Villa Aragona detto volgarmente Andali. Un casale “albanese” tra il Cinquecento ed il Seicento

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Andali e Belcastro (CZ).

L’origine dell’abitato di Villa Aragona è da situarsi tra il 1542 ed il 1574, anni in cui furono fondati, o ripopolati, anche i vicini casali di Marcedusa e di Troiani. Allora il feudo di Belcastro apparteneva agli Aragona, duchi di Montalto, (Ferrante (1542), Pietro (1549-1552) e Antonio (1553-1574)[i]. Secondo il vescovo di Belcastro Giovanni Emblaviti, Villa Aragona fu abitata da Albanesi: “Ex Epiro fugati à Turcis” che non contraggono matrimoni con gli Italiani e “sunt veluti una Domus”[ii]. Nel Conto del regio tesoriero di Calabria Ultra Turino Ravaschiero relativo all’anno 1564-65, nell’ “Introito deli carlini quindeci et gr.i uno a foco” non troviamo elencati i fuochi del casale di Andali.[iii]

Anche nelle tassazioni precedenti non si accenna al casale.[iv] Si presume quindi che il casale sia stato fondato dal duca di Montalto Antonio d’Aragona, feudatario di Belcastro dal 1553 al 1574 e che spetta a lui il nome che all’origine fu dato al casale, sorto nei pressi di un antico abitato del quale esistevano ancora i ruderi.

 

Primi documenti

Le prime notizie sul casale le troviamo nei conti dei regi tesorieri di Calabria Ultra. Nelle imposizioni per il pagamento dei caporali e guardiani delle torri di Calabria Ultra nel “Conto del R.o Thesoriero di Cal.a Ultra dell’anno 1579-1580” è citata “Vill’Aragonie di la Cerda”. Nell’ “Introyto per li fochi Albanesi che pagano per mita la dett’impositione”, il casale è tassato per 12 fuochi. Nel documento sono annotate le terze, ognuna delle quali dell’importo di 2 tari e grana due e mezzo, che l’università è costretta a pagare dall’ottobre 1579 al settembre 1580. Sono incaricati del versamento Giovanni Creva, o Cresta, e Marco San Marco.[v]

Il vescovo di Belcastro Orazio Schipano nella sua relazione del 1592, riprendendo quanto scritto dal suo procuratore, il canonico Galieno Pigneri (“quodam pago vulgo dicto di Alvanisi”), affermava che nella sua diocesi, oltre alla città di Belcastro vi era un solo “casale d’Albanesi”.[vi] Cinque anni dopo, al tempo del vescovo Alessandro Papatodaro, vi era “quodam pago dicto Aragona” e “in castro Aragonae Archipraesbiter illius castri est Parochus curam habens animarum”.[vii] All’inizio del Seicento gli Albanesi che abitano nella Villa Aragona sono circa duecento, ai quali un arciprete, che ha anche la funzione di parroco, amministra i sacramenti. Secondo quanto scrive il vescovo, vivono “more latino ipsi namq. Albanenses latino more vivunt”.[viii] Sempre in questi anni, come risulta dal “Cedulario deli fochi or.rii dela Prov.a de Calabria Ultra” del gennaio 1604, il casale di “Agnone seu Andali” è tassato per 39 fuochi.[ix] Sempre dai conti dei regi tesorieri sappiamo che il 25 gennaio 1608, Diomede Maczuccari versava per Villa Aragonica ducati 8 tari 4 e grana 19.[x] Il casale sarà tassato per gli stessi fuochi anche nella numerazione del 1669.[xi]

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Andali (CZ), topografia della località.

La perdita del rito greco

All’inizio del Seicento il casale è abitato da circa quaranta fuochi,[xii] e a causa della povertà degli abitanti, vi è un solo sacerdote per celebrare la messa ed amministrare i sacramenti.[xiii]

Sembra tuttavia che nonostante i vescovi di Belcastro continuino ad affermare che gli abitanti seguono il rito latino, in verità il rito greco è ancora presente. Il vescovo Antonio Ricciulli (1626-1629) così si esprime: “In pago Andali nuncupato per Parrochum perpetuum graeco ritu ministrantem. In pago vero S.ti Angeli per parrochum similiter perpetuum Latino ritu servientem.”.[xiv] I vescovi di Belcastro, quasi sempre lontani dalla diocesi, nelle loro relazioni seicentesche, cercheranno di non evidenziare e di nascondere la presenza di elementi del rito greco nel casale.

Il vescovo Giovanni Emblaviti nella sua relazione del 28 luglio 1692, ci informa sulla sottrazione del messale e del breviario pertinenti al rito greco (forse un codice evangelario miniato), che erano stati portati via dal casale e si trovavano ora nella Biblioteca Barberina di Roma. Così egli descrive il fatto: “In hac Jurisd.e duo adsunt Rura , unum nationis Albanentium, nuncupatum Andali sive Aragona, ex hoc Rure Em.mi Domini fuit asportatum Romae ad Bibliotecam Barberinam Missale et Breviarium eiusdem idiomatis, ut mihi retulerunt certi de veritate, et modo et à quo; constat ex nongentis et novem animabus”.[xv]

Secondo il vescovo, il messale ed il breviario furono portati via dalla chiesa del casale al tempo di Urbano VIII, Maffeo Barberini, (1623-1644): “Unum Nationis Grecorum vulgo nuncuscantur Albanisi, quorum idioma non est greci sermonis comunis, sed generis Epiri, licet in multis coincidant vocabula, qui tamen more latinorum vivunt, et ex traditione accepi eorum Missale et Breviarium transmissum fuisse ad ipsam Almam Urbem tempore Urbani Octavi fel. Mem.”.[xvi] Lo stesso vescovo ci informa che nel casale vivevano 466 Albanesi che praticavano il rito latino, i quali tuttavia “plures habebant abusus ab Epiro adductos”.[xvii]

Durante il papato di Urbano VIII, i vescovi di Belcastro furono: Antonio Ricciulli (1626-1629), Filippo Crino (1629-1631), Bartolomeo Gipsio (1633-1639) e Francesco di Napoli (1639-1651). A quest’ultimo seguì Carlo Sgombrino: “L’anno 1653 all’ultimo di marzo in Belcastro venne il vescovo D. Carlo Sgombrini, successore a Mons.r Fran.co Napoli di Palermo, e il d.o vescovo Sgombrini dell’Oriola, e venne il giorno di luni al trado”.[xviii]

Tra questi va ricercato colui che portò via il messale ed il breviario e li donò al Papa. Tra i più sospettati sono i vescovi Bartolomeo Gipsio (1633-1639) e Francesco di Napoli (1639-1651). Il primo ebbe il 20 luglio 1633 dal Papa la possibilità di utilizzare per due anni i proventi delle pene della sua curia per le cose necessarie alla cattedrale,[xix] e di potersi assentare dalla sede di Belcastro per sfuggire alla malaria ed alle epidemie invernali.[xx] Nel 1639 ottenne di lasciare il vescovato di Belcastro per quello di Volturara. Più sospetti si addensano su Francesco di Napoli, che introdusse “observantiam Ceremonialis Romani, et precipue Castaldi tam pro missis, quae leguntur, quam pro missis quae cantantur pro pontificalibus et quovis alio servitio … Libris quoque hoc est Antiphonarii, Gradualis ac Psalterii, quibus chorus canebat propspexi, cum notulis et forma cantus, quorum inopia informiter canebatur, magnis et ex ultima impressione Iunti, innosque novos iuxta Bullam felic. Rec. Urbani 8i obtinui …”, ed aggiunge che, nonostante gli abitanti del casale di Villa Aragona siano Greci, ossia Albanesi, “modumque loquendi conservant, tamen iuxta ritum latinum, omnis dogmatis ceremoniaeque greciae oblita, Christiane vivunt”. A quel tempo la chiesa del casale era fornita di ogni cosa necessaria e poteva contare sulle elemosine degli abitanti tra le quali una dote di 120 capre.[xxi]

 

Un palazzo del vescovo di Belcastro (?)

Alla metà del Seicento la popolazione è composta da circa 350 abitanti, dei quali 200 “animas communicabiles” e 150 non “communicantes”.[xxii]

Il vescovo palermitano Francesco di Napoli, pochi anni prima della metà del Seicento, per sfuggire dalla malaria, che infesta nei mesi estivi la città di Belcastro, decide di costruire una sua residenza in un luogo della sua diocesi più salubre, per ristorarsi piacevolmente. Per l’opera egli spese circa settecento ducati: “Meque eiusdem oblectationis causa concitavit incommodum Praelatorum ut noviter Palatium erigerem in quadam Villa meae Cathedrali subdita et ab hac Civitate tribus milliaribus distante, quem locum omnes salubriorem extimant, omnesque mansiones feci desuper terram, quae commode inhabitantur cum accessus occurit et in eas ducatos septingentos hactenque erogavi”.[xxiii]

In questo palazzo sembra che si sia rifugiato il vescovo Giovan Battista Capuano (1729-1748 ?), il quale se ne stette quasi sempre lontano dalla diocesi. Egli entrò in contrasto con i laici, tanto che fu minacciato con la pistola e fu accusato di molti abusi. In una lettera del 4 settembre 1731 diretta dal nunzio di Napoli al Card. Segretario di Stato, il vescovo informava che malgrado l’ordine di carcerazione dei due fratelli Iazzolini, per l’attentato alla sua persona, si sono tutti e due dati alla fuga; uno di essi è poi ritornato in patria più baldanzoso di prima, spalleggiato dal barone del luogo. Perciò per non esporsi a nuovi pericoli, egli ha pensato bene di trasferirsi ad Andali, luogo della sua diocesi.[xxiv]

 

La chiesa di Andali

Il vescovo Carlo Sgombrino così descrive la situazione ecclesiastica del casale nella sua relazione del 1665: Gli abitanti sono di origine albanese e conservano la lingua ma vivono cristianamente secondo il rito latino. In tutto gli abitanti sono 294, dei quali 203 sono di comunione. La chiesa arcipretale è sotto il titolo della SS.ma Annunciazione ed è adeguata al popolo. Essa non ha bisogno di ripari ed è fornita di ogni cosa necessaria al culto. Ha fonte battesimale, conserva gli oli sacri ed è fornita di campana per convocare il popolo. L’arciprete abita in una casa appartenente alla chiesa, che è ad essa unita. Non ha altre rendite se non quelle provenienti dalle decime e dai diritti sui morti. Il tutto ascende a circa 40 ducati annui.

Nella chiesa vi è un solo beneficio semplice di iuspatronato laicale, con la dote di ducati 7 con l’onere di due messe ogni anno al primo possessore, 5 messe al secondo e 60 messe al terzo ed altri possessori. Le messe annue ammontano a 450, unite le messe che sono celebrate dall’arciprete ogni domenica e nei giorni di precetto. Nel casale vi è solo un sacerdote oltre all’arciprete. Non vi sono chierici ma solo due diaconi selvatici per servizio della chiesa, che godono l’immunità e sono esenti da ogni giurisdizione laicale, reale e personale. La chiesa gode di una rendita piccola di non oltre 15 ducati ed è aiutata dalle elemosine degli abitanti per quanto riguarda l’acquisto di cera, olio ed altre cose necessarie.[xxv]

Abitato da circa 300 Albanesi, che conservano solo il nome e la lingua, vi risiede un parroco perpetuo col titolo di arciprete, la cui rendita appena ascende a circa 25 scudi ed inoltre vi sono altri quattro chierici.[xxvi] Dopo la grave carestia ed epidemia del biennio 1671-1672, nel marzo 1677 la popolazione si è ridotta a circa 150 anime.[xxvii]

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La SS.ma Annunziata di Andali (da www. diocesidicrotonesantaseverina.it).

Gli arcipreti

7.4.1643. Presbiter Andali Giovanni Bartolo Nicoletta di Belcastro.[xxviii]

9.10.1651. Il rettore della chiesa arcipretale della SS.ma Annunziata è Gio. Battista Scarito, mentre Paolo Peta è beneficiato dell’altare della B. M. de Monte Carmelo di iuspatronato laicale.[xxix]

18.11.1666. Ioanni Stanizzi di 29 anni, provvede alla chiesa parrocchiale di S.ta Maria Annunziata di Andali vacante per cessione di Paolo Peta.[xxx]

Aprile 1709. La chiesa vacante per privazione di Giovanni Battista Stanizzi, “qui a pluribus annis non residet”, è affidata ad Andrea Stanizzi.[xxxi]

Dicembre 1763. De parochiali archipresbyteratu nuncupato, Annuntiationis B.M.V. terrae Andali, Bellicastren. dioc., cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Io. Andreae Fragala, de mense Iulii def., providetur Iosepho Stianizzi, pbro oriundo, in concurso approbato.[xxxii]

Seguì Giuseppe Stanizzi e alla sua morte avvenuta nel 1780, nell’agosto dell’anno dopo segue Giosafat Gentile, che era anche economo curato della stessa chiesa parrocchiale arcipretale di Santa Maria Annunziata.[xxxiii]

Morto l’arciprete Giosafat Gentile nel 1788, succede nel settembre 1793 Giuseppe Stanizzi, prete di anni 43.[xxxiv]

21.11.1848. Stefano Trocino di 31 anni provvede alla chiesa parrocchiale, arcipretale di B.M.V. della terra di Andali, per dimissione di Lecterio Cuccinetto, che è promosso alla collegiata di Cutro.[xxxv]

 

Gli abitanti del casale

Tra gli atti notarili stipulati dal notaio della città di Belcastro Francesco Mazzaccaro tra il 1631 ed il 1648,[xxxvi] alcuni sono rogati, o riguardano, il casale di Andali. Essi ci permettono di descrivere alcuni aspetti della vita dell’abitato nella prima metà del Seicento.

firma notaio Mazzacaro Belcastro

Firma e sigillo del notaio Francesco Mazzaccaro di Belcastro.

Anni particolarmente segnati dal terremoto del 1638 e dal succedersi di “male annate” dovute alla siccità. Particolarmente critico fu il biennio 1647-1648, come annota il notaio: “Napoli fe tumulto l’anno 1647 à 22 di giugno per lo quale tumulto fu in questa Città di Belcastro carestia che si pesò un pane onze sei et ottanta che lo grano valeva à car.ni dudici lo tu.lo. L’anno seg.te 1648 lo grano all’aera si vendi a car.ni sidici e dicesette lo tumulo”. “Nella Città di Belcastro l’anno 1648 del mese di Xbre che lo grano si vendiva a car.ni dudici il tumulo per insino al mese di Maggio si alterò il prezzo a car.ni decedotto, ma si patì molto, non per mancamento di grano che non fossi stato nella Città, quanto perche li Cittattini che teneano detto grano piu presto secretamente lo vendevano a forastieri che a Cittattini”.

Alla carestia del biennio 1647/1648 seguì pochi anni dopo quella del 1655/56 alla quale si aggiunse la peste.

“L’anno 1655 e 56 in Belcastro fu carestia al principio della raccolta lo grano si vendi a car.ni 18, e dopo al mese di Marzo, Aprile e Maggio fu grandiss.ma penuria, e si bene il grano si vendiva a tt.lo diecesette lo pane a pena era onze sei il tutto per il mal governo.

In detto anno 1656 fu la peste nella Città di Napoli, e fu di grandiss.mo danno nel Regno e principio del mese di Marzo, et alli 24 di Giugno stava nella più forza d.a peste per il che molto si dubitava”.

A causa del fallimento dei raccolti molti abitanti “trovandosi in grande necessità”, per potersi alimentare sono costretti o a svendere le proprietà o a ricorrere al prestito, gravando con annui censi le abitazioni e le vigne. Di questa situazione ne traggono profitto soprattutto i conventi francescano e domenicano, la confraternita dell’Annunziata ed i prelati di Belcastro. Sempre in questi anni di grande difficoltà economica, in Belcastro sono erette due confraternite con numerosi “fratelli”. “Nell’anno 1653 in Belcastro furono erette due Confr.te l’una nella Chiesa della Pietà, e l’altra alla Chiesa dell’Ann.ta nelle quali vi erano di fratelli di ricetto settanta per ciascheduna”.[xxxvii]

Essendo il casale costruito su un territorio appartenente al feudo di Belcastro, gli abitanti dovevano pagare al feudatario lo “jus soli” di tre carlini annui per ogni casa. Ogni casa infatti era gravata “ab onere carelorum trium anno quolibet solvendorum Ducali Curiae huius Civitatis iusta solitum”. Nel periodo di tempo considerato era feudatario di Belcastro Orazio Sersale (1624-1653), dal 1644 primo duca di Belcastro.

I documenti del periodo ci tramandano i nomi di alcuni abitanti del casale. Essi sono: Paolo Tantillo e Francesca Tantillo, vedova di Andrea Cacossa, Giorgio Peta, Giorgio, Antonio e Tommaso Colistra, Antonio Petruzzo, Caterina Spata, Minica Masci, Giovanni Cacossa, Domenico Ciaccio.

Particolarmente importante per il ruolo economico, svolto anche fuori del casale e della città di Belcastro, è la famiglia dei Peta, presente anche a Papanice.[xxxviii]

 

La città scomparsa

“… in queste campagne appaiono alcuni vestigii d’antiche mura d’una città distrutta chiamata anticamente Carcinio, della quale poco si ragiona nell’antiche scritture”.[xxxix] La città era situata su un colle e secondo il vescovo di Belcastro Giovanni Emblaviti, si chiamava Andali e fu forse distrutta dai Saraceni. Essa era posseduta dai Templari, ai quali seguirono i Cavalieri di Malta, i quali si impossessarono anche della rendita valutata in circa 400 ducati annui: “Andali ab antiquo Episcopatu, quod superius cum Civitate huius nominis existebat à Mauris iam diruta cuius redditus adhaeserunt Templaris, quibus successit Religio Hierosolimitana”. “Iuxta hanc villam antiquis temporibus Civitas Andali nuncupata à Mauris forsan diruta cuius redditus Quadrigentorum ducatorum huius monetae ascendebat quondam Templariorum quibus successit Religio fratrum S. Joannis Hioerosolomitani Melite”.[xl]

I ruderi erano ancora visibili alla fine del Settecento. Il “Colle di Andali” è tra le terre della Cappella del SS.mo Sacramento, eretta dentro la chiesa parrocchiale di Andali, e dentro il vignale “vi esistono molti segni di fabriche antiche”.[xli] Anche nel vicino vignale detto “San Cataldo”, “vi stanno alcuni segni o siano pedamenti di fabriche antiche volgarm(en)te d(et)te li casaleni di San Cataldo”[xlii] e “macerie” sono anche segnalate nella vicina località “Scavigna”.

Da quanto detto si può ipotizzare l’esistenza presso l’attuale abitato di Andali di un antico casale, poi andato distrutto, appartenente alla grangia della “domus” o chiesa di San Giovanni Battista di Belcastro dei templari. I ruderi della chiesa di San Giovanni in Belcastro in località “Santa Maria” saranno ancora visibili all’inizio del Seicento.[xliii] La grangia di Belcastro dei Templari composta dalla chiesa di San Giovanni Battista, da possedimenti, rendite e dal casale di Andali è ampiamente documentata nei documenti e nella toponomastica del luogo.[xliv]

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Sigillo dell’università di Andali.

Il casale di Andali di pertinenza della città di Belcastro

L’insediamento di una nuova comunità in un ambiente boscoso e selvatico in un pianoro vicino ad una sorgente (nel luogo detto “dietro la Chiesa” vi era “viam per quam itur allo lavaturo, et via sursum qua confinat cum funtanella”, cioè la “publica via che conduce alla fontanella, poco distante da questo abitato di Andali”), determinò in breve tempo una ristrutturazione del paesaggio. I nuovi abitanti con i loro animali, cominciarono ad adattare l’ambiente alle loro necessità abitative ed esitenziali. Essi disboscarono alcune parti di territorio avute in enfiteusi o in affitto, le dissodarono, formando orti, vigne, terre a semina ed a pascolo. Vicino alla chiesa ed alla piazza e lungo le vie, che si incrociano ed attraversano il casale, furono costruite le abitazioni. Accanto l’incolto lasciò spazio agli orti, alle vigne ed agli alberi da frutto. Con il passare del tempo e per la quotidiana opera, tutto il territorio circostante assunse una nuova identità in funzione ed in riferimento alle esigenze vitali della nuova popolazione. Se l’ambiente attorno al casale subì un radicale mutamento, dall’altra il feudatario ed i proprietari delle terre, trovarono nella nuova forza lavoro a buon prezzo l’occasione per espandere le terre a semina, in ogni luogo dove era possibile, per aumentare la produzione del grano e la sua esportazione verso il proficuo mercato napoletano. All’inizio del Seicento il casale ed il territorio circostante hanno già assunto un nuovo aspetto.

Esso è governato da un sindaco, un eletto ed un mastro giurato. L’abitato si presenta formato da un insieme di piccole case terranee, spesso isolate tra loro da vie e con accanto dei piccoli orti. Esso si snoda lungo le vie che l’attraversavano e che confluivano nella piazza centrale, dove c’è l’unica chiesa arcipretale, dedicata alla SS. Annunziata. I documenti dell’epoca ricordano la casa di Paolo Tantillo e Francesca Tantillo, vedova di Andrea Cacossa, che era situata sopra la chiesa, mentre una via la separava dalla casa di Domenico Ciancio.[xlv] La famiglia dei Peta (Todaro, il figlio chierico Paolo, Giorgio, Francesco e Minica Masci, vedova di Petro), occupavano tutto un rione con una “continenza” di case “cum orto contiguo”.[xlvi] Il chierico Francesco Buba e la madre Nescia Stanizzi, vedova di Antonio Buba, abitavano una casa confinante via mediante con quella di Aloisio Carullo e sempre via mediante, con quella della vedova di Paolo Masci.[xlvii] Vi era poi una continenza di case che apparteneva a Ioanne Pennola. Essa confinava via mediante, con la casa della vedova di Petro Dara e la casa della vedova di Antonio Petruzzo.[xlviii]

La toponomastica del casale ricorda anche il campanile, il luogo detto la Cona ai confini dell’abitato ed il rione Celzo.[xlix]

 

Il paesaggio

Il “distretto” del casale si estende nella fascia presilana tra il fiume Crocchio ed il suo affluente Nasari. Il territorio di natura collinare è caratterizzato da valloni e timponi. Vi sono pochi terreni adatti alla semina. Predominano le terre inseminabili e boschive. Spesso il terreno è scosceso, pietroso, scivoloso e sterile e non manca, specie nella parte verso la marina, di essere “oliso, e cotraco, val quanto a dire in cui non si produce nemmeno erba”.[l] Verso monte è boscoso, adatto al solo uso di pascolo.[li] Non mancano alcune piccole sorgenti, dei laghetti e dei pantani. Verso la marina e nella parte mediana, vi sono numerose vigne alberate con gelsi, ulivi e alberi da frutto ed estesi querceti, mentre più a monte predomina il castagneto. A sinistra del fiume Crocchio ci sono le terre dette “Comuni” dell’università di Belcastro, Andali e Cuturella.

Attorno all’abitato vi sono gli orti con gli alberi da frutto. Nella parte mediana il paesaggio è caratterizzato dai numerosi alberi da frutto dove spiccano “citrangoli”, “sorbi”, “arangi”, “mali aurei”, “pomi”, “pruni”, “nuci”, “mendoli”, “peri”, “cerasi”, “fici”, ecc.. Particolarmente numerosi e presenti su tutto il territorio sono gli alberi di gelso (“sicomis”) nero e bianco, che indicano una estesa bachicoltura (“sirico”) ed una fiorente lavorazione della seta. “Bovi”, “belvae sumerinae”, “vacche”, “crape”, “porcastri”, “pollitra”, “frisinga”, “scrufa”, “porci”, “pecore”, “pollitra cavallina”, ecc. sono gli animali, che aiutano ed alimentano gli abitanti. Particolarmente numerose sono le capre, le pecore ed i maiali. “Cipulline”, “agli”, “olive”, fave, ceci, castagne, grano, orzo, “ripuli”, “caso pecorino”, “germanella”, “prisutti”, olio, “vino”, “sayme” e “lardo” sono i prodotti principali con i quali si nutrono gli abitanti.

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Paesaggio nei dintorni di Andali (CZ).

Gli orti

Alcuni orti sono situati accanto alle case dell’abitato. Altri appena fuori dalla parte di sotto del casale.[lii]

 

Le vigne di Cuda

La località Cuda era situata nel distretto del casale di Andali e confinava con il “vallone di Andali”. La località, particolarmente importante per la vita economica del casale, era parte coltivata a vigne e parte coperta di castagni.

In questo luogo si estendono i vigneti di molti abitanti del casale. I vigneti sono spesso gravati da un censo annuo dovuto al feudatario (“francam, salvo tamen ab onere annui reditus ab hodie in antea q.n.s si esset cui de jure”), al quale spesso si aggiungono quelli dovuti ad enti ecclesiastici di Belcastro. Le vigne sono spesso alberate con alberi da frutta ( fichi, querce, “sicomis seu celsi”, ecc) . Qui ci sono le vigne di Paolo Tantillo (“diversis arboribus arboratam et vitibus vitata), di Matteo Strati, di Matteo Pinnola, di Ioannella Mazza, vedova di Antonio Strati, (“vitibus vitatam et diversis arboribus arborata), di Tommaso Priamo, di Marco Pignerio, di Marcello lo Preite di Belcastro, del reverendo Petro Mazza, di Caterina Spata, vedova di Nicola Sciumbata, (“vineam de vitibus vitatam et diversis arboribus arboratam cum ficis quercis sicomis et aliis arboribus et cum terreno circum circa vinie p.tte”), di Matteo Forino, di Francesco Strata, di Todaro Peta (una vigna di viti vitata, et diversi arberi arborata), di Antonio e Francesco Peta, di Ioanne Cacossa, di Petro Dara, di Antonio Vadulato, di Jacobo Schipano, di Gioanni Garcea, di Salvatore Cacossa, di Ioannes Stanizzi (vigna e gelsi), di Andrea Spata, ecc.[liii]

 

Il seminativo

Dove è stato possibile disboscare sono stati ricavati piccoli appezzamenti di terreno adatti ad essere seminati. Alla semina spesso seguono scarsi raccolti dovuti alla poca resa dei terreni ed alla siccità. “Orgio”, lino, grano, maiorca, fave, “ciceri” sono i principali prodotti, che si possono raccogliere su parte delle possessioni e dei vignali di “Scavigna”, “Sgarrillo”, “Colle di Andali”, ”San Cataldo”, ecc.

 

Il castagneto di San Giovanni

Un posto importante per l’economia del casale è rappresentato dal castagneto. Il castagneto si estende soprattutto nei luoghi detti “sopra Andali” e San Giovanni Battista e nelle località Cuda e San Cataldo. Tra i proprietari troviamo la Religione di Malta, Tommaso Priamo, Angelo e Cesare Yrovasi, Maria Ratta e Aurelia Salvati, Fragostina Caputa, Paolo e Francesca Tantillo, Mario Rota, Giovanni Peta, il chierico Giovanni Giacomo Morelli, Marco Steriti (continentia di terre arborate di castagne, e cerze in loco ditto Cuda confine le castagne dell’heredi del q.m Minico Borrello, confine le castagne di Masi Cimino).

La Religione di Malta possiede “San Giovanni”, una vasta estensione alberata di castagni, situata “in loco ubi dicitur sop.a Andali”, che è stata suddivisa e data a censo agli abitanti del casale e di Belcastro. Così è descritta in una platea dell’inizio del Seicento: “Item detta Balial Corte tiene ancora un altro pezzo di t.ra dissutile con certe castagne, e dui pedi di celsi. Dove se dice Andali alla montagna di questa banda detta la fiumara de nasari iux.a di parte di sotto la via publica, di l’altra parte la serra del Vescovado di Belcastro e tira alla colla delo nocito e tira alla serra delo Iurvo nominato Petro de Sarvato, alias de greco ad Andali e và lo vallone appendino siccagno, che descende alle fate, e corre a petra maiure e tira allo passo delo vallone sotto le castagne del sig.r Alonso Morello e và la via via insino alle t.re e castagne de t.ho Lerro per la Nuce del Vescovado d’Andali e la via via delo passo delo scaccaro, e la via via per lo vallone siccagno in su sin allo terreno dele castagne, che furo del q.m Ant.o de Pedutella dall’à và à tirare alla colla deli pira, e la costa appendino, e cala all’acqua che nasce sotto lo timpuni nominata l’acqua dela pina, e la serra serra seù cinte và a ferire la via via in detta Macchia di Nasari et in detto terreno di santo Gioanne vi sono dentro molte terre donate à censo, e castagne che rendono all’ecc.a dentro li sopradetti confini deli quali tu. Restanti per l’ecc.a, se ne suole havere una salma di grano l’anno, le quale tu., censi et castagne sele godeno et usufruttano li Cappellani, che servano l’ecc.a di santo Gio.e.”.[liv]

Tra coloro che all’inizio del Seicento, pagano censi in denaro spettanti alla Grancia di Belcastro e provenienti dal castagneto di Andali, troviamo: Vincentio Coco, figlio di Indici, Fiorentino Pignieri, Cesare Caivano, Virginia de Massaris, Pietro Francesco e Gio. Vincetio Morelli, il Rev.do Donno Horatio Maurice, Vin.tio San Marco, Bartolo e Antonio Pirayna, Andrea Zupa. Altri censi provengono alla Balliar Corte dalle vigne di San Giovanni, che possiedono Antonio e Luca Salinaro, Mastro Francesco Caluzzune, Gio. Batt.a, Giulio e Gio. Vicentio Cimini.

Il numero delle successioni nel passaggio delle proprietà e dei censi, evidenzia che la censuazione del castagneto e delle vigne di San Giovanni di Andali, come anche degli altri territori, è da collocarsi poco dopo la metà del Cinquecento, anni in cui avvenne anche la formazione del nuovo casale di Andali con l’arrivo dei nuovi coloni “albanesi”.[lv] Le terre di San Giovanni dove era situato l’antico abitato, erano situate “nel timpone di questa terra di Andali”, poco distante e sopra il nuovo abitato.[lvi]

Esse confinavano con la continenza di terre dette Sgarrillo[lvii] e con il vignale detto Colle di Andali.

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Castagneti in località “Colle di Andali”.

I vignali

In località “Ascavigna” vi erano i vignali di Domenico e Tommaso Altomare, di Lupo Ratta, degli eredi di Michele, e della SS.ma Annunciazione di Belcastro. Sempre in località “Ascavigna” vicino al vallone, o corso d’acqua, che esce “dallo pantano”, vi erano i vignali del fu di Scipione de Vono, degli Altomare e quello del Reverendo Giovanni Tommaso Casizzone. Parte dei vignali erano coltivati a grano.

 

Le possessioni

Le “possessioni” erano estensioni di terreni in parte seminabili, in parte sterili ed in parte alberate con ulivi, querce, gelsi, sorbi, fichi, “arangi” ed altri alberi “domiti et indomiti” (“arboratam olivis, quercis, sicomis et aliis arboribus una cum terris nobilibus et et ignobilibus cum d.a possess.e existentibus”). Esse si estendevano lontano dall’abitato soprattutto lungo la via che dal casale andava alla marina e nelle località “Vallone de Cipulla”, “Cuda” e “Ascavigna”.

I maggiori proprietari erano soprattutto benestanti del casale e della città di Belcastro: il chierico Aloisio de Cummisso, D. Cesare Galati, Maso Pignero, Pietro Cosco, Dianora Schipano, Domenico Altomare, Giorgio Colistra, Giovanni Petruzzo, Giovanni Stanizzi, i coniugi Francesco Casizzone e Angilella Pignerio, Dianora Schipano, ecc.

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Oliveti presso Andali (CZ).

 

Viabilità

La località di Andali rappresentò fin dal Medioevo un nodo viario ed un incrocio importante. Una via collegava il casale, attraversando il vallone dove scorre il fiume Nasari, alla città di Belcastro: “Villa Aragonia, vulgo Andali, uno, sed pessimo, ac praecipitoso stadio distans a Civitate”.[lviii] La via che da Belcastro andava al casale attraversava il fiume vicino a dove c’erano i mulini della città.[lix] Una via andava verso la montagna passando per il vignale “Colle di Andali”.[lx]

Una “antica via” passando per la località San Cataldo lo collegava con l’abitato di Sersale. Sempre dal casale partiva la “viam per quam itur ad marinam”. “La via che si cala alla marina”, attraversava “lo vallone de Cipulla” e la località detta “li cruci”, o Croce di Andali.[lxi]

andali1882

La viabilità di Andali in una carta della fine dell’Ottocento.

APPENDICE

Documenti estratti dall’Archivio di Stato di Catanzaro

Ripartimento di Zagarise. 1784

Andali.

Inventario dell’averi, e rendite della Ven. Cappella del SS.mo Sagramento di questa Terra di Andali incorporate alla Cassa Sacra

Cappella del SS.mo Sacramento

Inventario degli averi e delle rendite della Ven. Cappella del SS.mo Sacramento eretta dentro la chiesa Parrocchiale della terra di Andali, devoluti ed incorporati alla Cassa Sacra: *“Colle di Andali, vignale ignobile, volgarm.te d.o Vignale della Chiesa sito, e posto dentro il Territorio di Belcastro della Capacità, ed estensione tumulate undeci dentro il quale vi esistono molti segni di fabriche antiche, dei quali tt.a undeci, sole tumulate cinque circa, non continuate, ma respettivamente spezzoni spezzoni, dentro esso comprensorio, sono seminabili, confina colle Terre di D. Pietro Paolo Fragale dalla parte di Tramontana, ed il termine divisorio tra di loro è un vallone secco, dall’altre parti confina colle Terre di S. Giovanni ò sia del Fra Cappellanato di Malta, esso vignale tira sino al luogo, volgarm.te d.o La fontana delli jungi, esce alla crista, e crista a basso piglia il vacante sino alle Castagne che sono da quella parte immediatam.te del vallone corr.te il quale divide questo vignale da d.e terre di S. Giovanni, tira la Confinazione p(er) esso vallone Corr.te abasso, esce alle Castagne dell’eredi di Marcantonio Lia in cui vi è un termine divisorio ò sia un sentiero di terreno, che ne indica La Confinazione, finita questa Confinazione tira della parte di sotto altro termine ò sia sentiero di terreno tra esso vignale , e l’accennate terre di S. Giovanni, e và a finire a d.o vallone secco, tra il med.o e le terre del pred.o Sig.re Fragale. V’arbustato con tre piedi di Castagne, due delle quali sono vecchie..” A margine “Questo vignale viene diviso nel mezzo da una publica strada p(er) cui si và alla montagna”.

San Cataldo altro vignale di terre ignobili, sito e posto nel med.o territorio, e dell’estensione e capacità tumulate cinque incirca, dentro il med.o vi stanno alcuni segno o siano pedamenti di fabriche antiche volgarm.te d.te li casaleni di San Cataldo, epperciò delle cinque tumulate di estensione, ne rimangono solo tt.e quattro seminabili perche l’altra tumulata viene occupata da d.e casaleni, confina dalla parte di sotto con le terre d.e Mazolfo del dominio di D. Pietro Paolo Fragale di questa terra, le quali vengono divise da esso vignale per mezzo di un grosso sentiero di terreno, che va a terminare al primo casaleno che s’incontra dalla sud.a parte di sotto, et indi dall’antica via che s’andava a Sersale, dalla parte di tramontana per mezzo la crista di una collinetta, colle terre del fu Arciprete D. Gio. Batt.a Stanizzi oggi per causa di doti possedute da m.ro Antonio Donato di q.a terra, dalla parte soprana, col vignale dell’abolito conventino domenicani di Belcastro, devoluto alla Sacra Cassa, e dal ponente vien terminato da un vallone, che lo divide dalle terre, che erano di pertinenza dell’abolita confraternità, sotto il titolo di S. Anna di q.a sud.a terra.

Scavigna vignale di terre nobili, composte dal pezzotto, anni sono cambiato col fu Arciprete Fragale, a cui essa ven.le cappella diede il pezzotto volgarmente d.o Cuda, e dall’altro vignale pervenuto alla cappella med.a dalla cappella del Purgatorio di Belcastro, tra li quali pezzotto, e vignale per essersi fatta una sola continenza, non vi è segno ora di divisione, sta situato e posto in d.o territorio ed è dell’estensione, e capacità tumulate otto circa, quattro dei quali sono seminabili, ed altre tumulate quattro, consistentino in un timpone pietroso, e boscoso sono inseminabili, potendo servire per solo uso di pascolo. Le terre di queto vignale per causa dell’alluvioni accadute nel passato inverno, e dai trascorsi tremuoti si sono riconosciute in buona parte aperte perche rutolorono , ed ondolorono, verso la parte di sotto per il cui motivo formorono vari stagnetti di acqua. Confinano da d.a parte di sotto colle terre di D. Nicola Talarico di Belcastro, e per il sud.o ondolamento dell’espressate terre di Scavigna si vennero a coprire, e distruggere i termini divisori, ne vi si possono apponere, per esservi un continuato stagno di acqua in d.a confinazione, dalla parte tra levante e greco confina con un vignale di Tomaso Fragale di d.a Terra per mezzo di un termine grosso o sia sentiero di terreno,, continuando verso greco, confina con un vignale di Antonio Gualtieri alias Esopo di Belcastro per mezzo di una macerie di pietre, che per causa dell’alluvioni pred.te alquanto si profondo, e con un vignale dell’abolito conventino dei domenicani incorporato alla cassa sacra, e dalla parte di tramontana colle terre d.e il Pagano dei S.ri Gimigliano di essa città per mezzo di un termine divisorio porzione formato di macerie di pietre, e porzione di un vallone, e tirando in su si esce sopra d.o timpone e finalm.te dalla parte di sopra, tirando verso ponente confina per mezzo di una rupe formata di un abbasso di terreno, che va a terminare in un cristone colle terre ignobili di d.a ven.le cappella, volgarm.te chiamate Iannicani da detto cristone tirandosi a deritto verso levante al termine grosso che divide d.e terre da quelle sopra descritte di Tomaso Fragale e questa linea puol servire per ora di termine, tra esso vignale e le terre di D. Nicola Talarico. V’arbustato di trenta piedi di quercie, cioè dodeci grandi molte annose e con pochi rami, e dieciotto piccole…

Iannicani vignale di terreno corso, ed ignobile sito, e posto nel territorio med.o e dell’estensione, e la capacità tt.e nove circa otto dei quali sono seminabili, ed una infertile perche di terreno volgarm.te d.o oliso, e cotraco, val quanto a dire in cui non si produce nemmeno erba. Confina con una pietra grande sita nel termine della publica via per cui si va alla Cuturella, che divide da esse terre quelle di D. Gio. Iazzolino di Belcastro, scende nel vallone corrente d.o Iannicani, lo quale è dalla parte di ponente, e vallone vallone, lasciando questo sale in su, e si unisce al sopra descritto vignale di terreni nobili di essa ven. cappella, che lo circonda dalla parte di tramontana, e tirando si unisce a d.a pietra grande; va arbustato di tre piedi quercie…

Piede di celso moro nel luogo d.o La Fontanella, possiede inoltre esso piede di celso moro sotto l’orto del q.m Gius.e Stanizzi e m.ro Tomaso Gentile sito nella publica via che conduce alla fontanella, poco distante da questo abitato di Andali, sotto la quale via vi sono li celzi di D. Pietro Paolo Fragale, che un tempo furono di m.ro Pietro Stanizzi…

 

Cappella sotto il titolo dell’Immacolata Concezione eretta dentro la parrocchiale chiesa di questa Terra di Andali

Sgarrillo. Continenza di terre corse nel luogo volgarm.te detto Sgarrillo, sita e posta in questo territorio, e propriamente nel timpone di questa terra di Andali poco distante da questo abbitato, e nella parte che riguarda il settentrione. Dalla parte di occidente confina colle terre di S. Giovanni, osia del Fra’ cappellanato di Malta, per mezzo di un grosso sentiero di terreno che ne indica la confinazione inalterabile, il quale va a terminare verso la parte di maestro in un vallone, che dalla parte di sopra la divide dalle terre degli eredi di Fran.co Peta, dalla parte di tramontana confina col vallone d’acqua corrente detto il fiume Lavandaro, e dalla parte di sotto colle terre dell’eredi di Ferrante Cacossa, tra le quali vi è una vallottella che dimostra pure la confinazione. Va arbustata di sessanta piedi di castagne … Questa continenza è dell’estensione e capacità di tumulate undeci circa, cioè sei seminabili e sono propriamente quelle terre che confinano con quelle di S. Giovanni, o sia del Fra’ cappellanato di Malta, e l’altre cinque inseminabili per essere scoscese lavate dalle piogge, e sterilissime

 

Confraternita sotto il titolo di S. Anna e del Rosario di questa Terra di Andali

San Cataldo comprensorio di terre corse, ed ignobili site e poste nel territorio di Belcastro, nel luogo detto S. Cataldo e dell’estensione e capacità tumulate ventiquattro circa, dodeci dei quali sono seminabili, ed altre dodeci sterili, ed infruttuose a motivo di esser scoscese, e pietrose confinano dalla parte di sopra per mezzo un grosso sentiero di terreno, colle terre demaniali vuolgarm.te d.e comuni di q.a uni.tà di Andali, e propriam.te con quelle, che oggi tiene occupate Fedele Talarico, dall’altra parte confina con un amasso di pietre native, e di là va a ferire ad un altro ammasso di pietre grandi, quindi cala un poco in giù per mezzo di altre pietre più piccole, e va a terminare in un ammasso di pietre di mezzana grandezza, e dall’altra parte confina con il tenimento d.o Vajna del dominio di D. Pietro Paolo Fragale di questa terra e dell’abolito conventino dei domenicani di Belcastro, per la terza parte, indi va a ferire in un vallone, che divide queste terre da quelle, che era di pertinenza della cappella del SS.mo Sagramento di questa predetta terra, e vallone vallone in su, ch’è dalla parte di tramontana, va ad unirsi al pred.o termine, o sia sentiero grosso, che lo divi de dalli comuni di detta terra..

 

Cappella sotto il titolo del Purgatorio eretta dentro la parrocchiale chiesa di Andali

Scavigna, terreno corso, ed ignobile della capacità, ed estensione tumulate sette circa sito, e posto in territorio di Belcastro, sei de quali sono seminabili ed uno inseminabile perché ridotto a pantanoso per lo terreno, che l’anno caduto rotolò a causa dell’alluvioni, e tremuoti, confina dalla parte di mezzo giorno con un vallone di acqua corrente chiamato scavigna, dalla parte di scirocco per mezzo di un termine, o sia sentiero di terreno, colle terre dell’abolita chiesa della sanità della città di Belcastro, dalla parte di tramontana con un vignale Le Pera del r.do Capitolo di essa Città,, e dalla parte di ponente, e lebeccio con il vignale di Tomaso Fragale di Andali per mezzo di un altro termine o rialto di terreno, che tirando in giù va a finire nel sud.o vallone di Scavigna.

Scavigna altro pezzotto di terreno ignobile e corso nella sud.a continenza di Scavigna, della capacità, ed estensione quarti tre di tumulo, confinante da un lato col sud.o vignale volgarm.te d.o Le Pera dello Capitolo di Belcastro, dall’altro lato colle terre di Dom. Grande di Andali, e dalla parte di ponente e mezzo giorno colle terre o sia vignale di Tomaso Fragale. Questo terreno si è riconosciuto per esser in un .. in cui percolano tutte le acque del pendio, terreni che lo circondano, senza averne uscita molto pantanoso…

(ASCZ, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, ff. 1 e sgg.).

Andali

Documenti estratti dai protocolli del Notaio Francesco Mazzaccaro di Belcastro (ASCz)

23.5.1631. Nella terra di Cropani. Joannes Baptista de Urso della città di Belcastro deve avere da Paulo Tantillo del casale di Andali, ducati 31 per obbligo stipulato per mano di Silvestro Vellino, ordinario attuario della terra di Cropani (f. 21).

7.12.1631. Nella città di Belcastro. Il chierico Francesco Scarrillo della città di Belcastro, figlio di Colantonio Scarrillo, da una parte e dall’altra Paulo Tantillo e la figlia Francesca Tantillo, vedova di Andrea Cacossa del casale di Andali, pertinentia di questa città di Belcastro. Paolo Tantillo possiede una vigna in località Cuda confine la vigna di Matteo Strati, la vigna di Matteo Pinnola. La vigna del Tantillo, su richiesta dello Scarrillo che avanza 22 ducati dal Tantillo, fu messa all’asta pubblica nella piazza di Belcastro e comprata dal chierico Iacinto Marsano per ducati 18 con il peso dell’annuo censo di carlini annui 25 dovuti alla cappella del SS.mo Sacramento di Belcastro. La vigna fu poi venduta dal Marsano allo Scarrillo per lo stesso prezzo. Lo Scarrillo la ridiede al Tantillo con le stesse condizioni (ff.32-33r).

24.2.1632. Nella città di Belcastro. Ioannella Mazza, vedova di Antonio Strata, con il consenso dell’arcidiacono Ioanne Battista Lazzaro, da una parte e dall’altra Antonio Pignerio di Belcastro. La Mazza possiede una vigna “vitibus vitatam et diversis arboribus arborata in località Cuda “iuxta vineam et castanetum Thomae Priamo, vineam Marci Pignerio (francam / salvo tamen ab onere annui reditus ab hodie in antea q.n.s si esset cui de jure). La Mazza la vende al Pignerio per ducati 24 (f. 56).

28.6.1633. Sposalizio tra Tommaso Priamo, della città di Belcastro, e la vedova Ippolita Galati. Tra le doti vi è “una possessione arborata di celzi, et altri arbori, et con terreno contiguo a d.a possess.e confine la possess.e di D. Cesare Galati, la possess.e di Masi Pignieri et altri fini posta detta possess.e nel territorio di d. a città in loco d.o ascavigna (f. 28).

19.10.1633. Nella città di Belcastro. Pater Frater Thomas Ciaccio Bellicastren. Ordinis Praedicatorum procuratore di Ioanne Battista de Urso da una parte e dall’altra Paolo Tantillo e Francesca Tantillo vedova di Andrea Cacossa del casale di Andali di pertinenza della città di Belcastro. I Tantillo sono gravati di un annuo censo di ducati cinque per il capitale di ducati 50 per la celebrazione di una messa settimanale nella chiesa o cappella di Santa Maria della Pietà per le anime del purgatorio. I Tantillo possiedono una vigna “diversis arboribus arboratam et vitibus vitata in loco ubi dicitur Cuda iuxta vineam mattei strata della città di Belcastro vineam marcelli lo preite … Duo castaneta unum positum intus castanetum S.ti Joannis et alterum in loco ubi dicitur S.to Cataudo iuxta terras fran.ci caputi castaneas marii rota … domum sitam et positam intus casalem Andali positam supter eccl.am ipsius casalis iuxta domum dominici Ciancio via mediante et alios fines … Franca salvo tamen ab onere annui reditus cui de jure”. Il Ciaccio compra una parte del capitale che grava sui beni dei Tantillo (ff.71-72).

11.1.1634. Nella città di Belcastro. Angelus Yrovasi di Belcastro da una parte e dall’altra Cesare Yrovasi. Angelo possiede in comune e indiviso con cesare, Maria Ratta e Aurelia Salvati un castagneto in località Cuda “iusta castanetum fragostinae Caputae, possessionem Angeli Venuti al presente del chierico Aloisio de Cummisso (f. 12).

6.9.1636. Aurelia e Tommaso Cosco, figli ed eredi di Pietro Cosco, possiedono “uno vignale di terre arborato con cerze, uno sorbo, uno celso, et altri alberi loco detto ascavigna, confine la possessione di Dianora Schipano e la possessione di Domenico Altomare (f. 20).

20.1.1638 nel casale di Marcedusa. Contratto tra Thomas e Ioannis Stanizzi del casale di Marcedusa e Gorigus (Giorgio) Peta del Casale di Andali. Gli Stanizzi possiedono nel distretto del casale di Andali, territorio della città di Belcastro, nel luogo detto “lo vallone de Cipulla” una possessione confine la possessione di Giorgio Colistra del predetto casale di Andali, “viam per quam itur ad marinam viam publicam et alios fines”. La vendono al Peta per 60 ducati (ff. 46v-47). La possessione degli Stanizzi era “arborata di cerza celsi et altri alberi”.

20.2.1638. Nel casale di Marcedusa. Caterina Petruzzo del casale di Marcedusa, col consenso del marito Giorgio Toccio, da una parte e dall’altra Tommaso Stanizzi dello stesso casale. La Petruzzo possiede la terza parte di una possessione “et proprie illam ex parte inferiori que fuit Jonnis Petruzzo sitam et positam in districtu casalis Andali territorium civitatis Belcastri iuxta possessionem Giorgi Colistra casalis Andali viam per quam itur ad marinam. “francam / salvo tamen ab onere annui reditus spettantis super p.tta parte possessionis ab hodie in antea cui de jure/”. La vende allo Stanizzi per 20 ducati (f. 46).

3.5.1638. Nella città di Belcastro. Contratto di matrimonio tra Detio Visciglia ed Elisabetta Schipano, figlia del fu Jacobo Schipano. Tra le doti una vigna in località Cuda confine la vigna di Gioanne Garcea e la vigna di Salvatore Cacossa del casale di Andali. (f. 58).

5.6.1638. Nella città di Belcastro. I coniugi Francesco Casizzone e Angilella Pignerio possiedono una possessione in località ascavigna “arboratam olivis, quercis sicomis et aliis arboribus una cum terris nobilibus et et ignobilibus cum d.a possess.e existentibus iuxta possessionem dittam de Spinello, possessionem Dianorae Schipano et alios fines” (f. 60).

30.8.1638. Nella città di Belcastro, Il Chierico Luca Antonio La Rocca, procuratore della cappella del SS.mo Corpo di Cristo situata dentro la cattedrale da una parte e dall’altra Ioannes Stanizzi del casale di Andali. Lo Stanizzi possiede una vigna e celsi in località cuda confine la vigna di marcello lo preite di belcastro e la vigna di Andrea Spata di Andali (f. 67).

6.10.1638. Nella città di Belcastro. Julia Caputa, vedova di Angelo Morello, possiede “ hortalem sicomorum in loco ubi dicitur nasari, iuxta sicomorum heredum q.m Joannis Laurenti, et Horatii Carpansano viam publicam per quam itur ad casalem Andali” (f. 75).

7.11.1638. Nella città di Belcastro. Tra le doti tra Giovanni Battista Corea e Caterina Ratta vi una vigna in località Cuda confine la vigna di Giovanni Garcea (f. 84).

27.11.1638. Nella città di Belcastro. Il chierico Joannes Jacobus Morelli possiede “quendam petium terreni arboratum quercis et castaneis situm et positum in loco ubi dicitur sop.a Andali iuxta castaneas, et terras Sancti Joannis Baptistae Religionis Maltae, iuxta castaneas heredum q.m Joannis Peta (f. 83).

10.12.1638. Nel casale di Marcidusa. Tommaso Stanizzi del casale di Marcedusa da una parte e dall’altra Giorgio Peta del casale di Andali. Lo Stanizzi vendette una possessione a Giorgio Peta posta nel territorio della città di Belcastro seu destritto del casale di Andali in loco dove si dice lo vallone di Cipulla arborata detta possessione di cerze celsi et altri alberi confine la possessione di Giorgio Colistra, la via che si cala alla marina et altri confini” (f. 86).

15.1.1639. Nella città di Belcastro. Domenico e Tommaso Altomare possiedono “quendam vinialem in loco ubi dicitur ascavigna, iuxta vinialem lupi ratta, iuxta vinialem heredum q.m Micahelis Amoruso, iuxta possessionem ipsorum de Altomare, iuxta vinialem SS.mae Annunciationis dittae Civitatis …. Alium vinialem, que fuit q.m Scipionis de Vono positum in su.dicto loco iuxta vinialem R.di D. Joannis Thomae Casizzone, vallonem seu cursum aquae que exit dallo pantano” (f. 92).

10.3.1639. Nella città di Belcastro. Domenico e Tommaso Altomare possiedono “una possessione arborata di celzi, olive, cersi, fico et altri arbori domiti et indomiti, con una vigna arborata con diversi alberi” in località asca vigna confine la possessione di Dianora Scipano, i vignali di D. Rev. Gio. Tommaso Casizzone, la vigna di Masi Pigniero (f. 98).

10.4.1639. Nella città di Belcastro. Contratto tra Antonio Petruzzo del casale di Andali della pertinenza della città di Belcastro ed il reverendo Petro Mazza della città di Belcastro. Il Petruzzo ha un censo di Carlini 8 per ducati 8 di capitale sopra la “vinea” del reverendo Mazza posta in territorio di Belcastro in località Cuda “iuxta vineam Pauli Tantillo p.tti Casalis, vineam Mattei Strata, et alios fines”. Poiché il Petruzzo è in debito con Il SS.mo Sacramento del casale di Andali per ducati 8 per l’affitto di alcune capre (duc. 4 per quest’anno e duc. 4 per l’anno venturo), cede l’annuo censo per ducati 8 di capitale al Santissimo Sacramento (f. 103).

3.10.1639. Nella città di Belcastro. I fratelli Horatius e Antonius Pignerius, figli ed eredi di Adoritio, dichiarano che il loro padre vendette al fu Salvatore Cacossa del casale di Andali una vigna in località Cuda confine la vigna di Antonino Vadulato, lo vignale delli heredi del q.m Mario Rota (f. 118).

28.8.1641. Il rev. Giovanni Tommaso Gargano acquista all’asta “quendam costam seu vinialem vulg.r dittam de trumbetta iuxta flumen dittum de nasari vallonem dittum de cipulla, terras nominatas li cruci thomae Priamo, et vallonem vallonem rursum qui dividit costam p.ttam cum costam de girormilla” (f. 141).

14.10.1641. Nella città di Belcastro. Contratto tra Caterina Spata del casale Andali, vedova di Nicola Sciumbata, e il Mag. Antonio Pignerio della città di Belcastro. La Spata possiede “vineam de vitibus vitatam et diversis arboribus arboratam cum ficis quercis sicomis et aliis arboribus et cum terreno circum circa vinie p.tte” “in loco ubi dicitur Cuda iuxta vineam Thomae Priamo, iuxta vineam Mattei Forino, vineam Fran.ci Strata iuxta vallonem quem dividit terrenum Giorgi Peta Casalis Andali et vallonem rursum, confinat cum possessione heredum q.m Angeli Venuto. Lo vande per 52 ducati (f. 113).

20.7.1642. Nella città di Belcastro. Todaro Peta ed il figlio il chierico Paolo Peta da una parte e dall’altra i RR. Frati Antonio di Rossano, guardiano del monastero di S. Francesco d’Assisi di Belcastro, frate Francesco de Cotroni, sacerdote e procuratore del monastero, frate Thomas Buffone di S.ta Sofia, frater Dominicus Milo de Rossano laico. I Peta possiedono una vigna di viti vitata, et diversi arberi arborata sita nel distretto del casale di Andali in località Cuda, confine la vigna di Antonio e Francesco Peta, lo vallone di Andali e altri confini e una continenza di case poste dentro il casale di Andali confine la casa di Giorgi Peta e la casa di Francesco Peta. Trovandosi in grande necessità, prendono in prestito dai frati ducati 20 al tasso del 10% sui loro beni (censo di carlini 20 annui) (f. 189).

1.8.1642. Nella città di Belcastro. Minica Masci del casale di Andali, pertinenza della città di Belcastro, vedova di Petro Peta, monaca domestica dell’ordine di S. Domenico, ed il figlio Georgio Peta dello stesso casale da una parte e il R.do frate Antonio de Rossano, guardiano del monastero di S. Francesco d’Assisi, che attualmente si trova solo nel monastero. I Peta possiedono una continenza di terre “ingnobilium” nel territorio della città in località Campia ed un’altra possessione “diversis Arboribus arboratam” … sotto il casale in località “lo vallone de Cipulla iusta viniam Georgi Colistra del predetto casale e la via pubblica ed un certo orto “sicomorum” similmente sotto detto casale iusta terrenum Ioannis Peta Thomae Priamo ed una continenza di case dentro il casale confine la casa di Todaro e Francesco Peta ed un’altra continenza di case “cum orto contiguo” posta dentro il casale. Tali beni sono franchi “salvo tamen ab onere redituum qns” e solo gravati di un annuo censo di ducati 7 per un capitale di ducati 70 dovuti alla chiesa della SS. Annunziata della città di Belcastro. Trovandosi in grande necessità la Masci ed il figlio prendono in prestito dai frati ducati 70 al 10% (ff. 186-187).

12.8.1642. Nella città di Belcastro. Andrea Forino di Belcastro da una parte e dall’altra i RR. Padri Domenico di Belcastro, priore del monastero di S. Domenico, Tommaso Ciaccio, Antonino da Belcastro, Jo. Battista de Aia, procuratore del monastero, Tommaso di Mesoraca e Tommaso da Bisignano, lettore. Il Forino possiede una casa in Belcastro ed una vigna in località Cuda confinante con la vigna di Tommaso Priamo e con la vigna del mastro Antonio Pignerio. Trovandosi in grande necessità sottomette i suoi beni ad un annuo censo prendendo in prestito dai frati ducati 19 al 10% (f. 190).

2.9.1642. Nella città di Belcastro. Nicola Sulla del casale di Carraffa e Minica Colistra del casale di Andali, attualmente abitante nel casale di Carraffa, vedova di Angelo Sulla da una parte e dall’altra Francesco Peta del casale di Andali pertinenza della città di Belcastro. Il Sulla e la Colistra possiedono una casa nel casale di Andali confinante con la casa del q.m Joannis Colistra e la casa del q.m Petro Colistra. La vendono al Peta per ducati 15 (ff. 192v-193r).

22.10. 1642. Nella città di Belcastro. Paolo Apa del casale di Andali attualmente abitante nel casale di Zingarie da una parte e dall’altra Petro Dara del casale di Andali. L’Apa possiede nelle circonferenze (“in circumferentiis”) del casale di Andali nel luogo detto “dietro la Chiesa” una vinea confine “ortum magistri Michaelis, viam per quam itur allo lavaturo, et via sursum quae confinat cum funtanella. La vende per ducati 12 al Dara (ff. 196-197r).

3.11.1642. Nella città di Belcastro. Vincenza Coco, vedova di Nicola Scarillo, possiede un annuo censo sulla vigna di Matteo Strata situata in località Cuda “iuxta possessionem Marcelli lo Preite e un’altra vigna dello Strata (f. 198).

15.1.1643. Nella città di Belcastro. Anna Lazzaro, vedova di Iacobo Invida, possiede “quendam continentiam domorum sitam et positam intus p.ttam civitatem in loco ubi dicitur sancta maria iuxta ecc.am dirutam sancti Joannis domus Cl. Lucae Antonii Pitera Civitatis Catanzarii …” (f. 205).

7.4.1643. Nella città di Belcastro. Da una parte i coniugi Vittoria Vaccara e Joannes Paulus Gargano, dall’altra il Rev.do Joannes Bartolus Nicoletta Civ.tis eiusdem et Presbiter Casalis Andali. I coniugi vendono al Nicoletta una “costam arboratam prunis pede uno quercae et aliis arboris” in località “lo vallone delli canali” (f. 210v-211r).

9.4.1647. Nel casale di Andali. Georgio Peta del casale di Andali, pertinenza della città di Belcastro da una parte e dall’altra Joahannes Baptista Carpansano della città di Taberna e la madre Lucrezia Gargano. Il Peta nei giorni passati ha comprato dal Carpansano e dalla Gargano un territorio chiamato la Caputa, Angli e Camere nel territorio di Belcastro confine il feudo detto Moglicane di Carlo Mannarino di Catanzaro, il territorio detto li fleri della religione di Malta, la gabella detta l’acqua della fico di Ottavio di Diano ed altri confini per ducati 1000. Firmano il Diacono Joanne Stanizzi, il chierico Ioanne Domenico Catizzone, il chierico Ioanne Nicoletta e Petro Dara (ff. 21-22).

1.2.1648. Nella città di Belcastro. Nel contratto di matrimonio tra Angilus Greco e Isabella Steriti, figlia di Marco, tra le doti vi è “una continentia di terre arborate di castagne, e cerze in loco ditto Cuda confine le castagne dell’heredi del q.m Minico Borrello, confine le castagne di Masi Cimino, et altri confini” (f. 90).

27.4.1648. Nella città di Belcastro. Il chierico Francesco Buba e la madre Nescia Stanizzi, vedova di Antonio Buba, del casale di Marcidusa da una parte e dall’altra Joannes Pinnola del casale di Andali. Il Buba e la madre possiedono una casa dentro il casale di Andali “iuxta domum Aloysii Carullo via med.te, iuxta domum viduae q.m Pauli Masci via med.te et alios fines”. La casa è pervenuta per eredità dal fu Antonio Buba. La casa è franca “salvo tamen ab onere carelorum trium anno quolibet solvendorum Ducali Curiae huius Civitatis iusta solitum”. Trovandosi in grande necessità, la vendono per ducati 25 (ff. 98v-99).

27.8.1648. In casale Andali. Da una parte Thomas Colistra del casale, figlio di Giorgi Colistra, e dall’altra la vedova Sigismunda Schipano del casale, il figlio Dominicus Peta e la figlia Margarita Peta. Sposalizio tra Tommaso Colistra e Margarita Peta. Sottoscrivono l’atto tra gli altri il presbitero Ioanne Stanizzi di Andali ed il diacono Paulo Peta di Andali, il presbitero Joanne Bartolo Forino ed il clerico Josepho le Chiane (ff. 101-102).

31.8.1648. Nella città di Belcastro. Joannes Cacossa alias Conte del casale del Andali da una parte e dall’altra il presbitero Luca Antonio La Rocca della città di Belcastro. Il Cacossa possiede una casa dentro il casale confine la casa di Antonio Colistra e la casa di Paolo Cacossa via mediante. Inoltre possiede una “vinea” nel territorio di questa città loco La Cuda, iuxta vineam Petri Dara, iuxta vineam Antonii Vadulato ed altri confini ed un’altra vinea nel luogo detto “sopre Andali” iuxta vineam Petri Colistra. Trovandosi in necessità le sottomette ad annuo censo di carlini 20 per ducati 20 di capitale concesso dal presbitero (ff. 105-106).

6.9.1648. Nella città di Belcastro. Ioanne Pennola del casale di Andali pertinenza della città di Belcastro da una parte e dall’altra il frate Petro de Catanzaro, guardiano del monastero di S. Francesco d’Assisi, e frate Matteo de Castro Villaro. Il Pennola possiede una continenza di case dentro il casale confine la casa della vedova di Petro Dara via mediante e la casa della vedova di Antonio Petruzzo ed una vinea posta nel distretto di detto casale confine la vinea di Paolo Tantillo. Li sottomette ad annuo censo di carlini 20 per ducati 20 ai frati (ff. 55-56).

19.9.1648. Nella città di Belcastro. Giorgio Peta del casale di Andali, pertinenza della città di Belcastro, da una parte e dall’altra Antonio Peta dello stesso casale ed inoltre il reverendo padre frate Michele di Belcastro Prov., frate Ioanne Baptista de Suriano, frati assegnati nel convento di S. Domenico di Belcastro. I Peta dichiarano che negli anni passati hanno comprato con patto di retrovendendo dai Campagna della città di Catanzaro una gabella di terre aratorie nobili poste in territorio di Belcastro in località la Caputa confine le terre del convento di San Domenico, confine il territorio della Caputa di Giorgio Peta, confine la gabella di Ottavio di Diano detta l’acqua della fico per ducati 200 (ff. 71v-72).

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Note

[i] Pellicano Castagna M, La storia dei feudi nobiliari della Calabria, p.181.

[ii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1699.

[iii] ASN, Tesorieri e Percettori vol. 4087 (ex 485), Conto di Turino Ravaschiero (a. 1564-1565) I-II.

[iv] Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la tassazione focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici Meridionali, 3/1991, p. 265.

[v] ASN, Tesorieri e Percettori Fs. 506/4109, ff. 22, 68v, 95.

[vi] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1592.

[vii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1597.

[viii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1603.

[ix] ASN, Tesorieri e Percettori Fs. 558/4162, f. 86v.

[x] ASN, Tesorieri e Percettori Fs. 561/4165, I, f. 41.

[xi] Barbagallo de Divitiis M. R., Una fonte per lo studio della popolazione, Roma 1977, p. 60.

[xii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1612.

[xiii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1620.

[xiv] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1627.

[xv] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1692.

[xvi] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1707.

[xvii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1703.

[xviii] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, a. 1650, f. 237v.

[xix] Russo F., Regesto, 31454.

[xx] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1634.

[xxi] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1645.

[xxii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1641.

[xxiii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1645.

[xxiv] ASV, Nunz. Nap. 182, f. 28, in Russo F., Regesto 57514.

[xxv] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1665.

[xxvi] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1673.

[xxvii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1677.

[xxviii] Nel 1648 il rev.do Joanne Bartolo Nicoletta è arciprete di Belcastro. ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, a. 1648, f. 236.

[xxix] Russo F., Regesto, 36609.

[xxx] Russo F., Regesto, 40952.

[xxxi] Russo F., Regesto, 51294.

[xxxii] Russo F., Regesto, 65388.

[xxxiii] Russo F., Regesto, 67532.

[xxxiv] Russo F., Regesto, 68632.

[xxxv] Russo F., Regesto, 76785.

[xxxvi] ASCz, Not. F. Mazzaccaro b. 161.

[xxxvii] ASCz, Not. F. Mazzaccaro b. 161, a. 1650, ff. 236v, 237v.

[xxxviii] Cola Peta risulta proprietario delle terre di Mutrò in territorio di Crotone che poi passarono a Tommaso Sculco, AVC, Acta, 1699, f. 67v.

[xxxix] Marafioti G., Croniche, p. 214.

[xl] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1699, 1707.

[xli] “Colle di Andali, vignale ignobile, volgarm.te d.o Vignale della Chiesa sito, e posto dentro il Territorio di Belcastro della Capacità, ed estensione tumulate undeci dentro il quale vi esistono molti segni di fabriche antiche, dei quali tt.a undeci, sole tumulate cinque circa, non continuate, ma respettivamente spezzoni spezzoni, dentro esso comprensorio, sono seminabili, confina colle Terre di D. Pietro Paolo Fragale dalla parte di Tramontana, ed il termine divisorio tra di loro è un vallone secco, dall’altre parti confina colle Terre di S. Giovanni ò sia del Fra Cappellanato di Malta, esso vignale tira sino al luogo, volgarm.te d.o La fontana delli jungi, esce alla crista, e crista a basso piglia il vacante sino alle Castagne che sono da quella parte immediatam.te del vallone corr.te il quale divide questo vignale da d.e terre di S. Giovanni, tira la Confinazione p. esso vallone Corr.te abasso, esce alle Castagne dell’eredi di Marcantonio Lia in cui vi è un termine divisorio ò sia un sentiero di terreno, che ne indica La Confinazione, finita questa Confinazione tira della parte di sotto altro termine ò sia sentiero di terreno tra esso vignale , e l’accennate terre di S. Giovanni, e và a finire a d.o vallone secco, tra il med.o e le terre del pred.o Sig.re Fragale. V’arbustato con tre piedi di Castagne, due delle quali sono vecchie…”, in Inventario degli averi e delle rendite della Ven. Cappella del SS.mo Sacramento eretta dentro la chiesa Parrocchiale della terra di Andali, devoluti ed incorporati alla Cassa Sacra, ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro.

[xlii] San Cataldo. Terreno ignobile, sito e posto in esso territorio e propriam.te nella Colla di Andali, della capacità ed estenzione tt.e tre circa, in parte seminabile, confina colla parte destra col vignale d.o S. Cataldo di Vitaliano Donato di Andali, dalla sinistra, col vignale d.o S. Cataldo della V.bile Cappella SS.mo di Andali med.o, dalla parte di sotto col vignale di Francesco Filippello dell’istesso Andali, e dalla parte di sopra, lo circonda anche il d.o vignale del SS.mo, ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, f. 10v.

[xliii] 15.1.1643. Nella città di Belcastro. Anna Lazzaro, vedova di Iacobo Invida, possiede “quendam continentiam domorum sitam et positam intus p.ttam civitatem in loco ubi dicitur sancta maria iuxta ecc.am dirutam sancti Joannis domus Cl. Lucae Antonii Pitera Civitatis Catanzarii …”, ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, 1643, f. 205.

[xliv] Rende P., Gli Ospitalieri, i Templari ed i casali di S. Martino e di S. Giovanni in territorio di Genitocastro, poi Belcastro, in www.archiviostoricocrotone.it

[xlv] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, ff. 71-72.

[xlvi] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, ff. 186-187.

[xlvii] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, ff. 98v-99.

[xlviii] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, ff. 55-56.

[xlix] ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro.

[l] “Croce di Andali. Terre ignobili della capacità tt.e otto circa, sito e posto nel terr.o di essa Città, e propriamente dalla parte di sotto della T.ra di Andali, confinano da un lato col fondo Trombetta del Mag.co D Giovanni Jozzolino, dall’altro con un vignale del Decanato di essa Città, dalla parte di sopra colla via publica e col vignale di Margarita Peta di Andali, e da quella di sotto colli Pistonelli di d.a Terra. Il termine che le circuisce è anche di un rialto o sia sentiero di terreno, che ne indica la confinazione. Per essere terreno sterile si è liquida la rendita in sola semina perché ignobile – grano tt.a 4.” ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, 1784, f. 7.

[li] “Vajina. La terza parte di un comprensorio di un terreno nobile, posto nella montagna di essa Città, perché l’altre due parti in oggi si posseggono da D. Paolo Fragale di Andali e dell’esten.ne e capacità tt.e sessanta, sedici de quali sono seminabili e quaranta quattro scascese alpestri ed inseminabili. Confina dal destro lato con un cavone o sia vallone che lo divide dalla difesa della Cerva, dal lato sinistro colle terre volgarmente dette Comuni dell’Università di Belcastro, Andali e Cuturella, dalla parte di sopra colle Colle di S. Cataldo, e dalla parte di sotto col Fiume Crocchia, con termini visibili divisori ed inalterabili per ogni lato. Va arbustato con piedi di carigli vecchi di niun frutto”. ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, ff. 11v-12r.

[lii] 1.8.1642. Minica Masci del casale di Andali, vedova di Petro Peta, monaca domestica dell’ordine di S. Domenico, ed il figlio Georgio Peta dello stesso casale, possiedono un certo orto “sicomorum” similmente sotto detto casale iusta terrenum Ioannis Peta Thomae Priamo ed una continenza di case dentro il casale cum orto contiguo”. ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, a. 1642, ff. 186-187.

[liii] ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, ff. 67 e sgg.

[liv] Platea de le robbe stabili, e censi , che detto Ill.mo e R.mo Sig.r Baglio Cagnolo, e sua Balial Corte tiene in Belcastro e sua Grancia (1614). National Library of Malta, Vol. AOM 6196, f. 54.

[lv] Primi censuari del castagneto sono: Indici Tamante Coco, Tangano Dalito, Iacono Grandello, Pietro de Diano, Antonio Fagullo, Paolo Nutiato, Gio. Matteo Massaro, Petruzzo de Mastro Angelo, Cler. Antonio Iurdano, Donno Gio. Battista Gabriele. Delle vigne di San Giovanni: D. Battista de Terlo, D. Francesco Floruto, Polidora Marincola, Francesco dela Castellana. Nota deli censi in danari spettantino alla preditta grancia di Belcastro in N.L.M., Vol. AOM 6196, ff. 55-56.

[lvi] “Questo vignale viene diviso nel / mezzo da una publica strada p(er) / cui si và alla montagna”. 27.11.1638. Nella città di Belcastro. Il chierico Joannes Jacobus Morelli possiede “quendam petium terreni arboratum quercis et castaneis situm et positum in loco ubi dicitur sop.a Andali iuxta castaneas, et terras Sancti Joannis Baptistae Religionis Maltae, iuxta castaneas heredum q.m Joannis Peta. ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, a. 1638, f. 83.

[lvii] “Sgarrillo. Continenza di terre corse nel luogo volgarm.te detto Sgarrillo, sita e posta in questo territorio, e propriamente nel timpone di questa terra di Andali poco distante da questo abbitato, e nella parte che riguarda il settentrione. Dalla parte di occidente confina colle terre di S. Giovanni, osia del Fra’ cappellanato di Malta, per mezzo di un grosso sentiero di terreno che ne indica la confinazione inalterabile, il quale va a terminare verso la parte di maestro in un vallone, che dalla parte di sopra la divide dalle terre degli eredi di Fran.co Peta, dalla parte di tramontana confina col vallone d’acqua corrente detto il fiume Lavandaro, e dalla parte di sotto colle terre dell’eredi di Ferrante Cacossa, tra le quali vi è una vallottella che dimostra pure la confinazione. Va arbustata di sessanta piedi di castagne … Questa continenza è dell’estensione e capacità di tumulate undeci circa, cioè sei seminabili e sono propriamente quelle terre che confinano con quelle di S. Giovanni, o sia del Fra’ cappellanato di Malta, e l’altre cinque inseminabili per essere scoscese lavate dalle piogge, e sterilissime. ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, f. 1.

[lviii] ASV, Rel. Lim. Bellicastren. 1735.

[lix] Vignale di Sammarco o sia Oliveto confina “dalla parte di sotto colla via publica, che conduce alle molina di essa città ed in Andali”, 1784, f. 4. “Molino. In oltre possiede un molino da questa parte il Fiume Nasari, o sia dalla parte di d.a Città di Belcastro, ed è il primo che si ritrova, quando si viene dal Casale di Andali, sotto la publica via e propriamente sotto il piede del feudo della Regia Corte volgarm.te d.o Spina in pede, sta situato nel pred.o territorio macinante con saetta di legname e coll’acque di d.o Fiume Nasari”. ASCz, Cassa Sacra, Atti Vari, Belcastro, Convento domenicano, f. 16v.

[lx] “hortalem sicomorum in loco ubi dicitur nasari, iuxta sicomorum heredum q.m Joannis Laurenti, et Horatii Carpansano viam publicam per quam itur ad casalem Andali”. ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, a. 1638, f. 75.

[lxi] “quendam costam seu vinialem vulg.r dittam de trumbetta iuxta flumen dittum de nasari vallonem dittum de cipulla, terras nominatas li cruci thomae Priamo, et vallonem vallonem sursum qui dividit costam p.ttam cum costam de girormilla,” ASCz, Not. F. Mazzaccaro, b. 161, f. 141v.

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