La città di Crotone al tempo del castellano Don Martin Colas de Alangon (1645-1655)

Il castello di Crotone.
Il castellano Martin Colas de Alagon
Il 17 febbraio 1655 moriva il castellano di Crotone D. Martin Colas de Alagon e fu sepolto nella chiesa del castello di San Dionisio.[i] Il giorno dopo Francesco Antonio Barricellis, ufficiale della Regia Scrivania de Ratione, in città, castello e presidio di Cotrone, assieme a Juan de Silva, ufficiale della Regia vederia e provederia generale dei castelli e fortezze del Regno in detto Regio Castello, chiedevano al notaio Hieronimo Felice Protentino di recarsi con loro nelle case, dentro il castello, dove aveva abitato il castellano, per fare l’inventario dei beni lasciati.[ii]
L’abitazione del castellano
L’abitazione del castellano era composta da una sala, dall’appartamento di basso, da cinque camere e dalla cucina.[iii] Si entrava nella sala, che era il luogo di rappresentanza del castellano. Alle pareti i ritratti del re e di altri importanti personaggi del regno mostravano al visitatore la sua devozione alla corona reale ed ai suoi rappresentanti. Alcuni dipinti di paesaggi grandi e piccoli allietavano lo sguardo. Da una parte vi era il camino (“ciminea”) con alcuni attrezzi per il focolare e vi era anche una piccola dispensa (“riposto”). Completavano la sala delle sedie e due tavoli di noce (“boffette”). L’appartamento di basso, come un piccolo salotto, comprendeva numerosi oggetti in argento (due bacili, due sottovasi, due candelieri, una saliera, zuccheriera e pepiera, tre bicchieri …). Seguiva la camera – studio, la più importante. Vi era una travacca di legno adorata à quattro colonne con materassi, lenzuoli e cuscini e tre bauli, pieni di indumenti di vestiario e di uso quotidiano. In un baule era conservato il libro di servizio ed il denaro del castellano. L’arredo era completato da due tavoli di noce, un tavolino ad ottangolo, due “porteri” e uno scrittoio d’ebano e avorio, con i cassetti pieni di scritture. Alle pareti i numerosi quadri di santi protettori (12 quadri grandi, 7 piccoli, mentre altri 3 con vetro erano dentro un baule) dimostravano il forte senso religioso del castellano. Le due altre camere erano similari e composte da un letto e da suppellettili varie; in una di queste vi era un tavolino con un cassetto con dentro gli atti di tutti i crediti del castellano. Completava l’abitazione una cucina ben fornita di accessori ed utensili (capifochi, tripodi, spiti, gradiglie, frissure, ecc.) All’inventario furono infine aggiunti un anello d’oro con diamante, alcuni indumenti e suppellettili, circa sedici salme di vino “bono e di tutta perfetione” e 209 ducati. Mancava qualsiasi tipo di arma.

Il castello di Crotone.
L’erede
Pochi giorni dopo, il 22 febbraio, lo spagnolo Bernardo Ximenes, stipendiario del regio castello, chiedeva alla Regia Curia della città ed al suo regio giudice di dichiararlo erede del castellano. Esaminato il testamento e preso atto della morte del castellano, il Ximenes è nominato erede particolare e universale. Sempre nello stesso giorno il capitano di Corazza Pietro de Molina, regio capitano della città di Crotone, su richiesta dell’erede emanava un pubblico proclama in piazza, invitando i possibili creditori del defunto castellano a comparire il giorno dopo alle ore 23 nel castello, dove l’erede farà l’inventario e prenderà possesso.[iv]
Il giorno dopo il notaio Geronimo Felice Protentino su richiesta del Ximenes ritornava al castello nelle case dove aveva abitato il castellano. In presenza di testimoni il Ximenes dichiarava, che nel suo ultimo testamento il castellano lo aveva nominato erede universale e particolare e come tale prendeva possesso reale dell’eredità del defunto.[v]
Il legato
Prima di morire il castellano, fervente religioso, aveva disposto un legato con una sostanziosa somma di denaro per la celebrazione di due messe ogni giorno per la durata di quindici anni. Finiti i quindici anni, la rendita doveva andare in beneficio dei fratelli Diego ed Emanuele, figli del tenente del castello Juan Duarte. A tale scopo il castellano legò, che dopo la sua morte con il denaro si comprasse uno stabile, che desse un’entrata tale per celebrare le due messe giornaliere. La compra dello stabile doveva essere fatta insieme dall’erede Bernardo Ximenes e da D. Juan Duarte. Morto il castellano, i due si accordarono e furono dati i ducati 1468, che il castellano aveva stabilito nel legato, a D. Juan Duarte per comprare lo stabile e lo stesso Duarte si obbligò a far celebrare le due messe.[vi]

Crotone, la cortina della Pescheria.
Gli affari del castellano
Più che dedito alle armi il castellano era interessato agli affari. Soprattutto una intensa attività di prestito ad interesse con obblighi in pegni ed in grano. Il denaro in possesso del castellano al momento della morte, da come risulta nell’inventario, era di ducati 2184, parte in contanti ducati 1609 (74%), parte “sopra pegni” ducati 575 (26%). Il castellano risultava creditore di 24 persone per un ammontare complessivo di ducati 575 tari 3 e grana 10. Tra coloro che avevano ottenuto un prestito elevato spiccano soprattutto alcuni nobili della città ed il tenente e l’alfiere del castello. La maggior parte era costituita da piccoli prestiti, che obbligavano alcuni soldati del castello e dei coloni.[vii] Un’altra attività era il commercio del grano. Il grano ottenuto dai coloni, che avevano ottenuto un prestito al tempo della semina, era commercializzato dal castellano verso Napoli.[viii]
In società
Il castellano amministrava e doveva attendere alla conservazione ed al rinnovo sia delle “monitioni” di guerra, che di quelle di vitto. Egli, tuttavia, adducendo di non avere il tempo per amministrare quelle di vitto, le affittava al “regio monitionero del castello” Fabritio Syllano con un contratto annuale ad iniziare dall’ottobre di ogni anno fino alla fine di settembre dell’anno successivo. Il Syllano, alla consegna delle chiavi delle riserve di vitto, che erano conservate nelle case della monitione all’interno del castello, si obbligava alla scadenza del contratto riconsegnarle intatte “della medesima qualità, bontà et conditione”, e per tutto il tempo del contratto, per sicurezza del castello, assicurava, che almeno un terzo dei viveri dovevano essere sempre a disposizione. Finito l’anno di fitto e consegnate le chiavi, l’utile era ripartito. Con tale atto il Syllano poteva gestire grande parte dei viveri del castello e con contratti fare prestiti e vendite, speculando su coloni e cittadini.
Un’idea di quanto poteva disporre il Sillano per i suoi affari l’abbiamo da quello che successe dopo l’improvvisa morte del castellano. Il 17 febbraio 1655 morivaDon Martin Colas de Alagon. Lo stesso giorno gli ufficiali del soldo andarono a fare l’inventario dell’eredità per cautela della Regia Corte. Il tenente del castello D. Juan Duarte, che era in società con il Syllano, li rassicurò, “che non bisognava far cosa alcuna, perche egli dava conto di ogni cosa e che le monitioni andavano à carico suo et anco perche alli primi di genaro dell’istesso anno li medesimi officiali del soldo havevano fatto la relatione in Camera di tutte le monitioni di detto Castello, e d’ogni altra cosa”. Dopo circa cinque mesi, il 15 luglio, prese possesso della carica di castellano D. Piedro de Molina, il quale accortosi della mancanza di gra parte dei viveri del castello, volle subito reintegrare le monitioni e trovò quelle di vitto mancanti per il valore di ben ducati 770, che egli obbligò a reintegrare dal tenente Duarte con i soldi dell’eredità del castellano predecessore.[ix]

Crotone, la cortina della Pescheria.
La lite
La reintegrazione delle monizioni di vitto attuata dal nuovo castellano D. Pietro de Molina di ducati 770 a spese del tenente del regio castello Juan Duarte, determinò una lite tra questo con l’erede del castellano Bernardo Ximenes e con il monizionero Fabrizio Syllano. Il tenente, legittimo amministratore dei figli Didaco e Emanuele, designato dal castellano come esecutore del legato di due messe al giorno, reclamò i ducati 770 per ricostituire la dote del legato di ducati 1468.
Il 21 ottobre 1655 il notaio Protentino su richiesta ed insieme a Francesco Antonio Barricellis, ufficiale della regia scrivania de ratione, e dell’alfiere Juan de Silva, ufficiale della regia vederia e provederia generale delli castelli e fortezze del regno, sono dentro il castello nella casa dove abita Bernardo Ximenes, erede del castellano Martin Colas de Alagon. Qui giunti essi dichiarano di avere avuto un ordine della Camera della Sommaria del 15 settembre 1655, che li ordina di sequestrare le robbe tanto mobili come stabili dell’eredità del castellano e di quelle farne un inventario e tenerli in loro potere. Le cose, che essi trovano sono solo una trabacca di ferro à quattro colonne, con dui capizere, sei quadri di santi con le cornici, indorate, uno scrittorio d’ebano piccolo, e due bauli vecchi vacui.[x]
Continuando la lite, il Ximenes si dichiarò esente in quanto il pagamento del mancamento dei ducati 770 doveva andare come da accordi in conto del monizionero Fabritio Syllano. Il quale dapprima pagò una parte della somma mancante in denari contanti, poi col ricavato della vendita di alcune mucche. Rimaneva la differenza di ducati 655 per la quale “si concordò che la spesa vada a spese comuni e che s’habbi da far diligenza per recuperarsi dall’istesso Fabritio et quello, che si recupererà fra un anno si consegni ad esso tenente”. Nel frattempo, furono sequestrati alcuni beni del Syllano, cioè una casa palaziata, una vigna ed alcuni pannamenti e suppellettili, che furono messi all’asta pubblica.[xi]

Crotone, la cortina della Pescheria.
L’erede
L’otto marzo 1655 lo spagnolo Bernardo Ximenes, stipendiario del regio castello, ottenuto il pieno possesso dei beni appartenuti al castellano Martin Colas de Alagon, è al castello dove il notaio Geronimo Felice Protentino stende i capitoli matrimoniali con Elisabetta Messina, figlia di Carlo, un importante mercante di grano. Il padre Carlo Messina e lo zio Joe Francesco Mazzulla promettono una dote di 500 ducati, in questo modo: il padre Carlo Messina ducati 400 dei quali 120 in beni mobili di lino e ducati 80 “d’adorno e vestiti” e ducati ducati 200 in contanti, mentre lo zio ducati 100 in contanti. Il tutto sarà consegnato il dì dell’affidare.[xii]
La città di Crotone alla metà del Seicento
“Fu osservata da questa fedelissima Cittù ne’ prossimi passati tumulti della plebe dell’anno 1647 fede sempre costantissima al Re Nostro Signore … Ritrovandosi ivi di presidio la compagnia de cavalli del Sig. Duca di Sora, quella mantennero à loro spese per più d’un mese dopò l’avviso de rumori di Napoli, e l’havarebbono mantenuta per sempre, se non havessero voluto partire. Pagarono molti denari alle due compagnie del Battaglione de’ cavalli del Capitan Luca Giovanni Oliverio, e del Capitan Mutio Lucifero d’appiè, acciò venissero in Napoli per servigio del Vicerè, ma non posserono passare, tutto notissimo a Presidi dell’una, e l’altra Provincia, oltre di ciò furono spesi da seimila docati in finire di fabricare li contramuri, e braccia, et in fare i terrapieni della muraglia, così ordinato dal Sig. Duca del Sasso (Achille Minutolo) Governatore dell’armi di quella Provincia da l’anno precedente, e fu il denaro riscosso dal Presidente di Camera il Sig. Conte di Mola, e per il Sig. Sargente maggiore Martin Colas d’Aragona persona di molta esperienza fu tutto eseguito (essendo scrivano de Rat.ne il S.r Fran.co Ant.o Baroncelli, facendo anco carricare quattro vascelli di grano, e vittovaglie à vilisimo prezzo per servigio del Serenissimo D. Giovanni D’Austria, ch’in Napoli si ritrovava in grandissima penuria …”.[xiii]
Così il Nola Molise descriveva gli avvenimenti avvenuti a Crotone poco prima della metà del Seicento, al tempo nel quale era castellano di Crotone il Sergente maggiore Martin Colas d’Aragona, “persona di molta esperienza”. Allora la città mostrava ancora i segni del passato terremoto del 1638, che aveva lasciato ruderi qua e là e la cattedrale senza campanile; mentre attorno le campagne ricordavano la devastazione dei Turcheschi, che avevano rovinato casini e dato alle fiamme i due conventi dei domenicani e dei carmelitani. Spopolata dalla epidemia di vaiolo, che dal giugno 1644 si era prolungata fino al giugno 1646, dalle ricorrenti sterilità e siccità e dalla fuga degli abitanti per non pagare le tasse, la città, “depopulata ut non ascendat ad numerum effectivum quatuor centum foculariorum”, era fortemente presidiata dalle truppe spagnole. All’inizio gennaio del 1646 la compagnia spagnola del capitano Don Lucas Alfonso y Zunica lasciava la città dopo averla presidiata per diciotto mesi.[xiv] Le chiavi della città furono prese in consegna dal sergente maggiore Don Colas de Alagon, castellano e governatore dell’armi della città e suo ripartimento, il quale poi le consegnerà al nuovo capitano della città Don Lonardo de Cisneros y Mendoza.

Crotone, contromuro della cortina della Pescheria.
Il castellano Martin Colas de Alagon e la fortificazione della città
L’otto marzo 1645 era morto il castellano D. Francesco de Vargas[xv] Nello stesso anno aveva preso possesso del castello il Sergente Maggiore Martin Colas de Alagon.[xvi] Sarà il nuovo castellano a sopraintendere ai lavori di fortificazione della città, che inizieranno l’anno successivo. Nello stesso anno 1645 era arrivato in città Simone Vaes, conte di Mola, presidente della Regia Camera della Sommaria, per costringere il governo cittadino a sanare il debito verso la Regia Corte. La città doveva versare una grossa somma per il donativo di undici milioni imposta fin dal 1642 a favore del re e della fanteria. Essa era molto in ritardo nei pagamenti. Fatto congregare il governo cittadino si decise, che per non gravare i cittadini si mettesse all’asta pubblica il dazio piccolo di un carlino a tomolo sopra il pane e si imponesse una nuova gabella di grana cinque a tomolo sopra il dazio della farina, oltre il tarì a tomolo, che già c’era. In questo modo col ricavato annuale dell’affitto e con il prezzo della vendita dell’affitto si sarebbe pagato il debito.
Fatta l’asta per la vendita e l’affitto della nuova gabella di grana cinque a tomolo Gio. Dionisio e Dezio Suriano, Cesare Presterà e Francesco Antonio Barricellis in solidum pagarono ducati 1600, cioè ducati 1000 in soddisfazione del debito di donativo e ducati seicento anno per anno alla Regia Corte et per essa al Regio Castello della Città, alla ragione di ducati 140 l’anno in rate ogni due mesi. L’affitto doveva durare quattro anni e mezzo. Il contratto fu stipulato il primo di novembre 1645, Messo all’asta il dazio piccolo sopra il pane, questo fu aggiudicato per 2400 ducati a Gio. Dionisio e Detio Suriano e a Cesare Presterà con la condizione, che si pagassero ducati 1800 al partitario delle fabbriche per fortificare la città, delegando il castellano a gestire ed amministrare l’opera con l’aiuto di uno scrivano de ratione. Il contratto fu stipulato il due dicembre 1645.[xvii]
Come evidenzia il Nola Molise “furono spesi da seimila docati in finire di fabricare li contramuri, e braccia, et in fare i terrapieni della muraglia, così ordinato dal Sig. Duca del Sasso (Achille Minutolo) Governatore dell’armi di quella Provincia … e fu il denaro riscosso dal Presidente di Camera il Sig. Conte di Mola, e per il Sig. Sargente maggiore Martin Colas d’Aragona persona di molta esperienza fu tutto eseguito, essendo scrivano de Rat(io)ne il S.r Fran(ces)co Ant(oni)o Baroncelli”.[xviii]

Crotone, contromuro della cortina della Pescheria.
Il popolo si ribella alle nuove tasse
Pochi giorni dopo la partenza dalla città della fanteria spagnola del Capitano D. Lucas Alfonso y Zunica, che aveva presidiato la città per diciotto mesi,[xix] i cittadini si ribellano alle nuove tasse. Appena andata in vigore la nuova tassa di grana cinque per tumulo sul grano, che si panizza in città, oltre il tarì a tomolo che già c’era, essa è contestata. La mattina del 22 gennaio 1646, coloro che hanno in fitto la gabella si recano dove si esigono i dazi, “accio exigessero li detti grana 5 per tumulo in modo che secundo se pagare uno tarì si pagasse grana 25 in conformità di d.o instrumento”, ma nel luogo arriva “il m.co Scipione Berlingeri, sindico di nobili di essa città, e con esso una moltitudine di cittadini et impedito lexattione preditta di grana 5 per tumulo”. Alla protesta degli affittuari il sindaco rispose “che non exigessero detta nova gabella di grana 5 a tumulo con esserci inante la porta del luogo dove si exige la gabella una moltitudine di cittadini li quali tutti asserirno non volere detta gabella ma che detta somma di ducati 400 si pigliasse altro expediente accio si rembursassero detti affittaturi”.[xx] Cosa che avvenne, i cinque grana a tomolo sopra la gabella della farina furono tolti e si trovò un altro modo per rimborsare gli affittuari, come risulta da una cedola riscossa nel maggio di quell’anno dal loro procuratore.[xxi] I dazi saranno poi sospesi al tempo della rivoluzione napoletana (“essendone dopo successe le passate revolutioni et sospesi tutti li dazi per ordine del Ser.mo S. Don Juan de Austria fra l’altro fu dalla d.a Città et Cittadini suspeso il Datio p.tto il quale non dovea farsi”).

Crotone, contromuro della cortina della Pescheria.
La città di Crotone e la rivoluzione napoletana
Il 7 luglio 1647 iniziò a Napoli la ribellione contro l’esoso sistema fiscale delle gabelle. La rivolta antispagnola si prolungherà fino al 5 aprile 1648, quando avrà fine il breve periodo della repubblica napoletana. La ribellione popolare contro gli Spagnoli ed i nobili si estenderà anche in molti luoghi della Calabria, soprattutto a Cosenza. La città di Crotone, soprattutto la sua nobiltà, pur rimanendo fedele agli Spagnoli, assunse un atteggiamento di prudenza in attesa dell’evolversi della situazione. Il 25 luglio il nobile Mutio Lucifero esibiva al capitano D. Lonardo de Cisneros y Mendoza, capitano a guerra della città di Cotrone e sua paranza, una patente datata Catanzaro 21 luglio 1647 con la quale Don Rodrigo Ponze de Leon, duca della città di Arcos ecc., lo nominava capitano della nuova milizia del battaglione à piedi del ripartimento di Crotone, al posto del capitano Juan Jacono Mendicino.[xxii]
Allo stesso tempo la difesa della città è potenziata, Achille Minutoli, preside e governatore dell’armi della Provincia di Calabria Ultra, ordina di aumentare la monizione di guerra della città con 15 cantara di polvere.[xxiii] Con il prolungarsi e l’espandersi della rivolta antispagnola la città è ormai in stato di assedio. Il 3 agosto nel corpo di guardia maggiore del regio castello il Sergente Maggiore Martin Colas de Alagon, regio castellano, attorniato da molti soldati del castello, consegnava lo stendardo reale al mastro giurato Mutio Berlingieri per far la fiera di Gesù Maria, fiera che di solito si teneva a maggio.[xxiv] In quello stesso giorno il capitano de cavalli Don Lonardo de Cisneros y Mendoza, capitano a guerra della città di Crotone e sua paranza, dichiarava in presenza del mastro giurato Mutio Berlingieri, che aveva ricevuto una lettera del Marchese di Santa Caterina, Mastro di Campo, Preside e Governatore dell’Armi della Provincia di Calabria Ultra, che gli ordinava di ritirarsi in Napoli. Dovendo partire egli consegnava le chiavi della città al mastro giurato, cioè la chiave “della Porta Grande come della porta della piscaria et saracina”. Queste chiavi erano le stesse che a lui aveva consegnato il sergente maggiore Don Colas de Alagon castellano e governatore dell’armi della città e suo ripartimento.[xxv]
Lasciata la città il capitano Don Lonardo Cisneros Y Mendoza per l’assenza del capitano e dell’ufficiale, il sindaco dei nobili Lelio Montalcino in vigore dei regi privilegi della città assunse la carica di regio capitano e governatore di Crotone.[xxvi] Partita dalla città la compagnia spagnola, rimaneva solamente il presidio spagnolo nel castello, composto da un centinaio di persone tra soldati spagnoli e le loro famiglie, sotto il comando del castellano Martin Colas de Alagon. Il castellano ed il suo tenente D. Juan Duarte, vista la possibilità di una invasione francese, saranno successivamente accusati di collusione con il nemico e di avere inviato in Francia la pianta del castello, sollecitando uno sbarco nemico.[xxvii]
Il 21 ottobre 1647 da Catanzaro il mastro di campo Roberto Dattilo, marchese di Santa Caterina, Preside e Governatore dell’Armi della Provincia di Calabria Ultra, inviava questo ordine ai “Mag.ci Sindaci, eletti et altri del regimento della città di Cotrone. Dal Mag.co Cap.n mutio Lucifero ci viene avvisato, che delli soldati naturali di cotesta Città ne siano venti dui disarmati, et dovendo marciare la volta di Napoli in esecutione d’ordine di S. E. conviene che vadano armati. Perciò vi ordinamo et comandamo che stante si tratta di servitio così preciso di Sua Maestà debiate subito armare li detti venti dui soldati dell’archibuggi et moschetti della Regia monitione, affinchè possano accudire con la loro compagnia et fratanto le comprarete di danari di cotesta Università, et li riponerete nella detta Regia munitione, acciò non le faccia mancamento. Et così eseguirete per quanto havete cara la gratia di Sua Maestà, et sotto pena di D.ti mille”.[xxviii]
Il 25 ottobre seguente il sindaco dei nobili Lelio Montalcino e quello del popolo Gio. Grandonio Petrolillo rispondevano, facendo presente che gran parte dei soldati naturali erano già stati armati nel passato e che una volta tolte le armi dalla monizione della città, questa rimaneva sguarnita, non essendoci denaro per comprare altre armi, tuttavia per obbedire all’ordine e tenendo conto dell’urgenza, “si son risoluti armare li detti soldati d’armi della detta Regia monitione”.[xxix]
Le due compagnie del Battaglione dei cavalli del Capitano Luca Giovanni Oliverio e quella a piedi del Capitano Mutio Lucifero non riuscirono a raggiungere Napoli per servizio del Vicerè, in quanto non poterono passare, essendosi propagata la rivolta in quasi tutta la Calabria.[xxx]
Crotone dopo i moti rivoluzionari
Repressa la repubblica napoletana, cessato il pericolo francese e ripristinato il potere spagnolo, il 9 giugno 1648 si riuniva il governo cittadino, in presenza del governatore e capitano a guerra D. Gaspar de Zunica. Il sindaco dei nobili Lelio Montalcino e quello del popolo Gio. Jacovo Petrolillo fanno presente che “ritrovandose questa Città in extrema necessità et oppressa per varie cause intanto che bona parte di Cittadini per non poter sopportare li pesi si sonno da quella assentati et abbandonando lamata patria vanno dispersi in diversi paesi del mondo”, per risollevare la città era urgente supplicare dal re “quelle gratie che sono necessarie”. Per tale compito si è deciso di inviare a Napoli presso il vicerè Don Francesco de Austria Gio. Battista de Nola Molise Il Nola Molise è uno degli eletti dei nobili, è un cittadino crotonese, nato a Napoli da Diana de Bacio Terracina, nobile napoletana. Egli è ritenuto di grande autorità, non corruttibile e fedele. Egli farà presente la fedeltà, che sempre la città ha dimostrato verso il Re in particolare nelle prossime passate rivoluzioni.[xxxi]

Crotone, contromuro della cortina della Pescheria.
Le conseguenze
L’ambiguo atteggiamento tenuto dal castellano durante i moti napoletani è oggetto di una inchiesta. Già accusato di avere fornito la pianta della città al nemico, ora deve comparire in Napoli nella Regia Camera della Sommaria e presentare l’inventario del castello e documenti, che comprovino la sua fedeltà e correttezza. Per tale compito, adducendo la scusa, che non può allontanarsi da Crotone, egli nomina un suo procuratore residente in Napoli, dandogli la facoltà “à comparire in nome di esso in qualsivoglia Corte et innanti a qualsivoglia judice ecclesiastico o secolare ordinario seu extra et sigmanter nella Regia Camera et dovunque sarà di bisogno”.[xxxii]
Sempre per quanto riguarda la sicurezza del castello è un ordine della Camera della Sommaria del 22 marzo 1651 che ordina di consegnare al castellano i cantara quindici di polvere a suo tempo consegnati per la monizione della città e che ora devono essere immessi nel castello. A quest’ordine si oppone il capitano Juan de Silva, capitano dell’artiglieria, facendo presente che la fortezza resterebbe senza un rotolo di polvere.[xxxiii] Sempre il De Silva in dicembre è accusato dai sindaci di essersi appropriato di un barile di polvere della regia monizione della città, conservandolo nella sua abitazione “sotto pretesto che in tal modo si troverà più pronto in caso di necessità”. Ora i sindaci vogliono, che il barile di polvere ritorni nella monizione della città, ma il capitano dell’artiglieria rispose che in suo potere ha solo venti rotola di polvere in quanto “questa estate sparò un pezzo per avvisare la gente di campagna che c’erano barche di nemici, altro per avvisare che c’erano barche di turchi, altri sei rotola di polvere fu chiesto dai sindaci per la festività della SS.ma Concezione”.[xxxiv]
Durante questi anni lo stato di dominio che la forte presenza spagnola esercita sulla città è anche rappresentata dal potere inquisitoriale del vescovo spagnolo Juan Pastor, tanto che la nobiltà e il popolo si rivolgono al Vicerè perché il vescovo “gli inquieta e gli strapazza, trattandoli generalmente da inquieti, seditiosi, machinari et oltreggiando la città con simili ingiurie”.[xxxv] Lo stesso vescovo vuole togliere il banco nella cattedrale dove sono soliti sedere il governatore e gli eletti della città, ma trova la loro opposizione.[xxxvi] Nel febbraio 1655 muore il castellano Martin Colas de Alangon[xxxvii] e cinque mesi dopo, nel mese di luglio arriva il nuovo Don Pietro de Molina; dopo poco nelle carceri del castello sono rinchiusi alcuni religiosi, che ebbero parte attiva nei moti rivoluzionari di Cosenza.[xxxviii] L’anno dopo la falce della peste non riconosce né ceti né classi sociali.

Domenico Gargiulo, “La rivolta di Masaniello”, 1647-1660. Napoli, Museo di San Martino (da catalogo.beniculturali.it).
I protagonisti
Cappellani del castello
1638-1647 Era cappellano del regio castello Don. Anton Francesco de Sandoval.
Adì 27 (1653) detto morse il Capellano del Castello D. Giovanni Salas (?) et si sepelli nel Castello.”
19 marzo 1664. Su richiesta di Laura Rigitano il notaio si reca con testimoni nel castello proprio nella casa dove abita il R.do D. Paulo Rigitano, cappellano del castello, il quale fa testamento. ASCZ, Not. Giuseppe Lauretta, f. 52.
1677. Era sacerdote del Regio Castello Don. Giuliano Villaroya.
Castellani
1638 + 1645 Don Francesco de Vargas Adi 8 marzo 1645. Muore il regio castellano D. Francesco de Vargas.
1645 + 1655 Sergente Maggiore Martin Colas de Alagon. Adi 17 detto (Febraro 1655) morse il castellano di Cotrone nomine D. Martin Colas di Alagon et si sepelli in S. Dionisio. AVC, carte nn.
1655 /1657 Don Pietro de Molina castellano del castello. Dal 15 luglio 1655.
1664 + 1668 Didaco del Castiglio (3 maggio 1664, ASCZ. Not. Giuseppe Lauretta, f. 67) 12 febbraio 1664 era castellano D. Diego del Castillo.
Crotone 18 giugno 1667. Petro Battista di Mesa olim castellano del castello di Crotone. ASCZ. Not G. Lauretta, f. 10.
Capitani della città
Crotone 4 maggio 1642. Didaco Ram de Montoro regio capitano della città di Crotone.
Crotone 20 dicembre 1642. Cataldo de Matteis Regio Capitano.
14 maggio 1643. Mutio Berlingieri, mastro giurato, consegna le chiavi della città al Capitano Francesco de Messia capitano della città di Crotone della giustitia et ad bellum in marchionatu e districtu come da commissioni date in Napoli il 27 aprile 1643.
1644 – 17 gennaio 1646 Capitano D. Lucas Alfonso y Zunica che per ordine di S. E. ha presidiato in questa città per mesi diciotto.
29 ottobre 1645. Luigi Zavallos capitano della città.
25 luglio 1647. In presenza del capitano D. Lonardo de Cisneros y Mendoza, capitano a guerra della città di cotrone e sua paranza.
20 febbraio 1652. Don Giuseppe Timoneri regio capitano della città.
22 febbraio 1654. Louis Lopes Serrano regio capitano della città.
5 novembre 1654. D. Petrus Molina regio capitano di Crotone.
4 luglio 1655. Regio Capitano D. Gabriel de Carbazal capitano della città.
16 settembre 1657. Luis Santiago regio capitano della città di Crotone.
Sindaci ed Eletti
Crotone 20 dicembre 1642. Petro Francesco Vezza e Michaele Marzano sindaci ordinari dell’annata 1642/1643, Carlo Suriano eletto, Gio. Vincenzo Garetto eletto, Scipione Mendicino eletto.
Crotone 25 ottobre 1647. Lelio Montalcino, sindaco dei nobili, Gio. Grandonio Petrolillo, sindaco del popolo.
24 giugno 1648. Lelio Montalcini e Gio. Giacobo Petrolillo sindaci Gio Battista de Nola Molise, Carlo Berlingerio, Gio. Paolo Antinoro eletti Gio. Tomaso Rigitano e Gioseppe Galasso eletti.
8 marzo 1651: Vito Caparra sindaco, Carlo Berlingeri mastrogiurato, Oratio Presterà, Gio. Paolo Antinoro, D. Cesare Suriano, Cesare Marzano, e Marco Antonio Basoino.
Crotone 28 dicembre 1651. Sindaci: Gioseppe Suriano e Mutio Scavello. Eletti: Ottavio Berlingieri, Gio. Lorenzo Perrone, Gio. Berardino delli Mari e Gio. Thomaso Scarnera
20 febbraio 1652. Giuseppe Suriano sindaco dei nobili, Mutio Scavello sindaco degli Honorati, e gli eletti Ottaviano Cesare Berlingeri, Gio. Lorenzo Perrone, Berardo delli Mari, Gio. Tommaso Scarnera.
13 marzo 1657 Sindaci Suriano Carlo e Manfredi Mutio, Gio. Lonardo Basoino erario.

Arme del vescovo di Crotone Ioannes Pastor.
Note
[i] “Adi 17 detto (Febraro 1655) morse il castellano di Cotrone nomine D. Martin Colas di Alagon et si sepelli in S. Dionisio .” AVC, Libro dei Morti.
[ii] ASCZ, Not. H. F. Protentino Busta 229, ff. 27-29.
[iii] ASCZ, Not. H. F. Protentino Busta 229, ff. 27-29.
[iv] ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, f. 40.
[v] ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, f. 40.
[vi] ASCZ. Not. H. F. Protentino Busta 229, f. 154.
[vii] Avevano ottenuto un prestito: D. Ottavio Syllano ducati 195; Tenente Gio. Duarte ducati 140; D. Gio. Battista d’Aragona ducati 71 e tarì 3; D. Fabritio Syllano ducati 40; D. Lelio Montalcino ducati 26 e tarì 3. Su 24 debitori solo 5 nobili hanno in prestito l’ottanta per cento del denaro (ducati 473) mentre gli altri 19 quasi sempre soldati del castello hanno avuto solo piccoli prestiti. ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, ff. 27v-29.
[viii] Crotone, 19 maggio 1648, davanti ai magazzini del molo della città. Gli ufficiali della dogana e fondaco di Crotone Francesco Pagano credenziero, Pelio Tirioli regio guardiano e sostituto e Antonino Cizza guardiano del porto, in presenza del capitano Antonio de Nicola della nave Santo Andrea. Gli ufficiali hanno visto che il capitano caricava grano senza avere presentato i documenti richiesti, perciò chiedono che discarichi il grano. Il capitano della nave risponde, che egli ha fatto la richiesta “a detti officiali per i tomoli 225 di grano comprati dal S.r Sergente maggiore Martin Colas, castellano del castello, e offerto dare plegeria conforme l’ordine et mandato che tiene da sua altezza maestà”. Il grano è diretto “per servitio della Città galere et soldatesca della città di Napoli”. ASCZ, Not. Protentino G. A, Busta 133, f. 44.
[ix] ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, f. 154.
[x] ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, ff. 168v-169.
[xi] Crotone, 16 gennaio 1657. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, ff. 17v-18.
[xii] Presenti oltre al notaio Protentino, il R.J.ad C. Joe Francesco Melyti, il tenente Jo.e Duarte, Nicolao Maria de Vite, Francesco de Vite, Joanne de Ribera, Hieronimo de Melyti. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, ff. 52v-53.
[xiii] Nola Molise G. B., Cronica, Napoli 1649, pp. 207-208.
[xiv] 17 gennaio 1646, Gio. Battista Sacco, monitionero dell’utensili fissi della fanteria spagnola nella città di Crotone dichiara di avere in suo potere le cose consegnate dal m.co Benedetto Gartia, sergente della compagnia spagnola del Capitano D. Lucas Alfonso y Zunica, che per ordine di S. E. ha presidiato la città per mesi diciotto. “In Primis Matarazzi n.° quaranta otto vechi con poca lana. Sacconi vechi n° cinquanta. Letteri tra vechi e novi n.° cinquata otto. Tavole di mangiare vechie n° deci nove. Banchigli di sedere vechi n° quarata quattro. Spiti n° ventiquattro. Frissuri tra vechi e novi n° Vinti. Mante nove al presente usate n° quaranta sette. Mante vechie n° trenta. Lenzola usati e di poco servitio vechi n° para quarantanove e mezzo. Tovagli vechi di poco servitio n.° trentotto. Salvietti di nessun servitio n° tridici. ASCZ, Not. Dionisio Speziate, Busta 108, f. 28.
[xv] Adi 8 marzo 1645. Muore il regio castellano D. Francesco de Vargas, Libro dei Morti, AVC. 18 Agosto 1647. Ippolita Lucifero moglie di Don Gioanne Duarte, signifero e tenente del regio castello, da una parte e dall’altra Don Anton Francesco Sandoval cappellano del Regio Castello, testamentario di Don Francesco de Vargas olim regio castellano e Gio. Francesco Mazzulla. Ippolita Lucifero per far fronte alla sua lunga malattia rimase solo con la sua casa e per potersi ancora curare ottenne il permesso di poterla impegnare. Perciò ottenne un prestito di ducati 350 all’otto per cento, denaro pervenuto dalla vendita di alcuni beni, che erano appartenuti al castellano Don Francesco de Vargas e che stavano in deposito di Gio. Francesco Mazzulla. Ora la Lucifero si impegna a pagare l’annuo censo di ducati ventotto al tasso dell’otto per cento sopra la sua casa e in difetto sopra tutti i suoi beni ogni 18 agosto al cappellano testamentario Don Sandoval, il quale a sua volta deve eseguire le volontà testamentarie del castellano e celebrare messe nella cappella di San Dionisio come per disposizione dello stesso castellano. ASCZ, Not. Dionisio Spetiale, Busta 108, ff. 59-60.
[xvi] 29 ottobre 1645. Luc’Antonio de Zunica era capitano dei militi del castello. D. Mariano (Martin) Colas era prefetto del Castello e Luigi Zavallos capitano della città. Valente G., Echi e riverberi. Brutium, 1952, n. 7/8 p. 9.
[xvii] ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, ff. 10-18.
[xviii] Crotone, 21 maggio 1642. Francesco Antonio Barricellis asserisce che desidera acquistare dalla Regia Curia l’ufficio di ufficiale di regio Scrivano del regio castello, (castro presidio e città di Crotone) e, non volendo andare a Napoli per acquistarlo, incarica il capitano spagnolo Don Antonio Diledisina di andare dall’Ec.a del Regno e Regio Collaterale Consiglio e Regia Camera della Sommaria a comprare l’ufficio di “officialis regii scribae rationis in Castro presidio Civitatis Crotonis destrictu et Marchionatu”. ASCZ, Not. Protentino A., Busta 119, ff. 20v-21.
[xix] ASCZ, Not. Dionisio Speziate, Busta 108, f. 28.
[xx] 22 gennaio 1646. “A preghi et instanza a noi fattani dal D.r Cesare Prestera, Decio Suriano Fran.co Antonio Barricellis et Gio. Dionisio Suriano et per esso et in suo nome da Decio Suriano suo figlio ne semo conferiti allo Datio seu loco dove s’esigono li datii universali et asserirno qualmente loro in virtu de justrumento di compra fatta per essi con li sin.ci et eletti di questa Città hanno comprato un datio di grana cinque per tumulo su lo grano che si paniza in questa Città et di Cittadini et asserirno qualmente havendo affittato li mesi passati la mentionata gabella delli grana 5 per tumulo ultimamente inposta in presentia dell’Ill.mo S. Conte di Mola delegato di S. E. s.a l’exattione del ultimo donativo e dicto affitto proceduto con conditione che la Città preditta per tutto il mese di xmbre proxime passato piglirà expediente per pagare ogn’anno D.ti 140 allo reg.o Castello e per quelli assignerà corpo de intrada universale in loco d’altri tanti ha potuto importare l’affitto del datio picciolo d’uno carlino per tumulo per essa Citta venduto e fra lo stesso tempo la d.a Città rembursera ad essi prenominati doc.ti quattro cento per essi stessi pagati alla Regia Corte in beneficio di d.a Città per conto di d.o donativo inclusi nelli protocolli per essi pagati come il tutto appare per pp.co intrumento et atto di affitto stipulato tra essi prenominati Barricellis, Suriano e Presterà et l’hodierni m.ci sindaci eletti et deputati di d.a Città e per la Città sud.a fra il tempo stabilito si adireglio una di dette conditioni in fare lassignamento di detti D.ti annui centoquaranta, però non s’adimplio laltra conditione di renburzare ad essi affittaturi li preditti ducati quattrocento per essi pagati per causa di d.o affitto et percio havendono visto che essa Città non piglia expediente di pagare detti ducati quattrocento anzi che haveano recedutoli predetti m.ci sindaci et eletti dellexpediente pigliato giache haveano concluso il reggimento che li residui dell’exattione della tassa del donativo s’exigessero con lautorita del m.co regio capitano e si pagassero per quanto arrivavano li predetti ducati quattrocento et per il di più si facesse tasse: hanno al presente detti residui assignati al regio Castello per conto del pagamento di fiscali ordinari e percio essi affittatori intendendo servirsi del detto instrumento stipulato con lautorità del d.o Ill.mo delegato et con patto che si possa exigere con l’autorita del d.o delegato e fra dui mesi la Citta habbia da impetrare lassenso regio a sue pp.ie spese come per d.o instrumento et offerta fatta. Essi affittatori questa mattina si sonno conferiti nel loco predetto della gabella dove s’esigono dui carlini per tumulo accio exigessero li detti grana 5 per tumulo in modo che secundo se pagare uno tarì si pagasse grana 25 in conformità di d.o instrumento et havendo requesto quelli che hanno portato il grano per macinare et artenito il grano accio si pagassero detti grana cinque si e … loco conferito il m.co Scipione Berlingeri sindico di nobili di essa città e con esso una moltitudine di cittadini et impedito lexattione preditta di grana 5 per tumula cossi come fa atto lo sta impedendo e percio li faccio instanza che del detto impedimento sene dovesse fare atto pp.co”. ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, ff. 10-18.
[xxi] “A 7 maggio 1646 in Cotrone. Io Gio. And.a Rigitano, procuratore di Gio. Dionisio Suriano Fran.co Ant.o Barricellis Detio Suriano et D.r Cesare Prestera per esigere la cedula alli detti assignata pestant.ne delli d.ti quattrocento accio non si esingano li grana cinque a tt.o sopra la gabella della farina ho recevuto dal l’ill. di Perretta car.ni tre et gra sei per questo stanno tirati in detta cedula a complimento. 0 – 1 – 16. Li detti pagorno per petro caracciolo per causa ut supra carlini tre 0 – 1 – 10. Gio. And.a Rigitano procuratore.” AVC, Carte nn.
[xxii] ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, f. 52.
[xxiii] ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, f. 63.
[xxiv] ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, f. 59.
[xxv] ASCZ, Not. Dionisio Speziale Busta 108, f. 60.
[xxvi] ASCZ, Not. G. A. Protentino, Busta 119, f. 130.
[xxvii] Villari R., La rivolta antispagnola a Napoli, Bari 1976, p. 213.
[xxviii] ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, f. 80.
[xxix] Crotone, 25 ottobre 1647. Lelio Montalcino, sindaco dei nobili, Gio. Grandonio Petrolillo, sindaco del popolo, ottenuto l’ordine del marchese di Santa Caterina dichiaravano che “sibene la Città non sia obbligata al presente di novo armare detti soldati, perché parte di quelli sono stati armati quali sono l’infratti conforme consta perche già molti che hanno dato, et puo certificare il tutto il Sargente Maggiore Martin Colas de Alagon regio castellano di essa Città, il quale l’anno passato fe consegnare di dette armi per ordine di S. E. et parte deveno essere ancora armati dalli sindici predecessori dalli quali furno eletti et creati soldati in loco di altri morti, li quali doveano recuper li armi dalli heredi delli soldati morti et armare quelli che si alertaro conforme anco fu ordinato dal d.o S.r Castellano per Com.ne di detto Ill.mo Preside Governatore delle armi, tanto più che al presente non c’è denaro Universale conforme è noto, del quale si poterano comprar altri armi per reponerli ut. S.a, nulla di meno per obedir a detto ordine et per non impedirsi detto Real Servitio, et giachè li presenti bisogni non permettono che di questo fatto si habbia ricorso a superiori mentre si corre in fretta et non è tempo di potersi haver tal ricorso, conforme si dice nel detto ordine del S.r Mastro di Campo, che in originale si conserva in pede del presente atto, son risoluti armare li detti soldati d’armi della detta Regia monitione ut s.a pero per iuditio delle ragioni di detta città et con animo di repeterli costata fatta l’urgenze pre.ti bisogni che perciò in nostra presentia fatta l’assertione p.tta in presentia ancora dell’infratti soldati presenti consignorno l’infratti armi alli sott.i soldati li quali quelli si recevirno et sono …”. I soldati naturali armati dall’università erano: con un “archibugio et fiaschi” Paulo de Oppido, Nicola Minardello, Giovanni di Messina, Gio. Francesco di Franco, Scipione Varrano, Jacinto di Napoli, Mutio Monteleoni, Vittorio Amoruso, Giando de Squillaci, Masi di Perri, Ciccio de Squillaci e Antonino Misciascio. Con un moschetto, fiaschi e farchiglia Diego Remutato, Cicco Amoruso, Mingo Russo e Cesare Cardea. ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, 1647, ff. 86-88.
[xxx] Nola Molise G. B., Cronica, Napoli 1649, pp. 207-208.
[xxxi] ASCZ, Protentino G. A., Busta 133, ff. 52v-53.
[xxxii] 21 febbraio 1651. Il sergente maggiore Martin Colas de Alagon, castellano del castello di Crotone nomina D. Andrea de Matta, dimorante a Napoli a presentarlo. ASCZ, Protentino F. H., Busta 229, f. 17.
[xxxiii] Il 20 agosto 1651. Joseph Suriano sindaco dei nobili, Mutio Scavello sindaco del popolo. in presenza di Joe de Silva capitano dell’artiglieria affermano, che negli anni passati furono riposti nella regia monitione della Città cantara quindici di polvere per ordine del Sig.r Achille Minutoli allora preside e governatore dell’armi in questa Provincia quali cantara quindici, ieri hanno ricevuto ordine dal Regio Tesoriere della provincia spedito a 28 luglio, in esecuzione di un altro della Regia Camera della Sommaria del 22 marzo, che i detti cantara quindici devono subito essere consegnati in potere del regio castellano per immettersi nel regio castello. Essi non possono consegnarli in quanto la chiave la possiede il capitano De Silva, il quale afferma che non li consegna, perché altrimenti la fortezza resterebbe senza un rotolo di polvere. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, f. 63.
[xxxiv] I sindaci Giuseppe Suriano e Mutio Scavello, dichiarano che “per il passato non è stato solito tenersi tal barile di polvere dalli capitani predecessori, giachè in ogni evento per esser la Città piccola et la R.a Monitione vicino la Porta e le muraglie si può subito aprire et pigliarsi la polvere necessaria”. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, f. 119.
[xxxv] ASV, Nunz. Nap. Vol. 49, f. 194.
[xxxvi] 9 giugno 1652. Il regio giudice ad contratto, notaio e testimoni su richiesta del Regio Capitano della città “che dovessero andare dal vescovo a presentare alcune lettere hortatoriali di S. E. e Regio Collatoriale Consiglio sotto la data del 9 maggio in materia del banco, dove nella chiesa Cathedrale sole sedere il governatore et altri officiali di detta città, che tentò li mesi passati esso vescovo amovere, con privarli sopradetti dalli loche che li spettano. Arrivati al palazzo vescovile ed in presenza del vescovo presentate le lettere hortatoriali, il vescovo disse al notaio che gliele leggesse e che in suo nome rispondesse e scrivesse dell’istesso modo, dopo aver pronunciato parole ingiuriose e sconvenienti con molta collera e furiore. Iniziata a scrivere la risposta …” Il prelato il giorno di Pasqua passata al suono della campana fece congregare il capitolo nella sua casa e propose di levare il banco e scesero in chiesa per levarlo ma ne furono impediti dal capitano e dagli altri ufficiali. ASCZ, Not. Dionisio Speziale, Busta 108, f. 33.
[xxxvii] Crotone, 18 febbraio 1655. Su richiesta fatta al notaio da Francesco Antonio Barricellis, ufficiale della Regia Scrivania de Ratione, in questa Città, Castello e Presidio di Cotrone, Juan de Silva, ufficiale della Regia vederia e provederia generale delli Castelli e fortezze di questo Regno in detto Regio Castello. Essendo morto il Sergente Maggiore Martin Colas Alagon, castellano del castello si deve fare l’inventario. “In primis nella sala dove habitava si sono ritrovate l’infratte robbe: Setti ritratti cioè Il Rè N.ro Sig.re, il Serenissimo D. Gioan d’Austria, l’Almirante di Castiglia, il Duca d’Arcos, il Duca d’Ognatte et il Conte di Castrillo e cinque paesaggi grandi, ventiquattro piccoli nella ciminea di detta sala dui capifoco con palette e mollette di un istesso guarnimento, dodici seggie di vacchina nove, due boffette di noci, uno riposto novo con alcuni vasi di vetro dentro, et nell’appartamento di basso vi sono ritrovate l’infratte robbe: Dui bacili d’argento, uno fatto a navetta con il suo bocale seu acquamanile, et l’altro sempio con il suo bocale, due sotto vase d’argento, dui candeleri e smisciaturo d’argento, una salera, zuccarera e pipera, tre biccheri uno dentro l’altro, uno candalari d’oglio con suo coperchio e paraluce, dudici para di cocchiarelle e fercine quali sopra ditte robbe sono tutte d’argento e pesano libre tretatre inc.a. tre parteri di damasco falso, foderati di tela cilendrata torchina con suoi ferri, in un’altra camera vi sono ritrovati una travacca di legno adorata à quattro colonne con una cortina di damasco carmoscino, dui matarazi di lana bianca, una ferzata di lana bianca fina, una cultra di seta, d’una parte rossa e dell’altra torchina, uno tappeto, dui coscina di velluto chiaro carmoscino d’una parte et dall’altra di tela cilindrata rossa, dudici quadri grandi, cioè la M.re SS.ma del Capo, l’Assuntione della Madonna, il beato Gaetano, l’Andata di N.ro Sig.re all’Egitto, la M.re SS.ma del Carmine, S. M.a Madalena, un Eccehomo ad ottangolo, sotto, S. Francesco d’Assisi, Un Cristo Crocifisso, S. Jacovo,e S. Teresa, sette altri quadretti piccoli cioè Il Gesù Bambino, S. Filippo, S. Antonio di Padua, S. Carlo Borromeo, S. Nicolò di Bari, S. Francesco di Paula e S.ta Maria del Rosario tutti detti quadri con cornice d’oro solo S.ta M.a Mad.na e S. M.a del Capo, due boffetta di noce, un’altra tavolina ad ottìangolo con uno pede, dui porteri simili à quelli di s.a con loro ferri, uno bauglio novo dentro lo quale si sonno ritrovati uno libro di servitii del d.o q.m castellano, uno paro di maniche recamate di seta, una tracolla, due canne del sopradetto damasco falso, et in denari contanti in oro et argento D.ti mille, quattrocento, un altro baguglio novo dentro lo quale vi sono ritrovate infratte robbe: uno quatretto tundo con vetro, d’una parte un monte calvario, e dall’altra S. fran.co d’Assisi, un altro quadretto con vitro, con la Natività, et un altro simile con S. Ger.mo , dudici tovaglie di faccia in tocco, cinque camise e cinque para di calzi di tela, una tracolla racamata d’argento, due tovaglie di pettinare, un altro bauglio dentro lo quale vi si ritrovarno l’infratte robbe: tre canne di tela alli 20, uno rocchetto di pettinare, uno paro di lenzola di tela di landa novi, con lenze racamate di seta carmoscina, uno paro simile con lenze bianche nove, uno paro di lenzola usati di tela alli 10, una tovaglia di tavola nova di fiandra grande, due altre tovaglie di tavola nove ord.rie, un altro paro di lenzola usati, otto altre tovaglie di tavola nove, un’altra usata, undici tovaglie di faccia usate, quattro tovaglie di faccia in tocco, dui faccie di coscini di tela usati, quattord.ci stuyabucche, uno scritterio d’ebano et avorio, con li tiraturi pieni di scritture. Dentro un’altra camara, uno letto con dui matarazzi, dico lettera con dui matarazzi,, uno sproviero vecchio, uno paro di lenzola et una coperta vecchia, quattro para di stivali di cavalcare, uno bauglio, uno colletto di adante vecchio, uno capotto di scarlata vecchio foderato di friso, un altro ferriolo di scarleta novo, tutto foderato di velluto chiaro carmoscino, uno calzone e cosacca di saya imperiale muscata, uno paro di maniche di raso lavorato di colore di carmoscia usate, una ungarina di velluto chiaro vecchia foderata di tali undato, uno gioppone di tela d’argento vecchio con uno paro di maniche di raso vecchi, uno calzone e casacca di velluto negro lavorato vecchi, uno vestito vecchio di tiletta arricciata negra, uno corpetto di tela d’argento novo, uno calzone et un’ungarina di telettuni capellino e negro, un altro calzone, e casacca di velluto negro lavorato, uno paro di maniche dell’istesso, uno calzone e casacca di saya imperiale vecchia, una tracolla racamata, un altro bauglio dentro lo quale si è ritrovata una tovaglia carmoscina, uno paio di pezzi per attaccaglie,, et alcune camise e sberze, due boffette di noci, uno bascino et uno scarfaletto di rame. Dentro un’altra camara Una travacca di ferro con dui matarazzi di lana, uno bianco e l’altro di damasco falso, una boffetta di noce, sei quadri grandi di frutti et uccelli e dudici fibille vecchie. Dentro un’altra camara, una travacchella di brovino à quattro colonne, un’altra cortina di filato tinto, dui matarazzi, sei piene di coscini, quattro bianche e dui colorate, uno sproviero novo di tela alli 20, con cappelletto, con frangie e maroccoli, un altro matarazzo di lana, un’altra boffetta, et dentro un tiraturo si e ritrovata una con l’infratte partite che si devono al d.o qm castellano, sop.a pegni e sonno: Ottavio Syllano deve D.ti cento novantacinque, Horatio Antinoro D.ti quattordici, Gio. fran.co Mangione Cantore D.ti dudici, fran.co ribera carlini otto, Paulo Spina D.ti quattro, Gio. Dionisio Marturano D.ti cinque, l’Alfiero Juan de Silva D.ti dieci, Gio. Domenico Cropalate D.ti ventiuno, D. Gio. Battista D’Aragona D.ti settant’uno e tarì tre, Gioseppe Oliverio D.ti tre, Diaco di Franco car.ni trentuno, la moglie di Carrera carlini sidici, Tota di Carrera carlini trentacinque, Gio. Francesco Melyti in tre partite D.ti sei, Lelio Montalcino D.ti ventisei e tarì tre, fran.co de Cuenca carlini quindici, Gioseppe Avarello D.ti diece, la moglie di Greg.o Lopes D.ti quattro tarì uno e grana sei, Gio. Pietro Ferraro Carlini venti, Ciccio di Poperso carlini trentadui, Paulo d’Oppido D.ti cinque tarì dui, Gio. Dom.co Morano D.ti tre, il Mag.co Gio. Duarte tenente D.ti quaranta, dico D.ti cento quaranta, Fabritio Syllano per polissa D.ti quaranta. Dentro un’altra camara, diece camise di tela di meza olanda usate, setti para di calzonioti di tela usati, quattro tovaglie di faccia, due tovaglie di tavola usate, sette stuyabucche usate, due faccie di coscini, quindici tt.e di mayorca dentro uno spurtune, et in un’altra parte tt.e quaranta d’orgio. Dentro un’altra camara, della cocina, dui capifochi di ferro, uno tripodo grande di ferro, un altro piccolo assai, uno spito grande di ferro, un altro mezzano con li loro piedi, due gradiglie di ferro, un altro spido di ferro piccolo, una conca di rame di libre nove, una frissura di rame di libre sette, sei coperchi di rame di libre cinque et onze tre, dodici covulette di rame sei chiani et sei tondi di libre tre, uno bocale di rame di libre due, uno annato di rame di libre tre, uno mortaretto di pronzo con il pistone di ferro, una frissura piccola di ferro, uno coltellaccio vecchio, una caldara di rame di libre vent’una con il suo vrico di ferro, una caldarone di libre otto, uno stanatello di libre tre et onze nove, due layelle di libre sette, Di più uno diamante in uno anello d’oro di valore di scudi quaranta inc.a, due coperte bianche cropanise, dicisette linzola, nove tovaglie di faccia, cinque tovaglie di tavola, venticinque stuyabucche, diece faccie di coscini, sei camise di tela fina, tre para di calzonetti di tela, et uno corpetto di dobletto tutte usate, sedici salme di vino inc.a dentro tridici quartaroli nap.ni, cioè dudici piene e uno mezo, quale vino e bono e di tutta perfetione come dissero. Di più in un’altra partita denari contanti D.ti duicento e nove. Sono presenti Joe fran.co Melyti, R.J. ad Contr., Cl.co Dionisio Barricellis, Joe fran.co Meza, Joe Leonardo Gabriele et me Not. Hier.mo Felice Protentino. ASCZ, Not. H. F. Protentino Busta 229, ff. 27-29.
[xxxviii] 31 ottobre 1655. Giovanni de Lubica, Signor di Guerra al Nunzio di Napoli “… fr. Ludovico Tedesco, fr. Crisostomo de Cosentia y fr. Dom.co del Blanco Domenicanos … en tiempo delas alteraciones passadas desta ciudad y Reyno falteron enteram.te alas obligaciones de vassallos fieles de su Mag.d en compania delos cavos Pueblos de Cosencia … Fr. Ludovico Tedesco … han continuado en malas correspondencias con Reveldes de su Magestad y otras personas poco afectas a su servicio …”. ASV, Nun. Nap. Vol. 53, ff. 447. 20 novembre 1655 (37697). Il Nunzio di Napoli al Card. Segretario di Stato. Nella prigione del castello di Cotrone sono da diverse settimane un Padre Cappuccino, Giovanni Petrosini, un Padre Minore Osservante, Francesco da Pietramala, senza che si riesca a saperne i motivi. ASV, Nunz. Nap. 53, f. 517. 25 dicembre 1655 (37721). Gian Giacomo Sillano, Commissario aplo di Cotrone, comunica al Nunzio di Napoli che al P. Francesco da Pietramala è stata comunicata la scarcerazione e l’ordine di recarsi a Roma. Cotrone 25 Xbre 1655. Nunz. Di Nap. 54, f.46.
