Le grange dell’abbazia greca di Santo Nicola de Maglioli in territorio di Isola e di Cutro

In evidenza le grange di Santo Stefano e La Patia. Particolare della Sez-12-Col-IX della carta delle provincie continentali dell’ex Regno di Napoli, realizzata nel periodo tra gli anni 1821-1824.

L’abbazia di Santo Nicola de Maglioli

Nel 1096 Ruggero, conte di Sicilia e di Calabria, con la moglie Adelasia concedeva a Joannes de Nicephoro, primo vescovo latino di Squillace, molti privilegi, possedimenti e prerogative. Nell’elenco dei luoghi della diocesi sotto la giurisdizione vescovile, tra le chiese ed i monasteri vi è l’abbazia greca di S. Nicola de Magliota.[i]

Da documenti del Trecento e del Quattrocento, sappiamo il nome di alcuni abbati che ressero l’abbazia.[ii] L’otto febbraio 1448 il papa Nicolò V comandava all’abbate del monastero greco di Santo Gregorio di Stalettì, di sopprimere il monastero greco della Santa Trinità de Pesipo e di aggregare le sue rendite e proventi al monastero greco di Santo Nicola de Miglioli. Allo stesso tempo, essendo morto l’abbate Joanne di Santo Nicola de Miglioti, l’archimandrita di Santa Trinità de Pesipo Ambrosio fu nominato abbate di Santo Nicola de Miglioli.[iii]

Nella seconda metà del Quattrocento iniziò il declino dell’abbazia con la nomina degli abbati commendatari, quasi sempre cardinali e chierici napoletani. A Paolo Ursileone (1472) seguì Ioanne Francesco Vela (1487), poi fu la volta di Lorenzo Pucci (1516), quindi Enrico de Loffredo (1524).[iv]

Il commendatario Enrico Loffredo, chierico napoletano ed eletto nel 1531 vescovo di Capua,[v] mosse lite al conte di Santa Severina Galeotto Carrafa sul diritto di fida e disfida nella gabella di Santo Stefano, che era grangia del monastero.[vi]

In occasione di tale processo l’abbate commendatario presentò una copia in volgare latino di un privilegio in originale greco, concesso nel 1172 all’abbazia dal re di Sicilia Guglielmo II, nel quale erano dettagliatamente descritti i confini della grangia di Santo Stefano in territorio di Isola (Asila).

Isola Capo Rizzuto (KR), topografia della località Santo Stefano.

 

I confini della grangia di Santo Stefano

“Guglielmo Dei Gra. Re di Sicilia del Contado di Puglia e del Principato di Capua conferma al monastero della Santa Trinità de Magliola l’homini et grance et specialmente le grance che e, nel Asila sotto lo cognome del prothomatire Stefano, lo quale dominava dal tempo del Beatissimo Re Ruggero”. I confini della grangia di Santo Stefano sono così descritti: “si come sale dalla mala cupa et scende la via per mezzo lo monte et va a toccare lo capo de agromirla et passa per lorio de cuzzorleo et va a dare a S.to Nicola et scende lo capo de lo monte di S.to Stefano et va a dare a Catoriaci o vero mal vallone et passa lo mal vallone per sotto lo molino del episcopato de Asila et conchiude a tutti li pendenti de S.to Elia et va a dare a la medesma chiesia de santo elia et scende tutti li pendenti di bracomeno et va a dare ala plac o, chianon alli confini de S.to Cons.ti grancia del monasterio del patre o patiri e de la descende a Catoriaci o mal vallone et passa alo vado de mar.sti con.sti et va a dare a petra bianca et scende lo vallone o rio insino a campolongo et ali confini di ms prothonobilissimo et sale li capi di campolongo et va a dare ali confini delo contato de catan.ri et dalla descende li capi del contato insino alli capi della mala cupa donde fecimo principio ….. Palermo ali 26 d’Aprile V.a Indittione 6680 (1172). Io Vittorio Tarantino ho cavato dallo suo originale greco la presente copia in volgare latino.”[vii]

Isola Capo Rizzuto (KR), la collina di Santo Stefano.

In seguito tale documento sarà inserito nel “Processo grosso di fogli cinque cento settanta due della lite che Mons.r IIll.mo Caracciolo ha fatto con il S.r Duca di Nocera per il detto Vescovato nell’Anno 1564”, e per meglio aggiornare i confini nello stesso volume si riporta anche un’altra descrizione degli stessi:

“Et la predicta grangia de quisto S.to monastero la quale è all’Isola allo tenimento de Cotrone lo quale se nomina lo predicto S.to stefano, li confini suoi se li havemo determinato cossi, sin como vene lo grande vallone e descende la via in mezo de la montagna e si va allo capo de la Agranenta et passa dello vallone de cozocheri e si va a S. Elia Nichola e descende allo capo dello monte de S.to Stefano et poi va ad Santa Maria e descende de illa et va a Cacoriachi e passa Cacoriachi de sotto de lo molino dell’acqua de episcopato … che chiude a tutti li pendenti de Santo Elia et va alla propria ecclesia de S.to Elia e descende tutti li pendenti de la brocusa et va alli calanchi de lo sentieri de S.to Costantino grangia de lo Monasterio dello patiri e de illa discende a cacoriachi e passa allo vallone de M.ro costa et arriva alla petra biancha e descende perfino allo vallono de campolongo e descende alli confini de M.s. Bruno novellissimo e cossi sale alli capi de campolongo et va alli confini allo contado di catanzaro e de illa poi discende li capori de lo contado perfino alle capora de la grande valle donde fiano lo principio et cossi conclude tutti li preditti tenimenti.”[viii]

 

Le grange di Cutro e di Isola

Con la soppressione del monastero greco della Santa Trinità de Pesipo, i suoi beni furono uniti a quelli del monastero greco di Santo Nicola de Miglioli, situato in territorio di Amaroni, il quale risulterà possessore di una grangia in diocesi di Isola ed una in diocesi di Santa Severina. Alla metà del Cinquecento il vescovo di Isola Annibale Caracciolo affermava che in diocesi di Isola vi erano sette grange di sette abbazie: “Santa Maria dello patire, l’abbatia di Corazzo, l’abbatia di Carrà, l’abbatia di furgiano, l’abbatia di S. Nicola delli Maglioli, l’abbatia di S. Leonardo e l’abbatia di S. Stefano, qui iacent in diocesi ipsius episcopatus et tenentur compare in die assuptionis divae Mariae …” e versare un annuo censo alla mensa vescovile.[ix]

Per quanto riguarda la grangia in territorio di Cutro (ma prima in territorio di San Giovanni Minagò), sappiamo che l’abbate dell’abbazia di Santa Maria de Pesamo (Pesipo), doveva presenziare nei sinodi celebrati nella cattedrale di Santa Anastasia, in quanto l’abbazia era situata in diocesi di Santa Severina.

Essa è elencata fin dal sinodo celebrato nel 1564 al tempo dell’arcivescovo Gio. Battista Ursini. Come anche nei sinodi successivi quando l’abbate “vocatus non comparuit” né altri per lui. Tuttavia sappiamo che il 26 maggio 1607, da Cutro, Gio. Battista Oliverio così scriveva: “Dimane dominica come sa V.S. e di s.ta Anastasia, et so come pro(curato)re de l’Abatia di S.to Nicola di Miglioli, devo cumparire à pagare certa ragione la quale si non faccio errore la devo pagare ad Agosto, però dovendosi pagare adesso, mi contento pagharla … ”.

Come per le altre abbazie situate in diocesi di Santa Severina l’abbazia di S. Nicolò delli Maglioli doveva versare al seminario di Santa Severina “la solita contribuzione” annuale. Nel Settecento tra le entrate del seminario di Santa Severina troviamo che l’abbazia di S. Nicolò delli Miglioli in territorio di Cutro doveva versare ducati 4 e 62 grana, il Priorato di S. Pietro di Niffi in territorio di Rocca Bernarda ducati 9, l’abbazia di Santa Maria di Altilia in territorio di Santa Severina ducati 30 e l’abbazia di Sant’Angelo in Frigillo in territorio di Mesoraca ducati 20 e 88 grana.[x]

Anche l’abbazia di S. Nicolò di Miglioli, detta anche di Santo Stefano, doveva versare un annuo censo al seminario di Isola, come risulta dalla “Nota d’entrade del Venerabil Seminario di questa Città dell’Isola” compilata nel 1648. Da questa risulta che l’abbazia di Santa Maria di Corazzo pagava ducati 9 e tari 3, l’abbazia di S. Nicolò di Bucisano ducati 4 tari 4, l’abbazia di Santa Maria del Patire ducati 11 e tari uno, l’abbazia di Santo Stefano ducati 11 e tari uno, l’abbazia di S. Nicolò di forgiano ducati 6 e tari 2 e l’abbazia di Santa Maria del Carrà ducati 28.[xi]

 

Altri commendatari

Alla morte del Loffredo seguì il cardinale Alessandro Farnese (1547), quindi Aloisio Pandulfo De Pucciis (1548), poi Alessandro Puccio (1597), il cardinale Bonvisio (1601), Il cardinale Filippo Spinelli (1605), Petro Antonio Spinelli (1629), il cardinale Alessandro Cibo (1646) e nel Settecento Nicola Spinola (1701), il cardinale Nicola Rodolovich, il cardinale Lorenzo Corsini (1706) e Gennaro Andreotti dimorante a Roma.

Isola Capo Rizzuto (KR), in evidenza la località Santo Stefano.

 

Le Grange

Scipione Spagnolo di Cutro, procuratore dell’Abbadia di S. Nicola de’ Miglioti, della quale era beneficiato il Sig. Gennaro Andreotti dimorante in Roma, rivelava nel catasto onciario di Le Castella del 1742, che il suo principale possedeva una gabella nominata Santo Stefano di tomolate 850.

La gabella era solito affittarsi tre anni ad uso pascolo per ducati 350 l’anno e per tre anni ad uso di semina per tomoli 500 di grano l’anno, i quali valutati a carlini 8 il tomolo formavano la somma di ducati 400, che uniti con gli altri ducati 350 dell’anno ad uso pascolo, facevano la somma di ducati 750. Ripartiti per l’anno in semina e per l’altro in erba nei sei anni, facevano ducati 376 per anno.[xii]

Dopo il terremoto del 1783 l’abbazia di San Nicola di Miglioti fu soppressa ed i suoi beni furono gestiti dalla Cassa Sacra. Allora l’abbazia era stata data in affitto dall’abbate commendatario a Giacomo Lucente per ducati 725.[xiii] In seguito, al tempo della divisione demaniale, era possessore della gabella di Santo Stefano il signor Francesco Salsano di Catanzaro; la gabella era soggetta allo sbarro, o sia del pascolo a favore dei cittadini d’aprile a tutto ottobre, tuttavia il commissario per la ripartizione dei demani Angelo Masci affermava, che si doveva attendere dal Ministro dell’Interno “la risulta su di quanto si è riferito circa la vendita fatta dalla Regia Corte.”[xiv]

In evidenza la località Patia presso Cutro.

Per quanto riguarda le vicende delle gabelle “La Patia” e “Le Manche della Patia”, situate nel corso dell’abitato abbandonato di San Giovanni Minagò in territorio di Cutro, nel catasto onciario di Cutro del 1744, il procuratore Scipione Spagnolo affermava che la gabella La Patia era di tomolate 280 e Le Manche della Patia di tomolate 40. L’abbazia e per essa il commendatario Gennaro Andreotti, inoltre, esigeva alcuni censi enfiteutici su alcune vigne.[xv]

Soggetta al corso e alla rotazione di tre anni a semina e tre anni a pascolo, con la soppressione dell’abbazia, la gabella La Patia fu gestita dalla Cassa Sacra. Nel 1790 è così descritta: “Corso di San Giovanni Minagò. In detto Corso vi è la Cabella nomata la Patia della Badia di S. Nicola di Miglioli in oggi della Cassa Sacra. Di questa Cabella ne corre per tutt’Agosto del corr(en)te anno 1790 il terz’anno del Triennio in Erba, per la quale si son pagati giusta il ratizzo 58:18:10. In Settembre del Corr(en)te anno sud.o ne principia il Triennio ad uso di semina, a beneficio della Cassa Sacra, ed in fiera di S. Gio. dell’Agli Terza Domenica del mese di Maggio dell’anno 1794 si principia il pagamento ad uso di Erba, da liquidarsi giusta il ratizzo faciendo in d(ett)o anno per d(ett)o corso.”[xvi].

La località Timpa Patia (Progetto di acquedotto per la città di Cotrone, 1889).

All’inizio dell’Ottocento il nobile vivente D. Pasquale Spagnolo di anni 59 possedeva “la gabella detta Patia, fu della Badia di S. Nicola Miglioli nel Corso di S. Giovanni Minagò di tt.a 180 soggetta al corso e le Manche della Patia nel med(esim)o corso di tt.40 corso ordinario sopra cui tiene il solo jus arandi.”[xvii] In seguito divenne proprietà del barone Baracco.

 

Note

[i] Ughelli , IX, 426-427.

[ii] Nel 1324 troviamo Adrianus, nel 1325/1326 Cosma, nel 1328 Ninfo, nel 1346 Nicolao, nel 1366 Nichiforo de Stefanitio e nel 1408 Johanne. Russo F., Regesto, 3918, 5541, 6989, 6912, 7798, 9190.

[iii] 8 febbraio 1448. Abbati monasterii S. Gregorii (de Staletti) O.S.Bas., Squillacen dioc., mandat ut conventum monasterii S. Trinitatis de Pesipo, O.S. Bas. supprimat eiusque redditus et proventus monasterio S. Nicolai de Maliodis, eiusd. Ord. et dioc. adnectet, denique Ambrosium, archimandritam dicti monasterii S. Trinitatis, monasterio S. Nicolai, vac. per ob. Johannis praeficiat in Abbatem. Russo, Regesto, 11098.

[iv] Russo F., Regesto,12126, 12134 sgg.

[v] Russo F., Regesto, 17044.

[vi] “Die xvi junii 1537 neap. In causa R.di episcopi caputaquensis ut commendatarii ecclesie s.ti nicolai de melliotis et eidem ecclesie annexorum cum ec.te comite s.te severine , super jure, fide et disfide  in tenimento nuncupato gabella s.ti stefani in processu.” AVC, Processo grosso di fogli cinque cento settanta due della lite che Mons.r IIll.mo Caracciolo ha fatto con il S.r Duca di Nocera per il detto Vescovato nell’Anno 1564, f. 562.

[vii] AVC, Processo grosso cit., ff. 67-68r.

[viii] AVC, Processo grosso cit., f. 568.

[ix] SCC. Rel. Lim. Insulan., 1600. Nel 1149 il papa Eugenio III conferma al vescovo di Isola Luca i privilegi già concessi dai regnanti normanni aggiungendovi prerogative e specificando i luoghi della diocesi sotto la giurisdizione vescovile; tra questi ci sono il monastero o chiesa di San Stefano de Abgorodi e la chiesa di Sant’Helia, ASV., Reg. Avin., 303, ff 557v-558.

[x] AASS, 067A.

[xi] Visita ai luoghi pii di Isola del vescovo Giovanni Battista Morra, 1648, AVC. Ancora nella Visita del 1846 alle chiese di Isola, il vescovo di Crotone Leonardo Todisco Grande affermava che nella diocesi di Isola “vi sono sei abbazie delle quali gli abati nel giorno dell’Ascensione di Maria SS.a titolare della Cattedrale, pontificando il vescovo sono obbligati a prestare l’ubbidienza. Le dette abazie sono S.a Maria del Patire, di S.a Maria del Carrà, di Forgiano, di S. Nicola delle Magiole e finalmante l’abazia di S. Leonardo”, AVC. Visita alle chiese di Isola del vescovo Todisco Grande, 1846.

[xii] ASN, Catasto Onciario Le Castella dell’anno 1742, n. 6942.

[xiii] “La badia nomata S. Stefano di tumulate novecento circa di terra fertile, che si tiene in affitto da Giacomo Lucente per ducati 725 datoli in affitto da mons. Morelli aggente del cardinale Acquaviva proprio padrone di detta badia.” ASCZ, Fondo Cassa Sacra, Segreteria Pagana.

[xiv] AVC, Catanzaro il di primo aprile 1811, Angelo Masci.

[xv] ASN, Cam. Som., Catasto di Cutro 1744, n. 6959, ff. 172v-173r.

[xvi] ASCz, C. S. Segreteria Pagana, B. 100, f. 68v.

[xvii] Catasto Cutro 1805, ff. 65v- 66r.

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