Storia ed Urbanistica della Benevento romana e medievale attraverso l’uso della fotografia aerea

La possibilità di utilizzare la fotografia aerea per lo studio del territorio, attraverso la messa a punto di uno strumento capace di fornire indicazioni di base sufficientemente dettagliate, costituisce una opportunità che, già da tempo, apre prospettive molto interessanti in diversi settori di ricerca[1]. Tra questi lo studio dell’ambiente urbano dove l’uso di tale strumento, ad integrazione della ricerca documentaria e dell’indagine archeologica, permette di disporre di un mezzo utile a contestualizzare rapidamente l’ambito di lavoro.

In questo modo è possibile rintracciare la formazione e lo sviluppo di una città individuandone l’elemento originario (villa, castrum, curtis, castellum), i principali centri di gravità (mercato, luoghi di culto, approdi, residenza signorile) che ne hanno determinato l’organizzazione, le trasformazioni intervenute durante i diversi periodi ed, in generale, la maniera in cui l’insediamento ha strutturato il suo territorio. Da ciò consegue la possibilità di definire i rapporti tra l’elemento urbano e l’ambiente agrario circostante, dove la fotografia aerea consente di ricostruire il processo di colonizzazione dell’ambiente naturale, evidenziato dalle tracce lasciate nei secoli dagli interventi legati alla coltivazione (strade, reti irrigue, morfologia ed orientamento dei campi, rapporto tra coltivazioni e incolto) che consentono di definire gli schemi che hanno determinato l’urbanizzazione del territorio e di far risaltare gli artefici di questo scenario.

 

L’esempio di Benevento

In questa sede si è inteso realizzare uno studio riguardante la città di Benevento che, in relazione alla sua lunga continuità di vita, permette di apprezzare significativamente le trasformazioni relative alle diverse epoche indagate. Lo scopo era di giungere all’identificazione dell’assetto della città, evidenziandone le strutture più rappresentative e qualificanti per ciascun periodo: Romano, Altomedievale e Bassomedievale. Per fare ciò sono state usate alcune fotografie aeree disponibili presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze, la cartografia sei-settecentesca della città ed alcune vedute dello stesso periodo[2]. Questo materiale è stato indagato sulla base delle conoscenze accumulate nel caso di analisi simili compiute in altre aree del Paese, senza ricercare riscontri attraverso le fonti documentarie d’archivio.

All’indagine aerofotografica, la civitas romana appare caratterizzata dalla presenza del castrum che racchiudeva l’area oggi compresa tra la cattedrale ed il monastero di S. Sofia. La fortificazione, posta a presidio della viabilità, sorgeva presso la confluenza del Sabato con il Calore, dove convergevano i principali percorsi di attraversamento del territorio, il cui snodo principale, fulcro della nuova organizzazione cittadina, appare evidenziato dall’incrocio tra cardo maior e decumanus maximus[3].

figura 1

Benevento, individuazione del castrum romano.

Il castrum, evidentemente sede della colonia latina dedotta nel 268 a.C (Beneventum), aveva un perimetro di circa 2100 metri ed un impianto pentagonale che racchiudeva un’area di quasi 30 ettari, organizzata sulla base di isolati larghi 35 metri (1 actus). Essa disponeva di quattro accessi che, in almeno tre casi, permarranno nelle cinte medievali, quando saranno evidenziati dalla presenza della “porta Rufina”, della “porta Summa” e della “porta Aurea[4]. L’individuazione di questo tessuto urbano e del percorso delle mura consente d’identificare l’area pubblica verosimilmente occupata da una piazza che occupava la parte più orientale del castrum come, del resto, testimonia la presenza del superstite Arco di Traiano, posto immediatamente all’interno del perimetro fortificato.

A questo abitato murato fa riscontro la parte della città posta fuori le mura, che evidenzia la presenza delle rovine di edifici pubblici orientati analogamente al castrum (teatro) e di altre emergenze di rilievo (complesso detto “I Santi Quaranta”, Arco del Sacramento).

La Benevento romana, costituita dal castrum e dal complesso extra moenia posto in corrispondenza della viabilità che collegava gli attraversamenti dei due fiumi, continua a costituire l’area di frequentazione urbana durante il periodo Altomedievale, quando la città divenne possesso dei Longobardi (c.a 570 d.C.). A questa fase può essere ricondotta la formazione di un nuovo nucleo edilizio che si evidenzia nell’area identificata già in antico come “Piano di Corte”, dove sarebbe sorto il Palatium, residenza dei principi longobardi di Benevento[5]. Su tale area, caratterizzata dalla presenza del monastero di S. Sofia, eretto o comunque in essere al tempo di Arechi II (758-787), converge una nuova viabilità creata in funzione del nuovo centro di gravità cittadino.

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Benevento, l’area occupata dal castrum romano e quella del palatium longobardo.

Trasformazioni più profonde riguardano la fase collocabile tra la fine del secolo IX e gli inizi di quello successivo, quando, in corrispondenza dell’accesso occidentale, si evidenzia la residenza signorile del vescovo[6] che si segnala come un complesso fortificato (castellum) facente capo al palazzo vescovile e comprendente la cattedrale. E’ il periodo in cui si concretizza un notevole ampliamento del perimetro difensivo della città, le cui mura, costeggiando la sponda sinistra del Calore, raggiungono quella destra del Sabato sfruttando la presenza delle antiche rovine romane sparse in tutta l’area e formando un vero e proprio sbarramento tra i due fiumi.

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Benevento, l’area medievale ed il castellum vescovile.

 

Conclusioni

La ricerca condotta riguardante il principale centro urbano del Sannio, conferma quanto già emerso nel caso di analisi simili realizzate in altri contesti, dove è stato possibile evidenziare uno sviluppo degli abitati secondo modelli caratteristici, riconducibili a ben determinati periodi storici. Risaltano così, il primitivo nucleo romano con le sue geometrie, analoghe a quelle di altre realizzazioni coeve, gli adeguamenti conseguenziali al dominio longobardo, e la fase di espansione che individuerà la caratteristica forma urbis di Benevento conservatasi fino ai nostri giorni. I risultati conseguiti autorizzano a ritenere che la metodologia adottata, basata sull’uso della fotografia aerea, consente di realizzare indagini preliminari mirate, a patto di poter disporre di un ampio contesto di riferimento, necessario al fine di una corretta fotointerpretazione.

Note

[1] Raymond Chevallier, Panorama delle Applicazioni della Fotografia Aerea, in “Problemi di Metodo Storico” a cura di Fernand Braudel, Antologia di Saggi dalle Annales E.S.C., Editori Laterza 1982.

[2] Si tratta della veduta realizzata da autore ignoto contenuta nella Raccolta di Immagini del frate Angelo Rocca, della “Beneventum Depinctu” di D.A. Piperno (1643-1673), della veduta prospettica rinvenibile in G.B. Pacichelli (Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1702), della “Pianta del recinto murato della città di Benevento” di autore ignoto (1702) pubblicata da F. Belardelli nel suo saggio sulle mura della città contenuto in Storia dell’Urbanistica Campania/IV (1997), della pianta della pontificia città di Benevento di L. Pizzella (1763), di quella di S. Casselli (1781) e della mappa catastale di L. Mazarini (1823).

[3] La centralità del luogo è testimoniata ancora nella seconda metà del Settecento quando, all’incrocio di questi due antichi assi stradali, sorgeva il Palazzo Pubblico cittadino. Pianta di L. Pizzella (1763).

[4] La presenza della “Porta Rufina antica” si evidenzia nella pianta del Pizzella (1763), dove compare a ridosso dell’accesso omonimo del periodo, sull’allineamento delle mura del castrum romano ed in corrispondenza della viabilità pertinente. Una testimonianza della presenza della porta Somma si rinvine ancora nella mappa catastale di L. Mazarini (1823) dove, in prossimità del Largo di S. Sofia, compare il Vico Porta Somma.

[5] Come tale si identifica nella pianta di L. Pizzella (1763).

[6] L’arco romano noto come “Arco del Sacramento” costituisce una delle porte del castellum vescovile.

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