Due regie torri di guardia marittima in territorio di Isola

Isola Capo Rizzuto (KR), Torre Vecchia.

In territorio di Isola, poco dopo la metà del Cinquecento, furono edificate due torri regie di guardia marittima che, dal luogo dove erano situate, presero il nome di Capo Rizzuto e di Capo Mannà. Esse avevano il compito di proteggere quel tratto di costa e la navigazione dalle incursioni dei turcheschi, ed alla loro custodia erano addetti un caporale ed un socio. Il primo di nomina del viceré e l’altro dell’università di Isola.

La “T. Vecchia” e la “T. Mannà”, evidenziate in un particolare della tavola N° 29 (1789) della carta di G. A. Rizzi Zannoni.

La torre di Capo Rizzuto

Il 23 febbraio 1576 il viceré Inigo Lopez Hurtado de Mendoza, duca di Mondejar, concedeva per un anno l’ufficio di caporale della “torre de Capo Ricziuto”, allo spagnolo Adeco Romano con la provvigione di ducati quattro al mese e con altri gaggi, lucri ed emolumenti. Il Romano prendeva possesso della torre l’undici marzo dello stesso anno. Una fede notarile rogata il 17 aprile 1578 in Isola, testimonia che Adeco Romano, ispano e castellano della torre di Capo Rizzuto, ed il suo socio Minico de …, avevano percepito lo stipendio relativo al marzo 1578.[i]

Nel mese di agosto del 1580 egli aveva ancora la carica, come evidenziano due fedi rogate per mano di un pubblico notaio, con le quali gli amministratori di Isola dichiaravano che Adeco Romano aveva esercitato il suo ufficio di caporale della torre, dal primo di settembre 1579 per tutto il mese di agosto 1580. Nel frattempo, si erano succeduti i militi: Jo. Lamonica dal primo di settembre 1579 fino all’aprile 1580, Cosimo Pantisano dal primo maggio fino al 12 luglio, e Antonino Gagliardo per il restante tempo, fino all’ultimo di agosto. Tutti avevano vigilato giorno e notte, prestando un ottimo servizio di sorveglianza e perciò avevano diritto ad essere pagati. Sono dello stesso periodo due altre fedi, rogate dal notaio Jo. Laurentio Guercia di Cutro, con le quali il caporale ed i militi dichiaravano di aver ricevuto il pagamento di ducati 78 per le loro competenze, a ragione il caporale di ducati 4 al mese ed i compagni, o soci, di carlini 25.[ii]

Tra gli atti rogati dal notaio Jo. Laurentio Guercia nel 1586 troviamo altre fedi, che si riferiscono alla torre di guardia marittima di “Capo Rizuto”. Il 17 maggio 1586 nella città di Isola, il caporale, o castellano, Adeco Romano ed il socio, il nobile Matteo de Strongiolo, quest’ultimo eletto dall’università della città di Isola, addetti alla custodia della torre, su richiesta del sindaco di Isola Horatio Longo, giuravano sul vangelo, dopo aver toccato con le mani le scritture del notaio, di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra Petro Francesco Ravaschiero, tramite il suo luogotenente Scipione Rotella, ducati 13: ovvero ducati 8 il castellano e ducati 5 il socio. Tale somma era relativa al pagamento del salario per la custodia della torre durante i due mesi prossimi passati di marzo ed aprile, a ragione di ducati 4 al mese per il castellano e di carlini 25 il socio.[iii]

Non passa molto tempo che, il 7 luglio dello stesso anno, gli stessi personaggi con le stesse modalità, giurano di aver ricevuto altri ducati 13 e precisamente, il caporale ducati 8 ed il socio ducati 5, relativi ai mesi di maggio e giugno prossimi passati.[iv] Il 21 agosto successivo il notaio, portatosi nuovamente in Isola, certificava che il caporale Adeco Romano ed il nobile Vincentio Libarotus, della città di Crotone, socio addetto alla custodia della torre di Capo Rizuto, in quanto eletto dall’università della città di Isola, avevano giurato di fronte al sindaco Horatio Longo, di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra Petro Francesco Ravaschiero, tramite Jo. Andrea Puglisio di Crotone, ducati 6 e mezzo, e precisamente: il caporale ducati 4 ed il socio carlini 25, per il pagamento della custodia della torre nel mese di luglio.[v]

In seguito, nel settembre 1588, la custodia della torre veniva affidata al caporale Francesco Fucicchio ed al socio Livio Marano, quest’ultimo eletto dall’università della città di Isola. Nel maggio 1589, essi giurano in presenza del sindaco di Isola Giovan Pietro Pantisano di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra Petro Francesco Ravaschiero, gli stipendi per il servizio di custodia alla torre dall’ottobre 1588 al marzo 1589.[vi]

Durante l’annata 1605/1606 troviamo che caporale della torre di Capo Ricciuto è Pietro Pizinga.[vii] Il 18 aprile 1619, con atto rogato per mano del notaio di Isola Gio. Domenico Fortino, il caporale della regia torre di Capo Rizzuto Petro Domech, dichiarava di rinunciare all’incarico a causa della sua infermità. Il 29 maggio dello stesso anno in Cutro, Francesco Maria Carrafa, duca di Nocera, luogotenente a guerra nelle due Province di Calabria Ultra e Citra, preso atto della rinuncia del Domech, concedeva la patente di caporale della torre di Capo Rizzuto, in favore di Lupo Antonio Sarinella di Isola, in quanto persona in possesso di tutti i requisiti necessari per ricoprire l’incarico di torriero e caporale della torre, “insino a tanto che da S. E. sarà provisto et ordinato con tutti li prerogative salari gagi lucri et emolumenti soliti et consueti”. Con lo stesso atto il Carrafa ordinava al sindaco di Isola di far giurare il Sarinella “di servir bene et assiduamente et fedelmente”, prima di immetterlo nel possesso della torre. Il 6 giugno seguente Lupo Antonio Sarinella in Isola, in presenza del sindaco Prospero Marino, prestava giuramento sul vangelo, assumendo l’incarico.[viii]

In questi anni dell’inizio del Seicento la torre di Capo Rizzuto, come anche quella di Mannà, sarà mantenuta in piena efficienza anche per l’interessamento del barone di Isola Antonio Ricca. In una lettera da Cotrone del 2 luglio 1623, il governatore di Calabria Ultra Lorenzo Cenami, faceva presente al feudatario di Isola, che egli era al corrente del suo interessamento per le torri presenti sul suo territorio, anche perché gli conveniva “per sicurtà delle cose proprie”, e lo incaricava di provvedere in futuro ad ogni cosa occorresse per tutelare quelle marine dal pericolo dei corsari.[ix]

Con il passaggio del feudo dai Ricca ai Catalano cominciò il disinteresse. Alcuni anni dopo, nel giugno 1638, il vicario Giovan Tomaso Blanch, in una relazione inviata al viceré Ramiro Felipe Nunez de Guzman duca de Medina de las Torres, faceva presente la precaria situazione in cui si trovava la torre di Capo Rizzuto in territorio di Isola. Esposta la pericolo turco, essa aveva bisogno di lavori di ricostruzione per 600 ducati, altrimenti il torriere non avrebbe potuto far la guardia di notte.[x]

La “torre di capo riczuto” raffigurata alla fine del Cinquecento, in una delle tavole contenute nel codice Romano Carratelli. “Torre detta di Capo Riczuto è tonda alta da t(er)ra insino al Cordone pal(mi) 21 / et dal cordone, in sù pal(mi) 25 il suo muro grosso per ogni verso / palmi 11 il suo diamitro pal(mi) 42 stà edificata in territorio / dell’Isola sopra la punta di s:to Gregorio, in meczo doi porti / uno chiamato de s:to Gregorio, et l’altro saracino; non tiene / gisterna ma si potria fare a causa è servito lo primo solo / si serve dell’acqua detta lo Jannipulo lontana da un / miglio de via, et è salmastra; le bisognariano doi peczi / per guardia di detti porti perché non tiene eccetto un masculo / di ferro per aviso; bisognaria alzarse la lamia di sopra / per pote giocare l’Artegliaria; ne tampoco tiene guardiola / Coverta ci andaria di spesa d.ti sessanta; Il Capo(ra)le chiamato / Fran:co cuchiccha huomo Vecchio, et inhabile tiene patente.”

La torre di Mannà

Una fede rogata il Isola il 7 aprile 1578, certifica che lo spagnolo Lopez de Raguczo era castellano e caporale della torre de Manna, mentre Orlando del … era suo socio. In quel giorno essi giuravano di aver ricevuto lo stipendio relativo al mese di marzo.[xi] Due fedi pubbliche successive, sottoscritte dagli amministratori della città di Isola, certificano che lo spagnolo Jo. Lopez de Raguso aveva ricoperto la carica di caporale della regia torre marittima di Mannà, dal primo di settembre 1579 fino alla fine di maggio 1580, quando il Raguso dovette dimettere la custodia della torre, perché ferito dai Turchi. Lo seguì, in qualità di sostituto caporale, Antonino Rubeo, che custodì la torre dal primo giugno 1580 per tutto l’agosto seguente.

Sempre in questo lasso di tempo sono ricordati come soci, o militi, Alfonso de Luca, dal primo di settembre 1579 alla fine di aprile 1580, Jo. Delo Petrobo, per tutto il mese di maggio 1580, e Joanne Aquino, dal primo di giugno fino alla fine di agosto 1580. Altre due fedi, rogate per mano del notaio Jo. Laurentio Guercio di Cutro, provano che i caporali ed i soci avevano ricevuto dal tesoriere i loro stipendi per la custodia della torre, dal primo settembre 1579 a tutto agosto 1580. La somma complessiva erogata era stata di ducati 78, a ragione di ducati 4 al mese per il caporale e di carlini 25 per il socio.[xii]

Gli atti del notaio Jo. Laurentio Guercio forniscono altre notizie sulla torre. Il 17 maggio 1586 in Isola, lo spagnolo Nofrio Monserrato, caporale addetto alla custodia della torre, ed il suo socio, il nobile Cesare Romano, quest’ultimo eletto dall’università di Isola, su richiesta del sindaco di Isola Horatio Longo, giuravano di aver ricevuto dal tesoriere di Calabria Ultra, Petro Francesco Ravaschiero, tramite il suo luogotenente Scipione Rotella, ducati 13, cioè ducati 8 il castellano e ducati 4 il socio, per i loro stipendi di marzo ed aprile.[xiii]

Il 7 luglio seguente, gli stessi custodi della torre attestano di aver ricevuto dallo stesso tesoriere, tramite il luogotenente, gli stipendi di maggio e giugno.[xiv] Il 28 agosto successivo, il caporale Nofrio Monserrato ed il suo socio, il nobile Jo. Turco Gangutia di Isola, eletto dall’università di Isola, giuravano di aver ricevuto dal tesoriere, tramite il crotonese Jo. Andrea Puglisio, il pagamento dello stipendio di luglio.[xv] Infine, il 18 settembre dello stesso anno, sempre il Monserrato ed il Gangutia, su richiesta del sindaco di Isola Jo. Alfonso Milione, affermavano di aver ricevuto dal tesoriere, tramite il luogotenente, lo stipendio di agosto.[xvi]

La torre compare nuovamente in alcuni atti riguardanti la perdita di navi a causa dei corsari. Il 13 maggio 1591, la barca del patrone Fabio Cacciottola di Procida, carica di vino, olio e formaggio, imbarcati a Crucoli e Cirò per Napoli, e la barca di Masullo Saraca di Reggio, carica di vino, imbarcato nella marina di Cirò, riparano per il maltempo sotto la torre di Manna, in territorio di Isola, ma sono assalite e predate da due galeotte turche, che le portano via. I marinai, tuttavia, riescono a rifugiarsi nella torre.[xvii] Sempre presso la torre, tre vascelli turcheschi di remo, predano il 29 maggio 1594, tre barche patronizzate da Gioannello Scopa di Gallipoli, da Antonio De Carlo e Gasparro de Carro di Trebisacce, le quali avevano imbarcato grano a Rocca Imperiale.[xviii]

Da altre fonti sappiamo che all’inizio del Seicento, era caporale della torre di Mannà Cesare Transo (1606).[xix] Il primo giugno 1619 nella città di Isola, lo spagnolo Juan Domech, figlio di Ioannes, in presenza del sindaco di Isola Prospero Marino, presentava un atto rilasciato dal duca di Nocera, Francesco Maria Carrafa, luogotenente generale a guerra nelle province di Calabria Ultra e Citra, con il quale egli veniva nominato caporale della torre di Mannà, per morte del caporale Geronimo Sanaco.

Il documento così recita: “Ph.us Dei gr.a Rex. Fran.co Maria duca di nocera luog.te Gen.le di Guerra nelle prov.e di Calabria. Juan domech figlio di Jo.e spagnolo Reg. fideli. Porche vaca la torre di Guardia della torre di Mannà ter.o dell’Isola per morte di Geromo Sanaco cap.le d’essa et convenendo al ser.o di S. m.ta per l’inconveniente che potria succedere per d.o mancam.to providerla sub.o in persona diligente et acta a d.o ser.o et essendo informati della diligenza integrità et fedeltà vostra chà parso eliger a voi sin come per la p.nte vi eligemo creamo et deputamo per cap.le di detta torre per l’interim in sino à tanto che da noi, o da S. Ex.a non sarà altrim.te provisto con tutti li gagi lucri et emolumenti salario et prerogative a d.o off.o spettanti et pertinenti. Incaricandovi et ordinandovi che debbiate assistere di giorno et di notte alla guardia di detta torre et scoprendo vascelli d’inimici et corsari per q.ste marine debbiate con ogni cura fare li debiti segni di fochi et fumi accio le terre convicini possano defendersi dall’assalti et invasione repentini ordinando a tutti off.li magg.ri et minori cosi Regi come di baroni et sig.r al cap.o et altri off.li sin.ci et Reg.to della città dell’Isola che debbiano tenervi et reputarvi per Cap.le di detta torre et prestarvi ogni agiuto et favore necessario et opportuno et al sin.co di d.a città che a nome nostro celo metta in possesso et non si faccia al contrario sotto pena della reg.a disgr.a et altri castighi a nostro arbitrio reserbata la p.nte resti al presentante. Data in Cutro li venti quattro di maggio 1619. Fran.co Maria Duca di Nocera locus sigilli per ord.e del Duca mio sig.re Gio. Pietro Monteleone.”

Presentata la patente di caporale della torre di Mannà, dopo aver prestato giuramento davanti al sindaco di Isola, il Domech assumeva la custodia della torre.[xx] Alcuni anni dopo, nel giugno 1638, il vicario Giovan Tomaso Blanch affermava che la torre di Capo Manna in territorio di Isola, a causa del terremoto aveva subito dei danni, per la caduta di alcuni merli verso mare e per la sua riparazione occorrevano 50 ducati.[xxi]

Isola Capo Rizzuto (KR), resti attribuibili alla torre di Manna presso capo Cimiti.

Le due torri a metà Settecento

Tra gli atti rogati nel 1740 dal notaio di Isola Francesco Maria Trigano, vi sono delle testimonianze a favore di Clemente Morrone e Antonino Paucci, il primo torriere della torre di Capo Rizzuto, il secondo di quella di Mannà. Alcuni Isolitani dichiarano di essere a conoscenza che i due torrieri non percepivano l’intero stipendio mensile, al quale avevano diritto, in quanto con vari pretesti, lo scrivano di razione Biase Antonio Cafaro di Monteleone se ne tratteneva una parte.

Sempre dagli stessi documenti, si apprende che Antonino Paucci era torriero della torre di Capo Mannà da circa venti anni, ed Clemente Morrone da almeno cinque anni di quella di Capo Rizzuto.[xxii] Il 20 ottobre 1754, in esecuzione del piano elaborato dall’ingegnere militare Adamo Romeo, veniva emanato il bando per la costruzione di una nuova torre a Capo Rizzuto, e per la riparazione delle torri di Mariello, Scifo, Capo Rizzuto e Castelle.[xxiii]

Con l’avvio delle procedure per la costruzione di un’altra nuova torre a Capo Rizzuto e della riparazione di quella già esistente, con la possibilità quindi di gestire soldi ed incarichi, il sindaco di Isola non mancò di far valere i propri diritti, su quanto riguardava la gestione delle torri, che si trovavano nella sua giurisdizione territoriale. Il 14 gennaio 1755 presso il notaio di Isola Gioacchino Rossi, si presentavano gli Isolitani Alessandro Roggiero e Felice Salito, i quali dichiaravano che, dall’aprile 1742 all’aprile 1754, essi avevano assistito come “aggionti, seu sentinelle”, nelle regie torri di Capo Rizzuto e di Capo Mannà: il Roggiero nella torre di Capo Mannà ed il Salito in quella di Capo Rizzuto. Essi facevano presente che, nonostante le due torri fossero state affidate alla custodia dei soldati invalidi di nomina regia,[xxiv] essi vi avevano svolto il loro servizio come aiutanti, dal mese di aprile alla fine di ottobre di ogni anno, ricevendo dai sindaci della città di Isola del tempo, per ogni mese, uno stipendio di carlini 30.[xxv]

Alcuni mesi dopo, l’otto agosto 1755, presso lo stesso notaio si presentava lo stesso sindaco di Isola Domenico Leone, assieme ad alcuni sindaci, che lo avevano preceduto (Leone Telese, Antonino Poerio, Matteo Marziano ed Onofrio Bonelli). Egli affermava che le due torri di Mannà e di Capo Rizzuto erano state sempre riparate a spese dell’università di Isola, “così di legname, fabriche, scopette, maschi, ed altro come di acconci di dette case”. Spettava infatti al sindaco di Isola, secondo il Leone, dare esecuzione agli ordini e gestire i lavori che, annualmente, prescrivevano i reveditori delle torri, che ispezionavano le marine.[xxvi]

Note

[i] ASCZ, Busta 12, anno 1578, f. 157.

[ii] ASN, Tesorieri e Percettori, Fs. 506, f. 35, Cunto del R. thesoriero di Calabria Ultra dell’anno 1579-1580 per la guardia delle torri.

[iii] ASCZ, Busta 12, anno 1586, ff. nn.

[iv] ASCZ, Busta 12, anno 1586, f. 56.

[v] ASCZ, Busta 12, anno 1586, f. 98.

[vi] Maone P.-Ventura P., Isola Capo Rizzuto, Rubbettino Ed. 1981, p. 129.

[vii] Mazzoleni J., Fonti per la Storia della Calabria nel Viceregno (1503-1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1968, p. 346.

[viii] ASCZ, Busta 117, anno 1619, ff. 25v-26.

[ix] Volpicella L., Epistolario ufficiale del governatore di Calabria ultra Lorenzo Cennami, Arch. Stor. Cal. A. I, 1912-13, p. 517.

[x] Valente G., Difesa costiera e reclutamento di soldati in Calabria Ultra al tempo del vicario Giovan Tomaso Blanch, in Atti del 3° Congresso Storico Calabrese, 1963, p. 620.

[xi] ASCZ, Busta 12, anno 1578, f. 156.

[xii] ASN, Tesorieri e Percettori, Fs. 506, f. 35v, Cunto del R. thesoriero di Calabria Ultra dell’anno 1579-1580 per la guardia delle torri.

[xiii] ASCZ, Busta 12, anno 1586, ff. nn.

[xiv] ASCZ, Busta 12, anno 1586, ff. 56v-57.

[xv] ASCZ, Busta 12, anno 1586, f. 99.

[xvi] ASCZ, Busta 12, anno 1586, f. 119.

[xvii] ASCZ, Busta 49, anno 1591, ff. 72-76.

[xviii] ASCZ, Busta 49, anno 1594, ff. 187-188.

[xix] Mazzoleni J., Fonti per la Storia della Calabria nel Viceregno (1503-1734) esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1968, p. 346.

[xx] ASCZ, Busta 117, anno 1619, ff. 27-28.

[xxi] Valente G., Difesa costiera e reclutamento di soldati in Calabria Ultra al tempo del vicario Giovan Tomaso Blanch, in Atti del 3° Congresso Storico Calabrese, 1963, p. 620.

[xxii] ASCZ, Busta 840, anno 1740, ff. 5-6.

[xxiii] L’appalto, dopo varie vicende, verrà assegnato il 24 aprile 1755 in Crotone, ai mastri Michele Messina, Dionisio d’Oppido e Nicola Lucente. I mastri si obbligarono a costruire la nuova torre di Capo Rizzuto e ad eseguire gli acconci ed i ripari alle torri di Scifo, Capo Rizzuto e Castelle, secondo il piano ed il disegno dell’ingegnere Romeo e seguendo gli ordini dell’ingegnere Pietro Sbarbi. ASCZ, Busta 1125, anno 1755, ff. 60-81.

[xxiv] Ai primi di aprile 1760 Pietro Graziano della Corsica dichiara che già nel maggio 1758, ricopriva la carica di sargente invalido della torre di Capo Rizzuto. ASCZ, Busta 1372, anno 1760, ff. 147-148.

[xxv] ASCZ, Busta 874, anno 1755, ff. 9-10.

[xxvi] ASCZ, Busta 874, anno 1755, ff. 31v- 32.


Creato il 27 Febbraio 2015. Ultima modifica: 23 Aprile 2024.

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