Breve storia e descrizione di Cotronei (1727)
“Platea generale dello Stato / di tutte le Chiese, e Cappelle della / Terra de’ Cotronei fatta sotto il Ponti / ficato di N(ost)ro Sig:re P. Benedetto / XIII, e del Presulato dell’Ill(ustrissi)mo e Rev(erend)ss(i)mo / D. Nicolò Pisanelli / Arciv(escov)o di S. Severina Prel.to Domest:co, / dal N.r D.no Felice Arcip:e Amoroso, / Procuratore / D. Vito Antonio Miglio / in questo pr(esent)e anno / MDCCXXVII
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D. O. M.
La Terra de’ Cotronei, se bene nel stato presente dimostrasse umile / la sua origine, non sortì così però la sua Cuna, che gliela diede / la Republica Cotronese, all’ora quando cresciut’in gloria, ed in / potenza, siccome sapea produrre figli che nel valore potean domare / l’audacia de’ Sibariti competitori, e resistere all’Aquile Romane / che sin dal Tebro svolazzarono in questi Lidi, nel tempo d’ / Anibale colle sue reliquie, racchiuse nella Petilia, così anche / alimentò dell’altri la generosità de cui cuori conoscendo per / angusto giro la vastità delle sue mura, cercarono fuori di essi / dilatarne il Dominio con fondar delle Colonie, una di queste / piantarono nelli Monti di questo Terr.rio ove si dicono i Palazza sicome / dimostrano gli edifizi c’attualm.te si scorgono, che nella magnificenza / de med.mi si scorge il fumo per anche della di loro antica superbia, / l’amenità del sito, la dolcezza del clima, e tutte le commodità che / si ricercano per un publico vivere, ci fan credere che sia stata / una colonia la più ricca e populata c’avesse tenuto la / Crotoniata potenza, oltre l’altri vestiggi che alla giornata si trovano / per tutto il Terr.rio, e soprattutto dove si dice La Misurachella che / ci fan supporre Luogo di Posata, o di Posta per trovarvesi e carafine / di vetro, di creta finissima, robba di stagno, e di piombo, come si vedono / alla giornata in casa dell’odierno Arcip.te che ne conserva m.ti.
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Ma il tempo che col suo inudo dente ch’ogni cosa quà giu rode, e consuma / destrutta la sud.a abitaz.e dispergè li superstiti abitatori dalla furia di marte per / la selva non trovarono luogo permanente o sia per il timore, e per l’inabiltà / di potir edificare nuova abitaz.e; ed ora in Rivioti, ora in S. Venere da pellegrini / menarono la di loro vita sino à tanto che successe l’infelice, e deplorabile perdita / dell’Albania e Negraponte molti di questi che non vollero chinare la di loro / Xpne cervici santificate coll’acque battesimali ad adorare la mezza Luna ottomana / dell’Alcorano s’unirono con quei che soggiornavano fra le selve in questo / terr.rio a fondare nuov’abitazione per ricovero delle di loro sciagure, e per asilo / delle di loro troppo decaduta condizione; molte furono le famiglie che buttarono / i fondam.ti a questa Terra fra quali la Gangale, Virga, Bisulca, Musacchi, Cortece, Billi già estinta, Basti, Iolmi, Masi, Ioele.
M’ecco quando credeano d’haver colla nuova abitaz.e inchiodata la di loro fortuna / colla libertà, e colla quiete, si trovarono inceppati nel vassallaggio, e lo di loro collo nel giogo sotto il dominio de’ Morani conte di Martirano / ottenuto in Feudo sotto il rinovato nome de’ Cotronei; famiglia che per più / secoli la signoreggiò sino a D.na Auria che per causa di matrimonio lo trasferì / a quella de Sersali, che puoco tempo la dominò, quindi anche per / detta causa passando a quella del Caraccioli stiede per lo spazio di più / lustri sotto il dolcissimo dominio di quelli, de quali oggi vi è il S.r D. Carlo / Duca di Belcastro e Prencipe di Forino che nel 1711 per suoi disegni lo / vendè assieme con Policastro all’Ecc.mo S.r D. Gio. Batt(ist)a Filomarino at / tual P(adro)ne per il prezzo di 85 m. D. lasciandoci un’affettuosa memoria / del di lui governo, e consolati almeno per averci provisto d’un P(adr)one / di pari amore, di tutta Giustizia, e di tenerissima Coscienza.
Sta situata la T(er)ra de’ Cotronei nella scesa delli Monti che formano la Regia / Sila quello di Cocciolo, Pietro Virga ed altri le fan corona per parte d’occidente / lontana da’ Cosenza miglia 35 in circa da Casali trenta.
Per l’Oriente è in faccia del Mare Ionio lontana da’ Cotrone miglia / 24. Hà superiore alla Rocca Bernarda, S. Severina, Cutro, Isola, / S. Mauro e Scandale e del Mare di Strongoli delle Castella
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d’Anibale e buona parte della marina di Belcastro.
Per mezzo di la divide da’ Policastro il fiume Tacina, e per / Australe quello di Neto che la porta per confini le Terre di / Caccuri, e di Belvedere, Monte Spinello, Altilia, oltre dell’ / altre che fan dilettevole la di lui lunghissima vista.
Secondo l’ultimo Stato dell’Anime l’abitano da 992 persone / tra maschi e Donne, tiene acque famose, il suo terr.rio se ben / piccolo è fertile d’ogni genere di vettovaglie, abonda di vini / e di frutta; vi è un continuo passaggio, essendo capo di giornata / tra il Marchesato e la provincia di Cosenza, e quasi tutta / la bestiame della Calabria Citra ha da passare per vicino le / mura di d.a terra nel 8b.e, e Giug.o che calano, e si ritirano / dal pascolo preso nelle marine l’Inverno; L’aire è perfet / tissimo, ed un di migliori del Marchesato, di modo che li Baroni / vi han fabricato un commodissimo Palazzo per loro abitaz.e.
Si governa la Terra per un sindaco e due eletti che si eliggono / in publico parlam.to a 15 Agosto d’ogni anno, fa il Ma / strogiurato che si destina dal Barone con sua patente, ha due / Medici de migliori che sono in queste parti ch’è il S.r Fabio / di Luca ed il Rev.o D. Luca Ant.o Virga, ambedue delle p.me / famiglie del paese.
Vi sono cinque chiese. La Matrice sotto il titolo del glorioso / S. Nicolò Pontefice ch’è parocchiale. Quella del Carmine, di S. Rocco, della SS.ma Annunciata / e di San Marco, delle quali si ne discorrerà nel di loro / luogo.
La Terra stà semipiana sopra terra asciutta chiamata Sanzo / e l’Inverno libera in buona parte da fanghi, tiene acque / bellissime, e circondata di Giardini che le somministra la com / modità delle foglie; com’altresi di Caccia, e pesca delli fiumi che / abbondano di belle e famose Trotte ed Anguille.
[f. 2v] bianco
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Chiesa Madre
La Chiesa Matrice de’ Cotronei è situata in forma di Isola / nella parte Australe dedicata al Glorioso Arcivescovo di / Mira S. Nicolò Pontefice detto di Bari è Parocchia / di detta Terra nella quale convengono tutti li Cittadini / a far le funzioni Ecclesiastiche ed a ricevere i S. Sa / gramenti.
Fu fondata dal Publico il qual è obligato mantener la nave / della Chiesa a sue spese, com’altresi quella di S. / Nicolò, e del Venerabile qualora non si rendessero suf / ficienti le rendite che tiene assegnate per il mante / nimento, com’ancora è tenuto à somministrar le caval / cature a Preti per andar a pigliar l’Olii Santi nel Giovedi / Santo e l’accompagnam.to dovuto, e decente.
E governata da un Arciprete e Parroco toccante al Spirituale / che porta la cura dell’Anime, a cui detto Publico som / ministra D.ti Cinquanta l’anno per le Decime, col / peso di celebrare Domeniche, e feste pro Populo, a / somministrarle i SS. Sagram.ti.
Tiene anche il Sagrestano a cui l’Università sud.a corrisponde D.ti sei / annui per il serv.o che presta, ed una casa per abitarci quando / non ci lavesse, o per affittarsila.
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Intorno alla Chiesa vi stà il Cimiterio ristretto da piccolo muro che / lo dimostra luogo Immune e di Refuggio.
Vi sono nella Chiesa due porte per le quali s’entra. La Grande che stà / dirimpetto a Ponente verso l’occaso formata di cantoni piani / situata quella di Ligname sopra cardini con portello che contiene / il commodo della mascatura, e scoppo per serrare ed aprire. La piccola è nella parte meridionale fra il campanile, e la Cappella del Rosario.
La chiesa è di forma lunga in un’Ala, e l’altare maggiore stà / nell’ultimo dentro il Coro che s’erge in cinque gradini Isolato / che lo rende maestoso con una Custodia grande ben fatta dorata / che dalla Annun.ta di Napoli fu trasportata qui dalla devozione / de’ Baroni Sersali dalla di cui pietà fu eretto dett’altare / come lo dimostrano l’imprese laterali.
Tiene due Ciborii un inferiore, e l’altro superiore in cui vi stà / nella porta depinta la Cena di N. S. G. C. di buon pennello / nella quale si conserva solam.te l’Ostensorio. Le 3.e Domeniche, e Corpus Domini per non esser capace l’inferiore / dentro di cui si conservano Due Pissidi coll’Augustissimo / Sagram.to non solo per esservi Venerato come luogo destinato / ma per portarsi all’Infermi per Viatico.
Attorno l’Altare maggiore stà al presente il Coro ove convengono / gli Ecclesiastici a tributar Inni di lode, e di Benediz.e al / Sommo Dio, et ogni Dom.ca e festa cantano la messa Paroc / chiale dopo che il Parroco ha benedetto le sue pecorelle. / E lo Vespro secondo le festività ch’occorrono; sperasi però / da qui a puochi mesi ritrovarsi detto Coro dove presentem.te / è la sagrestia dalla pietà del Rev.o D. Vito Ant.o Miglio, che
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hà cominciato a ammassare i Cantoni per far a sue spese lo / Arco, acciò con questo si facesse un ponte al Cielo per ricever il / contracambio di Dio, che dal sud.o ha voluto abbellita ed ampliata / la sua Casa in Terra.
Vi si recita e canta secondo le feste l’officio della B. V. ogni Dom.ca / e festa prima della messa cantata nel quale non solam.te corris / ponde l’obbligo de Chierici, ma la divozione de R. R. Sacerdoti / che convengono tutti a lodar la gran Madre di Dio.
In uscita il viatico che vien dimostrato col suono della campana / maggiore concorrono non solo tutti li Chierici, e Sacerdoti con / cotte, ma ogni ceto di persone, e nell’uscire, o ritirarsi accompa / gnato col suono giulivo delle campane, procedono dodeci lumi / in dodeci torciette, quattro fanali, o lanterne, baldacchi / netto per riponersi nella casa dell’Infermi, e baldachino / sotto di cui va il sacerdote che porta la sagra Pisside, e / viene accompagnato da divoti dell’uno, e l’altro sesso.
Con magg.e pompa però viene associato nel di del Corpus Domini, e dell’ / Ottava, ne quali con solenne processione si porta per la T(er)ra / per benedire colla sua presenza a le persone dele case, de suoi figli, facendosi anche la benedizi.e de Campi / dall’Arcip.te che porta l’ostensorio coll’Augustiss.mo Sagram.to.
Sogliono anche fare la Processione delle Litanie maggiori nel / di di S. Marco, e Rogazioni, ed il giorno dell’Ascenzione. / Le benediz.ni cicondando la Terra ponendoci le Croci di Cera / ne quattro Angoli della med.ma, tributando Inni di lode / e di giubilo al Vittorioso e Trionfante S.re che aprì la / porta del Cielo all’Uomini e salvando la di loro fragile / carne ad esser adorata da serafini, com’ancora unire le di loro / voci a quelle de fanciulli Ebrei il di delle Palme, portandosi la Croce / d’olivo nel calvario.
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Non manca di segnalarsi anche la divozione dell’Ecclesiastici nella Proces / sione il giorno del Rosario associandono il simulacro della Vergine per / la Terra cantandono salmi, ed il Popolo il Rosario, si come fanno / anche ogni prima Dom.ca del mese per il ristretto vicino la Chiesa.
Ogni 3.a Dom.ca di mese si suole fare dentro la Chiesa la processione / dell’Augustissimo dopo la messa cantata, e la comunione g(enera)le / de Chierici per la di lui osserv.za infino ordini rigorosi.
Son tenuti anche all’assistenza della Chiesa e funzioni tutti l’Ecc.ci / nella Settimana Santa, Pasca, festi mobili, Natale, ed ogni Dom.ca / e festa.
Li Venerdi di Marzo, e li tre giorni ultimi di Carnevale si suole ripo / nere anche il Venerabile.
Son obligati li Chierici servire la messa ne giorni della settimana / secondo vengono destinati nella Tabella che s’affigge in sagre / stia.
Nell’officioni Defonti sogliono convenirci tutti l’Ecc.ci regolandoli / il suono della campana ai quali si corrisponde in questo muodo
All’Arcip.te Jus Stolae 0.50
Pedatico 0.40
0.90
Al Vic.o foraneo 0.22.6
Comuniero o Proc.re del Clero 0.22.6
per Ciaschuno Prete 0.20
Diacono 0.15
Sudd.no 0.10
Chierico 0.5
Jus funerum à Min.ro 0.25
Jus funerum di Piccirilli non adulti 0.5
Arcip.te per li sud.i 0.20
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Messa Cantata Semplice 0.50
Messa Cantata parata 1.
Se nell’Esequie vi vogliono la Cappa si corrispondono / per questa all’Arcip.te grana vinti 0.20
Vi saranno poi alcuni Defonti poveri di questi la pietà dell’Ecclesia / stici lo seppelliscono gratis, et pro Deo.
Nell’altare maggiore vi stanno sempre sei candilieri, croce, lavabo, / et in Principio, sei tovaglie nella menza, due coscini, / e palliotto secondo i colori che descrive l’Ord.rio che si tiene in / Sagrestia, Sottocoppa con Carafine, ed asciugatoio; vi arde notte / e giorno la lampada.
E perché il Zelo ed attenzione con cui si serve la Chiesa dall’Ecc.ci / non mi permette passar in silenzio i di loro nomi giaché la / rendono ben servita trattandola come fosse Catredale, che se / bene non vi recitano continuam.te il Divino officio, non mancano / però in questo.
nel dì di S. Nicolò Protett.re.
nel dì de SS. Pietro, e Paolo.
nel dì de 29 ott.re festa dell’Inclita V. S. M. S. Anastasia.
nelli quali nel Coro cantano sollennem.te i loro uffizii del Clero / adunque de’ Cotronei si compone dalli Sig.ri
Il m.to Rev.o D.e D. Felice Amoroso Arcip.te e Parroco.
Il Rev.o D. Dom.co Pangalli Vic. For.
Il Rev.o D. Vito Antonio Miglio.
Il R.o D. Giacinto Virga.
Il R.o D. Silvestro Mayda.
Il R. D. Agostino Marinelli.
Sacerdoti che son fuori
Il R.o D.e D. Gio Angelo di Luca in Nap.i.
Il R.o D.e D. Luca Ant.o Virga in Cutro.
Il R.do Cl. D. Arcangelo Affittante Arcip.te nelle Castella.
Il R. D.e Matteo Casole in Cotrone.
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Chierici
| C. Vincenso Virga | Ch. Anibale Grano |
| C. Bonifacio Pirillo | C. Muzio Virga |
| C. Nicolò Virga | C. Vittorio di Luca |
| C. Coniug.to Gius.e Natale | C. Gius.e Castelli |
| C. Lorenzo Miglio | C. Muzio Perri |
| C. Vespasiano Rizzuto |
Novizii
| Fran.co Virga | Vespasiano di Luca |
| Vespasiano Bisulca | Dom.co Natale |
Sagrestano
| Anibale Grano e | Gio Batt(ist)a Carfa |
Nell’entrar in d.a Chiesa à man destra si vede una portella, per cui s’entra / nel campanile, che si rende alto e superiore alla Chiesa, dentro di cui / vi sono tre campane due di corda per sonarsi ordinariamente, e la terza / per accordarsi in tempo di solennità sono d’ottimo suono, e quando si / fanno sonare pare che sia un mezo organo, vi era la quarta / piccola, ma questa fu alzata più sopra accomodandola in Orologio / che si mantiene à spese dell’Università.
Più sopra s’erge la Cappella del SS. Rosario, succede a questa / una sedia confessionale con sop.a il pulpito dell’Organo, in / di succede la Cappella dell’Anime del Purgatorio à fronte di cui
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si vede quella del Tutelare S. Nicolò, dentro di cui si sale nel pulpito / che sporge dentro la Nave della Chiesa sostenuto d’un’altra sedia con / fessionale nella quale stà attaccata la Cappella dell’Arco, sotto di / cui in cappellina sfondata si vede eretto il Fonte Battesimale, / mà perché di tutte queste Cappelle si ne deve discorrere ne i loro / luoghi particolari, passeremo a discorrere della Cappella del SS. Sa / cramento in primo luogo, e consecutiv.te dell’altre. Non lasceremo / intanto di notare in questo, che dentro d.a Chiesa nell’entrare / à man destra dentro il muro vi si vede un fonte grande grande di tener / l’acqua benedetta, ed un altro fra la Cappella del Rosario, e la porta / piccola, ambedue di pietra di Gimigliano di color verde.
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Cappella del S. S. Sacramento
La Cappella dell’Augustiss.mo Sacramento si puol dire / esser dell’Università, perché dalla med.ma fù fondata, e come / s’è detto di sop.a s’obligò quando occorresse necessità, di sup / plire à bisogni, che tiene; e stata però dalla devoz.ne de’ parti / colari dotata d’alcune rendite colle quali si mantene or / dinariamente, però accadendoli spese estraordinarie, come / successe l’anni passati in tempo che la b. memoria di n(ost)ro / Sig.re Clemente XI ordinò le quaranta ore per implorare la / protez.ne divina contro Turchi, che tenevano assediato Corfù, la / spesa della cera fù erogata dall’università.
Tiene la sud.a Cappella l’infrascritti mobili secondo l’inventa / rio formato a II Giugno del corrente anno secondo la con / segna fatta dà Nicolò Sepe sagrestano predecess.re al / successore Anibale Grano coll’assistenza dell’Arcip.e vi / cario foraneo che fu del tenor che siegue
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Inventario delli Suppellettili / e mobili della Cap.a de S. S.
Pisside. Due Pisside che si conservano dentro la Custodia / nel Ciborio inferiore. Una grandotta, e l’altra più piccola, con coppe, e coperchio d’ar / gento, e Croce sopra, e piede d’ottone indorato. / Con mantelletto la p.a di Broccato, e l’alma, / d’Amuer anche rosso.
Due chiavi piccole per d.a Custodia, una d’argento, e / l’altra di ferro.
Un Conopeo di Damasco violato con trena d’argento.
Un altro Conopeo di più colori usuale vecchio.
Un baldacchinetto di Damasco rosso vecchio per il Via / tico.
Una Pianeta di Damasco Bianco di mezza mina.
Un’altra pianeta di Damasco bianco cominciante a lace / rarsi.
Un Piviale di Damasco bianco usato.
Un Piviale corto vecchio per il Viatico.
[f. 8]
Pianete. Una Pianeta verde di Domasco.
Un’altra Pianeta vecchia di Ciambellotto verde.
Due Tonacelle di Domasco violato.
Un Piviale anche violato.
Due Pianete violate.
Una Pianeta di velluto nero.
Una Pianeta di Domasco rosso, con trena d’Argento.
Un’Ombrella di Domasco bianco per il Viatico.
Una Pianeta con due Tonacelle di broccato d’oro / verde falzo.
Una Pianeta di ricamo d’argento, e d’oro falzo, tutti / donativi del Sig.re Duca D. Carlo Caracciolo.
Veli. Quattro veli violati.
Due di diversi colori.
Due veli verdi.
Due veli uno di Domasco bianco vecchio con ricamo, / e l’altro di tela d’oro con fondo rosso.
Due veli umerali, o tovaglie, una di seta di tutti colori / nuova, l’altra bianca, e rossa, listiata.
Due altri veli bianchi, con pizzo giallo.
Due stole, e manipoli sciolti, uno bianco, e l’altro violato.
[f. 8v]
Tovaglie. Quattro tovaglie lunghe per l’altare di seta / paesana.
Una ti tela di Cava con merletto.
Due tovaglie corte lacere.
Palliotti. Di Domasco rosso.
Di Domasco violato.
Uno di colore pardiglio, con fiori bianchi.
Uno di ricamo in oro falzo.
Un altro sciolto di tela d’argento, con fascie di tela / d’oro.
Uno di Domasco bianco vecchio.
Cammisci. Numero quattro di tela paesana.
Amitti numero nove.
Stergituri numero venti.
Manutergii numero cinque.
Palle di tela numero otto, e due di cartone.
Corporali numero otto.
Borze numero tre.
Coscini. Due di tela d’oro.
Uno d’Amuer verde, e Ponazzo.
[f. 9]
Pallii. uno roscio, e uno bianco.
Missali. Numero tre usati.
Messaletti de’ Morti altri tre.
Rituali. Numero tre, mà vecchi.
Una Casola per l’Olii santi.
Un’altra per il sepolcro, ambe due colle loro chiavi.
Una conchetta di rame con coperchio, e piede di ferro.
Due Crocifissi, uno per il pulpito, e l’altro per le / Process.ni.
Argenti. Una Croce per le Process.ni col crocifisso, con pomi / d’ottonei dorati, e col Pellicano sop.a, l’asta però è di legno.
Un Incenziere, con sua Navetta, e Cocchiarino.
Una sfera con piede d’ottone dorato.
Calici. Numero tre con coppe, e patene d’Argento, mà i piedi d’ / Ottone dorati.
Una Croce d’ottone lavorata, che stà in potere di D. / Giacinto Virga.
Rame. Due sicchietti, uno di rame cedrina, e l’altro di ra / me ordinaria.
Una Brasciera.
Quattro lanterne.
[f. 9v]
Rame. Un lampiero d’ottone.
Nove lampe di vetro.
Candilieri. Dorati numero duodeci.
bianchi numero sei.
Candelerotti piccoli numero dui.
Sei frasche di talco.
Due Curnucupie.
Uno strato di lana di più colori per l’altare.
Due Campanelli, uno per la porta della Sagrestia, e / l’altro per l’altare.
Una tela stragola vecchia.
Tre sotto coppe con garrafine.
Uno stendardo rosso vecchio di Domasco.
In Catanzaro sono state mandate libre venti cinque / ed oncie di seta lavorasine drappi per la sud.a / Cappella; onde venuto che sarà e fattosi i / paramenti, si devono notare qui presso.
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Vestim.ti nuovi fatti col Drappo venuto da / Catanzaro.
Un Piviale – Pianeta, Tonacelli, Palliotto per l’Altare / Conopeo per la Custodia, Stendardo, e Pallio / di color rosso, e bianco.
[f. 10v]
Oggi 24 Febrajo da monsig.re Arcivescovo Sig.e D. Antonino Ganini si è battizata / nella Chiesa Mad.e la campana grande della med:ma, e l’impose il nome Maria / nicolina, e ciò serve per memoria de posteri; così pure nell’atto med:mo fù / benedetta e battezzata la Campana della Chiesa di S. Michele, e da d:o monsig.re / li fù posto il nome Maria, Barbara, Michelina, e ciò anche si vede / annotato nella fondazione, come in d.o libro si potrà legere.
D. Bruno Perri Arcip.te, e Vic:rio Foran.o
[f. 16 sic]
Rendita della Cappella / del S.S. Sacramento
Capre / num.o 283 / D. 22.64. In p.o la d.a Cappella tiene Capre numero ducento ottanta / tre, che in quest’anno si tengono in affitto da Filippo / Garrupa, alla rag.ne d’otto docati il centinajo, che / importando D. 22.64 tra quali Capre sine / numerano cinquanta lasciate dalla fu Sig.ra Eli / sabetta Amoroso per comprarsine col frutto d’esse cera / per l’associaz.ne del Viatico.
Però la metà di d.o affitto si suol pagare in cascio / che sempre dona qualche lucro alla Chiesa.
Olive. Tiene la Cappella due partite d’olive, nel luogo / d.o S. Venera, una lasciata dà Fran.co Fittante / frà le sue, che sono piedi n.o [ ] secondo la / divos.ne, e limitaz.ne fatta dal fù Dom.co Figlio / L’altra lasciata d’un tal Colicella, che contiene / piedi n.o [ ] ed in tempo della carica s’affittano / à beneficio della Cappella.
[f. 16v]
Celzi. Un Piede nella Piazza lasciato dal / q.m Maurizio Morano.”
(Trascr. a cura di A. Pesavento dalla “Platea generale dello Stato di tutte le chiese e cappelle della terra de’ Cotronei fatta sotto il Pontificato di N.ro Sig.re Benedetto XIII e del presulato dell’Ill.mo e Rev.mo D. Nicolò Pisanelli Arciv.o di S. Severina Prelato Domestico dal D. Felice Arciprete Amoroso… MDCCXXVII”)


Un racconto incompleto e mancante di opere e immobili risalenti al 1800, come riportato nel Regio archivio di sua Maestà Vittorio Emanuele.