I Lopez ed il loro palazzo di Crotone in Piazza San Pietro

Arme: “D’azzurro al castello torricellato di tre pezzi d’oro, sormontato dall’aquila di nero” (Nola Molise G. B., Cronica …, 1649).

I Lopez castellani e caporali delle torri regie

Nella seconda metà del Cinquecento tra i numerosi castellani e caporali spagnoli addetti alla custodia delle torri regie costiere della Calabria vi sono numerosi Lopez. Nel territorio crotonese troviamo il torriere Jo. Lopez de Raguczo. Una fede rogata in Isola il 7 aprile 1578, certifica che lo spagnolo Jo. Lopez de Raguczo era castellano e caporale della torre di Mannà ed Orlando era suo socio. In quel giorno essi giuravano di aver ricevuto lo stipendio relativo al mese di marzo.[i] Due fedi pubbliche successive, sottoscritte dagli amministratori della città di Isola, certificano che lo spagnolo Jo. Lopez de Raguso aveva ricoperto la carica di caporale della regia torre marittima di Mannà dal primo di settembre 1579 fino alla fine di maggio 1580, quando il Raguso dovette dimettere la custodia della torre, perché ferito dai Turchi.[ii]

Scorcio del palazzo Lopez a Crotone.

Una famiglia nobile spagnola

Il primo rappresentante della famiglia Lopez a Crotone fu il vescovo di Crotone, il domenicano spagnolo Juan Lopez de Aragona (1595-1598). Il vescovo divise la città in nuove parrocchie e da 12 (oltre alla cattedrale vi erano le parrocchie di S. Petro, S.ta Narghina, S. Nicola deli Greci, S. Stefano, S.ta Vennera, S.ta Dominica, S. Giorgio, S. Angelo, S.ta Maria, S. Ioanne, S. Nicola deli Cropi) le ridusse a 5 (S. Pietro, SS. Salvatore, S.ta Veneranda, S.ta Margarita e S. Maria), rimanendo all’arciprete della cattedrale solo la cura degli abitanti fuori mura. Nel 1598 è trasferito alla chiesa di Monopoli. É con la venuta a Crotone del vescovo Lopez che arrivano a Crotone i componenti di questa famiglia.

Nella prima metà del Seicento la famiglia dei Lopez o Lopes fa parte del sedile dei nobili di San Dionigi. I Lopez sono ricordati soprattutto perché dediti alle armi e militi del castello. Già all’inizio del Seicento sono presenti a Crotone i due fratelli Gio. Francesco e Prospero Lopez. Hieronimo Berlingeri nel suo ultimo testamento rogato dal notaio Jo. Gregorio Caparra nella città di Crotone il 17 agosto 1604, dichiarava di essere debitore dei due fratelli di 150 ducati.[iii] Il maggior rappresentate fu Prospero Lopez già presente a Crotone nell’ottobre 1614.[iv] Nel settembre 1620 attesta un accordo tra Fabrizio Lucifero tutore del nipote Gio. Pietro Lucifero e Horatio Ventura e soci, riguardante il pagamento del dazio della macina della farina.[v] Nell’annata 1621/1622 è in possesso della carica nobiliare di mastro giurato della città che ricoprirà più volte.[vi] Nel giugno 1626 risulta negli atti dei notai Gio. Dionisio Spetiale e Giovanni Antonio Protentino.[vii] Secondo il Valente “esiste ancora il palazzo che vi abitò, notevolmente malandato e con mezzo stemma alzato sul portone, prossimo ad un vico ad esso intitolato”(?).[viii]

Il 18 maggio 1628 Prospero Lopez, in quanto erede del fratello Gio Francesco Lopez, si accorda col clerico Mutio Berlingieri, figlio ed erede di Gio Geronimo Berlingieri, per il pagamento di un credito di 150 ducati, che gli spetta come da testamento di Gio. Geronimo Berlingieri, rogato dal notaio Gio. Gregorio Caparra il 17 agosto 1604.[ix]

Nel 1638/1639 esercitò la carica di sindaco dei nobili. Essendo stata trasferita la fiera di Gesù Maria, che si svolgeva il primo sabato e domenica di maggio, al primo sabato di agosto, il 7 agosto 1638, in quanto sindaco dei nobili, è presente assieme al sindaco del popolo Hottavio Gullì alla consegna dello stendardo reale da parte del castellano Don Francesco de Vargas al m.co Pietro Francesco Veza, mastrogiurato della città;[x] il 25 luglio 1647 è testimone in un atto riguardante la nomina di Mutio Lucifero a “capitano della nova militia apiè del repartimento” della città di Crotone.[xi] Il 19 agosto 1651 con atto del notaio Gio. Dionisio Spetiale, Prospero ed il figlio Odardo prendono in prestito dai frati del convento di San Francesco di Paola ducati 130, obbligandosi a pagare un annuo censo sul capitale. Nel 1660 non riuscendo i frati a riscuotere dai Lopez né il capitale né gli annui censi decorsi, decidono di cedere tutte le loro azioni contro i Lopez al decano della cattedrale Homobono Leone, per il prezzo di ducati 150 all’annuo censo di ducati 12 su una sua casa in località San Giorgio. Ma passati alcuni anni e risultando il decano debitore verso i frati, questi ultimi fanno mettere all’asta pubblica la casa.[xii]

Nel 1654 Prospero esercitò la carica nobiliare di mastrogiurato della città. Il 2 maggio di quell’anno è nel corpo di guardia maggiore del castello dove riceve in consegna dal castellano Martin Colas d’Aragon lo stendardo reale per fare la fiera di Gesù Maria.[xiii] Tra i figli di Prospero Lopez è ricordato Hodoardo. Il 21 ottobre 1655 Hodoardo, anche a nome del padre Prospero, che si trova a Napoli, avendo vinto una causa che lo opponeva al Pipino, si reca assieme al regio giudice della città Luca Maggiti nelle case di Fabio Pipino per procedere al sequestro di alcuni beni del Pipino per il valore di ducati 280.[xiv]

“Francisco Lopez”, fratello di Prospero, è presente il 28 novembre 1611 come teste nel contratto matrimoniale tra Dianora Spina, figlia di Gio. Marco Spina e di Isabella de Renda, ed il milite spagnolo Jo. Persiato.[xv] La stretta unione e alleanza tra gli Spina ed i Lopez è in evidenza per tutta la metà del Seicento. Altri rappresentanti sono Carlo Lopes, che appare assieme a Prospero Lopes in un atto del 9 dicembre 1636 tra il decano Jo. Paulo Pelusio ed i frati del monastero di Santa Maria delle Grazie[xvi] e Gregorio (“Adi 14 de 8bre 1655 morse lo figlio minore di Gregorio Lopes e si sepellì nel Regio Castello”). Gregorio Lopez, soldato del regio castello, per i suoi crimini è arrestato e tradotto nelle carceri della città. Il 26 marzo 1668 il tenente del castello Gio. Duarte ottiene dal governatore della città Francesco Erriguez e dal regio giudice Francesco del Rei, che sia trasferito nelle carceri del castello.[xvii]

Importante è anche la figura di Francesco Lopez: “hispano milite Regi Castri”, sposò il 15 novembre 1643 la nobile Vittoria Rotella, figlia di Gio Battista Rotella. In quell’occasione Hieronima Labruta, moglie di Gio. Battista di Nola Molise, in quanto vedova del precedente marito Gio. Francesco Rotella, si impegnò a dotare Vittoria. Il completamento della dote promessa avverrà il 14 gennaio 1646.[xviii] Per quanto riguarda il chierico Odoardo Lopes, egli è presente l’otto aprile 1657, assieme ai chierici Fabrizio ed Antonio Spina, alla stesura dei capitoli matrimoniali tra D. Laura Presterà, vedova di Cesare Suriano e Gio. Battista de Ayerby de Aragona.[xix] I Lopez erano imparentati con i Rotella, i Sillano, i Barricellis e i Labruto. Sappiamo che Odoardo partecipò attivamente alla faida che insanguinò la città in questi anni e vide i Lopez assieme ai Suriano agli Spina ed agli Urso, alleati dei Pipino contro i Montalcino. Odoardo nel dicembre 1663 era assieme ad Antonio e Fabrizio Spina, a Alessandro Suriano ed a Antonio Urso nel tentativo di assassinare i chierici Francesco e Francesco Maria Montalcino, mentre all’ora dell’Ave Maria stavano a cavallo passando davanti alla chiesa di San Francesco d’Assisi. Inquisito dall’arcidiacono Muzio Suriano, per non essere condannato, è costretto a fuggire dalla città. In una testimonianza del 18 dicembre 1663 si legge che egli sparò assieme al chierico Antonio Spina due “pisconate dalla finestra di sopra la porta di battere della chiesa di San Francesco d’Assisi ferendo i Montalcini. I due chierici dopo il fatto, per non subire il processo e la vendetta “continuamente stanno insieme in un Refugio”.[xx] Il 15 novembre 1670 Odoardo è presente alla stesura dei capitoli matrimoniali tra Bonaccursio Barricellis e Teresa Barracco.[xxi] Il clerico D.no Odoardo Lopes era ancora in città il 26 ottobre 1672, quando è testimone in un atto del notaio Pelio Tirioli.[xxii]

I nobili Prospero ed Odoardo Lopes sono anche richiamati in un atto del 25 settembre 1660: “Istrumento di vendita per N.r Giuseppe Lauretta della città di Santa Severina, con cui il monastero di Gesù e Maria dell’ordine de Predicatori di Cotrone, vendette al Rev. D. Omobono Leone della sud.a città un annuo cenzo bullale di docati undeci e grana settanta, che per capitale di docati cento trenta con molte annualità decorse dovea conseguire da Prospero ed Odoardo Lopes, quale cenzo fu venduto per lo prezzo di docati cento cinquanta per li quali da d.o Omobono fu, insolutm et soluti nomine, assegnato ad sud.a monistero un consimil capiatale di docati cento cinquanta, che dovea conseguire sopra le case di Lorenzo Siciliano, vendutele da Beatrice Modio, nell’anno 1652, e pervenuto a detto D. Omobono in virtù di donazione che la medesima fece a 15 ottobre dell’istesso anno per gli atti di N.r Felice Protentino”.

Infine ricordiamo la vedova Vittoria Lopes, che aveva sposato un componente della famiglia Sillano. Essa compare nel 1671 in un contratto di matrimonio tra la figlia Josepha Sillano e Pietro Squillace di monasterace.[xxiii]

In seguito della nobile famiglia dei Lopez rimangono a Crotone Donna Caterina Lopez, castellana che muore l’11 ottobre 1681 e fu sepolta all’Osservanza ed i due soldati della guarnigione del castello Antonio e Alonso Lopes.[xxiv] Nel 1685 i Lopez non risultano più tra le famiglie aristocratiche di Crotone. Infatti esse sono: Barricellis, Berlingieri, Catizzone, Lucifero, Presterà, Pelusio, Labrutis, Suriano, e Syllano e quelle popolari Basoino, De Vite, Galatio, Manfredi, Petrolillo, Scarnera, Varano e Ventura.[xxv]

Passeranno diversi decenni prima di ritrovare a Crotone dei Lopez ma della nobile famiglia spagnola rimarrà solo il ricordo della loro cappella dedicata a San Tommaso in cattedrale.[xxvi] Presente già a metà del Seicento, il beneficio, era passato alla fine del Seicento ai Barricellis di Domenico e anche agli eredi di Lucia Lucifero e di Giovanni de Arriva Martino. In seguito appartiene ai Lucifero.[xxvii]

Scorcio del palazzo Lopez di Crotone.

Il ritorno dei Lopez

La prima Lopes che troviamo a Crotone è Vittoria Lopes. Nel Catasto della città di Crotone del 1743 si legge che Antonino Riccio vivente nell’industria della massaria di anni 58 è coniugato con Vittoria Lopez di anni 42; tra i figli sono ricordati il sacerdote Francesco di anni 26, Anello figlio applicato nella massaria di anni 19, Catarina di anni 18 e Anna di anni 14. Il Riccio con la moglie abitava in parrocchia di Santa Veneranda.[xxviii] Nella Platea del Capitolo dell’annata 1758/1759 leggiamo che i coniugi Antonino Riccio e Vittoria Lopez pagavano un censo sul loro palazzo. L’otto giugno 1724 con atto del notaio Detio Tirioli il Riccio aveva contratto un prestito di ducati 180 dal Capitolo impegnando il suo palazzo. Il censo era stato poi rinnovato e ridotto al 5 % e ancora nel 1759 i due coniugi continuavano a pagare.[xxix]

 

Il mastro sartore Bruno Lopez

L’arrivo dei mastri Lopez a Crotone è da situarsi alla metà del Settecento. Assenti nel catasto cittadino del 1743, la prima volta che li troviamo è in un documento riguardante il monastero di Santa Chiara. Nell’elenco delle spese sostenute dalle clarisse nell’annata 1768/1769 appaiono due pagamenti in favore del mastro Bruno Lopez. 21 novembre 1768: “Per il manto del ser(vito)re Bruno (Buvunà) lana brac. 16 filo e manifattura à mastro Bruno Lopez 2:32.” 10 gen. 1769: “Comprato da Bruno Lopez Saja granatina, scottino moscato, panno, seta, saja, tela, osso di balena”.[xxx]

Ingresso del palazzo Lopez di Crotone.

Il mastro sartore Francesco Lopez

Alla morte di Bruno Lopez eredita il figlio Francesco, che continua l’attività del padre. Egli esercita la sua professione in una bottega sotto il palazzo vescovile, che ha preso in fitto dalla mensa vescovile. Bottega V affittata a m.o Fran.co Lopez per duc. 15 [xxxi] Egli abita assieme al mastro sartore Dionisio[xxxii] e ai fratelli: il mastro falegname Vincenzo e il sacerdote Gennaro. Essi abitano in una casa in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, che con il passare degli anni si era ampliata, divenendo un palazzo. L’acquisizione e l’incorporamento di abitazioni e bassi vicini sono richiamati dai numerosi censi che graveranno l’edificio. Tra questi ci sono quelli dovuti al convento dei conventuali di San Francesco d’Assisi, alla cappella della Madonna del Capo e alla chiesa parrocchiale di Santa Margherita.

Il convento dei PP. Conventuali di San Francesco d’Assisi di Crotone esigeva un censo bollare da Francesco Lopez figlio ed erede di Bruno per due Capitali uno di D. 30, e l’altro di D. 45 deve in dicembre annui Duc. 4 e grana 50 (Ribassata l’annualità al 5% sono D. 3.75).[xxxiii]

La Cappella della Madonna del Capo possedeva un basso sito sotto le case di Francesco Lopez nell’istessa Città in parrocchia di S. Pietro e Paolo. A 8 Maggio 1785 fu venduta dal tenente Collonello Corne a Francesco e Gennaro Lopez per il prezzo di D. 97.58 … come per Istrumento di Not. Pittò.[xxxiv]

La chiesa parrocchiale di Santa Margherita esigeva un censo enfiteutico di duc. 4.50 da Francesco Lopez e un annuo censo dell’Er. Del q.m Bruno Lopez per capitale di ducati dieci ipotegato sopra la casa della q.m Rosa Lazaro e Tommaso Iannice.[xxxv] Il mastro sartore Francesco Lopez di anni 37 è censito nel catasto onciario della città dell’anno 1793. La sua famiglia è composta dal fratello Vincenzo mastro falegname di anni 34 e dal fratello sacerdote D. Gennaro di anni 37. Possiede una casa di sua abitazione ed un basso sotto la medesima che comprò dalla soppressa cappella della Madonna del Capo che serve per uso proprio. Egli esercita una intensa attività creditizia e commerciale come risulta dal “denaro dato a negozio” di ducati 500 e 1000.[xxxvi]

In evidenza il palazzo Lopez di Crotone nella pianta catastale della città del 1874.

I Lopez tra terzo Ceto e Chiesa

All’inizio dell’Ottocento la posizione sociale dei Lopez si è consolidata. Francesco Lopez assume importanza politica come mastro del terzo ceto (1800); egli continua ad abitare assieme al fratello e sacerdote Gennaro nel palazzo in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo (1803). Gennaro Lopez ottiene nel 1819 il canonicato di San Basilio.[xxxvii] Alla metà dell’Ottocento così è descritta la confinazione dell’abitazione dei Lopez: “Fuda e Varano, Morrone, Chiesa San Pietro, Lopez” (1867); “Casa Zurlo – Casa Lopez – Camposano” (1868); “  Morrone, Chiesa S. Pietro , Lopez, De Grazia …”.

In una catastale del 1874 il palazzo Lopez, comprendente tre particelle, è situato tra “Vico Storto, via S. Pietro, Largo S. Pietro, Chiesa S. Pietro” (24 agosto 1874, ing. Botalli Pietro). Attualmente l’edificio è tra via Media sez. San Pietro, Piazza San Pietro, la Chiesa di San Pietro e Vico Lopez.

In evidenza il palazzo dei Lopez di Crotone sulla carta catastale del centro storico della città.

Il palazzo dei Lopez, la chiesa parrocchiale di San Pietro e le Case dei Varano

Il palazzo dei Lopez col tempo ha compreso in sé altre abitazioni tra queste quelle dei Varano. I Varano sono ricordati come notai e pubblici misuratori di grano. Tra i notai spicca Antonino Varano notaio, sindaco degli Honorati o del popolo;[xxxviii] egli esercita anche la mastrodattia, ma froda ed è carcerato nel castello per ordine della Regia Camera.[xxxix] Tra i pubblici misuratori e palliatori di grani ci sono Tommaso Varano[xl] e Diego Varano.[xli]

Sappiamo che alla fine del Seicento Diego Varano ed il sacerdote Antonino Fuda abitavano in Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo nelle case che erano appartenute a Francesco Aprigliano[xlii] e a Matteo e Giuseppe Perretta. Le case erano situate “vicino la porta grande della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo (La cappella di Santa Maria di Capo delle Colonne esige un censo di annui carlini 14 sopra la casa del q.m Matteo e Giuseppe Perretta, hoggi del Sacerdote Antonino Fuda, e Diego Varano vicino la porta grande della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo.[xliii] Circa vent’anni dopo le case dell’eredi di D. Antonio Fuda e Tomaso Varano sono situate “all’incontro la chiesa di San Pietro e Paolo”. La cappella di S. Maria di Capo colonna esigeva un censo di carlini 14 sopra le case dell’eredi di D. Antonio Fuda e Tomaso Varano che erano situate “all’incontro la chiesa di San Pietro e Paolo”.[xliv]

 

Note

[i] AScz, Not. Quercio, B. 13, a. 1578, ff. 156 sgg.

[ii] Jo. Lopez de raguczo “fuit vulneratus à turcis et discessit a custodiendo sup.ttam turrim de Manna”. ASN, Conto del R. thesoriero di Cal.a Ultra dell’anno 1579-1580, f. 35v.

[iii] AScz, Not. Gio. Antonio Protentino, B. 118, a. 1628, ff. 44-45r.

[iv] Il 12 ottobre 1614, Prospero Lopes, Gio. Battista Mangione e Francesco Andrea Syllano protestano contro il commissario Mitio Baroni per il pagamento di una citazione. AScz, Not. Dionisio Spetiale, B. 108, a. 1614, f. 180.

[v] Fabrizio Lucifero era stato tutore di Gio Petro Lucifero ed erede di Gio. Francesco Lucifero per mezzo della persona del fu Gio Petro Lucifero seniore. AScz, Not. Gio. Francesco Rigitano, B. 49, a. 1620, ff. 14-16.

[vi] Il 3 febbraio 1622 al suono della campana si riuniscono i sindaci, il mastro giurato e gli eletti nel palazzo universale posto sopra il sedile nella piazza pubblica in presenza del regio capitano. Sono Fabio Pipino sindaco dei nobili, Prospero Lopes mastro giurato, Francesco Mangione, Stefano Barricellis, Vitaliano Longobucco e Gio. Dom.co Varano. AScz, Not. Gio. Ant. Protentino, B. 117, a. 1622, f. 21.

[vii] Il 5 giugno 1626 Prospero Lopez interviene in un accordo tra Ponfilio Berlingieri, “vulneratus letaliter in bracchio destero iacens in letto”, e Mutio Berlingieri. AScz, B. 117, a. 1626, f. 48r.

[viii] Valente G., Notizie su gli Spagnoli a Cotrone, Brutium, 1952, n. 7/8, pp. 9-10. Alcuni componenti dei Lopez, essendo militi del castello vi abitarono.

[ix] AScz, Not. Gio. Antonio Protentino, B. 118, a. 1628, ff. 44-45r.

[x] AScz, B.119, a. 1638, f. 14.

[xi] AScz, Not. Dionisio Spetiale, a. 1647, f. 59v.

[xii] AScz, Not. Antonio Varano, B. 334, a. 1675, f. 25.

[xiii] AScz, Not. Protentino Felice, B.229, a. 1654, f. 61.

[xiv] AScz, Not Protentino F. G., B. 229, a. 1655, ff. 176-178.

[xv] AScz, Not. Dionisio Spetiale, B. 108, a. 1611, f. 21.

[xvi] AScz, Not. Dionisio Spetiale, cit.

[xvii] AScz, Not. Pelio Tiriolo, B. 102, a. 1668, f. 6v.

[xviii] AScz, Not. Felice Gerolamo Protentino, B. 229, a. 1643, ff. 53v- 54; a. 1646, ff. 14v-15r. 20 marzo 1655, muore la figlia di Francesco Lopes (AVC, Libro dei Morti).

[xix] AScz, Not. Hieronimo Felice Protentino, B. 229, a. 1657, ff. 60v-61.

[xx] Arch. Vesc. Crotone (AVC), senza collocazione.

[xxi] AScz, Not. Pelio Tiriolo, B. 253, a. 1670, f. 165.

[xxii] AScz, Not. Pelio Tirioli, a. 1672, f. 110.

[xxiii] AScz, Not Pelio Tiriolo, 21 dicembre 1671, f. 187.

[xxiv] ASCz, B. 337, a. 1684, ff. 177-178.

[xxv] ASN, Prov. e caut. Vol. 258, 1685, ff. 138-146.

[xxvi] Beneficio di iuspatronato della famiglia Lopez ora Barricellis, di Domenico e anche degli eredi della q.m Lucia Lucifero e del q.m Joannis de Riba Martino con altare e cappella intitolato a S. Tommaso in Cattedrale (Arch. Vesc. Crot., Acta 1699, f. 28v; Anselmus, 1720, f. 71.). Domenico Barricellis, capitano di fanteria e sindaco dei nobili nel 1668. In seguito la cappella in cattedrale passò al marchese di Apriglianello Fabritio Lucifero (AScz, Not. Pelio Tiriolo B. 663, a. 1729, f. 217v) e alla sua morte passò al figlio ed erede Francesco Lucifero (ASN, Catasto di Crotone 1743, f. 219).

[xxvii] ASN, Catasto di Crotone del 1793, f. 154.

[xxviii] ASN, Catasto di Crotone 1743, f. 10.

[xxix] AVC, Platea del Capitolo per gli anni 1758 e 1759, f. 15.

[xxx] AVC, Esito per il ven.le Monastero di S. Chiara, 1768/69.

[xxxi] Botteghe sotto il palazzo vescovile in Platea mensa vescovile 1780.

[xxxii] ASN, Catasto Onciario Crotone 1793, f. 33.

[xxxiii] AScz, Lista di carico, Cassa Sacra 1790, f. 39.

[xxxiv] AScz, Lista di Carico Cassa Sacra 1790, f. 49.

[xxxv] AScz, Lista di carico, Cassa Sacra 1790, ff. 74-75.

[xxxvi] ASN, Catasto onciario di Crotone 1793, f. 66.

[xxxvii] 18.8.1819. “Ianuario Lopez providetur de canonicatu et S. Basilii Magni nuncupata praebenda ecclesiae Cotronen., vac. Per ob. Pauli Navarro de mense Novembris 1814. Russo F., Regesto, 78390.

[xxxviii] AScz, B. 333, a. 1674, f. 51.

[xxxix] AScz, B. 335, a. 1681, f. 30.

[xl] AScz, B. 334, a. 1678, f. 163.

[xli] AScz. B. 337, a. 1693, f. 50.

[xlii] AVC, Acta 1699, f. 133v.

[xliii] AVC, Acta 1699, f. 91v.

[xliv] AVC, Anselmus, 1720, f. 65.

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