giugno 1505: “Archangela de Ferao, moniales, praeficitur in abbatissam monasterii SS. Mariae, Bernardi et Aegidii de Mocta, Cist., Ord., Cusentin., vac. per ob. Antoniae de Orlandis” (Russo F., Regesto III, 14849). 10 novembre 1505: “Die X novembris d.nus agacius de Gaieta obligavit se, nomine d.ne Archangele de Firrao, abbatisse monasterii SS. Marie, Bernardi et Egidii, Cist. Ord., Cusentin., pro rocheto dicti monasterii, vac. per ob. Antonie de Orlandis” (Russo F., Regesto III, 14919). 10 novembre 1505: “Die X novembris habuit fl. Quinque auri de camera a d.na Arcangela de Firrao pro rocheto mon.rii SS. Bernardi et Egidii de Mocta, Cusentin., Cist. Ord., per manus d.ni Agatii Gaietani” (Russo F., Regesto III, 14920).

[xlvi] Terzi F., Cosenza, Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 146, nota n. 28.

[xlvii] 1506. “Ad perpetuam rei memoriam. Gundisalvo, Duci Terranovae ac Ferdinandi, Regi Castellae ac Legionis ac Siciliae, Capitaneo necnon Communitati civ. Cusentin. ac illius incolis et habitatoribus concedit licentiam demolendi monasterium S. Mariae ac SS. Bernardi et Aegidii, Cist. Ord., extra muros civ. Cusentin. existentis, ac aliud, in loco commodo, in dicta civ. costruendi, necnon moniales S. Mariae de Suso, eiusd. civ. et ord., ad monasterium S. Mariae de Martyribus, eiusdem Ord., translatus, reformandi et construendi novum monasterium, postquam istud constructum fuerit, transferendi et bona domus, demolitae devolvendi monasterio aedificando.” Russo F., Regesto III, 15087.

[xlviii] 18 aprile 1532. “Priori et Fratribus domus S. Dominici, O.P., Cusentin., conceditur diruptum monasterium monalium SS. Aegidii et Bernardi, Cist. Ord., Cusentin., ab iisdem monialibus minime inhabitatum, cum eiusdem monasterii oneribus, pro constructione unius domus eorundem Fratrum, sub invocatione B. Mariae de Soccursu.” Russo F., Regesto III, 17089.

[xlix] Tra le suppliche chieste all’imperatore Carlo V, cui fu data esecuzione in Fiumefreddo il 16 luglio 1533, troviamo: “Item supplicano la prefata Maiesta Ces. Atteso per lo condam castellano de ditta Città nomine Messer Modarra per fare la fortelleza et fortificarse in le guerre passate lo regio Castello de ditta Città, fu totalmente roinata la ecclesia habitatione, et beni del Monasterio dela Abbatessa de Santa Maria dela Mocta con danno de quattro milia ducati per il prefato Cath. Re fo ordinato al gran Capitanio, olim Vicerre del regno, che se havesse informato di tal danno et quello resarcito per essere cosa ecclesiastica, le quale lettere non forno exequite, la prefata Maiesta se degni haver memoria dele cose pie, et che de tal danno se habita de satisfare per la fabrica et habitatione novamente del tal Monasterio, se ha principiato per essa Città, per lo habitare, et sustentare de dicta abbatessa et altre relligiose monache dove se havera da orare per la salute, augmento, et victoria de Vostra Maiesta Ces.” Cancro M., Privilegii et Capitoli della Citta de Cosenza et soi Casali, concessi dalli Serenissimi Re de questo Regno de Napoli confirmati et di nuovo concessi per la Maiesta Cesarea et la Serenissima Maieta del Re Philippo Nuostro Signore, Napoli 1557. f. 94. http://notes9.senato.it

[l] 22 agosto 1534: “Die XXII Augusti, bulla confirmationis commendae Ambrosinae de Simone de Posateri, Cusentin., super monasterio Monticini monialium, Cusentin. dioc, cuius fructus 50 duc., et monasterio monialium S. Mariae de Virginibus Cusentin.” (Russo F., Regesto III, 17328). 18 giugno 1540: “Ad perpetuam rei memoriam. Pro abbatissa et conventu monasterii B. Mariae de Virginibus, Cist. Ord., Cusentin. civ., confirmatio statutorum super electione abatissae et regimine eiusdem monasterii” (Russo F., Regesto IV, 18263). 17 giugno 1552: “Confirmatio quarundam ordinationum pro monasterio S. Mariae de Virginibus, Cist. Ord., Cusentin. civ.” (Russo F., Regesto IV, 19944).

[li] 10 febbraio 1588. “Archiep.o Cusentin. sive eius Vicario generali ac Thesaurario ecclesiae Cusentin. Pro Abbatissa et conventu monasterii monalium de Virginibus, Civ. Cusentin., O.S.B., confirmatio venditionis cuiusdam partis horti, in civ. Cusentin., loco «La Motta» nuncupato, iuxta possessionem haeredum quondam Io. Bernardi de Cavalcantibus et contiguae domui monialium S. Crucis, O. Min. Capucc., consistentis, eisdem monialibus Capuccinis ad earum clausurae ampliationem, praetio 200 duc. Monetae illarum partium, cum portione affrancandi quendam censum 20 duc. bonis Mutii Cavalli.” Russo F., Regesto V, 24022.

[lii] 6 marzo 1537, Cosenza. “intus Civj.tem Cosentiae loco dicto la ruga delo Cheuczo seu la porta dela dicta Cita jux.a de uno latere domos m.s joannis de Chiachio”. ASCS, notaio Napoli di Macchia, vol. 11-12, 1537-1538, f. 87v.

[liii] Tra i beni che costituiscono la “Prebenda de S(an)c(t)a Cruce”, risultano: casalina (et) orti circa eccl(esi)am S(an)c(t)i Steph(an)i / ante portam Cusencie, que m(od)o reddu(n)t p(ro) censibus t(a)r(enos) q(u)atragi(n)ta tres, ortale cu(m) arborib(us) an(te) porta(m) civi/tatis in capite platee” (Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 31). Tra i beni che costituiscono la “Prebenda de S(an)c(t)o Mauro”, troviamo il “iardinu(m) magnu(m) iux(ta) muros Cusentie sub porta capitis platee” (Ibidem, p. 45). Tra i beni che costituiscono la “Prebenda de Sancto Felici”, troviamo: “Ort(us) ex(tra) portam in capite platee” (Ibidem, p. 35).

[liv] 30 gennaio 1222. “Lucas … sub cuius regimine, deque eius consilio, et auctoritate Nicolaus ex Ord. suo Cisterciensi Episcopus Card. Tusculanus Apostolicae Sedis Legatus Cusentinam Cathedralem miro concursu, et apparatu consecravit anno 1222 … concurrentes assensu praesente D. Friderico Illustrissimo Romanorum Imperatore semper Augusto, et Rege Siciliae … anno Dom. Incarn. 1222 tertio Kalendas Februarii Indict. 10 Pontificatus Dom. Honorii Papae III ann. 6”. Ughelli F., Italia Sacra IX, Venezia 1721, cc. 209-210.

[lv] “Ortus iux(ta) Curia(m) Eccl(esi)e sicut co(n)clusus est”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 77.

[lvi] Tra i beni che costituivano la “Prebenda de Rublano”, troviamo: la “domus sup(ra) Curia(m) ep(iscop)alem” (Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 27). Tra quelli della “Prebenda de Mangono” si menziona la “Dom(us) iux(ta) Curia(m)” (Ibidem, p. 27) e tra quelli della “Prebenda de S(an)c(t)a Cruce”, la “Dom(us) iux(ta) domu(m) p(re)bende d(e) Mangono” (Ibidem, p. 31).

[lvii] Tra i beni che costituivano la “Prebenda de Apriliano”, troviamo: la “dom(us) in platea an(te) maiore(m) eccl(esi)am (et) casali/na q(ue) fueru(n)t mag(ist)ri Suardi cano(n)ici”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 33.

[lviii] Tra i beni che costituivano la “Prebenda de S(an)c(t)o Mauro”, troviamo “casalina octo i(n) sala Cu/sentie (et) duo in platea sup(er)iori cum orticello”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 45.

[lix] De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi Abbazia di San Giovanni in Fiore, 2001, pp. 20-21.

[lx] 7 gennaio 1598: “In loco ditto la piaza grande”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 99.

[lxi] 29 marzo 1640: “loco detto la piazza del seggio confine d’uno lato lo detto seggio di questa città”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 100.

[lxii] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 49-53.

[lxiii] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 67-69. Tra i beni che costituiscono la “Prebenda de S(an)c(t)o Mauro”, troviamo “casalina octo i(n) sala Cu/sentie (et) duo in platea sup(er)iori cum orticello” (Ibidem, p. 45). “D(om)in(u)s Petr(us) fili(us) Pet(r)i tenet i(n) sala casalinu(m) lib(er)e cu(m) domo i(n) vita sua, (et) p(os)t morte(m) sua(m) debet e(ss)e Eccl(es)ie absolute sicut (con)tinet(ur) in i(n)strum(en)to in(de) facto, q(uo)d e(st) in Ecclesia” (Ibidem, p. 59).

[lxiv] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 57-65.

[lxv] “De sala extra portam … Capanna Imp(er)ial(is) t(a)r(enos) duos. … D(om)in(u)s I(m)p(er)ator p(ro) casalino q(uo)d fuit Leonis Garippe t(a)r(enos) tres. It(em) p(ro) casalino q(uo)d fuit Ioh(ann)is de Bacho t(a)r(enos) tres. It(em) p(ro) casalino q(uo)d fuit Math(e)i d(e) Claredo t(a)r(enos) duos. It(em) p(ro) casalino q(uo)d fuit Venture t(a)r(enum) medium.” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 61.

[lxvi] “molendina duo sub sala”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 77.

[lxvii] “De sala extra portam … I(tem) monachi Sabucine p(ro) casalino q(uo)d fuit Leti Cimini t(a)r(enos) duos. Dom(us) Sabucine (et) dom(us) Bonaccu(r)si libere su(n)t p(er) comutat(i)one(m).” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 61.

[lxviii] 1204, gennaio. Luca arcivescovo di Cosenza, con il consenso del capitolo, permuta “Casalina duo c[……]bus vacuis in civitate Cusentie, in loco qui dicitur Sala; in uno quorum casalinorum est domus quam emistis a N[ic]h[olao de] Labreo, et in alio est domus Bonaccursi Tuscani”, così confinati: “habent enim ab anteriori latere viam platee publice, a superiori vero latere est domus Ba[……]|de sunt, ab eodem latere fines fixi et fin(ay)te prebende Rufi canonici nostri [………………………] | et descendit per ipsum flumen usque ad vallonem et ascendit per vallonem et revolvit et ferit in fin(ay)ta [………..] | Hugonis Toscani et revolvit per fin(ay)tam Leti Cimini et Ursonis generi sui et scandit (?) […]c[………pu]|blicam et concludit in ipsa que est prima fin(ay)ta”, con i “casali[………………………..]|nitionem Cusentie” dati alla Sambucina da Magalda e da suo marito Guglielmo de Bisignano giustiziere regio. Pratesi A., Carte Latine di Abbazie Calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini, 1958, pp. 191-193.

[lxix] Pacichelli G.B., Il Regno di Napoli in Prospettiva diviso in Dodeci Provincie, parte II, Napoli 1703, p. 6.

[lxx] 27 febbraio 1606: “loco ubi dicitur capopiazza Iusta cappellam Santi michaelis arcangeli”. 26 novembre 1607: “loco ditto Capo piazza Iuxsta ecclesie Santi michelis arcangeli”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 124. L’esistenza di una cappella o chiesa di “S(an)c(t)i Ang(e)li” è documentata dalla platea duecentesca della cattedrale di Cosenza. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7. 1826, Liber Praebendarum: “chiesa di San Michele Arcangelo”. Terzi F., Cosenza, Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 145.

[lxxi] 8 luglio 1639: “una casa sita e posta in questa città di Cosenza loco detto capo piazza iuxsta ex uno latere la scala di tufi scoverta intermedia tra la cappella di santo angelo e detta casa” (Canonaco B., Cosentia, 2007, pp. 138-139). 27 novembre 1648. “loco ditto Capopiazza Iusta Ecclesia Santi Michelis Arcangeli de Cosentia” (Ibidem, p. 125).

[lxxii] Ughelli F., Italia Sacra, tomo IX, Venezia 1721, c. 191.

[lxxiii] Ughelli F., Italia Sacra, tomo IX, Venezia 1721, c. 192.

[lxxiv] Marzo 1212, Messina. “supplicationem tuam de concedenda ecclesie tue synagoga judeorum in civitate nostra Cusentie benignitate solita duximus admittendam”, “damus et concedimus libere tibi tuisque successoribus [et] ecclesie Cusentine judeos omnes et tinctoriam in civitate Cusentie, mandantes ut ipsi judei eidem ecclesie de tinctoria et omnibus aliis rationibus, sicut hactenus consueverunt camerariis nostris, debeant perpetuo respondere.” Huillard – Bréholles J.-L. – A., Historia diplomatica Friderici secundi, Paris 1852, I, 1, pp. 206-207. “Dom(us) tintorie e(st) i(n) man(us) cl(er)icor(um).” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 55.

[lxxv] “Ex parte universitatis Iudeorum Cusentie, vassallorum Ecclesie Cusentine, qui ab officialibus Regis gravaminibus afficiuntur, querela.” Reg. Ang. IV, 1266-1270, p. 102. “Iudeis Cusentie, provisio.” Reg. Ang. IV, 1266-1270, p. 44.

[lxxvi] Cosenza, 1201, ottobre, ind. V. Donato Converserio vende a Gioacchino abbate di Flore, la propria parte di “quamdam domum meam in maiori platea Cusentiae”, di cui la terza parte spettante al dotario della moglie, era già stata ceduta all’abbate (Cosenza, 1201, settembre, ind. V. De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi Abbazia di San Giovanni in Fiore, 2001, pp. 20-21), così confinata: “ante se via publica, scilicet platea et ex uno latere habet finaytam Mariae Costabile et domini Guillelmi filii Iacobini Lombardi, post se vero est via publica de Judeyca et ex alio latere habet finaytam magistri Raonis Converserii et concludit in priori finayta.” De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi Abbazia di San Giovanni in Fiore, 2001, pp. 22-23.

[lxxvii] 7 gennaio 1400. “Salvatori de Arcavacata, rectori parochialis ecclesiae de Guarano, Cusentin. dioc., providetur (…) et oratorii S.tae Catherinae de Capite Plateae Cusentin., vac. per promotionem Iacobi ad ecclesiam Marturanen.” Russo F., Regesto II, 8773.

[lxxviii] 11 luglio 1562. “S. Catherine de Iudeca”. Russo F., Regesto IV, 21102.

[lxxix] 11 febbraio 1518. “domus ipsius magisteri guglielmi positi in civitate cosentie ubi dicitur la Judeca”. Canonaco B., Cosentia, 2007, pp. 141-142.

[lxxx] Maggio 1532. Nella divisione dei beni tra Camillo e Scipione Sersale, appartenuti al quondam Guidone loro padre, si menzionano “le case e casaleni della Judeca” e “la casa grande de Cosentia confinata videlicet iusta lo monasterio deli Virgini”. Canonaco B., Cosentia, 2007, pp. 143-144.

[lxxxi] 1639. “La Badessa e le monache di detto Monastero asseriscono tenere e possedere uno casaleno in questa città di Cosenza … il quale casaleno per prima erano li bagni di Judei”. Canonaco B., Cosentia, 2007, p. 143.

[lxxxii] “La Giudeca cosentina si trovava in quella parte della città, ove in seguito fu costruito il monastero delle Vergini, oggi Ospizio delle fanciulle.” “Nell’anno 1515 si buttorno li banni delli Capitoli fatti per la costruzione del nuovo monastero delle Vergini nelle case, che furono di Francesco Favaro, e nepote, e la Schola, che fu delli Giudei, che s’ahabbia d’incominciare dall’ultimo muro verso la Iudeica, e dalla spica dello muro delle case del sig. Guido, e tirare per fino alle case di Ferrante Peluso, come in detti capitoli ecc.” O. Dito, La Storia Calabrese e la Dimora degli Ebrei in Calabria, Cosenza 1989, pp. 173 e 192.

[lxxxiii] “Iudii p(ro) cimiterio t(a)r(enos) duos. It(em) p(ro) domo ubi e(st) cisterna d(e)n(a)r(ios) duos” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 55.

[lxxxiv] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 55-57.

[lxxxv] “Eccl(es)ia S(an)c(t)i Thomae reddit / libras cere quatuor” (Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7). Alla chiesa di S. Tommaso era soggetta quella di Santa Maria de Archavacua: “Eccl(esi)a S(an)c(t)e Marie de Archavacua e(st) subiecta eccl(esi)e S(an)c(t)i Thome de Cusentia” (Ibidem, p. 13).

[lxxxvi] 1826, Liber Praebendarum: “chiesa di S. Lucia, spettante alla prebenda del tesorierato nel luogo detto S. Lucia”. Terzi F., Cosenza, Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 144.

[lxxxvii] “Extra portam Gratis subtus murum … P(ro) casalino ubi est cooperta Fisci Imp(er)ial(is) t(a)r(enos) duos. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 65.

[lxxxviii] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 65-67.

[lxxxix] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xc] 27 novembre 1170-1180. “Rogerio Magistro et fratribus Jerosolimitani hospitalis confirmat ecclesiam S. Joannis cum omnibus pertinentiis suis inter confinium fluminis Gratis et Busenti, quam b.m. Sanctus Cusentinus archiepiscopus, cum consensu sui capitoli, eis dederat sub annuo censu unius librae incensi.” Russo F., Regesto I, 359.

[xci] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 69.

[xcii] “in loco dicto supra la porta vecchia seu la ruga de S.o Joanne”, “loco dicto la porta vecchia seu in capo lo ponte deli revocati”. Terzi F., Cosenza, Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 192.

[xciii] De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi 2001, pp. XXXIX e 248-249.

[xciv] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, pp. 69-73.

[xcv] “Instrumentum donationis factae per Michaelem de Amantea cuiusdam domus ligneae Consentiae, ultra pontem Busenti (Basentii), ubi dicitur ‹‹li Rivocati», anno 1257” (De Leo P. (a cura di), Documenti Florensi 2001, p. XXXIX). Cosenza, 1257: “Michael de Amantea civis et habitator Cusentie” e sua moglie Mabilia, donano a Orlando abbate del monastero florense, la “domum unam ligneam nostram cum casalino, orto, sica adiacenti ex posteriori parte ipsius domus et ortum propensa pergula et arboribus ibidem existentibus ex anteriore parte eiusdem domus iuxta menia civitatis Cusentie ultra pontem Basencii in loco ubi dicuntur Revocati et habet ab anteriore parte viam publicam pergula et arboribus in confinio ipsius vie usque ad aquilonem molendine quod dicitur de Sancto Mattheo, postericibus ab una parte finayta piscarie, ab alia vero parte finayta domus heredis de Gau(rano) Sterclo comiti, similiter inter easdem domos et concluditur” (Ibidem, pp. 248-249).

[xcvi] Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007.

[xcvii] “Eccl(esi)a S(an)c(t)i Mathei ante civitatem cu(m) dotib(us) suis, constructa te(m)p(or)e n(ost)ro (et) co(n)secrata.” Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 7.

[xcviii] “cultura q(ue) d(icitu)r de Modio q(ue) est int(er) duas / stratas publicas, sicut i(n)cipit a po(n)te Basentii (et) vadit usq(ue) ad Cruces Fixas i(n) qua e(st) eccl(esi)a S(an)c(t)i Math(e)i”. Cuozzo, E., La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227), 2007, p. 77.

[xcix] “Sexte erunt Cusentie, et durabunt a festo beati Matthei usque ad festum beati Dyonisii.” Pertz G. H., Ryccardi de Sancto Germano Notarii Chronica, Hannoverae 1864, p. 123.

[c] Russo F., Storia della Chiesa in Calabria, II, 1982, pp. 611-612.

[ci] 29 settembre 1240. “Archiepiscopo Cusentino licentiam concedit postulatam, videl. ut Fratribus Ordinis Praedicatorum ecclesiam S. Matthaei, iuxta Cusentiam sitam, ad archiepiscopalem mensam spectantem, concedat, ad domum sui Ordinis construendam; ita quod, assignato per ipsum Archiepiscopum eisdem Fratribus spatio sufficienti ad construendos domos et ad faciendum claustrum et hortum, reliquae possessiones et redditus eiusdem ecclesiae S. Matthaei ad proprietatem praedictae mensae archiepiscopalis integrae reservantur.” Russo, Regesto I, 813.

[cii] 9 luglio 1243. “Magistro et Fratribus Ordinis Praedicatorum ecclesiam B. Matthaei iuxta Cosentiam, quam eis b.m. Archiepiscopus Cusentinus cum domibus, horto et culturis concesserat, confirmat.” Russo, Regesto I, 814.

[ciii] 20 giugno 1268. “Archiepiscopo Cusentino facultatem concedit dandi ecclesiam S. Matthaei, Cusentin. dioc., ad mensam archiepiscopalem spectantem, Fratribus Ord. Praed.” Russo F., Regesto I, 1045.

[civ] Russo F., Storia della Chiesa in Calabria, II, 1982, p. 612, che cita Esposito, San Domenico di Cosenza, p. 18.

[cv] “Il pred.o Monasterio stà posto dentro la Città pred.a e proprio nel quartiero detto de Revocati; la qual Città è sede dell’Arci.o. Fù fondato et eretto l’anno 1448 a 10 di oc(to)bre da D. Antonio San Soverino Principe di Bisignano, con S. assenso e Breve di Papa Nicolò quinto e di parte della Relig.e dal P(ad)re Frà Giacomo da Fragno Procurator dell’ordine e Visitatore G(enera)le. Il Fondatore non altro obligho diede à Frati nell’Instrum.to della fondazione se non preghar Iddio per li Benefattori.” ASV, Congr. super statu Regolari I, Relationes 25, f. 393.

[cvi] 11 ottobre 1265. “Omnibus Christi fidelibus rite confessis, visitantibus altare maius ecclesiae Fratrum Minorum civitatis Cusentin., concedit 100 dies de vera indulgentia in die dedicationis eiusdem ecclesiae et aliis diebus festivis B. Mariae Virginis, S. Francisci, Omnium Sanctorum, S. Antonii et S. Clarae.” Russo F., Regesto I, 996.

[cvii] “Provisio pro abatissa et conventu monialium monasterii Sancte Clare de Cusentia de nonnullis descriptis bonis eorum” (Reg. Ang. XXVI, 1282-1283, p. 30). “Provisio pro abatissa et conventu monialium Monasterii Sancte Clare de Cusentia de nonnullis descriptis bonis eorum. Dat. Die XIII decembris” (Reg. Ang. XXVII, 1283-1285, prima parte, p. 167).

[cviii] 13 febbraio 1291. “Berardo, episcopo Praenestino, Ap. S. Legato, mandat ut Abbatissae et sororibus monasterii Cusentiae, Ord. S. Clarae, quas propter aegestatem oportuit de coenobio suo recedere, de aliqua summa pecuniae ab aliquibus ecclesiis vel monasteriis in Apulia et Calabria et donec ad praefatum monasterium redire ibique secure morari valeant, faciat annis singulis provideri.” Russo F., Regesto I, 1301.

[cix] 1 ottobre 1291. “Baren. et Brundisin. archiepiscopis ac episcopo Montisviridi mandat, quatenus sorores monasterii Cusentiae, Ord. S. Clarae, quae extra moenia civitatis incolant domum, propter violentos malignorum incursus et gravia guerrarum discrimina, quae in illis partibus excreverant, certa summa pecuniae subveniantur et interim in domum intra moenia ipsius civitatis recipiantur.” Russo F., Regesto I, 1312.

[cx] 18 marzo 1329: “Costantiae, moniali monasteriis S. Clarae Cusentiae, filiae N.V. Rogerii, Comitis Coriolani, eiusque uxoris Agnetis, nec non eiusdem monialis perentibus concedit indulgentiam plenariam in artculo mortis, a confessario impartiendam” (Russo F., Regesto I, 6303). 18 marzo 1329: “Aegidiae, abbatissae monasterii S. Clarae Cusentiae, Ord. eiusdem Sanctae, concedit remissionem peccatorum plenariam in articulo mortis, a confessore sibi impartiendam” (Russo F., Regesto I, 6304).

[cxi] 22 dicembre 1425. “Ad petitionem Fr. Augustini de Florentia, Vicarii Ministri Provincialis et aliorum Fratrum Provinciae Calabriae de observantia, confirmat eis monasterium S. Mariae Magdalenae, Ord. S. Clarae, Cusentin., quod erat destructum et fuit reaedeficatum a Matthaeo de Agrigento, tunc dicti ordinis de Observantia Vicario.” Russo F., Regesto II, 9709.

[cxii] 14 giugno 1425: “Archidiacono Cusentino mandat quatenus Eustorgia Greca, in officium Abatissae monasterii S. Clare, Cusentin. civitatis, per ob. Jacobae electa, in ipsius munus confirmetur eiusque iuramentum fidelitatis excipiat” (Russo F., Regesto II, 9670). 1426, 12 aprile, IV – Aversa: “Ordina agli ecclesiastici e ai feudatari di Calabria di far rispettare·le disposizioni di papa Martino V a favore del monastero di S. Francesco di Cosenza” (Reg. Ang., 1431-1434, p. 76). 6 novembre 1428: “Archiepiscopo Cusentin. et Episcopo Marturanen ac Abbati monasterii S. Johannis de Flore Cusentin. dioc., mandat quatenus monasterium Mariae Magdalenae extra muros Cusentin. civitatis Ord. S. Clarae, ab ipsis monialibus quadragintaquinque vel circa iam anni omnino derelictum et Fratribus Ord. Min. de observantia occupatum, eidem assignetur cum obligatione solvendi dictis monialibus quatuor ducatus auri annuatim” (Russo F., Regesto II, 9839). 9 gennaio 1436: “Archiepiscopo Cusentino significat quatenus Monialibus S. Clarae indulsit facultatem habitandi in perpetuum nonasterium, quod iam quinquaginta et novem annis vel circiter, intra moenia civitatis Cusentin., incolunt, relicta domo extra muros dictae civitatis, quae propter guerras non potest amplius habitari” (Russo F., Regesto II, 10254). 9 gennaio 1436: “Archiepiscopo Cusentino mandat, ut domum ruralem, sub titulo S. Mariae Magdalenae, extra muros Cusentin. Civitatis, quam multo antea Moniales S. Clarae incolebant, Fratribus Ord. Min. de Observantia, in perpetuum assignet” (Russo F., Regesto II, 10255). 26 ottobre 1437: “Episcopo Marturanen. mandat ut Ritam monialem Ord. S. Cl., instituat in Abbatissam monasterii eiusdem Ord., Civitatis Cusentin. per ob. Eustochie Abbatissae, quae extra R.C. diem clausi” (Russo F., Regesto II, 10348).

[cxiii] 18 ottobre 1504: “Pro Abbatissa monasterii S. Clarae, Ord. eiusd. S. Clarae, Cusentin., necnon Raynaldo Caputo et eius fratribus, laicis Cusentin., confirmatio locationis in emphiteusim cuiusdam domus, ad dictum monasterium pleno iure spectantis, sub certis condizionibus” (Russo F., Regesto III, 14708). 24 luglio 1517: “Confirmatio cuiusdam benefici pro monialibus monasterii S. Marie Magdalene, Ord. S. Clarae, Cusentin. Dat. ut s” (Russo F., Regesto III, 15825). 17 settembre 1518: Ad perpetuam rei memoriam. Abbatissae et monialibus monasterii S. Mariae Magdalenae, ord. S. Clarae, extra muros Cusentin., datur licentia vendendi quondam petiam terrae, ad ipsum monasterium spectantem, Ludovico Cozia (Cozza), laico eiusdem civ. Cusentin” (Russo F., Regesto III, 15942). 1518: “Iohanna, moniales, praeficitur in abbatissam monasterii S. Mariae Magdalenae, Ord. S. Clarae, Cusentin., c.m. vac” (Russo F., Regesto III, 15967). 22 marzo 1521: “Monasterium monialium S. Mariae Magdalenae, Cusentin., Ord. S. Clarae, sub cura Fratrum Ord. Min. Conv., per vim eis ereptum et bonis spoliatum, restitui mandatur in pristinum” (Russo F., Regesto III, 16243). 20 giugno 1536: “Abbatissae et conventui monasterii monialium S. Clarae, ord. eiusdem S. Clarae, Reg. Obs., Cusentin. Eximuntur a quacumque decimarum solutione, quia monasterium igne consumptum est et aliud construere debent” (Russo F., Regesto III, 17692). 5 agosto 1556: “Pro abbatissa et conventu monasterii monialium S. Clarae, ord. eiusdem S. Clarae, Cusentin., confirmatio exemptionis ab ordine Fratrum Minorum et subiectionis archiepiscopo Cusentin., iam concessae a Iulio III sub dat. 20 oct. 1550, an. I” (Russo F., Regesto IV, 20454).

[cxiv] 14 giugno 1425. “Archidiacono Cusentino mandat quatenus Eustorgia Greca, in officium Abatissae monasterii S. Clare, Cusentin. civitatis, per ob. Jacobae electa, in ipsius munus confirmetur eiusque iuramentum fidelitatis excipiat.” “Questa badessa, il 31 agosto del 1425, vende a Napoli Greco di Cosenza una casa di detto monastero, situata «territorio fori magni dicte civitatis», per otto oncie, con patto di ricompra.” Russo F., Regesto II, 9670 e nota n. 20.

[cxv] Lo svolgimento della fiera della Maddalena di Cosenza nel mese di luglio, risale già ai tempi della regina Giovanna II, come evidenzia il suo privilegio del primo novembre 1416: “… forum seu mercatum francum sive nundine, quod seu que annis singulis celebrari consueverunt et celebrantur de mense Iulii, quod seu que dicuntur forum seu nundine sancte Marie Magdalene …”. Cancro M., Privilegii et Capitoli della Citta de Cosenza et soi Casali, concessi dalli Serenissimi Re de questo Regno de Napoli confirmati et di nuovo concessi per la Maiesta Cesarea et la Serenissima Maiesta del Re Philippo Nuostro Signore, Napoli 1557, f. 11v. Biblioteca del Senato, http://notes9.senato.it

[cxvi] Nella conferma dei privilegi, capitoli e grazie data in Roma da re Ludovico il 15 giugno 1422, si legge: “tempore fori magni Cosentie, quod dicitur de Santa Maria Magdalena, et durat diebus duodecim”. Privilegii et Capitoli della Citta de Cosenza et soi Casali, concessi dalli Serenissimi Re de questo Regno de Napoli confirmati et di nuovo concessi per la Maiesta Cesarea et la Serenissima Maieta del Re Philippo Nuostro Signore, Napoli 1557, f. 16v. Biblioteca del Senato, http://notes9.senato.it

[cxvii] Nella conferma dei privilegi fatta da Luigi III d’Angiò il 15 giugno 1422, dopo le devastazioni causate alla città da Antonuccio dei Camponeschi di Aquila, si legge: “dicte civitatis Cosentie diruta est maxima pars murorum et qualiter dictus Antonucius destruxit Civitatem eandem, et est civibus diminuita e destructa sunt burga”. “Item quod burgi civitatis Cosentie possint ampliari, murari et sub clausure et fortificazione poni, ac fortificare pro securitate Civitatis Cosentie et habitantium ibidem.” Cancro M., Privilegii et Capitoli della Citta de Cosenza et soi Casali, concessi dalli Serenissimi Re de questo Regno de Napoli confirmati et di nuovo concessi per la Maiesta Cesarea et la Serenissima Maieta del Re Philippo Nuostro Signore, Napoli 1557, ff. 12v-13 e 17v. http://notes9.senato.it

[cxviii] Pesavento A., Il giorno della Maddalena a Crotone, www.archiviostoricocrotone.it

[cxix] Fiore G., Della Calabria Illustrata, II, p. 457. Terzi F., Cosenza Medioevo e Rinascimento, 2014, p. 273 n. 4.

[cxx] 7 marzo 1537 X indizione, Cosenza. Il mag.co Alfonso Barracca, figlio nonché procuratore del mag.co domino Joannes Barracca di Cosenza, vende al R.do domino Joannes Ber.no de Tarsia della città di Cosenza, un viridario con due botteghe contigue e con certo terreno “seu maccla arborata arboribus siccomorum”, beni siti e posti nel “burgo” della città di Cosenza, loco detto “in Capo li revocati ubi fit forum magdalenae”, confinante con il “flumen basenti” e altri fini. ASCS, notaio Napoli di Macchia vol. 7-8, 1533-34, ff. 77-81v.

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