Alcuni documenti riguardanti la presenza di Marco Antonio Magno nella città di Santa Severina

Marco Antonio Magno “de Ferrara” (1480–1549), come appare in una pergamena, per aver partecipato ad alcuni fatti delittuosi fu bandito da giovane dalla Repubblica di Venezia. Dopo aver viaggiato per vari paesi europei, giunse a Roma dove all’inizio del Cinquecento godette della protezione del cardinale napoletano Oliverio Carafa, vescovo di Ostia.

Passò quindi in Napoli al servizio prima del conte di Santa Severina Andrea Carafa e poi del nipote Galeotto Carafa. Entrò quindi a far parte della ristretta cerchia intellettuale della corte della contessa di Fondi Giulia Gonzaga, partecipando al cenacolo riformatore valdesiano.

Per desiderio della Gonzaga egli tradusse dallo spagnolo in italiano l’ “Alphabeto christiano, dialogo con Giulia Gonzaga. Dialogo di Juan de Valdes” dedicato a Giulia Gonzaga, la cui prima edizione uscì in Venezia nel 1545. Scrisse “I sette libri sibillini”, dove in versi racconta la storia della sua famiglia. Morì a Venezia. Di lui rimangono anche alcuni scambi epistolari con il letterato cirotano Janus Theseus Casoperus.

 

Inviato del conte di Santa Severina Andrea Carafa

Godendo della protezione del Conte di Santa Severina Andrea Carafa, come suo uomo di fiducia, Marcantonio Magno fu mandato in Santa Severina assieme ad altri funzionari napoletani della corte del conte per svolgere alcuni compiti importanti.

Erano ancora vive le persecuzioni contro i protagonisti della rivolta antifeudale del 1512, che era stata ferocemente repressa dalle milizie inviate dal conte. Molti cittadini erano fuggiti dalla città, altri erano perseguitati, altri carcerati e uccisi. Gli stessi capitoli delle costituzioni della città “dal tempo de le rivolture” erano ancora “evitati et interrupti”. I beni dei ribelli erano stati confiscati ed il conte aveva ottenuto il 20 aprile 1518 dal vicerè Raymondo de Cardona di procedere alla reintegrazione dei diritti feudali, che erano stati “indebitè et violenter ac etiam ob mala tempora reperiuntur fuerunt et sunt illicite occupata alienata seu distracta usurpata et defraudata”. Per procedere alla reintegra il conte aveva ottenuto dal vicerè il permesso di inviare “unum duos vel tres aut plures, si necessse fu.it, de quor. fide scientia prudentia et sagacitate sit confidendum qui adhibitis una cum publico notaio et judice”.[i]

Il conte quindi mandò alcuni suoi uomini di fiducia, tra i quali Marcantonio Magno, i quali affiancarono nel procedere alla reintegra del feudo il notaio Francesco Jasio ed il giudice Joanne Nicola Sfalanga. La reintegra del feudo di Santa Severina sarà terminata il primo giugno 1521.

Medaglia Marco Antonio Magno

Effige di Marco Antonio Magno.

Il 16 agosto 1519 Marco Antonio Magno de Ferrara è in Santa Severina. Egli risulta tra i testimoni di un atto pubblico rogato dal notaio Mathias Basuinus di Santa Severina relativo ad una convenzione riguardante il feudo di Rivioto tra l’università di Policastro ed il feudatario Joannes Baptista de Campitellis. “In nomine d.ni n.ri J.sus christi Amen anno nativitatis eiusdem m.ll.o quingent.mo decimo nono die vero sestadecima mensis augusti septime indizioni in civiit.te sancte severine … Joannes xfalanga regius ad contrattus judex et mathias basuinus de civitate ante dicta publicus v.bilib. per totam provintiam calabrie regia au.te notarius et testes subscripti videlicet Mag.cus dominus federicus s.ta fides, magni.cus d.no Loysius brancatio magni.cus ludovicus Augeriunus u.j.d omnes de neapoli D.nus marcus antonius magnus de ferrara venerabilis pbr ubertinus fasanella de urbimano pbr nicolaus antonius baccarus pbr nicolaus fran.cus condopolus nobilis joannes bap.ta stricagnolo omnes de s.ta Severina testes ad hoc pr.is publicum instr.um vocati”.[ii]

Pergamena Gregorio Magno

Pergamena Gregorio magno due

Particolare della pergamena dove “D(omi)nus Marco ant.o magno” compare tra i presenti alla stipula. Il documento è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli e fa parte del Fondo Pignatelli Ferrara.

Così egli descrisse la sua presenza in Santa Severina nei “Libri Sibillini”: “Trassemi il fato ad habitare in questo/ Lito che Magna Grecia il tempo annoso/ Chiamò più bello che d’Italia il resto./Qui dove già fu celebre e famoso/ In arme e in forse il nome di Cotrone/ E in giuochi Olimpi il più vittorioso,/ Dove fu sempre invitto il gran Milone/ Se ‘l tronco aperto da sue forze alfine/ Ristringendo le man nol fea prigione,/ Dove Giunon Lacinia anchor ruine/ Di tempio tien et dove il prima detto/ Filosofo insegnò l’alme dottrine./ Una città fortissima in aspetto/ Che et in nome et in opere è Severa/ Quivi mi diè casta compagna e tetto./ Et sotto l’ombra d’una stirpe altera/ Di Cara fe son posto a riposarmi/ Com’huom che nulla più desia né spera”.[iii]

 

Marco Antonio Magno abitante in Santa Severina

Nella Reintegra di Andrea Carrafa compilata da Francesco Jasio di Taverna tra i “Censualia Curiae Civitatis Sanctae Severinae” troviamo che “Stefanus Milea cum jur.to dix.t tenere quodam sequiglium positum alli Timpe de Guttonerj subtus domos m.ci D. Marci Antonii Magni et iux.a mesolarium Curiae quod tenet Jacobus Basoynus reddititium Curiae anno quolibet in granis duobus et medio”. “Jacobus Basoinus … se tenere et possidere hortum unum cum duabus gruttis et calcinariis situm et positum intus dictam Civitatem prope rupam Civitatis eiusdem in loco dicto S.to Nicola deli Greci iux.a domum Petri de la Via et timpam dictae Civitatis reddititiam Cur. Anno quolibet in granis septem et medio cum sequiglio”.

Mentre in “Item omnes domus et casalena sub.ta in timpis Civitatis p.tae S.tae Severinae constructae et constructa quae sunt ad emulationem Defensionis dictae Civitatis et ex illis possent insidiae parati et fieri tempore Bellorum Decreto D. Comm.rii causae cognitionae precedente fuit terminatum illar. et illa fore demoliendas et demolienda ad obviandum futuris insidiis et machinationibus contra statum p.ti Ill. D. Comitis et defensionem Civitais p.tae”, è richiamato “Item casalenum unum cum furno et parte domus versus timparum p.tarum quod et quam tenebat m.cus D. Marcus Ant.s Magnus iux. viam vicinalem qua itur ad timpam et viam vicinalem qua itur ad domos et gructas Pyrrhi Infosini. Item domus palatiata quam tenebat ibidem in timpa p.ta de gotoneri Pyrrhus Infosinus iux.a dittam viam et introitum et iux.a rupem et domum Marini Archomanni”.

La casa con casaleno e forno dove aveva abitato Marco Antonio Magno era situata in parrocchia di San Nicola dei Greci vicino alla porta vecchia della città. La timpa dove era situata la “Porta Vecchia” era presso la località “Gottoneri”, dove c’era la fonte pubblica della città. Nelle vicinanze c’erano la località Favata, la timpa delo Iocastro, alcuni orti, diverse grotte, dei “sequiglium”, dei mesolari e dei casaleni. Le abitazioni dentro la città erano situate in parrocchia di Santo Nicola deli Greci. La chiesa parrocchiale di San Nicola dei Greci era situata tra la chiesa di San Salvatore e quella di Santa Maria della Grazia.

“Stefanus Arcomannus … quemdam hortum in loco detto Gottoneri arboratum piris uno pede olivae et uno pede ficus capacitate thumulatae mediae iux.a viam pu.cam qua itur ad fontem Gottoneri iux.a hortum Curiae quem tenet Thomas Buchinfusus iux.a timpa de lo Iocastro ante Portam dittae Civitatis dictam Portam vecchiam … Robertus de Planis … gructam unam positam subtus dictam Civitatem in timpa seu rupa versus Januam Veterem iux.a gructam Andreae de Planis viam pu.cam … Sequiglium unum subtus timpam de Porta Vecchia in loco ditto Gottoneri quod occupaverat Io. Infosinus et fr. Iux.a sequiglium quod tenet à Curia Stefanus Milea”.[iv]

Da quanto scrive lo stesso Magno sappiamo che in Santa Severina egli si unì in matrimonio. Pur non essendo a conoscenza del nome della sposa, possiamo ipotizzare che si imparentò con la famiglia Susanna. Infatti nel “Libro de tutte le intrate de lo arcivescovado de S.ta Anastasia” nell’annata del 1548 tra coloro, che dovevano pagare un censo annuo alla mensa arcivescovile, troviamo che M.s Joanello Susanna, parrocchiano di Santa Maria La Magna, doveva versare un ducato “per lo iardino fo de m.s marco antoni magno”.[v] Il Magno ritornò a Napoli ma una lettera in latino, che inviò all’amico Casopero, datata XVIII Cal. Sept. 1531, certifica che il 15 agosto 1531 egli era in Santa Severina. In questa lettera conferma al Casopero l’antica amicizia e cerca di persuadere l’amico “di non aver esso mai protetti gli aversari di lui”. Di certo sappiamo che egli morì in Venezia il 23 ottobre 1549.[vi]

 

Marcantonio Magno a Crotone

La presenza del Magno a Crotone è evidenziata dal referimento che egli fa alla città nei “Libri”. Egli loda la bellezza del paesaggio, accenna ai miti di Milone e di Pitagora ed evidenzia che di “… Giunon Lacinia anchor ruine/ Di tempio tien …”. C’è da segnalare che nell’ “Intrate del vescovato de Cotrone dell’an. 13 Ind.s” (1570/1571) è annotato un censo che il vescovo esigeva in parrocchia di S.to Nicola deli Cropi “Sopra la casa di marcant.o magno D. 2–3”. Sempre da altri documenti, risulta che già nel 1566 esiste il censo sopra la casa di Marcantonio Magno; censo che poi passò agli eredi, come risulta “Sopra la casa delli heredi de marco Ant.o magno confine la casa de donno matteo perretta D. 2–3”. Sempre il vescovo esigeva un annuo censo di 10 grana “sopra la casa del q.o dionisio mazzulla confine “la casa de Gio.e Magno” in par. S. Angelo.[vii] Bisogna tenere presente che nella platea vescovile di Crotone sono riportati censi infissi in tempi anche di molto precedenti alla data della compilazione del documento. La presenza dei Magno a Crotone è segnalata anche nel Settecento. Anna Magno abitava in parrocchia di Santa Veneranda confine la casa del m. Onofrio Raymondo.[viii]

 

Note

[i] AASS, 001A Reintegra di Andrea Carafa, f. 3r.

[ii] ASN, Fondo Pignatelli Ferrara, perg. 87.

[iii] Cicogna E. A., Delle inscrizioni veneziane, Vol. VI, 1842, pp. 234-236.

[iv] AASS, 001A, ff. 12, 13, 67, 1521.

[v] AASS, 003A, ff. 61, 90.

[vi] Cicogna E. A., Delle inscrizioni cit., p. 234.

[vii] ASN, Dip. Som. 315/9, ff. 5v, 59v.

[viii] ASCz, 611, 1714, 133.

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