Storia di altre storie. I convicini del luogo di Crotone detto la “vega del Caro” in parrocchia di Santa Margarita

Crotone, in evidenza il luogo detto “cortiglio vicinale del Caro” oppure la “vega del Caro”.

Tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento la città di Crotone dovette subire una grave crisi economica e sociale, che causò l’impoverimento e lo spopolamento. Il venir meno dei grandi lavori di fortificazione, le pestilenze, le scarse annate, la diminuzione del commercio marittimo ed il pericolo turco causarono l’estinzione di molte casate e l’emigrarono di altre. La popolazione rimasta, stretta tra la scarsità e la precarietà, dovette adattarsi alle nuove condizioni, attuando strategie parentali ed economiche, per salvaguardare i beni primari ed esistenziali. Per la difficile situazione la società crotonese fu segnata da numerose liti giudiziarie e violenze.

All’interno delle mura, ai piedi della collina della Capperrina, vi era un luogo piano, attorniato da case palaziate e case terranee, che era situato nell’ambito della chiesa parrocchiale di Santa Margarita e precisamente tra la piazza pubblica, la “via publica detta la strada di scarpari”, la piazza Lorda ed “in frontespitio Venerabilis Hospitalis et viam publicam”. Questo luogo detto volgarmente “Vega del Caro”, o anche “cortiglio vicinale del Caro”, fu oggetto nella prima metà del Seicento di alcune trasformazioni edilizie, di accordi economici, di composizioni parentali e di lunghe liti tra gli abitanti, che vi si affacciavano. In quel periodo troviamo le casate dei Massari, dei Giuliano, dei Nola Molise, dei Napoli, dei Nigro, dei Miniscalco, dei Borghesio e dei Villirillo.

Il luogo detto “cortiglio vicinale del Caro” oppure la “vega del Caro” evidenziato sulla pianta della città di Crotone fatta da Michele Cristiani (1778).

Gio. Battista de Nola Molise

Quella dei Nola, detti anche Nola Molise, era un’antica famiglia nobile di Crotone. Troviamo il notaio Bernardino de Nola, che stipula numerosi contratti al tempo della costruzione delle fortificazioni di Crotone. Dai coniugi Bernardino de Nola e Aurelia Martina nacquero Gio. Domenico, Gio Vincentio, Hieronymo, Gio. Andrea, Ottavio e Cornelia.[i]

Le pestilenze, che decimarono la popolazione tra la fine del Cinquecento ed i primi decenni del Seicento, determinarono la scomparsa di quasi tutti gli appartenenti alla famiglia dei Nola Molise.[ii] La morte colpì anche Gio. Domenico de Nola Molise, che si era trasferito a Napoli, dove si era unito con la nobile Diana de Bacio Terracinae. Dall’unione erano nati Gio. Battista e Geronimo. Gio. Battista assieme alla madre, alla morte del padre, alla fine del Cinquecento si trasferì a Crotone, mentre Geronimo rimase a Napoli.

Nel marzo 1622 Gio. Battista di Nola Molise con il consenso del fratello Geronimo procedeva alla vendita di una casa palaziata, situata in parrocchia di Santa Margarita. In precedenza, sulla stessa e su una continenza di case in parrocchia del SS.mo Salvatore, aveva ottenuto un prestito dal chierico Gio. Battista Rotella.[iii] Acquista la casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita Jacobo Perretta per 160 ducati. La casa palaziata così è descritta nei due atti del notaio Gio. Antonio Protentino: “… in loco dicto la vega del Caro jux. domos Jo. Fran.ci Juliani vias pp.cas et Cortile comune vicinale cum scala lapidea foris consistente in uno membro seu camara et appartamentis superiori et inferiori et medio” e “… in alto et bascio et medio sitam in par. S.tae Margaritae iux.a domos Jo.is Fran.ci Juliani et domum cum apoteca ven.lis S.ti monasterii de observatia Civitatis p.ttae stricto mediante vias pp.cas et cortile dictum dello Caro”.

L’edificio era costituito da un alto, un basso ed un medio con scala di pietra esterna ed era situato nella località “la vega del caro”. Confinava con un cortile comune vicinale detto del “Caro”, con le case di Gio. Francesco Juliano e con una casa con bottega appartenente al monastero degli Osservanti. Il luogo era situato vicino alla piazza pubblica ed alla porta della città.[iv]

La casa rimarrà al Perretta e alla sua morte avvenuta il 3 gennaio 1654[v] passerà all’erede.[vi] Gio. Battista di Nola Molise morì in Napoli. Il 23 giugno 1656 Giovan Battista de Nola Molise della città di Napoli stipulò due atti presso il notaio Giovanni di Simone di Napoli. Il primo a favore del monastero di Santa Chiara di Crotone mentre col secondo dettava le sue ultime volontà, facendo testamento. Egli istituì “erede universale e particolare la venerabile chiesa di S. Francesco Saverio di Palazzo della Compagnia di Gesù sopra tutti, e qualsivogliano suoi beni mobili e stabili, praeter delli beni stabili, ed annue rendite esistentino nella città di Cotrone, e suoi convicini, che sotto l’istesso dì l’avea donato al monistero de Santa Chiara della sudetta città di Cotrone, mediante l’istrumento che confirmò in detto testamento”.[vii]

Con la sua morte, si estingueva a Crotone la famiglia dei Nola Molise, non avendo Gio. Battista lasciato alcun erede della sua famiglia.

Crotone, edifici sulla via Pizzicagnoli presso la cattedrale.

Gio. Francesco Giuliano e Alfonso Giuliano

Nella seconda metà del Cinquecento la piazza pubblica era limitata da una parte dalla cattedrale, dalle case e le botteghe del vescovo, dalla porta della città e dalle case e botteghe dei Giuliano. I Giuliano, imparentati con i De Nola e con i Rotella possedevano un vasto comprensorio di case e botteghe, che si affaccia su tutta una parte nella piazza.

Il 17 gennaio 1578 il nobile Laurentio Juliano UJD donava al figlio Jacobo, che voleva ascendere agli ordini sacri clericali, un insieme di case e di botteghe, alcune delle quali date in fitto, situate sulla piazza pubblica. Alcune di loro confinavano con le case di Gio. Francesco Juliano, che erano vicino alla regia dogana e alla porta della città.

Si trattava di “quattuor apothecas in platea ppca dictae Civitatis subtus domos ipsius m.ci Laurentii ad presens conductas unam per mansium corea alteram per durresante de neapoli tertia per jacobum falconem quartam per jacobum julianum merciarium. Nec non et domos seu solaia de supra dictis apothecis et apothecis Rev.di Hospitalis paperum dictae Civitatis et apotheca m.cae tiberiae susanna que domus seu solaria ad presens habitantur per uxorem  antonellam de neapoli. Item et domum cum magazeno de subtus sitam juxta domos regiae dohanae dictae Civitatis et jux.ta domum jois francisci juliani viam p.cam et alios fines et aliam domum  jux.a dictam  domum p.ti m.ci Jois francisci et jux.a alteram domum dicti m.ci jois francisci viam pp.cam et alios fines …”.[viii]. Oltre alle case dove abitava Gio. Francesco Giuliano, le altre case erano abitate da Laurentio Juliano, la moglie Antonella de Neapoli ed il figlio Jacobo, Mansio Corea, Durasante de Neapoli, Jacobo Falcone, l’ospedale dei poveri della città e Tiberia Susanna.[ix]

Figli di Gio. Tommaso Juliano furono Ottavio, Vittoria, Hippolita e Gio. Francesco.

Ancora minore Gio. Francesco Juliano divenne l’erede del padre Gio. Tommaso Juliano. Essendo minore, fu sotto la tutela di Ascanio Giuliano. Il 12 aprile 1578 egli compare in una lite, riguardante un prestito su una casa, che vide da una parte Isabella Caracalla, madre di Victoria de Gallacio e dall’altra Ascanio Juliano, tutore di Gio Francesco Juliano, in quanto figlio ed erede del padre Gio. Thomaso.[x]

È del 16 luglio 1583 un atto di discolpa del mag.co Jo.e. Francesco Juliano. Particolarmente rissoso e litigioso subisce una denuncia per le ferite inferte ad un abitante del casale di Massanova. Così egli dichiarava: “se fuisse citatum ad informandum ad regiam audientiam Calabriae super querelam de quodam praetenso insultu cum vulneribus” nella persona di Camillo Fiscella alias Belcastro del casale di Massanova.[xi]

Il 18 gennaio 1628 è presente in una composizione di lite tra Vittoria Giuliano, moglie di di Josepho Presterà, e Alfonso Giuliano, figlio naturale del fu Ottavio Giuliano. Essendo morta Hippolita Giuliano, sorella di Vittoria, di Ottavio e di Gio. Francesco, Alfonso Giuliano, figlio naturale ed erede di Ottavio Giuliano, fratello di Hippolita, vuole una parte dell’eredità. A Vittoria Giuliano sarà assegnata la metà della gabella Passo Vecchio, in parte posseduta anche da Gio. Francesco Juliano.[xii]

Un’altra lite riguardante beni ereditari è descritta in un atto notarile del 19 gennaio 1630. Da una parte c’è Caterina Rotella, sposata con Gio. Tommaso Catizzone, figlia ed erede di Cornelia de Nola (sposata con Gio. Francesco Rotella[xiii]) e cessionaria della sorella Maria Rotella, monaca nel monastero di Santa Chiara, e la sorella Aurelia Rotella, dall’altra Gio. Francesco Juliano, come erede per testamento dell’“avuncolo” Gio. Andrea de Nola. Caterina Rotella afferma di essere creditrice dello zio Gio. Andrea de Nola in virtù dei capitoli matrimoniali della fu Cornelia de Nola, sorella di detto Gio. Andrea.[xiv]

Durante la prima metà del Seicento le case ereditate da Gio. Francesco Giuliano, e poi dal figlio ed erede Gio. Battista e da Alfonso Giuliano, furono in parte divise ed in parte vendute.

Da Gio. Francesco Giuliano e Vittoria de Nola Molise, figlia di Gio. Andrea de Nola, nacquero Alfonso e Innocenza. Mentre Gio. Battista fu figlio naturale di Gio. Francesco.

Il 15 novembre 1641 nella città di Strongoli Gio. Battista Giuliano di Crotone, figlio naturale di Gio. Francesco Giuliano, affermava che il padre il fu Gio. Francesco Giuliano nel testamento, rogato l’otto febbraio 1634 per mano del notaio Dionisio Speziale, aveva istituito erede universale sopra tutti i suoi beni “mobili, stabili e raggioni” la figlia Innocentia Giuliana.[xv]

Il 18 giugno 1654 Alfonso Juliano in presenza di Gio. Battista Juliano vendeva ad Antonio Leto di San Giovanni Monago per ducati 40 una bottega, situata nella piazza pubblica e confinante con una bottega appartenente ai minori osservanti, che aveva dato in fitto a Scipione Lantaro. A salvaguardia del contratto di vendita Alfonso Giuliano obbligò le sue case poste in parrocchia di Santa Margarita, confinanti con le case di Gio. Battista Giuliano, e Gio. Battista Giuliano obbligò le sue case confinanti con le case di Jacobo Perretta, che erano appartenute ai Nola Molise.[xvi] Tre anni dopo, il 2 agosto 1657, Alfonso Giuliano donava alla figlia Portia una continenza di case, dove abitava con la figlia, consistente “in quattro membri uno bascio di sopra la sala et due camere affaccianti la piazza con due poteghe sotto, una locata a Cesare Fenazanoce, un’altra pignorata a Lupo di Leto”.[xvii] Le case erano situate in parrocchia di S.ta Margarita “iuxta le case dotali di Mutio Bernale con l’istessa entrata di scale, cortiglio et puzzo”. Con lo stesso atto donava anche alla figlia un palazzotto posto nella stessa parrocchia e confinante con le case della Regia dogana e affacciante sopra “le poteche delli barberi alla porta della città”. La casa confinava con un’altra casa simile promessa in dote a Mutio Bernale.[xviii] La donazione diventava esecutiva però solo dopo la morte dello stesso Alfonso.[xix]

Il 25 settembre 1663 troviamo davanti al notaio Gio. Battista Giuliano e Francesco Antonio Portiglio, figlio di battesimo, e Laura Antonia Cizza “vergine in capillo”. È stipulato il contratto di matrimonio tra Laura Antonia Cizza, figlia del fu Adriano Cizza e di Anna Speziale, e Francesco Antonio Portiglia, figlio di battesimo di Gio. Battista Giuliano, figlio ed erede di Gio. Francesco Giuliano. (Francesco Antonio Portiglia era figlio dello spagnolo il fu Andrea Portiglia e della fu Dianora Ormazza).

La Cizza prometteva in dote, tra l’altro, una casa palaziata con più membri inferiori e superiori nella parrocchia di Santa Margarita confinante con le case del reverendo Don Paulo Nigro d’una parte e dall’altra con le case di Laurella Favara. La casa palaziata era gravata da un censo di carlini 28 alla cappella del SS. Sacramento e la Cizza la porta in dote “con condizione che d.o suo futuro sposo se la possa vendere, alienare, pignorare, ò censuare perché così per speciale patto si sono convenuti.”[xx]

Il 9 aprile 1664 su richiesta del clerico Gio. Battista Giuliano, il notaio Gio. Tommaso Salviati si reca alla sua casa situata in parrocchia Santa Margarita “iuxta domum heredis Jacobi Perretta et alios fines”. Nell’occasione Gio. Battista detta il suo ultimo testamento allo scrivano Aloisio Bicchetti. Nomina erede universale e particolare Francesco Antonio Portiglia, “mio figlio di Santo Battesimo, figlio di Dianora Ormazza, mia commare e di Andrea Portiglia suo marito, sopra tutti miei attioni, e raggioni, che devo ricevere, tanto come herede del qm Gio. Andrea di Nola mio socero, mediante li Preamboli del qm. Gio. Francesco mio Padre et qm Innocentia Giuliano mia sorella”. Vuole che, morendo senza figli l’erede Francesco Antonio Portiglia, succeda nei suoi beni il fratello Mutio Portiglia e Laura Antonia Cizza, moglie di Francesco Antonio Portiglia. Conferma la donazione fatta il primo luglio 1647 a Dianora Ormazza delle sue case, come per donazione fatta per mano del N.r Francesco Antonio Parisi. Vuole inoltre che in detta eredità siano compresi “il jus presentandi del beneficio della sua famiglia “unitamente col’altra voce che tiene Alfonso Giuliano mio fratello”.[xxi] Gio. Battista Giuliano era rimasto vedovo, essendo precedentemente morta la moglie Vittoria di Nola Molise.[xxii]

Il 29 ottobre 1665 su richiesta di Laura Antonia Cizza il notaio si reca nelle case di Delia Caparra, situate in parrocchia di Santa Maria Prothospataris. La Cizza vuol fare testamento. Nomina eredi i figli, se avrà figli prima di morire, e se morirà senza figli il marito Antonio Portiglio.[xxiii]

Il 14 febbraio 1667 il mag.co Francesco Antonio Portiglio davanti la porta della cattedrale dichiara, che il clerico Gio. Battista Giuliano, suo padre battesimale, fece il suo ultimo testamento il 9 aprile 1664 per mano del notaio Gio Tommaso Salviati. Il testamento doveva essere aperto dopo la morte del testatore. Nei mesi passati Gio. Battista Giuliano era morto ed avendo interesse per l’eredità, il Portiglio chiede al notaio Pelio Tiriolo, che sia aperto e reso pubblico.[xxiv]

Crotone, edifici sulla piazza Duomo.

I Borghese

All’inizio del Seicento i Borghesio possedevano diverse case in parrocchia di Santa Margarita. Il 21 ottobre 1613. Isabella Burghese donava al padre Minichello Borghese una casa palatiata situata in parrocchia di Santa Margarita “jux.a domum Floris de Spina jux.a domum Sanctae Clarae viam p.cam”.[xxv] Il mese prima, il 26 settembre 1613, Flora de Spina, vedova di Jo. Dom.co Miniscalco ed erede di Gio. Domenico Flore, donava alla nipote Alfonsina Borghese e al canonico U.J.D. Jo.e Petro Borghesio, una casa palatiata sita in parrocchia Santa Margarita “jux.a domum Jo. Fran.ci Giuliani, jux.a domum Mutii Favara, jux.a domum Jo. Fran.ci Nigri viam publicam et alios fines cum pluribus et diversis membris inferioribus et superioribus, cum duobus entratis cum scala lapidea intus et vineano ex uno latere et ex alio latere cum scala lignea”. Dentro la casa, inoltre, vi era un molendino “veterum sine petris”.

La casa era gravata da un censo annuo di carlini 28 da pagarsi ogni settembre alla cappella del SS.mo Sacramento, ma il nipote doveva avere ducati 10 dagli eredi di Margarita Nigro,[xxvi] come appare dal suo testamento, e molto denaro dall’università di Crotone.[xxvii] La donazione era fatta con la condizione, che il Rev. Gio. Pietro Borghese ne sia usufruttuario sua vita durante e poi succeda Alfonsina. Gio. Pietro Borghesio migliorò la casa tanto, che fu stimata dai periti del valore di 400 ducati. Durante questi lavori di miglioramento e di ampliamento il Reverendo Gio. Pietro Borghesio e la sorella Paula dovettero trovare un accordo con i proprietari delle case vicine, tra i quali Gio. Francesco Juliano.

L’accordo con Gio. Francesco Juliano fu concluso il 22 giugno 1622. L’atto del notaio Antonio Protentino descrive le vicende, che avevano interessato i convicini del “cortilio del Caro”. “Gli anni passati pretendendo il qm Gio. Dominico Miniscalco, marito del qm Fiore di Spina possessori della casa, che fu del qm Colantone Perrone al presente d’essi Borgisi, tentare sincome tentò di rompere un muro di dette case, affacciante dentro il Cortiglio vicinale detto del Caro vicino la piazza, confine le case seu sala et parte d’essa, che fu della qm Garetta di Simurra al presente d’esso Giuliano, affacciante similmente sopra lo vignano della detta casa d’esso Gio. Francesco, per il che fu litigato tra detta Garetta Simurra et detto qm Gio. Domenico Siniscalco tanto in questa Corte di Cotrone quanto nella Regia aud(ienz)a di questa provincia dalla quale mediante decreto fu provisto et ordinato che lo detto qm Gio. Domenico Miniscalco non rinovasse cosa alcuna et altramente come in detto decreto al quale s’habbia relatione et dopo essendo venuta detta casa in potere di essi Don Gio. Pietro et Paula ut s(upr)a tentorno similmente di rompere sin come coneffetto de fatto rompirno et fecero rompere il muro preditto e fattoci rottura granda a modo de fenestra al che esso Gio. Francesco s’oppose et non permese, che si seguisse detta fenestra ne passasse più inanze una cosa prejudiciale et perciò li preditti di Burgise havendono conosciuto non haver raggione desistirno di fare detta fenestra et fecero et han fatto pregare per mezzo d’amici ad esso Gio. Francesco, che se contentasse almeno che tenessero detta fenestra senza cantone ma cossì rutta come al presente se retrova, con patto però et expressa legge, che ad ogni instanza d’esso Gio. Francesco soi heredi et successori siano tenuti essi d. burgisi loro heredi et successori sin come un juramento promettono et s’obligano fabricare detta fenestra in modo che non ne resti segno alcuno et non ampliandono et non fandono serrare detta fenestra ad ogni semplice instanza d’esso Giuliano soi heredi et successori conforme sta di sopra scritto et contravenendo, sia lecito ad essi Gio. Francesco soi heredi successori auto propria et de facto et sine licentia vel decreto Curiae, fare fabricare et serrare detta fenestra a spesi d’essi Gio. Francesco et Paula loro heredi et successori et senza incorrere in pena alcuna perche cossì per speciale patto si conveneno, anzi essi di borgisi ne lo ringraziono di questa bona volonta. Reteneandosi esso Gio. Francesco l’att si compito sopra la scala e vignano della parte delle case seu sala preditta di Simurra al presente sia conforme l’edificio antico et cossi similmente se contenta esso Gio. Francesco che essi burgesi possano alzare e fare alzare lo muro della detta loro casa sopra detta rottura ò fenestra di modo che possa paraggiare e paraggi con la fresa dell’altra casa conticua ad essi di Borgisi, affacciante sopra lo vignano et principale intrata di detta loro casa verso la casa di Gio. Domenico Villirillo et Salvatore Cimino et altri, di modo che la detta fresa sia acqua fundente sopra detto vignano affacciante alle dette case di Villirillo et Cimino et non altramente ne d’altro modo quia sic …”.[xxviii]

Il primo febbraio 1630 Paula Borghesio si unì in matrimonio con il cosentino Jacinto de Arena, figlio di Francesco Antonio. Il fratello, il reverendo Gio. Pietro Borghesio, canonico della cattedrale e cappellano del castello, donò ai futuri sposi “una continentia di case sita et posta nella cappella di S.ta Margarita consistente in più et diversi membri inferiori et superiori confine la casa di Gio. Fran.co Giuliani, confine la casa di Mutio Favara”.[xxix] Morto il canonico Gio. Pietro Borghesio, successe nella proprietà della casa palaziata Alfonsina Borghese ed alla sua morte la figlia di costei chiamata Anna. Alla morte di Anna successe la figlia Laura Antonia Cizza, avuta in costanza di matrimonio con Andriano Cizza.

Crotone, via Pizzicagnoli.

Hippolita de Massaris e Fabritio de Neapoli

Nel 1600 fu concluso il matrimonio tra Hippolita de Massaris ed Fabritio de Neapoli. Dalla unione nacquero Decio e Portia de Neapoli. Nel 1608 il matrimonio fu sciolto per morte di Fabritio de Neapoli.[xxx]

All’inizio del Seicento a causa della pestilenza morirono numerosi appartenenti alla famiglia Napoli, che in pochi anni si estinse a Crotone.[xxxi] Morto Fabritio de Neapoli, Hippolita de Massaris passò ad un secondo matrimonio con Cola Gioanne Jacomino. Dall’unione nacque Lucrezia Jacomino. Morto Cola Gioanne Jacomino, Hippolita Massaris passò ad un terzo matrimonio con Fabritio Caparra. Da quest’ultimo matrimonio nacque Isabella Caparra. Lucretia Jacomino ed Isabella Caparra morirono nell’infanzia. Alla morte della madre il giovane Decio de Neapoli rimase erede universale.[xxxii]

Essendo ancora minore i beni ereditati da Decio furono amministrati dallo zio Gio. Francesco di Napoli, originario di Cirò. Nel 1618 essendo Decio minore, Gio. Francesco de Napoli suo zio fu nominato suo procuratore. Il 10 novembre 1622 il medico chirurgo Gio. Francesco Longobucco dichiarava, che negli anni da poco passati aveva medicato e curato Gio. Francesco de Neapoli di questa città “de nonnullis vulneribus in capite et bracchio dextero illatis eis d.o Jo. francesco ut ipse asseribat per Jo. berardinum ormazza dictae Civitatis”.[xxxiii] Decio ascese al presbiterato ed il 16 novembre 1627 donò alla sorella Portia de Napoli una continenza di case situate nella parrocchia di Santa Margarita, confinanti con le case di Gio. Francesco Negro e le case di Gio Dionisio Spetiale e la via pubblica, con condizione però “che vivendo esso Decio non habbia altro che l’habitatione” e che “la casa che fu di donna Cruchetta Villirillo, che va con le sue case lasciarla ad Antonella Nigro figlia di Gio. Francesco Nigro e di Minichella Caracalla”.[xxxiv]

Sono di questi anni alcune liti riguardanti l’eredità lasciata dalla madre Hippolita de Massaris. Una riguardò il sacerdote ed il terzo marito della madre Fabritio Caparra,[xxxv] un’altra la sorella Portia de Napoli con Gio. Geronimo Raymondo del casale di Papanice riguardava la gabella di Mutrò.[xxxvi]

Con l’ascesa al sacerdozio di Decio De Napoli i beni passarono in possesso della sorella Portia e alla sua morte, essendo il fratello assente dalla città, furono occupati da altre persone. Il 2 febbraio 1638 Antonia Nigro faceva una donazione al fratello, il Rev. canonico Paulo Nigro. La Nigro dichiarava, che per legato della defunta Portia de Neapoli e mediante istrumento di cessione del fratello, il Reverendo Dezio de Neapoli, era venuta in possesso di una piccola casa palaziata, sita in parrocchia di Santa Margarita “viam domum dotalem Adriani Ciza et Annae Speciale et domum ditti Detii de Neapoli”. Con atto notarile la Nigro la donava al fratello Paulo Nigro.[xxxvii] Continuando l’assenza di Decio de Napoli ed essendo morta la sorella Portia, i beni dei De Napoli furono occupati da altre persone e poi presi in consegna da Elisabetta De Massaris.

Elisabetta de Massaris si unì in matrimonio con Fabritio Scurò (o Scorò), il quale alla morte della moglie prese possesso delle case e le donò in beneficio del fratello chierico Antonio. Il 9 febbraio 1654 Jo.e Mattheo, Vittoria e Isabella de Napoli della terra di Cirò, in quanto cugini di Decio di Napoli, tramite il loro procuratore D. Cesare Presterà, fecero causa a Fabritio Scurò ed al clerico Antonio Scurò e ne rivendicarono il possesso. I De Napoli dichiarano che “havendosi ritrovato assente per lungo tempo da questa città D. Detio di Napoli, fratello consobrino (cugino) delli predetti Jo. Matteo, Vittoria e Isabella, et non sapendosi dove il detto si ritrovava né risedendovi in questa città nè in altri luoghi conosciuti alcuno suo procuratore per non esserli suoi beni occupati da persone estranee, pigliò la tenuta di quelle la qm Elisabetta de Massaris, la quale per il spatio di molti anni tenne dette robbe e particolarmente una casa palatiata posta dentro la città nella Parocchia di Santa Margarita juxta le case di D. Paulo Negro dell’una parte et dell’altra parte juxta le case di Gio. Vincenzo Negro, consistente in più membri inferiori superiori uno delli quali affaccia alla Piazza lorda di detta Città, con uno casaleno similmente in detta Piazza.” A sostegno delle loro ragioni i De Napoli portarono delle testimonianze, che affermavano, che D. Detio de Napoli era morto nella Guerra di Portolongone ed essendo i più prossimi in grado, chiesero e tramite il procuratore ottennero la restituzione delle case.[xxxviii]

Pochi anni dopo, il 14 gennaio 1657, si concluse una lite tra Fabritio Scurò, figlio di Gio. Paolo Scurò, ed il reverendo Francesco Facente. Fabritio come donatario della fu Elisabetta de Massaris chiedeva ducati 300 di capitale e molte annate di censi decorsi sopra le vigne, che possedeva il Facente. Il Facente non voleva pagare perché affermava, che aveva avuto una donazione da Diego, Gio. Francesco e Nicola de Massaris, figli ed eredi di Giulio de Massaris di ducati cento cinquanta di capitale e più di quaranta annate di censi decorsi, che restavano per il completamento del prezzo delle vigne, quando esse furono vendute da Giulio de Massaris ad Antonello de Massaris, primo padrone delle vigne.[xxxix]

Crotone, vico Alcameone.

Elisabetta de Massaris

Elisabetta de Massaris contrasse dapprima matrimonio con Gio. Francesco Galatio (Galasso). I due coniugi possedevano diverse case situate in parrocchia di Santa Margarita. Morto il marito, Elisabetta vendette una delle sue case ai coniugi Francesco Antonio Bruno e Angililla Miniscalco. La casa, confinante con le altre case di Elisabetta e con la casa dell’arciprete, consisteva in due camere superiori e inferiori ed aveva la scala di pietra e la cisterna.

Crotone, 8 giugno1620. Marco Antonio Petrolillo compera per ducati 115 (da pagarsi ducati 40 nel giorno il 15 settembre 1620, ducati 30 il 15 settembre 1621 e ducati 30 il 16 settembre 1622, insieme con i dazi sui conti a ragione di ducati 9 per cento a partire dalla metà di settembre 1620 a Elisabetta principale venditrice di dette case e altri ducati 15 ai coniugi Francesco Antonio Bruno e Angililla Miniscalco) una casa dai coniugi Francesco Antonio Bruno di San Florio, abitante a Crotone, e Angilella Miniscalco. La casa era stata comprata dai coniugi da Elisabet de Massaris vedova al tempo della compera di Jo.e Fran.co Galatio ed era situata in par. S. Margarita “iusta alias domos dittae Elisabettae de Massaris domum R. Archipresbiteri dittae Civitatis” e consisteva di due camere superiori e inferiori “cum scala lapidea et gisterna”.[xl]

In seguito, Elisabetta si unì con Gio. Tommaso Facente e morto costui si risposò con Gaspare Narvaes.[xli] Morto il Marvaes, Elisabetta si risposò con Fabrizio Scorò.[xlii]

Crotone, vico Alcameone.

Paolo Nigro

Il 25 novembre 1626 Gio. Paolo Pipino per mezzo del nipote Dezio Suriano vendette a Paolo Nigro e ad Salvatore Cimino “li casalini siti dentro la città nella parocchia di Santa Margarita confinanti con le case dette del Seminario, le case del medesimo Salvatore e le case del medesimo Gio. Paulo e la via publica detta la strada di scarpari” per duc. 30.[xliii]

Gio. Francesco Nigro si unì con Minichella Caracalla. Dall’unione nacquero Paulo, Paula e Antonella (Antonia). Gio. Francesco Nigro con la sua famiglia abitava in parrocchia di Santa Margarita e le sue case confinavano con quelle di Decio e di Porzia de Neapoli.

Paulo Nigro ascese al presbiterato mentre la sorella Paula contrasse matrimonio con Michele Marzano. Il 18 ottobre 1627 Gio. Francesco Nigro, la moglie Minichella Caracalla ed il figlio Don Paulo Nigro consegnano ai coniugi Paula Nigro e Michele Marzano la dote promessa nei capitoli matrimoniali stesi precedentemente dal notaio Dionisio Spetiale. La dote è costituita da “nonnulla stabilia, mobilia et pecuniarum quantitates”; tra gli stabili vi è una casa in parrocchia di Santa Margarita, confinante con le case di Detio de Neapoli e le due case di Gio. Francesco Nigro, che hanno sotto due botteghe.[xliv]

Il mese dopo (16 novembre 1627) Antonella Nigro, sorella di Don Paulo ottiene una donazione da Decio de Neapoli. Il De Neapoli nel donare alla sorella Portia le sue case situate in parrocchia di Santa Margarita, la obbliga a lasciare alla Nigro la casa, “che va con le sue case” e che era stata di Cruchetta Villirillo.[xlv]

Don Paulo Nigro, figlio ed erede di Gio. Francesco, divenne canonico e continuò ad abitare nella casa palaziata ereditata; allora la casa del Nigro confinava con la casa degli eredi del reverendo Gio. Pietro Borghesio e le case di Muzio Favara. (21 agosto 1636. Le case di Muzio Favara erano situate in Parrocchia di Santa Margarita “iux. Domos D. Pauli Nigro et domum q. Rev.  Jo. Petri Burghesii.[xlvi] e le case dei Varisano.[xlvii]

Il canonico Nigro allargò le sue case con la donazione fatta dalla sorella Antonia di una casa palaziata, confinante con la casa dotale dei coniugi Andriano Ciza e Anna Spetiale e con la casa di Dezio de Neapoli. La casa è acquisita in vigore di un legato fatto in favore di Antonia dalla defunta Portia de Neapoli.[xlviii]

Il 12 aprile 1638 trova esecuzione la promessa di matrimonio tra la sorella Antonia e Gio. Vincenzo Nigro. Il Rev. Canonico Paulo Nigro in presenza di Gio. Andrea e del figlio Gio. Vincenzo Nigro al presente abitanti a Strongoli afferma, che essendo stato trattato e contratto il matrimonio tra la sorella Antonia e Gio. Vincenzo Nigro, egli ora consegna agli sposi 300 ducati in beni mobili ed una casa palaziata in par. di S.ta Margarita confinante con la casa dotale di Andriano Ciza e le altre case di Don Detio Neapoli “per docati settanta con patto e conditione che, quandocumque li consignerà esso D. Paulo o soi eredi preditti docati settanta, siano detti sposi obligati restituire quella franca del modo se li consigna”.[xlix]

Il 6 settembre 1642 il canonico Paulo Nigro e Adriana Rotella, vedova di Salvatore Cimino, compongono una lite con il Rev.do Gio. Matteo Pipino, figlio ed erede di Gio. Paolo Pipino della città di Crotone abitante a Rossano. Il 25 novembre 1626 il fu Gio. Paolo Pipino per mezzo del nipote Dezio Suriano aveva venduto a Paolo Nigro ed a Salvatore Cimino “li casalini siti dentro la città nella parocchia di Santa Margarita jux. le case dette del Seminario”.[l]

Il canonico D. Paulo Nigro continuò ad abitare in parrocchia di Santa Margherita[li] della quale divenne parroco e fu anche cappellano e procuratore della confraternita della Pietà.[lii] Il parroco Paolo Nigro morì nel novembre 1687.[liii]

Crotone, vico Alcameone.

Marco Lo Massaro

Da Antonello lo Massaro (de Massaris), morto il primo giugno 1546, e Augustina nacquero Marco e Vittorio.[liv] In un atto dell’undici giugno 1546 troviamo Marco Lo Massaro, figlio ed erede di Antonello Lo Massaro. Egli abita nella casa palaziata, che era stata dei suoi genitori in parrocchia di Santa Margarita. La casa palaziata “cum scala lapidea cum camera” confinava con una casa appartenente alla chiesa di Santa Chiara, che era stata dei figli ed eredi del nobile Thomaso Sarsone e vinella mediante con la casa dell’erede di Luca dela Porta.[lv]

In seguito, le case che erano state di Marco lo Massaro furono divise tra Antonello lo Massaro e Giulio lo Massaro. Le case di Antonello lo Massaro[lvi] passarono a Gio. Domenico Villirillo, mentre quelle di Giulio alla sua morte[lvii] alla vedova Beatrice Schelilla ed ai figli.

La casa palaziata rimase in possesso dei Massari come evidenzia un atto del notaio Antonio Protentino in data 23 settembre 1623. In tale atto Beatrice Schelitta, vedova di Julio lo Massaro, e Jo. Francesco Didaco e Isabella e Nicola lo Massaro, figli di Julio e di detta Beatrice, dichiarava di possedere una casa palaziata in parrocchia di Santa Margarita “juxta horreum quod fuit q.m Antonelli lo Massaro ad presens possessum per Jo. Dom.cum Villirillo et casalenum seu domum terraneam Jo. Francisci Nigri Vias pp.cas. A causa delle sue precarie condizioni economiche e per le sue necessità la Schelitta prendeva a prestito duc. 80 da Ottavio Pizzuto, gravando la sua casa con un censo annuo di ducati 6 e tari a ragione dell’8 per cento.[lviii]

Crotone, vico Municipio.

 

Andriano Cizza

Andriano Cizza si unì in matrimonio con Anna Speciale (Spetiale), che gli portò in dote una casa in parrocchia di Santa Margarita, confinante via mediante con le case dei Nigro.[lix] Dall’unione nacquero due figlie: Laura Antonia e Feliciana. Feliciana si unirà con il clerico Marco Antonio Perretta, mentre Laura Antonia con Francesco Antonio Portiglia.

“Per le male annate e molti travagli che have havuto”, Andriano, fortemente indebitato e assediato dai creditori, cercò dapprima di tenerli a bada con finte vendite e ritardando i pagamenti, poi alla fine fu costretto a cedere “una continenza di vigne con giardino e casa” e poi una “casa dentro la Città nella Parocchia di S. M. de Prothospatariis … consistente d.a casa con due casaleni contigui dove sono piantate alcune pergole et arberi con puzzo e scala di pietra di fora”. Riuscì tuttavia a salvaguardare la sua casa palaziata di abitazione.[lx]

Morto Andriano nel gennaio 1662,[lxi] nel settembre dello stesso anno era stipulato un contratto di matrimonio tra Francesco Antonio Portiglia, “figlio di battesimo” di Gio. Battista Giuliano e Laura Antonia Cizza. La Cizza prometteva in dote, tra l’altro, una casa palaziata con più membri inferiori e superiori nella parrocchia di Santa Margarita, confinante con le case del reverendo D. Paulo Nigro d’una parte e dall’altra confinante con le case di Laurella Favara. La casa palaziata era gravata da un censo di carlini 28 alla cappella del SS. Sacramento e la Cizza la portava in dote “con condizione che d.o suo futuro sposo se la possa vendere, alienare, pignorare, ò censuare, perché così per speciale patto si sono convenuti.”[lxii]

Nel dicembre 1663 Francesco Antonio Portiglia dichiarava, che possedeva una casa palaziata in parrocchia di Santa Margherita, confinante con le case di Laura Favara e le case del Reverendo Paulo Nigro, a lui pervenuta per dote della moglie Laura Antonia Cizza, col peso di annui carlini ventotto dovuto alla cappella del SS.mo Sacramento.[lxiii]

Due anni dopo Laura Antonia Cizza fa testamento. Il 29 ottobre 1665 su richiesta di Laura Antonia Cizza il notaio Pelio Tiriolo si reca nelle case di Delia Caparra, situate in parrocchia di Santa Maria Prothospataris. La Cizza vuol fare testamento. Essa nomina suoi eredi i figli, se avrà figli prima di morire, e se morirà senza figli il marito Antonio Portiglio.[lxiv]

Nella seconda metà del Seicento la casa palaziata di Laura Cizza, situata in parrocchia di Santa Margherita, confina con la casa palaziata di Antonio Tesoriero, che è formata da un alto e basso “cioè l’alto in uno membro grande et l’appartamento d’abasso con uno muro in mezo”. Il Tesoriere nel maggio del 1675 ne vende una metà a Vitaliano l’Amantea di Catanzaro e precisamente quella “in frontespitio Venerabilis Hospitalis et viam publicam ut jacet divisionem bassi ipsius cum conditione quod ipse Vitalianus habeat fabricare et dividere domum praedictam cum muro usque ad tectum ipsius ad eius propriis expensibus et prop.e ut jacet de abasso”.[lxv]

Crotone, vico Municipio.

La casata dei Rotella

Imparentati con i Nola, con i Catizzone e con i Labruti, quasi si estinsero all’inizio del Seicento.[lxvi] Gio. Francesco Rotella, figlio di Scipione, si unì in matrimonio con Cornelia de Nola, sorella di Gio. Domenico de Nola Molise, padre di Gio. Battista di Nola Molise. Dall’unione nacquero Mutio, Caterina, Aurelia e Maria.[lxvii]

Una lite riguardante beni ereditari è descritta in un atto notarile del 19 gennaio 1630. Da una parte c’è Caterina Rotella, sposata con Gio. Tommaso Catizzone, figlia ed erede di Cornelia de Nola (sposata con Gio. Francesco Rotella) e cessionaria della sorella Maria Rotella, monaca nel monastero di Santa Chiara, e la sorella Aurelia Rotella; dall’altra Gio. Francesco Juliano, come erede per testamento dell’“avuncolo” Gio. Andrea de Nola. Caterina Rotella afferma di essere creditrice dello zio Gio. Andrea de Nola in virtù dei capitoli matrimoniali della fu Cornelia de Nola sorella di detto Gio. Andrea.[lxviii] La casata dei Rotella si estinguerà a Crotone.

Crotone, vico Municipio.

La casata dei Massaro

Già all’inizio del Cinquecento nei “manuali di fabrica” delle fortificazioni di Crotone troviamo Antonello ed il mastro Benedetto lo Massaro. Nella seconda metà di quel secolo numerosi sono i componenti della casata dei Massaro. Antonio e Nicola abitano in parrocchia di Sant’Angelo; Vittorio possedeva delle terre in località Mutrò e Marco abitava in parrocchia di S. Nicola de Cropis.

I Massaro, pur non appartenendo alla nobiltà assunsero importanti cariche pubbliche, Domenico de Maxaris infatti fu sindaco del popolo nel 1578, mentre Vittoria fu clarissa in Santa Chiara e Giuseppe sacerdote.[lxix] All’inizio del Seicento ci sono Vittorio, Caterinella, Dianora, Gio. Paolo e Johanne Maria, figli ed eredi di Minichello lo Massaro e di Laurella Montoro.[lxx] Essi sono presenti in una lite riguardante l’eredità del padre per la restituzione della dote della fu Laurella Montoro loro comune madre, quando devono utilizzare del denaro per sanare un debito contratto dal padre con i Presterà.[lxxi]

Le epidemie dell’inizio del Seicento quasi estinsero la casata dei Massaro, come evidenzia una lite riguardante la dote di Dianora lo Massaro. Il 15 aprile 1622 Vittorio lo Massaro, per sé e come donatario di Gio. Maria lo Massaro, anche a nome del quondam Gio. Paulo lo Massaro, similmente fratello premorto in guerra e di sua sorella Caterina lo Massaro, ugualmente premorta, come ugualmente per parte degli eredi di Gio. Paulo e di Caterina, ebbe una lite con Mutio Montoro, che rappresentava i fratelli Antonio Fabritio e Tommaso. La vertenza riguardava un contratto di vendita di un censo di carlini trentadue per un capitale di ducati quaranta alla ragione dell’otto per cento sulla vendita al fu Domenico Caivano dalla fu Caterina lo Massaro per le doti della loro sorella la fu Dianora lo Massaro.[lxxii] Alla fine del Seicento rimaneva il sacerdote Giuseppe de Massaris, che era rettore del beneficio di San Nicola della famiglia de Massaris senza altare e cappella in cattedrale.[lxxiii]

Note


[i] La famiglia dei Nola Molise di Crotone, wwwaarchiviostoricocrotone.it Crotone 9 giugno 1583, Ottaviano de Nola, figlio ed erede del notaio Bernardino de Nola, abitava nella casa ereditata in parrocchia del SS.mo Salvatore. ASCZ, Not. Ignoto Busta 15, f. 167.

[ii] “Adi 25 del mese di giugno 1605 morsi il D. gio. biasio di nola et si sepelli al vescovato”, “Adi 29 di maggio 1607 morsi la sig.ra elisabetta di nola et si sepellio allo vescovato gratis”, “Die 20 Julii 1607 Jo.es Petrus de Nola juvenis annor. 29 unicus matris suae, ad Celestra Regna iuxta Catt.cam fidem volavit, sepultura corporis eius intus cathed.lem prope sacellum de nolis condita est”, “Adi 26 februari 1609 morsi la sig.ra biatrice di nola et si sepellio allo vescovato et pagò”. AVC, Liber Mortuor.

[iii] Crotone 5 marzo 1622. Contratto tra Gio. Battista di Nola de Molise della città di Napoli al presente in Crotone anche a nome del fratello il dottore Hieronimo e il clerico Gio. Battista Rotella. Gio. Battista Molise e il fratello possiedono “quamdam domum palatiatam sitam et positam intus p.tta civitate in Parocchia S.mi Salvatoris jux. Domos Isabellae Mangione filiae et heredis q.m Dianorae de Nola ex una parte et domos terraneas seu parvas ipsius Jo. Batt.ae de Nola et ex alia cortile dictum de Nola vias pp.cas … nec non et aliam domum palatiatam sitam et positam in parocchia S.tae Margaratae in loco dicto la vega del Caro jux. domos Jo. Fran.ci Juliani vias pp.cas et Cortile comune vicinale cum scala lapidea foris consistente in uno membro seu camara et appartamentis superiori et inferiori et medio”. Sulle case Il Nola Molise ottiene dal Rotella un prestito di ducati 400 al tasso del 10%, da pagarsi duc. 200 a Natale del 1622 e duc. 200 a Pasqua 1623. ASCZ, Not. Protentino, Busta 117, anno 1622, ff. 31-33.

[iv] Crotone, 28 febbraio 1629. Gio. Batt.a de Nola Molise anche a nome e parte del fratello UJD Hieronimo de Nola, possiede una “domum palatiatam in alto et bascio et medio sitam in par. S.tae Margaritae iux.a domos Jo.is Fran.ci Juliani et domum cum apoteca ven.lis S.ti monasterii de observatia Civitatis p.ttae stricto mediante vias pp.cas et cortile dictum dello Caro”. La vende a Jacobo Perretta per ducati 160. ASCZ, Not. Protentino, Busta 118, anno 1629, ff. 6v- 8.

[v] “Adi 3 di Gennaro 1654 morse Jacovo Perretta et si seppellio nella Cathedrale gratis.” AVC, Liber Mortuor.

[vi] ASCZ, Not. P. Tiriolo, Busta 253, ff. 25-26.

[vii] Riassunz.ne degl’istrumenti scritti in carta comune, che si appartenevano al monast.ro di Donne Moniche di S. Chiara della Città di Cotrone. ASCZ. Cassa Sacra, Anno 1789, Fasc. b.383/20.

[viii] ASCZ, Not. Ignoto Busta 15, f. 35.

[ix] Crotone 18 novembre 1578. Contratto tra i procuratori del monastero di Santa Chiara Jo.e Battista Suriano e Julio Infosino, e Baldassarre Imperato de Neapoli per nome e parte Jois Antonella de Neapoli. Il Monastero affitta ad Antonella de Neapoli “l’apotheca sita in platea ppca dicte Civitatis appartenente al R.do monastero di Santa Chiara sotto le case del mag.co Lorenzo Juliano confinante con un’altra apoteca dello stesso Lorenzo Juliano” per ducati 8 annui a partire e da pagarsi ogni anno nel giorno di Santa Croce 14 settembre. ASCZ, Not. Ignoto Busta 15, anno 1578, f. 105.

[x] ASCZ, Not. Ignoto, Busta 15, f. 129.

[xi] ASCZ, Not. Ignoto, Busta 15, f. 200.

[xii] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 118, ff. 7-8.

[xiii] 1595. Dal “Libro numerationis Civium, et aliarum Personarum Civitatis Crotonis” fatto nel 1595 dal sindaco UJD D. Andrea Pelusio/ N.° 470. Gio. Francisco Rotella figlio di Scipione Rotella/ Cornelia di Nola Moglie/ Mutio figlio d’anni 6/ Caterina figlia d’anni 5/ Aurelia figlia d’anni 3/ Maria figlia d’anni 1/ Vincenza Garcello di Policastro famula.” AVC.

[xiv] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 118, ff. 18v-20.

[xv] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 119, f. 6.

[xvi] ASCZ, Not. Protentino F.G., Busta 229, anno 1654, f. 93.

[xvii] Crotone 26 ottobre 1659. Contratto tra Luca e Prospero Corea, padre e figlio, e Lupo Leto di San Giovanni Monago. Dopo la morte di Lucrezia Corea, moglie di Lupo Leto e sorella di Luca Corea nonché zia di Prospero, si raggiunge un accordo per la restituzione della dote, così l’“apoteca” comprata dal Leto da Alfonso Giuliano, situata nella piazza e dove attualmente sta Leonardo Vetere, passa in potere dei Corea. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, ff. 5v-6.

[xviii] ASCZ, Not. Protentino F. G., Busta 229, anno 1657, 117v-118.

[xix] “Adi 17 Agosto 1664 morse Alfonso Giuliano et si sepelli nella Cathedrale.” AVC, Liber Mortuor.

[xx] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 69-70.

[xxi] Nella cattedrale di Crotone alla fine del Seicento c’erano: “Beneficium Jurip. Fam.ae Perretti q.m Leonardi. Sine Altare et Cappella tit. S. Mariae de Laureto, et S. Nicolai. Rector in p.nti Cl.cus Nicolai Massa à Scandale. Onera missarum tres per hebdomandam; Beneficium Jurisp. Fam.ae Perretti. Sine altare et Cappella tit. S. Dionisii Areopagitae Ep., et mart. Rector ad p.ns Cl.cus franciscus Borbona Onera missarum una per hebdomadam.” AVC, Acta Sanctae Visitationis Ill.mo ac Rev.mo Episcopo D. Marco Rama, 1699, ff. 34, 38.

[xxii] ASCZ, Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 25-26.

[xxiii] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, f. 31.

[xxiv] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, ff. 25-26.

[xxv] ASCZ, Not. Gio. Dionisio Speziale, Busta 108, anno 1613, f. 161.

[xxvi] “Adi 29 di marzo 1609 morsi margarita niger et si sepellio al vescovato gratis.” AVC, Liber Mortuor.

[xxvii] ASCZ, Not. Gio. Dionisio Speziale, Busta 108, anno 1613, f. 151.

[xxviii] ASCZ, Not. Protentino, Busta 117, anno 1622, ff. 59-60.

[xxix] ASCZ, Not. Gio. Francesco Rigitano, Busta 49, anno 1630, ff. 4-5.

[xxx] “Adi 11 di giugno 1608 morsi il sig.r fabritio di napoli e si sepellì alla pietà pagò ma a mons.r Ill.mo non pagò non volse pagata cosa alcuna.” AVC, Liber Mortuor.

[xxxi] “Adi 16 julii 1605 morsi ursino di napoli et si sepellì alla pietà et pagò” “Adi 23 di maggio 1607 morsi gioseppi di napoli et si sepelli in santo francesco de assisa gratis” “Adi 11 luglio 1610 morsi crucetta moglie di ursino di napoli et si sepellio alla pietà et pagò” “Adi 10 de ditto 7bre 1613 morsi jacono di Napoli et si sepelli alla pietà”. AVC, Liber Mortuor.

[xxxii] Crotone, 29 maggio 1626. Lite tra Il Diacono Decio de Neapoli, figlio ed erede universale di Hippolita de Massaris e Fabritio Caparra padre ed erede della fu Isabella Caparra, figlia della qm Hippolita de Massaris, nata in costanza di matrimonio con Fabrizio Caparra, similmente erede di Hippolita de Massaris. ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 118, ff. 36-39.

[xxxiii] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, f. 129v.

[xxxiv] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 118, f. 76.

[xxxv] Crotone, 9 novembre 1628. Composizione di lite tra il Rev. Don. Decio de Napoli e Fabritio Caparra sopra le “robbe” di dote lasciate per qm Hippolita de Massaris, madre di Decio de Napoli e legittima olim moglie di Fabritio Caparra. ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, f. 95.

[xxxvi] Il 28 agosto 1628 Gio Hieronymo Raymundo del casale di Papanice ebbe una lite con Portia de Napoli “virgine in capillo”, la quale interviene col consenso e la presenza e autorità di Joes Batt.a Nigro costituito amministratore e procuratore del Rev. Presbitero Decio de Neapoli suo fratello. (come da atto del notaio Antonio Protentino del 13 novembre 1627). La qm Polita de Massaris sposata con Fabritio de Napoli e madre di Donno Detio e di Portia, ebbe una lite con i Raymondo riguardante la gabella di Mutrò. ASCZ, Not. Protentino A., Busta 119, ff. 69v-70.

[xxxvii] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 119, ff. 3v-4.

[xxxviii] ASCZ, Not. Hieronimo Felice Protentino, Busta 229, ff. 24-26.

[xxxix] ASCZ, Not. H. F. Protentino, Busta 229, f. 17. “Adi 16 aprile 1655 morse Giulio de Massaris et si sepellì a San Francesco d’Assisi gratis.” AVC, Liber Mortuor.

[xl] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 117, anno 1620, f. 32.

[xli] Crotone, 11 aprile 1634. Composizione di lite tra Elisabet de Massaris, moglie di Gaspare Marvaes, ed il clerico Joe Francesco Facente, a nome suo e per parte di Francesca e Maria Facente figlie ed eredi del fu Ottavio Facente, figlio ed erede di Gio. Tommaso Facente e il clerico Carolo similmente figlio di detto fu Gio. Tommaso Facente nato con Elisabet. Negli anni passati fu contratto matrimonio tra Elisabet Massaris ed il qm. Gio. Tomaso Facente e furono promessi in dote ducati 300 di capitale sopra le vigne allora possedute dal fu Gio. Bartolo Galasso, al presente di detti eredi Facente, site e poste nel territotio di detta città e confinanti con le vigne di And. Risitano e le terre dette la mortilla al presente di donno Pelio Petrolillo e ducati cinquanta in tanti mobili come il tutto appare per capitoli matrimoniali e nel testamento del fu Tommaso. Elisabetta rivuole indietro parte della dote (Vittoria de Massaris sorella di Elisabetta). ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, ff. 22-23.

[xlii] ASCZ, Not. Hieronimo Felice Protentino, Busta 229, ff. 24-26.

[xliii] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 119, anno 1642, f. 28.

[xliv] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 118, f.61v-63.

[xlv] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 118, f. 76.

[xlvi] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, f. 45.

[xlvii] Crotone, 20 dicembre 1648. Su richiesta fatta da Isabella Romeo, vedova del fu Gio. Francesco Varisano, il notaio si reca nella casa dove abitava il Varisano in parrocchia Santa Margarita “juxta domum Rev.can.ci Pauli Nigri et domum Jois Dom.ci Murano viam p.cam.” Il Varisano aveva nominato erede Bernardino, figlio di Isabella Romeo, mentre Minico Romeo è avo materno; Crotone, 13 gennaio 1641. Gio. Domenico Villirillo possiede una casa palaziata in parrocchia S.ta Margarita “iux. Domum dotalem per ipsum Jo. Dom.cum datam Jo. Fran.co Varisano suo genero legittimo marito Franciscae Villirillo filiae”. ASCZ, Not. Protentino A, Busta 119, ff. 7-8; Crotone, 31 gennaio 1670. Lucrezia Biccheri abita in parrocchia Santa Margarita “juxta domum quam fuit de Villirillo et horreum dotalem Julii Lucifero viam pp.cam”. Nomina eredi le figlie Fiorilla e Laura e anche la figlia Francischella Petrolilla. ASCZ, Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 12v-13.

[xlviii] Il 2 febbraio 1638 Antonia Nigro faceva una donazione al fratello, il Rev. canonico Paulo Nigro. La Nigro dichiarava, che per legato della defunta Portia de Neapoli e mediante istrumento di cessione del fratello, il Reverendo Dezio de Neapoli, era venuta in possesso di una piccola casa palaziata, sita in parrocchia di Santa Margarita “viam domum dotalem Adriani Ciza et Annae Speciale et domum ditti Detii de Neapoli”. Con atto notarile la Nigro la donava al fratello Paulo Nigro in quanto il fratello le aveva trattato il matrimonio tra lei e Gio, Vincenzo Nigro e promesso di dotarla. ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, f. 3v-4.

[xlix] ASCZ, Not. A. Protentino Busta 119, ff. 10-11.

[l] Crotone, 30 maggio 1668. Gioseppe d’Oppido dichiara che “da dodici anni in questa parte continuamente have havuto in alloghero seù piggione le case del seminario di questa Città confine le case d’esso Gioseppe et le case del Rev.do D. Paulo Negro dentro questa Città nella parocchia di Santa Margarita affittatali ad esso per l’Ill.mo olim Mons. Vescovo passato et Mons.re Ill.mo Vescovo presente”. Crotone, 6 settembre 1642. Il canonico Paulo Nigro e Adriana Rotella vedova di Salvatore Cimino. Il Rev.do Gio. Matteo Pipino figlio ed erede di Gio. Paolo Pipino della città di Rossano. Il 25 novembre 1626 Gio. Paolo Pipino per mezzo del nipote Dezio Suriano, vendette a Paolo Nigro e ad Salvatore Cimino “li casalini siti dentro la città nella parocchia di Santa Margarita jux. le case dette del Seminario le case del medesimo Salvatore e le case del medesimo Gio. Paulo e la via publica detta la strada di scarpari” per duc. 30. delli quali relasciò ad essi compratori carlini trenta per fabricarse uno muro a spesi comune tra essi compratori alla parte delle case di donna elisabetta lepitropo e per esser lo muro di dette case molto lento e fabricato di creta quali casalini shaveranno da dividere tra essi compratori per altro muro da fabricarse a spese comune ò di calce ò creta e fossi per esso Don Paulo et detto qm Salvatore furono pagati bone fide”. ASCZ, Not. Protentino Busta 119, anno 1642, ff. 28-29.

[li] Crotone, 16 agosto 1671. Gioseppe de Oppido ed il figlio clerico Gio. Battista de Oppido possiedono una casa palaziata “alto et basso in parrocchia di Santa Margarita juxta domum seminarii, juxta domum Rev. D. Pauli Nigro viam pp.cam et p.e quella dove al presente esso Gioseppe tiene la Poteca di Calzolaro con suo alto”. Essendo Gioseppe carcerato nelle regie carceri del castello per debiti, per uscire dal carcere vende la casa a Gioseppe Nicotera della terra di Cutro. ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 111v-113. Primo settembre 1664. Honofrio de Sanda abita in una casa che ha preso in fitto da Scipione Lantaro. La casa è situata in parrocchia Santa Margarita confine le case di D. Paulo Negro. ASCZ, Not. Lauretta G., f. 83v.

[lii] ASCZ, Not. Antonio Varano, Busta 334, anno 1673, f. 3. ASCZ, Not. Antonio Varano Busta 335, anno 1680, f. 86. Alla fine del Seicento esisteva in cattedrale un beneficio di iuspatronato della famiglia Nigro senza altare e cappella sotto il titolo di Santa Maria del Soccorso, ne era rettore il chierico Michele Marzano. AVC, Acta Sanctae Visitationis Ill.mo ac Rev.mo Episcopo D. Marco Rama, 1699, f. 33v.

[liii] Maggio 1688. “De parochiali ecclesia S. Margheritae Cotronen., cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Pauli Nigro, de mense Novembris anni praeteriti def., providetur Hieronimo Arrigo, pbro Cotronen., approbato in concursu.” Russo F., Regesto, IX, 45795.

[liv] Crotone, 7 giugno 1583. Victorius de Massaris, Jo. Domenicus de Massaris ed il figlio Jo. Maria de Massaris. ASCZ, Not. Ignoto, Busta 15, f. 173.

[lv] ASN, Dip. Som. flo 199, ff. 77-79v.

[lvi] “Adì 29 del mese di giugno 1604 morsi antonello lo massaro si sepellio al monasterio di gesù maria et pagò.” AVC, Liber Mortuor.

[lvii] “Adi 29 de Augusto 1605 morsi giulio lo massaro et si sepellio al monastero del carmine gratis.” AVC, Liber Mortuor.

[lviii] ASCZ, Not. A. Protentino A., Busta 117, ff. 83v-84.

[lix] ASCZ, Not. A. Protentino, Busta 119, anno 1638, ff. 3v-4. ASCZ, Not. A. Protentino Busta 119, anno 1638, ff. 10-11.

[lx] Crotone, 26 gennaio 1657. Contratto tra Marco Antonio e Joe Francesco Petrolillo con Andriano Cizza. Sono presenti Feliciana Cizza, moglie del clerico Marco Antonio Perretta, e Laura Antonia Cizza, vergine in capillo, figlie legittime e naturali di Andriano con consenso e cautela del chierico Vito Caparra. Andriano Cizza nel 1629 con atto del notaio Gio. Antonio Protentino, comprò da Vincenzo Garetto una continenza di vigne con giardino e casa per duc. 245 e ne pagò 45 ed i rimanenti 200 dal detto venditore furono delegati, cioè duc. 100 a Bernardo Casanova e gli altri 100 al fu R.do D. Gio. Francesco Petrolillo. Per i quali se ne pagavano la ragione di nove per cento. Andriano pagò detti censi per più anni. Volendo affrancare la partita del Petrolillo, Andriano vendette una sua casa a Cesare Ferrazzano per duc. 85, che dovevano essere pagati dal Ferrazzano a Marco Antonio e Gio. Francesco Petrolillo, come eredi del fu. Rev.do Gio. Francesco Petrolillo mediante la persona del qm Giulio Cesare Petrolillo loro padre, come eredi del Rev.do Gio. Francesco Petrolillo. La vendita della casa non ebbe effetto. Andriano Cizza vendette poi la casa a Ippolita Capicchiano per duc. 95. Il Cizza ne intascò 15 mentre gli altri 80 furono delegati al Petrolillo in conto per l’affrancazione del censo. La Capicchiano rivendette la casa a Cesare Ferrazzano e del prezzo ne delegò duc. 80 ad Andriano Cizza, primo padrone (ASCZ, Not. Dionisio Speziale del 24 febbraio 1650). Anche questa vendita non ebbe effetto e la casa ritornò in dominio di Andriano Cizza. Allora il Cizza rivendette nel 1653 la casa ai Petrolillo per duc. 80 in conto del capitale ed i duc. 20 restarono da pagarsi. I Petrolillo affittarono la casa a Cesare Ferrazzano. “Per le male annate e molti travagli che have havuto detto Andriano, neanco ha possuto sodisfare d.o censo di Casanova, per il che fu necessitato esso Andriano vender la vigna p.tta al D.r Diego Casanova, figlio ed erede del qm Bernardo per ducati 150, dei quali il compratore se ne ritenne duc. 100 per il capitale e duc. 45 per i censi non pagati per tante annate decorse ed i rimanenti duc. 5 furono pagati ad Andriano Cizza il quale li dette al Petrolillo a complimento dei duc. 100. Atto del notaio del 1656, nel quale si dichiarò che li altri denari li avevano ricevuti da Andriano in contanti, “ma perché veramente d.i danari non furno in contanti ma per duc. 80 vi fu la casa” perciò dichiariamo che i duc. 100 furono affrancati parte in contanti e parte col prezzo della casa. ASCZ, Not. Protentino H. F., Busta 229, ff. 22-23.

[lxi] “Adi 21 gennaro 1662 morse Andreano Cizza et si sepellio in Santo Francesco de Assisa gratis.” AVC, Liber Mortuor.

[lxii] Il 25 settembre 1663 da una parte Gio. Battista Giuliano e Francesco Antonio Portiglio, figlio di battesimo, e dall’altra Laura Antonia Cizza vergine in capillo. È stipulato il contratto di matrimonio tra Laura Antonia Cizza, figlia del fu Adriano Cizza e di Anna Speziale, e Francesco Antonio Portiglia, figlio di battesimo di Gio. Battista Giuliano, figlio ed erede di Gio. Francesco Giuliano. Francesco Antonio Portiglia era figlio dello spagnolo il fu Andrea Portiglia e della fu Dianora Ormazza. ASCZ, Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 69-70.

[lxiii] 10 dicembre 1663. I fratelli Francesco Antonio e Mutio Isidoro Portiglia possiedono una casa palaziata in parrocchia Santa Margarita confine le case degli eredi di Gio. Vincenzo Caivano. La casa è gravata di un censo di ducati 9 per capitale di duc. 100 al beneficio di S. Tadeo. La Vendono a Francesco Manco. ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 69-70.

[lxiv] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, f. 31.

[lxv] ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, Busta 253, ff. 27v-28.

[lxvi] “Adi 2 del mese di settembro morsi il Sig.re Scipione Rotella et si seppellì in S.to Fran.co di Assisa et pagò.” “Adi p.o di Aprili 1607 morsi gio. Francesco rotella et si sepellì in S.to francesco di Assisa et pagò.” “Adi 15 xbro morsi lo sig. gio. francesco rotella si sepellì in s.to francesco de assisa e pagò.” “Adi 23 di marzo 1613 morsi il sig. mutio rotella.” AVC, Liber Mortuor.

[lxvii] Dal “Libro numerationis Civium, et aliarum Personarum Civitatis Crotonis” (AVC) fatto nel 1595 dal sindaco UJD D. Andrea Pelusio/ N.° 470. Gio. Francisco Rotella figlio di Scipione Rotella/ Cornelia di Nola Moglie/ Mutio figlio d’anni 6/ Caterina figlia d’anni 5/ Aurelia figlia d’anni 3/ Maria figlia d’anni 1/ Vincenza Garcello di Policastro famula.

[lxviii] ASCZ, Not. Protentino A., Busta 118, ff. 18v-20.  Geronima Labruti, madre e tutrice di Gio. Battista, Aurelia e Vittoria Rotella, figli di Gio. Francesco Rotella. Geronima Labruti aveva sposato dapprima Gio. Lorenzo Fera, rimasta vedova, si unì con Gio. Francesco Rotella, rimasta nuovamente vedova si unì con Gio. Battista de Nola Molise. Il 15 ottobre 1670 Caterina Rotella, educanda in Santa Chiara, possiede una “domunculam terraneam in Parocchia Santae Margaritae juxta domum ipsius Catherinae infrontespicio dictae Parocchiae via mediante”. La vende al Pio Monte dei Morti per ducati 25. Il Rev.do Gio. Battista Venturi arciprete e cassiere del tornese del Monte dei Morti dell’operarii pii paga i 20 ducati e compra la casina dalla “Scavello” “che serve a far piazza alla nova chiesa di detto Monte”. ASCZ, Not. Pelio Tiriolo, B. 253, ff. 134v-135.

[lxix] ASCZ. Not. Rigitano G. F., Busta 49, anno 1591, f. 65.

[lxx] 18 agosto 1614. Compaiono Vittorio Lo Massaro e Caterinella Lo Massaro anche a nome di Johanne Maria Lo Massaro loro fratello. ASCZ, Girolamo Palmeri, Busta 113, f. 49v-50.

[lxxi] ASCZ, Not. Protentino Gio. Antonio, Busta 117, ff. 41v-42.

[lxxii] ASCZ, Not. Protentino Gio. Antonio, Busta 117, f. 44.

[lxxiii] Beneficio fam. Massaris di S. Nicola senza altare e cappella, rettore il sacerdote Giuseppe de Massaris. Cappella in Cattedrale fondata da Nicola lo massaro. AVC, Visita del vescovo di Crotone Anselmo de la Pena, 1720, f. 85.


Creato il 11 Marzo 2026. Ultima modifica: 11 Marzo 2026.

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