1444: Alfonso V d’Aragona “salva” il castello di Santa Severina

Alfonso V d’Aragona.

Come più volte accadde nel corso della storia, la Calabria fu il teatro di violenti scontri e guerre. Una costante che ritroviamo in ogni epoca, da quelle più antiche a quelle più recenti, dove si vedevano contrapposti eserciti, popoli, casate e famiglie.

Tra gli scontri più noti ed in un certo senso importanti, al punto che se ne ricordano ancora oggi dettagli ed aneddoti, troviamo la conquista Aragonese della Calabria. Una notorietà conservatasi nel tempo per lo più grazie alle gesta di Antonio Ventimiglia detto Centelles [i] che sposò la contessa Enrichetta Ruffo al posto del re [ii]. Andando oltre le facili ironie che hanno alimentato racconti e canzoni popolari, la mossa di Centelles aveva un risvolto molto pratico: ottenere le proprietà della famiglia Ruffo.

Proprietà molto vaste, sparse in buona parte della Calabria ed in particolar modo tra Catanzaro e Crotone. Non solo edifici e terreni, ma più in generale i feudi [iii] e di conseguenza le entrate economiche così prodotte. Uno sgarbo intollerabile per il re Alfonso V d’Aragona [iv], che in un primo momento aveva trovato proprio nel Centelles un fedele alleato.

Il 6 aprile del 1441 la contessa Ruffo riuscì a far annullare dal Papa il suo precedente matrimonio con Nicolò de Arena detto Concublet, con il quale era spostata dal 1437 nonostante fossero cugini. Nel corso dello stesso anno si celebrò il matrimonio con il Centelles, che già dal 1440 pare si fosse insediato presso Santa Severina, città confinante con i beni della marchesa.

Nel mentre, nel 1442 era ormai conclusa la presa di Napoli da parte della casata Aragonese, e Alfonso divenne così sovrano del Regno di Napoli. Le mire autonomiste del Centelles e le continue rivolte lo indussero ad intraprendere una campagna militare, che iniziò nel 1444 e si concluse nel 1445 [v]. Gli assedi si protrassero per settimane e mesi, ed alla fine la totalità dei feudi capitolò in favore del Re noto con il soprannome di “magnanimo”.

Fu lo stesso sovrano infatti ad annunciare la concessione di numerose grazie a favore dei centri abitati tornati sotto il controllo della corona, e tale apertura fece produrre alle varie università diverse suppliche: delle vere e proprie richieste scritte, con le quali si chiedevano esenzioni di tasse, la risoluzione di controversie o nuove condizioni.

Degna di nota è la lunga supplica prodotta dall’università di Santa Severina: ben 18 richieste con le quali si chiedeva, tra le altre cose, un’esenzione dei pagamenti sulla franchigia fiscale, l’amnistia “per qualsiasi delitto”, l’espropriazione dei “beni dei condannati” ed un’equo trattamento per gli ebrei ed i forestieri che si trovassero in paese.

Tra le varie richieste, è il caso di riportare integralmente il testo dell’ottavo punto:

“La detta università supplica e chiede che la maestà vostra predetta o altri da parte vostra non li costringa a fare alcuna spesa per la riparazione e fortificazione del castello della città, anzi supplicano che, come comanda il vostro viceré Giovanni de Ixar, si demolica e si distrugga del tutto perché Santa Severina è già di per sé tutta un castello e non vi è bisogno di un altro castello, poiché esso sarebbe la rovina della città se decidesse la maestà vostra di volerlo rifare; se tuttavia la maestà vostra decidesse di restaurare il castello, la detta università supplica che sia rifatto a spese della vostra maestà senza gravare di alcunché la detta università”. [vi]

Insomma, la fortificazione dopo poco meno di quattrocento anni [vii] ha rischiato di scomparire. La richiesta non deve apparire insolita o inopportuna: non sono rari i casi di università che chiedevano – a spese dei regnanti – di distruggere o restaurare beni considerati troppo esosi. In tal senso, possiamo considerare tale supplica come una richiesta indiretta al sovrano di farsi carico del recupero del castello.

Tuttavia, nella supplica viene specificato che la decisione di distruggere la fortezza sarebbe stata suggerita da Giovanni de Ixar [viii], e dunque potrebbe avere un fondo di verità. Ad ogni modo, Alfonso V decise di non seguire questo approcio drastico, e rispose così: “La regia maestà acconsente che nel caso in cui volesse riparare il detto castello ciò sarà fatto a proprie spese”.

In un certo senso, la decisione di Alfonso “il magnanimo” ci ha permesso di poter godere, ancora oggi, della fortezza voluta da Roberto d’Altavilla [ix]. Complessivamente, il sovrano accolse tutte le richieste avanzate dall’università, compresa la diciassettesima: “Che quando alla maestà predetta piacerà di entrare in Santa Severina, che entri per amore di Dio con pochi cavalli e poco seguito perché la gente è povera e disfatta”. “La regia maestà acconsente”.

 

Note

[i]      https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Centelles

[ii]     http://www.archiviostoricocrotone.it/urbanistica-e-societa/alle-origini-della-provincia-di-crotone-da-nicola-ruffo-primo-marchese-di-crotone-alle-fallite-rivolte-autonomistiche-di-antonio-centelles/

[iii]   https://it.wikipedia.org/wiki/Feudo

[iv]    https://it.wikipedia.org/wiki/Alfonso_V_d%27Aragona

[v]     http://www.archiviostoricocrotone.it/belcastro/la-capitolazione-della-terre-del-crotonese-appartenute-a-don-antonio-centelles-concessa-dal-re-alfonso-de-aragona-1444-1445/

[vi]    Traduzione presente nel primo volume de “La Calabria nei documenti Storici” di Giuseppe Caridi;

[vii]  https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Santa_Severina

[viii] https://books.google.it/books?id=qfVfju8A0yUC&pg=PA155&lpg=PA155&dq=vicer%C3%A8+giovanni+ixar&source=bl&ots=fa6XEQ7O5b&sig=ACfU3U3HcbTFVeifS_rCGzVQSRFyyOgh6g&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwil3pGokObyAhWBuaQKHXPjBXsQ6AF6BAgCEAM#v=onepage&q=vicer%C3%A8%20giovanni%20ixar&f=false

[ix]    https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_il_Guiscardo

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