Due artisti della scagliola: Domenico Costa da Strongoli e Gaetano Russo da Melissa

Pubblicato il: 20/10/2026. Modificato: 20/10/2026 | 168 visite

Cattedrale di Strongoli (KR), paliotto dell’altare dedicato alla Madonna del Capo nella cappella dei principi di Strongoli Pignatelli.

Le prime notizie di opere d’arte fatte con questa tecnica nel Crotonese risalgono ai primi decenni del Settecento. Si tratta della confezione di paliotti, cioè di pannelli decorativi utilizzati per rivestire la parte anteriore degli altari delle chiese, realizzati con l’impasto di scagliola.

Il vescovo di Strongoli Domenico Marzano (1719-1735) nella sua prima relazione del 23 maggio 1723, afferma di aver commissionato due lavori a due eccellenti artisti fatti venire da molto lontano. Si tratta dell’abbellimento degli altari del SS.mo Sacramento e della Beata Vergine del Capo, situati nella cattedrale dei SS. Pietro e Paolo. Il prelato così descrive i lavori commissionati “opere mosaico fictis lapidibus ornandis” e aggiunge, che i due artisti operavano con uno “stipendio non exiguo”. In seguito in una seconda relazione in data 10 giugno 1729 si legge, che l’altare maggiore della cattedrale era ornato “de plasticis lapidibus, ac candelabris, tabbellisque”.

Ancora oggi si può ammirare il paliotto dell’altare dedicato alla Madonna del Capo nella cappella dei principi di Strongoli Pignatelli. Esso è il primo esempio di arte della scagliola del Crotonese. La tecnica ed i materiali usati dai due artisti forestieri per fare le loro opere non passeranno inosservate. I mastri che operavano a Strongoli e Melissa ne faranno propri e li utilizzeranno per le loro opere.

Il vescovo di Strongoli nella relazione presentata in Roma il primo dicembre 1724 dal suo procuratore, il sacerdote Nicola Zito, si attribuisce il merito di aver fatto venire in Strongoli i due artisti e di averli pagati per il loro lavoro, questa affermazione tuttavia ci lascia perplessi, in quanto il vescovo avrebbe con soldi suoi pagato i lavori alla cappella di Santa Maria del Capo dei principi Pignatelli, cappella che secondo il vescovo, pur essendo scarsamente provvista di rendite, era largamente aiutata dai fedeli e godeva di grande devozione popolare.[i]

Cattedrale di Strongoli (KR), altare dedicato alla Madonna del Capo nella cappella dei principi di Strongoli Pignatelli.

Da Strongoli a San Demetrio Corone

Nel Catasto Onciario di Strongoli del 1741 è elencata la famiglia del “pittore in marmi finti” Domenico Costa di anni 42. Egli risulta coniugato con Geronima Capozza di anni 70, abita in casa propria. Affitta due bassi ed è indebitato con il Capitolo della Cattedrale per ducati 25.[ii]

Al tempo della compilazione del Catasto il Costa è già un mastro apprezzato e affermato. Le sue opere adornano infatti gli altari di almeno due importanti luoghi religiosi calabresi: la Chiesa di S. Adriano a San Demetrio Corone e il santuario “Ecce Homo” di Mesoraca.

La prima opera della quale abbiamo conoscenza risale al 1731, cioè dieci anni prima della compilazione del Catasto quando il Costa a 32 anni su commissione del frate Terenzio Lettieri di Rossano, costruisce il paliotto dell’altare maggiore della chiesa di San Adriano di San Demetrio Corone. Il paliotto situato nell’abside “di stucco a mosaici policromi, con motivi floreali e giragli”[iii] reca la scritta: PLASTICOGIPSYCUM OPUS DOMINICI COSTA = ANNO DOMINI 1731/ FRATER TERENTIUS LETTIERI ROSSANENSIS PRO SUA DEVOTIONE.

003 San Demetrio Corone (CS), paliotto dell’altare maggiore della chiesa di San Adriano.

San Demetrio Corone (CS), particolare della iscrizione posta sul paliotto dell’altare maggiore della chiesa di San Adriano.

Da Strongoli a Mesoraca

Due anni prima del Catasto il Costa aveva abbellito con un paliotto l’altare maggiore e costruito i due altari laterali della zona presbiteriale del santuario dell’Ecce Homo (Chiesa della Riforma) di Mesoraca, come evidenzia la scritta “OPUS DOMIN.ci COSTA STRONGULEN. A.D. 1739”.

L’opera è così descritta: “Domenico Costa nel 1739 con la tecnica mista della scagliola e del marmo intarsiato, presenta un paliotto con un disegno simile a quello dei due altari laterali del presbiterio: un medaglione ovale da cui si dipartono simmetricamente racemi alternati a corolle, disseminati su di un fondo nero e raccolti entro una cornice mistilinea”.[iv] “All’interno delle profilature di marmo bianco sia il fastigio, sia le aperture, sia le tre fasce orizzontali dell’altare sono in scagliola di marmo colorato su fondo nero a volute, fiori e fogliami. Il paliotto, molto bello, segue lo stesso stile e reca in una piccola zona a fondo bianco la scritta “OPUS DOMIN.ci COSTA STRONGULEN. A.D. 1739”.[v]

Mesoraca (KR), paliotto dell’altare maggiore della chiesa dell’Ecce Homo.

Da Strongoli a Melissa

La nuova arte troverà subito degli apprezzatori e degli imitatori. I coniugi Lucrezia Pignatelli ed il marito Ferdinando Pignatelli, feudatari di Strongoli e di Melissa, dopo aver visto abbellita la loro cappella nella cattedrale di Strongoli, decidono nel 1735 di ornare gli altari della chiesa di Melissa dedicata alla Madonna dell’Udienza di iuspatronato della loro famiglia, chiesa a suo tempo fondata e dotata nella seconda metà del Seicento da Domenico Pignatelli. Essi affidano l’opera allo scultore Gaetano Russo di Melissa.

Ancora oggi sono visibili i tre altari con paliotto, quello dell’altare maggiore dedicato alla Madonna dell’Udienza, coronata in trono con Bambino e con l’iscrizione “PLASTICOGYPSICUMOPUS CAIETANI RUSSO A MELISSA = IDUS MAII 1735”,[vi] quello dedicato a Santo Antonio Abate con gli attributi della campanella, del bastone, del maiale e del fuoco e con iscrizione non leggibile[vii] e quello di Sant’Antonio di Padova con Bambino e con il giglio, il libro, la croce e con scritta: TEMPORE QUO PROCURABAT HOC.[viii]

Gaetano Russo di anni 32 di professione scultore sarà censito sei anni dopo nel catasto onciario di Melissa. Egli abita in casa con il fratello maggiore Giovanni,[ix] che è un mastro muratore “esperto alla stima di frabica ed altro”.[x] Gaetano Russo faceva parte del secondo ceto sociale quello dei “mediocri”.[xi]

006 Melissa (KR), paliotto dell’altare maggiore della chiesa dell’Udienza (foto del prof. Antonio Cosentino).

Melissa (KR), paliotto dell’altare di Sant’Antonio Abbate della chiesa dell’Udienza (foto del prof. Antonio Cosentino).

Melissa (KR), paliotto dell’altare di Sant’Antonio di Padova della chiesa dell’Udienza (foto del prof. Antonio Cosentino).

Note


[i] Cattedrale di Strongoli / “Sacellum SS.mi Sacramenti intus eamdem Eccl.am modicè extructum, atq.ornatum, ..Dignitate sequitur, et cultu secunda aedicula B.mae virginis B.ae Virginis Mariae sub invocatione del = Capo =, cui loco fructuum, quibus parce fruitur, largitio fidelium supplet, his duobus sacellis, opere mosaico fictis lapidibus ornandis, duo excellentes artifices stipendio non exiguo, a longe conducti laborant”. AAV, Rel. Lim. Vescovo di Strongoli Domenico Marzano. Stronguli hac die 25 Maii 1723.

[ii] ASN, Cam. Som. Catasti Onciario, Strongoli 1741, vol. 7010, f. 37v. Domenico Costa pittore in marmi finti, an. 42. Geronima Capozza moglie, an. 70. Abita in casa propria. Li due bassi di dette case uno locato ad Antonio Costa per annui carlini trenta l’altro a Gregorio Palmieri per annui ducati tre. Pesi sopra le case. Paga al Reverendo Capitolo per il capitale di docati 25 annui 1: 25. Se ne bonano la metà delle case affittate.

[iii] Barillaro E., Calabria, Pellegrini Ed. 1972, p. 214. “L’altare in legno, dedicato a San Adriano, con sopra la Madonna del Buon Consiglio, che ricorre in quasi tutte le chiese albanesi, presenta un particolare degno di nota nei rispetti dell’arte calabrese, cioè il paliotto, vaghissima composizione in stucchi colorati, a tinte vivide e smaglianti di elementi floreali, con farfalle, cavallette ecc., che si svolge intorno all’emblema di San Basilio, la colonna avvolta dalle fiamme, col motto: Talis Est Magnus Basilius. Questa graziosissima di tarsia, nella quale le costose pietre dure calabresi sono abilmente suplite da gessi, presenta nel listello inferiore il nome dell’oscuro ma abile artista: PLASTICO GYPSICUM OPUS DOMINICI COSTA ANNO DOMINI 1731”. Orsi P., Le Chiese basiliane della Calabria, Vallecchi Ed. 1929, p. 180.

[iv] Il santuario del SS. Ecce Homo di Mesoraca guida storico- artistica, a cura di Francesco Spinelli, Mesoraca, 2024, pp. 20-21.

[v] Russano Cotrone A., Alto Crotonese, Gangemi Ed. 2001, p. 190.

[vi] “Ha fastigio a lesene terminanti in capitelli a volute joniche. In alto, tondo con testine di angeli in rilievo …. Il paliotto in scagliola di marmo ha fondo nero, fiorami e fogliami colorati con al centro l’immagine della Madonna in trono col Bambino (Madonna dell’Udienza)”. Russano Cotrone A., Alto Crotonese, Gangemi Ed. 2001, p. 178.

[vii] “Dedicato a Sant’Antonio Abate ha sulla cimasa in rilievo di stucco il libro, il bastone e la campanella. Il paliotto è in scagliola di marmo a fondo nero e fogliami, volute e uccelli come quello di fronte. Al centro l’immagine di Sant’Antonio Abate”. Russano Cotrone A., Alto Crotonese, Gangemi Ed. 2001, p. 179.

[viii] “L’altare ha fastigio a stucchi, una nicchia con un piccolo Sant’Antonio da Padova di gesso e un bel paliotto in scagliola di marmo con stemma centrale nel quale è visibile l’immagine di Sant’Antonio da Padova. A fondo nero con fiorami e quattro uccelli colorati, due in alto e due ai lati. Sulla cimasa d’altare in rilievo di stucco il libro di Sant’Antonio”, Russano Cotrone A., Alto Crotonese, Gangemi Ed. 2001, p. 178.

[ix] GIO. Russo Fabricatore an. 42. Dom.ca Guerra moglie an. 35. Luca figlio scolaro an. 13. Gen.ro figlio an. 12. Lucrezia figlia an. 11. Fran.co figlio an. 9. Pietro figlio an. 3. Gaetano Russo fratello scultore an. 32. Caterina Scarcello socera an. 62. Abbita in casa propria dove si dice Malopassaggio, confine Dom.co Lidondici e Giuseppe Ferraro. Possiede due moggi di terra, uno vitato e l’altro vacuo, dove dicesi lo Vicerè, confine quelle di Antonio Viola, e Dom.co Virardi. Una somara di rendita annua car. 12. ASN, Cam. Som. Catasto onciario Melissa, anno 1741, n. 5755, ff. 66-67.

[x] Il qui sotto Croce signato di sua pp.a mano Gio. Russo M.ro Muratore et esperto alla stima di frabica ed altro per la presente fa certa, piena, veridica ed indubitata fede et ad cum juramento, et animo repetendi toties, quoties opus fuerit, à chi la presente spetterà vedere, leggere et osservare tanto in giuditio, che fuori, come ad istanza, e richiesta di Mastro Gennaro Scarcella di questa terra di Melissa si portò a vedere, e stimare la di lui casa nella ruga della Piazza, confine le case del Condam Domenico Arcuri, che essendosi ivi portato, ed avendola vista, rivista e ben considerata, tanto lario superiore quanto linferiore ed avendola ben misurata secondo la regola della sua arte, gli parse in sua coscienza stimarla per docati quaranta nove meno grana cinque, tanto di fabrica che dogli altro ammonimento, che per esser così la verità ne a fatto scrivere la presente a me qui sotto, e croce signata di sua pp.a mano ed in fede. Melissa li 31 Marzo del 1756.

+ Segna di Croce di M.ro Gio. Russo che fa fede come sop.a. ASCZ. Not. Minardi G., Fs. 1209, ff. 11-12.

[xi] Il “fabricatore” Gaetano Russo ed il calzolaio Domenico Viola, appartenenti al secondo ceto dei mediocri (i ceti sociali di Melissa erano: il civile, il mediocre e l’inferiore), sono deputati a esaminare le rivele presentate dai cittadini per la formazione del catasto onciario di Melissa del 1741. Cosentino A., Melissa medievale e moderna, Grafosud 2001, p. 130.

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