La Lavorazione del Ferro a Crotone

Riace (RC), murales che raffigura fabbri al lavoro.
“Quanto al ferro, la Calabria era tra le regioni meridionali che avevano necessità di importarne; cosa che, secondo la testimonianza della Sommaria, faceva “de Venetia, Brescia, Trieste et altri lochi de terra tedesca. Una produzione locale di una certa rilevanza si aveva nella zona di Stilo, ove essa alimentava delle ferriere”.[i] La presenza di miniere attive di ferro nella zona di Stilo è citata già nel Cinquecento dal Barrio “Nascitur argentum, et ferrum tribus locis, constatur, et nunc hic ferrum”.[ii] Per il Marafioti miniere di ferro si trovano in Stilo, nella Sila di Cosenza, in Celico, Montalto e scrivendo di Stilo afferma, che “è degno di lode questo castello per la preciosità delle sue minere … la minera di ferro in questi tempi abbondantemente s’adopra”.[iii]

Stampa che raffigura fabbri al lavoro.
Le abbazie e le miniere
Le miniere ed il commercio del ferro appartenevano al sovrano, il quale poteva concederli per privilegio. Durante il periodo svevo Federico II, concesse numerosi privilegi agli abbati ed ai monaci delle abbazie. Nel 1208 Federico II, re di Sicilia, concedeva all’abbate Bernardo e ai frati del monastero della Sambucina, “ad sempiternum commodum et utilitatem celebris ipsius cenobii minas ferri libere et sine datione aliqua in omnibus tenimentis ipsius monasterii pro eorum voluntate cavare”,[iv] nel 1210 confermava a Matteo, abate del monastero di Fiore, i privilegi e tra questi quello di poter “libere et absque ulla exactione posse cavare et percipere meneram ferri per omnes meneras Calabriae”[v] nel 1225 confermava e privilegi dell’abbazia di Santa Maria di Corazzo e concedeva all’abbate Milo ed ai suoi frati “ut per totum dominium Calabriae possint liberè accipere et percipere mineras salis et ferri ad opus ipsius Monasterii”.[vi] Lo stesso imperatore nel 1220 aveva concesso all’abbate Riccardo e al convento del monastero Calabro Maria “… libere salinae per omnes salmas, et venam ferri per omnes minerias Calabriae cavare possit, atque percipere, emere quoque et vendere absque ulla exactione …”.[vii]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
La dogana e il fondaco
L’imperatore Federico II fece costruire due porti uno sul Tirreno a “Bivona” e l’altro sull’Ionio a “Cotrona”. Nell’ordinamento dei nuovi porti del 5 ottobre 1239 troviamo il nome del custode e del notaio del nuovo porto di Crotone: “In Cotrona novus portus / Custos Nicolaus Barbatus de Cotrona / Notarius Bencivinius de Cotrona”.[viii] Trent’anni dopo, l’8 marzo 1269, il re Carlo I D’Angiò concedeva al notaio Gregorio de Bentevegna de Crotone di esercitare l’ufficio di “credencerius … in doana fundicu et portu cum exepensis trium unciarum auri” … “super recipiendis iuribus omnibus (a) personis … tam regnicolis quam extraneis intrantibus vel exeuntibus Regnum nostrum, emendo merces aliquas vel vendendo in doanis … ferro, azaro pice seta et quibuscumque aliis …”.[ix]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
Durante il Quattrocento
Da un ordine regio del 31 agosto 1451 a favore del cosentino Francisco de Becchutis sappiamo che a Crotone, egli aveva un magazzino con una certa quantità di ferro “et nonnullas alias merces et bona”.[x] e da altri ordini del 13 maggio 1452 e del 18 aprile dell’anno seguente, che erano frequenti le frodi nel commercio del ferro al tempo in cui erano stati vicesecreto di Crotone Nicolay Cannagree (Cannagroy) de Cutrono e doganiero il notaio Gesualdo de Trano. L’otto gennaio 1452 da Castelnuovo in Napoli Alfonso, essendo per morte di Nicola Cagnagroy della terra di Ipsigro ritornato in potere della curia regia, concede a Dominico Garcez de Borau l’ufficio di doganiere sui diritti del ferro, acciaio, pece, vomeri e altri diritti del fondaco e dogana della città di Crotone, “cum gagiis sive salario sex decim de liliatis ad rationem di liliati sexaginta pro qualibus uncia per annum percipiendis” e di godere di tutti i diritti ed esenzioni , che godeva il doganiere precedente.[xi] La presenza nel porto di Crotone di mercanti di ferro veneziani e Genovesi risulta da un’indagine sui conti lasciati da Nicola Cannagroy. Il vicesecreto aveva comprato per il bisogno del fondaco del ferro da Christofato de Levantis di Genova e aveva riscosso “pro iure terzarie” 23 pali di ferro da Andrea Priolo di Venezia, che li portò per mare. Sempre aveva avuto “pro iure terziarie” 21 rotula di azaro fino da Ioanne de Malta, socio della nave di Marco Riczo di Venezia.[xii]
Sempre in questi anni della metà del Quattrocento ci sono in Crotone i veneziani Michele Pampino, le cui navi scaricano ferro ed acciaio (il Pampino sarà iniquamente carcerato dal capitano della città) e Antonio Valerio. Antonio Valerio abita a Crotone e gode della concessione di poter estrarre dalla città, ove possiede magazzini di ferro, che vende in Calabria e fuori, 110 cantaia di ferro per smerciarlo ove meglio creda, tranne per “li lochi dove so fundichi e supta fundichi de nostra Corte”. Ma anche questa restrizione sarà rimossa grazie al pagamento di 230 ducati, “come terciaria”, alla regia tesoreria.[xiii]
Durante il periodo aragonese numerosi sono i privilegi concessi alla città ed al vescovo dai regnanti. Il 25 febbraio 1445 il re Alfonso conferma al vescovo di Crotone il diritto di esigere la decima sulla dogana “etiam concederemus et confirmaremus decimam dohane ipsius Civitatis quam recipere consuevit et recipit de presenti”.[xiv] Re Ferrante nel 1483 tra i vari privilegi, concesse che i Crotonesi siano “franchi di tutti li dritti spettantino al Reg.o Arrendam.to de ferri nell’estraz.ni, ò Immissioni delle loro mercantie per tutti i luoghi del Regno”.[xv]
Il 28 dicembre 1491 tra le grazie chieste dall’università di Crotone allo stesso re vi era, che faccia rispettare dal governatore Luigi Lull le franchigie di fondaco e dogana, che i cittadini di Crotone godono in tutto il regno.[xvi]
Durante i lavori di fortificazione della città e castello di Crotone (1485 /1486) troviamo i nomi di alcuni mastri ferrari: Marco Cesaro mastro ferraro vende alla regia fabbrica una verrina de carro et una assia … macze due grande de ferro, il mastro Nixi Sala judio ferraro de Cotrone è pagato per la sua mastranza e per avere venduto una “macza” grande di ferro e cinque zappe grandi e grosse, due furcate, cati, barili per usarli nelle calcare ecc.[xvii] Sempre durante questi lavori arriva al porto la barca di Antonello Pilera de Lipari, che vende sei pali di ferro necessari per la fabrica del castello.[xviii]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
Nel Cinquecento
All’inizio del Cinquecento nelle spese dell’erario di Crotone troviamo, che egli aveva pagato “mastro cola caccavo a di xxv aug.ti iiii ind. 1516 per tanto ferro per farendi dadi per li ballocti de pumbo deli falcuneti de brunczo tari dui”, “ambrose de xparo per dui rotuli de ferraczo per fare anelli dela porta dela cita” e “mastro luca calanrise ferraro per havereli facti li dui anelli”.[xix]
Durante la costruzioni delle fortificazioni di Crotone la maggior parte del ferro occorrente è fornita dai “dohaneri dela regia dohana et fundaco” di Crotone, i quali su ordine del commissario generale in la regia fabrica consegnano il metallo al “monitionero”. Procede al pagamento il regio pagatore, il quale paga il ferro a ducati 4 il cantaro. Furono Commissari generali S. Loysi de Minneses, il S. Cap. Gaspar de Mardones e S. Alonso Brefeygne e ressero il regio fondaco del ferro e la dogana di Crotone: Pietro Saporta de Napoli (1541), Loysio Plasmo de Tropea (1545), Antonio Leone di Napoli (1946), Jo. Caladeroti de Napoli (1549) e Francesco Cafarello senese (1550); mentre regi pagatori furono Jo. Veles de Tappia (1541) M. Raffael Prattes (1545-1546) e Michel Conill (1548 – 1550). A sua volta il monizionero su ordine del commissario fornisce il ferro ai mastri ferrari, accordati di fare “più sorti di ferramenti”. Altre volte è lo stesso monitionero ad ordinare dei piccoli lavori. Finita l’opera commessa, i ferreri la consegnano al monitionero e di solito sono pagati a grana 4 o 5 lo rotulo dal regio pagatore per la loro “mastria”.
Tra i mastri ferrari, che per accordo lavorarono il ferro della regia corte, ricordiamo i crotonesi Vincenzo Barbarino,[xx] Nardo Calabrisi[xxi] e Joanne Burghese (Vurgisi) alias lo monaco.[xxii]
Oltre ai “dohanieri” altri fornirono il ferro alla regia fabbrica, tra questi ricordiamo: Francesco Russu di Catanzaro (Addi 27 Junii 1542. Ad Jo. Francesco Russu de Catanz.ro sta in Cotroni per lo preccio de 97 pali de ferro per servitio de la Regia frabbica consignati al monitionero (f. 73) e il veneziano Gio. Maria de Bernardo (Addi 26 ditti (ottobre 1546) Ad Jo. M(ari)a de Ber(nar)do “venetiano patroni dela nave che sta allo p.nte in lo porto de Cotroni per lo preccio de pali de ferro venetiani n.o tricento consignati al monittionero se have pagato ad r.e de d.ti 10 lo centinaro per adcordio fatto d.ti 33.[xxiii]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
La dogana e Le forge
Nella seconda metà del Cinquecento le forge e la dogana erano situate vicino all’entrata principale della città. Il mastro ferraro Ioanne Francesco Burghese, alias lo monaco, aveva in affitto una bottega per uso di forgia, che apparteneva alla mensa vescovile. La bottega era situata nel palazzo vescovile “affacciante la muraglia … innante le buccerie”,[xxiv] mentre la regia dogana era situata “in piazza pp.a contigua al palazzo universale di detta Città” e vicino alla casa dove abitava il capitano della città, che era “iux.ta domos et Cortile ep.le domum Reg.ae Dohanae Rebellinum S.ti Jois in Parochia S.ti Petri plateam pp.cam”. In seguito la dogana si sposterà nell’angolo dall’altra parte della piazza,[xxv] “in frontespitio la porta maggiore di questa Città”.[xxvi] Gli arrendatori del regio secreto e mastro portulano della provincia di Calabria Ultra di solito affittavano il regio fondaco e dogana di Crotone a dei sostituti.[xxvii] Da una dichiarazione fatta il giorno 11 settembre 1629 da Gio. Pietro Sculco, esecutore testamentario del genovese Gio. Aloysio Biscamo, fu sostituto arrendatore del regio fondaco e dogana della città di Crotone, sappiamo che egli nei giorni precedenti aveva fatto l’inventario sia nella casa della regia dogana, dove abitava il Biscamo, che nei magazzini. Poi era sceso nel magazzino sotto la camera della regia dogana, dove era conservato il ferro, ma non potè entrarvi, perché era chiuso con un catenaccio di ferro e le chiavi le teneva Marco Antonio Martino, reggente l’ufficio di regio vicesecreto della regia dogana e fondaco della città. Ottenuto il permesso da Jo. Ambrosio Paravagna loc.te dell’Arrendamento del ferro in questa provincia di Calabria Ultra ed aperto il magazzino, fu trovata molta quantità di ferro e di acciaio, che fu pesata con la stadera che era nel fondaco e fu trovato il ferro c(antara). 151. R(otol)o. 1 e l’acciaio c (antara). 8 r(otol)a.[xxviii]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
Gli Squillace
L’arte della lavorazione del ferro era praticata da alcune famiglie, che di generazione in generazione si tramandavano il mestiere. Tra le famiglie di Crotone addette alla lavorazione ed al commercio del ferro troviamo gli Squillace. Da un atto del notaio Antonio Protentino del 10 agosto 1642 sappiamo, che Francesco de Squillace aveva utilizzato parte del denaro portato in dote dalla moglie Julia Garrabba per l’acquisto di una forgia “pro mea arte exercendam faberferrarii”.[xxix] Gioseppe Squillace esercitò più volte la carica di “sostituto seu cassiero della Regia Amministrazione del Regio Arrendamento del ferro, della Dogana e fundaco nella città di Cotrone e nelli Castelli e loro paranze”.[xxx] Nell’aprile del 1657 rinnovò l’incarico obbligandosi con i regi amministratori e luogotenenti generali de regio arrendamento del ferro e della dogano e fondaco di Calabria Ultra Gio. Francesco e Lorenzo Solari per amministrare l’ufficio di cassiere “della regia amministratione del Regio Ar.o del ferro, della dogana e fundaco nella città di Cotrone e nelli Castelli e loro paranze “una con la nova impositione della metà del cinque per cento peso et mezo peso”.[xxxi] Quattro mesi dopo Gio. Battista Solari , procuratore di Gio.Francesco e Lorenzo Solari, visionava i conti dell’amministrazione di Gioseppe Squillace e dichiarava di avere ricevuto dallo Squillace “d(uca)ti cento settanta otto tarì quattro e gr. cinque à complimento, tanto delli deritti pervenuti in potere del d.o de Squillace, quanto del prezzo de d.i ferri et acciari venduti ut. s.a per tutto il tempo, che esso di Squillace have administrato d.o off.o.”[xxxii]
Negli anni successivi troviamo il mastro ferraro Domenico Squillace e i mastri ferrari Gio. Lonardo Gabriele, Bartolo Rodrigues,[xxxiii] Anibale Marino, Petro Antonio, Durastante Favara e Gioseppe Thesoriero, i quali partecipano al bando della regia corte per eseguire i lavori nel castello. Gli appaltatori saranno pagati in anticipo per la loro mastria nel lavorare il ferro messo a loro disposizione dalla regia corte franco di tesoreria.[xxxiv]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
La Piazza dei Ferrari e la Torre dell’Orologio
Le attività commerciali ed artigiane all’inizio del Settecento erano concentrate nelle piazze, che si aprivano appena dentro e vicino all’unica porta della città e nei pressi della cattedrale. Qui ci sono la Piazza dei Ferrari, la Pubblica Piazza, la Piazza dei Calzolai, o degli Scarpari, la Piazza Lorda e la Piazza dei Barbieri. Le forge dei ferrari erano situate a destra entrando dalla porta principale. Le loro botteghe erano presso e sotto il convento di San Giovanni di Dio dei Fatebenefratelli e sotto l’orologio universale.[xxxv] Le botteghe dei ferrari erano gravate da censi, che pagavano alla arciconfraternita del SS.mo Sacramento e da canoni di affitto, dovute al Convento dei Fatebenefratelli. Esse erano gestite dai discendenti dei ferrari, già operanti alla metà del Seicento. L’arciconfraternita del SS.mo Sacramento esigeva tre annui censi sopra le botteghe di Antonio Tesoriero, che prima era del padre Antonio; di Gaetano Favara e di Ippolita Squillace, che prima era di Domenico Squillace.[xxxvi] Quest’ultima poi passerà a Gaetano Marino[xxxvii] e poi al figlio di costui Anibale.[xxxviii] Il Convento, ed ospedale dell’Ordine dei Fatebenefratelli di S. Giovanni di Dio riscuoteva annui censi sopra la bottega di Anibale Marino, sopra quella dotale di Felice Maccarrone, che prima era di Gaetano Favara[xxxix] e sopra quella di Dionisio d’Oppido.[xl]
Nel Catasto onciario di Crotone del 1743 sono notati otto mastri ferrari, due lavoranti il ferro e sette discepoli. L’età di quest’ultimi varia tra i 12 ed i 18 anni. I mastri erano: Antonio Pulvares, Anibale Marino, Dionisio Arabia, Diego Romano, Dionisio d’Oppido, Felice Strina, Martino di Sole, Pietro Mangano di Cortale, i discepoli: Francesco Antonio Marino, Carmine Lipari, Michele di Sole, Giuseppe Antonio Tesoriero, Diego Truncè, Pascale Greco e Vito Ganguzza e i lavoranti Giuseppe Rocca e Giovanni Vittorio di Bona. Tra mastri solo Anibale Marino possiede una bottega nella piazza dei Ferrari, ereditata dal padre Gaetano, mentre Dionisio D’Oppido, ha una bottega sotto l’orologio universale, ove esercita il suo mestiere solita affittarsi per ducati 10 e Felice Maccarrone, coniugato con Domenica Favaro, ha come robe dotali ed in comune con Anna Favaro sua cognata una bottega nella piazza de’ Ferrari, solita locarsi per annui ducati 10. Le altre botteghe appartengono parte all’arciconfraternita del SS.mo Sacramento,[xli] parte al convento dei Fatebenefratelli.[xlii] Il mastro Martino di Sole otterrà dal re di poter fare una bottega sotto il torrione dell’orologio della città, che allargherà con un piccolo luogo ottenuto dai Fatebenefratelli.[xliii] Allora era “cassiere dell’arrendamento de ferri e doana” di Crotone Pietro Asturelli.[xliv]
La condizione economica dei mastri era alquanto precaria, alcuni integravano il loro reddito svolgendo anche altri lavori. Tre abitavano in casa propria, due in casa dotale e tre in affitto. Tre dichiaravano di non possedere nulla (Antonio Pulvares, Martino di Sole e Pietro Mangano), uno possedeva solo un cavallo per uso proprio (Felice Strina), uno solo la bottega (Felice Maccarrone) uno un’altra casa, oltre alla propria, che dava in fitto (Diego Romano). I tre possessori delle botteghe (Anibale Marino, Dionisio Arabia e Dionisio d’Oppido) il primo aveva una vigna, il secondo una casa, che dava in fitto, un mulino centimolo con due mule e 10 “somarre per uso di vatica” e il terzo 6 buoi per aratro. Tutti erano gravati da annui censi.

Crotone, torre dell’orologio civico.
Mastri ferrari al lavoro
A volte i mastri ferrari partecipavano in società a bandi pubblici. Un bando per riparare le torri di Scifo, Capo Rizzuto e Castella ed a costruire la nuova torre di Capo Rizzuto, secondo il disegno dell’ingegnere Adamo Romeo e seguendo le istruzioni dell’ingegnere Pietro Sbarbi, fu emanato in piazza pubblica il 20.10.1754 ma solo il 27.4.1755 i lavori furono aggiudicati ad una società composta dal mastro fabbricatore M. Messina e dai mastri ferrari Dionisio d’Oppido e Nicola Lucente.[xlv]
Nel 1746 il mastro ferraro Dionisio d’Oppido è incaricato dai sindaci e dagli eletti della città di calcolare la spesa occorrente per i lavori da farsi, secondo la sua arte, alla porta piccola della Pescheria.[xlvi]
A volte sono chiamati a stimare edifici come nel caso del mastro forgiaro Vincenzo Naccarato che interviene in una stima del casino di Ponticelli.[xlvii] Spesso essi forniscono lavorati ed utensili in ferro come nel caso della costruzione del porto.[xlviii]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
Il ferro per mare
La maggiore e la più importante parte degli oggetti in ferro erano importati. All’armamento della città e del castello provvedevano le navi provenienti dall’area napoletana. Nell’ottobre 1602 arriva al porto la sayetta di Bartolomio di Micrò patronizzata da Ottavio Maresco de Sorrento e consegna per l’artiglieria della città all’ufficiale del regio ufficio di scrivania di razione quattordici cascie sferrate con sue rote et assi, sei scalette con li piconi di ferro, quattordici branchiglie, cinquanta manuelle, quattordici caracolle di ferro, quattordici cocchiare con sue femminelle et aste, quattordici feminelle con lanate con loro aste, quattordici rifilature con loro aste, mille et duecento palle di ferro cioè di diece libre duicento, di quattro libre cinquecento, di cinque libre trecento, di due libre dui cento e più palle di pietra n.o trecento, cioè di libre trenta cinque cento, et di libre sette altre cento cinquanta e più quindici cantara di polvere reposta in trenta cinque barili netta di tara. E più cantara sei di miccio.[xlix] A volte il ferro è scaricato in città dalle navi, che a causa di una tempesta vi trovano rifugio.
Il 7 settembre 1675 Gio. Battista Besenzone di Sestri Ponente, patrone della tartana San Giovanni Battista e San Gregorio dichiara, che il 6 maggio 1675 stipulò un contratto di noleggio nella città di Napoli con il pubblico negoziante Domenico Brevero “che dopo scaricato li cavalli, et soldati per servitio dela Regia Corte s’havesse portato con la sua tartana nella marina di Cropani et Crogliano et ivi havesse caricato sopra essa cant.ra ottocento cinquanta di Pece et quella havesse scaricato nella Città di Venetia, dove haveria fatto dare il suo carico di ferro acciaro et altre mercantie per quelli introdurre nella Città di Napoli”. Adempiuto quanto stabilito da contratto e salpato da Venezia e giunto il 18 agosto al porto di Crotone col “ferro, acciario et altre mercantie” caricato a Venezia gli giunse un ordine dal Brevero, che per paura dei Francesi scaricasse il carico e lo consegnasse a Gio. Battista Caivano. Sempre nell’ordine era scritto “che li pagasse il conto del suo nolo doc.ti centocinquanta.[l]
Il 6 novembre 1697. In presenza del S.r Vittorio Terranova, della terra di Cutro ma abitante a Crotone, sostituto arrendatore di ferro nel regio fondaco e dogana di Crotone, Bartolomeo Cappella di Lavagna, patrone della tartana La Madonna del Carmine s S.to Gaetano dichiara che “nella città di Genova per conto del S.r Bartolomeo Giarrella, arrendatore di ferri delle Prov.e di Calabria Citra et Ultra, caricò verghi seicento cinquanta nove di ferro, cio è verghi seicento cinquanta sette tutto intiero e sane et verghe due mezzate, per quelli condurre à Santo Lucido e consignarlo al S.r Nicola di Cesare o altri per lui”. A causa del maltempo e per paura dei Turchi ripara al porto di Crotone e lascia il ferro nel regio fondaco della città per conto di Bartolomeo Giarretta.[li]
Durante il Seicento la presenza di un ancoraggio insicuro presso il molo della città era causa di naufragi, come documenta la testimonianza di alcuni patroni di tartane. In presenza del reggente il regio secreto e mastro portolano Fabrizio Lucifero, essi affermano “di aver visto e riconosciuto cinque cannoni di ferro, tre ordinari et dui piccoli, che si ritrovano alla punta del molo proprio dentro l’acqua del mare, li quali da molti anni a questa parte che si ritrovano in d.o luogo per haverli più volte visto … si ritrovano tutti arroggediti, a segno tale, che ci pare esser di poco servitio, et quando quelli si havessero da vendere si ne potrebbe cavare da detti cannoni al più doc.ti cinquanta inc.a, mentre per esser stati da molti anni dentro il mare, potria succedere nel disparasi danno notabile”.[lii]
Altre volte il ferro arrivava in città come bottino di guerra, come evidenzia la protesta fatta il 10 novembre 1707 del patrone Gio. Battista Sorace di Scilla in presenza del regio vicesecreto Francesco Terranova, del mastro credenziero Leonardo Laudando e del custode del regio fondaco e dogana di Crotone Domenico Capocchiano. Il Sorace ritornando da Venezia, dove aveva imbarcato varie merci, la sua barca fu catturata dal capitano della goletta di Domenico Guariglia, il quale la portò in città. Parte della merce fu consegnata agli ufficiali della dogana. Il Guariglia si tenne per sé 200 ducati di droghe, la cassa del patrone, sedici scopette e un piccolo cannone di bronzo e consegnò agli ufficiali della dogana: chiodi barili 18, un barilotto di lande, 75 landette, 12 lomere di ferro, 13 scatole di corde d’acciaio e d’ottone, 19 rasoli di barbiero, ami per pescare, bottoni di stagno, cera lavorata, zucchero, incenso, cannelle, un coppo di garofalo, china, telappa, occhi di granci, rabarbaro, argento vivo, corone di vetro, arsenico, ecc. Dopo aver fatto la consegna il Guariglia affondò la barca in quanto ritenuta nemica.[liii]
Durante la costruzione del porto di Crotone troviamo pagamenti fatti per il trasporto e l’acquisto di ferro per “uso di zappe” e per un’ancora fatta fare nelle ferriere di Stilo.[liv] Il ferro acquistato dalla regia corte dalle ferriere di Stilo era imbarcato nella marina di Roccella e sbarcato nel regio fondaco e dogana di Crotone. Crotone 27 giugno 1765 presso il lido del mare della marina vicino il venerabile convento dei padri cappuccini è ancorata la felluca nominata S. Maria di Porto Salvo con quindici marinai del patrone G. Idone di Scilla. Il patrone con la sua barca è stato noleggiato per conto della regia corte per imbarcare nella Marina della Roccella un carico di ferro per immettere e discaricare nel regio fondaco e dogana di Crotone. Giunto alla fine di giugno per scaricare il carico di ferro, ne è impedito perché non è in regola con la patente di salute. “Pel pericolo evidente di perdere la vita esso patrone e marinari tutti per causa del cattivo aere che in q.a città e particolarmente in essa sud.a marina, vicino la quale sono situati per la stagione avanzata vi corre” decide di non sottomettersi più a contumacia ma di andarsene e ritornare con il carico di ferro a Roccella.[lv]

Crotone, lavoro in ferro battuto.
Tra il Settecento e l’Ottocento
Col passare degli anni alcune “botteghe di Ferraria” erano passate di padre in figlio, altre erano state portate in dote o vendute. La bottega di ferraria gestita per molti anni dai mastri ferrari Favara (Durastante, Petro Antonio, Gaetano) fu ereditata dalle figlie Domenica e Anna. Domenica Favara sposò Felice Maccarrone e portò in dote la bottega. Da Felice Maccarrone la bottega passò a Gaetano Maccarrone, il quale nel 1782 la vendette a Pasquale Jozzolino.[lvi] La bottega dei mastri Squillace da Francesco passò a Domenico, poi a Ippolita e quindi a Gaetano Marino. Da Gaetano Marino passò al figlio Anibale e poi al fratello Francesco Antonio.[lvii]
Nel catasto di Crotone del 1793 troviamo Gaetano Maccarrone, del fu Vincenzo e fratello di Vincenzo, che loca una bottega per uso forgia, Benedetto d’Oppido, del fu Dionisio, con i fratelli Paolo e Nicola, quest’ultimo forgiaro, che possiede una bottega per uso di forgia, il mastro forgiaro Cesare Lucente, con i figli Nicola ferraro, Ottavio e Giuseppe lavoratori ferrari e i forgiari Francesco Lomare e Vincenzo Diaco.[lviii]
In seguito, Leonardoantonio Scarriglia comprò la forgia di Nicola d’Oppido e Pasquale Jozzolino quella di Gaetano Maccarrone.[lix]
Note
[i] Galasso G., Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida Ed., Napoli 1992, p. 215.
[ii] Barrius G., De Antiquitate et situ Calabriae, Roma 1571, p. 276.
[iii] Marafioti G., Croniche et antichità di Calabria, Padova 1601, pp. 147, 308v.
[iv] Pratesi A., Carte latine di abazie calabresi provenienti dal Fondo Aldobrandini, 1958, p. 224.
[v] De Leo P. a cura Documenti Florensi, 2001, p. 42.
[vi] BAV, Cod. Vat. Lat. 7572, f. 33v.
[vii] Privilegii dell’Abbadia di S.ta Maria de Altilia dell’Eminent.o et Reverend.o Cardinal Spada Abbate della (detta) Abbadia in Calabria. ASN, Arch. Ruffo di Scilla Vol. 697, ff. 1-3.
[viii] Huillard – Breholles J-L-A, Historia Diplomatica Friderici Secundi, t. V, I, 419.
[ix] Reg. Ang., II, 32. Sempre in questi anni a Crotone c’era il fondaco del sale (Reg.Ang. XI, 1273, 220) e nel novembre 1275 il re aveva ordinato al secreto della Calabria di confermare il diritto di decima al vescovo di Crotone (Reg. Ang. XIV, 10).
[x] Fonti Arag. II, 91.
[xi] Fonti Arag. II, 144 -145, 170. Rodriguez C. L. e Palmieri S. (a cura di), I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della Serie Neapolis dell’Archivio della Corona d’Aragona. XIII, Registro 2915, n. 172.
[xii] Fonti Arag. V, 44-49: A Crotone è presente il fondaco del ferro, dell’azaro fino, del sale e della pece.
[xiii] Pontieri E., La Calabria a metà del secolo XV e le rivolte di Antonio Centelles, p. 98, n. 2. Sposato P., Attività commerciali …, Calabria nobilissima n. 17, 1952.
[xiv] Zangari D., Capitoli e grazie concessi dagli Aragonesi al Vescovo e all’Università e uomini della Città di Cotrone durante il secolo XV, Napoli, pp.1-7.
[xv] ASCZ, Regia Udienza, Cart. S, 426-7, fasc. XI (1752); “accapati per nobilem et egregium virum Thomam Griffum, et oratorem upsius Civitatis”, Nola Molise G. B., Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone, 1649, p. 195.
[xvi] “… item perche dicta V. M. ha facta gratia a li homini de dicta Cita che siano franchi de dohana et fundico per tucto lo regno et tale gratia dicti citatini godeno per tucto dicto regno excepto in le terre de lo guverno de misser loyse lull. ..”. Trinchera F., Codice aragonese o sia Lettere regie. Vol. III, Napoli 1874, pp.33-37.
[xvii] Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia Citate de Cotrone, (1485). ASN, Dip. Som.1/196, ff. 15, 16.
[xviii] 27 aprile (1465) Antonello Pilera de Lipari riceve da Marco deli Pira tari 23 per pagamento de quaranta sei pali di ferro have conducto per necessario per la frabica delo castello. ASN, Dip. Som. F.so 196, f.lo 2, inc. 3, f. 8v.
[xix] ASN, Dip. Som., Erario di Cotrone, Fs. 532, f.lo 10.
[xx] Addi XXI Maji 1542. Ad m.o vinc.o barbarino ferraro accordato ad lavorar lo ferro dela Corte have recep.to D. 21 et sono per c.a 3 r.a 2 de ferro lavorato ad r.e de gr. 5 lo r.o et lo ferro dela corte et per tanti conzaturi consignati ad aurelio de ancona monitionero 21 – 1 – 4; Addi XIII Junij 1542 Ad m.ro vinc.o barbarino de Cotroni per havere lavorato can.ro uno et r.a 68 de ferro in diversi sorti de ferramenti consignati al monittionero alla solita r.e con lo ferro dela regia corte 8 – 2; Addi ultimo Junii 1542. Ad m.ro vinc.o barbarino de cotroni per haver lavorato r.a ottanta de ferro ad la reto scritta r.e in piu et diversi sorti de ferram.ti consignati al monitionero 4 – 0 et per tanti conzaturi de ferram.ti per ord.ne del ditto 1 – 4 – 17, XXIII 8bre 1542 Ad M.o Vincenzo barbarino de Cotroni per haver’ lavorato ferro de la Corte Can.ro uno et r.a 4 – 6 ½ in più sorti di ferramenti consignati al monitionero se have pagato alla r.e de gr.cinque lo r.o 7 – 1 – 12 ½. ASN, Dip. Som. FF. 196, 197. Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di Crotone, 1984.
[xxi] Addi 14 martii 1546. Ad mro nardo calabrisi de Cotroni per haver lavorato ferro r.a tre consistenti in quattro manigli servero per li cati grande che haveranno de terare lacq.a con la rota se have pagato alla r.e de gr. 4 lo r.lo per sua mastria 0 – 0 12. ASN, Dip. Som. 197, 33v.
[xxii] (Mastranza di ferramenta) Addi 12 Aplis 1546. Ad m.ro Jo.e vurgisi als lo monaco ferraro de cotroni per haver lavorato dali 4 per fra li 16 detto ferro lavorato r.a 32 ½ consistenti in dui landi et dui spinnoli pisaro r.a 21/ dui bucculi et carcaroni pisaro r.a 2/ dui buccagli de rota et quattro perni pisaro r.a 5 on.27 / para 8 de cantari r.o 1 on 5 / perni 5 pisaro r.o 1 ½ / tutti sono r.a 32 consignati al monitionero se have pagato alla r.a solita de gr.4 lo rotulo per sua mastria sono 1 – 1 – 1021 8bris 1549. Ad m.o Ioanne burghese de Cotroni per havere lavorato ferro dela Corte. ASN, Dip. Som., F. 197, f.lo 2, ff. 109v.
[xxiii] ASN, Dip. Som. 196, 197. Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di Crotone, 1984.
[xxiv] Noi Infr.ti Sin(di)ci et eletti dela citta de Cotrone facemo piena et indubia fede come nel palazzo episcopale di questa pr.ta Città ci e una poteca affacciante la muraglia la quale fo affittata dal q. R.mo mon. S.or Minturno vescovo di Cotrone a mastro gion borgise ferraro per usu di forgia et e la poteca che medesimamente sta innante le buccerie che ha tenuto et al presente ancora tiene in affittu detto mastro gioan fran.co burgese ch’in alt.o cognome se chiama Jo. Fran.co borgese al.s Lo Monaco quale ha tenuto et tene in affittu detta poteca affacciante la muraglia che medesimamente sta avante atteso ch’altra ch’altra poteca di forgia non ci e in detto palazo episcopale solo la preditta che tiene detto Jo. Fran.co borgese als lo monaco … Crotone die XXII de aple 1573. ASN, Dip. Som. 315/9, Conto del m.co Giulio Cesare de Leone, Deputato sopre l’Intrate del Vescovato de Cutrone 1570 et 1571, f.80; Affitto deli poteche de sotto il palazzio episcopale. M.o Jo. fran.co borgisi alias lo monaco deve D. tre per lo affitto dela potichella deli forghi avanti li vocerie per ditto anno Mensa Vescovile 1572 et 1573, f. 3v.
[xxv] Crotone, 2 giugno 1610. “la Regia Doana di Cotrone posta in la piaza pp.a contigua al palazzo universale di detta Città”, (ASCZ, Not. Gio. Francesco Rigitano B. 49, f. 6v); Crotone 9 novembre 1622. Su richiesta dei sindaci del mastro giurato e degli eletti il notaio si reca nelle case dove abita il capitano della città “iux.ta domos et Cortile ep.le domum Reg.ae Dohanae Rebellinum S.ti Jois in Parochia S.ti Petri plateam pp.cam”. I sindaci Jo. Fran.cus Juliano e Jo. Paulo Basoino, Joseph Presterà mastrogiurato, Ferdinando Pelusio, Francesco Antonio Petrolillo e Jo Domenico Varano eletti. Riuniti al suono della campana in presenza del capitano è congregato il concilio. (ASCZ, Not. Protentino J. A., Cart. 117, ff. 128v-129). Crotone, 14 settembre 1610, “lo dicto Li Barberi jux.a domos R.ae Dohanae” (ASCZ, Not. Rigitano G. F. B. 49, f. 80).
[xxvi] Crotone, 12 aprile 1729. Loco di citazione la porta di questa Regia Dohana di Cotrone frontespitio la porta maggiore di questa città. ASCZ, Not. Pelio Tirioli, B. 663, f. 104.
[xxvii] Crotone, 18 luglio 1629. Gio. Paolo Basoino dichiara, che in passato egli prestò una cauzione beneficiale officium exercendo et administrando officium loc.tis m. Antoniii Coppula regis secreti et mastri portulani prov. Calab. Ultra et de rendendo computum in fine anni administrationis. Furono garanti Joseph Syllano, Fabio Pipino e Joseph Vezza. Egli ora li libera e si obbliga per 2000 ducati. ASCZ, Protentino A., B. 118, 1629, f. 51.
[xxviii] ASCZ, Protentino A., B. 118, ff. 47v-48r.
[xxix] Crotone, 10 agosto 1642. Francesco de Squillace, sposato con Julia Garrabba, dichiara che nel 1636, al tempo in cui contrasse il matrimonio con Julia, vedova di Jo. Battista Maurello, per dote gli furono consegnati ducati 300, consistenti in mobili, paramenti, una casa palaziata e denaro contante. Egli andò ad abitare nella casa palaziata e spese il denaro nell’acquisto della sua forgia “pro mea arte exercendam faberferrarii”. ASCZ, Protentino, ff. 27-28.
[xxx] ASCZ, Not. Protentino H. F., B. 229, 1654, f. 35v.
[xxxi] 7 aprile 1657. Gioseppe Squillace dichiara “qualmente il mag.co Innocentio Conchilli della Città di Monteleone procuratore d’esso Gioseppe (Squillace) s’ha obligato alli Mag.ci Gio. Francesco et Lorenzo Solari Regii administratori et luog.ti Generali del R.o Arr.to di ferri et Dohane e fund.ci, una con la nova impositione della metà del cinque per cento peso et mezo peso di questa Prov.a di Calabria Ultra, che esso m.co Gioseppe de Squillace eserciti ed administri l’off. di sostituto seu cassiero della regia amministratione del Regio Ar.o del ferro, della dogana e fundaco nella città di cotrone e nelli castelli e loro paranze. Egli si obbligò a “esercitare, governare et amministrare l’off.o d R.o Sub.to seù casciero, tanto in detta Città di Cot.e, come nelli Castelli, e loro Paranze, jux.a titulum d’essi Regii Ar. Ri con ogni realtà et fidelità che d.o off.o ricerca et esiger tutti Regii deritti à d.i Regii Ar.ri spett.ti, lucri, controbanni, et intercetti et così anco vendere qualsiv.a quantità di ferri, et acciari, che da essi Mag.ci Solari ò da altri in loro nome li saranno consignati et di tutto quello li pervenerà tanto di d.i deritti et di detti Regii Ar.ti, come anco di vendita di ferri, et accoari, che li saranno consignati ut.s.a, promette pagare, e con effetto consignare subito à d.i Mag.ci di Solari, ò à chi di loro ordineranno et tener un libro chiaro, e lucido, notando in quello giorno per giorno, tanto li detti Regii deritti, quanto di vendita di ferri, et acciari, et ogn’altro , che li pervenerà da essi Regii Ar.ri, con notare il nome, e cognome delle persone, che pagheranno et anderando pagando, et ogni fine di ciaschedum mese mandare in Monteleone li bilanci chiari, e lucidi di tutto quello li è pervenuto, e pervenerà di detti Regii Ar.ti separati l’uno dell’altro, come anco della vendita di ferri, et acciari, che anderà facendo, et ogni altro che li pervenesse per causa di d.o R.o Ar.to et à mag.r cautela donò per suo pleggio et principal promissore il D.r fisico Gio. Pietro Gerace”. ASCZ, Not. H. F. Protentino, B. 229, 1657, ff. 59v-60.
[xxxii] Crotone, 16 luglio 1657. Gio. Battista Solari, procuratore dei mag.ci Gio. Francesco e Lorenzo Solare, dichiara “qualmente sotto il dì 13 del corrente mese in virtù di procura che tiene esso Gio. Battista ( Solari) ha visto li conti dell’amministratione dell’Off.o di Substituto Ar.re à Gioseppe Squillace di detta Città per tutto li 12 del Corr.te nella R.a Dohana e fundaco di questa preditta Città, dai quali conti, perché d.o de Squillace si è ritrovato senza falso ne mancamento alcuno, et si è portato fidelmente, esso Mag.co Gio. Battista (Solare) in virtù della sua potestà datali in d.a procura quieta et libera d.o di Squillace, tanto per l’amministratione pp.tta per tutto il dì 12 del corr.e, quanto della vendita di ferri et acciari per esso di Squillace fatti per d.o tempo, dichiarando d.o Gio. Batt.a (Solere) havere recevuto, come in effetto receve in presentia nostra … et di contanti dal d.o di Squillace presente et solvente d.ti cento settanta otto tarì quattro e gr. cinque à complimento, tanto delli deritti pervenuti in potere del d.o di S de quillace, quanto del prezzo de d.i ferri et acciari venduti ut. S.a per tutto il tempo, che esso di Squillace have administrato d.o off.o …” continuando libera anche il fisico Gio. Pietro Gerace, pleggio e fideussore del Squillace. ASCZ, H.F. Protentino, B. 229, 1657, ff. 96v-97.
[xxxiii] Crotone, 23 maggio 1655. Gio. Lonardo Gabriele mastro ferraro prende a partito di ferrare trent’un paro di rote e diece casse d’artiglieria. Partecipa al bando anche Bartolo Roderigues mastro ferraro. ASCZ, Not. H. F. Protentino, B. 229. ff. 93v-94.
[xxxiv] Crotone, 7 maggio 1673. I mastri ferrari di Crotone Domenico Squillace, Aniballe Marino, Petro Antonio Favara, Gioseppe Thesoriero, Michele Martines e Durastante Favara. Partecipano all’appalto di “lavorare, e ferrare le sette cascie et ruote dell’artiglieria del Regio castello”… “con darli il ferro la R.a Corte”. ASCZ, Not.Pelio Tiriolo, B. 253, 1673, ff. 39-40. Crotone, 24 ottobre 1677. Lavori da farsi nel castello di Crotone. Partecipano al bando i mastri ferrari Domenico Squillace e Petro Ant. Favara ”Comparse dom.co squillace m.ro ferraro et offerse far d.a chiodame et ferrar la porta al soccorso et accomodar il ferro vecchio, cioè il ferro novo per la chiodame a d.ti dud.ci il cant.ro et a duc.ti cinque il cant.ro per il sfrido secundo il solito et il ferro vecchio a d.ti quattro il cant.r5o et il dieci per cento … offerse il ferro novo a d.ti undd.ci et mezo et il venticinq. Per cento et il ferro vecchio a carlini trenta otto et il dieci per cento et comparse petro ant. Favara mro ferraro et offerse il ferro novo per la chiodame a d.ti venti dui et il venticinque per cento et il ferro vecchio a carlini trenta sei et il dieci per cento et bandiendo comparse dom.co squillace et offerse far d.o chiodame et far detti dui rastrelli et raccomodar il ferro vecchio cio è il ferro novo per la chiodame a d.ti deci il cant.ro et il venti cinque per cento et il ferro vecchio a carlini trenta cinq. Et il deci per cento con darli la Corte il denaro anticipato et il ferro franco di tesoreria”. Dom.co Squillace vinse “il partito della chiodame et accomodar il ferro vecchio per detti dui rastelli del soccorso, cio è il ferro novo della chiodame a rag.e di d.ti 10 il cant.ro et il 25 di sfrido per cento et acconzo dare il ferro vecchio a rag.e di car.ni 35 il cant.ro et il 10 per cento”. ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 334, 1677, ff. 91-98. Crotone, 19 febbraio 1713. I mastri ferrari Onofrio Raymondo di Crotone e Giuseppe Antonio Ramires y Bolanza nel gennaio partecipano all’appalto di lavorare e ferrare le casse, ruote, et assi dell’artiglieria del castello. Partecipano anche Felice Strina mastro ferraro, Gaetano Marino, ferraro, e Gabriele Lucifero. ASCZ, Not. Stefano Lipari, 611, 1713, ff. 16v-18.
[xxxv] Il 21 maggio 1734 il carrozziere palermitano Carlo Solino querelava presso la curia vescovile il diacono selvatico Onofrio de Sanda. Mentre egli si trovava “vicino le botteghe delle forgie, e propriamente seduto sopra un cantone della forgia di m.o Dionisio d’Oppido con la faccia voltata all’ospedale, inaspettatamente m’intesi un gran colpo tra lo capo e collo, mi voltai e viddi e conobbi, ch’era mastro Onofrio di Sanda con il suo bastone in mano”. Archivio Vescovile Crotone.
[xxxvi] L’arciconfraternita del SS.mo Sacramento alla fine del Seicento esigeva tre annui censi sopra le botteghe dei Ferrari. Sopra la bottega de’ ferrari delo qm Giuseppe Tesoriero hoggi d’Antonio suo figlio annui car.no venticinque. Sopra la bottega “hoggi di Gaetano Favara an. car.ni venti uno e sopra quella del qm Dom.co Squillace, hoggi d’Ippolita Squillace an. car.ni venti uno. AVC, Acta Sanctae Visitationis Ill.mo ac Rev.mo Episcopo D. Marco Rama, 1699, f. 87.
[xxxvii] “Sopra la Forgia del qm. Antonio Tesoriero à Pasqua di Resurrez.e 25. Sopra la Forgia di Gaetano Marino à 5 Agosto 21 carlino. Sopra la Forgia di Gaetano Favaro car, 21. AVC, Visita del vescovo di Crotone Anselmo de la Pena, 1720, f. 47.
[xxxviii] La famiglia di Anibale Marino del fu Gaetano, cittadino mastro ferraro d’anni 29, era composta da Francesco Antonio Marino fratello minore e discepolo di ferraro d’anni 12, da Catarina Marino sorella vergine d’anni 20, da Teresa Marino sorella vergine d’anni 17 e dalla madre Vittoria Truncè, vedova di detto Gaetano d’anni 60. Abitava in casa propria nella Parrocchia di Santa Veneranda e possedeva per eredità paterna una bottega nella piazza de’ Ferrari, che era gravata d’annui carlini venti per annuo canone dovuti al Convento dell’Ospedale, e d’altri carlini 21 alla Cappella del SS.mo Sacramento. Possedeva una vigna nel luogo detto Giesù e Maria di capacità tomolate 5. ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, f. 13.
[xxxix] Felice Maccarrone cittadino negoziante d’anni 35 era sposato con Domenica Favaro d’anni 34 e possedeva come robe dotali di detta sua moglie, ed in comune con Anna Favaro sua cognata una bottega nella piazza de’ Ferrari solita locarsi per annui ducati 10 e gravata di annui ducati 2:10 alla Cappella del SS.mo Sacramento e ducati 2 al Convento dell’ospedale. ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, ff. 89-90.
[xl] Dionisio d’Oppido, cittadino mastro ferraro d’anni 32 era sposato con Margarita Fallacca d’anni 24 ed aveva due figlie: Angela d’anni 4 e Teresa d’anni 2. Abitava in casa propria dotale nella Parrocchia del SS.mo Salvatore e possedeva una bottega sotto l’orologio universale, ove esercitava il suo mestiere, solita affittarsi per ducati 10. Più possedeva 6 bovi aratorii. Doveva per annuo canone alla Cappella del SS.mo Sacramento sopra detta bottega annui ducati 2:50 ed al Venerabile Convento dell’Ospedale per altro annuo canone di carlini venti. ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, f. 55.
[xli] La Cappella, seu Arciconfraternita del SS.mo Sagramento, eretta dentro la Chiesa Catredale. Annui canoni. Sopra la bottega di Anibale , ed altri coeredi di Gaetano Marino loco detto le Forgie annui ducati 2:50. Sopra altra bottega in detto luogo, e appoggiata sotto l’orologgio sita, annui ducati 2 :50, sopra altra bottega confine alla medesima, oggi dotale di Felice Maccarrone, annui ducati 2:10. ASN, Cam. Som. Catasto cit ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, ff. 237-238.
[xlii] Il Convento, ed ospedale dell’Ordine de’ Buon Fratelli di S. Giovanni di Dio. annui cenzi. Sopra la bottega di Anibale Marino nella Piazza di detti Ferrari, annui ducati 2. Sopra un’altra nel luogo detto dotale di Felice Maccarrone, annui ducati 2. Sopra un’altra di Dionisio d’Oppido nel luogo sudetto annui ducati 2. ASN, Cam. Som. Catasto cit ASN, Cam. Som. Catasto Onciario dell’Università di Cotrone del 1743, Vol. 6955, f. 277.
[xliii] Il mastro Martino di Sole ha ottenuto dal re di poter fare una bottega sotto il torrione dell’orologio della città, “a cui bisognava fare una porta per l’entrata , e perché per fare d.a porta è necessario occupare un picciolo suolo e luogo diruto che prima era coverto e posseduto dal riferito convento per commodo di alloggiare li pellegrini, onde il m.mo di sole per l’occupazione di detto luogo si ha compromesso pagare al prescritto convento car.ni otto annui, fintanto che li verrà concessa l’abitazione in detto torrione dalla prefata S. M”. I frati del convento della Pietà concedono al mastro il luogo previo il pagamento annuo di carlini 8. ASCZ, Not. Ioanni Tirioli, 1267, 1759, 256.
[xliv] Per completare i lavori dei mulini sul fiume Neto il principe di Strongoli nel 1744 prende in prestito duc. 2500 all’otto per cento da Pietro Asturelli, “cassiere dell’arrendamento de ferri e doana” di Crotone e commerciante di grani e formaggi. ASCZ, Not. Michele Antico, B. 1063, 1744, ff. 38-51, 56-63.
[xlv] ASCZ, Not. Nicola Rotella, B. 1125, 1755, ff.59v-81. Nicola Lucente d’Aprigliano, mastro ferraro, residente a Crotone, ASCZ, Not. N. Rotella. B. 1125, 1755, f. 59v.
[xlvi] 7 aprile 1746. Dionisio d’Oppido mastro ferraro, Bruno Lucà mastro falegname e Giuseppe Gerace mastro muratore “furono richiesti mesi addietro dagli odierni sindaci ed eletti di far la perizia secondo la di loro arte della spesa, che dovea farsi per la porta picciola di questa città, luogo detto della Pischeria”. L’Oppido stimò “volersi di ferro lavorato rotola centonovanta, cioè per anelletti e piastre rotola diecedotto, mascatura e catenaccio, rotola dodeci e per la porta rotola cento sessanta; valendo detto lavorato in questa città, con arbitrio a grana venticinque il rotolo, quale ferro lavorato, e piombo necessario per detta porta, viene ad importare docati cinquanta circa”. ASCZ, Not. Nicola Rotella, B. 1123, 1756, ff. 194-195.
[xlvii] Crotone, 3 novembre 1772 Vincenzo Naccarato mastro forgiaro stima del casino di Ponticelli di Alfonso D’Aragona. ASCZ, Not. Antonio Asturi, 917, 1772, f. 117.
[xlviii] AVC, Not. Rigitano G. F., 1602, ff. 347-348. Erano sindaci il capitano Anibale Montalcino e Nicolao Jo.e Jacomino ed eletti Jo.e Andrea Pelusio, UJD Mario Lucifero, Ottaviano Vicza, Hier.mo Biamonte, Not. Gio. Fran.co Rigitano, Julio Pignataro e Oratio Gullis.
[xlix] AVC, Not. Rigitano G. F., 1602, ff. 347-348. Erano sindaci il capitano Anibale Montalcino e Nicolao Jo.e Jacomino ed eletti Jo.e Andrea Pelusio, UJD Mario Lucifero, Ottaviano Vicza, Hier.mo Biamonte, Not. Gio. Fran.co Rigitano, Julio Pignataro e Oratio Gullis.
[l] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, B. 253, 1675, f. 61.
[li] ASCZ, B. 470, 1697, f. 68.
[lii] ASCZ, Not. Antonio Varano, B. 337, 1693, f. 93.
[liii] ASCZ, B. 497, 1707, ff. 70-71.
[liv] A D. Ferdinando Sani Proamministratore del Fondaco, e Dogana di Cotrone D. 24.1.17 e cioè D. 16.1.18 per l’importo di rotola 126 ferro di Stilo, e D. 7.4. 19 ½ per prezzo di rotola 51 ½ ferro per uso di farne zappe per servizio dell’opera di d.o porto Gregorio Cannoniero (trasporto di un’ancora fatta fare nelle Ferriere di Stilo, ASN. Dip. Som. F. 521, f.lo 1. Bilancio, e Levam.to del Conto dell’importo della spesa erogata per ordine della Regia Giunta per la costruzione del Porto, e molo di Cotrone dal primo di Genn.o al Dec. 1756).
[lv] ASCZ, Not. Nicola Partale, B. 1342,1765, ff. 81-83.
[lvi] Pasquale Jozzolino sopra la forgia comprò da D. Gaet.o Maccarrone, che era del fu Gaet.o Favaro, come per Istr.o di N.o Gerardo Demeo de’ 23 Sett.e 1782; matura in Agosto 2:10.
[lvii] La cappella seu arciconfraternita della sopp.cappella del SS.mo Sacramento esige sopra la bottega dell’Eredi di Franc.o Ant.o Marino annui 2. 10. Catasto 1793, f. 173.
[lviii] Catasto di Crotone del 1793, ff. 16v, 24, 68, 133, 173.
[lix] Censi Enfiteutici.Leonardantonio Scarriglia sopra la forgia comprò dal fu Nicola d’Oppido, come per Istr.o di N.o Luigi Demeo del 1798: che era di Dom.co Tesoriere, come per Istr.o di N.o Pelio Tirioli de’ 24 Giugno 1740, 2.50. Pasquale Jozzolino sopra la forgia comprò da D. Gaet.o Maccarrone, che era del fu Gaet.o Favaro, come per Istr.o di N.o Gerardo Demeo de’ 23 Sett.e 1782; matura in Agosto 2:10. Platea delle Rendite, e pesi della Ven.e Capp.a del SS.mo Sagramnto eretta dentro la Catt.le Chiesa di Cotrone, che principia il 1.o Genn.o e termina à 31 Xbre di q.o corr.e anno 1824., f. 3.
