Papanice alla fine del Cinquecento

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Papanice.

Nella seconda metà del Cinquecento, nonostante le pestilenze, il casale aumenta considerevolmente la sua popolazione, tanto da essere tassato per 80 fuochi nel 1578 e per ben 234 fuochi nel 1595. All’aumento contribuiscono anche famiglie, che lasciano altri casali e vi si insediano per pagare meno tasse, in quanto Papanice essendo casale della città regia di Crotone, ne gode i privilegi. È il caso di Vincenzo Greco, figlio di Geronimo, il quale è accusato di avere lasciato il casale di Massanova e di essere andato ad abitare nel casale di Papanicefora per fuggire i pagamenti fiscali. Il Greco in presenza del tesoriere di Calabria Ultra e del Marchesato di Cotrone, dichiara che né lui né il padre è foco del casale di Massanova e che da due anni abita nel casale di Papanicefora “in pertinentia della città de cotrone”, dove ha contribuito e contribuisce a tutti i pagamenti ordinari e straordinari. La sua dichiarazione è confermata dai governati del casale di Papanice: sindaco Costantino Grisafo, mastro giurato Gio. Petro Meza, eletti il Nob. Hieronimo Grisafo e Jo. Stamati Puglianiti.[i]

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In evidenza l’area del casale di Papanice.

L’abitato alla fine del Cinquecento

L’abitato è suddiviso in “convicini”, che prendono il nome dalle cinque chiese del casale (SS.ma Annunziata, San Nicola, San Rocco, SS. Pietro e Paolo e San Salvatore) e da alcuni luoghi (La Piazza, Lo Dextro e Lo Burgo). Tutte le case del casale, quasi sempre si tratta di case terranee, essendo state costruite sul suolo appartenente al duca di Nocera, sono gravate da un annuo reddito o censo quasi sempre di carlini cinque per “jure tuguritio seu pagliaritio”, da pagarsi ogni anno alla curia del duca di Nocera (“ut in Platea”).

 

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo, detta anche la chiesa maggiore, è la chiesa matrice del casale ed è di rito latino. Essa è retta da un arciprete parroco. All’arciprete Giulio Franco (16.6.1595) seguì, il reverendo Jo.es de Miglio (11.8.1603) e quindi l’arciprete e vicario foraneo Jo.es Francisco de Amato (8.12.1606). In essa c’è la cappella del SS.mo Sacramento dove ha sede la confraternita omonima. Oltre alla cappella del SS.mo Sacramento vi sono altre cappelle di laici, tra le quali quella della famiglia Villirillo.[ii] In questi anni la chiesa è oggetto di alcuni miglioramenti.[iii] L’arciprete gode di una rendita di circa 150 ducati annui, proveniente in parte da alcune case.[iv] Vicino alla chiesa vi sono delle case terranee, tra le quali quella che Martino Sculco vende a Petro Gagliardo,[v] la casa di Scipione Gangutia, la casa del “secretario” Passa Lacqua e la casa dotale di Gioanmatteo Caserta.[vi]

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L’altare maggiore della chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Papanice.

 

La chiesa di San Nicola

La chiesa, detta anche tempio, di San Nicola è di rito greco. Essa è retta dall’arciprete dei Greci Lucantonio Grisafo, che gode una piccola rendita di circa 40 ducati annui. Vicino alla chiesa vi è la casa palaziata dei Grisafo, delle case terranee, dei casaleni, degli orti, alcune stalle e delle fosse per conservare il grano. L’edificio più importante è quello della famiglia Grisafo, costituito da “uno palazo con lo catoio abascio et con una casa terranea dicta delo furno contigua cum dicta domo palaciata poste al convicinio de santo nicola juxa suos notorios fines”. Il palazzo con altri beni è assegnato da Hieronimo Grisafo al chierico Joannello Grisafo, che deve intraprendere la carriera sacerdotale.[vii] Vi è poi la casa terranea in tre membri di Antonello Bastiano, che confina con la casa e l’orto di Masi Cresidonte e la casa di Bartolo Grisafo.[viii] La casa terranea di Bartolo Grisafo, che è vicino alle stalle di Giovanni Pietro Ramundo e alla casa di Salvatore Franco.[ix] Le case terranee con fossa davanti e orto di Gio. Lorenzo Sisca, che confinano con l’orto e la casa di Alexandro Sculco.[x]  Altre case sono quelle di Marcello Ramundo, di Gio. Gregorio Carnevalari e dell’erede di Nicola Marango.[xi]

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La chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Papanice.

 

La chiesa della SS.ma Annunziata

In questi anni la confraternita dell’Annunziata con chiesa propria, retta da procuratori dapprima Gio. Nicola Foresta e poi dal “magister Petrus Jo.es Grandelli, si arricchisce con case lasciate da donatori.[xii] Vicino alla chiesa ci sono le due case terranee di Hisabella Medana “cum hortalis extra eas ex parte boreali contiguo cum eis, et cum syro seu fovea ante eas domos”, la casa dell’erede di Orazio Gigliotti e la casa di Sebastiano de Renda.[xiii]

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La chiesa della Pietà di Papanice.

La chiesa di San Rocco

Vicino alla chiesa di San Rocco, protettore contro la peste, vi erano la casa palaziata e la casa terranea di Sansone e Prospero Foresta e le case terranee di Gio. Laportella, di Julia de Vona, che sposa Gio. Hieronimo Carafa, e la casa di Matteo Gargano.[xiv]

 

La chiesa di San Salvatore

In prossimità della chiesa dedicata a San Salvatore vi era alcune case terranee appartenenti alle chiese della SS.ma Nunciata e dei SS. Pietro e Paolo,[xv] delle casette con orti e dei pagliari. L’area dove sorgevano queste abitazioni era vicina allo “burgo de abascio”.[xvi]

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La piazza

Nella piazza vi erano il palazzo e le botteghe dei Raimondi,[xvii] le case, le botteghe e la torre dei Grisafo,[xviii] e le case di Gioanandrea Sculco. La torre era stata iniziata da Costantino Grisafo ed era ancora in costruzione all’inizio del 1598. Il 24 gennaio 1598 Vittoria Sculca, vedova di Costantino Grisafo dichiarava di possedere “una torre incomenzata posta dentro detto casale alla piaza, confine le case di gioan andrea sculco”.[xix]

 

La torre di Geronimo Grisapho

Tra le doti di Anna Zachya, che sposa Horatio Gigliotti, vi era “una casa terrana posta al convicinio dela torre de ger.mo grisapho, confine la casa di cola zachi, confine laltra casa di detto geronimo grisapho patrone di detta torre, confine la casa de geronimo grisafo detto scardone, confine la casa de betta de frangopolo”.[xx]

 

Lo Dextro

Nel luogo “Lo Dextro” vi era la casa di Angela Perrona “cum uno casaleno contiguo … et hortum unum alboratum contiguum cum dicta domo … et abbraria apud decembene munita posita intus dictum hortum”[xxi] e le case di Gio Tomaso Mendolara “in quattuor membris divisarum … una cum (casaleno et) horto contiguo”, di Vincenzo Conforto, di Ascanio Pignero.[xxii]

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Papanice.

Lo Burgo

L’emigrazione di nuove famiglie da altri casali albanesi aveva dato vita ad un insediamento sotto e vicino al casale detto “lo Burgo di sotto”. “Lo Burgo”, situato in convicinio della chiesa del SS.mo Salvatore”, era costituito da un insieme di “pagliari” con piccoli orti e da alcune case terranee.[xxiii]

 

Le Fosse

Dentro l’abitato di Papanice vi erano numerose fosse dove era conservato il grano prima di essere esportato. Fosse per conservare il grano sono segnalate davanti alla casa palaziata dei Grisapho, di Gio. Lorenzo Sisca, di Gio. Gregorio Coco ecc. Il 26 maggio 1598 è stipulato il contratto matrimoniale tra Dianora Burrello ed Agostino Le Chiane. Tra le doti vi sono “cento cinquanta uno tt.a de grano à raggione de carlini dece lo tumolo quale grano è posto intro le fosse nel cortiglio di gioe de renda”.[xxiv] Tra i beni lasciati in eredità da Francesco Melucci (26.4.1598), vi sono “tumulos frumenti centum positi in fovea ante domum josephi bestiani … par unum boves ducatos viginti monetae … quandam domum novam dictam lo magazeno.[xxv]

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Papanice.

Il territorio di Cortina (Biverio seu Cortina)

Il territorio di Cortina era situato sulla via pubblica che dall’abitato di Papanice andava a San Giovanni Minagò ed era costituito da un comprensorio di terre rase ed aratorie situato nel distretto della città di Crotone (“in distritto et pertinentiis civitatis crotonis”) ed in territorio del casale. Esso confinava con le terre dette Li Caracalli, Gulli e le Conicelle. Dentro questo territorio era stata edificata la terra di Papanice e per questo il possessore di Cortina esigeva il “jus pagliaritico” sopra le case e altre annue entrate per alcuni vignali o pezzi di terre. Per ogni “vinea” era dovuto un “annuo censu modii seu tumuli unius frumenti debito et solvendo ducali curiae noceriae”. Il comprensorio di capacità di circa 750 tomolate era composto da sette gabelle: Muzzunà, Galantino, Bufuchia, Zoci, L’Acqua d’Andrea, La Mortilla e Porcheria.

Nel territorio vi erano le vigne di molti abitanti del casale tra i quali Angelina Marango, Gio Paolo Torchia, Nicola Foresta, Pietro Scornavacca, Hieronimo Gagliardi,[xxvi] Gioanpetro Ramundo, Alessandro Sculco, Anna Zachya,[xxvii] Gio. Andrea Sculco, Gio. Terrioti, Vincenzo Conforto,[xxviii] Marco Sacco, Fabio Lupo,[xxix] Betta Grisapha, Santo Nicastro, Salvatore Basile,[xxx] Josepho Laportella, Gio. Boini,[xxxi] Fabio Menzà, ecc. Molte di esse, come quella dei Menzà, erano “cum arboribus ficuum, sycomorum, malorum, punicorum et pirorum sitam et positam in terr.o dicti casalis jux.am hortales sansonis de strongolo petri jois grandelli ascanii durantis cursu acquarum mediante deorsum ju.xam possessionem phi sculchi et possessionem hyeronimi grisaphi de joe juxam aliam m.tem dicti vinealis jois gomis menzà jux.am divisionem inter eos de menzà communes fratres per tractatu communius amicorum jux.am viam publicam et alios fines cum solito annuo redditu granorum quinque debito et solvendo ducali curiae ducis nuceriae paganorum ut in platea”.[xxxii] Altre come quella dei Foresta, “arboratam cum ficubus piris et aliis arboribus in loco dicto curtina jux.a vineam jois pauli torchiae vineam clerici ferdinandi capicchiani viam pp.cam qua itur in rus S.ti Joanis Minagò, fracam excepto annuo redditu per unius modii et quarti frumenti debito et debendo ducalis curiae terrae cutri in perpetuum”.[xxxiii]

 

La Gabella delo Puzzo

Oltre a pagare censi in frumento per i terreni di Cortina, situati nel territorio del casale, gli abitanti furono costretti per coltivare a pagarne altri per terreni prossimi all’abitato ma in territorio di Crotone ed appartenenti ad altri proprietari. Primeggia quelli della “gabella delo Puzzo” di Tomaso Cresidonte, un ricco possidente del casale. Qui c’erano le vigne di Marco Sacco, di Agatio Tarapo, di Pietro Gentile,[xxxiv] di Matteo Carnovale, di Antonio Castagnino,[xxxv] di Angela Perrona,[xxxvi] ecc.

Vicino alla “gabella delo Puzo” altre gabelle sotto l’abitato risultano date a censo o acquistate dagli abitanti, tra queste quelle di “Scarano”, di “Lo Yardinello”, di “Caracalli”, di “Viridariolo”, di “lo Canale”, di “Santa Sophia”,[xxxvii] ecc. Non manca tuttavia una fiorente attività creditizia con prestiti in denaro da parte di nobili facoltosi del casale, specie i Grisafo e gli Sculco, ad aristocratici crotonesi, impegnandone i beni.[xxxviii]

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Papanice.

Le abitazioni

L’abitato era costituito nella maggior parte da case terranee, a volte circondate da piccoli cortili, orti e stalle: “vestibulum seu cortile her.m stamati puglianiti”,[xxxix] “quandam domunculam terraneam seu stabulum”,[xl] “domum seu stabulum marcelli ramundi”,[xli] “domum cum horto ex parte meridionali”,[xlii] ecc. Parte della popolazione vive ancora in pagliari o tuguri, anche se non manca una certa attività edilizia con la costruzione delle torri dei Grisapho[xliii] e di Gio. Matteo Peto,[xliv] dei palazzi[xlv] e delle case palaziate.[xlvi]

Due atti notarili riguardanti Pyrrus Fellapane e Vittoria Sculca ci danno ulteriori informazioni sulla vita del casale.

24 gennaio 1598. Vittoria Sculca, vedova di Costantino Grisafo, possiede “una continenza di terre seu gabella sita et posta al terr.o di cotrone in loco dicto lamposa confine lo pheudo de briglianello juxam le terre de la torre et le vigne deli suriano con rendito de ducati quindici annui à gio. andrea de nola per censo di ducati cento cinquanta et altri duc.ti quindici di censo à gio. fran.co juliano et à nardo jacomino duc.ti quattordici annui di censo medianti publici cauteli et col peso de altri duc.ti dece annui à ger.mo jacomino mediante cautela publica item unaltra gabella di terre posta al distritto di cotrone in loco dicto sparti, confine le terre de sanbiasi et le terre del vescopato de cotrone et le terre de li heredi de gioe menzà item duc.ti ottanta implicati à compera di annuo censo sopra le case deli heredi de vinc.o de nola mediante pub.o istrumento item una casa palatiata con scala di petra posta dentro la città de cotrone nella parrochia de santo stefano item una continenza de case terrane con diversi appartamenti et una torre incomenzata poste dentro detto casale alla piaza, confine le case di gioan andrea sculco et la via publica item due casette terrane poste in detto casale confine le case de jacobo grisapho et le case de paulo tarapo item duc.ti quaranta incirca implicati à censo sopra le case di manfreda manfreda appare per cautela publica”.[xlvii]

8 ottobre 1606. Pyrrus Fellapane possiede “domum unam palaciatam cum catoio contogio atque vestibulo seu cortiglio apud ipsum à tergo seu à parte inferiori cum signo structurae pontis … jux.a domum palaciatam nicolai puglianiti jux.a palatium her.o q.m stamati puglianiti viam publicam à parte superiori ab occidenti francas cum annuo redditu sive censu car.rum quinque cum dimidio debito ducali curiae noceriae paganorum”. La casa che faceva parte del fondo dotale della moglie Carafina Puglianiti è venduta a Martino Epitropo.[xlviii]

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Arme degli Sculco nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Papanice.

L’università di Papanice

Papanice era casale della città regia di Crotone e come tale ne godeva i privilegi, i diritti ed i doveri di quella città. Essa aveva un suo governo che era costituito da un mastrogiurato, da un sindaco e da quattro eletti.

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Sigillo dell’università di Papanice.

 

Una lunga lite per i diritto di pascolo sul Bosco di Isola

Nel Medioevo Isola era casale di Crotone ma in seguito divenne una città autonoma. I Crotonesi tuttavia conservarono gli antichi diritti sul Bosco situato in territorio di Isola. Papanice, essendo casale di Crotone, rivendicava i diritti sul Bosco in quanto casale di Crotone. Tra i beni feudali del barone di Isola vi era il Bosco dell’estensione di circa mille moggi. Su questo vasto territorio boschivo il barone aveva il diritto di fidare gli animali forestieri e di “lignare”; mentre i cittadini di Isola, di Crotone e del suo casale di Papanice potevano esercitare i diritti civici di “lignare e pascolare”. Il barone cominciò a contrastare il diritto di pascolo dei Crotonesi e degli abitanti di Papanice sul Bosco, pretendendo che questi, per poterlo esercitare, dovevano prima dimostrare di non avere erba sufficiente sul loro territorio.

Nel Febbraio 1595 si riunisce il governo del casale composto dal mastrogiurato e luogotenente m.co Salvatore Franco, dal sindaco Jo.e Andrea Sculco e dagli eletti i m.ci Hieronimo Grisapho de Andrea, Filippo Sculco, Bernardo Spagnolo e Jo.es Gregorio Coco. Sono presenti anche alcuni particolari cittadini e uomini del casale tra i quali: Joes Petro Ramundo, Hieronimo Grisapho de Jo.e, Scipio Coco, Jo.e Francesco Coco, Francesco Meluccio, Marcello Ramundo, Nicolaus Franco, Vincentio Conforto, Stamati Puglianiti, Jo.es Paolo Torchia e Santo Nicastro.

Il sindaco fa presente che l’università di Papanice è in lite con Gaspare Ricca, barone della città di Isola, “super jus pasculandi in nemore seu defensa praefata civitatis insulae” e sui denari che l’università avanza dalla Regia Curia per averli anticipati per il presidio spagnolo di Crotone, per i quali chiede uno sconto sul fisco, che deve pagare. Per far valere le sue ragioni l’università decide di inviare in Napoli Jo.e Gregorio Coco.[xlix]

Il 9 ottobre 1595 si riunisce il governo del casale composto dal sindaco Jo. Petro Ramundo, dagli eletti Jo. Hieronimo Mezà, Hieronimo Grisapho de Jo., Scipio Coco e dal mastrogiurato e luogotenente Francesco Meluccio. “Homini deabene come sapeti che li detti ducati duicento cinquanta novi tari et grana imprestati li anni passati per questa uni.tà alla compagnia residio in Cotrone del capitan Aloyse de Arneda ne fore fatti boni per la banca de la R.ia g.le thesaureria ducati cento settanta sei et ordinato all’Ill. S.r Giovan Jacopo Scoppa R.o thes.o dela provincia de calabria citra, che li faza boni sopra li pagamenti fiscali di questo casale deve alla R.a Corte de le quali ne foro fatti boni per detto Ill. S.r thesaurero ducati trenta novi et tari tre al terzo de Agosto delanno 1594 et ducati sessanta sette et dui tari ne forono fatti boni all’anno 8.ae Ind.s 1595 et li restanti ducati settanta novi de ducati cento settanta sei per non haverno possuto capere allanno 8.ae Ind.s restorno di farsi boni allanno preditto 9.ae Ind.s sincome per lit.ra del detto S.r thes.ro portatone per lo mag.co gio. andrea sculco sindico delanno prossimo passato et depiù tenemo unaltra prov.ne dela R.a g.le thesaureria diretta al ditto S.r thesaurero che se scomputi à questo preditto casale ducati ottanta tre un tari et un grana: quali sono à complimento delli detti ducati ducento cinquanta novi un tari et grana, che questo casale impostò alla detta compagnia me pararia che mandassimo homo apposta in Monte Leone al detto Ill. thes.ro con procura universale à farne fare detto excomputo tanto deli retroscritti ducati sessanta novi rimasti dela prima provisione presentata et registrata in la R.a banca del detto S.r Thes.ro come anco deli dicti ducati ottanta tre un tari et un grano di questa provisione et portarla la preditto Ill. S.r gioan giacomo scoppa et perche anderà in detta città di monte leone il mag.co gioan greg.o coco di questo casale me pareria, che facessimo la detta procura à cetto mag.co gio. gregorio à farsi fare detto excomputo et presentare la detta provisione le S.V. vedano che li pare et per li sotto scritti m.ci eletti fu detto che fazi procura universale al detto mag.co gio. Gregorio coco a farsi excomputare dal detto Ill. S.r thes.ro tanto li retroscritti ducati sessanta novi rimasti da la prima provisione in detta R.a banca come a compostare la presente provisione delli 83 ducati un tari et un grano dandoli ampla potestà di exequire le cose predette et farsele fare boni sopra quello che questo casale deve alla R.a Corte nella presente annata 9ae Ind.s et così fu detto et concluso, et descr.to pari voto et nemine discrepante et perciò ne hanno fatto scrivere lo presente regimento per me fabio peretta cancellario firmata da loro pp.e mano et signi di croce datum ut s.a fran.co meluccio mastro Jurato, gioanpetro ramundo sin.co, gioageronimo menzà + signum crucis propriae manus, m.ci scipionis cochi eletti scribere nescientis + signum crucis pp.ae manus, m.ci hier.mi grisaphi de joe electi scribere nescientis idem q. supra fabius cancellarius.[l]

 

Numerazione dei fuochi

Il 20 settembre 1596 si riunirono i componenti del governo del casale rappresentati dal mastrogiurato e luogotenente Hieronimo Grisapho de Andrea, dal sindaco Vincentio Conforto e dagli eletti Jofrides Foresta, Bernardo Spagnolo, Francesco Dinanto e Prospero Foresta. Erano presenti anche alcuni particolari cittadini: Jo.e Petro Ramundo, Hieronimo Menza, Scipio Cocus, Bartolus Grisapho e Nicolaus Puglianiti. La convocazione aveva per oggetto l’invio a Napoli di un delegato del casale per prendere atto della nuova numerazione che aveva elevato il numero dei fuochi del casale, difendere i diritti che gli abitanti avevano sul Bosco di Isola ed il recupero del denaro, che l’università di Papanice aveva anticipato per sostenere le compagnie spagnole stanziate a Crotone.

“Homini deabene come sapeti che li reggii numeratori i quali numerorno questo casale, et mandorno la detta nova numeratione in nap.li nella R.a Camera dela summaria fecero ordine a detta università et soi deputati, che fra doi mesi la detta università mandasse uno de detti deputati in nap.li per la detta numeratione conforme lordine di sua e.tia et di detta R.a camera et perche è passato già il termino fatto per detti Reggii numeratori me pareria che al presente è tempo de mandarsi uno deli deputati p.ti quali sonno gioanandrea sculco et gioangregorio coco che da parte questa unità compara tanto inanti di S. E. et suo collaterale consilio come in detta R.a camera et altri Regii tribunali dove sarà necessario per la detta numeratione come ancora per difendere la lite del bosco delisola et de recuperare li dinari imprestati alle compagnie spagnole che hanno residuto in cotrone et tutte altre cause, che detta università tene in detti regii tribunali. Vedete che vi pare …”.[li]

 

La lite col vescovo di Crotone

Gli abitanti del Papanice godevano i diritti di pascolo sul territorio della città di Crotone dal primo di maggio fino a settembre di ogni anno. Infatti “per antica consuetudine le gabelle et territori dal mese di maggio per tutto il mese di agosto de quasivoglia anno et finche non piove tre volte in abundantia sono comuni et si pascolano indifferentemente da qualsivoglia sorte de animali: qual pascolare li padroni di dette terre non possono prohibire”.[lii]

Questo diritto era contrastato dal vescovo di Crotone, lo spagnolo Giovanni Lopez de Aragona (1595-1598), il quale fa incarcerare gli armenti degli abitanti di Papanice, che pascolano sui territori della chiesa del Prastio e di Mutrò e per liberarli vuole essere pagato.

Il 3 ottobre 1596 si riuniscono il sindaco Vincenzo Conforto e gli eletti Francisco Dinanto, Prospero Foresta e Bernardo Spagnolo. È presente il mastro giurato Hieronimo Grisapho de Andrea.

“Homini dabene del regimento et citadini come sapeti, che li di passati per regimento fu concluso, che si mandi in nap.li gioangregorio coco deputato sopra la nova numeratione fatta à detto casale per li regii numeratori al quale or(dina).mo che se presentasse in nap.li in summaria per la detta numeratione al presente come sapeti che mon s.or vescovo de cotrone ha fatto pigliare molte partite de bache de cittadini de detto casale et quelli l’have compostato, una quantità de dinari: quale have trovato dentro le terre del prastio et mutrò terre dela ecclesia vescovale poste dentro detto territorio de ditta Città: al quale territorio continuamente tutti li cittadini et habitanti sempre hanno pascolato con tutti sorti de loro animali dove non siè memoria de homini in contrario da quando fu fondato detto casale: per essere fundato dentro ditto territorio et sogetto alla jurisditione R.a de ditta Città come suo membro: alle quale terre sempre hanno pascolato et pascolano, in pacifica possessione dal p.o di maggio de ogne anno, che se sbarrano tutti li territorii perfinche si fa l’herba nova de lautunno: nel quale tempo se bandizano detti territorii con licenza del Regio Capitano de ditta Città: et il detto vescovo inanti che se bandissero detti territorii del prossimo mese passato di 7bre ha fatto pigliare portati carcerati dentro detta Città in suo potere tutte le bache de gioanpetro ramundo scipione coco hieronimo grisapho de gioe et de andrea et de altri et quelli li have compostati da circa sessanta ducati contra ogne debito de Regie forzati di non sapere a chi recorrere per essere lagiusta spirituale distante dal luoco per non perdere detti loro animali se lassarno compostare del modo preditto et perche questa causa inporta assai trattandosi de antiqua possessione che sua maiesta ne ha dato et quanto bene tenemo: Il detto vescovo pretende privarne de detta possessione de fatto, me pareria che se mandasse uno homo apposta in roma à darne memoriale à sua santità et santa congregatione per la detta causa et darne memoriale a S. E., che ne mantenga alla detta R.a pretentione et possessione antiqua di detto pascuo, cosi come per il passato hanno osservato li antecessori vescovi di detta Città, me pareria ci andasse gioanandrea sculco di detto casale, per essere persona habile”.[liii]

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Papanice, testa marmorea inserita nell’arco di una porta.

I censi sulle case e sulle vigne

Alla fine del Cinquecento Francesco Maria Carafa, duca di Nocera e figlio ed erede di Ferrante II, morto l’undici settembre 1593, possedeva “un comprensorio di terre consistente in più gabelle dette Cortina coli pagliaratici e con censi di case e vigne poste nella terra e territorio di Papanice”. Il territorio di Cortina sul quale il Carafa esigeva il pagliaratico ed i censi sulle vigne era però gravato da censi fin dal tempo che il comprensorio era appartenuto a Joannello Campitello. Casalinaggio e censi che dovettero pagare gli abitanti del casale anche dopo che divennero signori e padroni di Cortina i Caraffa. Oltre che dagli interessi sul prestito di 1000 ducati posseduto dal De Cananca, vi erano anche quelli del Capitolo di Santa Severina, il quale doveva celebrare “sette messe la settimana, et uno anniversario con messa cantata et un altro notturno con messa cantata dopo la commemorazione de defunti per l’anima d’Ippolita Campitella per li quali pesi legò à detto R. o Capitolo annui docati di censo redimibile per capitale di d.ti 500 sop.a le gabelle nom.te Vituso e Cortina di questa Ducal Corte”.

Il 12 settembre1597 nel casale di Papanicefora si presenta Hercules de Cananca di Cosenza il quale protesta in quanto vuole esigere le terze passate sul territorio detto Vituso, Cortina e il pagliaritico del casale di Papanice del valore di ducati 1000, posseduto da detto De Cananca sopra detti territori ed il casalinaggio di Papanice fin dal tempo nel quale ne era vero signore e padrone Joannello Campitello a ragione di ducati 9 per cento annui per il valore di ducati 90 ed in seguito le riscosse da Scipione Rotella. Le quali terze passate ascendenti ora alla somma di ducati 270 sopra dette terze e casalinaggio, egli deve riscuoterle, come da lettere esecutive spedite in magna curia della vicaria per ordine e sentenza del sacro regio consilio e deve avere altri ducati 90 per la terza del presente anno 1597maturata il giorno 3 maggio prossimo passato. Poiché in vigore di dette lettere esecutive egli deve avere dai coloni e da coloro che hanno in affitto detti territori il frumento delle gabelle del presente anno e non potendo personalmente rimanere in detto casale di Papanice e San Giovanni Minagò per ricevere il detto frumento che devono consegnare i coloni, nomina suo procuratore Gio. Gregorio Cocho di detto casale, il quale si farà dare il frumento e lo conserverà nelle fosse e costringerà e perseguirà i renitenti, che non lo consegnassero.[liv]

 

Arcipreti e chierici

Nel casale vi erano due arcipreti, uno di rito latino e l’altro greco (Giulio Franco arciprete del casale di Papanice (16.6.1595), Jo.e de Miglio archipresbytero del casale di Papanice (11.8.1603), Jo. Francisco de Amato “Archi P.b.ro Papa.ris et vicario foraneo” (8.12.1606), Lucantonio Grisapho “archipresbitero graecorum” (13.8.1606). Vi erano poi numerosi chierici, i quali godevano di esenzioni fiscali e del foro ecclesiastico. Ricordiamo i “clerici Jo. Matteo Peta, Julio Nicastro, Lupo Grisapho, Nicolao Armocita “de terra Vadulato”, Joannello Grisapho, Jo. Vincentio Ramundo, Nicolao Angelo Gagliardo, Paulo Perretta, Mauritio Gabriele, Jo. Petro Spagnolo e Jo. Tha Principato.

 

Greci e latini

“Die 22 mensis 8bris s.ae Ind.s 1606 reg.te in pap.ra coram nob. personalr. Constitutis betta ramundo vid.a q.m antonii burrelli eiusdem loci et not.o jo. fran.co gallipoli crot.ta asserentibus q.l.r mensis et diebus proxime praeteritis, contractum esse leg.m matrim.m inter ipsum not.um et chaterinam burrellam filiam legitimam et naturalem q.m p.fati antonii burrelli et ipsius bettae constituentis medianti albarano scripto manu R.di lucae antonii grisaphi archipresbiteri graecorum eiusdem ruris sub die13 mensis augusti p.nti anni 1606 4.ae ind.s, et dictus matrimonium auspice deo optimo maximo effectum habuit juxa ritum morem et observantiam sanctae n.ri romanae”.[lv]

SIGILLO DELL'ARCIPRETE DI PAPANICE GIULIO FRANCO (1596)

Sigillo dell’arciprete Giulio Franco.

 

Un prigioniero

11.8.1597. Sindaco Vincentius Confortus, eletti: Francesco Dinanti, Bernardo Spagnolo e Dimitri Ramundo. Mastro Giurato Geronimo Grisapho de Andrea. Su ordine regio si deve portare in Rocca Bernarda Durabile Durante, che deve essere rinchiuso in quelle carceri. Sono incaricati di condurlo: il caporale Sansone de Strongolo, Jo. Francesco Ramundo, Fulvio Salamò, Joanfrancesco de Sena, Petro Roberto, Jo. Francesco Gulla, Jo. Petro de Renda, Nicolao Russo, Francesco de Rossano e Jo Hieronimo Carafa.[lvi]

 

Due “chirurgici”

15.5.1598. Antonello Bestiano e Antonino Salamò di detto casale di papanicefora “chirurgici esperti”, su richiesta di mininco burrello analizzano la ferita di una mula de pilatura castagna della mandra di crepacore. E sindaco Jo Andrea Sculco e marcello Ramundo è mastro jurato.[lvii]

 

Note

[i] ASCz, not. Baldo Consulo, 8 luglio 1585, ff. 116v-118.

[ii] 1.11.1602. Il fu Antonio Villirillo aveva una cappella dentro la cappella del SS.mo Sacramento “contigua cum ecc.a sancti Petri et Pauli” di detto casale. Ibidem, f. 154.

[iii] Il 23 settembre 1597 Jacobo Misangia dona del denaro, che deve avere dall’erede di Nicola Franco, alla cappella del SS.mo Sacramento “pro fabrica et aug.to ecc.ae maioris”. Ibidem, f. 423v.

[iv] 14.1.1603. Speranza de Fonte, vedova dello spagnolo Jo.e Sarseda, possiede una casa terranea confinante con una casa della chiesa matrice confine con la casa di Horatio Gigliotta. Ibidem, f. 160.

[v] 20.5.1598. Martino Sculco “de rure scandalis” possiede una casa terranea “in convicinio matris ecc.ae sanctorum petri et pauli jux. domum petri gagliardi jux.a domum ducalis curiae noceriae francam et liberam et exemptam ab omni ven.ne alien.ne … submissam excepto annuo redditu sive censu debito et debendo annis singulis in medietate mensis Augusti cuiuslibet anni ducalis curiae noceriae ut in platea”. Ibidem, f. 447v.

[vi] 2.4.1603. Scipione Gangutia dota la figlia Prudentia tra i beni una casa terrana vicino la chiesa di san petro e paulo confine la casa del secretario passa lacqua confine la casa dotale de gioanmatteo caserta. Ibidem, f. 163.

[vii] 12.11.1602. Hieronimo Grisafo assegna al clerico Joannello Grisafo parte dei beni paterni. Ibidem, f. 156.

[viii] 19.9.1596. “jux.a domum cum hortale masii crasidontis domum Bartholi Grisaphi via pp.a mediante et proprie apud templum sancti nicolai, cum solito reditu pagliaritio debito et debendo ducali cur. Terae cutri”. Ibidem, f. 378.

[ix] 25.9.1596. Bartholo Grisapho possiede una casa terrana “in convicinio Sancti Nicolai juxta stabulum Joannis Petri Ramundi jux.a stabulum Salvatoris Franchi viam pu.cam”. Ibidem, f. 381.

[x] 1.6.1597. Jo. Laurentio Sisca, figlio ed erede di Petro e di Chatarina Ganguza, possiede una casa terranea” in convicinio Sancti Nicolai jux.a aliam domum dicti de Sisca viam convicinalem cum hortale Jois Lauretii, cum solito reditu ducali cur. una cum casaleno et fossa ante dictam domum contiguo cum hortale et cum domum alex.dri sculchi”. Ibidem f. 392.

[xi] Ibidem, f. 175v.

[xii] 22.3.1595. Il Magister Petrus Jo.es Grandelli è procuratore della chiesa della SS.ma Nunciata di Papanice. Egli prende possesso di una casa terrana sita in convicinio della chiesa del SS.mo Salvatore confine una casa della chiesa della SS.ma Nunciata. La casa terrana era stata lasciata alla chiesa per testamento dall’ultimo procuratore, il Mag.co Jo. Nicola Foresta Ibidem, f. 333v.

20.8.1603. Marcus Antonius Cidattolus possiede una casa terranea “jux.a domum ecc.ae Sanctae nunc.tae jux.a domum her.m q.m Jois Nicolai Forestae viam publicam ex parte inferiori cum annuo redditu ducali curiae noceriae, ut in platea”. Ibidem, f. 177.

[xiii] Ibidem, f. 319.

[xiv] Ibidem, f. 416 e f. 170v.

[xv] Ibidem, ff. 333v e 338.

[xvi] 16 novembre1603. Portia Siciliana, vedova di Francesco Greco, dota la figlia Lucrezia che sposa Paulo de Messina. Tra le doti vi è “una casetta cum hortalitio à canto per allargare detta casa … et uno pagliaro posto al convicinio del santo salvatore con l’hortale contiguo confine le due vie publiche confine lo pagliaro de baldasare de martino et altri confini con soi raggioni”… “Una casa terrana posta dentro il casale di Pap.ra allo burgo di abascio confine la casa di S. Petro et Paulo via publica et lo pagliaro dove essa habita”. Ibidem, ff. 186 e 338.

[xvii] 27.10.1596. Jo. Petrus Ramundus dona al figlio clerico Jo. Vincentio perché possa accedere al grado sacerdotale “… tres apotecas sitas in platea jux.a vias puc.as et platea palatium unum jux.a palatium de daci ramundi et syconis ipsius jo.is petri et alios fines …”. Ibidem, ff. 387v-388r.

[xviii] 12.11.1602. Hieronimo Grisafo assegna al clerico Joannello Grisafo parte dei beni paterni: “… due case poste alla piaza confine le case deli heredi di Constatino Grisapho, due altre apoteghe confine la piaza al convicinio dela torre de Cola Grisapho et unaltra casa contigua con dette poteghe”. Ibidem, f. 156.

[xix] Ibidem, f. 435.

[xx] Ibidem, f. 433.

[xxi] Ibidem, f. 156v.

[xxii] Ibidem, f. 334.

[xxiii] 16.11.1603. Portia Siciliana, vedova di Francesco Greco, dota la figlia Lucrezia che sposa Paulo de Messina. Tra le doti vi è “una casetta cum hortalitio à canto per allargare detta casa confine la casa di san petro et paulo et via publica et uno pagliaro posto al convicinio del santo salvatore con l’hortale contiguo confine le due vie publiche confine lo pagliaro de baldasare de martino et altri confini con soi raggioni”. “Una casa terrana posta dentro il casale di Pap.ra allo burgo di abascio confine la casa di S. Petro et Paulo via publica et lo pagliaro dove essa habita”. Ibidem, ff. 186 e 338.

[xxiv] Ibidem, f. 450v.

[xxv] Ibidem, f. 447v.

[xxvi] Ibidem, f. 418v.

[xxvii] Ibidem, f. 433.

[xxviii] Ibidem, f. 444.

[xxix] Ibidem, f. 178.

[xxx] Ibidem, f. 158v.

[xxxi] Ibidem, f. 180.

[xxxii] Ibidem, f. 430v.

[xxxiii] Ibidem, f. 368.

[xxxiv] Ibidem, f. 185v.

[xxxv] Ibidem, ff. 329v-330.

[xxxvi] Ibidem, f. 15.

[xxxvii] Petro Gagliardi acquista una “vineam arboratam cum fichibus peris sycomoris et aliis variis arboribus sitam prope templum dirutum sanctae sophiae vias publicas utrumq. latere et alios fines francam liberam ab omne onere et jugo servitutis et nemini subiectam”. Ibidem, f. 395.

[xxxviii] 11.10.1594 L’aristocratico crotonese Julio Cesare Leone prende in prestito ducati 500 al 9 per cento da Hieronimo Grisafo di Papanicefore, impegnando i frutti del suo territorio “delo Fellà”. ASCz, Not. Rigitano, ff. 223-224.

[xxxix] ASCz, not. Baldo Consulo, f. 382.

[xl] Ibidem, f. 400.

[xli] Ibidem, f. 164.

[xlii] Ibidem, f. 513.

[xliii] Ibidem, f. 158v.

[xliv] Ibidem, f. 411v.

[xlv] “lo palazzo di Betta Grisapha”. Ibidem, f. 158v. “palatium novum salvatoris Franchi”. Ibidem, f. 180.

[xlvi] “domum palaciatam nicolai puglianiti”.

[xlvii] Ibidem, f. 435.

[xlviii] Ibidem, f. 320.

[xlix] Ibidem, ff. 331-332.

[l] Ibidem, ff. 355-356r.

[li] Fu mandato Gioangregorio Coco. Ibidem, ff. 370v-371r.

[lii] ASN, Dip. Som. F. 315, n.10, f. 33.

[liii] ASCz, not. Baldo Consulo, ff. 376-377r.

[liv] Ibidem, f. 422.

[lv] Ibidem, f. 322.

[lvi] Ibidem, f. 413v.

[lvii] Ibidem, f. 448.

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