Documenti per una storia sociale di Cotronei

Cotronei S. nicola bis

Cotronei (KR), chiesa di San Nicola.

 

Le vicende, che hanno riguardato la popolazione di Cotronei, sono state spesso scandite da eventi che hanno avuto origine da liti sia per il diritto di pascolo e di semina, sia per l’occupazione abusiva di terreni. Spesso i protagonisti, loro malgrado, sono i custodi delle mandrie ed i coloni di Cotronei e dei paesi vicini. Costoro infatti seminano e pascolano su terreni altrui. Solo dal lavoro traggono i mezzi per poter alimentare la loro famiglia, in quanto sono privi di risorse sufficienti. I coloni devono chiedere in fitto le terre ed indebitarsi per avere i semi ed i buoi per coltivarle. I custodi delle mandrie per avere in affido le greggi devono sottomettersi agli abati, ai vescovi, ai feudatari ed ai nobili e/o ai loro procuratori. Questo insieme di obblighi, oltre a rendere gli abitanti di Cotronei di continuo indebitati e dipendenti dal capriccio altrui, li espone a subire aggressioni e danni, a causa delle interminabili liti, che sovente oppongono tra loro i grandi proprietari.
Riportiamo alcuni documenti provenienti dall’Archivio di Stato di Catanzaro, che gettano luce su alcuni episodi verificatisi in territorio di Cotronei. Pur non datati, essi sono riferibili ad avvenimenti accaduti tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.

Un sequestro di bestiame
In presenza del notaio Filippo Antonio de Rosa di Roccabernarda il balivo di Cotronei Giuseppe Vetere dichiara che, se entro due giorni non verranno pagati i diritti che gli spettano, il bestiame che egli ha incarcerato verrà venduto.
In p(rese)ntia di noi p(ubli)co Apostolico e Reg(io) Not(aro) Filippantonio de Rosa della T(er)ra di Roccabernarda comp(a)re Giuseppe Vetere Baglivo della Terra delli Cotronei, e dice, come sendono stati da esso comp(aren)te carcerati li bovi del V(enerabil)e Munistero del Casale di S(ant)a Maria d’Altilia, ed una vacca di Antonio Morfone, che pascolavano a guardia fitta col custode nel territorio di d(ett)a T(er)ra delli Cotronei, tuttochè dalli messi di detto V(enerabil)e Munistero, e Frate di Pasquale più e più volte siasi andato in d(ett)a T(er)ra de’ Cotronei a vedere d(ett)i bovi, e presentem(ent)e in custodia de’ med(esi)mi si tenga il bovarello del massaro di d(ett)o V(enerabil)e Munistero, tuttavolta dal R(everendissi)mo P. Abbate di d(ett)o V(enerabil)e Munistero non si è curato, nè si cura pagare in potere di esso Baglivo li jussi della Bagliva per escarcerarsi d(ett)i animali. Pertanto se ne comp(a)re avanti di voi sud(ett)o not(a)ro,e fà istanza, che facessivo sapere, e cerziorassivo a d(ett)o R.mo P. Abbate di d(ett)o V(enerabil)e Munistero, acciò fra lo spazio di giorni due, dopo’ senza altra dimora pagasse ad esso Baglivo li jussi alla d(ett)a Bagliva spettantino per d(ett)i bovi carcerati, ò che fra detto termine si riscattasse li cennati bovi, e vacca, in caso contrario, elasso detto t(ermi)ne, si procederà alla vendita di d(ett)i bovi, e vacca;e così dice, e fa ist(an)za.

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Una usurpazione di terreni
Il procuratore del monastero di S. Maria di Altilia protesta perché, nonostante sia stato riconosciuto dal tribunale che Nicolò Cervino di Cotronei ha occupato alcuni terreni dell’abbazia, la sentenza tarda ad essere eseguita. Secondo l’accusa, il Cervino, già erario della Camera Principale di Cotronei, non solo è riuscito a farsi legittimare quanto ha usurpato, ma tenta con la forza ed alterando i segni di confine, di allargare le sue mire su altri terreni vicini, pur essendo stato colpito da “molti riveli di scomunica, fatti in presenza dell’arciprete di Cotronei”.
I documenti, oltre a far luce su alcuni episodi di usurpazione, ci indicano la toponomastica dei luoghi e l’esistenza di antichi luoghi di culto, ora scomparsi. Veniamo così a localizzare l’antica chiesa di San Nicola de Vetrano o Vitrano, situata nella località ancora nel Settecento indicata come “Vitrano” o “Macchia di Tacina”.

I documenti
Nell’Udienza delle Seconde dello Stato de Cotronei, ed in presenza del Sig.r Giudice, ed Uditore G(enera)le della med(esi)ma comparisce il Procuratore del V(enerabi)le Regal Monas(te)ro de P.P. Cisterciensi d’Altilia, e dice. Come avendo introdotto giudizio di reintegrazione contro al mag.co Nicolo Cervino per alcuni corpi, come dagl’atti, ser, ser dalla Corte dalle prime si emanò sentenza diffinitiva à favore del comparente, e per l’osservanza delle Lettere inibitoriali da essa Ud(ienz)a G(enera)le spedite si ordinò parim.te la trasnissione degl’atti, quali non solo non furono infra legitima tempora trasmessi in essa Ud(ienz)a delle Seconde, ma nè anche si è procurata a tenore del giusto la di loro apertura, tutto a fine di dilatarsi il giudizio in grave danno e pregiudizio del riferito comparente, scorgendosi manifestam(en)te ogni cosa dal giorno della notificazione del decreto, fino al dì corr(en)te. Per tanto ricorrendo nella pred(ett)a Ud(ienz)a delle Seconde, fa istanza, che per l’accennate cause si voglia determinare dichiarandosi l’appelaz(io)ne deserta, come non proseguita infra legitima tempora, e rimandandosi gli atti ordinarsi alla Corte delle prime di porre in esecuzione la sua sentenza, una con tutti gli annessi, connessi, e dependenti, et previa protest.e expensarum.

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Tra stabili, che ha pacificam(en)te posseduto il Venerabil Monstero di S(ant)a Maria d’Altilia, v’è la Difesa nominata volgarm(en)te Pascale sita e posta nel distretto della Regia Sila. La medesima è stata ed è del pieno dominio e legitimo possesso immemorabile de P.P. di d(ett)o Monistero. Anni dodici sono, e propriam(en)te nel luogo detto La Castagna acqua fondente il su il magn(ifi)co Nicolò Cervino della Terra de’ Cotronei, allora Erario della Camera Principale violentem(en)te se l’occupò, incorporando d(ett)o luogo della Castagna ad altra sua continenza di Terra pretesa, chiamata La Macchia di Tacina, abbenchè mai posseduta da’ suoi antenati legitimam(en)te. In tal violenta occupaz(io)ne il d(ett)o Nicolò Cervino si è manutenuto ed al p(rese)nte si manutiene in possesso, abbenchè illecitimo, tall’occupazione, mercè la prepotenza del med(esim)o e le Provisioni ottenute da’ Superiori Tribunali di Napoli, ove per tal causa vi faranno l’Atti.
Al p(rese)nte il d(ett)o Nicolò Cervino, non contento di q(uel)le prime occupaz(io)ni ha di bel nuovo tentato, siccome de facto nella caduta settimana de 5 del cor(ren)te Maggio vì armata andò con altre persone armate, affinchè avesse sostenuto i coloni, a chi avea assignato La Marinella pertinenza di d(ett)a Difesa di Pascale, che secondo il parere degli uomini antichi e probi della Terra de’ Cotronei è stata semp(r)e ab immemorabili del Dominio e possesso di d(ett)o Monistero, come pure dalle notizie av(u)te dalle scritture di d(ett)o Cervino, atteso dalla descriz(io)ne de’ limiti, non va con la sua terra pretesa detta Macchia di Tacina

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Nella Principal Corte della Terra delli Cotronei comparisce il P.re Procu(rato)re del V(enerabi)le monistero di S(an) Maria di Altilia, e dice, come il suo principale possiede nella Regia Sila un comprensortio di terre nomato l’Abbadia di S(an) Duca e Pascale confinante della seguente maniera V./ Incipit a Vallone Tassiti quod vocatur de Grecis et vadit ad flumen Ampulini, et ascendit per ipsum Vallonem Tassiti, et vadit ad Arenosam, et deinde vadit ad Acquam Frigidam, et ferit ad Vallonem de Migliaretis, et descendit inde ad Sanctum Nicolaum Vetranum et egreditur ad vallonem de Nucilletta, et vadit inde recte de costera, et exit ad flumen Ampulini et deinde ascendit ad flumen Ampulini, et concluditur, sincome dalle varie concessioni Reali ed Instrumenti di ricompre che in pronto esibisce, come il tutto rilevasi. Or il Magnifico Nicolò Cervino di d(ett)a terra delli Cotronei, non contento di aversi occupato nell’anni addietro due membri di essa Abbadia appellati Macchia di Tacina, seu S(an) Nicola Vitrano, e Macchia della Castagna, per lo che se ne intentato giudizio di spoglio e ne riportò esso Cervino la sentenza contraria, quale si deve mandare in esecuzione dal Sig.r Giudice delle Seconde, dove d(ett)o Cervino si appellò, come il tutto appare dalla sentenza del Governadore pro tempore, essendo ora scorsi li fatali da più tempo, come ancora l’anni tre della nuova Parmatica devesi dichiarare d(ett)a causa deserta da d(ett)o Giudice delle Seconde, di bel nuovo anche ne tempi addietro approfittandosi d(ett)o Cervino dell’uffizio di erario, che esercitava, con una quantità di persone armate si conferì in d(ett)a Abbadia di S(an) Duca e Pascale, e volendo dilatare li confini delli luoghi, che occupati avea, impose a quelli, che avessero confusi alcuni fini, e proprio nel luogo, che si dice il Pino Intronato timpone Selona, ed altri fini, come il tutto chiaram(ent)e appare da molti riveli di scomunica fatti in presenza del Sig.r Arciprete delli Cotronei, che in copia esibisce, loche ancora apparisce da copia degl’atti fabricati per l’occupazioni asserite, quale copia si conserva nell’Archivio delli Cotronei, ove sono le deposizioni de testimoni a cio comparenti. Pertanto il comparente fa istanza, che in vista di d(ett)a copia si richiamino li testimoni a ratificare le loro deposizioni et si opus fuerit farsi … super faciem loci e si proceda contro il Cervino criminalm(ent)e a tenore della legge …

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