Del “Ritiro” di Mesoraca

Mesoraca (KR), l’altare maggiore della Chiesa del Ritiro.

Mesoraca, che contava 2283 anime con 37 preti e 22 chierici e tre chiese parrocchiali, con il loro territorio ben definito, dovette subire le scosse del terremoto, che dal dicembre 1743 si prolungò per buona parte del 1744. A causa del sisma la chiesa matrice di San Nicola Pontefice, di cui era parroco maggiore Antonino Lamanna, andò distrutta. Anche le abitazioni e gli altri edifici sacri furono seriamente lesionati. A causa della distruzione della matrice, le funzioni sacre furono trasferite nella chiesa filiale dell’Annunziata, che era situata nell’ambito della stessa parrocchia.

Don Matteo Lamanna (15 ottobre 1710 – 25 agosto 1772) fondatore del Ritiro.

Nel catasto onciario di Mesoraca del 1746 troviamo la descrizione dei beni del sacerdote Don Matteo Lamanna, figlio del fisico Gio. Domenico, e della fu Palumba Lamanna. Dall’elenco sappiamo, che egli aveva potuto accedere al sacerdozio grazie all’aiuto dello zio, il reverendo parroco Don Antonino Lamanna, che aveva costituito il suo patrimonio sacro. Il patrimonio, che dava una rendita annua di circa 40 ducati, era formato da un castagneto in località l’Incusinati, da due oliveti uno con vigna in località La Torre e l’altro con castagne in località Matonteo, da una vigna con alberi da frutto in località Le Manche di Campizzi e da un vignale nel luogo La Filippa. I beni erano gravati da due censi di carlini venti, uno dovuto alla chiesa della Nunziata e l’altro alla Camera Ducale.[i]

Si deve a Matteo Lamanna la fondazione di un “Ritiro” di sacerdoti eremiti, che seguivano i principi di San Filippo Neri; un oratorio di incontro, di preghiera, di meditazione, di educazione e di studio della gioventù e di espiazione,[ii] soprattutto rivolto ai bisognosi e ai religiosi. Il “Ritiro” fu ampliato dal “rettore” Matteo Lamanna nel 1748 con l’acquisto di un palazzo da D. Felice Antonio Rossi, con lo scopo di unirlo alle “fabriche del Sagro Ritiro dei Preti di Mesoraca”.[iii] Ben presto la questua, che questi sacerdoti eremiti praticavano, suscitò la protesta dei frati cappuccini del convento di S. Maria degli Angeli di Mesoraca, i quali inviarono una petizione alla Congregazione dei Vescovi e dei Regolari, riguardante la fondazione fatta da Matteo Lamanna di una casa di sacerdoti eremiti. La petizione era stata poi rimessa all’inizio di dicembre 1750 all’arcivescovo di Santa Severina Nicola Carmine Falcone (1743-1759), il quale doveva intervenire e vietare ai predetti sacerdoti la questua e l’abito eremitico.[iv]

L’erezione del Ritiro fu osteggiata tanto che l’opera fu bloccata per due anni da un veto regio. In seguito per l’interessamento dell’arcivescovo Nicola Carmine Falcone, il quale sopportò una considerevole spesa, fu ottenuto l’indulto.[v] Nel 1761 il sacerdote Matteo Lamanna (1710-1772) diede avvio alla costruzione della chiesa intitolata dapprima alla Vergine dei Sette Dolori e poi all’Assunta. La costruzione terminata nel 1768 fu poi proseguita anche dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 1772. Finita la costruzione la chiesa fu decorata di un pergamo (1768), di un ciborio (1772) di un altare maggiore (1773), di numerosi dipinti alcuni di Pietro Basile e di Vitaliano Alfì (1772), commissionati dalla D.na D. Rosa Capocchiani, dal Mag.co Nicola Longobucco, dalla Domina D. Rosaria Scandale, dal U.J.D. Dom. D. Franc. M. Andreoli, da Petrus Phalestus. La chiesa sarà consacrata dall’arcivescovo di Santa Severina Antonio Ganini il 31 ottobre 1779.[vi]

Mesoraca (KR), la Chiesa del Ritiro.

Le visite dell’arcivescovo di Santa Severina Antonio Ganini

L’arcivescovo Antonio Ganini, nel dicembre 1765, così descrive nella sua prima “Relazione ad Limina” la situazione religiosa di Mesoraca. La terra conta 2062 abitanti, 22 preti, 2 diaconi, 2 suddiaconi, 2 chierici e 10 novizi. Ci sono tre chiese parrocchiali, ognuna delle quali ha il suo curato rettore, che ha la cura dei suoi parrocchiani. La chiesa matrice sotto il titolo di San Nicola Pontefice con alcune case vicine fu distrutta molti anni fa dal terremoto perciò tutte le funzioni solenni con tutto il clero si tengono nella chiesa dell’Annunziata, che supplisce la matrice e custodisce il tabernacolo con la SS. Eucarestia, la fonte battesimale e gli oli santi per coloro che sono soggetti alla sopraddetta matrice.

Oltre all’altare maggiore ci sono altri cinque altari, che sono amministrati parte dai patroni e parte da un procuratore della chiesa. La cura delle anime è esercitata in essa dal reverendo D. Francesco Longobucco, in verità le funzioni solenni, alle quali partecipano tutto il clero e gli altri curati, sono condotte dall’arciprete, che è il capo del clero. La chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Pietro Principe degli Apostoli è retta dal predetto arciprete curato, il reverendo D. Nicola Fico. Essa ha altare, luogo per i sacri oli e fonte battesimale. Per portare il viatico agli infermi si usa la sacra pisside, che è conservata in una casa vicina, dove vivono assieme preti missionari. La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è retta dal suo parroco, che è il reverendo D. Domenico Brizzi. Ha oltre all’altare maggiore un altro laterale sotto il titolo della Beata Maria Vergine Dolorosa ed il luogo per i sacri oli, in verità per il viatico da portare agli infermi si usa la sacra pisside, conservata con maggior decoro nella chiesa dedicata alla Purificazione della B.M.V., che è più frequentata dalla popolazione perché più vasta della sopraddetta parrocchiale di S. Giovanni Battista. In essa ci sono cinque altari, retti parte dal loro procuratore e parte dai rispettivi patroni, i quali li provvedono del necessario. La chiesa dedicata alla Beata Vergine dei Sette Dolori assieme alla casa, nella quale convivono i predetti preti missionari, ha oltre all’altare maggiore altri tre altari, che sono retti dal reverendo rettore e capo dei conviventi il reverendo D. Matteo Lamanna.[vii]

L’arcivescovo Antonio Ganini visitò più volte il “Ritiro”. Di esso ne dà una descrizione, a volte sommaria, nelle visite pastorali di Mesoraca, avvenute nei giorni 12 febbraio 1762, 16 gennaio 1771, 27 giugno 1776, 8 febbraio 1778 e 10 febbraio 1779.[viii] Allora nella “Pia Casa” abitavano circa una ventina tra sacerdoti, chierici e frati, governati da un rettore.[ix]

Dalla “Visita pastorale” a Mesoraca dell’arcivescovo Antonio Ganini del 12 febbraio 1762. Visitò dapprima la chiesa della pia casa della Vergine Dolorosa:[x] “ad venerabilem Eccl.ae Piae Domus Virg.s Dolorosae, aqualustrali Clero,et Populo benedictis, eisque impertitis indulgentiis, Clerum ipsum ad S. obedientiam per manus osculum admisit; et post peractam Defunctis absolutionem visitavit SS.m Sacramentum Eucharistiae in Tabernaculo collocatam, in quo omnia invenit bene disposita; Procedens exinde ad visitationem Altarium, et tum reperisset perquam eleganter ornatam, et sacrestiam sacrae suppellectili etiam praeziosae superambundantem perennes Deo gratias agens, summam Rev. D. Matthei Lamanna Fundatoris, pietatem, zelum, et solertiam commendavit”.

Visita pastorale a Mesoraca del 16 gennaio 1771 dell’arcivescovo Antonio Ganini. Proveniente dopo aver visitato San Mauro si recò a Mesoraca e venne al “Sacrum Convictum P. P. Missionariorum sub regula S. Philippi Nerii”.

Visita del 27 giugno 1776 visitò la chiesa sotto il titolo Assuptionis Mariae Vig.s Presbyterorum Sanctam Missionum Philippi Neri. Vi era “SS.mum Sacramentum, et facta … competenti orationem ante Ill.um Sacramentum in ara principe collocatum, absolutionem pro Defunctis animabus in coemiterio, Pontificalibus nigri coloris indutus vestibus ad formam Romani Pontificalis explevit Postmodum depositit, aliisque albi coloris assumptis paramentis, processit ad visitationem Sacrocissimi Jesu Christi Corporis, quarum sollemnum Populo Benedictionem … fuit. deinde procedens ad visitationem altarium, soltusque Ecclesiae, Coemeterii et … Sacro Convictus, et cuncta optime disposita …”.

Visita 8 febbraio 1778. Visitò la chiesa sotto il titolo “SS.mae Deiparae Vig.s in Coelum Assunptae huius Sacri Convictus Praesbyterorum Sanctarum Missionum sub regula S. Philippi Nerii, in qua peracta prius ante SS.mum Sacramentum in Ara Principe collocatum competenti oratione, indulgentiisque de more impartitis, ad Sanctam obedientiam cunctos in d.o Sacro Convicto degentes per manus osculum admisit, et sermonem ad eosdem habuit. Quo peracto, Pontificalibus nigri coloris amictus vestibus, absolutionem pro defunctis ad praescriptum Pontificali Romani in Coemiterio descendens explevit. Postmodum vero eis depositis, aliisque albi coloris assumptis paramentis, processit ad visitandum SS.mum Jesu Christi Corpus in duabus Sacris Pyxidibus decentissime asservatum, et cum una ex duabus sollemnem Populo impartitus fuit Benedictionem. Successive processit ad visitanda Altaria, coemeterium, totum Corpus Ecclesiae, et Sacristiam, quam invenit de sacris suppellectilibus copiosissimè provisam, et cum magno animi sui spirituali gaudio laudavit olim Fundatoris, aliorumque Sacrorum Operariorum zelum, et pietatem pro gloria Dei, eiusque Sanctae Domus decoram, ac animarum salutem. Exinde processit ad visitando cubicula, dormitoria, camerasque Superiores, et Inferiores totius Sacri Convictus, et laudavit Deoque perennes gratias agit”.

Visita del 10 febbraio 1779. (Idem).[xi]

Mesoraca (KR), Chiesa del Ritiro, epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa da parte dell’arcivescovo di Santa Severina Antonio Ganini il 31 ottobre 1779.

Le famiglie La Manna, Longobucco e Capocchiano

Oltre all’opera del sacerdote Matteo Lamanna e dei padri che lo seguirono, l’erezione e la costruzione del Ritiro fu favorita soprattutto dalle tre famiglie nobili di Mesoraca Lamanna, Longobucco e Capocchiani, famiglie legate tra loro da solidi vincoli parentali e ben introdotte nelle gerarchie ecclesiastiche e nella curia di Santa Severina.

Il catasto onciario di Mesoraca del 1746 ci fornisce importanti notizie su queste famiglie. Matteo Lamanna era figlio del fisico Gio. Domenico e di Palomba Lamanna. La famiglia Lamanna era così composta: Gio. Domenico Lamanna vedovo di anni 61, D. Tomaso Sacerdote figlio di anni 37,[xii] D. Matteo Sacerdote figlio di anni 35, Pietro Paolo casato figlio di anni 32, D. Fisico Antonio figlio di a. 27, Nunziato figlio scolaro di a. 17, D. Rosa Capocchiano moglie di Pietro Paolo di a. 26, Laura figlia di Pietro Paolo di a. 3, Nicola figlio dell’istesso di a. 2, Teresa figlia di Gio. Domen.co in capillis di a. 25 e Rosa figlia di Gio. Dom.co in capillis di a.21. Gio. Domenico Lamanna con la sua famiglia abitava in una casa palaziata composta da quattro membri inferiori e sette superiori in parrocchia di S. Nicola e possedeva un vignale, un casaleno alla Grecia, un censo enfiteutico di carlini sette dai Domenicani e aveva 14 bovi aratorii, 3 vacche di corpo e 2 mule.[xiii] Matteo Lamanna aveva potuto ascendere al sacerdozio per il patrimonio sacro datoli dallo zio, il parroco maggiore Antonino Lamanna, il quale a suo volta aveva avuto il patrimonio sacro dai fratelli Giuseppe e Michel’Angelo. Il fisico Gio. Domenico, il parroco maggiore Antonino, Giuseppe e Michel’Angelo erano fratelli.[xiv]

Firma di Matteo Lamanna.

Sempre dal catasto apprendiamo, che Pietro Paolo Lamanna, fratello di Matteo, si era unito con Rosa Capocchiano. Rosa Capocchiano appare nella scritta in basso nel dipinto raffigurante L’Assunzione della Vergine in cielo con lo stemma della famiglia (D. D. ROSA CAPOCCHIANI F. C.). Tra le famiglie nobili di Mesoraca vi è il Mag.co Bartolo Capocchiano di anni 40 sposato con la Mag.ca Gloria Russo di anni 45. Egli è figlio della mag.ca Vittoria Longobucco di anni 66. Proprietario di molte terre, vignali, giardini, cabelle, esige numerosi censi e possiede bovi e giovenchi. Possiede inoltre un comprensorio di case palaziate in parrocchia di San Giovanni Battista, consistente in otto membri inferiori e nove superiori confinante con l’abitazione del nobile Francesco Maria Andreoli. (La scritta U.J.D. Dom D. Franc. M. Andreoli compare nel dipinto la Vergine con Bambino e santi).[xv] I Capocchiani sono presenti con il sacerdote Francesco e con il diacono Tommaso.[xvi] Particolarmente importante è la famiglia Longobucco. Vittoria Longobucco è madre di Bartolo Capocchiano e Nicola Longobucco appare nella scritta del dipinto raffigurante Gesù nel Getsemani. Il Mag.co Nicola Longobucco è forse il maggiore proprietario di Mesoraca dopo la Camera Ducale. Egli possiede due palazzi e tre case in parrocchia di S. Gio. Battista, una casa in parrocchia di San Nicola e due palazzotti uno a Marcedusa e l’altro nella “Rejetta”. Ha numerosi terreni a semina ed a pascolo, uliveti, castagneti, frutteti, gelseti, vigneti, ecc., bestiame di ogni sorta, capitali impiegati e dati a prestito a persone di Mesoraca e di altri paesi e un trappeto. Alla sua dipendenza ha massari, garzoni, porcari ecc.[xvii] I Longobucco sono ben presenti nelle gerarchie ecclesiastiche. Tommaso Longobucco fu parroco di San Nicola di Mesoraca, Francesco Longobucco fu dapprima canonico, poi penitenziere della metropolia di Santa Severina e quindi parroco maggiore della chiesa dell’Annunziata di Mesoraca e suor Chiara Longobucco fu monaca nel Monastero della Stella nella città di Catanzaro.[xviii]

Mesoraca (KR), Chiesa del Ritiro, dipinto di Vitaliano Alfì raffigurante Gesù nel Getsemani commissionato da Nicola Longobucco.

Il 27 dicembre 1873 il parroco di Mesoraca Paolo Capocchiani descrive la Chiesa detta del Ritiro.[xix] Alle frontiere di questo abitato nella direzione d’Oriente e Mezzogiorno, sorge su d’una rupe bagnata da un lato dal detto fiume Vergari, la rinomata chiesa detta del Retiro, o de’ PP. delle S. Missioni, la quale per le mura alte e torreggianti che presenta, e che costituiscono, pel vago disegno a croce latina, che mostra, e per la maestosa cupola che la termina e corona tutta, s’attira l’ammirazione di chi si recasse a Mesoraca dal lato di Mezzogiorno, Oriente, e Settentrione. Il Pio e Illustre D. Matteo Lamanna ne gittava le sue fondamenta nel 1761, e nel giro d’anni sei la vedea condotta al suo termine. Sotto il titolo poi della B.V.M. della Grazia si pregiò Monsignor D. Antonio Ganini Arcivescovo di S. Severina la dedicava e consacrava a 31 ottobre 1779. La sua prospettiva posta nel muro volto ad Occidente, da cui per maestosa porta si entra nella gran nave, componendosi tutta di pietre tufacee ben’intagliate, presentando un disegno ben’eseguito richiama pure l’attenzione dell’osservatore. Anche la torre campanaria, attaccata al Cappellone esposto a Settentrione, merita qualche considerazione specialmente per la sua altezza e solidità. (Cinque campane, e tutte in buono stato, esistono nello stesso, e la grande, ch’è di circa … dà un suono chiaro, specchiato e metallico, da essere stimata una delle prime che si rinvengono nel paese ed in tutti i dintorni). Non pochi poi sono i pregi che la ornano e distinguono nell’interno. Andando essa modellata, come si è detto, alla forma della croce latina, a’ bello sulle prime il vederla pienamente rispondere al suo disegno sia che se ne guardi il pavimento che racchiude; sia che se ne riscontri l’ampio cornicione, che la cinge all’intorno e la frastaglia, sia che se ne vagheggiano le solide e spaziose sue volte. I quattro archi, rimarchevoli per smisurata altezza e larghezza, e che ne fissano e determinano esattamente la crociera, le grandiose ed elevate volte delle mura de’ due cappelloni, e del coro, che ad essi artisticamente rispondono l’ampia, solida e vistosa cupola, che a guisa d’una vasta e colossale macchina, reggono sul loro dosso e sostengono, offrono nell’assieme un bello architettonico, che lo gusta e lo intende il visitatore e ne maraviglia anche il più inesperto e l’idiota. Che se grandezza e manificenza riceve dalla descritta simmetrica struttura e disposizione, di ornamento e d’oro le sono: il pulpito che pende da uno de’ quattro colossali pilastri della crociera, il quale per aggiustatezza, maestria di lavoro e finezza d’intagli può e deve aversi un capodopera dell’arte, quantunque de’ legno, e i nove altari, e la balaustrata del .. tutti nella massima parte di bellissimo marmo pario e di Carrara e d’altri marmi e non esclusa la breccia ed il lapislazuli. E fa piacere e meraviglia insieme osservare i sei piograti nelle cappelle della nave, ed i due cappelloni offrono … una dimensione ed un lavoro, che uguali si riscontrano ne’ corrispettivi, ma verso e diverso riesce ne’ laterali: cosicchè l’avventore, ch’entra nella nave dal lato occidentale ragguagliando i due primi altari che a destra gli si parano ed a sinistra, vi scorgerà una perfetta uguaglianza in tutte le di loro parti, ma di grandezza, bellezza ed eleganza li troverà proporzionatamente inferiori a quelli che manomano gli succederanno: varietà tutta simmetricamente ordinata a dare all’altare principe un compiuto risalto: giacchè esso oltre il tabernacolo composto di pietre dure, di marmi antichi e di colonnelle montate di bronzo dorato nelle basi e ne capitelli; oltre i rari specchi di lapislazuli, circoscritti da bronzo pure dorato, oltre la vaghezza degli intagli ed ornati, per bellezza ed eleganza di disegno, per finezza e perfezione di lavoro e per grandezza ordine e preoporzione la vince e domina su tutti gli altri (il ciborio esistente in detto altare maggiore è tutto coperto a foglietta d’argento tanto di fuori che al di dentro, e nel di fuori è tutto ornato di varie cisellatiere e dell’immagine del Redentore). Degni di riguardo riescono pure i sacri dipinti cui sono dedicati gli altari e le cappelle surriferite. Un istesso fare, un medesimo stile ed un solo artista si riscontra nel transito glorioso di Maria, che vedesi nel Cappellone dal lato dell’Evangelo ed in quello di San Giuseppe, posto nell’altro Cappellone dal lato dell’Epistola. L’atteggiamento degli apostoli nel primo, e quello del Salvadore e di Maria nel secondo intenerisce e commuove ne restano senza effetto le tinte e le ombre di cui ambedue abbondano. Il primo che si presenta nella nave del medesimo lato dell’Evangelo è la Vergine gloriosa del Carmelo, che tutta grazie e splendori viene estaticamente contemplata dal beato Simone, da Teresa e da altri Santi carmeliti. Si ammira nella seconda cappella una tenera, graziosa e vaga neonata, una donna inoltrata negli anni, che genuflessa versa dell’acqua in una conca, un tugurio ed altri personaggi tutti retteziati a ledizia, è la nascita di Maria Vergine. Se non trasperta e ragisce la Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli che si vede nella terza Cappella, ne anco resta indifferente chi si fa ad osservarla che ella avvenente e tutta spirante amore è la Vergine della Cintura, che si presenta nella stessa nave, ma nella terza Cappella dal lato dell’Epistola S. Agostino, S. Girolamo, S. Tomaso d’Aquino e S. Francesco di Paola in vario atteggiamento disposti fuori di loro stessi la contemplano e si … e quest’ultimo, cioè il Paolano dipinto in iscorcio, molto si richiama l’attenzione. La scena commoventissima della Vergine desolata, e di Gesù deposto dalla Croce contiene la Cappella che siegue.

Mesoraca (KR), Chiesa del Ritiro, dipinto di Vitaliano Alfì raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce commissionato da Nicola Longobucco e restaurato da Giuseppe Longobucco nel 1834.

Da ultimo nell’altra Cappella, ch’è la prima del secondo lato della nave si osserva Maria concepita tutta pura ed immacolata e tra gli splendori della grazia, dalla cui bellezza e santità pendono il Tiene e S. Filippo Neri. Gli affreschi delle volte rappresentanti Maria in atto di spirare l’anima sua benedetta il trionfo di Maria Vergine ne Cieli. La triade augustissima; nella sua gloria; Maria sotto il titolo di Pastora, S. Giuseppe con Gesù e Maria nella bottega di Nugarite; L’immagine del buon pastore, I quattro Evangelisti ne Capitelli della cupola, ed il Paradiso che si vede nel seno di essa, in parte furono ritoccati dopo il guasto che patirono accausa del tremuoto del 1832, ed altri interamente rifatti, ma non così quelle tinte ed espressioni che dispiegavano prima della sudetta catastrofe, solamente due se ne conservaro intieri e che si veggono nelle due pareti orientali de’ Cappelloni, Gesù Cristo nell’orto confortato dall’Angelo; e la deposizione dalla Croce. Nel coro dietro l’altare maggiore si veggono quattro altri misteri della Passione dell’Uomo Dio, e nel mezzo la Vergine delle Grazie con vago Bambino, ch’è d’un elegante pennello (Sei confessionali esistono in essa Chiesa, due giacenti ne’ Cappelloni daccanto alle mura che guardano Oriente e che sono più rimarchevoli per grandezza, disegno e finezza di lavoro, quattro entro quattro volte esistenti nella nave, cioè due sotto il Coro Superiore, ove è collocato l’organo, ed altri due sotto le orchestre, che si veggono appresso i gran pilastri della crociera) Di molto vantaggio l’è pure il soccorpo addetto ad uso di Cimitero, in cui si discende dalla stessa Chiesa per una porta aperta nel Cappellone esposto a mezzogiorno. In esso evvi un altare dedicato alla Vergine Desolata, e nel resto è tutto sparso di tombe. (Nella Chiesa un solo sepolcro esiste e nel mezzo della crociera ch’è quello il quale chiude gli avanzi del benemerito ed esimio Monsignor Grisolia Arcivescovo di S. Severina ed insigne Prelato di tale amore era preso per la Pia Casa che a proprie spese si edificò un Palazzo sotto le mura della Chiesa dal lato d’Oriente e Settentrione e poi lo donava a’ Padri col solo obbligo d’istruire nella dottrina cristiana i ragazzi per un mese in ogni anno) Dall’istesso Capellone, ma dal muro ad Occidente si entra nella Sagrestia nel fondo della quale esiste altra Cappella coll’altare dedicato alla B.V.M. detta della Visitazione. Di noce e ben lavorati sono gli armadi, che essa contiene, molti svariati e preziosi i sacri arredi di cui va fornita, di argento e di bellissimo disegno l’ostensorio, la pisside grande e i calici che possiede insomma tutto concorre ad averla come una Sagrestia ricca e distinta. Ne’ inferiore riesce la Pia Casa, che alla descritta Chiesa è congiunta. Due piani, inferiore l’uno, e superiore l’altro, la compongono, la quale partendo dal muro occidentale del Cappellone volto a mezzogiorno, prolungasi quasi in linea retta, e nella direzione d’oriente ad occidente, per circa trecento palmi. D’una Biblioteca, ricca dell’opere di tutti i SS. Padri e delle ricercate edizioni, di vari interpreti delle divine Scritture, e di altre svariate e rinomate opere. Essa va superba, ne manca a deliziarla, dalla parte di Mezzogiorno, ove è esposta, un vago e ameno giardino. Ora in essa soggiornano ed hanno fissa stanza alcuni Padri i quali convivono insieme ad a spese della stessa Pia Casa, e con ogni zelo e premura curano la manutenzione ed il culto della descritta Chiesa. Che se poi i prefati Padri stanziano tuttavia nel descritto soggiorno ammalgrado delle vigenti leggi, devesi un tal favore attribuire all’obbligo, che per loro istitutto si hanno di educare la gioventù, cui già sono intenti con disinteressi ed impegno. Vi sarebbe molto altro da rimarcare, ma per brevità si omette e si tralascia.

Mesoraca (KR), la cupola affrescata della Chiesa del Ritiro.

Note


[i] Don Matteo Lamanna Sacerdote Possiede un castaneto loco l’Incusinati di capacità tumula tre assignatoli a titulus Patrimonii dal Rev.do Don Antonino. Più possiede un pezzo di terra alborato d’olive nel loco detto La Torre con vigna della capacità tt.a dodeci assignatoli a titulum Patrimonii dal Rev.do Don Antonino Lamanna suo zio stimata la rendita per annui docati sette. Più possiede un pezzo di terra nel loco d.o Matonteo alborato di olive e castagne di capacità un tt.o e mezzo assignatoli a titulum Patrimonii dal Rev.do Don Antonino Lamanna suo zio stimata la rendita annui ducati sei. Più possiede una vigna nel loco d.o Le Manche di Campizzi di capacità un tt.o e mezzo con alberi fruttiferi assignatoli a titulum Patrimonii dal Rev.do Don Antonino Lamanna suo zio stimata la rendita annui ducati nove. Più possiede un vignale nel loco d.o La Filippa con castagne di capacità mezzo assignatoli a titulum Patrimonii dal Rev.do Don Antonino paroco Lamanna suo zio stimata la rendita annui carlini diece nove. Pesi due censi enfiteutici, uno di carlini venti alla chiesa della Nunziata sopra il castagneto di incusinati e l’altro sempre di carlini venti alla Camera Ducale sopra le terre e vigne della Torre. ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, ff. 195-196.

[ii] Mesoraca 10 febbraio 1778. La curia arcivescovile di Santa Severina ordina al sacerdote D. Josepho Crupi di Mesoraca su mandato dell’arcivescovo che, sotto la pena di incorrere alla sospensione “à Divinis”, deve recarsi nel venerabile collegio dei Padri di Filippo Neri per fare gli esercizi spirituali per dieci giorni sotto la direzione del padre rettore e da dove egli non potrà uscire né di giorno, né di notte. AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 98A, f. 130.

[iii] AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 49A, f. 72. Felice Antonio Rossi di anni 52 possedeva “un palazzo dove abita consistente in tre stanze inferiori e cinque superiori, con un piccolo giardino per proprio uso”. ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, f. 192.

[iv] 11 dicembre 1750. “Congr. Ep. Et Regul. Ad petitionem Fratrum Capucc. Conventus S. Mariae Angelorum Misuracae, Prov. Calabriae Ultrae, S. Severinae dioc., causa fabricae sacerdotum Eremitarum Misuracae a sac. Mattheo Lamanna attentata, ad Ordinarium remittitur, et quaestuatio ac habitus eremiticus dictis sacerdotibus inhibetur.” Russo F.,Regesto, XI, 62481.

[v] “In oppido Mesoracae, uno Sacerdote Cleri Saecularis auctore, ex Benefactorum datis erecta est Domus Praesbyterorum Soecularium, sine tamen Regula, conviventium, quam Convictum appellant: quorum munus est Sacris Missionibus, verbique Divini praedicatione, Populi peccata expurgare, ac Dei timorem ingerere, Pueros Sactae Fidei rudimentis, adultos autem opportuna Evangelicarum veritatum cathechesi informare, in extremo agone luctantibus praesto esse, ac orationis mentalis quotidie, aliaque pietatis exercitia, prout opus exegerit, Fidelibus dare. Erectioni huiusmodi adversantibus quamplurimis iniquitatis Filiis, tam Sanctum opus ex alio, quam ex se ipsis prodire indignè ferentibus, incoepti prosequutio, Regia inhibitione impedita fuit, at post biennium, et ultra, industrii Sacerdotis praecibus, meisque instantiis obnitentibus, indulta, non sine tamen considerabili sumptu. Sacerdos igitur institutor, voti compos effectus, aliquot hactenus cubiculis consummatis, aliorum fabricam omni nisu prosequitur, ad quod opus spirituali Deipublicae bono sane perutile explendum, ex variis Provinciae locis confluunt eleemosysae, undique suppatiae feruntur, undique adjutrices admoventur manus. Impraesentiarum Sacerdos institutor, aliique duo tantum, laico uno eorum servitiis addicto, convivunt, qui certatim ab Dioecesum ordinariis, ac Baronibus accersiti, utriusque Provinciae Calabriae oppida concursantes, Sanctis missionibus parant D.no plebem perfectam. ASV, Rel. Lim. Nicola Carmine Falcone Santa Severina, 22 novembre 1753.

[vi] Russano Cotrone A., Alto Crotonese, Gangemi Ed. 2001, pp.211-226.

[vii] Rel. Limina S. Severina, idibus (13) Xmbris 1765.

[viii] AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A, ff. 1, 26, 96, 123, 141.

[ix] Visita a Mesoraca dell’arcivescovo Ganini. 16 gennaio 1771. Ad Sanctam Obedientiam. Admodum R.dus D. Mattheus Lamanna Rector. Admodum R.dus D. Raymondus de Novellis. Admodum R.dus D. Antonius Caselnuovo.Admodum R.dus D. Nicolaus Lamanna. Admodum R.dus D. Carolus Niceforo.Admodum R.dus D. Philippus de Alexandria. Admodum R.dus D. Rafael Gualtieri. Admodum R.dus D. Joseph Longo. Admodum R.dus D.Paschalis Fiorentino. Subdiaconus Franciscus Xaverius Perrugo. Clericus Vincentius Madera. Clericus Ignatius Colistra. Clericus Aloysius Donato. Clericus Ioannes Baptista Mazza. Clericus Hieronymus Pedullà. Frater Bernardus de Cordua. Frater Gregorius Cuvello. Frater Felix Anello. Frater Hilaius Frater Augustinus. Frater Iosepho. AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A, f. 29; Nella Visita del 10 febbraio 1779 c’erano 9 Padri 3 novizi e 9 frati. AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A, f. 146. Nella Visita del 10 marzo 1777 vi erano a Mesoraca i seguenti religiosi secolari: Ad Sanctam Obedientiam: Adm. R. D. Xaverius Archip.r de Grazia, Adm. R. D. Franciscus Par.s mag.r Longobucco, Adm. R.D. Dom.cus P.cus Brizzi, Adm. R. D. Xanctus de Chiare V.s Fora.s

D. Dom.cus Vercillo, Adm. R.D. Fran.cus Capocchiano, Adm. R.D. Januarius Cimicata, Adm. R.D. Hjacintus Palaja, Adm. R.D. Alexius Pangalli, Adm. R.D. Thomas Capocchiano, Adm R.D. Hyacintus Pironzi, Adm. R.D. Thomas Lamanna, Adm. R.D. Joseph Crupi, Adm. R.D. Dom.cus Petirro, Adm. R.D. Ioseph Nicotera, Adm. R.D. Bruno Bova, Adm. R.D. Pascalis Rotella, Adm. R.D. Vincentius Rossi, Adm. R.D. Ioseph Corca, Adm. R.D. Vincentius Cavarretta, Adm. Vincentius Lechiare

Adm. Lionardus Palazzo, Adm. R.D. Carmineus Brizzi, Subdiaconus D. Felix Brizzi, Clericus N. D. Joseph Lamanna, Cl.cus Novis Mattheus Rossi Cl.cus N. Thomas Frandina, Cl.cus Antonius Anania,Cl.cus Franciscus Xaverius Bova. AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A, f. 116.

[x] Oltre a visitare la chiesa della Vergine dei Sette Dolori, l’arcivescovo Ganini visitò anche la Matrice SS.ma Annunciazione (altari: Maggiore, S. Aniceto Papa, Immacolata Concezione, S. Giuseppe, S. Zosimo, S. Croce, S. Maurizio), la chiesa dell’Immacolata Concezione, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista (altare della Beata Vergine Dolorosa), la chiesa di Sant’Antonio Abbate, la chiesa di Santa Maria Lauretana, la chiesa della SS.ma Purificazione B.M.V. (altari di S. Giacomo, S. Francesco di Paola, S. Antonio da Padova, Santa Maria de Monte Carmelo), la chiesa di Santa Caterina del convento dei Domenicani (altari di S. Domenico, S. Vincenzo Ferreri, SS.mo Rosario, S. Tomaso d’Aquino), la chiesa (Edicola) di Santa Maria volgarmente del Ponte (altare di S. Antonio da Padova) e la chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo. AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A.

[xi] AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 77A, Mesoraca Visite ff. 1r, 26r, 96v, 123, 141.

[xii] Il sacerdote Tommaso Lamanna, fratello di Matteo, possedeva ”la Cabella La Taralda territorio seminatorio e alborato di cerze … assignatoli ad titulum Patrimonii dalla qm Palumba La Manna sua madre …”. ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, f. 192.

[xiii] ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, f. 228.

[xiv] ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, ff. 145-146. Don Antonino La Manna Parroco Maggiore possedeva un giardino in località Li Reaci assignatogli a titolo patrimonio dai fratelli Michel’Angelo e Giuseppe, due Case nella Parrocchia di S. Giovanni Battista, 100 capre e ducati 300 in società “per neri ad ingrasso”. Nel febbraio 1734 era diventato parroco di San Nicola per morte di Tommaso Longobucco Russo F., Regesto, XI, 58150.

[xv] Mag.co Bartolo Capocchiano a.40. Mag.ca Gloria Russo moglie a.25. Gregorio Maria figlio a. 4. Anna figlia a. 6. Candida sorella in capillis a.49. Mag.ca Vittoria Longobucco madre a.66. Possiede un comprensorio di case palaziate in par. di S. Gio. Battista consistentino in otto membri inferiori e ptto superiori dove abita conf. con D. Francesco Maria Andreoli.Un territorio loco le cinte d’aquila. Pezzo di terra alborato di olive. Giardino nel loco Li Reaci. Una vigna alla Scala. Due vignali. Un vignale con olive. Un giardino a Petrarizzo. Una cabella in loc. Mazza.Una cabella detta Vittoriano. Un vignale loco la Chiesa. Un comprensorio di terre con castagne loco la Croce. Un vignale con castagne. Un piede di celzo nero davanti alla chiesa di S. Nicola. Cabella li Pirajnetto. Cabella detta la Campana. Vignale la carpitella. Esigge da Gennaro Salomone annui carlini 27 e mezzo; da Giuseppe Andali duc. 4 per cap.40; da diversi particolari per censi enfiteutici annui duc. 37. 3 bovi aratori, 4 giovenchi indomiti. Un somaro. ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, ff. 74-77.

[xvi] ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, f. 154.

[xvii]ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, ff. 8-14. Mag.co Nicolò Longobucco di anni 38 Mag.co D. Filippo fratello di anni 25, Mag.co D. Giacinto fratello casato di anni 21, Mag.co D. Antonio fratello Chierico di anni 29, Mag.co D. Felice fratello chierico di anni 19, Mag.ca D. Teodora sorella V. in capillis di anni 30, Mag.ca Anastasia sorella V. in capillis di anni 27, Mag.ca D.na Ippolita Romei moglie di D. Giacinto di anni 23.

[xviii] ASN, Cam. Som. Catasto onciario di Mesoraca, 1746, Vol. 6980, f. 163.

[xix] AASS, Fondo Arcivescovile, Volume 49A.


Creato il 17 Dicembre 2025. Ultima modifica: 27 Dicembre 2025.

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