Il convento domenicano di Santa Maria della Consolazione di Zagarise

Sigillo dell’università di Zagarise.

“Zagarisi terra picciola, ma dotata d’ogni cosa necessaria al vitto humano, piacevole, e dilettosa”.[i]

 

L’erezione del convento domenicano

Costanza d’Avalos ebbe nel 1500 da re Federico, suo cognato, la contea di Belcastro con Cropani e Zagarise; quattro anni dopo seguì la conferma del re Cattolico. La contessa morì nel 1541.[ii] Si deve alla D’Avalos l’erezione in Zagarise del convento dei Domenicani sotto il titolo di Santa Maria della Consolazione.

Secondo quanto è scritto in una relazione della metà del Seicento, il convento, in diocesi di Catanzaro, fu fondato nel 1521 per interessamento della contessa, la quale ottenne dai canonici di San Giovanni in Laterano, proprietari della chiesa, che essa fosse data all’università di Zagarise ed alla contessa. Poi la chiesa passò da questi ai Domenicani. Il tutto è documentato dal breve dell’anno seguente diretto dal vescovo di Marzio e dal vescovo Tuscolano Alessandro Farnese, cardinale e arciprete di San Giovanni in Laterano, al Padre Fra’ Giovanni Leto della Provincia di Calabria dell’ordine dei Predicatori.[iii]

Ben presto i frati entrarono in lite con il clero locale. Con un breve in data 10 giugno 1570 il papa Pio V incaricava il vicario del capitolo di Crotone, chiesa mancante di vescovo per morte di Sebastiano Minturno, di informarsi sulla lite, che verteva su numerosi beni.[iv]

Alla fine del Cinquecento secondo il vescovo di Catanzaro Nicola Degli Orazi nel convento ci sono “fere” quattro sacerdoti e la congregazione del SS.mo Rosario.[v]

Zagarise evidenziata nella carta delle provincie continentali dell’ex Regno di Napoli, realizzata nel periodo tra gli anni 1821-1824. Particolare della Sez-12-Col-IX.

 

Il convento alla metà del Seicento

Ubbidendo alla Bolla di papa Innocenzo X del 27 dicembre 1649, i frati predicatori il 9 marzo 1650 inviarono la relazione sullo stato del convento. Allora vi abitavano sei sacerdoti (Vincenzo Infusino della Grotteria, Francesco Paterno della Grotteria, Silvestro Lupuleo, Giacinto Venere di Mesoraca, Carolo d’Arena della Grotteria e Agostino Gentile di Zagarise), due conversi (Pietro Lierisano di Placanica e Tomaso Nesci di Soriano) un terziario (Domenico Garcea di Zagarise), un oblato (Paolo Carpampano) e un famulo.

La chiesa, dedicata a Santa Maria della Consolazione, era “capacissima et ornat(issi)ma di bellissime Cappelle dell’una parte et dell’altra”. Attaccato c’era il convento, di forma quadrata con due dormitori per dodici camere, “con tutte l’officine necessarie”; un altro dormitorio era in costruzione. Il convento, attorniato da orti e giardini, era distante sei passi dall’abitato, che era senza mura.

Secondo la relazione firmata dal priore Vincenzo Infusino e dai frati Silvestro Lupuleo e Giacinto Venere, le entrate eguagliavano le uscite. I frati infatti stimavano la rendita annua in 642 scudi a fronte di 635 di spesa. La maggior parte degli introiti proveniva da prestiti in denaro e da censi enfiteutici (scudi 400, 62%), seguiva l’affitto a semina in grano bianco e germano ed a pascolo ed erbaggio in denaro dei numerosi fondi (scudi 205, 32%), poi l’affitto della spezieria del convento (scudi 30, 5%) ed infine, il sale fornito dal fondaco (scudi 7, 1%).

Gli esiti, ammontanti a 635 scudi, riguardavano per la maggior parte (80%) il mantenimento dei frati (vitto scudi 360), (vestiario scudi 97), (scarpe, calzette e pianelle scudi 40) (medici e barbiere scudi 10) per un totale di scudi 507. Vi erano poi le spese per completare e riparare l’edificio (scudi 50 l’anno, 8%). Le spese per il culto (olio, cera ecc. scudi 15, 2%). I rimanenti 63 scudi (10%) erano suddivisi tra collette (del Provinciale, del capitolo Provinciale, per il Capitolo generale, al convento di Catanzaro, ecc.), per censi passivi, per alloggio di ospiti, per mantenere un “giumento” e per bisogni vari.[vi]

Il 15 ottobre 1652 Innocenzo X emanava la Costituzione sulla estinzione e soppressione dei piccoli conventi con meno di sei soggetti o con rendite insufficienti. La Costituzione innocenziana non colpiva il convento di Zagarise, che procederà incolume fino alla Cassa Sacra.

Il terremoto del 1783 non causò gravi danni al convento e all’abitato. Allora nel convento vi erano quattro frati.[vii] Dopo il terremoto del 1783 i frati dovettero lasciare l’edificio ed i beni furono gestiti dalla Cassa Sacra. Dalla “Lista di Carico” compilata nel 1790,[viii] possiamo farci un’idea dei numerosi fondi e rendite dei quali era dotato all’atto della abolizione.

Le Entrate erano costituite da una cinquantina di Fondi rustici, che davano a seconda dell’affitto in pascolo, erbaggio o in semina, denaro o grano e germano, da una quarantina di censi enfiteutici e da più di una ventina di censi bollari. Il tutto era stimato per un introito annuo di circa 463 ducati, a fronte di un’uscita di circa 40 ducati, non essendoci più le spese di mantenimento dei frati. Alle entrate andavano aggiunti poi i tomoli di grano bianco, di germano e di germanella ed i frutti delle numerose piante esistenti negli orti e nei fondi, che a secondo della natura e dei contratti potevano essere inclusi (“compreso il frutto degli alberi”) o esclusi (“escluso il frutto degli alberi, che precedente apprezzo si deve vendere in tempo opportuno per conto della C.S.”) o spartiti in parte con l’affittuario come nel caso del fondo “Volpe”.[ix]

Rendita in denaro

Da Fondi

I fondi affittati a pascolo o ad orto e quindi con pagamento annuo in denaro erano 29: Orto del Convento (duc. 9), Orto di Decio (duc. 3), Orto di Melicuccia (duc 2 gr. 50), Orto di Munda (duc. 2 gr. 10), Giardinello Melito e Perruccio (duc. 16), Calamizano e Macchia (duc. 12 gr. 60), Rotellone (duc. 9), Candila (duc. 4 gr. 20), Melito Grande (duc. 37 gr. 33 cav. 4), Pranchi (duc. 4 gr. 60), Tre Arie (duc. 3), M.o Minico (gr. 60), Misovro Soprano (duc. 3), Volpe (duc. 8), Misovro Sottano (duc. 4), Mandriglie (duc. 1 gr.20), Carrozzino (duc. 83 gr. 33 cav. 4), Mastrio (duc. 44), Medina (duc. 17), Filippello (duc. 7 gr. 75 cav. 4), Scarola (duc. 17 gr. 50), Orticello, Pantana (duc. 60), Crigna di Asino, Lucito (duc. 16), Agostino Grasso (duc. 5), Lucitello di Scoffola, Lucitello di Mangone, Lucitello di Donnemme.

La rendita annua ammontava a duc. 359, grana 72 e cavalli 2. I 29 fondi misuravano tomolate 768 e mezza, di queste solo 309 (40%) erano adatte alla semina per due anni e gli altri tre a pascolo, 421 (55%) erano adatte solo ad erbaggio o erano scoscese, selvose e sterili. Le rimanenti 38 tomolate (5%) erano a vigna (Mastro e Medina) e castagneto (Lucitello di Mangone e Lucitello di Donnemme). I fondi a pascolo erano affittati con pagamento annuo in denaro all’otto di settembre.

I cinque orti (del Convento, di Decio, di Melicuccia, Orticello e di Munda) avevano una estensione complessiva di circa tomolate quattro e mezza ed erano affittati ad uso di giardino e di orto con contratti annui a partire da novembre con pagamento in denaro alla fine di ottobre di ogni anno per una rendita annua di ducati 16 e grana 60. Essi rappresentavano circa il 5% dell’entrata proveniente da fondi. Mentre i primi quattro erano affittati per un triennio, l’orto di Munda era affittato per 29 anni. Tra le piante predominavano i gelsi neri (45), seguivano i fichi (24) e gli ulivi (16), poi i pruni e gli agromoli (13), le querce (6), i ciliegi (6), meli (4), peri (2), un noce, quattro spalliere di viti, un “pergoteco d’uva” e diverse piante di fichi d’india.

Da Case

Il convento possedeva solo una casa, che affittava per un canone annuo di un ducato e grana ottanta. I frati preferivano non gestire direttamente ma dare in enfiteusi le case ed i stabili, che provenivano da lasciti e donazioni.

Da censi enfiteutici

I censi erano 43 per un totale annuo di ducati 48 e grana 69. Essi erano infissi su case (12), orti (4), vigne (12), chiuse (3), pezzi di terra (5), stabili (6) e castagneto (1). Tranne due, gli altri davano una rendita inferiore a due ducati annui. Si trattava di lasciti e donazioni pervenuti al convento e dai frati concessi ad abitanti del luogo.

Da censi bollari

I censi bollari erano 24, dei quali 14 concessi a abitanti di Zagarise e 9 a “naturali” di Sersale ed 1 ad un nobile. La rendita annua era di ducati 35 e grana 8 (ducati 15 e grana 3 da Zagarise e ducati 7 e grana 9 da Sersale e dal nobile ducati 12 e grana 60).

Il capitale che il convento aveva impiegato in prestiti assommava a ducati 706, dei quali 265 ad abitanti di Zagarise, ducati 66 ad abitanti di Sersale e ducati 315 ad un nobile di Soveria. I prestiti variavano da ducati 5 al massimo di ducati 30, tranne uno di ducati 315, al tasso di favore del 4%, che doveva pagare D. Valeriano Asturini di Cicala per Sebastiano Sgambiglia di Soveria. In genere il tasso che i frati applicavano era intorno al 6%. Il pagamento dei censi enfiteutici e di quelli bollari avveniva nel mese di agosto di ciascun anno.

Rendita in genere

Da Fondi in grano bianco alla taglia

Nella maggior parte i fondi sono affittati a semina per un biennio e per tre anni ad uso pascolo. Quelli che si trovavano affittati a semina con pagamento in tomoli di grano bianco al raccolto erano dieci: Serricelle e Serriccie, Cipi, Mezzo Serrone, Cuda, Rovello, Andreone, Orlando, Melessaro, Chiusa di Andrea Elia e Pungeca. Complessivamente i fondi misuravano 493 tomolate, ma solo 84 tomolate (17%) erano adatte alla semina di grano bianco o germano, le rimanenti erano sterili o boscose. Davano una rendita annua di 37 tomoli di grano bianco.

Da Fondi in germanella

Il fondo Cuda era dell’estensione di 90 tomolate, ma solo 16 erano adatte a semina, le altre erano boscose e sterili. Vi erano anche degli alberi di ulivo e di “sovero”. Affittato per tre anni arrecava una rendita di un tomolo e mezzo di grano bianco ed altrettanto di germanella.

Da Fondi in germano

I tre fondi Greco Sottano, Fratta e Piano di San Domenico, ossia della Cruciata, per la loro posizione geografica erano in parte adatti alla semina di grano germano ed in parte composti da terreni petrosi, scoscesi e sterili. Misuravano complessivamente 74 tomolate, ma solo su un terzo era adatto alla semina. Il loro affitto variava dai tre ai cinque anni e rendevano 10 tomoli annui. L’affitto a semina iniziava a settembre con pagamento alla raccolta.

Fondi in Demanio

I quattro fondi Alberina, Greco Soprano, S. Domenica e Mabro non erano affittati e da questi non si percepiva nulla. Trattasi per la maggior parte di terreni sterili, scoscesi e alpestri. Nel fondo Alberina vi era una calcara ed in Mabro un castagneto.

Animali

Il convento possedeva anche 31 Capre, che di solito erano date in affitto (duc. 6 e grana 20)

Situazione economica del convento gestito dalla Cassa Sacra

Rendita ducati 463.20.8/ Pesi 40.68.6/ Avanzi 422.52.2

Elenco delle piante esistenti nei fondi del convento

Querce: Pungeca (6) Agostino Grasso (26), Orto di Decio (6), Filippello (13), Scarola (9), Pantana (56), Lucito Grande (77), Giardinello (1), Melito e Perruccio (72), Calamizzano (170), Candila (53), M.ro Minico (1), Melito Grande (20), Volpone (22), Mastrio (35), Medina (54), per un totale di 621.

Castagni: Mastrio (14), Medina (40), Scarola (10), Pantana (68), Lucitello (62), Lucito Grande (130), Mabro (107 piante), Lucito di Mangone (60), Lucito di Donnemme (26) per un totale di 517 piante.

Fichi: Filippello (7), Scarola (45), Pantana (42), Orto e Orticello (18), Orto di Decio (1), Orto di Melicuccia (5), Mastrio (120), Medina (18) per un totale di 270.

Gelsi neri: Orto e Orticello (18), Orto di Decio (11), Orto di Meliccuccia (8), Orto di Munda (8), Filippello (3), Scarola (8), Pantana (52), Melito e Perruccio (71), Candila (1), M.ro Minoco (1), Mastrio (43), Medina (20), Scarola (16) per un totale di 260.

Ulivi: Volpone (31), Melissaro (34), Mastrio (16), Medina (14), Filippello (28), Scarola (2), Pantana (48), Agosino Grasso (10), Orto e Orticello (15) Orto di Decio (1) per un totale di 199.

Peri: Melito e perruccio (1), Calanizzano (22), Volpone (3) Carozzino (3), Mastrio (5), Medina (6), Agostino Grasso (4), Filippello (5), Scarola (2), Pantana (5), Orto di Decio (2) per un totale di 58.

Ciliegi (Cirieggi): Filippello (5), Scarola (5), Pantana (19), Lucito Grande (3), Orto e Orticello (2), Orto di Melicuccia (2), Orto di Munda (2), Mastrio (5), Medina (10) per un totale di 53.

Pomi (pomi di Està, Poma Amare, Meli d’inverno): Scarola (26), Pantana (4), Mastrio (16), Medina (2) per un totale di 48.

Pruni: Mastrio (2) Medina (4), Filippello (4), Scarola (14), Pantana (1), Orto e Orticello (13) per un totale di 38.

Sorbi: Mabro (4), Agostino Grasso (1) Filippello (1), Scarola (1), Pantana (6), Lucito Grande (5), Melito e Perruccio (1), Candila (1), Mastrio (6)Medina (8) per un totale di 34.

Noci: Orto di Decio (1), Filippello (1), Scarola (2), Pantana (4), Mastrio (4) Medina (9) per un totale di 21.

Gelsi Bianchi: Filippello (2), Scarola (1), Pantana (2), Mastrio (3) per un totale di 8.

Agromoli: Scarola (7)

Amarena: Mastrio (1), Pantana (2) per un totale di 3.

Mandorlo (amendola): Medina (1).

Melograno (granato): Pantana (1).

Pesco (persico): Orto di Melicuccia (1).

Viti: Orto e Orticello, Mastrio, Medina.

Molti Piedi di Ticine (ontano) alberi che non producono frutto (Carozzino).

Fichi d’india (orto e Orticello).

Querce piccole ossia bisciglie: Filippello (15).

Durante il Decennio francese il convento sarà soppresso definitivamente con decreto del 7 agosto 1809.[x]

Il paesaggio costiero visto dai dintorni di Zagarise (CZ).

Il paesaggio

Il territorio dove sono situati i beni appartenenti al convento domenicano è tipico della Presila ionica. Esso si sviluppa dal piano collinare verso la marina alle cime boscose della Sila. I numerosi valloni di Brigliaturo, di Scillotraco, di Perito e di Castoro caratterizzano il suo paesaggio, che è solcato dai torrenti Erbarolo, Lucito, Fratta, Barbaro, Acarri e Manno. Non mancano le fosse (di Gregorio, di Urica) e molte terre sono per la maggior parte alpestri, boscose, cretose, pietrose e sterili.

Parte sono “soggette al comune”, cioè in esse tutti i cittadini di Zagarise hanno il diritto di pascolo. I fondi sui quali vige questo diritto sono Misorvo soprano e sottano, Mandriglie, Carozzino, Cipi, Mezzoserrone, Cuda, Rovello, Andreone, Orlando, Melissaro, Fratta, Piano di San Domenico, Greco Soprano, S. Domenica, Mabro e Pachi; in quest’ultima oltre al diritto di pascolo, poiché vi sono molte querce, i cittadini possono raccoglierne il frutto.

Pochi sono i pianori dove la semina biennale si alterna al pascolo triennale; in molti terreni è possibile solo l’erbaggio. Presso l’abitato ci sono gli orti e le chiuse. Essi sono situati vicino al Piano della Chiesa di San Domenico, alle fabbriche del convento e della chiesa dei domenicani, al Piano del Palazzo Baronale, al casaleno di Rosario di Leonardo, dietro la chiesa di Santa Caterina ecc..

Oltre agli orti dei Domenicani c’è “Il Mondezzaro” della chiesa collegiata e quelli della cappella di San Pancrazio, di Domenicantonio Cristiano, di Giuseppe Scarpino, di Domenico e Antonio Schipani, di Vincenzo Gallello, di Giovanni Scorza nelle Grotte di Muio, di Cassandra Perrone ecc.

Estesa è la coltivazione della vite. Vigne sono segnalate in località Mastrio e Medina (Vigna di Pietro Paolotto, vigna detta Malacise o Malagrise di Giovanni Girolamo di Leonardo), a Scarola (Vigna detta Butundo di Pietro Verrino, del canonico Gagliardo), Soverito (Vincenzo Guerra, Francesco Tulello), Scillina (Leonardo Tallarico, Pancrazio Schipani), Lucitello di Scoppola (Ottavio Elia), Agostino Grasso (canonico Pollinzi), Pantane (Benigno Dragone), Munda (Nicola Puperi), Triscine (Raimondo Mazza), Orlando (Santo Mazza), dietro la chiesa di Santa Caterina, (Cassandra Perrone), Crifoglio dietro le mura del convento (Caterina Schipani) ecc.

La presenza di folti boschi, di molti alberi di quercia e di gelso denota un intenso allevamento di ovini, di maiali e di bachi da seta. Nella parte collinare è ben presente la coltivazione dell’ulivo e della vite. Verso monte vi è un esteso castagneto. Molti sono gli alberi da frutto; oltre ai fichi, predominano i peri, i ciliegi, i pomi ed i pruni e non mancano i sorbi, i noci, gli “agromoli” ecc.

Il paesaggio presso Zagarise (CZ).

Ecclesiastici, nobili e benestanti

La chiesa con le sue molteplici articolazioni mantiene alla fine del Settecento un posto predominante nel possesso della terra in territorio di Zagarise. Tra i luoghi pii di Zagarise oltre ai Domenicani, ci sono anche i fondi della chiesa collegiata di Zagarise dedicata a Santa Maria Assunta (“Terraria”, “Cariglietto”, “Tre Arie”, “La Fossa di Gregorio”, “Cugno Petruso”, “Pezzetti di S. Francesco”,” Invidia”, ecc.), della cappella del SS.mo Sacramento (“Fariano”, “La Petrizia”, “Branche”, “Lucito”) e della cappella del Rosario (“Terre della Pungica”, “Brundello”).

Sempre in territorio di Zagarise hanno proprietà anche la Mensa vescovile di Catanzaro (“S. Pietro”, “Mortelletto”, “Campanaro”), il monastero dell’Annunziata di Taverna (“Trulli”), il monastero di San Lorenzo di Cropani (“Melissaro”) ed i benefici di S. Tommaso d’Aquino (“Aria”) e di S. Giuseppe (“Il Barone”).

Accanto alla proprietà ecclesiastica vi è quella di alcuni nobili e benestanti di Catanzaro: D. Francesco Munizio (“Petruso”), D. Ignazio Alfieri (“Aragazzi”); di Taverna: D. Gregorio Stocco (“Mondile”), D. Giuseppe La Rosa (“Castoro”), Girolamo Veraldi (“Prito”); di Carpanzano: D. Lorenzo Anania (“La Cruciata”, “Tre Arie”) e di altri: D.a Cassandra Perrone (“Mezzo Serrone”, “Vertola”), Vittoria Elia (“Mezzo Serrone”), D. Ottavio Gentile (“Fornace”), D. Giovanni Monizio (“Razzona”), Eredi di Paolo Guerra (“Lombardo”), Tomaso Catanzaro (“Il Boja”),Francesco Mandile (“Silofea”), D.a Lucrezia Lucà (“Stimpata”), D. Gaetano Lucà (“Mandriglie”), D. Domenico Opiparo (“Cortalese”), ecc.

Feudo, chiesa e nobiltà detengono quasi tutti i fondi che compongono il territorio di Zagarise, agli abitanti rimangono alcune vigne e le case, per lo più gravate da censi, ed i diritti sulle terre comuni.

Portale della chiesa del convento di San Domenico a Zagarise (CZ).

Descrizione del convento nei documenti della Cassa Sacra

“Fabbriche, ed edifizi del Convento di S. Domenico

Allo stesso si entra per una porta chiamata di Battere, che quantunque sia con mascatura, e braccio di ferro, pure ha bisogno di riparo. Per la medesima porta si entra al chiostro di detto Convento, il quale è situato in quadro, e composto di ventidue archi all’intorno, e con una gisterna dà conservar acqua piovana.

Dalli lati di detto chiostro per due porte, una sita alla parte di Tramontana si entra al Refettorio antico, oggi ridotto in magazeno per uso della Cassa Sacra, e parimente si entra accanto d.o refettorio in un altro basso dove era il forno, e da ivi scendendo per una scala sotterranea si va in un basso, da cui si entra al Cellaro, dove esistono tre botti vecchie, ed inservibili. Dall’altra porta sita alla parte di occidente si va in un basso dove esiste la pagliera con porta e vi è una finestra tutta aperta, e senza cancella e bisogna accomodarsi per stare riparare il Convento, e specialmente per non poter entrare gente a cagionare danno al magazeno e alla camera dove sta riposto l’olio.

Accanto detta pagliera esiste la stalla vecchia, e senza porta, ed una Cancella di Legno, che ha bisogno di accomodo. E scendendo da detta Stalla più abbasso si entra per una porta di tavole in tre vuoti di magazeno, uno appresso all’altro con due porte framezze anche di tavola.

Dal sopra detto descritto chiostro per una scaletta di fabbrica si al primo dormitorio di detto convento dove esistono nove stanze, otto colle respettive finestre, e porte, e l’ultima è senza porta dove esistono li luoghi Comuni, ed in una di dette stanze, e propriamente in quella che sta situata a man sinistra della scala per cui si saglie al quarto superiore vi è riposto l’olio della Cassa Sacra, la di cui chiave sta presso il passato Regio Procuratore, ed in un altro braccio sito in piano, e detto dormitorio, e dalla parte di occidente, si va in due stanze, una delle quali era refettorio, e l’altra Cucina così ultimamente situata da quei Padri.

In detto descritto dormitorio vi esiste una scala di fabbrica per cui si sale un quarto superiore, che sta attaccato alla chiesa e nello stesso vi esistono sei camere colle respettive porte, e finestre senza mascature, e nelle medesime nellintempiate vi mancano le tavole, e da detto quarto superiore, il quale ha bisogno di riparo, si va a due loggie coperte, le quali anco anno bisogno di accomodo.

Detto convento quasi da pertutto ha bisogno di ripari ne’ ciaramidi, mentre oltre di essere in molte parti cadenti, pure in dette coperture vi sono de’ canali rotti, per cui cascando l’acqua piovana di dentro viene ad infracidire il legname, e specialmente deve ripararsi la copertura delle camere superiori al magazeno, mentre da quelle casca l’acqua e vengono a patire i generi in quello riposti, ed anche con specialità a bisogno di rifazione il pontone del convento della parte d’occidente, che sta in pericolo di cadere, e così precipitarsi maggior parte del convento istesso.

Fabbriche, ed edifizi della chiesa di S. Domenico

E composta di una sola nave, e si entra in quella per una porta grande, che ha bisogno di accomodo avanti di qual porta vi sta un paramento di legname dalla parte di dentro; nella medesima a fondo vi sta l’altare maggiore e dietro il med.o il coro di legname, e sopra detto coro un’orchesta anche di legname depinta col suo organo.

Alla parte destra quando si entra in detta chiesa vi sono tre altari, il primo di S. Pietro Martire e S. Catarina anche depinta su la tela, il secondo della Vergine SS.ma del Carmine sulla tela, ed il terzo di S. Domenico della stessa maniera. Alla parte sinistra vi esistono anche altri tre altari, il primo di S. Maria degli Angioli. Il secondo del nome di Gesù, ed il terzo del SS.mo Rosario tutti e tre quadri respettivamente dipinti sulla tela. Vi esiste nella stessa un’acquasantaro di marmo con un cerchio, e tre piedi di ferro, che lo sostengono, ed una sagrestia con alcuni stipi di tavola voti ed un campanello piccolo sopra la porta della medesima in detta Chiesa vi è attaccato il campanile in cui esistono due campane una grande, ed una piccola; e nella medesima chiesa vi vogliono molti ripari tanto nell’intempiata di tavole che nella copertura de ceramidi per non entrarci acqua che nelle finestre, dove in porzione mancano li vetri.

Della Congregazione del SS.mo Rosario

La stessa viene attaccata con detto Convento, consiste in una picciola nave, dove si entra per una porta di legno con mascatura e vi esiste in quella un solo altare di legno indorato, in cui in una nicchia vi è la statua della Vergine SS.ma con un vestimento di molla turchina, esistendo avanti detta statua la vetrata, ed un panno di molla, che la copra. Accanto a detto altare vi esistono due stipi di legno d’abete, ed attorno detta Congregazione vi sono gli sedili di legno, anche di tavola d’abete, e nella medesima vi è bisogno di molti ripari nell’intempiata.

Convento di S. Domenico

Orto del Convento

Continenza di terra nobile in territorio di Zagarise dell’estensione di tomolate due atte ad uso di giardino. Vi esistono diciasette alberi di fichi di stato, e decadenza, diciotto alberi di gelsi neri, e dodici piante di pruni e di agromoli. Tre piedi di mela, quindici alberi di ulivi, e diverse piante di fichi d’india, e viti spalliere quattro, e cirieggi numero due di decadenza. É circondato da muri di fabbrica, ed in picciola parte di pietre secche. Confina da tramontana colle fabbriche del convento, e della chiesa, e da oriente con altro orto di questo luogo pio, da mezzogiorno con uno stabile dello stesso convento appellato l’Alberina intercendendovi una strada pubblica, ed a oriente una strada pubblica.

Orto, e orticello attaccato

Gelsi neri numero diciotto, dodici di stato, e sei di decadenza. Fichi numero dieci otto, quattro di aumento, cinque di decadenza, e nove di stato, prugni numero tredici di aumento, olivi numero quindici, quattro di decadenza e l’altre di aumento. Poma numero tre; cirieggi numero due, e l’uni e l’altri di decadenza Spalliere di viti quattro. Alcuni piedi di fichi d’india. ASCz. Cassa sacra Lista di Carico. Zagarise. vol. 50 ff. 578-582.

Affresco della chiesa del convento di San Domenico a Zagarise (CZ).

“Copia dell’atto, descrizione, misura e suggellamento de’ quadri de luoghi pii di Cropani, Belcastro e Zagarise.

Zagarise.

Adi die nove Giugno mille settecento ottanta quattro nella Terra di Zagarise.

Certifico col mio giuram.to io qui sottoscritto Canc.re di q.a Terra qualm.e conferitosi qui oggi D. Rafaele Manzi Cadetto del Battaglione Real Ferdinando, ed assistente à D. Giuseppe M.a Gaudiosi Uff.le, principalmente commissionato in questo paraggio per l’abolizione e soppressione de Luoghi Pii, e nell’abbolito Conventino Domenicano e specialmente nella chiesa di esso ha proceduto alla misura e suggilamento dei Quadri in esso esistenti.

Nel primo altare à man dritta sotto il titolo del SS.mo Rosario, in quadro dipinto in oglio in tela, rappresentante la Madonna SS.ma sotto lo stesso titolo, si è trovato dell’altezza palmi dodeci e mezzo, e della larghezza pal. Otto, ed un terzo, coll’Iscrizzione= Michelangelus Napparus ping. 1601. Nel Secondo vi è il quadro della Circoncisione di Giesù Cristo, dell’altezza pal. Dodeci e mezzo, larghezza pal. Otto, ed un terzo, dipinto, anche in tela in oglio senza iscrizzione. Nel Terzo il quadro similmente dipinto in tela rappresentante la figura della Madonna dell’Angioli, altezza palmi dodeci, e mezzo e palmi otto ed un terzo di larghezza senza iscrizzione. Nel Quarto a man sinistra il quadro di S. Domenico di altezza palmi dodeci meno un terzo e larghezza palmi otto, senza iscrizzione, consimilmente dipinto in oglio sopra la tela. Nel Quinto il Quadro della SS.ma Vergine del Carmine consimilm.te dipinto, in cui vi è l’Iscrizzione seg.te Joanne de Simone pingente= e si è trovato dell’altezza palmi nove e larghezza palm. Sette ed un terzo. Nel Sesto vi è il Quadro di S. Pietro martire dell’altezza pal. Diece meno un terzo, e della larghezza pal. Sette e mezzo, consimil.te dipinto sopra tela in oglio, ed in piè è la seguente iscrizzione = Beatrix Politi F.F. P. sua divozione 1652. Sopra il Coro appeso a un muro vi è il quadro di S. Tomaso di Aquino dipinto consimil.te sopra tela in oglio dell’altezza palmi nove ed un terzo e larghezza pal. Sei e mezzo e due oncie senza iscrizzione. Quali Quadri dopo essersino stati misurati col passetto Napolitano, l’uno dopo l’altro dal sud.o Cadetto assistente, sono stati sugellati, con impronto in cera spagna, e se bene in d.a Chiesa vi siano ancora appesi ne respettivi muri di essa altri piccoli quadri nel num.o di nove, rappresentanti diverse figure, per essere vecchi e di puoco momento, non si è stimato descriverli minutam.te, misurarli e suggelarli. E tutti li quadri di sopra numerati ed annotati, inclusi anche d.i nove quadretti senza innovarsi cosa alcuna, rapporto alla consegna di essi altra volta fatta al Benestante Giuseppe Faragò, rimasero similn.te consegnati allo stesso. Quindi in fede del vero ne ho formato il presente sotto la mia propria mano e per maggior legalità autorizato col solito universal sugello di questo luogo ed a fede.

Pasquale Arcip.te Podia fui presente

Antonio Schipano Luog.te fui presente

Giuseppe Franco Sindaco fui presente

Giuseppe Faragò fui presente

Raffaele Manzi Assistente

Pietro Faragò canc.re certifico come sopra.”

ASCz. Fondo Cassa Sacra. Ripartimento di Zagarise. Copia dell’atto, descrizione, misura e suggellamento de’ quadri de luoghi pii di Cropani, Belcastro e Zagarise. Vol. XXI, ff. 8v-9.

Affresco della chiesa del convento di San Domenico a Zagarise (CZ).

Affresco della chiesa del convento di San Domenico a Zagarise (CZ).

Affresco della chiesa del convento di San Domenico a Zagarise (CZ).

Note

[i] Nola Molise G.B., Cronica dell’Antichissima, e Nobilissima Città di Crotone e della Magna Grecia, Napoli 1649, p. 84.

[ii] Alla morte di Costanza D’Avalos il feudo di Zagarise passò al nipote Alfonso D’Avalos, il quale lo vendette nel 1542 al duca di Montalto Ferrante D’Aragona. Le rendite feudali di Zagarise erano costituite dalla Mastrodattia, dalla Bagliva, dal corso seu tenimento di Cariolace, da Censi e rendite e dall’affitto del tenimento di Borda, ASN. RCS. Relevi B. 348, Relevio dello Ill. S.r q. dono Ant.o de Aragonia duca di Montalto, f. 5v e sgg.

[iii] ASV. Relazione dei conventi domenicani della Prov. Di Calabria, 1650, ff. 623-625. Congr. super Statu Regul. 1650. Prov. Calabriae.

[iv] 10 giugno 1570. “Vicario Capitolari ecclesiae Crotonen., sede episcopali vacante, committitur cognitio litis et causae vertentium inter Priorem et fratres domus sive conventus S. Mariae de Consolatione, O.P., terrae Zagarisii, Cathacen., dioc., et clerum ac presbyteros saeculares dictae terrae, super recuperatione, conservatione et restitutione omnium et singulorum bonorum, domorum viridariorum, terrarum aliorumque fructum”, Russo F., Regesto, 22249.

[v] “Oppidum Zagarisii abest Cathanzario passuum decem millia, Domino Bellicastri subiectum, animas continet 1660. Templum Parochiale est collegiatum, habetque tres Dignitates, Archipresbyterum, Cantorem et Thesaurarium, novem praeterea alios presbyteros qui omnes curam habent animarum, inserviunt per hebdomadam, recitant Capitulares divina officia in choro, et sacrum solemne faciunt. Numerantur in eodemTemplo Altaria multa Juris Patronatus laicorum cum sacrorum onere quae ita divisa sunt, ut plura in eo quotidie peragantur. Est etiam Domus Hospitalis ad peregrinos transeuntes excipiendos, sub invocatione Annuntiatae Virginis. In hoc oppido duo visuntur Mendicantium cenobia, alterum ordinis S. Dominici, in quo habent fere quatuor sacerdotes, est societas Rosarii, alterum vero S. Francisci tertii Ordinis, in quo tres tantum versantur fratres, nondum enim absolutum.” 15 giugno 1592. Relatio status ecclesiae Cathacen., facta a Nicolao de Horatiis, in De Girolamo A., Catanzaro e la riforma tridentina, Ed. Parallelo 38, 1975, p. 206.

[vi] Relatione del Convento di S.ta M.a della Consolatione dell’ord.ne di Predicatori situato nella terra di Zagarise Diocesi della Città di Catanzaro Calabria Ultra nel Regno di Napoli in Conformità della Bolla di S.a S. Innocentio X sotto li 27 di xbre 1649. Il d.o Convento fu eretto l’anno 1521 à richiesta di Donna Costanza d’Avolos Aquino duchessa di Francavilla e Padrona della sopradetta terra e perche la Chiesa di d.o Monasterio era delli Canonici di S. Gio. Laterano li quali la diedero all’Università et alla Padrona della terra et unitamente poi alla Religione com’appare per breve delli 1522 dà Mons.r Vescovo di Marzio et dell’Emin.mo Vescovo Tusculano Alexandro Farnese Card.le et Arcipreite di S. Gio. Laterano diretto al P.re frà Giovanni Leto della Prov.a di Calabria dell’ord.ne di Predicatori. La Chiesa ha il titulo di S.ta M.a della Consolatione capacissima et ornat.ma di Bellissime Cappelle dell’una parte et dell’altra. Il Monasterio è in forma quadra attachato con la Chiesa distante dell’habitato da sei passi essendo la terra aperta senza muraglia. Ha dui Dormitorii nelli quali vi sono dodeci Cammere de frati con tutte l’officine necessarie. Vi è un altro Dormitorio di già coperto ne vi manchano se non le sparteture delle cammere che in sei anni si potrà finire. Nel pred.to conv.to non si trova assegnato numero de frati che costi per scrittura ma vi sogliono stare dodeci frati cioè cinque sacerdoti quatro clerici studenti e dui fratelli laici; al presente non vi sono studenti per la penuria che vi hà la provincia ma vi sono l’infratti Padri e frati vd sei sacerdoti cioè il P.re fra Vincenzo Infusino della GrotteriaLett.e e Priore al presente del Conv.to. frà fran.co Paterno della Grotteria sottopriore. fra silvestro Lupuleo lett.re fra Giacinto Venere di Musuraca lett.re fra Carolo d’Arena della Grotteria lett.re fra Agostino Gentile di Zagarese sacerd.te fra Pietro Lierisano di Placanica fratello converso fra Tomaso Nesci di Soriano converso fra Domenico Garcea di Zagarese tertiario Paolo Carpampano oblato claustrale et un famulo. Il d.o Monasterio esige ogn’anno di Censi Bullali scudi quattrocento – 400. Di più tiene una possessione alborata con vigne dalla quale ne percipe d’affitto anno quolibet scudi venti -20. Possiede un’altra possessione consistente in vigne et altr’albori dalla quale ne percipe d’affitto annui scudi quindeci-15. Item possiede un giardino di celsi dal quale ne percipe ogn’anno dedutte le spese scudi cento cinquanta-150. Possiede di più terre aratorie in più parti delli quali ne può percipere un anno per l’altro tumola vinti di grano tra bianco e germano che si calculano scudi vinti-20. Item tiene nel convento una spetiaria dalla quale ne percipe d’affitto scudi trenta-30. Riceve dal fondaco del sale un cantaro che si calcula scudi sette-7. Elemosine manuali non riceve niente ma le messe quando ne fossero si pagano un carlino l’una di Regno.All’incontro. D.o Monasterio ha peso d’una messa cantata il giorno per l’anima delli fondatori. Item quattro messe sette il giorno quali sin’adesso tutte sono sodisfatte. Item pagha di censi passivi scudi nove ogn’anno-9. Item al Convento di Catanzaro scudi deceotto l’anno-18. Item pagha per la colletta del Provinciale e Compagni del p.re Rev.mo P.reProcuratore dell’ord.ne et altre necessità scudi quatro e mezzo -4-2-10. Ogni due anni per la Colletta del Capitolo Provinciale scudi quatro-4. Ogni tre anni per il Capitolo Generale scudi tre più o meno secondo la distanza del luogho ove si celebra-3. Per la sagristia o sacri suppellettili come oglio cere et altre necessità scudi quindeci-15. Item ha spesa ordinaria di vitto comprendendo il grano vino et altre cose raccolte ne beni del monasterio à raggione di scudi trenta per ciascheduna bocca che non più se ne spende per la fertilità del Paese scudi trecento sessanta- 360. Item vestiario de Religiosi e serviente à raggione di scudi sette per ciaschedun Religioso che fanno la somma di scudi ottanta sette e dieci per il famulo che sono tutti scudi novantasette-97. Per scarpe calzette e pianelli de frati scudi quaranta – 40. Per medici scudi cinque l’anno e cinque altri per il Barbiere – 10. Le medicine son franche della speziaria. Per viatichi per occasione del Capitolo et altri bisogni un anno per l’altro scudi cinque -5. Per spesa d’un giumento che tiene il Convento per suoi bisogni scudi sei – 6. Per alloggi d’ospidi così de Religiosi come forastieri scudi quatro -4. Per biancherie letti et altri mobili di casa scudi -10. Per fabrica scudi cinquanta l’anno -50. Noi Infra.tti con il mezzo del nostro giuram.to attestiamo d’haver fatto diligente inquisizione dello stato del monasterio sud.o e che tutte le cose espresse di sopra et ciascheduna d’esse sono vere e reali et che non habiamo tralasciato d’esprimere alcuna entrata ò uscita ò peso del medesimo monasterio che sia pervenuta alla nostra notitia et in fede habbiamo sottoscritta la presente di nostra propria mano e signata col solito soggillo di 9 Marzo 1650. Io fra’ Vincenzo Infusino della Grott.a lett.e Aud.e Gen.le Priore dico come sop.a. Io fra Silvestro Lupuleo di Zagarise lett.re deputato dico come di sop.a. Io fra Giacinto Venere di Musuraca lett.re e deputato dico come di sop.a., ASV. Relazione dei conventi domenicani della Prov. Di Calabria. 1650, ff. 623-625. Congr. super Statu Regul. 1650. Prov. Calabriae.

[vii] “Zagarise – Poche case cadute, molte altre lesionate popolazione 967 – Domenicani 4”. Vivenzio G., Istoria e teoria de’ tremuoti, Napoli 1783.

[viii] Oltre a quelli del Convento Domenicano furono gestiti dalla Cassa Sacra anche i beni delle cappelle del SS.mo Sacramento, di S. Nicola, di S. Pancrazio, della chiesa di S. Maria degli Angeli e della Congregazione dell’Immacolata, ASCz. Cassa sacra Lista di Carico. Zagarise. vol. 50 ff. 578-582.

[ix] “Volpe. Continenza di terre nobili di tomolate 14 delle quali 11 atte a semina di grano bianco per due anni e per un triennio ad uso pascolo, e tomolate tre solo ad erbaggio. Vi sono 31 alberi di ulivi e 22 alberi di querce, tre alberi di peri e diverse piante di piraini. Il frutto delle querce, ed olivi deve farsi apprezzare a suo tempo, e rilasciarsi allo stesso fittuario per metà quello delle querce, restando l’altra metà per conto della C. S. la quale dovrà farne la vendita, l’altro delle olive deve raccogliersi anche dal medesimo Fittuario, il quale ha l’obligazione di trituralo a sue spese, e consegnare alla Cassa Sacra tre quarte parti del prodotto in olio, ritraendosi l’altra quarta parte in compenso delle spese sud.e a seconda dell’uso del Paese per cui ogni tomolo di ulive, deve il Fittuario corrispondere tre quarti di olio dentro il Trappeto del peso di oncie sessanta per ogni quarta e perciò il Regio Amministratore averà cura di far fare l’apprezzo di detto frutto inteso il fittuario”. ASCz. Cassa sacra cit., f. 457.

[x] Caldora U., Calabria napoleonica, (1806-1815), Cosenza 1985, p. 222.

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