Il pittore Vitaliano Alfì e gli Alfì di Crotone

Crotone, S. Chiara, altare maggiore. L’Annunciazione dipinta da Vitaliano Alfì (databile al 1752) dono della badessa Antonia Sculco.
Originari del Catanzarese (tra il 1738 ed il 1757 morirono a Catanzaro Domenico, Gennaro, Gregorio e Stefano Alfì e tutti furono seppelliti nella chiesa di San Domenico)[i] gli Alfì compaiono a Crotone all’inizio del Settecento. Tra i primi segnaliamo Alfì Vitaliano “di Catanzaro”, abitante a Crotone in parrocchia di Santa Margarita, che è presente nel luglio del 1719 in un atto di battesimo come padrino.[ii] Nel marzo dell’anno dopo è tra i testimoni in un atto del notaio Stefano Lipari di Crotone, riguardante il commercio granario,[iii] ed in un atto del notaio Pelio Tirioli di Crotone del giugno 1725.[iv] Alcuni anni dopo lo ritroviamo parte in una lite giudiziaria presso la Regia Udienza di Catanzaro, che lo vede di fronte al crotonese Alfo Magliari. La causa riguarda l’Alfì che deve 254 ducati al Magliari. Entrambi i contendenti sono commercianti.[v] Per quanto riguarda Iosepho Alfì, nel 1740 presenzia un atto del notaio Antonio Asturi di Crotone.[vi]
I due Alfì si accasarono a Crotone, imparentandosi con i Labruto, un’antica famiglia aristocratica in decadenza ed in via d’estinzione. Vitaliano Alfì sposò Rosa Labruti e Giuseppe Alfì si unì con Francesca Labruti. Gli Alfì svolgeranno a Crotone particolarmente attività di scritturali e merciai. Essi sono presenti nelle attività connesse al commercio, all’attività portuale ed alla bottega. Alcuni di loro si distingueranno come eruditi, artisti ed abili artigiani.

Tela del 1746 di Vitaliano Alfì raffigurante “il patrocinio di San Vitaliano” (da lanuovacalabria.it).
Il catasto onciario del 1743
Nel catasto onciario di Crotone del 1743 troviamo gli Alfì distinti nelle due famiglie. Una è intestata allo scolaro tredicenne Alfì Dionisio, che vive assieme alla madre quarantacinquenne Rosa Labruto, vedova di Vitaliano Alfì, abitante in casa locanda in parrocchia di Santa Veneranda,[vii] l’altra è intestata allo “scribente” trentunenne Alfì Giuseppe, sposato con Francesca Labruto di anni 36 e con i figli: Gregorio scolaro di 12 anni, Filippo scolaro di 10 anni, Elisabetta di sei, e con le sorelle Barbera di 28 anni e Catarina di 26. Anche Alfì Giuseppe con la sua numerosa famiglia abita in casa locanda, situata in parrocchia di Santa Margarita.[viii]
I discendenti di Vitaliano Alfì
Nel 1743 Vitaliano Alfì era già morto, lasciando la vedova Rosa Labruti ed il figlio Dionisio. Ritroviamo Dionisio Alfì in un atto del notaio di Crotone Felice Antico del gennaio 1752[ix] ed in un documento del 1754, quando lavorava come “Capopeone” in Capocolonna nei lavori del costruendo porto di Crotone,[x] e la madre Rosa Labruti Alfì, vedova del fu Vitaliano Alfì, in un atto notarile dell’ottobre 1772.[xi]
La famiglia di Giuseppe Alfì
Il mag.co Giuseppe Alfì è presente in un atto del 1746, rogato dal notaio Pelio Tirioli di Crotone.[xii] Nel 1750 è interessato all’attività portuale.[xiii] Tra i suoi figli sono da ricordare Gregorio e Filippo. Gregorio, che si unì con Catharina Garasto, compare in numerosi atti. Nel 1750 lavora al porto.[xiv] Nel giugno 1770 ottiene un pezzo di suolo pubblico addossato alle mura e vicino alla porta della città, dove apre bottega[xv] e svolge l’attività di orefice. Lo troviamo nel catasto di Crotone del 1793 assieme al figlio Gaetano di 36 anni che svolge l’attività paterna, a Vitaliano che è speziale manuale e ad Antonio di anni 26 che è “merciere”. Gregorio ed i suoi figli danno a prestito denaro e possiedono un molino macinante e la casa dove abitano.[xvi] Anche Filippo condusse una vita decorosa dal punto di vista sia economico che sociale. Cancelliere nel 1752,[xvii] operò nel commercio granario e nelle attività marinare. Nel 1773 è ancora vivente come risulta da un atto del notaio Nicola Partale riguardante la tonnara di Capo Colonna.[xviii]
Il 29 maggio 1771 nella città di Crotone per atto rogato dal notaio Giovanni Domenico Siciliano, Vitaliano Alfì assieme al figlio minorenne Gaetano Alfì, padre e figlio della città di Catanzaro”, prende l’appalto della vendita delle regie carte da gioco della città di Crotone dal signor Francesco Vitale della città di Catanzaro, “procuratore delle carte di gioco del Regio Arrendamento di q.a Provincia di Catanzaro, messo ed internuncio del Sig. D. Emanuele Taccone di Monteleone, amministratore generale delle carte sud.e”.
La durata dell’appalto è di quattro anni continui, dal giugno 1771 a fine maggio 1775. Il Vitale si obbliga a fornire ed a mandare a sue spese “tante carte quanto li faranno di bisogno per tutti detti 4 anni, ma non meno però di para mille e duecento l’anno … con pagarli la raggione di grana dodeci il paio, che ascendono alla somma di docati centoquarantaquattro l’anno”. Gli Alfì dall’altra si obbligano a versargli alla fine d’ogni bimestre la somma di ducati 24, equivalente al costo di duecento paia di carte.[xix]

Crotone, il “Porto Vecchio”.
Vitaliano Alfì
Dall’analisi dei documenti in nostro possesso risulta che tra gli Alfì, che durante il Settecento vissero a Crotone, tre di essi portarono lo stesso nome di Vitaliano. Il primo, coniugato con Rosa Labruto morì prima del 1743. Il secondo, figlio dell’orefice Gregorio, nel 1778 era ancora adolescente, quando il padre lo mandò ad apprendere l’arte di speziale manuale nella bottega del napoletano Onofrio Sersale; bottega che era situata in piazza sotto il palazzo del vescovo di Crotone.[xx] Vitaliano figlio di Gregorio eserciterà la professione di speziale manuale anche da adulto, come risulta dal catasto di Crotone del 1793.[xxi]
Il terzo Vitaliano Alfì, detto di Catanzaro, appare per la prima volta a Crotone nel 1752. È l’autore di alcuni dipinti donati dalla badessa Antonia Sculco, che ancora oggi decorano le pareti della chiesa del monastero di Santa Chiara e di quelli che sono presenti nella chiesa dell’Immacolata Concezione.

Crotone, chiesa di S. Chiara.
Gli Sculco e la devozione per Sant’Antonio di Padova
Innocenza Sculco figlia di Tomaso Domenico Sculco dei Duchi di Santa Severina e di Vittoria Lucifero, sorella di Fabritio Lucifero marchese di Apriglianello, il 10 febbraio 1731 iniziò il noviziato nel monastero di Santa Chiara di Crotone. In quel giorno per atto del notaio Stefano Lipari il padre si impegnò a consegnare al monastero una dote spirituale di ducati 300 e per essi annui ducati 12, a pagare ducati 20 in contanti ed anticipatamente per il vitto necessario per l’anno di noviziato ed a dare alla futura clarissa un vitalizio di ducati 8 annui.[xxii]
Finito l’anno di noviziato Innocenza Sculco darà la professione ed assumerà il nome di Antonia. Dopo aver ricoperto nel 1747 la carica di vicaria, nel 1752 è eletta badessa per un triennio. Oltre ad essere la prima della famiglia Sculco a divenire clarissa nel monastero di Santa Chiara di Crotone, Antonia diviene anche la prima badessa. Essa ricoprirà la carica di badessa anche nel 1759, pochi anni prima della morte avvenuta in Santa Chiara il 21 luglio 1764.
La Sculco al momento della professione aveva assunto il nome di Antonia in onore del protettore della casata, il francescano Sant’Antonio di Padova. I duchi di Santa Severina erano particolarmente devoti al santo e all’ordine francescano. La festività di Sant’Antonio di Padova era particolarmente celebrata a Crotone dagli Osservanti, i quali ogni anno portavano in processione per la città la statua del santo con grande concorso popolare. Infatti, nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie del loro convento di Santa Maria del Soccorso vi erano la cappella e la statua del santo e nella divisa, che i frati portavano nelle processioni, vi era la croce propria di S. Antonio di Padova.
Nel 1664, Andrea Sculco, duca di Santa Severina, aveva fatto dipingere il chiostro del convento con tutti i miracoli del santo, “in figure grandi dipinte in fresco per quanto è capace tutto il chiostro”. Anche il fratello e successore, il duca Carlo, aveva favorito e protetto la chiesa dell’Annunziata del convento di San Francesco dell’Osservanza di Santa Severina. Carlo Sculco nella chiesa nel 1655 fece costruire una cappella gentilizia, dotandola con alcuni lasciti per la celebrazione di messe in suffragi. Nella cappella troveranno sepoltura i duchi della città ed i discendenti della famiglia Sculco e fra gli altri anche Francesco Antonio Sculco, fratello di Tomaso Domenico Sculco, padre della clarissa Antonia.

Crotone, S. Chiara. Tela di Vitaliano Alfì (1752), dono della badessa Antonia Sculco, che riunisce S. Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova, posta sopra l’altare già di S. Gaetano, ora di S. Francesco.
I dipinti del pittore Vitaliano Alfì di Catanzaro nella chiesa di Santa Chiara
Tra i quadri e gli oggetti sacri, che ornano la chiesa del monastero delle clarisse di Crotone, troviamo tre dipinti commissionati con “propriis sumptibus” e donati dalla badessa Antonia Sculco. Tutti e tre recano ben visibile in basso lo stemma gentilizio degli Sculco, dipinto in modo eguale; sono databili all’anno 1752, anno in cui la Sculco fu eletta per la prima volta badessa, e sono attribuiti al pittore Vitaliano Alfì.
Un dipinto è appeso alla parete della chiesa e mostra alcuni angeli svolazzanti, un angelo che tiene uno specchio, l’Immacolata attorniata da angeli e Sant’Antonio da Padova nel gesto di offrire un giglio, simbolo dell’amore puro e verginale e della fede priva di dubbi. In basso a sinistra vi è lo stemma degli Sculco; vicino c’è la scritta “Vital.o Alfì F.” e più a lato “S. Ant. Sculco Abbatessa / propriis sumptibus fieri fecit”.
Un altro quadro riunisce San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova, uno di fronte all’altro e sullo sfondo s’intravede un pittoresco paesaggio. A destra in basso vi è lo stemma degli Sculco ed a sinistra l’iscrizione “Antonia Sculco Abbatissa propriis/ sumptibus fieri fecit A. D. 1752”.
Il terzo si trova in alto sopra l’altare maggiore. È una tela che raffigura l’Annunciazione e mostra la Vergine di fronte all’annuncio dell’angelo. Non vi sono iscrizioni ma solamente lo stemma degli Sculco.

Crotone, S. Chiara, altare dell’Immacolata Concezione. Tela di Vitaliano Alfì, commissionata dalla badessa Antonia Sculco (1752), che mostra la Vergine Immacolata.
I dipinti nella chiesa dell’Immacolata
Nel gennaio 1763 i mastri barbieri richiesero una cappella che era collocata nella chiesa da poco ampliata di proprietà della congregazione dell’Immacolata Concezione. La richiesta fu accolta e l’otto agosto dello stesso anno, nella sacrestia della chiesa dell’Immacolata, gli ufficiali ed amministratori della congregazione dell’Immacolata Concezione e l’Anime del Purgatorio, cioè il superiore Gerolamo Cariati, il primo assistente Nicola Marzano e l’erario e cassiere Giovanni Rizzuto, si accordarono con Giovanni Spataro e Vito Curcio, mastri barbieri e procuratori della cappella dei santi Cosimo e Damiano, e con i mastri barbieri Antonino Squillace, Gio. Battista Lucifero, Pasquale Gerace, Dionisio d’Amico, Vincenzo Cavalieri, Vincenzo Sempiterno e Vincenzo Zurlo. Con tale atto i mastri barbieri, non avendo il denaro per potersi costruire una chiesa propria e trovandosi nella chiesa della congregazione da poco restaurata ed ampliata due nuove cappelle di stucco vuote, ottenettero la cessione di una cappella da dedicare ai due santi tutelari e propriamente “quella esistente all’ala sinistra ab ingressu Eccl.e che va situata al lato del corno Evangeli dell’altare maggiore di marmo di d.a chiesa”.
I mastri si impegnarono a versare ducati 60 per le spese che erano occorse per la costruzione della cappella, ducati 30 per il suo mantenimento ed ad assegnare un capitale di duc. 200 per farvi celebrare una messa bassa settimanale. I mastri barbieri ottennero dai confrati di poter ogni anno celebrare la festività dei santi protettori, “anche coll’antecipazione della Novena ma il tutto a loro spese”, di utilizzare l’organo e le campane, “ma se mai con d.e solennizazione sortisse, o si cagionasse qualche danno a detto organo, o campane, o anco alla stessa capella, si dovessero da detti barbieri risercire e rifare tutti li danni”. Fu concesso ai mastri anche di potersi riunire nella sacrestia della chiesa, ma solamente per eleggere gli annuali procuratori della cappella.[xxiii]
Ottenuta la cappella, nello stesso anno a loro spese i mastri barbieri commissionarono al pittore Vitaliano Alfì un quadro raffigurante i loro santi e lo misero nella loro cappella. Ancor oggi sul dipinto si legge: Alfì P. 1763/ Giovanni Spataro e Vito Curcio PP.vi F.C.PE.
Il 15 marzo 1773 Benedetto Milioti acquista dagli Ufficiali della Congregazione dell’Immacolata Concezione “una cappella con altare fornita di stucco e senza quadro”. Il Milioti “si è offerto pronto comprarsi il stucco sud.o in forma di Cappella, con pagarlo docati sessanta e per sua devozione farci scolpire un Quadro coll’Effigie del SS.mo Crocefisso, e nei lati la Beatiss.ma Vergine Addolorata e S. Gio. Evangelista, e s.a d.o Altare l’Effigie del P. Eterno; inoltre per sua mera devozione far scolpire altri Santi nelli due Medaglioni vacui dell’Orchesto, ove sta situato l’Organo”.[xxiv]
“Ai lati dell’organo, in due cornici ovali, si trovavano due tele dipinte da Vitaliano Alfì, rappresentanti: una la fuga in Egitto della Sacra Famiglia ricercata da Erode, l’altra Gesù mentre discute con i dottori nel Tempio di Gerusalemme. Le due tele sono state rimosse dal loro posto perché ridotte in uno stato di grande degrado ed attendono un adeguato restauro”.[xxv]

Crotone, chiesa dell’Immacolata, cappella dei SS. Cosimo e Damiano dei mastri Barbieri di Crotone con quadro di Vitaliano Alfì (1763).
Vitaliano Alfì a Crotone
Nonostante la presenza di questi dipinti, possiamo evidenziare la presenza fisica e continua di Vitaliano Alfì a Crotone solo dal maggio 1771. In un atto notarile lo si descrive “della città di Catanzaro, accasato e dimorante a Crotone”, sposato con Bricida Alfì.[xxvi]
Sappiamo che nel 1773 Vitaliano dipinse un quadro con l’effigie di Sant’Anna per la ricostruita chiesa omonima in diocesi di Isola. Sempre nel marzo di quell’anno lo ritroviamo come testimone in un atto del notaio Nicola Rotella di Crotone, riguardante la concessione della seconda “cappella con altare fornita di stucco senza quadro” situata nella chiesa dell’Immacolata, che è ceduta a Benedetto Milioti. Sono presenti il magnifico Vitaliano Alfì, il sacerdote Giacinto Messina, Andrea Giardino, Giuseppe Torchia e Antonino Torromino.[xxvii]
Nel 1776 risulta vedovo. Sono ricordati la figlia Rosa, nata a Crotone[xxviii] ed il figlio Antonio. Quest’ultimo è descritto come “sartore e miserabile” nel catasto onciario di Crotone del 1793. Allora Vitaliano Alfì era già morto.
Vitaliano si risposò con Antonia de Fano, dalla quale rimase vedovo. Morì il 3 giugno 1790 e fu sepolto nella chiesa dell’Immacolata Concezione, sede della parrocchia di Santa Margarita.[xxix]
Oltre ai dipinti presenti nelle chiese di Santa Chiara e dell’Immacolata di Crotone, altri dipinti sono presenti a Catanzaro (“Il patrocinio di San Vitaliano” del 1746) e nella chiesa del Ritiro di Mesoraca (“Gesù nel Getsemani” con scritta “Vit. Alfì p. D. Nicolaus Longobucco” e “La deposizione dalla Croce” con scritta “D. Joseph Longobucco”).

Mesoraca (KR), chiesa del Ritiro, dipinto di Vitaliano Alfì raffigurante Gesù nel Getsemani (foto di Stefano Cropanese).
Alcuni discendenti.
Tra i discendenti ricordiamo Vincenzo Alfì (1780), il chierico D. Bernardino Alfì (1785) il sacerdote ed educatore Pasquale Alfì, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento ed autore degli opuscoli “Versi” ed “Orazioni Sacre”.
Per l’impegno politico a favore dei braccianti e dei diseredati è da menzionare l’orefice Antonio Alfì, che fu candidato nella lista dei consiglieri provinciali del partito socialista nelle elezioni amministrative del 1914. Per la sua fede politica Antonio Alfì fu più volte perseguitato e minacciato dagli agrari e dai fascisti.

Mesoraca (KR), chiesa del Ritiro, dipinto di Vitaliano Alfì raffigurante “La deposizione dalla Croce”.
Note
[i] Moio G. B. – Susanna G., Diario di quanto successe in Catanzaro dal 1710 al 1769, Effe Emme Chiaravalle C., 1977.
[ii] “Anno Domini Septingentesimo Decimo nono, die vero nona m.s Julii Crotonen. Ego infrascriptus de licentia baptizavi infantem natum die quarta praed.i m.s et anni ex Joanne de Stephano, et Antonia de Arcuri coniugibus, cui imposita fuerunt nomina franciscus, fabritius, antonius Patrinus fuit Vitalianus Arfi Cathacen., incola huius Civitatis in Parochia S. Margaritae et ad fidem. Joes Baptista Decanus Sisca m. propria.”
[iii] ASCZ, Not. Stefano Lipari, Busta 613, anno 1720, f. 46.
[iv] “Vitaliano Arfì di Catanzaro” è tra i presenti in una protesta fatta l’otto giugno 1725 dal marchese d’Apriglianello Fabrizio Lucifero contro l’università di Crotone presso il notaio Pelio Tirioli. ASCZ, Not. Pelio Tirioli, Busta 662, anno 1725, f. 105.
[v] ASCZ, R. U. Cart. M – 257 – 3, fasc. II, anno 1731.
[vi] ASCZ, Not. Antonio Asturi, Busta 911, anno 1740, f. 42.
[vii] Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 51.
[viii] Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 116.
[ix] ASCZ, Not. Felice Antico, Busta 855, anno 1752, f. 9.
[x] ASN, Dip. Som. Fs. 521, fs. 1, f. 1.
[xi] ASCZ, Not. Nicola Partale, Busta 1344, anno 1772, f. 136v.
[xii] ASCZ, Not. Pelio Tirioli, Busta 667, anno 1746, f. 153v.
[xiii] ASCZ, Not. Antonio Asturi, Busta 913, anno 1750, f. 103.
[xiv] ASCZ, Not. Antonio Asturi, Busta 913, anno 1750, f. 103.
[xv] ASCZ, Not. Gerardo De Meo, Busta 1327, anno 1775, f. 156.
[xvi] Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 83.
[xvii] ASCZ, Not. Felice Antico, Busta 855, anno 1752, ff. 147-148.
[xviii] ASCZ, Not. Nicola Partale, Busta 1344, anno 1773, f. 106.
[xix] ASCZ, Not. Gio. Domenico Siciliano, Busta 1528, anno 1771, ff. 11-12.
[xx] ASCZ, Not. Giuseppe Smerz, Busta 1774, anno 1779, ff. 6-9.
[xxi] “D. Gregorio Alfì orefice. Gaet.o figlio an. 36 oref.e. Vitaliano figlio speziale manuale. Ant. figlio merciere an. 26. Den.o applicato a negozio di Gaetano duc. 100. Denaro a negozio di Antonio duc. 100. Possiede un molino macinante. Abbita in casa propria comprò esso Gaetano dal S.r Isidoro Puglise.” Catasto di Cotrone, 1793, f. 83.
[xxii] ASCZ, Not. Stefano Lipari, Busta 614, anno 1731, ff. 4-10.
[xxiii] ASCZ, Not. Felice Antico, Busta 862, anno 1763, ff. 182-185.
[xxiv] ASCZ, Not. Nicola Rotella, Busta 1130, anno 1773, ff. 2-4.
[xxv] Covelli G. M., L’Immacolata, Chiesa e confraternita nella Crotone del Settecento, Reggio C. 2008, pp. 94-95.
[xxvi] ASCZ, Not. Raffaele Labonia, Busta 1665, anno 1776, f. 5v.
[xxvii] ASCZ, Not. Nicola Rotella, Busta 1130, anno 1773, ff. 2-4.
[xxviii] Crotone 18 febbraio 1776. Vitaliano Alfì della città di Catanzaro, casato e commorante in Cotrone, sua figlia Rosa Alfì, nata in costanza di matrimonio con la qm Bricida Alfì. ASCZ, Not. Raffaele Labonia, Busta 1665, anno 1776, f. 5v.
[xxix] Vitaliano Arfì (vir q.m Antoniae de Fano) ex Par.a SS.mi Salvatoris Sacris munitus, obiit sub die Tertia sup.i men.s (Junius 1790); et seph.us fuit in eccl.a olim Imma.ae Conceptionis nunc vero Par.a S.tae Marg.tae; et ad fidem.
