Fortificazione della città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi

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Castello di Crotone, in primo piano torre risalente alla fine del periodo aragonese.

Dopo la presa, la strage ed il saccheggio di Otranto (11 agosto 1480) da parte delle truppe ottomane di Maometto II, al comando di Ahmed Pascia Gedik, il loro dominio su questa città e le incursioni nel barese, re Ferdinando sul finire dello stesso anno ordinò di fortificare i luoghi marittimi più esposti della Calabria. Ai lavori dovevano concorrere gli abitanti delle città e delle terre vicine, che con i loro animali e carri erano costretti a prestare gratuitamente l’opera. Venne inoltre imposta alle città ed alle terre una tassa di tre carlini a fuoco all’anno, da pagarsi in tre rate, che doveva servire a finanziare la riparazione delle fabbriche del regno (1). Il 3 marzo 1482 il re comandava al tesoriere di Calabria di fortificare il castello di Crotone, di cui era castellano Galeotto Carafa, e ordinava al tesoriere generale di prelevare duecento ducati dai pagamenti fiscali di Crotone, per utilizzarli “in la fabrica deli rebellini et fossi della città” (2).
L’anno dopo il sovrano concede ai cittadini crotonesi di essere franchi di tutti i dazi e diritti, che spettano al “Regio arrendamento de ferri”, sia nell’estrazione che nell’immissione delle loro mercanzie in tutti i luoghi del regno (3) ed essendo nello stesso anno stato separato il suo casale di Torre di Isola e concesso a Giovanni de Pou, li conferma di “usare colli loro animali e non forastieri li boschi della torre dell’Isola, ed in quelli tagliare legnami, secondo è stato solito e consueto franchi di fida e d’ogni altro pagamento, siccome usavano in tempo del Sig. Re Alfonso” (4).
Nella primavera del 1484 gli abitanti fuggono dalla città a causa della peste (5) e le marine sono insicure per le scorrerie dei Veneziani (6).
Per assicurare la sicurezza, il re manda il figlio Alfonso, Duca di Calabria, con l’esperto in fortificazione, Antonello de Caivano, a visitare e provvedere alle opere necessarie alla custodia del castello e della città (7). Per far fronte al pericolo di spopolamento concede facilitazioni a coloro che andranno ad abitarvi, esentandoli dalle tasse per dieci anni (8).
Essendo poi stata espugnata, nel maggio 1484, Gallipoli dai Veneziani, temendo uno sbarco sulle marine ioniche, ordina al nipote Ferdinando di vigilare e fortificare quelle coste e “di andare perlustrando tutte quelle terre, ed i luoghi marittimi, ed in ispecie il castello di Cotrone” e, poiché vi era ritornata la peste, lo sollecitava ad usare “tucta quella diligentia che sera possibile : providendo che li infecti se apparteno da li sani, et che non pratichereno con li convicini che seria causa como vue scrivite de infectare tucta la provintia considerato la penuria de le victuaglie et supra tucto attenderite che nulla se parta da quella cita per guardia et securitra de quella” (9).

La “fabrica de Cotrone”
Utilizzando i denari provenienti dalle “nove impositioni” e dagli “administratori et recolleturi de li dacii seu cabelle de la cita” e dai “dacieri arrendaturi”, prosegue in autunno la costruzione “deli rebellini et fossi de la Regia citate de Cotrone” (10).
E’ sindaco della città Peruczo Lucifaro, Nicola Sagorrisi è cantore e vicario del sempre assente vescovo Giovanni Ebo, Valentino Rapano è regio capitano.
Nell’ottobre 1484 i carreri con i loro carri, trascinati da buoi, trasportano la legna tagliata nel bosco di Isola alle calcare, portano la pietra venduta dai cittadini, quella sbarcata al molo e della “perrera”.
La calce della calcara, l’arena, la “savorra” e le pietre grosse e mezzane sono accumulate presso la regia fabrica dove i mastri fabricatori, aiutati dai manipuli, riparano e ricostruiscono le mura ed i brazali con i guastatori scavano “lo pedamento de lo fosso”.
Sotto lo sguardo attento del mastro calcararo, gli aiutanti mettono la pietra nelle calcare, che cuociono giorno e notte, poi tolgono con i furcuni la calce e puliscono la calcara.
I brazali tagliano con i bayardi la “timpa della capperrina”, portano con le sporte la terra dietro le mura, aiutano a rifilare la muraglia rovinata, usano l’acqua, portata dai saccari con le loro bestie, per la “manyatura et compositura dela calce cum larena dela prima mano” e porgono la malta e le pietre ai mastri fabricatori.
I guastatori scavano il fosso “de lo pedamento” dalla parte della Capperrina.

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Castello di Crotone, torre e cortina risalenti alla fine del periodo aragonese.

 

I protagonisti
Soprintende ai lavori ed ai pagamenti dapprima Nardo Negro, per l’assenza di Antonuccio Prothospatariis, deputato “in la Regia fabrica et fossi”, e poi Marco deli Pira, “commissario deputato et ordinato alla fabriche rebellini et fosso de la cita de Cotroni et etiam de lo rebellino o vero scarpa et fortificationi de lo castello de essa cita per lo magnifico Vincislao de Campitello regio thesorieri de Calabria”.
Lo affianca il credenziero Jacopuczo de Taranto ; Dominico Caruso è “deputato et ordinato per la università di Cotroni in lo reciper et tener il cunto de la petra et calce” (gli succede il nobile Fran.co Bonello de Cotrone “deputato per lo regimento ad tenir conto de li cinque mila carrate de petra portano li citadinj de la cita de Cotrone in la Regia fabrica).
Mastro Chianchio de Melixa, fabricatore di Crotone, è capomastro della “regia fabrica, fossi et rebellini” e Juliano Corsu de Caluj è “suprastante et capo de quelli che cavano li fossi dela fabrica de Cotroni et delo castello” come ordinato dal tesoriere di Calabria.
Accanto ad alcune maestranze di Rogliano e di Aprigliano, specializzate nello scavare “lo pedamento de li fossi”, si avverte anche una massiccia presenza di Ebrei, sia come fornitori che come addetti alla costruzione. Tra i numerosi “judei de Cotrone”, che commerciano con la regia fabrica, troviamo Samoeli de Malandrino che vende due centinaia di “chiovi de quaterna”, necessari per fare le casse ed i bayardi, Samuel Franzo, che fornisce “stelli di astraco et tigilli per la casa deli monicioni” del castello, il mastro ferraro Nixi Sala che vende una “macza” grande di ferro e cinque zappe grandi e grosse, due furcate, cati, barili per usarli nelle calcare, ecc.
Altri Ebrei partecipano direttamente alla costruzione. Tra questi il capomastro Yesua ed il mastro Simon de Sarro, che lavorano a costruire le bombardiere del castello ed assieme ai due mastri Petro e Berardino de Rosi diroccarono la vecchia torre di San Giorgio, che era dentro il castello ed il mastro Jesire Judeo, che con i due mastri Paulo Marino e Cesaro de Sarro costruisce la calcara del castello e
“Judei de Cotrone” sono Marino de Trani, Samuel delo Special, Jaroda piczuto e Moyses Malta.
Con il procedere dei lavori, cresce la domanda di materiali da costruzione e di attrezzi da lavoro, utilizzati dai numerosi mastri, operarii, manipuli, brazali, guastatori, saccari, carreri, aiutanti di calcara ecc.
L’opera attira subito l’interesse dei nobili e dei possidenti della città. Francesco Bonello, Troylo Barbamayore, Jo. Antonio Prothospatariis, Geronimo Locifaro, Pandolfo Poer, Thomas de Griffis, Mattheo Vitecta, Petrus Perecta, Colecta de Tappia, Petrus Susanna, Thomas Pipinus, Garrecto Berlinger, Domenico Stricagnolo, Antonio de Rocca ed altri ne traggono profitto vendendo soprattuto pietra e legna.
Lo stesso dicasi per un folto gruppo di presbiteri. Scipio de Peris, Julius Facenti, Stefani de Ruso, Angelus de Rapano, Petrus de Stilo, Angelus de Oliverius, Thomas Thesaurerius, Angelus Curcato ecc.
Sempre tra i fornitori troviamo alcuni abitanti di Mesoraca. Antonino Salomoni, Cola de Dactolo, Johanne Luca forniscono tavole e “marugi per maniyar li zappi et zappuni”.
Ci sono poi dei proprietari di barche di Crotone, particolarmente attivi nel trasporto di pietre e cantoni: Cola Greco, Victorio Bagloni, Riccardo Malerba, Luca Junto ecc.
Attorno alla fabrica si sviluppa un florido mercato di prodotti artigiani locali. Emergono le figure del mastro cordaro Jo. Siciliano, del magister Thomas Peris (zappi, zappuni, pali, una tina grande), del mastro Marco Ciraso (un asse, una verrina grande), dei mastri sportari Sillio di Cutro e Bonello della Torre dell’Isola (sporte), del mastro ferraro Angelus Cariati (una porta con le sue chiavi e “mappe et chavatura”), del mastro d’ascia Pressano de Mayenza (casse, bayardi). Altri personaggi importanti sono Cesar Casaczon “li doctor” ed il nobile Lamberto Locifaro che cura gli interessi del fratello, il sindaco della città Peruczo (fornisce 80 rotuli di biscotti per ordine del Principe di Taranto).
Se dell’affare della fabbrica ne traggono particolarmente profitto i possidenti crotonesi e dei paesi vicini, non manca tuttavia la presenza di altri mercanti: Pelegrino de Catanzaro fornisce dieci pezzi di “intinnoli”, Antonello Pilara de Lipari scarica dalla sua barca quarantasei pali di ferro, ecc..

I lavori alla Capperrina
I mastri fabricatori lavorano al muro della città, “quali era roynato” ; usando bayardi, pale di ferro, zappi, zappuni et picuni. I brazali ed i guastatori fanno uno scavo “al pedamento delo fosso della scarpa supto la capperrina alla fachiata verso lo castello” e cominciano ad edificare le mura della città vicino alle case del nobile Antonino Bogleri.
Su ordine del tesoriere di Calabria parte il corriere Domenico Salvato di Santa Severina per ordinare alle università del Marchesato e dei casali di Cosenza di inviare i guastatori che devono fornire alla regia fabrica a loro spese.
A Cosenza si comperano pale di ferro e a Cutro ed Isola furcuni necessari per le calcare e sporte per portare la terra.
Si acquistano inoltre macze di ferro per rompere la pietra, una verrina grande, cati, barili, una tina grande e pali di ferro, ecc.
Seguendo le istruzioni date da Antonello de Caivano, si aggiusta “lo fosso de lo curso de lacqua subto la torre deli pissoni” e sotto la timpa della Capperrina e con la terra, proveniente dallo scavo, si riempie le nuove mura dalla parte della città.
I brazali tolgono alcune pietre ricoperte di rena dalla pioggia ed riparano la via, perché i carri possano transitare.
Al castello, nella parte rivolta a mezzogiorno, i guastatori stanno scavando le fondamenta della “scarpa seu rebellino”. Essi, a causa di una gran quantità di terreno caduta dentro il fossato per un nubifragio, devono “indiristar et appontellar lo terreno et meter speroli et indrisar lo lavorero arteso”.
La costruzione del nuovo rebellino è condotta da mastro Loyse de Cotrone, che ha preso in appalto il lavoro.
Nei valloni “de sanda” e “delo prastio” e in località “lo bosco” i brazali con “maczi et pali” rompono la pietra, che i carreri trasportano alle calcare, che sono situate: una fuori ma vicina alle mura davanti alla chiesa di San Francesco e l’altra al castello.
Per procedere più speditamente nella costruzione “dele fabriche de la cita de Cotroni et etiam delo rebellino o vero scarpa et fortificationi del castello”, la regia corte compera a grana 3 la carrata la pietra dei cittadini ed a grana 4 quella portata a loro spese dai carreri.
Si utilizza anche la pietra proveniente dall’abbattimento di alcuni magazzini e quella trovata nelle loro fondazioni. Tra i maggiori fornitori troviamo Michele de Florio che vende la pietra pigliata dalla sua casa e Paulo de Zanzo che con carri ed i buoi trasporta la pietra, comperata dentro la città, proveniente dall’abbattimento delle case “deli citatini interdicti”, conducendola dove si sta costruendo.
I saccari portano l’acqua alla fabbrica e alle calcare. Il mastro Cola Vixiglio con gli aiutanti carica e scarica e pulisce la calcara, alimentata di continuo con la legna portata dal bosco di Isola e dalla “fiomara di neto”.
Nel marzo 1485 mentre i brazali scavano “al pedamento delo fosso de la scarpa”, come ordinato da Antonino Jahore, sotto la timpa della città si accatastano numerose tavole, portate da Mesoraca, per fare la forma della cassa per poter costruire la “torre rotonda che si fa into lo fosso de la capperrina”. Si utilizzano anche due “tavoli venetiani”, in modo da “far fare due scale per possir salire quelli che portavano lo armamento alli mastri fabricatori”.
Al molo della città e al “porto de terczana” approdano di continuo “brigantini” e “grippi” carichi di pietra, caricata a “colonnj e pagata a carlini 7 o 10 la barcata, pietra che i carreri portano dalle marine di “terczana” e di “santa panayia” ai mastri, che stanno innalzando la torre della Capperrina, il muro di Milino, “li rebellini” ed il parapetto di una nuova calcara al castello.
A giugno i guastatori scavano “lo pedamento de lo fosso” verso le case de cola fran.co beringeri” ed al castello abbattono la vecchia torre detta di “san georgi”.
Sempre al castello i mastri proseguono la costruzione della nuova calcara, di una porta, di una casa “seu sala grande”: la “casa deli monicioni” e di “sey bombarder allo baglo de abasso verso la terra”.
Sotto la Capperrina verso la marina i mastri fabricatori ed i manipoli elevano “lo rebellino” e costruiscono “li bombarderij et altri posteroli in pedi la turre de santa panayia”, “uno peczo de muro coniuncto alla porta nova de milino” e “la porta seu bombardera de la casa macta dela capperrina necessaria per la securta de ditta cita”.
All’inizio del 1486 comincia la costruzione della “marrama” e prosegue “la regia fabrica deli fossi de la cita” con lo scavo del “pedamento”, che è ormai giunto “incosto lo castello”.

Rifacimento di parte delle fortificazioni
Al castello si sta riempiendo di terra il ribellino e procede lo scavo di fondazione e la costruzione, utilizzando anche la pietra portata “in collo” dai brazali “dentro lo baglio de lo regio castello” ; pietra proveniente dall’abbattimento della torre di San Giorgio e da altri muri vecchi, Si edificano inoltre “li guardii dove si fano li guardii la notte”.
“Operarij” di Rogliano preparano il “pedamento deli rebellini in fronti la porta di milino” e spianano “uno monte de terra quale era dentro parte la torre nova dela capperrina” e portano la terra con le sporte “allo canto de le rebellinj”.
I brazali riempiono di terra il muro nuovo “deli rebellini dela capperrina” e portano la pietra da dentro il “rebellino fatto per fino alla casa de cola fran.co Beringeri”, dove i mastri costruiscono.
Si utilizza tavole e legname per “li anditi de li mura de la fabrica” “deli regi rebellini”, impalcature legate con la “sagula”.
Con due pezzi di “legna di cherqua” si fa la porta della nuova casamatta che si sta innalzando sopra “santo nicola”.
I carreri trasportano savorra e pietra grossa dentro li rebellini alla Capperrina e cantoni per fare “li balastreri, bombarderj et porti necessari”.
Il 7 maggio 1487, per fronteggiare il pericolo di incursioni dal mare con il ritorno della bella stagione, Ferdinando ordina al condottiero delle genti d’arme del re Iacobo Castracane, di recarsi nella provincia di Calabria e, radunati tutti gli armati che vi sono, andare a stanziare fino al mese di luglio a Crotone; in modo da custodire e vigilare la città e le marine vicine con cento uomini d’arme così da proteggerla “che non se arma per lo turco o per altro” (11). Il sovrano inoltre dà istruzione “a tutti et singuli capi di squadra, conductieri et homini d’arme nostri, che in presente stantiano in dicta provincia.. ve debbiano obbedire come la persona nostra propria” e mette in guardia il condottiero di “stare attento et pigliare cura et sollecitudine de la fabrica et repari che se fanno per fortificatione di decta cita, che la despesa et opera se ci farà sia utilmente et al proposito facta, comandando ad chi ha exequire la dicta opera, che alli consigli et pareri vostri debbiano prestare indubitata fede, et fare quanto li ordinarite vui del modo di fortificare, perché essendo vui persona experta ne fidiamo del vostro parere”. Lo sollecita inoltre a recarsi da Don Pietro d’Aragona, figlio del Duca di Calabria, e “nostro nepote, al quale da nostra parte dirrete che debba provedere de artigliaria per lo castello di detta citta, togliendone da quelli castelli rocche so dentro terra, dove non sono utili et importanti, in modo che decta città stea ben provista (12).
Sempre, nel novembre 1487, il re, dopo aver soffocato nel sangue la Congiura dei Baroni (1485-1487), per la necessità di provvedere alla difesa del regno, vende alcuni dei feudi confiscati ai ribelli (13) e conferma alla città di Crotone le grazie già concesse: in particolare il libero pascolo per gli animali dei suoi cittadini (14).
Nell’annata seguente, particolarmente segnata dalla carestia, Paolo de Caivano, primogenito di Antonello, e già caposquadra delle genti d’arme del re, veniva inviato a presidiare la città assumendovi la carica di capitano di Crotone (15). Per assicurare una maggiore sicurezza delle coste dal pericolo di incursioni dei pirati nel 1489 l’erede al trono Alfonso, duca di Calabria, e Antonio dei Marchesi di Settingiano visitano le fortificazioni della Calabria (16).

Crollo cortina castello di Crotone

Crollo della cortina sud del castello di Crotone, risalente alla fine del periodo aragonese (foto anni Sessanta).

 

La ricostruzione del Castello
Risale a questo periodo la costruzione delle tre torri del castello, conosciute come Santa Maria, Comandante e Aiutante e delle cortine corrispondenti alle quali prestano la loro opera “multi et assai homini dele terre convicine” venute in città con le loro famiglie “per guadagnare in le fabriche de castello”, aumentando la popolazione della città di circa 200 fuochi (17).
Nell’autunno 1490, il tesoriere di Calabria Vinceslao Campitello, su ordine del Duca di Calabria e del conte di Alife, ispeziona le “fabriche” di Crotone e potenzia la guarnigione del castello, aggiungendo, agli otto compagni ed al vicecastellano, altri quattro compagni. Egli sollecita inoltre il tesoriere di Calabria ultra, Battista de Vena, a pagarli come gli altri, ad iniziare dal primo novembre di quell’anno (18).
Proseguono i lavori di fortificazione dei castelli della regione. Per poter far fronte alle spese si cerca di costringere le terre, che sono per lo più renitenti, a continuare a versare un carlino per foco per la fabrica, da pagarsi in ciascun terzo (19). Nell’ottobre 1490, Vinceslao Campitello, dopo aver preso visione dell’avanzamento dei lavori che si stanno compiendo nei vari castelli della regione (Pizzo, Vibo, Reggio, Crotone, ecc.) avvisa il re ed il duca di Calabria dello stato delle opere, del denaro che c’è e di quello che manca, affinché si prendano sollecitamente dei provvedimenti in modo che i lavori non si fermino, specialmente nei castelli di Crotone e di Reggio, che sono ritenuti i più importanti dal punto di vista strategico, per fronteggiare un possibile attacco da levante. Per tale motivo manda presso il De Vena, Francesco de Simone, figlio di Ciardullo, affinché prenda il denaro disponibile, per provvedere al bisogno, poiché “sapite senza dinari non si po’ fabricari” (20). Il denaro tuttavia continua a scarseggiare e all’inizio di gennaio dell’anno dopo, il Campitello deve intervenire nuovamente sul De Vena, affinché sborsi 300 ducati a Carolo de Canale, capomastro de la fabrica del castello di Crotone, come anticipo della somma che deve avere per la “fabrica et cavamenti de castello”. Lo incita inoltre a riscuotere i denari per la “fabrica”, perché è molto importante procedere nella costruzione specialmente dei due castelli di Crotone e di Reggio, tanto che ogni giorno il duca di Calabria lo sollecita, ma senza denaro egli non può farci niente (21).
Nonostante queste pressioni il pagamento un mese dopo non è stato ancora effettuato ed il tesoriere di Calabria interviene nuovamente sul tesoriere di Calabria Ultra, sollecitandolo ad esigere il “tari et carlino a foco” che le terre devono, così con i primi denari raccolti, si potrà pagare il De Canale. Poiché “non li ho possuto dare dinari abbastanza per li genti, che tene in Cotrone”, c’è pericolo infatti che i lavori si fermino con grave danno, in quanto il castello di Crotone e quello di Reggio sono da tenere in massima considerazione (22).
L’università della città è perciò di continuo vessata a sopportare pesi ulteriori per la fabbrica, oltre i tre carlini a fuoco annui, che già versa. Tassata infatti nel 1490 per ducati 450 (23), cioè per 200 fochi in più di quelli che i Crotonesi asseriscono di avere, rifiuta dapprima di pagare al Duca di Calabria che, giunto in città, aveva cercato di avere con insistenza i 200 ducati, prendendo a pretesto anche il fatto che essa era in difficoltà ed in arretrato nel pagare il fisco. In seguito è la volta del tesoriere di Calabria Citra, Vicenslao Campitello, che ripete la richiesta dei 200 ducati e di due calcare all’anno per la durata della fabbrica. Facendo presente i gravami che la opprimono, i governanti della città si rivolgono allora al sovrano e nel dicembre 1491 ottengono da Ferdinando una dilazione per i pagamenti fiscali e che il tesoriere soprassieda nell’esigere il versamento dei ducati 200, finché la Camera della Sommaria non si sarà informata . Il re inoltre accoglie la richiesta di una verifica dei fuochi. L’università infatti faceva notare che nel passato “essendo venuti multi et assai homini dele terre convecine con loro famiglie in dicta Cita per guadagnare in le fabriche de castello”, essi erano stati conteggiati dai regi contatori, che aumentarono così la popolazione di circa duecento famiglie. Ma poi i grandi lavori del castello erano finiti e “dicti homini se so partuti et andati ad habitare alloro terre, et habitatione”. I forestieri se ne erano andati via, ma essendo stati inseriti nella lista dei fuochi della città, i cittadini di Crotone dovevano ora pagare duecento ducati in più di tassa “per li foculeri de quelli” (24).

Dagli Aragonesi agli Spagnoli
Nel 1492 Ferdinando mandava il Calabria come luogotenente generale D. Cesare d’Aragona, col compito di ispezionare e provvedere alla difesa. In seguito a questi si aggiunse Carlo d’Aragona (25).
Negli anni seguenti le difese vengono potenziate per sostenere la lotta imminente contro il re di Francia Carlo VIII. Questi , assicuratasi l’alleanza del duca di Milano, del re d’Aragona e dell’imperatore, iniziò il 22 agosto 1494 la spedizione contro il Regno di Napoli. Nel settembre dello stesso anno, per fronteggiare il pericolo francese, Carlo d’Aragona ordina “di aumentare gli uomini stabiliti alla custodia del castello di Cotrone” e di accogliere le richieste del castellano perché si riattino “li cavamenti de li fossi” e si inviino le fascine per i ripari ; ordina inoltre di provvedere alle spese necessarie al riattamento degli armamenti del castello ed al suo vettovagliamento (26). Per assicurarsi la fedeltà dei Crotonesi durante il breve regno di Alfonso II (1494-1495) i privilegi della città vennero riconfermati ed ampliati (27). Con l’entrata di Carlo VIII in Napoli (22 febbraio 1495) e l’avanzata delle truppe francesi verso sud, quasi tutte le città della Calabria si davano ai Francesi. Il tentativo di riconquista da parte di re Ferdinando II, successore per abdicazione del padre Alfonso II, che sbarcato in Calabria cercava di raggiungere Napoli, fu ostacolato dalla sconfitta del suo esercito nel giugno 1495 presso Seminara da parte dell’esercito di Carlo VIII. I Francesi, per il momento, sostenuti dai Sanseverino, mantenevano ancora un fermo controllo sulla Calabria.
Crotone, che Carlo VIII il 22 aprile 1495 darà in feudo con il titolo di marchese a Guglielmo de Poitiers (28), resistette dapprima ai Francesi, rimanendo fedele alla causa aragonese. In tale occasione il governo cittadino aiutò e provvide il presidio del castello del necessario per poter resistere, “e ributtati l’inimici rebelli, uscendo li Cittadini dalla città contro di quelli, quali fatti forti in Strongoli (feudo dei Sanseverino, principi di Bisignano), e in altre terre convicine, li nostri l’havevano cacciati via anco da quelle, ricuperandole”. Ma poi la città aveva dovuto cedere ed i suoi cittadini subire le scorrerie dei ribelli, che “havevano pigliato oltre a molti huomini, sei mila capi di bestiami” (29). L’anno dopo una armata spagnola, inviata da Ferdinando il Cattolico in aiuto a Ferdinando II, al comando di Gonzalo Fernandez de Cordoba, sbarcava dalla Sicilia in Calabria e cominciava la riconquista. Ferdinando II riprendeva le fortezze e le terre ancora tenute dai Francesi ed il 15 maggio 1496 concedeva al capitano de Cordoba il governo delle città di Reggio e di Crotone e delle terre di Amantea e Scilla (30); era castellano di Crotone Fra’ Giovanni de Pignerio (31).
Morto improvvisamente il 7 ottobre 1496 Ferdinando II, successe sul trono lo zio Federico d’Aragona che nel 1497 confermava i privilegi concessi alla città dai suoi predecessori e, per la fedeltà dimostrata e per i danni subiti dai cittadini durante la recente guerra contro i Francesi, le condonava le tasse arretrate che doveva al fisco regio (32).
Il trattato segreto di Granata (11 novembre 1500) tra Luigi XII e Ferdinando il Cattolico, prevedeva, ottenuta l’approvazione di papa Alessandro VI Borgia, la spartizione del Regno di Napoli, dove regnava Federico d’Aragona, facilitandone l’invasione da nord dell’esercito francese, condotto dal D’Aubigny, e dal sud delle truppe spagnole del Cordoba. Il trattato che stabiliva che la parte meridionale (dalla Puglia alla Calabria ) andasse alla Spagna ed il resto alla Francia, salvo il possesso di Venezia dei suoi porti pugliesi, ebbe esecuzione. Infatti mentre il Gran Capitano dalla Sicilia sbarcava in Calabria e presa Reggio in breve si impadroniva di tutta la regione, l’esercito francese dilagava su gran parte del Regno di Napoli. Sorte nell’estate 1502 alcune controversie sulla spartizione, il d’Aubigny invadeva la Calabria, sconfiggendo a Seminara (30 novembre 1502) gli Spagnoli ed occupando tutta la regione. Solo poche città rimasero agli Spagnoli. Il presidio spagnolo che è in Crotone si sostiene a fatica, tanto che il “commendator” Anguillara, raccolti a sue spese quattrocento fanti spagnoli dalle forze dei Borgia, giunge per mare in città, garantendo così la sua sicurezza (33).
La situazione rimase incerta, finchè le truppe spagnole al comando del Cordoba, sconfissero i Francesi prima a Seminara (21 aprile 1503), poi a Cerignola (28 aprile 1503) e quindi a Garigliano (27 dicembre 1503). Iniziava così il lungo periodo del Viceregno. Ferdinando il Cattolico nel 1505 confermava i privilegi della città ed aggiungeva “molte et infinite altre gratie”. L’anno dopo lo stesso re per gli aiuti prestati dai Crotonesi, principalmente nel recupero del regno dalle mani e dal potere dei Francesi, li riconfermava perché “li ministri del Regno non havevano voluto dare esecutione alli primi” (34).

 

Note

1. Trinchera F., Codice aragonese ossia Lettere regie, Napoli 1866 – 68, III, p.33 ; Vengono riparate, rifatte e potenziate le fortificazioni di Le Castella, Dip. Som. Fs. 552, I° serie, f.lo 1, 1487, ff. 39-40, ASN. ; Santa Severina (Sisto IV nel settembre 1482 concede di poter utilizzare duc. 200 lasciati dall’arcivescovo per la riparazione delle fortificazioni e l’armamento della città ), ARM. XXXIX, 15, f. 38v, Bibl. Apost. Vatic.; e di Cariati. In quest’ultimo caso l’università di Cerenzia chiese nell’ottobre 1491al re l’esenzione dal pagamento di 2 grana a fuoco al mese, oltre i soliti tre carlini all’anno, che i Cerentinesi, come anche tutti gli abitanti della contea di Cariati, dovevano versare per la fabrica di Cariati, oppure erano costretti “a servire personalmente in dicta fabrica”, Trinchera F., cit., III, pp. 222-223.
2. Capialbi H., Instructionum Regis Ferdinandi Primi Liber, in Arch. Stor. Cal., 1916, p.262.
3. Regia Udienza Cart. S. 426 -7 fasc. XI , Arch. Stat. CZ.
4. Nota de fatti a pro dell’unita della citta di Cotrone, 1743, AVC.
5. Barone N., Notizie storiche raccolte dai Registri Curiae della Cancelleria Aragonese, ASPN, a. XIII, f.IV, 1888, p.762.
6. Il re “ordina a Giacomo Tolomeo di provvedere alla sicurezza de’ luoghi marittimi, avendo saputo.. che l’armata de’ Veneziani faceva preda in lo territorio de lisole”, Barone N., cit., p.761.
7. “Ove essendosi aumentata la peste , i cittadini nella maggior parte n’erano usciti”, Barone N., cit., pp.763-764.
8. Sposato P., Aspetti della vita economica e commerciale calabrese sotto gli Aragonesi, in Calabria Nobilissima n. 17, 1952.
9. Barone N., cit., p. 762 e sgg.
10. Quaterno de la fabrica deli rebellini et fossi de la Regia Citate de Cotrone, Dip. Som.1/196, ASN ; Conto di Nardo Negro deputato per la fabrica della città di Cotrone, Dip. Som. 2/196 , ASN.; Conto della Regia Fabrica de Cotrone, Dip. Som. 2/196, ASN. ; Conto di Jacobuccio de Tarento Cred.ro della fab.a de Cotrone, Dip. Som. 2/196 ; Frammento, Dip. Som. 3/196, ASN.
11. “essendo malayro in Cotrone, state la con li decti cento huomini d’armi per tutto il mese de julio ; et se havete aviso che non se arma per lo turco o altro, allora ve poterrete retrahere dove è buono ayro”, Capialbi H., cit., p.263. Il “Castro Cane” e la sua compagnia sono ancora presenti nelle marine attorno alla città nel gennaio 1489, Processo grosso, f.153.
12. Capialbi H., cit., pp. 261-264.
13. Ferdinando vende la terra di Torre Tacina ed i feudi di Campolongo e Ferulusello, incamerati per la ribellione di Giovanni Pou, a Paulo Siscar ,conte di Ayello, per ducati 7000 col mero e misto imperio, Processo grosso ff.69- 70, AVC.
14. Mazzoleni J., Regesto della Cancelleria aragonese di Napoli, Napoli 1951, p.61.
15. Capialbi H., cit., p.264.
16. Mafrici M., Squillace e il suo castello nel sistema difensivo calabrese, Barbaro 1980, p.77.
17. Trinchera F., cit., III, 36.
18. Fonti Arag. XIII, 245-246 .
19. Fonti Arag. XIII, 247.
20. Fonti Arag., XIII, 249 – 250.
21. Fonti Arag., XIII, 250 – 251.
22. Fonti Arag. XIII, 252.
23. Fonti Arag., XIII, 230.
24. Inoltre l’università chiese di esigere, come per il passato, il dazio sul vino delle vigne del feudo “deli pissini” che fu di Ioannocto de Comestabulo. Ora esso era in potere della figlia Lucia, moglie del tesoriere Campitello, la quale rifiutava di pagare. Ordini poi il re che due eletti dall’università amministrino le rendite della chiesa in modo, da poter restaurare il tetto della cattedrale e l’episcopio, impedendo che il vescovo, sempre assente, Giovanni Ebo si porti tutte le rendite a Roma, disinteressandosi di ciò che occorre per il culto divino. Poiché i Crotonesi sono franchi di dogana e di fondaco per tutto il regno, ciò doveva valere anche per le terre del governatore Loyse Lull, Trinchera F., cit., III, pp.33 -37.
25. Mazzoleni J., Gli apprestamenti difensivi dei castelli di Calabria Ultra alla fine del regno aragonese (1494- 1495), in ASPN, a.XXX (1944-46)
26. Mazzoleni J., cit.
27. Nola Molise G. B., Cit., pp.195 -196.
28. Guglielmo de Poitiers, discendente da un ramo collaterale dei Ruffo, divenne marchese di Crotone con diploma reale dato in Napoli da Carlo VIII il 22 aprile 1495 e reso esecutivo l’undici maggio dello stesso anno, Vaccaro A., Kroton, I, 331.
29. Nola Molise G. B., cit., p.196.
30. Provision del goberno de cotron y Calabria para de D. Gonzalo Fernandez de Cordoba, A.G.S Estado Leg. 1003 – 21.
31. Falanga M., Il manoscritto da Como fonte sconosciuta per la storia della Calabria dal 1437 al 1710, in Rivista Storica Calabrese n. ½- 1993, p.257.
32. Nola Molise G.B., cit., p.196.
33. Pieri P., La guerra franco- spagnuola nel Mezzogiorno (1502 -1503), A.S.P.N., a. XXXIII, 1952, p. 29.
34. Nola Molise G.B., cit., p.196.

Struttura organizzativa della fabbrica
Vinceslao de Campitello – Regio tesoriere di Calabria
Nardo Negro – Deputato alla fabrica et ripari deli fossi (20.10.1484/15.3.1485) per la absentia de Antonuccio Prothospatariis
Marco deli Pira (de Piris), Commissario deputato et ordinato alle fabriche rebellini et fosso de la cita de cotroni et etiam delo rebellino o vero scarpa et fortificationi de lo castello ; deputato in lo spendere deli dinari dela dita fabrica.
Dominico Caruso, Deputato per la universita allo reciper de la petra, in lo tenir lo cunto de la petra et calce.
Fran.co Bonello, Deputato per lo regimento ad tenir conto de la petra che ha venduto l’università alla Regia Corte ; per tener lo conto dele cinque mila carrate de la petra portano li citadinj de la cita de cotroni in la Regia fabrica.
Chianchio de Melixa (Chancho, Zanzo, Ciancio, Franzio), capomastro dela regia fabtrica de la cita de Cotroni.
Cola Vixiglio (Rissello), capomastro di calcara, mastro calcararo
Jacopuczo de Taranto, Credenzerj de la fabrica et castello de Cotroni
Juliano Corsu de Caluj, Suprastante et capo de quelli che cavano li fossi de Cotroni et de lo castello per ordinatione del mag.co Vincislao de Campitello.
Primarano Scavello, Electo per la università allo reciper de la petra.

Struttura della città
Peruczo Lucifaro, Sindaco di Cotroni
Valentino Rapano, Regius Capitanus de la cita de Cotroni
Nicola Sagorrisi, Cantore de la mayore ecclesia de la cita et vicario.
Marco Nigro (Niger), Notaio
Franciscus Brunus de Cotroni, Judex
Angelo de Rapano de Cotroni, Diacono
Antonellus Locifarus, Subdiacono

Stipendi e salari della Regia Fabrica di Crotone (1484-1486)
Brazali, Manipuli, Guastatori – Da grana 6 a grana 8 al giorno*
Saccari – Grana 8 al giorno
Aiutante di Calcara – Grana 8 al giorno, grana 15 un giorno e una notte
Mastro fabricatore – Da grana 10 a grana 12 al giorno (a seconda dei lavori e della necessità di manodopera)
Saccari con loro bestie, Carreri con loro bovi – Grana 10 al giorno
Capomastro di calcara – Tari 1 giorno e notte
Credenziere dela Fabrica, Deputato a tenir lo cunto dela petra et calce – Tari 5 al mese
Commissario dela fabrica, Suprastante a capo alli guastatori che cavano li fossi, Capomastro dela fabrica – Tari 10 al mese

20 grana = 1 Tari 5 Tari = 1 ducato = 10 carlini

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    • Pino RENDE

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