La fiera di Strongoli intitolata a San Trifone

Pubblicato il: 16/09/2026. Modificato: 16/09/2026 | 150 visite

Il castello di Strongoli (KR).

San Trifone è un santo bizantino e ci ricorda il rito greco, che ancora in età normanno-sveva era presente in Strongoli. Per alcuni il santo era un allevatore di oche, vissuto a Capsada, presso Apamea in Siria, e martirizzato a Nicea il 2 febbraio 251, sotto l’imperatore romano Decio. Per altri era un giovane nobile dedito allo studio delle sacre scritture, alla cura delle malattie e all’esorcismo. Il santo di solito è indicato come patrono e protettore dei giardinieri, dei contadini, degli animali, della viticoltura e dei raccolti.[i]

Il castello di Strongoli (KR).

San Trifone protettore dei raccolti

Tra le varie raffigurazioni troviamo che ad Adelfia nella chiesa madre di Montrone c’è una statua patronale di San Trifone. Il santo ha le sembianze di un pretoriano e reca per attributi una palma, simbolo del martirio, e una lancia con una locusta sulla punta. Egli, infatti, è invocato per proteggere i raccolti dagli insetti e dagli animali nocivi, soprattutto dagli sciami delle sataniche locuste e dalle invasioni dei topi, che devastavano le campagne, causando gravi carestie ed alta mortalità.

Le campagne di Strongoli come quelle di tutto il “ Marchesato” furono particolarmente esposte oltre che alla siccità, anche alla distruzione dei seminati, causata dalle locuste e dai topi; ricordiamo tra tutte le annate dal 1678 al 1680, quando alla siccità si unì la distruzione “frugum facta a locustis, quae a multis annis citra totam mediam Provinciam devastaverunt”,[ii] a cui seguì il flagello dei bruchi “c’hanno devastato e destrutto li seminati”,[iii] e l’annata del 1754 quando alla pioggia insistente si unì una terribile invasione di topi, che distrussero le campagne.[iv]

San Trifone.

Il tempo della fiera

Il 10 dicembre 1637 la città di Crotone inviava una supplica al Vicerè di Napoli Ramiro Filippe de Gusman, duca di Medina. L’università chiedeva al Vicerè di spostare dal primo sabato di maggio al primo sabato di agosto la fiera di Gesù Maria, fiera che era decaduta di importanza sia a causa della crisi economica, sia perchè “per occasione di unaltra feria che dentro il medesimo mese di maggio si celebra nella Città di Strongoli et un’altra nella fiera di Santa Severina, poco miglia da essa città supplicante”. Inoltre, poiché già da molti anni la sua durata si era ridotta a causa dei pochi negozianti, che vi convenivano, chiese di farla durare per quindici giorni, come avveniva anticamente. La richiesta dello spostamento sarà accolta.[v]

La supplica, pur riguardando la città di Crotone, documenta che all’inizio del Seicento si svolgeva a Strongoli una fiera e che essa si teneva nel mese di maggio. Bisognerà attendere diversi decenni per avere ulteriori notizie. Non sappiamo se successivamente la fiera a causa della crisi economica e dello spopolamento della seconda metà del Seicento sia decaduta. È certo che il 15 febbraio 1721 su richiesta di Ferdinando Pignatelli d’Aragona, marito della principessa di Strongoli Lucrezia Pignatelli, il re Carlo VI d’Austria concedeva o ripristinava la fiera di Strongoli.[vi]

Sigillo del Capitolo della Cattedrale di Strongoli.

San Trifonio protettore di Strongoli

Anche se il vescovo di Strongoli Gaetano D’Arco nella relazione del 1736 afferma che in Strongoli non vi era alcun santo patrono,[vii] il Catasto Onciario di Strongoli del 1741 ci fornisce alcune informazioni sui due patroni di Strongoli: San Trifone e la Vergine SS.ma del Capo. Infatti, tra le spese “per feste ed opere pie” che l’università doveva sopportare vi era quella per festeggiare il protettore della città “S. Trifonio, colli quattro palli” e far celebrare un oratorio nell’altare del santo situato all’interno della cattedrale di San Pietro e Paolo. L’importanza della festa di San Trifonio è evidenziata dalla spesa di ducati 12, inferiore tuttavia a quella per la Vergine SS.ma del Capo, pure protettrice della città, che per la festa, l’oratorio e litanie, celebrate nell’altare dentro la cattedrale, l’università spendeva ducati 14.[viii]

Sigillo dell’Università di Strongoli.

La fiera di San Trifonio

La fiera durante il periodo borbonico si svolgeva come nel passato la seconda domenica di maggio. Il sabato precedente la festività il mastro giurato, la cui nomina spettava ai nobili di seggio, si recava accompagnato dai nobili della città e da gente armata alla porta del castello, chiedendo al castellano di avere in consegna, la bandiera reale per poter fare la fiera di San Trifone. Il castellano prendeva un messale, lo apriva e lo teneva nelle sue mani. Il mastro giurato si inginocchiava e “nudato capite”, poneva le mani sopra il messale, giurando di fare custodire e di riconsegnare la bandiera reale in castello entro il martedì successivo, pena la sua vita e la confisca di tutti i suoi averi. A garanzia del giuramento il mastro giurato nominava per “pleggio e fidejussore” una persona importante, la quale pure si obbligava come il mastro giurato alla pena della vita. Avuta la bandiera reale il mastro giurato, accompagnato da gente armata e dalla popolazione si recava sul luogo fuori città dedicato alla fiera e issata la bandiera, essa era custodita giorno e notte da uomini armati per tutta la durata della fiera. Finita la fiera essa era consegnata al castellano. Per tutta la durata della fiera un’altra bandiera reale era issata nella torre mastra del castello.[ix]

Stemma dell’Università di Strongoli.

Una descrizione della fiera di San Trifonio

“In Nomine Domini Amen, Anno eius Millesimo Septingentesimo quinguagesimo primo Regnante die vero octava Mensis May decima quarta Inditione in hac Civitate Strongulen. et proprie in castro dictae Civitatis nos fatemur vulgariter loquendo quod eadem praedicta die ibidem in nostri praesentia personalmente costituto il Mag.co Gioanni Maria Cicco, Mastro di Fiera, creato con patente di Sua Eccellenza Sig.r D. Ferdinando Pignatelli, come disse per attrovarsi impedito l’attuale Mastro Giurato di questa sudetta Città, il quale flexis genibus e col capo discoperto richiese al Mag.co Castellano di questa Città, Mastro Domenico Greco, per consegnarli la Real Bandiera, acciò secondo l’antico solito quella conducesse nella Fiera di S. Trifonio nostro Protettore, con quella comitiva di Persone armate, per onore e riverenza si deve. E volendosi da detto Mag.co Castellano osservata l’antica costumanza, fu da esso medesimo consegnata detta Real Bandiera in presenza nostra al predetto Mag.co Mastro Giurato presente e recipiente, il quale sponte non vi sed omni meliori via s’obligò quella condurre in detta Fiera nel modo come sopra e custodirla e guardarla con quella comitiva di Gente armata che si riceva e finito il termine solito, restituirla intatta ed illesa al sudetto Mag.co Castellano conforme se la riceva, altrimente vuole essere tenuto alla pena della vita; e per maggior sicurtà di detto Mag.co Castellano, dona per suo Pleggio e Fidejussore il Mag.co Antonio Amato di Dom.co presente, li quali sponte non vi, dolo sed omni meliori via una simul, et insolidum, e sotto la medesima pena della vita, s’obbliga con detto Mastro Giurato, seù Mastro di Fiera, creato come sopra, custodire detta Real Bandiera ut supra, e quella restituire, e fare restituire al tempo opportuno secondo il solito al predetto mag.co Castellano presente, renunciando con giuramento in presenza nostra al beneficio de primo, et principali conveniendo, et compellendo, all’autentica presente C. de fidejussoribus, novo jure auth. Epistolae Divi Adriani, L. Sancimus, all’autentica hoc ita C. de duobus et pluribus reis insolidum obligatis, et aliis legibus quomodolibet dictantibus, che per osservanza delle cose predette obligarono loro medesimi in solidum, robbe presenti e future e sotto la pena col patto de capiendo, et precarii costituti, et sic renunciaverunt, juraverunt, unde

Praesentibus Augustino Grano huius Civitatis Regio Judice ad Contractus, Jacobo Minardi Regio et Publico Notario, Testibus Mag.co Josepho Greco, Mag.co Augustino Campitelli, Mag.co Francisco Casazzone, Mag.co Augustino Campitelli, Mag.co Carolo Campitelli et aliis.”[x]

Il castello di Strongoli (KR).

La fiera cambia nome

Dopo il terremoto del 1783, che non causò gravi danni all’abitato, il vescovo Domenico Morelli pose Strongoli sotto la protezione della Madonna delle Grazie; “intravvedendo in tanto prodigio l’intercessione della Vergine delle Grazie, per gratitudine, ed invocando perenne protezione in cima ad una altura prossima all’abitato, che domina, eresse in suo onore un’edicola, tuttora esistente, con sempre accesa una lampada che ne illumina l’immagine”.[xi]

Note


[i][i] Abbazia Sant’Agostino Ramsgate (a cura), Grande dizionario illustrato dei Santi, Piemme 1992, p. 763; Francipane M, Dizionario ragionato dei Santi, Ancora 2011, p. 561.

[ii] 1678. Quantunque le locuste, alquanti anni prima, si fossero fatte vedere nel Marchesato e con danno alle biade, quell’anno moltiplicarono in maniera che fatto calcolo, venne stimato aversi potuto divorare 12.000 ed oltre più tomolo di grano. Fiore G., I, p. 571. “Reditus Episcopales qui consistunt in terris, ad nihilum sunt redacti ex depopulatione frugum facta à locustis, quae à multis annis citra totam mediam Provinciam devastaverunt, et vix hoc anno pro solo victu suffecerunt.” SCC Relationes Insulana, Francesco Megale, 1680.

[iii] Pesavento A., Crotone marittima e mercantile, Bassano del Grappa, 1987, p. 15.

[iv] Carlo Albani affitta dai Faraldi alcuni terreni ma a causa dei topi il raccolto è distrutto ed egli vuole rinunciare all’affitto. ASCZ, Reg. Ud. 4, fasc. 8 (1754).

[v] ASCZ, Not. Gio. Antonio Protentino, fs. 119, 1638, ff. 14-16.

[vi] Il 15 febbraio 1721 (fascicolo 51, pratica 104, Arch. Pignatelli) Strongoli ricevè dal Re la concessione di una fiera per istanza di D. Ferdinando Pignatelli d’Aragona. Vaccaro A., Fidelis Petilia, Roma 1933, p. 133.

[vii] “Metropolitana subditur Sanctae Severinae archiepiscopo nullisque gaudet privilegiis, sanctum patronum nullum habet”. SCC, Relationes Strongulen, vescovo Gaetano D’Arco, 1736.

[viii] Tra le spese dell’Università di Strongoli. Per feste ed opere pie. Per solennizzare la festa della Vergine SS.ma del Capo Nostra Protettrice Duc. 7. Per solennizzare la festa del SS.mo Rosario Duc. 6. Per solennizzare la festa di S. Trifonio nostro Protettore, colli quattro palli, e per l’oratorio che si fa celebrare nel suo altare Duc. 12. Per solennizzare la festa di S. Biaggio Duc. 2:30. Per l’oratorio che si fa celebrare nell’altare della B. Vergine del Capo, e Litanie Duc. 7. Per la Processione e Litanie si fanno cantare da questo R.mo Capitolo nel Venerabile Convento di S. M. delle Grazie de Padri Conventuali in rendimento di grazie per aver liberato questa Città del Terremoto Duc. 1:40. Per lo solito cereo, che si presenta ogn’anno nella metà d’Agosto alla sud.a B. V. delle Grazie Duc. 4:40. Alli P.P. Capuccini di questo Venerabile Convento per la solita pietanza di carne Duc. 13.92. Tutti sono Duc. 54:02. ASN, Cam. Som. B, 7010 Catasto dell’Università di Strongoli, 1741, ff. 184v-185r.

[ix] 1763. “Inventario de’ mobili sit.i nel Cast. Di Strongoli consegnati à mastro Gius.e Mammolente Conservatore. Quarto delle camere nove. Sala : Due bandere per la fiera di S.to Trifone.” ASN, Archivio Pignatelli Ferrara, Fs. 46, inc. 69, f. 6.

[x] ASCZ, Not. Jacobo Minardi, Fs. 1209 (1750 -1756) f. 52.Tra le fiere presenti in questi anni sono ricordate quelle di Gesù Maria a Crotone, Mulerà a Roccabernarda, S. Janni a Santa Severina, la Ronza a Campana, Sant’Angelo, Sant’Antonio a Mesoraca, ecc.

[xi] “Sacra B. Mariae Virginis Matris Gratiarum imago/ In martio anni 1783 ob frequentes terrae concussiones/ extra Civitatis moenia/ publica omnium civium supplicatione/ per dies sub ligneo tentorio/ qua veneratione requievit/ qua proteggente civitas haec Strongulens/ a ruinae periculis immunis evasis/ quare cives hocce grati animi/ et piae devotionis monumentum/ tempore sui posuere”. Gallo S. Vecchio Campanile, Cosenza 1989, p. 238.

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