L’abbazia di Santa Maria de Pesamo e la grancia di Santa Maria delle Vigne in territorio di Cutro

patia

Le località “Timp.ne Patia” e “Le Serre delle Vigne” in territorio di Cutro (KR).

L’abbazia di Santa Maria de Pesamo

L’abbazia era situata in territorio di Cutro come risulta dagli atti dei sinodi diocesani di Santa Anastasia celebrati il 24 maggio 1591 ed il 7 maggio 1606 nella cattedrale di Santa Severina. Nell’elenco di coloro che non intervennero, quindi furono condannati alla pena di un terzo dei frutti, sono citati nel 1591 “In terra Cutri”: “Abbas Abbatiae S. Mariae de Pesamo, Capp.s S. Caterinae, Capp.s S.mae Annuntiatae, Capp.s S. D.nicae, Capp.s S. Mariae de Martiribus, Rector Sancti Joannis”e nel 1606 “in t.ra Cutri R.o abbas S. Marie de Pesamo, il rettore de S. Maria deli Martiri, il rettore de S. Maria dela Pietà”. A questi si aggiungeranno l’abbate di Santa Domenica e l’abbate di Santa Maria di Cardoplano.

Il richiamo all’abbate dell’abbazia di Santa Maria de Pesamo (o Pesano, Pisano), che doveva presenziare ai sinodi celebrati nella cattedrale di Santa Anastasia, in quanto l’abbazia era situata in diocesi di Santa Severina, è presente fin dal sinodo celebrato nel 1564 al tempo dell’arcivescovo Gio. Battista Ursini. Come poi anche nei sinodi successivi l’abbate “vocatus non comparuit” né altri per lui. Fu chiamato invano per tre volte ad alta voce e perciò fu condannato al pagamento della terza parte delle rendite dell’abbazia.

Così anche nel sinodo provinciale del 1580 al tempo dell’arcivescovo Francesco Antonio Santoro si legge che “R.s Abbas Sanctae Mariae de Pesamo non comparuit, nec aliquis pro eo et instante mag.co promotore iussit R.mus D.nus q. expectetur ad secundam sessionem”. Ma anche nella seconda sessione nessuno comparve e perciò l’abbate fu condannato “ad poenam contentam in sacris canonibus”.

Anche nel sinodo di Santa Anastasia, celebrato nella cattedrale di Santa Severina il 27 maggio 1607, il Reverendo Prospero Leone U.J.D., vicario generale dell’arcivescovo Alfonso Pisano condannò al pagamento della terza delle rendite tra gli altri anche l’abbate di Santa Maria de Pesamo. Tuttavia sappiamo che il giorno precedente, 26 maggio 1607, da Cutro Gio. Battista Oliverio così scriveva:

“Dimane dominica come sa V.S. e di s.ta Anastasia, et so come pro(curato)re de l’Abatia di S.to Nicola di Miglioli, devo cumparire à pagare  certa ragione la quale si non faccio errore la devo pagare ad Agosto, però dovendosi pagare adesso, mi contento pagharla sicche priegho à V.S. che compara quando sarà chiamato l’Abate di S.to Angilo, et offerire di pagare, quello si deve, et bisognando procura la mandarò ma bastarà dire che V.S. compare da parte detto Abate et per amor di Dio non si ne scorde che pure ni scrivoallarciprete fiorillo al S.r Ettorre, col quale V.S. nci sia subito ritrovarlo et me avvise q(uan)to passa, et infine Dio q(uar)di à V.S. di Cutro a 26 di magio 1607. Gio. Batt.a Oliverio suo zio”. Segue sullo stesso foglio le seguenti note: “L’haria mandata la procura ma son ridotto a tardo di fuori questa sera.

Scrivo al S. Ettorre, et non al compar fiorillo, come ho detto, si bisognerà paghar lo danaro, et non l’havesse V.S. lo cerche al S.r Giulio che nci lo farò bon alli danari di Fota”. (AASS Sinodi, 006A, f. 202)

In seguito nel sinodo celebrato il 12 maggio 1619 si legge : “comp.t p.r jo baptista oliveri”.

Questi documenti ci indicano il legame esistente tra l’abbazia di Santa Maria di Pesamo e l’abbazia di San Nicola de Miglioli. L’abazia greca di Santa Maria di Pesamo che nei tempi antichi era autonoma con un suo abbate e monaci col tempo divenne grancia e poi fondo rustico dell’abbazia di di San Nicola de Miglioli.

Durante il passare del tempo con il decadere degli edifici era venuto meno anche il ricordo dell’abbazia. Tuttavia ancora oggi in territorio di Cutro ci sono i toponimi “la Patia” e “Le Manche della Patia”. Nel catasto onciario di Cutro del 1743 troviamo che le due gabelle appartenevano all’abbadia di S. Nicola di Miglioli. Entrambe erano situate nel corso di San Giovanni Minagò. La prima era di tomolate 280, l’altra di tomolate 40. Su quest’ultima l’abbate aveva il solo “jus arandi”. (Catasto onciario di Cutro, 1743, ff. 172v-173r, ASN). Come per le altre abbazie situate in diocesi di Santa Severina doveva versare al seminario di Santa Severina “la solita contribuzione” annuale. Nel Settecento  tra le entrate del seminario di Santa Severina troviamo che  l’abazia di S. Nicolò  delli Miglioli in territorio di Cutro doveva versare ducati 4 e 62 grana, il Priorato di S. Pietro di Niffi in territorio di  Rocca Bernarda ducati  9, l’abbazia di Santa Maria di Altilia in territorio di Santa Severina ducati 30 e l’abbazia di Sant’Angelo in Frigillo in territorio di  Mesoraca ducati  20 e 88 grana. (AASS., 067A).

L’abazia di S. Nicola di Miglioli aveva possedimenti anche in diocesi di Isola.

Nel Catasto delle Castella del 1742 troviamo che Scipione Spagnolo di Cutro era procuratore dell’abbazia di S. Nicola de’ Miglioti di cui era beneficiato il Sig. Andreotti dimorante in Roma. L’abbazia possedeva in territorio di Le Castella la gabella S. Stefano di tomolate 850. La grancia di Santo Stefano “che e nel Asila” era stata confermata da Palermo il 26 aprile 6680 da Guglielmo re di Sicilia, del contato di Puglia e del principato di Capua al monastero dela S.ta Trinita delo tenimento de Magliola, il quale lo deteneva già al tempo di re Ruggero (Processo grosso cit., f. 67, AVC.)

(Abbati commendatari: 1548 Aloisio Pandulfo De Puccis, Alexandro Pucci; 1601 Cardinale Bonvisio, 1605 Cardinale Pietro Antonio Spinelli, 1646 cardinale Alderamo Cibo, 1650 Torres, Cardinale Alexandro Cibo, 1701 Nicola Spinola, 1706 Cardinale Corsini)

 

La grancia di Santa Maria delle Vigne

Il convento domenicano dedicato a Santa Maria delle Grazie di Cutro era situato in diocesi di Santa Severina. Esso era vicino all‘abitato, al quale lo collegava una strada pubblica ed alla gabella detta “la Chianetta di Santa Maria” dell’abbazia di Sant’Angelo de Frigillo.

Nel 1568 fu stipulato un accordo tra il superiore del convento e l’abbate commendatario dell’abazia cisterciense di Sant’Angelo de Frigillo Carlo Caracciolo. L’abbate concedeva ai frati un pezzo di terra ed i frati si obbligavano a celebrare delle messe  nella chiesetta di Santa Maria de Vineis (delle Vigne), grangia dell’abbazia.

La chiesetta campestre era situata “in confinio eiusdem Terrae et proprie in loco dicto le porte seu le rughe longhe”. Così è descritta la donazione in un atto dell’inizio del Settecento: “Il V.le Monastero di S. Maria delle Grazie de PP. Predicatori à 9 di Mag.o del 1568 ebbe la donazione di diece tumulate in circa di terra, confinate al d.o  Conv.to, dall’ Ill.mo Sig.r D. Carlo Caracciolo, come appare per Istrom.to di N.r Giulio di Giuseppe delli Luzzi, e tal Istromento si conserva in certa pergamena nel deposito d’esso Conv.to, ed in tal Istrom.to vengono chiamati tutti i confini di detta continenza di terre, e sono le vigne attaccate al sud.o Conv.to fino al piano della Conicella di S. Vittorio, che anticam.te si diceva delle tre aree” (Ragioni di fatto in favore delli R.R. P.P. di S. Dom.co di questa città di Cutro per i vignali dietro al loro convento, Misc. B. 26 A.S.CZ.).

La chiesetta di Santa Maria delle Vigne era situata vicino al convento domenicano come risulta da una platea del monastero di Sant’Angelo de Frigillo compilata alla fine del Cinquecento e consegnata il 6 maggio 1603, da Horatius Fuscus di Altomonte, procuratore dell’abate commendatario Ottavio Belmusto. Tra le gabelle in territorio di Cutro che il monastero di Sant’Angelo possedeva vi era la “La Gabella detta  le Chianette di Santa Maria, iuxta la detta terra di Cutro, la chiesa di Santa Maria delle Grazie e le vie publiche iuxta li vignali di D. Pietro Legname ed altri”. ( AASS. 124B).

In una relazione sullo stato delle anime della terra di Cutro,  inviata da Cutro il 13 giugno 1625 all’abbate Vezza di Santa Severina, D. Fabio Monteleone così descrive la  chiesa di Santa Maria delle Vigne: “Vi è una chiesiuola nominata S.ta Maria delle vigne sotto il titolo dell’Assuntione grancia dell’Abbatia di S.to Angelo à Frongillo dove celebrano li padri di San Domenico una messa ogni sabbato per un pezzo di terra che li diede mons. Belmusto all’hora abbate” ed ancora“ Tiene un pezzo di terra affittato come si è detto dal cardinal Belmusto all’hora abbate dell’abbatia di S.to Angelo alli padri domenicani di S.ta Maria della Gratia di Cutro acciò celebrassero ogni sabbato una messa la settimana e non altro” (AASS. 002A, ff. 198, 201)

Il 28 aprile 1711 l’arcivescovo di Santa Severina Carlo Berlingieri durante la visita ai luoghi religiosi di Cutro volle visitarla. Giunto alla chiesa di Santa Maria de Vineis gli si presentò il presidente del convento domenicano Giuseppe Tassone, il quale invano cercò di opporsi alla visita, consegnando una protesta.

“Avanti Monsig.re Ill.mo Carlo Berlingieri Arc.vo di S. Severina diocesato della t.ra di Cutro, riverentem.te comparisce il P.l. D. Gios.e Tassone hod.o Presid.te del Ven.le Con.to di S. M.a delle Gratie de’ P.P. Pred.ri della sud.ta T.ra e dice come havendo presentito che da d.to Monsig.r Arciv.o si voglia procedere ad un atto mai praticato né da esso per lo spatio d’anni 33 che ha governato d.ta diocesi né da suoi Arcivescovi Antecessori per lo spatio d’intieri secoli à visitare la Grancia di d.to Con.to sotto il titolo di S. M.a delle Vigne non visitata né per anni né per secoli come non soggetta ex sua natura et privileggio di cui al presente per il decorso de’ secoli non può darsi pronto documento et perche tal atto preteso juris visitandi quatenus sia vero come non crede ridonda in grave danno pregiudicio et interesse di d.o venerabile Con.to come non sogetta d.ta Grancia à tal jusso per non esser stata visitata per tempus cuius memoria ho.nem non extat incontrarium …”.

La piccola ma pubblica chiesa o edicola nel passato campestre, era ora per l’aumentare delle case dei cittadini situata “in confinio eiusdem t.rae et proprie in loco dicto le porte seu le rughe longhe”, sotto il titolo di Santa Maria de Vineis.

Il reverendo Padre Lettore fra Giuseppe Tassone, attuale presidente nel convento dell’ordine dei predicatori di Cutro, si oppose, affermando che la chiesa o edicola era membro seu grancia del suo convento e quindi non soggetta a visita. Per avvalorare le sue parole mostrò al visitatore una copia di un pubblico atto dell’anno 1568 dove compaiono il superiore di detto convento e l’abate commendatario del monastero di Sant’Angelo ad Frigillum dell’ordine cisterciense di questa diocesi per mezzo del quale si concede la stessa edicola in quanto membro di detto monastero di Sant’Angelo assieme ad alcuni pezzi di terreno della stessa abazia con l’onere di celebrare. La chiesa predetta fu edificata nel suolo di detta abazia e come afferma l’atto era un membro seu grancia del predetto monastero cistercense.

L’arcivescovo tuttavia procedette alla visita e trovò un unico altare discretamente ornato e  palli di colore bianco e rosso; mancavano quelli di colore verde e violaceo, che comandò ai religiosi di fornire a loro spese, come sono obbligati in vigore dell’atto notarile a suo tempo stipulato.

L’altare, che era in gran parte di legno, solo il coperchio del sepolcro era in marmo, comandò fosse rifatto interamente in marmo e di nuovo consacrato. Inoltre si doveva porrei nell’altare almeno la croce e sostituire il vetro ed il gradino del simulacro di San Francesco di Paola. Poiché l’icona della gloriosa Vergine, titolare della chiesa, che è posta sopra la cappella, non era situata in modo decente, ordinò di sistemarla e ornarla. Trovò sufficienti casule di ogni colore eccetto la violacea, che secondo il Presidente era stata mandata a riparare da un  sarto. L’arcivescovo dette ordine di rifare il messale, inserendo i nuovi santi, come descritti nel calendario. Il Presidente del convento dovrà entro il giorno dopo presentare la nota di tutte le suppellettili appartenenti alla chiesa e gli oneri delle messe previste dall’atto. Dovrà far rifare in parte il pavimento della chiesa,che appare malfatto e traballante, ricostruire il campanile e mettervi una campana adatta, in modo che batta senza pericolo.

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