La chiesa delle Anime del Purgatorio ed il Monte i Morti dell’Operarii pii

Chiesa del Purgatorio Crotone

Crotone, chiesa del Purgatorio.

I fratelli del “Monte dei Morti dell’Operarii Pii” che si riunivano nella chiesa di Santa Maria della Pietà, chiesa annessa all’ospedale della città (1), con l’arrivo nel 1666 dei Fatebenefratelli che fondarono il loro convento nell’ospedale, lasciarono la loro vecchia sede e ne costruirono una nuova che prese il nome di chiesa delle Anime del Purgatorio o semplicemente del Purgatorio.
La chiesa che si trovava sempre in parrocchia di Santa Margarita la troviamo citata per la prima volta nel 1672 (2).
A causa di una gravissima pestilenza con grandissima moria che imperversò dal febbraio di quell’anno al luglio dell’anno seguente, il monte rischiò il fallimento.
Infatti, avendo impiegato tutto il denaro che possedeva in acquisti e prestiti ad interesse, “per non esser stati sufficienti l’elemosine et l’entrate”, negli anni 1672 e 1673 non riusc a soddisfare le messe, che doveva far celebrare, perciò “la maggior parte delli fratelli et sorelle han lasciato di soddisfare la solita carità di farsi settimana per settimana”.
Per riacquistare credibilità dopo poco gli amministratori del monte sono costretti a vendere alcune proprietà per dire le messe arretrate e così “dar animo a tutti di continuare a far l’elemosine solite” (3).
Il susseguirsi di annate scarse, dove ad una memorabile siccit… si unisce il flagello delle locuste e dei bruchi, che devastano e distruggono le biade, determina un periodo di alta mortalità (4) e quindi una situazione finanziaria precaria per il monte; infatti non sempre le entrate (le elemosine settimanali degli iscritti) sono sufficienti a far fronte alle uscite (le messe che si devono celebrare per gli iscritti defunti).
La stessa chiesa delle Anime del Purgatorio, come anche altri luoghi sacri, diviene in questi anni ricercato rifugio di coloni e mercanti che, indebitati ed insolventi, per non finire in prigione, o fuggono dalla città o trovano asilo nei luoghi sacri (5).
I buoni raccolti di fine secolo ed il venir meno delle gravi epidemie creano condizioni economiche migliori, favorendo l’accumulazione.
In tutti questi anni di fine Seicento i fratelli e gli ufficiali proseguirono nella loro opera secondo le antiche costituzioni e le regole che il Monte si era dato fin dalla sua fondazione finchè il vescovo Marco de Rama (1690 -1709) non approvò delle modifiche, in quanto l’osservanza delle originali norme e gli abusi, che si erano consolidati, a suo parere, ne mettevano in pericolo l’esistenza (6).
In effetti il desiderio di controllare l’aumentata ricchezza spinse il presule a fare in modo che gli organi elettivi di governo del monte, che fin dalla sua istituzione erano formati da secolari e preti, fossero di appannaggio esclusivo di quest’ultimi.
“Dichiarando un luogo pio ecclesiastico quello che era fondato, mantenuto ed aumentato colle contribuzioni de’ secolari”, restrinse il diritto dei laici a poter solo concorrere ad eleggere ecclesiastici (7).
All’inizio del mese di dicembre del 1699 il vescovo Marco de Rama visitò la chiesa del monte dei Pii Operarii volgarmente detto L’Anime del Purgatorio e, dopo aver lodato i fedeli che con la loro devozione avevano fondato, eretto e dotato tale chiesa, comandò al ministro del monte, il sacerdote Nicola Lumbardo, di far fare una cassa per conservare i rivestimenti dell’altare.

La chiesa del purgatorio di crotone  prima del restauro

Crotone, la chiesa del Purgatorio prima del restauro.

Il Monte era amministrato da ecclesiastici e precisamente da un rettore, da due consultori, da un ministro e da un cassiere che, come per il passato, rimanevano in carica circa sei mesi.
Il rettore governava e prendeva le decisioni che erano avallate dai consultori, il ministro si interessava della amministrazione ed il cassiere conservava il denaro.
I fedeli al suono della campana grande si riunivano ogni venerdì di quaresima dopo i vespri per recitare una supplica detta “compuntiva” e ogni primo lunedì del mese per celebrare la messa per i defunti.
La chiesa era ben fornita di oggetti, suppellettili e arredi sacri e sopra l’altare era posto un quadro con cornice dorata rappresentante la Trinità, S.Giovanni Battista, S. Giovanni Evangelista, S. Gregorio e l’Anime del Purgatorio.
Il Monte possedeva tre case, che affittava, ed un capitale di oltre mille ducati, diviso in 14 censi, alcuni di difficile riscossione, che vincolava case e vigne, e che al tasso dell’otto o del nove per cento evrebbe dovuto procurare un’entrata annua di circa 100 ducati (8).
Il vescovo, preso atto che molti erano i morosi, comandò al rettore di compilare la lista dei debitori per prendere i rimedi opportuni.
Circa venti anni dopo, al tempo della visita del vescovo Anselmo de la Pena (1719-1723) il patrimonio era cresciuto in maniera vistosa.
Le entrate sopravanzavano abbondantemente le uscite, anche per il venir meno delle grandi mortalità che avevano caratterizzato il secolo precedente.
Alle tre case si erano aggiunte 15 salme di terra ed i censi si erano quasi raddoppiati, passando da 12 a 22, mentre il capitale impiegato e la sua rendita si erano triplicati, nonostante la tendenza dei tassi a diminuire al 6%.
Infatti dal prestito di piccoli capitali(circa l’80% dei prestiti nel 1699 erano del valore di circa 50 ducati) si era passato al prestito di medi capitali (il 40% dei prestiti era nel 1720 compreso tra i 150 ed i 400 ducati) segno che l’attività creditizia del monte che prima era rivolta verso i lavoratori della terra ed al mondo del lavoro, ora cominciava a privilegiare i mercanti ed i proprietari (9).
Dalla visita alla chiesa del La Pena, compiuta nell’estate del 1720, apprendiamo che egli dopo aver visitato l’altare e fatto una attenta ispezione degli oggetti in argento e delle suppellettili sacre, delle quali esisteva un ricchissimo elenco in sacrestia, incaric• il ministro del monte, Giuseppe Rizzuto, di compilare entro tre mesi un libro annotando tutti i beni, censi, proventi, pesi, entrate e uscite della chiesa e di far fare un calice tutto d’argento (10).
La chiesa con sacrestia si era arricchita di molti oggetti sacri, parte in argento (un calice, un secchio, un incensiero ecc.), ed era fornitissima di paramenti ed arredi (11).
Venuto il vescovo Gaetano Costa (1723-1753) trovò il monte in uno stato pietoso mentre avrebbe dovuto essere molto ricco.
Nonostante che non ci fosse famiglia in Crotone che non fosse indebitata col monte, per la negligenza e la corruzione degli ufficiali, i debitori risultavano quasi tutti insolventi tanto che gli interessi sui capitali, che erano stati dati a censo e che gravavano sulle proprietà dei cittadini, ormai avevano di gran lunga superato il valore del bene vincolato.
In tal modo anche se si fossero venduti i terreni e le case, i cittadini col denaro ricavato non avrebbero potuto sanare i debiti.
Poichè ormai i morosi erano incapaci di assolvere ai loro oblighi ed essendo i contratti stati stipulati da persone quasi tutte decedute, il vescovo, temendo che gli eredi opponessero resistenza e si rivolgessero ai giudici secolari, appellandosi alla regia giurisdizione, decise, dopo essersi consultato con i ministri del monte e gli anziani del Capitolo, di far ristipulare i contratti riducendo il tasso che si era praticato in passato, che era quasi sempre dell’otto per cento, al cinque per cento. A questo aggiunse la diminuzione dell’entità del debito con la condizione però che i debitori si impegnassero a saldare a rate entro un tempo stabilito (12).
Egli inoltre, nel sinodo celebrato dal 5 al 7 giugno 1729, stabilì che per una maggiore sicurezza del denaro, i 1000 ducati che si trovavano in mano al cassiere, l’arcidiacono Pietro Paolo Venturi, fossero depositati al sicuro in una cassa da conservarsi dentro il monastero di Santa Chiara.
Per dare maggiore responsabilità ed ovviare alla precarietà, causata dal continuo cambiamento degli amministratori, che duravano in carica solo sei mesi, stabilì che essi fossero eletti una volta all’anno nella festa di San Giovanni Evangelista; qualora ciò non avvenisse il 27 dicembre, la scelta diventava di pertinenza della curia vescovile, che poteva a suo piacimento designare i quattro ecclesiastici che dovevano amministrare ed esigere le rendite.
Il vescovo inoltre con meraviglia notava che a cento anni dalla sua fondazione il Monte dei Pii Operarii, costituito originariamente senza capitali o proprietà, era riuscito a trasformare le poche monete di vilissimo valore dette tornesi (venti delle quali appena formavano un solo carlino e ci volevano dieci carlini per avere un ducato) che ogni venerdì gli iscritti versavano al ministro del monte, in molte migliaia di ducati e sarebbe divenuto ricchissimo, contando proprietà e crediti in tutta la città; poche erano infatti le famiglie che non avevano denaro a censo sopra i loro beni.
Tuttavia la negligenza ma più spesso la complicità e la corruzione degli ufficiali, che molte volte “trascuravano” di esigere o di perseguire i debitori, tanto che molti censuari non avevano mai versato nulla o solamente la prima rata, avevano quasi dilapidato il monte.
Il vescovo Costa perciò ordinava al ministro di attendere con grande diligenza alla riscossione del tornese ed al primo consultore di esigere i censi e di portare senza indugio i debitori davanti al giudice.
Egli invitava i montisti a prestare attenzione alla scelta dei ministri specialmente del primo consultore che doveva essere persona diligente e benestante in modo tale che il monte potesse rivalersi sul suo patrimonio in caso di frode o di colpevole negligenza.
Inoltre in futuro invitava a vagliare attentamente le persone prima di concederle un prestito per non ricadere nella attuale deplorevole situazione.
Da ultimo ordinava a non comprare più case perchè non portavano alcun utile anzi solo spese (13).
Sempre il vescovo Costa nei primi anni di vescovato, avendo osservato che la chiesa parrocchiale di Santa Margarita, oltre ad essere piccola era anche posta in un luogo umido e malsano, tale da non poter decentemente accogliere i parrocchiani, decise di trasferire la stessa parrocchia con il suo titolo nella comoda e vicina chiesa del Monte dei Morti dei Pii Operarii (14).

Sigillo della chiesa di Santa Margherita (2)

Sigillo della parrocchia di Santa Margherita di Crotone.

Nel periodo compreso tra la visita del vescovo La Pena e la compilazione del catasto onciario il monte de’ morti de l’Anime del Purgatorio, con chiesa propria in parrocchia di Santa Margarita, continu• ad incrementare i suoi beni, favorito in ciò anche dal deciso intervento del vescovo Costa che, da quasi dilapidato, lo aveva in poco tempo risanato e reso robusto (15).
Alle 15 salme di terra che già possedeva aggiunse le sessanta salme del territorio di Nugale, comprato nel 1732, ed alcuni fondi in località Cipolla.
Le case da tre aumentarono a cinque alle quali si aggiunse anche una casa palaziata e due magazzini al Fosso, utilizzati per conservare il grano (16).
Il tutto era sorretto da una notevole attività creditizia che metteva in circolazione e rendeva fruttuoso il denaro incassato che proveniva sia dai versamenti degli iscritti che dalle rendite.
L’impiego di capitale in censi aumenterà in maniera vistosa dopo che il Concordato del 1741, il catasto onciario del 1743 e le prammatiche, che limitavano i privilegi e l’accumulazione ecclesiastica, colpiranno particolarmente la proprietà immobiliare degli enti religiosi.
La floridezza delle entrate, costituite alla metà del Settecento dal versamento di 26 grana all’anno da ciascuno dei 412 fratelli montisti e da una rendita certa da immobili e da capitale di circa novecento ducati annui, non poteva non suscitare violenti controversie per mettere mano alla gestione (17).
Il monte amministrato ormai da molto tempo dagli ecclesiastici (18) con chiesa propria, dove era eretta anche la parrocchia di Santa Margarita (19), aveva spesso fornito denaro ad altre istituzioni religiose, specie quando a causa delle annate scarse si trovavano in difficoltà.
Così il vescovo Mariano Amato (1757-1765) ed il vicario della curia vescovile, Diego Zurlo, avevano concesso più volte l’assenso a sostanziosi prestiti con condizioni favorevoli al monastero di Santa Chiara che a causa delle annate sterili si trovava in ristrettezze tali da non riuscire a procurare cibo sufficiente per la sua comunità (20).
Il nuovo vescovo Bartolomeo Amoroso(1766-1771) sostenne numerose liti che avevano come oggetto la fondazione del monte.
I laici ne rivendicavano la natura laicale, cercando così di impossessarsi della sua amministrazione, ma il vescovo riuscì nel 1768, dopo aver speso parecchio denaro ed aver subito intimidazioni e molestie, a portare la causa presso i ministri regi ed ad ottenere il riconoscimento della fondazione ecclesiastica del monte e quindi la sua completa soggezione alla giurisdizione vescovile.
Spettava quindi al vescovo decidere sulla gestione e sul destino dei beni e delle rendite (21) e difatti l’anno dopo, il 20 maggio 1769, il re ferdinando IV approvava l’unione del monte al Capitolo della chiesa cattedrale (22) e l’assegnazione fatta dal vescovo nella sua visita del 13 aprile 1768 di quasi tutte le proprietà del monte al capitolo della cattedrale ed al seminario.
Furono così tolti alla dotazione del monte annui ducati 500 con i rispettivi fondi e capitali che furono assegnati al seminario con l’obbligo per gli amministratori di quest’ultimo di istituire una scuola pubblica mantenendo i maestri delle due cattedre: una di grammatica, matematica e filosofia ed una di diritto civile e canonico.
Essa oltre a servire i seminaristi doveva essere aperta anche agli esterni del luogo (23).
Altri ducati 300 di rendita con i loro capitali furono incorporati alla massa del Capitolo della cattedrale per le distribuzioni quotidiane.
Quest’ultimi furono assegnati con l’onere di celebrare tutte le messe ed i suffragi per l’anime dei fratelli e delle sorelle del monte stesso (24).
Vennero così tolti al monte 42 censi per un capitale di 9553 ducati, duemila ducati che si trovavano in cassa, quattro territori, sei case, una casa palaziata e due magazzini.
Dall’analisi delle proprietà risulta che gli amministratori del monte avevano sempre più ampliato l’attività creditizia ma dopo la metà del secolo per maggiore sicurezza e più facile esigibilità erano passati dai numerosi piccoli prestiti alla concessione di pochi ma sostanziosi capitali a nobili ed a possidenti; tanto che sei di quest’ultimi da soli detenevano il 60% del capitale impiegato mentre il restante 40% era suddiviso tra 36 persone (25).
Durante il vescovato di Giuseppe Capocchiani (1774-1788) il monte “ha la sua chiesa particolare sotto il titolo del Purgatorio. Con molti dispacci reali esso è stato dichiarato di natura ecclesiastica e viene governato perciò dal vescovo tanto per lo spirituale che per il temporale. Vi è rettore il canonico D. Raffale Vatrella”.
Il monte serve a suffragare le anime dei fratelli ad esso iscritti: infatti alla loro morte vengono celebrate 50 messe ed altri suffragi come contropartita degli annui 26 assi versati in vita (26).
Dopo il terremoto del 1783 esso fu soppresso e l’università obbligò il vescovo Capocchiani a consegnare la cassa ed entrata in possesso del capitale del monte lo diede in consegna a Rafaele Suriano.
Poco dopo la cassa con il suo denaro fu però riconsegnata al vescovo (27).
Il Monte all’atto della soppressione aveva moltissimi iscritti di entrambi i sessi e possedeva ancora fondi redditizi per circa 200 ducati annui.
Esso era amministrato da un rettore e da due consultori ecclesiastici (28).
Le proprietà furono amministrate dalla Cassa Sacra.
Esse erano ormai ridotte a ben poca cosa in quanto costituite da tre censi bollari con un impiego complessivo di 230 ducati e dalle due gabelle di Cipolla e Lampamaro.
Nel maggio 1785 La Cassa Sacra vendette le due gabelle (29) ed il rimanente fu assegnato poi dal marchese di Fuscaldo al capitolo ed al clero (30).
Sempre a causa del terremoto la parrocchia di Santa Margarita fu trasferita temporaneamente nella chiesa dell’Immacolata (31).

Sigillo della parrocchia di Santa Margherita

Sigillo della chiesa di Santa Margherita di Crotone.

Nel 1790 la “chiesa del Purgatorio che prima era parrocchia di santa Margarita”, è amministrata da un regio amministratore ed è così descritta:
Chiesa. In detta vi esiste una porta con mascatura e sbarra al di dentro. Un altare spogliato di sacri arredi con quadro di effigie, l’Anime del Purgatorio. Due laterali a detto altare uno di S. Margherita e l’altro l’Addolorata. Un quadro vecchio. Due confessionali verdi. Sei banche per uso di chiesa. Altre tre banche semplici. Al laterale di detto altare due porte verdi. Altra antiporta tinta ad oglio. Vari legnami vecchi di diversi luoghi pii. Tre campane di detti luoghi pii.
Sacrestia. Un stipone. Due inginocchiatoi. Due quadri vecchi. Cinque banchi per uso di chiesa. Un stipo al muro di tavola tinto marmoreo. Due vetriate vecchie. Un quadro coll’effigie della Madonna di Trapani. Pavimento di mattoni e tempiata metà di legna e metà di lamia (32).
L’edificio era stimato del valore di circa 400 ducati, compresa la sacrestia, e confinava ad occidente con la strada che va alle case di Froio, a tramontana con la casa di Valerio Camposano muro intermedio, a mezzogiorno la via che guarda la casa di Gregorio Perri e a oriente muro intermedio della sacrestia.
Con la soppressione del monte dei morti la chiesa continuò ad ospitare la parrocchia di Santa Margarita.
Pochi anni dopo l’Unità d’Italia la chiesa fu chiusa al culto e tale rimase per diciotto anni finchè per la munificenza di alcuni uomini pii, principalmente del vescovo Giuseppe Cavaliere (1883-1899), non fu nel 1885 ripristinata e fornita di fonte battesimale, dopo che erano stati fatti i dovuti restauri ed acquistati degli arredi sacri (33).
L’anno dopo, essendo stati costruiti nuovi fabbricati fuori delle antiche mura, lo stesso vescovo interveniva, ponendo fine sul nascere, alla questione giurisdizionale insorta per i confini delle rispettive cure tra il canonico arciprete curato e quello della vacante parrocchia di S. Margherita, assegnando a quest’ultimo “l’intero porticato a man sinistra nell’uscire dalla città e attaccato alla stessa con tutte le case che nello stesso lato sono e saranno in prosiego attaccate alle mura della città, come la piazzetta racchiusa tra il porticato e le antiche mura della città” (34).
Tuttavia nonostante che la chiesa fosse stata ripristinata e che l’ambito territoriale della parrocchia di Santa Margherita V. e M., una delle sei esistenti in Crotone (35), fosse stata ampliato, pochi anni dopo la chiesa fu nuovamente chiusa al culto “perchè fino a pochi mesi or sono fu tomba morale di sacerdoti” ed essendoci la necessità di erigere una nuova parrocchia nel borgo della Marina, con decreto del 2 febbraio 1909, il vescovo Lorenzo Chieppa, abolita la parrocchia di Santa Margherita, in suo luogo costituiva quella della B.V. del SS. Rosario di Pompei.
L’anno dopo è avanzata al vescovo una richiesta di vendere la sede della vecchia parrocchia soppressa per utilizzare il ricavato per la nuova.
Ottenuto da Roma il permesso nel 1913, purchè l’edificio dell’ex chiesa “sia destinato ad uso profano ma non sordido”, essa viene venduta al comune di Crotone (36).
Divenuta proprietà comunale così è descritta nel 1936: “Ex chiesa del Purgatorio, fabbricato a pianterreno in piazza Purgatorio, ch’era chiesa omonima. Ha due ambienti che vengono adibiti ad ufficio di conciliazione, sala delle udienze ed archivio (37).
Ultimamente nel 1989, dopo essere stata utilizzata per ufficio leva e falegnameria, è stata restaurata e destinata a sala riunioni.

 

Note

1. L’otto agosto 1664 i fratelli e officiali del Monte dei Morti degli “Operarii pii”(Giovanni Gallucci rettore, Gio. Battista cassiero, Carlo Scarnera ministro, Carlo Isidoro Pelusio consultore, Gio Francesco d’Oppido consultore, Homobono Leone fratello, Lelio Manfredi canonico, Lelio Antonio Manfredi canonico fratello, Gio Paulo Valente fratello, Gio Giacomo Basoino fratello e canonico, Francesco Suriano fratello, Silvio Scar• fratello, Franc. Gullì fratello, Gioseppe Pizzuto fratello, Gio. Battista Petrolillo fratello, Antonino Cirello fratello, Gio. Domenico Puglise, Gio. Domenico Longobucchi fratello), riuniti nella chiesa dell’ospedale, decidono di dare a censo duc. 100 al 9 %, pervenuti dal tornese, a C. Bonelli, impegnandone un fondo, ANC. 312, 1664, 32.
2. Chiesa dell’Anime del Purgatorio (1672), in Libro de’ Morti, AVC.; G. A. Scigliano lascia in eredità a D. Barricellis una casa palatiata in par. S.ta Margarita confinante con la chiesa dell’Anime del Purgatorio, ANC.333, 1672, 26.
3. Il Monte vende una casa palaziata in Piscaria per duc. 100 per celebrare messe arretrate, ANC. 253, 1675, 56 -57.
4. Pesavento A., Crotone marittima e mercantile. La città nel Viceregno, Bassano del Grappa 1987, p. 15.
5. D. Antinori su incarico del regio auditore della provincia di Catanzaro notifica ad A. Boffa una cambiale in favore di I. Costa. Il Boffa è rifugiato nella chiesa delle Anime del Purgatorio per sfuggire ai creditori, ANC. 335, 1681, 34 -35.
6. Acta cit.,1699, f. 59v.
7. Lettera al re, Cotrone 31.12.1767, AVC.116.
8. Acta ff. 120v – 124.
9. Anselmus de la Pena, Visita, 1720, ff. 52-54.
10. Anselmus de la Pena, Visita, 1720, f. 10.
11. Anselmus cit., f. 52.
12. I Presterà nel 1710 prendono in prestito dal monte dei morti ducati 400 al 6% ma a causa delle raccolte scarse si indebitano sempre più col monte. Nel 1729 ricorrono al vescovo Costa ed ottengono la riduzione del tasso al 5% mentre il debito accumulato, per gli arretrati non pagati, è ridotto da ducati 332 a 130 con l’obbligo per• di estinguerlo in tre anni, ANC. 663, 1729, 139-140.
13. Synodales Constitutiones et Decreta ab Ill. et Rev. Dom. D. F. Cajetano Costa.. Roma 1732, pp. 126 – 129.
14. Rel. Lim. Crotonen. 1727; “Pio Monte de Morti detto dell’anime del Purgatorio eretto nella Parocchial Chiesa di S. Margherita”, ANC.1063, 1750, 24.
15. Rel. Lim. Crotonen. 1730.
16. Nel 1757 era rettore il Primicerio della cattedrale Alfonso del Castillo e consultori i canonici Michele Messina ed Alessandro Albani, ANC. 859, 1757, 491- 492.
17. Lettera al re cit.
18. Catasto Onciario Cotrone 1743, f.245
19. ANC. 1063, 1750, 24.
20. ANC. 1268, 1761, 128- 133.
21. Rel. Lim. Crotonen. 1769.
22. Rel. Lim. Crotonen. 1775.
23. In caso di mancato adempimento delle indicazioni del dispaccio reale era previsto la restituzione dei fondi e capitali assegnati destinandoli ad altre opere di pietà o a sei maritaggi di ragazze povere. Nel 1837 il comune di Crotone mosse lite al seminario in quanto esso risultava inadempiente. Infatti da due anni era sprovvisto di maestri e la cattedra di diritto civile e canonmico non era mai stata istituita. Il Decurionato perciò chiedeva l’assegnazione del capitale con le rendite “per il vantaggio e miglioramento della gioventù”, Progetto del Decurionato di Cotrone, 17,4,1837, AVC.
24. Con l’incorporamento dei beni e delle rendite del monte il Capitolo assunse l’onere di celebrare una messa quotidiana per le anime dei fratelli e sorelle, una messa cantata con l’intervento della terziaria ogni feria II durante l’anno e con l’aggiunta del primo notturno con le lodi dell’ufficio dei defunti ogni prima feria II di ciascun mese con l’intervento di tutto il Capitolo, Rel. Lim. Crotonen. 1775.
25. Copia estratta dalla Visita del vescovo Bartolomeo Amoroso, Napoli 12 giugno 1769, AVC.
26. Rel. Lim. Crotonen. 1775.
27. Esposto del vescovo Capocchiani al marchese Carlo De Marco, Cotrone 7 giugno 1783, AVC.
28. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
29. La gabella Cipolla di salmate 20 fu venduta a Baldassare Zurlo per ducati 1400 e la gabella Lampamaro di salmate 36 al marchese Giuseppe Lucifero per ducati 2512 e grana 50. I pagamenti dovevano essere fatti in quattro rate ed entro 10 anni ma nel 1790 non era stato fatto ancora alcun versamento, Lista di carico, 1790, f.55v; Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 183v.
30. Elenco dei luoghi pii, 1805, AVC.
31. Rel. Lim. Crotonen. 1795.
32. Stato attuale delle fabbriche de monasteri cit.
33. Epigrafe nell’ex chiesa del Purgatorio:”MUNIFICENTIA PIORUM/ PRAECIPUE ILLMI EPISCOPI/ IOSEPHI CAVALIERE/ ANNO DNI MDCCCLXXXV RESTAURATA/ CULTUI DIVINO/ POST DECEM ET OCTO ANNOS RESTITUTA/ DE BAPTISTERIO PROVISA/ REGENTE CANONICO IUZZOLINI”.
34. Decreto del vescovo Giuseppe Cavaliere sull’assegno delle nuove fabbriche del porticato e piazzette adiacenti, che si tenevano sotto la giurisdizione dell’arciprete della cattedrale, Cotrone 10 luglio 1886.
35. Le altre erano S. Dionigi in Cattedrale, S. Maria Prothospatariis, SS. Pietro e Paolo, SS. Salvatore, SS. Veneranda ed Anastasia, Jozzolini P., Santuario di Maria SS. del Capo delle Colonne, Cotrone 1882, p. 77.
36. Controne S., La chiesa del Rosario, In il Diario del Crotonese, nn. 30 e 33, 1982.
37. Elenco proprietà comunali, 1936.

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