Problemi di dissesto idrogeologico del centro storico di Crotone e del suo castello documentati attraverso alcune fonti d’archivio

Ringrazio Pino Pirillo per la sua consulenza geologica ed Andrea Pesavento che mi ha fornito i documenti utilizzati in questo lavoro.

baluardo Santa Maria Crotone

Il baluardo Santa Maria del castello di Crotone.

Fonti archivistiche conservate a Napoli presso l’Archivio di Stato (di seguito ASN) in Spagna, presso l’Archivio General de Simancas (di seguito AGS) e presso l’Archivio di Stato di Catanzaro (di seguito ASCZ), consentono di documentare che il centro storico di Crotone ed il suo castello, risultano interessati da fenomeni di dissesto idrogeologico che ne pregiudicano la stabilità.
Ciò appare particolarmente evidente, per quanto riguarda la parte più alta dell’abitato antico posto sul colle della “Capperrina” che, incombendo sull’area costiera sottostante, la coinvolge di conseguenza. Quest’ultima, un tempo, era occupata parte dal mare (“Verdogne”) e parte, da un luogo palustre chiamato lo stagno di “Milino” che corrisponde al tratto di costa attualmente occupato dal quartiere “Marina” (Pesavento A., La provincia KR n. 43/2005).
L’instabilità della “Capperrina” emerge chiaramente attraverso le relazioni dell’ingegnere capuano Ambrosio Attendolo che, per ordine di Antoine Perrenot, signore di Granvelle, vicerè di Napoli dal 1571 al 1575, ispezionò le fortificazioni di Crotone affinché, tra l’altro, si potesse pervenire alla risoluzione di alcuni inconvenienti determinatisi a seguito del cedimento di una delle torri del castello (quella indicata come “Torrionetto”), della cisterna posta nelle vicinanze di quest’ultimo e di un settore della cinta muraria cittadina.

capperrina - Copia

Crotone, i resti della cortina della Capperrina.

In relazione a tale ultima questione, infatti, tra le istruzioni datate 28 marzo 1573 fornite all’Attendolo prima del suo viaggio a Crotone, troviamo l’ordine che “reconosca un lenzo de la muraglia dela citta c’ha fatto motivo, et veda lo remedio che se li potria dar, et con che dispendio, et in quanto tempo”. Tale settore delle mura risulta localizzato nella parte più alta della città detta “il Cavaliero”, ed è identificabile con l’area dove attualmente sorge la villa Berlingieri: (…) “Dietro lo deto belguardo, et non molto distante dal lenzo de la muraglia vecchia che casca: c’è un cavaliero più alto de la detta muraglia palmi undece, dove hora tengono una colombrina” (…).
Giunto a Crotone all’inizio della primavera del 1573, l’Attendolo redasse due relazioni (AGS, E. 1065-50; E. 1065-62; E. 1065-65), una riguardante le mura della città ed una il castello, dove troviamo descritti tutti gli interventi ritenuti necessari.
Relativamente alle mura della città che munivano il colle della “Capperrina”, l’ingegnere evidenziava che “da la parte che guarda verso levante sta cinta d’una muraglia vecchia, la quale comincia dal muro novo dela controscarpa del fosso del castello, et va a finir nel fianco del belguardo grande fatto novamente (…) et di essa ne casca una parte di longhezza di canne dodece in circa, la quale non se può reparar, perché è gonfiata nel mezo et rotta per traverso”.
In relazione a questa situazione, gli interventi da realizzare in questo settore furono così descritti:
(…) “Circa del lenzo della muraglia de la citta: questa è una parte di cortina de la muraglia vecchia di canne dodici longa la quale è rotta di tal modo che non se può tener ne remediar a caosa ch’è gonfiata nel mezzo et rotta per traverso onde bisogna levarla se puro non finisce di cascar prima et per non perdere la spesa bisogna farle che serva al dessegno de la fortezza nova che li sta congiunta” (…)
L’Attendolo aggiungeva inoltre che, a suo parere, si sarebbe potuto ottenere un migliore risultato con una minore spesa, variando il percorso delle mura rispetto al disegno concepito dai suoi colleghi predecessori: (…) “ma perché secondo il mio giudizio se poterria tener altro dessegno che lo preditto così come ed lo tento de giallo nel dessegno di cio fatto dimostra quello del baron, o d’altri che lo dessegnò” (…).
L’accoglimento di tali osservazioni e suggerimenti, determinò la realizzazione delle opere tutt’ora in essere: “dela cortina che principia dal belguardo che se dice lo spontone dela rota nominato don petro fino al belguardo novamente quasi fatto al castello de detta città quale cortina de M.co Ambrosio Attendolo ordinario ingegniero in certe fabriche e stata designata et posti pali et signi”.
Tali opere furono portate a termine alla fine del secolo, come dimostra la data 1597 sul nuovo spontone detto “Miranda” costruito per rinforzare la base del pendio su cui sorgevano le mura della Capperrina.

Le cause
Seppure i documenti citati non forniscono esplicitamente alcuna spiegazione sulle origini e sulle cause che determinarono le questioni evidenziate, queste possono essere almeno ipotizzate e circoscritte sulla base delle caratteristiche geologiche del nostro ambito di studio.
In merito a ciò, le carta geologiche evidenziano che dal punto di vista litologico, l’area su cui insistono le abitazioni del centro storico ed il castello è caratterizzata da argille siltoso-marnose di età Pliocenico-Calabriana: formazione, all’interno della quale, si trova intercalato un livello di sabbie di colore grigio da sciolte a cementate che presenta una Direzione circa N-NW, con una Inclinazione di 10° ed Immersione W-SW. Appare verosimile ipotizzare che, proprio la presenza di tale strato, fungendo da piano inclinato, possa essere responsabile del movimento di scivolamento in essere degli strati meno coerenti su quelli maggiormente cementati.

Il “cotraco”
Questo strato cementato e compatto, presente nel profilo stratigrafico che caratterizza l’area in questione, risulta più volte documentato nei manuali di fabbrica redatti durante i lavori di scavo e fondazione delle nuove fortificazioni di Crotone iniziati nel 1541.
Nell’ambito della registrazione della retribuzione della manodopera utilizzata, questi manuali menzionano la presenza del “cotraco”, per la cui rimozione, in sostituzione degli ordinari “devastatori”, fu necessario far intervenire nello scavo particolari maestranze specializzate nel lavoro di taglio della pietra
Ai primi di dicembre del 1541, infatti, la regia corte si accordava con Antonino Curchio e Aristotile Briczi di Mesoraca “per lo partito fatto de taglare Cotraco in lo Cavam.to delo Castello ad ragione de carlini 15 la Canna appare Cautela per mano de not.o ant.no xillano de Cotroni” (ASN, Fs. 196 fslo 6, f. 134v) che, impegnati a “taglare lo Crotaco alla r.e retro scripta” (ASN, Fs. 196 fslo 6, f. 159v), proseguiranno il loro lavoro per tutto il mese di febbraio successivo (ASN, Fs. 196 fslo 6, f. 184).
Oltre ai lavori di cavamento che furono realizzati nello scavo di fondazione del baluardo Santa Maria del castello sul finire del 1541, si ritrova menzione de “lo cotraco” alla fine di febbraio 1546 quando, in occasione della realizzazione dello scavo di fondazione per la costruzione della cortina del baluardo “Don Pedro”, dovettero intervenire “polito guagliardo et comp.o de malito” che conclusero un “adcordio” con la regia corte per “cavare” “uno pezo de cotraco” (ASN, Fs. 197 fslo 2, f. 73v).
In questa occasione risalta la preoccupazione degli appaltatori relativamente alle possibili ripercussioni sulla stabilità delle nuove fortificazioni, che risultavano fondate sopra lo strato più consistente (“sup.a lo cotraco”) e lontane da quello cedevole (“mogla”).
Attraverso una nota redatta sabato 27 marzo 1546 dove si ricorda che, a mezzogiorno di quella data, si era “incomenczato ad appedamentare la 4.a bancata dela cor.na delo spontoni detto don pedro cavata per vitaro zangalj et compagni” apprendiamo che, da questa parte, il nuovo tratto di cortina fu fondato “sotto lo czocculo palmi 4 et sup.a lo cotraco”. La nota riferisce, inoltre, che “non se trovo mogla, ma, ver.e avanza lacq.a lo cotraco palmi 10 per piu assicuram.to dela mogla”.
Tale nota fa anche “mentione dela mensura delo cotraco”. Possiamo così venire a conoscenza che in questo tratto di cortina, il cotraco era “alto de una partj palmi 33 et delalt.a parte palmi 19 ½ che equalato lalto et lo baxio so palmi 26 ¼ intendendose per tutta la ditta 4.a bancata delongo, larga c.e 4” (ASN, Fs. 197 fslo 2, f. 98).
La presenza del “cotraco” si evidenzia ancora in occasione della costruzione della quinta, della sesta e della settima “bancata” di questa cortina che congiungeva il baluardo “Don Pedro” con quello “Marchese”. Il 21 di aprile 1546 si riferiva che la “v.a bancata longa c.i 8, larga palmi 25 con dui contraforti” era “alta delo cotraco palmi 13 ¼ scompensato ad pedamenta palmi 4 sotto il czocculo”. Due giorni dopo si faceva menzione del fatto che“la vj.a bancata, longa c.i 2 largha palmi 25, lo cotraco scompensato palmi 9 ½ de alteza” mentre, il 4 di maggio, in riferimento alla “vij.a bancata longa c.i 4 largha palmi 25”, si evidenziava che questa era “alta de cotraco palmi 3 scompensato, adpedamentata ut s.a” (ASN, Fs. 197 fslo 2, f. 116). Si evidenziano in pianta i tratti mensionati dalle fonti.
(Equivalenze: 1 canna = 8 palmi; 1 palmo = 26 cm.)

Alcune evidenze
La struttura dello spontone “Miranda” posto a ridosso della “Discesa S. Leonardo”, sul quale oggi insiste la scuola “Principe di Piemonte”, evidenzia alcune fenditure verticali che interessano tutta la sua altezza. Tali fenditure sono già documentate da alcune foto degli anni Settanta.

baluardo Miranda Crotone

baluardo Miranda Crotone

Più preoccupanti appaiono le fenditure verticali che si rilevano al baluardo del castello detto “Santa Maria” o “San Giacomo”, anche in relazione a ciò che è stato possibile documentare a riguardo dei consistenti interventi di ripristino realizzati a più riprese in epoca antica e ad alcuni eventi recenti.

baluardo Santa Maria Crotone

baluardo Santa Maria Crotone

baluardo Santa Maria Crotone

baluardo Santa Maria Crotone

Come quello che alla fine degli anni Sessanta riguardò il crollo della cortina sud gravemente deteriorata e che, in precedenza, aveva visto il crollo di quella adiacente alla porta d’accesso, o come evidenzia l’ultimo evento che ha interessato le strutture murarie di contenimento a difesa della strada sulla “via Verdogne”.

Crollo cortina castello di Crotone

Il crollo della cortina sud del castello alla fine degli anni Sessanta (foto fornita da Margherita Corrado).

dissesto via Verdogne

dissesto via Verdogne

Dissesto sulla via Verdogne.

La spinta generata dal movimento del terreno sulle strutture del castello può essere evidenziata attraverso la documentazione dei diversi interventi di ripristino che si rese necessario eseguire nel corso del tempo.
Attualmente, sia sul “fianco” del baluardo “Santa Maria” rivolto verso la“Torre Comandante”, che su entrambe le “facce” dello stesso, si evidenziano tre cuciture realizzate con “cantoni” che interessano tutta la sua altezza attraverso le quali fu posto riparo ad altrettante antiche fenditure.
Su uno dei blocchi utilizzati per suturare una di queste antiche ferite apertasi sulla faccia del baluardo dalla parte della “Discesa Castello”, è evidenziata la data 1657, come documenta una foto degli anni Settanta ed evidenzia lo Sculco agli inizi del Novecento: “Nel riattare la muraglia del castello, in una pietra lavorata nel bastione guardante il timpone Messina, vi scolpirono 1657” (Sculco N., Ricordi sugli Avanzi di Cotrone, 1905).
Nell’agosto del 1681 sono documentati i lavori “p(er) serrare due fissuri seu fiaccazzi in d.o baluarte di s.ta maria” e si menziona la retribuzione della“mastria per serrare ditti due fiaccazzi con li cantoni, mastria p(er) serrare due fiaccazzi con calce” (ASCZ 335, 1681, 42). Per la difficoltà di conseguire risultati concreti, i lavori riguardanti il riparo di tali lesioni furono sospesi protraendosi nel tempo (ASCZ 335, 1682, 39).
Risale al 1740 l’appalto dei lavori del castello che prevedevano, tra l’altro, anche di “risarcire” e “riparare differenti portioni di muraglie scarnate” (ASCZ 666, 1740, 102 -104).
I rilievi eseguiti a cura dell’Ufficio Beni Culturali del Comune di Crotone e pubblicati negli anni Ottanta in “Castello e Cinta Muraria” s.d., documentano già la presenza delle fenditure attualmente visibili sulla faccia del baluardo dalla parte rivolta verso la “via Verdogne” una delle quali, quella più centrale, si apre in corrispondenza di una delle tre cuciture sopra menzionate, evidenziando il perdurare del problema.

Conclusioni
La corrispondenza tra gli avvenimenti documentati dalle fonti d’archivio e le evidenze riscontrabili su alcune strutture della cinta muraria e del castello permette, almeno a livello di ipotesi di lavoro, di porre in rapporto di causa-effetto la natura del suolo su cui insistono il centro storico ed il castello ed alcuni eventi che hanno interessato le fortificazioni cittadine a partire dalla seconda metà del sec. XVI.
Si ritiene quindi che, quantunque nel 1996, il completamento dei lavori del castello abbia consentito di annunciare all’opinione pubblica il completo recupero e consolidamento di quest’ultimo, compreso quello relativo al dissesto statico del bastione S. Giacomo (La Provincia Kr n. 7, 1996), sia tali strutture che quelle della cinta muraria cittadina andrebbero sottoposte ad un attento controllo, attraverso indagini idonee volte ad accertarne lo stato. Allo stesso tempo, la conduzione di un’indagine geologica e geotecnica mirata, potrà fornire le necessarie informazioni ed i riscontri relativamente alle problematiche evidenziate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*