Origine e chiese di Savelli

Savelli

Savelli (KR).

Nella relazione “ad limina apostolorum”, datata “Cariati die XXV Xbris 1633”, il vescovo di Cerenzia e Cariati Francesco Gonzaga (1633-1658) così descrive un recente popolamento in territorio di Verzino, avvenuto in località “Scalzaporo” con gente albanese di rito greco: ” Unum tandem noviter in territorio Vertinarum est ut inqueunt a pluribus generis Epirotarum greco ritu viventibus vulgo Albanensibus aggregatum casale nome Scalzaporum”. Il vescovo aggiunge che, non avendo i nuovi venuti un prete greco, egli assegnò un curato ed fece erigere nella loro chiesa la fonte battesimale ed il tabernacolo per conservare il sacramento dell’eucarestia: “Istis nullum fratrem huiusq. Religionis vestigium exhiben. Nuper auxiliar. Deo Curatum assignavi ac in eor. Ecc.a Babtismatis fontem erexi, ut et S.mo Eucharestiae sacramentum tabernaculum …” (1).
Il nuovo casale con la chiesa era sorto su un suolo dato in concessione dal feudatario di Verzino, il principe di Cariati Scipione Spinelli. Per tale motivo gli abitanti pagheranno negli anni seguenti all’erario del feudatario il casalinaggio. Proprio in quell’anno 1633 lo Spinelli aveva sposato l’aristocratica romana Carlotta Savelli, vedova di Pietro Aldobrandini. Il “vicus Scalzaporri” ben presto aumenterà. Ciò avverrà, secondo una tradizione locale, dopo il devastante terremoto del 1638, con gente proveniente dai distrutti casali silani (Scigliano, Carpanzano ecc.). In onore della moglie del feudatario già nel febbraio 1639 risulta che il villaggio aveva abbandonato il nome originario ed aveva assunto quello di Savelli, come dimostra un atto di matrimonio redatto in Verzino (2). Alla morte di Scipione Spinelli, avvenuta in Napoli il 23 dicembre 1659, subentrerà il figlio Carlo Filippo Antonio Spinelli Savelli che, oltre alla contea di Cariati ed altre terre avrà anche Verzino ed il suo casale di Savelli che ben presto, nel 1668, cederà a Leonardo Cortese (3). Dalla numerazione dei fuochi dell’anno seguente 1669, nonostante lo spostamento continuo di numerose famiglie, il casale è tassato per 57 fuochi (4).

Le due chiese
Dagli atti di una lite scoppiata tra il feudatario di Verzino ed il vescovo di Cariati Geronimo Barzellino (1664 -1688) veniamo a conoscenza che in questi anni si stava costruendo, o ricostruendo, la chiesa matrice di Savelli. Nel 1681 l’edificio era quasi completo; infatti in esso si celebravano le funzioni religiose e si seppellivano i morti. Mancavano però ancora il soffitto e l’intonaco; lavori che dovevano essere compiuti a spese dell’università del luogo. Poiché, nonostante i continui richiami vescovili, i governanti tardavano, trascorsi inutilmente alcuni mesi, il vescovo sospese ogni cerimonia religiosa e chiuse le due chiese, “privando tutti i cittadini dei divini sacramenti et anche dei sepolcri per non aver essi fatto alla chiesa matrice li soffitti et le pariete albe” (5).
Il vescovo Geronimo Barzellino nelle due relazioni del 1682 e del 1685, mette in risalto questa situazione. Egli infatti afferma che nel villaggio di Savelli vi erano due chiese, ma esse erano grezze ed indecenti e perciò, visto che chi aveva l’obbligo di compiere i lavori tardava, aveva intenzione di ornarle a sue spese (6). Il drastico intervento vescovile tuttavia raggiunse ben presto lo scopo, anche perché i cittadini furono costretti a sotterrare i morti nelle loro case, “causando pestilenza a tutti li cittadini”.

La visita pastorale del Barzellino

Di quegli anni ci rimangono gli atti della visita pastorale compiuta nel giugno 1685. Dalla lettura possiamo farci un’idea della situazione religiosa del casale. “Completata la visita della terra di Verzino l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Visitatore il giorno 17 giugno 1685, cavalcando assieme al suo Signore Vicario Generale ed alla famiglia, si diresse alla terra di Savelli, e giunto davanti alle porte della chiesa matrice, dopo aver baciato la croce, entrò e qui impartì la benedizione al popolo con la dispensa delle indulgenze e dopo che ebbe tenuto il sermone al popolo, fu cantato il responsorio per i defunti. Dopo di ciò visitò il venerabilissimo sacramento dell’eucarestia, che trovò ben conservato in due pissidi d’argento dorate, che erano dentro una custodia di legno similmente con le porte dorate. Qui non trovò niente di indecente e perciò confermò i decreti delle precedenti visite e soprattutto che in ogni chiesa sia presente lo stesso sacramento anche quando esso viene recato agli infermi come viatico. Quindi visitò la fonte battesimale, che era ben situata, in quanto la trovò nel lato sinistro della porta maggiore, e qui furono trovati gli oli sacri, che sono custoditi in un luogo ben posto.
Dopo di ciò visitò l’altare maggiore, che trovò ottimamente ornato e in esso vi si celebra le messe dai reverendi del clero per le anime dei benefattori, ogni qualvolta che si riceve per ciò l’elemosina dai magistrati della terra. Tale altare gode del titolo degli apostoli Pietro e Paolo. Quindi visitò la cappella del SS. Rosario, il cui altare fu trovato decentemente ornato e vi si celebrano due messe alla settimana per le anime dei benefattori dai reverendi del clero. In seguito visitò la cappella dell’Immacolata Concezione di B. M. V. il cui altare ha tutte le cose necessarie per la celebrazione delle due messe settimanali, che si celebrano per le anime dei benefattori. Dopo visitò la cappella di S. Antonio di Padova dove si celebrano due messe per le anime dei benefattori; una è celebrata dal Reverendo Don Carlo Caligiuri, l’altra in verità dal reverendo Don Giuseppe Scalise. Visitò anche la cappella di B. M. V. di Monte Carmelo il cui altare trovò decentemente ornato e qui si celebra due volte alla settimana dal Padre Don Marco Nigro per le anime dei benefattori con le elemosine del popolo della predetta terra. Quindi osservò bene tutta la chiesa e trovò il soffitto già completato e perciò raccomandò la devozione della predetta università a Dio, che la conservi incolume per i secoli. Quindi visitò la chiesa di S. M. delle Grazie, che per l’angustia attualmente si sta ampliando e in essa si celebra due volte alla settimana dai sacerdoti Don Carlo Calegiuri e Don Giuseppe Scalise per le anime dei benefattori. E questo è tutto ciò che fu fatto nella visita della terra di Savelli da detto Illustrissimo Signore Visitatore” (7).
Alcuni mesi dopo, nel settembre 1687, ritornando sulla situazione religiosa del casale, il vescovo Barzellino potrà con orgoglio affermare che la matrice era stata completata; essa si presentava ornata di un bel soffitto, fornita di un pergamo o pulpito e con quattro cappelle, oltre all’altare maggiore (8).

La visita pastorale del De Francis
Nella successiva visita pastorale effettuata al casale nel maggio 1689 dal vescovo seguente Sebastiano de Francis (1688 – 1714) non si notano molte variazioni: “Il giorno 21 maggio 1689 dopo pranzo l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore lasciò la terra di Verzino e verso sera entrò nella terra di Savelli, dove fu accolto festosamente da tutto il clero e dalla popolazione. Il giorno seguente 22 maggio di primo mattino si recò alla chiesa matrice della predetta terra sotto il titolo di S. Pietro Apostolo accompagnato da tutto il clero e dal popolo, dove celebrò il sacrificio della messa, tenne la predica al popolo e recitò le esequie per i defunti secondo il Pontificale Romano. Visitò il SS. Sacramento dell’Eucarestia che trovò decentemente conservato in due pissidi d’argento, delle quali una è usata per portare il sacro viatico agli infermi, l’altra in verità rimane sempre per l’adorazione dei fedeli, e entrambe le pissidi sono decentemente conservate dentro una custodia di legno dorata situata nell’altare maggiore della detta chiesa. E poiché una di dette pissidi non è all’interno dorata, così l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Visitatore ordinò al procuratore del SS. Sacramento che curasse quella indorare entro la fine di settembre, sotto le pene riservate all’arbitrio di detto Illustrissimo e Reverendissimo Signore. Comandò anche al Reverendo Arciprete che entro il mese di giugno provvedesse di un pallio di seta una di dette pissidi, in quanto mancava, sotto la pena di libre dieci di cera bianca lavorata per i pii usi ad arbitrio. Esortò inoltre tutto il clero ed il popolo all’associazione del SS. Viatico da portare agli infermi. Visitò la fonte battesimale nella quale nella quale sono decentemente conservati anche gli oli sacri e, poiché trovò che la predetta fonte era molto angusta, così l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore ordinò al sindaco ed a tutti gli eletti del governo cittadino, che entro un anno procurassero i mezzi per ampliare. Visitò l’altare maggiore che trovò decentemente ornato e provvisto di ogni cosa necessaria per la celebrazione e in esso ogni domenica si celebra per il Reverendo Arciprete a favore del popolo. Visitò l’altare del SS. Rosario che trovò decentemente ornato e provvisto per la celebrazione delle messe ed in esso si celebra due volte alla settimana per i benefattori dal Reverendo Arciprete Don Giuseppe Vecchio e lo stipendio proviene dalle offerte dei fedeli. Visitò l’altare di S. Maria di Monte Carmelo che trovò decentemente ornato e provvisto delle cose necessarie per la celebrazione delle messe e in esso si celebra ogni qualvolta vengono le offerte dei fedeli. Visitò l’altare di S. Antonio da Padova, che trovò decentemente ornato e provvisto delle cose necessarie ed in esso si celebra dal Reverendo Don Carlo Caligiuri a seconda delle offerte dei fedeli. Visitò l’altare dell’Immacolata Concezione che trovò decentemente ornato e provvisto delle cose necessarie, e in esso si celebra per le offerte dei fedeli a seconda di quanto corrispondono dal reverendo Don Gregorio Puglise. Tutti gli altari sono liberi e per il passato a nessuno concessi. L’illustrissimo Reverendissimo Signore ordinò al Reverendo Arciprete che entro il tramonto redigesse l’inventario dei beni, dei diritti,, degli atti, dei privilegi e degli oneri del suo arcipretato e dei chierici e che lo presentasse in allegato agli atti di questa Santa Visita. Visitò il coro, il pavimento, il pulpito, il soffitto, i muri e le porte della chiesa e tutto fu trovato ben disposto e perciò niente di nuovo decretò.
Visitò la chiesa di Santa Maria delle Grazie presso le mura della terra il cui altare visitò e trovò decentemente ornato e provvisto delle cose necessarie alla celebrazione delle messe ed in essa si celebra una volta alla settimana da Don Carlo Caligiuri per offerte dei fedeli. Al Reverendo Carlo fu ingiunto che compilasse l’inventario delle suppellettili della chiesa fino al giorno presente e quello presentasse in allegato agli atti della Santa Visita. La chiesa predetta è libera e al presente si amplia e perciò l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore Visitatore esortò tutti a favorire l’ampliamento di detta chiesa. I cittadini della terra supplicarono che L’illustrissimo e Reverendissimo Signore si degnasse conceder loro in detta chiesa l’esercizio della congregazione compuntiva nella forma data a stampa al tempo del presulato del defunto Illustrissimo e Reverendissimo Signore frate Filippo Gesualdo vescovo di Cerenzia e Cariati e l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore accolse la predetta petizione” (9).
Lo stesso vescovo nella relazione del 1698 annota che nella “Terra Sabellorum” la cura delle anime era amministrata da un rettore detto arciprete e che aveva fornito la sacristia di Savelli di una pianeta e di due dalmatiche (10). All’inizio del Settecento il clero era formato dall’arciprete (Carlo Caligiuri), da sei sacerdoti, un suddiacono e tre chierici. La situazione religiosa e sociale risentiva delle continue liti per questioni di interesse tra il vescovo ed il feudatario tanto che il vescovo Carlo Ronchi (1732 – 1764) rimosse l’arciprete Gio. Battista Pignatelli, “inquisito di più enormi delitti.. che vive fuggiasco e continua nei suoi eccessi per la protezione di gente laica”, imponendo il suo gradito Antonio Ferraro (11). Savelli era sotto il dominio temporale della famiglia Cortese dei duchi di Verzino; vi erano 195 fuochi (12), circa 1500 abitanti, e la cura spirituale era affidata ad un arciprete nella sua chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Pietro Apostolo (13).

La descrizione del Pollio
Alla metà del Settecento così vengono descritte da tavolario Giuseppe Pollio le due chiese: la parrocchiale di S. Pietro e Paolo e quella di S. Maria delle Grazie. “La chiesa parrocchiale … sta situata a man destra della strada di mezzo, poco discosta dal palazzo baronale, avanti esso trovasi il mentovato spiazzo, dal quale mediante spaziosa grada di mattoni s’impiana in un astrietto a guisa di ballatore grande dov’è porta esposta in faccia a mezzogiorno, ed entrasi in una nuova spengrande, che tiene altra piccola porta verso ponente a sinistra entrando, trovasi il fonte battesimale, a destra presso la porta piccola sta situato il pulpito, nel mezzo di detta nave sta situato l’altare maggiore sotto il titolo di S. Pietro e Paolo, con cona di stucco e custodia di legname indorata, vi è parimenti il coro dietro d’essa con sedili di legname per comodo degli uffici divini, vi sono altresì 4 cappelle, una in cornu Evangelii sotto il titolo della Beata Vergine del Rosario, un’altra in cornu Epistolae sotto il titolo della Beata Vergine Immacolata, un’altra a man destra di detta nave sotto il titolo della Schiovazione dalla Croce del nostro Salvatore qual è della famiglia Caligiuri, essendo dotata d’annui ducati 6 col peso di una messa la settimana ed un’altra a man sinistra della stessa nave sotto il titolo di S. Michele e S. Giuseppe, ed eziandio a man destra vi è un’altra cappella fondata avanti di essa, e vi è palaustrata di legname sotto il titolo di S. Antonio, dov’è nicchia colla sua statua, la quale ha di rendita annui ducati 30 col peso di mantenere quotidianamente la lampada accesa avanti il SS. Sacramento. E’ detta chiesa coverta con suffitta di tavole con quadretti lavorati all’antica col suo pavimento d’astraco, vi sono due fonti di acqua benedetta ed un confessionile, commodo di fabbrica a guisa di campanile per il suono delle campane da sopra la detta porta. Viene il suddetto casale governato da un arciprete che eligesi, siccome quello della detta terra di Verzino, presentemente vi sono quattro sacerdoti, un diacono, un clerico e cinque iniziati (14), la rendita annuale, che ne percepisce il detto Arciprete ascende ad annui ducati 100, oltre il jus della stola, tiene però il peso del mantenimento di tutto il bisognevole a detta chiesa e paga anche il catredatico al vescovo per detto, non possiede alcun suppellettile d’argento, soltanto due calici colle coppe tantum d’argento, vi sono bensì le pianete e suppellettili degli altari con frasche e candelieri, e per li camici da celebrare ogni Sacerdote ave il suo per proprio uso, vi si fanno le feste nel giorni di S. Pietro e Paolo, e di S. Antonio nel di cui giorno si fa la processione, nel dì del Rosario si fa anco la processione e nel dì della Beata Vergine delle Grazie vi è una perdonanza, oltre delle processioni forzose della chiesa per il Corpus Domini, nella Quadragesima vi è la predica, eligendo l’università il predicatore nella stessa forma della terra di Verzino. Attaccato all’abitato di detto casale vi è altra chiesa sotto il titolo di S. Maria delle Grazie in cui dimora un eremita, in essa vi sono 3 cappelle, per essere congregazione de’ laici, viene da fratelli governata ed amministrata, mantenendosi colle di loro mesate ed elemosine e vi si celebra oltre delle feste ogni venerdì la S. Messa” (15).

Verso l’Ottocento
In continuo aumento di popolazione (dai circa 1500 del 1733, ai 1700 del 1760, 1657 nel 1769 (16), ai 2213 alla fine del Settecento) (17) alla fine del Settecento oltre alla chiesa arcipretale di S. Pietro e Paolo era attiva nella chiesa di S. Maria delle Grazie la confraternita del SS. Crocifisso (18). Nel 1858 la chiesa madre esigeva pronte riparazioni (19).

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Costume tradizionale di Savelli (KR).

Note

1. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1633.
2. Maone P., Savelli nella tradizione e nella storia, Coop. Sila Grande, 1980, p. 23.
3. Pellicano Castagna M., La storia dei feudi cit., pp. 391 -392.
4. Barbagallo de Divitiis M. R., Una fonte per lo studio cit., p. 53.
5. Maone P., Savelli cit., pp. 82- 83.
6. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1682, 1685.
7. Visita pastorale, Savelli, 1685.
8. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1687
9. Visita pastorale, Savelli, 1689.
10. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin., 1698.
11. Maone P., Tra carceri e scomuniche, Napoli 1967, pp.52 sgg.
12. Barbagallo de Divitiis M. R., Una fonte per lo studio cit., p. 53.
13. Rel. Lim. Cariaten. et Geruntin. 1733.
14. Nel 1753 vi era l’arciprete Carlo Falcone e i sacerdoti Giovanni Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marco di Fazio, Domenico Rotundo e Matteo Spina, Maone P., Catasto onciario dell’università di Savelli n. 7002, compilato nell’anno 1753, Napoli 1961.
15. Apprezzo del feudo di Verzino fatto dall’Ing. Tavolario Giuseppe Pollio nel 1760, pp. 2-4.
16. Nel 1769 Savelli aveva 1657 abitanti e vi erano sei sacerdoti, due suddiaconi e tre chierici, Rel. Lim. Cariaten. Geruntin., 1769.
17. Alfano G.M. Istorica descrizione cit., p.89.
18. Il 14 marzo 1780 Ferdinando IV concedeva il regio assenso alla congregazione laicale del SS. Crocifisso, eretta dentro la chiesa laicale di S. Maria delle Grazie, e ne approvava le regole; Della Sede suffraganea, Siberene, p. 312.
19. Riola L., Per le sessioni cit., 1858, p. 48.

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