Santa Severina: Il quartiere detto La Miseria

Santa Severina Miseria

Santa Severina (KR). Scorcio del quartiere “Miseria”.

“… poco più avanti vi si trova una strada inselicata di pietra viva, per la quale si giunge alla porta di d(ett)a Città detta della Piazza … Seguitando d(ett)a strada poco più avanti vi è un arco di fabrica sotto del quale vi è la strada detta della Piazza … E seguitando per d(ett)a inselicata scomoda a salirvi, si comunica con la strada detta della Miseria, poco più avanti si giunge in un largo in piano detto il Campo… si divide in sei quartieri, cioè uno detto la Piazza, l’altro detto Miseria, l’altro Porta Nova, S. Maria la Grande, Pizzileo, e l’ultimo, ch’è il più grande si dice la Grecia” ( Apprezzo, 1687).

Il toponimo
Tre strade parallele, situate su tre livelli diversi della timpa, una sopra l’altra, attraversano la parte occidentale dell’abitato di Santa Severina. In alto è situata la strada detta di Santa Maria la Magna, in mezzo la strada della Miseria, sotto la strada della Piazza. Per la sua posizione mediana la strada detta della Miseria è per alcuni il motivo dell’origine del suo nome, che deriverebbe da “Mesovia” (parola greco latina, Sib., 55), cioè “via di mezzo”. Per altri il suo nome significa strada stretta ed angusta .
Il toponimo è già presente all’inizio del Cinquecento. Il 14 settembre 1518 Ciccha de Brunecto donava al capitolo una “domum terraneam, sitam et positam intus dictam Civ(ita)tem S(an)ctae Sev(eri)nae, loco ubi dicitur sutta la scalilla de la miseria, in parrochia Sancti Iohannis Evangelistae, iuxta domum presbiteri Io(hann)is de Spiritu vinella mediante, iuxta timpam a superiori parte, iuxta casalenum quod fuit praedicti presbiteri Iohannis, cum muro comune, viam pubblicam et alios fines”.

Il Luogo detto La Miseria
Il luogo detto la Miseria si estendeva sotto la timpa dell’ospedale e chiesa di Santa Caterina e la timpa del seminario e sopra la Piazza Pubblica. Parte era in parrocchia di San Giovanni Battista e parte in quella di San Giovanni Evangelista.
Il 14 maggio 1693 Maria Macrì, vedova di Laurentio Quartuccio, dona a titolo di sacro patrimonio al nipote Antonio Sacco, che deve ascendere agli ordini sacerdotali una continenza di case “in quattro membri superiori e cinque inferiori nel luogo detto la miseria e proprio sotto la V.le chiesa di S. Caterina” (1692, ff. 28-29).
L’oratorio di Sant’Agatio della famiglia di Paparo (diruto) “Possiede detto oratorio un annuo censo sopra una casa sita, e posta dentro questa Città nella Parochia di S. Gio. Batt.a loco detto La Miseria iusta la casa di Portia Arcomanno sotto la timpa del seminario, et altri confini di grana tridici.
Possiede un’altra casa nella cappella di S. Gio. Evangelista loco detto la miseria confine la casa di Giulio Paparogiero sotto la timpa dell’ospedale, la quale da più anni cascò, al presente è casaleno.”
“Piazza pubblica che è sotto dove se dice la miseria”.

Proprietari
14 settembre 1578 . Il reverendo Sabio La Mendula, cappellano della chiesa di Santo Nicola de Grecis, possiede “quandam domum palatiatam sitam et positam intus eamdem Civ.tem in parrocchia S.ti Nicolai jux.a aliam domum ipsius Sabii jux.a rupes dela miseria et domos Jo.nis Bap.tae Germano vinella mediante “ ( VIII, f. 9-10).
21 Luglio 1627. Ill.mo et Rev.mo S.re. Laudonia Infosino di S(an)ta Sev(eri)na la supp.ca concederle monit(io)ne di scom(uni)ca contra tutte quelle persone, che sapessero chi tiene l’instrumento, ò altra scrittutra fatta della compra del casalino posto alla miseria contiguo e vicino la casa di d(et)ta supp.te quale comprò da Turchio Carnopoli e Susanna Dunati sua moglie, che lo riceverà à gra., ut Deus.”. (3D fascicolo 1).
La cappella o oratorio di Sant’Antonio Abate detto di Vienna di iuspatronato della famiglia Infosino “tiene e possiede un’altra casa palatiata sita e posta nella Miseria alla cappella di S. Giovanni Evangelista adesso S. Maria la Magna.. li confini sono la chiesa di S.to Gio. Evangelista via mediante, e la casa di Pietro Antonio Infosino dalla parte di sopra”.
L’oratorio di Sant’Agatio della famiglia di Paparo ( diruto) “Possiede detto oratorio un annuo censo sopra una casa sita, e posta dentro questa Città nella Parochia di S. Gio. Batt.a loco detto La Miseria iusta la casa di Portia Arcomanno sotto la timpa del seminario, et altri confini di grana tridici.
Possiede un’altra casa nella cappella di S. Gio. Evangelista loco detto la miseria confine la casa di Giulio Paparogiero sotto la timpa dell’ospedale, la quale da più anni cascò, al presente è casaleno.”
L’oratorio dedicato ai Santi Cosma e Damiano, fondato da Andrea La Padula e di iure patronato della famiglia La Padula, possiede “un’altra casa alla miseria confine la casa d’Elena la Padula, e la via publica, quale si dice sia della SS.ma Trinità annessa con detto Iure patronato seu oratorio di detti SS.mi Cosma, e Damiano, e v’è di peso di dodeci messe l’anno”.

Catasto conciario del 1743
Nel catasto onciario della città di Santa Severina del 1743 sono censiti alcuni abitanti del “luogo detto la miseria”: Antonio Oliva , bracciale di anni 34, che abita in casa propria; Francesco Oliva, soldato bargello di anni 26, che abita in casa propria confinante con la casa di Paolo Masara; Giuseppe Godano, civile senza veruna industria di anni 56, che abita con tutta la famiglia in casa propria palaziata, confinante con la chiesa di S(anta) Maria La Medica; D. Martino Cantore Severini, patrizio di anni 51, che possiede una casa a due membri, confinante con la casa di Antonio Lanzalone; D. Pietro Camozza, sacerdote di anni 42, che ha una casa palaziata.

Chiese parrocchiali
Nel Cinquecento la strada attraversava gli ambiti parrocchiali delle chiese di Santo Nicola de Grecis, di Santo Apostolo e di Santo Giovanni Evangelista. La parrocchia di Santo Giovanni Evangelista si estendeva all’estremità della città , dove era situata la chiesa di Santa Anna (7 novembre 1576. Donna Portia Scurò possiede una casa terranea dentro la città in parrocchia di Santo Giovanni Evangelista “jux.a domum Fer.di Taglia Ferro, jux.a domum Paladinae de Geraldo et rupem S.tae Annae, VI, 55v) . Durante il periodo in cui fu arcivescovo Francesco Antonio Soriano ( 1573 -1586), a causa della diminuzione della popolazione la vicina e sottostante parrocchiale di Santo Apostolo, dove c’era la chiesa senza cura di Santo Gregorio (21.9.1574. Francesco Carrafa possiede una casa palaziata in parrocchia di Santo Apostolo “iux.a ripas Civitatis viam pub.cam et ecc.am S.ti Gregorii vinella mediante”, V, 14), fu soppressa ed unita a quella di Santo Giovanni Evangelista. La parrocchia di Santo Apostolo, che si estendeva fino alla chiesa di Santo Domenico (5 giugno 1571. Cesare Scandale abitava in parrocchia di Santo Apostolo “iusta domum Nicolai Fra.ci De Costanza ecc.am S.ti D.nici viam pu.cam, II, 103), era confinante con quella di Santo Giovanni Evangelista ( 9 dicembre 1573. I coniugi Alfonso Colaianni e Antonina Rogiano possiedono una casa terranea in parrochia S.ti Apostoli jux.a ripas S.ti Joannis Evangelistae et domos Marci Antonii Guertio, IV,40-41; Casa posta nella cappella di S.to Apostolo “iuxta la casa di Virgilia Caruso e la vinella di S.to Giovanni Evangelista..”, Platea Mensa Arciv., 1576). L’ambito di quest’ultima si estese così dalla chiesa di Santo Domenico fin sotto le “ripas delo semin(ari)o”, ai confini con le parrocchiali di di Santa Maria La Magna, di Santo Giovanni Battista e di Santo Nicola dei Greci ( 21.2.1589. Beatrice de Cirigiorgio abitava in parrocchia di Santo Giovanni Evangelista “iux.a domum m.ce Dianore de Cirigiorgio et ripas delo semin.o”, XI, 72v; 19.6.1589. Beatrice Cirigiorgio abita in par. S. Giovanni Battista “iux.a domum q. fuit Mactei Cirigiorgi stricto med.te et ripas Seminarii”, XI, 107). In seguito la parrocchia di Santo Giovanni Evangelista, che era situata nel luogo detto Miseria, andò a far parte della confinante parrocchiale di Santa Maria La Magna, il cui ambito parrocchiale alla fine del Seicento si estendeva fino a Porta Nova.
Alla metà del Seicento vi erano in Santa Severina cinque chiese parrocchiali. Nessuna di queste era nel quartiere Miseria. Infatti oltre alla chiesa parrocchiale di Santo Giovanni Battista, che era attaccata alla cattedrale, l’Apprezzo del 1653 nomina: ”Nell’quartiero detto Santa Maria della Grande vi è la Chiesa parrocchiale sotto titolo di Santa M(ari)a mag(gio)re per Comodo del Vicinato li S(acrame)nti si pigliano dalla Chiesa mag(gio)re e si celebra messa la festa et altri giorni à devotione. Nell’quartiero della Piazza vi è un’altra Chiesa Parrocchiale sotto tit(ol)o di Santo Nicola Vescovo per Comodità del Vicinato e si celebra la festa e a devotione.
Nell’quartiero detto Pizzileo sotto il Castello vi è la Chiesa parrocchiale sotto tit(ol)o di Santa M(ari)a dell Puzzo nella q(ua)le si celebra la festa per Comodità del quartiero. In detto quartiero vi è la Chiesa di Santo Gioseppe e S(an)to Ant(oni)o dove si celebrano due messe la Settimana sotto di essa nel piano inferiore e un’altra Chiesa della Congettione nella quale si Celebra a devotione. Nell quartiero della Grecia vi è la Chiesa parrocchiale sotto il titolo di Santo Pietro la quale e unita alla parrocchiale di Santo Stefano Martire nella quale si celebra la festa”.

La Chiesa di Santo Giovanni Evangelista
All’inizio del Seicento la chiesa parrocchiale di Santo Giovanni Evangelista è una delle sette parrocchiali della città, essa è amministrata dall’economo il reverendo Gio. Francesco Ferraro, il quale lascia l’incarico il 5 gennaio 1621 ( Adi 5 di Genaro io D. fran.co Ferraro lasciai lo peso di detta cappella). Segue il parroco D. Fabritio Burderia (7 Gennaio 1621. R. D. Fabritio Burderia canonico et Parocho della chiesa di S. Giovanni Evangelista et unita con la chiesa di S. Apostolo”), il quale mantenne la chiesa fino al 1628. Dal 1630 al 1635 ritorna nuovamente in amministrazione all’economo Francesco Ferraro. Durante tutti questi anni la chiesa mantenne il titolo parrocchiale. Ancora nel maggio 1641 si legge : “A 17 di maggio 1641 morì Giovanni di Verzini con li sacram.ti della chiesa fu sepellito nella parochia di S. Giovanni Evangelista”. In seguito a causa dei danni subiti a causa del terremoto (“In Civitate reparandum fuit attritum terremotibus Archiep.lem Palatium, Duo item Parochiales ecc.as reficiendas”, Rel . Lim. 1645) fu unita alla parrocchia di Santa Maria La Magna. La chiesa, non più parrocchiale ed ormai in abbandono, è ancora citata nel gennaio 1650.(“A 23 di gen.ro 1650 Gio. Dom.co Russo marito d’Isabella Vecchio passò da questa vita e fu sepelito nella chiesa di s.to Gioane Evangelista non hebbe gli sacram.ti della chiesa ateso si ritrovò morto in una grotta”). A ricordo della chiesa rimase il toponimo “S.to Jannello”. ( Il 4 giugno 1692 il chierico Hiacinto Melea dichiara di possedere una casa palaziata dentro la città “in loco d.to S.to Jannello muro coniuncta cum domo Joannis Baptistae Coricello” ( 1692, f. 26).

La chiesa di Santa Maria La Medica
Dal “Libro de tutte le entrate de lo arcivescovado de S(an)ta Anastasia” ricaviamo che il nobile Alex(an)dro Infosino, della parrocchia di Santo Giovanni Battista, erede di Joanmartino Infosino, pagava nel 1564 e nel 1565 alla mensa arcivescovile un annuo censo di grana cinque “per lo magaczeno confine S.ta Maria (f.47). Anche negli anni seguenti l’Infosino pagherà il censo. Nel 1568 il luogo dove era situato il magazzino è così descritto: “sop(r)a la Timpa che sta sop(r)a le case di m.s Marco Antonio Passal’acq(u)a confine S(an)ta Maria la Medica et la via pub(li)ca che va alla Miseria” (f.153).
Questi dati confermano che la chiesa non parrocchiale di Santa Maria La Medica era già presente nella seconda metà del Cinquecento ed era situata all’interno dell’abitato in località “la Miseria”. La chiesa continuerà ad esistere anche nel Seicento. Dalla relazione dell’arcivescovo Mutio Suriano sappiamo che oltre alle cinque parrocchiali vi erano “altre quattro chiese sotto il titolo di San Gioseppe, Sant’Anna, Santa Maria la Medica, e Santa Maria della Consolatione “ (Rel. Lim. S. Severina., 1678).
La stessa situazione è confermata dall’Apprezzo del 1687: “Oltre alle cinque Chiese Parrocchiali vi sono altre sette chiese, le quali sono piccole e sono la Chiesa dell’Ospitale, ut supra descritta, la Chiesa della Congregatione del Santissimo, s. Caterina del Seminario, S. Maria La Medica, S. Maria della Grazia, la Chiesa di S. Anna e quella di San Giuseppe”.
Il 21 maggio 1692 la vedova Lucretia Curcio, affinché “vi fusse la messa cotidiana per sua devotione”, donò alla chiesa e per essa al rettore D. Francesco Carpentiero ducati venti. Con la condizione che con la rendita “ne siano celebrate nella chiesa pred.ta tante messe per l’anima sua”. In tale occasione la Curcio vendette alla chiesa una sua casa palaziata, situata nel luogo detto la miseria “muro congiunta con la casa di Gioseppe Cola da una parte e dall’altra la via confinale”. La casa fu stimata del valore di ducati trenta, perciò il rettore diede alla Curcio la somma rimanente di ducati dieci. ( 1692, ff. 22-23).
Nel catasto onciario della città di Santa Severina del 1743 troviamo che le rendite della chiesa di Santa Maria La Medica provenivano dall’affitto di una casa palaziata nel luogo detto la Miseria e di una chiusa di tre tomolate nel luogo detto Valle della Corte e Valle del Giardino. Possedeva inoltre quattro capitali per il valore complessivo di 98 ducati, che erano stati dati a censo. Tra gli obblighi vi erano la celebrazione di due messe settimanali, le spese per la cera ed il pagamento di due censi annui: uno alla mensa arcivescovile ed uno alla parrocchia di San Giovanni Battista. Altre spese riguardavano la riparazione della casa palaziata data in fitto. ( f. 160).
Al tempo dell’arcivescovo Antonio Ganini la chiesa di Santa Maria “vulgo La medica” aveva due altari: uno con lo stesso titolo e l’altro dedicato alla Madonna dei Sette Dolori. Vi era l’onere di celebrare due messe alla settimana ed era retta da un procuratore eletto dall’arcivescovo (Rel. Lim. S. Severina., 1765). Soppressa al tempo della Cassa Sacra, andò in decadenza ed in abbandono. Alla fine del Settecento non vi si celebrava più. Nel 1797 la chiesa non risulta nell’elenco delle Stazioni per i tre giorni delle rogazioni”,( Cose nostre, in Siberene , p. 199).
In quell’anno le rendite dei luoghi pii soppressi tra i quali la chiesa di Santa Maria la Medica,( che aveva una rendita annua di ducati 6.15), e le chiese dell’Addolorata, delle Cinque Piaghe, di Santa Maria della Consolazione sono assegnate in perpetuo al seminario, “con l’obbligo di far celebrare tutte le messe dei medesimi luoghi pii infisse, anche riducendosi a numero minore, se così stimasi dall’ordinario”.
Ormai in rovina così descritta pochi anni dopo: “Vi è una piccola porta che si chiude con chiave, e un altare, detta chiesa è senza suffitto e vi è una piccola fenestra con le vetrate, ma senza vetri”( C.S. – Lista di Carico n. 37 – S. Severina (1790), p. 631, ASCZ).

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