Rocca di Neto tra il Cinque ed il Seicento

Rocca di Neto, KR (da Wikipedia).

“La diocesi di Santa Severina consiste in cinque terre e sei casali. Le terre sono La Rocca Bernarda, Policastro, Mesoraca, Cutro e La Rocca di Neto. I casali sono S. Mauro, S. Giovanni Minagò, Altilia, Raietta, Scandale e Cotronei.” “La Rocca di Neto è terra piccola del conte di Martorano di ottocento anime, vicina S. Severina quattro miglia. Ha una chiesa parocchiale servita dal suo arciprete, e due preti. Vi è l’hospedale et un convento dell’ordine di S. Agotino.” Così si esprime l’arcivescovo di Santa Severina Alfonso Pisani nella sua “Relatione” del 22 marzo 1589.[i]

Allora Rocca di Neto conservava una certa vitalità economica, anche se delle robuste fortificazioni, esistenti al tempo dei Ruffo, conti di Montalto, dalle quali derivava suo nome, rimanevano solo i ruderi ed il ricordo nei toponomi. Le mura di cinta, che ancora la circondavano, erano malridotte ed in più parti mancanti. L’antico castello era in abbandono, anche se la sua incombente presenza era sempre viva tra gli abitanti. Infatti, vi era un luogo “in platea ubi dicitur il castello” (1617) e case terranee erano situate in località “castello”; mentre alcune grotte erano scavate “sotto le coste di S. Pietro in località Castello”. Orticelli erano situati in località “Torracchio” e vicino e fuori le mura dell’abitato, al quale si accedeva per la “porta della Terra”.

Rocca di Neto (KR), ruderi in località “Rocca vecchia”.

Chiese e monasteri

La chiesa matrice conservava la sua importanza. Essa era l’unica all’interno delle mura e sede di un arciprete. Intitolata a San Martino Vescovo fu amministrata nella seconda metà del Cinquecento da Domenico Valente (1563-1569), al quale seguì Carlo de Adminò (1575-1577) e quindi Marcello Ballatore (1578-1604). Durante l’arcipretura di quest’ultimo e precisamente negli ultimi anni del Cinquecento la chiesa fu ricostruita.[ii]

Nella seconda metà del Cinquecento fu eretto dagli agostiniani appena fuori le mura, il monastero di Santa Maria della Grazia con chiesa di Santa Caterina. Esso compare già nel 1580.[iii] L’unico monastero esistente a Rocca di Neto è richiamato anche in una relazione di pochi anni dopo.[iv] Sono ricordati in questi primi anni fra Scipione Frambone (1582), il priore frate Ambrosio de Tarsia (1587-1593), il priore frate Augustino di Fiumefreddo (1597-1598), il vicario fra Marcello Dacri (1597), il priore fra Gregorio della Rocca (1615), il priore fra Biasio della Rocca (1618), il priore fra Domenico di Tarsia (1638).

Il monastero agostiniano verrà soppresso poco dopo la metà del Seicento in seguito alla bolla di Innocenzo X; rimarrà comunque attiva la chiesa. Completa il panorama degli istituti ecclesiastici presenti a Rocca di Neto la grancia e chiesa di Santa Maria della Terrata dei cistercensi di S. Giovanni in Fiore. Essa sorgeva a circa un miglio dall’abitato e vi erano alcuni eremiti. Citata una sola volta nel 1563 è anche una chiesa, o cappella, sotto il titolo dell’Annunziata.[v]

Rocca di Neto (KR), bassorilievo della Vergine con il Bambino esistente nella chiesa di Santa Maria della Terrata (foto di Pino Barone).

Verso il Seicento

Durante il Cinquecento la terra di Rocca di Neto si era ripopolata, ed in pochi decenni aveva raddoppiato la sua popolazione. La numerazione dei fuochi, cioè delle famiglie presenti e tassate, pur mostrando qualche regresso, complessivamente mostra una fase espansiva. Dai 52 fuochi del 1521,[vi] si passa ai 67 fuochi del 1532, ai 93 del 1543, ai 131 del 1561, ai 120 del 1578,[vii] ed infine ai 137 del 1595.

La terra che per tutto il Quattrocento aveva fatto parte della contea di Cariati, godendo privilegi ed esenzioni e di un sistema economico basato su comunanze con le altre terre, con l’arrivo degli Spagnoli continuò a permanere nello stesso stato, anche se fin dal 1505 iniziò la nuova signoria degli Spinelli (Giovanbattista, Ferrante, Giovanbattista, Francesca, Carlo e Scipione) che si protrarrà fino al 1570, quando il feudo di Rocca di Neto fu venduto da Scipione Spinelli a Marcantonio Lucifero, figlio e successore di Mario Lucifero, barone di Belvedere, e di Portia Piterà, figlia di Giulia Campitella e sorella carnale di Antonio e Bartolo Piterà di Catanzaro.[viii]

Marcantonio Lucifero si unì con Cornelia D’Aquino dei baroni di Castiglione e approfittando delle difficoltà finanziarie di Scipione Spinelli, principe di Cariati, acquistò nel 1570 Monte Spinello e Rocca di Neto, ma indebitato[ix] procedette ad alcune vendite. Nel 1578 cedette dapprima il feudo di Rocca di Neto a Giraldino d’Amelia,[x] il quale quasi subito lo passò a Giulio Caposacco. Il passaggio definitivo del feudo avvenne tuttavia quando dal Lucifero pervenne, senza patto di ricompra, al suo cognato Cesare d’Aquino, conte di Martorano.

Della breve presenza dei Lucifero a Rocca di Neto rimarranno numerose tracce, segno della loro permanenza in loco.[xi] Alla morte di Cesare d’Aquino, avvenuta nel 1589, seguì il figlio Carlo che possedette la contea di Martorano e le baronie di Castiglione, Crucoli e Rocca di Neto. Il feudo di Rocca di Neto, dopo una vendita fatta da Carlo D’Aquino nel 1624 a Francesco Campitelli, principe di Strongoli,[xii] passò definitivamente nel 1631 a Mutio Protospataro.

Crotone, arme della famiglia Lucifero.

Economia e società

Dal “Libro” della chiesa di Rocca di Neto e particolarmente dal “Libro delli morti” compilato in maniera frammentaria dall’arciprete di Rocca di Neto Domenico Valente dal 10 marzo 1563 all’ultimo di agosto 1569, e dalla seguente incompleta “Lista de morti” dell’arciprete Marcello Ballatore, che inizia dal 9 novembre 1578, si possono ricavare alcune note sulla vita sociale ed economica di Rocca di Neto.

Periodi particolarmente segnati dall’alta mortalità furono quelli tra l’autunno del 1565 e la primavera del 1566, tra l’autunno 1580 e la primavera 1581, e le annate 1593, 1596 e 1599. Le brevi note degli ultimi anni del Cinquecento fanno risaltare l’effetto drammatico delle infermità invernali che colpiscono soprattutto i “figlioli” e le “figliole” piccoli, causando una “morte subbitanea”. Soprattutto imperversa la squinanzia, anche se non mancano la morte da “puntura” e da uccisione. Quest’ultima interessa soprattutto la campagna dove svernano i pastori ed i mandriani.

Scorrendo la lista di coloro che vengono seppelliti nelle chiese di Rocca di Neto, soprattutto nella matrice di San Martino e nel monastero di Santa Maria della Grazia, ci si accorge che quasi un decimo non è nativo di Rocca di Neto. Essi provengono parte da terre e casali vicini (Santa Severina, Casabona, Belvedere, Verzino, Papanice, Cutro, Crotone), e parte da abitati legati da antichi vincoli economici e feudali, cementati per la presenza delle vaste proprietà dell’abbazia del Patire e dalla appartenenza dapprima alla contea di Cariati e poi al principato di Rossano (Crucoli, Terravecchia, San Maurello, Rossano, Campana, ecc.).[xiii]

Questo fatto ci indica anche la forte mobilità della popolazione, che si spostava in gran numero durante il ciclo agrario e pastorale, seguendo usi consolidati secolari. Da tempo immemorabile il territorio rocchitano era dominato da pochi grandi proprietari terrieri non originari del luogo, che condizionavano la vita dei suoi abitanti: il feudatario, l’abbazia di Santa Maria del Patire situata presso Rossano, l’abbazia di S. Giovanni in Fiore e la mensa arcivescovile di S. Severina. Proprietà minori possedevano anche la chiesa arcipretale del luogo ed il convento di S. Agostino di recente fondazione.

Le poche terre che rimanevano erano costituite dalle terre comuni e da “vignali”. Questi ultimi erano gravati da censi e prestazioni ed appartenevano a pochi piccoli proprietari del luogo, i quali godevano del loro status per la sudditanza e compiacenza che dimostravano incondizionatamente verso i grandi proprietari. Tra questi primeggiavano Ascanio Pignanello, Desiderio Pignanello, il notaio Gio. Dionisio Laurello, Gio Ferrante de Laurenzo, Pietro Damato, Cola Maria Pancalli, Fabio Milello, Quinto Garbeo, ecc.. Essi formavano il ceto dominante locale. Gestivano il governo cittadino e con i loro “massari”, “baccari”, “garzoni” e “famuli”, mettevano a coltura le terre che prendevano in fitto.

L’analisi dei 264 atti di battesimo, riportati nel “Libro” e riferiti agli ultimi decenni del Cinquecento, ci fanno intravedere lo stato sociale delle famiglie di Rocca di Neto. Alla sommità la casata dei Pignanello, i cui componenti compaiono come “compatri” nel 16% dei battesimi, seguono le casate dei Laurello (11%), dei Pancalli (6%), degli Jole (5%), dei De Laurenzio (4%), degli Inconocchiature (4%), dei Milello (3%), dei De Biasio (3%), ecc. La gran parte della popolazione, che possiede solo le proprie braccia, è costituita da poveri, pezzenti e mendicanti, che sono sepolti “amore Dei”, in quanto “nihil possidebat”, o “quia erat mendicus” o “poverissima”, o “quia mendicabat et nihil possidebat”. È segnalata la presenza anche di zingari,[xiv] di spagnoli,[xv]15 di teutonici,[xvi] di una schiava turca e di meretrici.[xvii]

Le epidemie soprattutto invernali, che avevano caratterizzato gli ultimi anni del Cinquecento, si prolungano anche nei primi anni del Seicento. Se nell’annata del 1599 si conteggiano 13 nati a fronte di 39 morti, la condizione è ancora peggiore tra l’ottobre del 1601 e l’aprile seguente, quando a 13 nati si contrappongono ben 40 morti.

Rocca di Neto (KR), Santa Maria della Terrata (foto di Pino Barone).

I Pignanelli

Gli ultimi anni del Cinquecento ed i primi anni del Seicento vedono emergere e consolidarsi la famiglia Pignanello che con la sua presenza supplisce a quella del feudatario. I Pignanello instaurarono numerosi vincoli parentali con famiglie facoltose dei paesi vicini.

Desiderio Pignanello sposò Lucretia di Dato di Casabona. Dalla loro unione nacquero numerosi figli: Luca (1575), Gio. Bartulo (1576), Lutio (1572), Aurelia (1582), Elisabetta, ecc. Lo stato di magnifico, con il quale è citato, ed il fatto che i suoi figli vengono tenuti a battesimo da aristocratici, tra i quali Portia Piterà, baronessa di “bello videre”, il mag.co Virgilio Siciliano di Rossano, ecc., denotano l’elevato stato sociale raggiunto dal Pignanello, che morì il 26 luglio 1596.

Altri appartenenti alla famiglia Pignanello della seconda metà del Cinquecento furono: il Doctor Melchiore Pignanello, che sposò Hippolita e morì il 9 febbraio 1598; Annibale Pignanello che si unì con Vittoria San Marco, e dall’unione nacquero Gio. Alfonso (1587), Laura (1589), Prudenza (1593), Portia (1601), ecc.; Ascanio Pignanello che sposò Dianora, che gli diede Giulia (1580), Gio. Francesco (1588), Scipione, Iacobo Antonio, ecc.; Jo. Jacono Pignanello, Fabritio Pignanello, Luca Pignanello, ecc.

L’ascesa sociale della famiglia Pignanello preparata da Desiderio Pignanello verrà consolidata dal reverendo protonotario Gio Pietro Pignanello che fu dapprima economo e poi sul finire del 1606 arciprete di Rocca di Neto, carica che mantenne fino alla morte avvenuta nel 1612.[xviii] L’arciprete è ricordato anche come proprietario di una giovane schiava turca che, morendo, lasciò libera con la condizione di farsi cristiana.[xix]

Sempre in questi primi anni del Seicento troviamo i Pignanelli ricoprire cariche pubbliche e continuare ad imparentarsi con famiglie importanti. L’alfiero Fabrizio Pignanello sposò Lisetta o Elisena Milella, dall’unione nacquero numerosi figli: Cornelia (1599), Paula (1600), Claritia (1601), Vito (1604), Francesco (1606), Caradonna (1608), Lelio, Melchiorre, ecc. Il U. I. Dottor Lelio Pignanello si unì con Beatrice de Leonardis, Claritia andò sposa a Hectore Ciuranna di Verzino, Caradonna a Gio. Bartolo Ciambaro di Casabona, ecc.

L’ascesa di Fabritio che sull’orme di Desiderio aveva portato i Pignanelli ad essere la famiglia dominante di Rocca di Neto, subirà un arresto per la sua morte improvvisa avvenuta il 20 aprile 1616. Il suo posto nella società sarà occupato dai figli, soprattutto dal diacono Melchiorre e dal chierico Gio. Vito Pignanello. Quest’ultimo rinforzerà i legami parentali con i De Dato, sposando Isabella de Dato, che gli darà numerosi figli: Livia (1621), Fabritio (1622), Maria (1625), Maria (1627), Laura (1629), Leonardo Martino (1632), Claritia (1634), Maria (1636), Paulo Antonio (1642). Morto Jo. Vito Pignanelli il 24 novembre 1652, gli succederà il figlio Paulo Antonio, che sposerà Lucia Caparra dalla cui unione nacquero: Iacobo Antonio (1668), Isabella (1669), ecc.

I Pignanello, proprietari di alcune case e terreni, anche nella prima metà del Seicento rinforzarono la loro posizione sociale attraverso i matrimoni che essi contrassero con famiglie eminenti del luogo e dei paesi vicini: Caradonna Pignanello sposò Gio. Andrea Canale di Crotone, Elisabetta Pignanella convolò con Gio. Francesco Bernale, Paola Pignanello sposò Bartolomeo Martini di S. Severina, Lucretia Pignanella, figlia di Lutio, sposò Gio. Domenico Rodeo, Jacono Antonio Pignanello sposò Vittoria di Dato, Livia Pignanello, figlia di Vito, sposò Petro Francesco de Pira di S. Severina, ecc.

Il ruolo eminente di questa famiglia nella società rocchitana è evidenziato dalle presenze dei suoi componenti nei documenti della chiesa locale. Negli atti riportati nel “Libro” almeno un appartenente alla famiglia Pignanello figura come “compatre” in più del 16% dei 264 atti battesimali della seconda metà del Cinquecento, ed è testimone nel 50% dei matrimoni che vengono celebrati nella chiesa di S. Martino.

Le grandi calamità del Seicento determineranno la scomparsa di questa famiglia da Rocca di Neto,[xx]20 a ricordo della quale rimase la cappella della SS. Trinità di iuspatronato della famiglia Pignanelli, eretta in beneficio dentro la chiesa arcipretale.

Rocca di Neto (KR), Santa Maria della Terrata (foto di Pino Barone).

La crisi

Oltre all’arciprete nella chiesa di San Martino sono presenti in questi anni il cappellano D. Angelo Pistoya (1600), originario di Santa Severina, il cappellano Scipione Burdaries (1604), il cappellano Luca Mascaro (1607), il cappellano ed economo Gio. Simone Brittone (1612), il cappellano Jacobo Antonio Cirigiorgio di Santa Severina (1617), il cappellano Nicola Marchese (1623), il cappellano Antonio Carpenterio (1624), il cappellano Nicola Cassario (1627), l’economo Filippo Dattolo (1638), ecc.

La Terra è vigilata da un capitano[xxi] e nella bella stagione per il pericolo turco vi sono armati.[xxii] Il governo cittadino è composto da un sindaco e da quattro eletti, che sono nominati dall’università e confermati dal barone.[xxiii]

All’arciprete Pignanello seguì Gio. Tomaso de Giuliis (1613-1637),[xxiv] quindi dal maggio 1638 Gregorio Orlando (1638-1650)[xxv] e poi Michelangelo Zurlo (1651-1670). Durante l’arcipretura del De Giulio compaiono i nomi di alcune cappelle della chiesa di S. Martino, dedicate al SS. Rosario (1617), al SS. Sacramento (1617)[xxvi] e alla SS. Trinità (1634),[xxvii] e la cappella di Santa Maria della Pietà della famiglia dei Laurella (1628).[xxviii]

Con il passaggio del feudo dagli Spinelli ai Lucifero e poi ai D’Aquino, cominciarono a venir meno i legami tradizionali con gli abitanti dei paesi della contea di Cariati, e sul territorio divenne più consistente la presenza dei mandriani dei casali silani, originari di S. Giovanni in Fiore, Serra di Pedace, Tiriolo, Spezzano, Rogliano, Pietrafitta, Mangone, ecc., i quali in autunno scendevano dalla Sila con le loro mandre e rimanevano alla marina fino al mese di giugno.

Oltre a comparire come “compatri” e testimoni in numerosi atti della chiesa, segno della loro costante, anche se periodica, presenza, essi sono anche i protagonisti nelle numerose uccisioni che insanguinano le campagne,[xxix] e sono tacciati di essere pagani.[xxx] Sempre in questi anni si fa evidente il mutamento climatico con inverni freddi e piovosi, che determina in primavera l’ingrossamento del Neto e del Vitravo, causando numerosi “submersi” ed inondazioni,[xxxi] delle quali rimarranno a ricordo i toponomi “Rottura” e Rotturella”.

Rocca di Neto (KR), Santa Maria della Terrata (foto di Pino Barone).

Il feudo dai D’Aquino ai Prothospatarii

Nel 1624 Carlo D’Aquino cedeva il feudo di Rocca di Neto a Francesco Campitelli, principe di Strongoli. Nella primavera dell’anno dopo un’epidemia colpisce soprattutto la parte attiva della popolazione. Molti muoiono “de subitanea, et improvvisa morte”. L’anno si chiude con 41 sepolti e 14 battezzati.

Nel 1631 Mutio Prothospataro per 47.000 ducati, acquisterà dal Campitelli il feudo di Rocca di Neto, con castello, fortezza, banco di giustizia, cognizione delle prime e seconde cause civili, criminali e miste, ecc.,[xxxii] già in fase di spopolamento; dai 137 fuochi del 1595 ne conta ora solo 100. Sempre nell’autunno di quell’anno l’università di Rocca di Neto, per far fronte alle gravi difficoltà finanziarie, cerca di aumentare le entrate. Con l’assenso del barone e dell’arcivescovo di Santa Severina, trasforma un terreno di uso comune in camera chiusa.[xxxiii]

Procede così la privatizzazione delle terre pubbliche, già iniziata al tempo del feudatario Carlo D’Aquino, quando l’università indebitata aveva concesso una difesa per duemila ducati al feudatario. Questo processo determinerà la riduzione degli usi civici e aumenterà ancor di più la concentrazione delle terre in poche mani. La crisi colpirà soprattutto i cittadini che, diminuiti di numero ed impoveriti, non potendo far fronte alle imposizioni fiscali regie, si assoggettano a cedere i loro diritti sulle terre comuni in favore del feudatario, il quale, facendosi garante dei debiti e “soccorrendo” l’università, la renderà di continuo soggetta e sua debitrice, impossessandosi un po’ alla volta dei terreni demaniali e dei diritti universali.

La “morte repentina” e le epidemie dell’infanzia continueranno a falcidiare la popolazione. Il “Libro” segnala numerose vittime soprattutto tra i “figlioli piccoli” tra il 1632 ed 1634, quando ai 48 battezzati fanno riscontro ben 78 morti, e nell’estate e l’autunno del 1638. La presenza e l’assidua cura del nuovo barone non basteranno a sollevarne le sorti, anche se il ripristinato legame parentale ed economico con la terra di Crucoli, avendo sposato la figlia Elisabetta Protospatario nel 1641 il barone di Crucoli Didaco Francesco Malfitano,[xxxiv] rivitalizzerà gli antichi legami di comunanza.[xxxv]

Morto il 27 gennaio 1644 Mutio Prothospatario, barone di Rocca di Neto,[xxxvi] e di Croniti o La Sala,[xxxvii] succede la figlia Elisabetta, marchesa di Crucoli,[xxxviii] ma alla sua morte, avvenuta nel 1656, per mancanza di figli il feudo ricade in regia corte, dalla quale è acquistato nel 1664 dalla certosa di S. Stefano del Bosco.[xxxix]

Le nascite, che già nell’ultimo decennio del Cinquecento non erano più riuscite a compensare il vuoto creato dalle epidemie, per tutta la prima metà del Seicento saranno ampiamente inferiori alle morti. Il divario raggiungerà il suo massimo proprio durante la baronia di Mutio Prothospatario e della figlia Elisabetta. Tra il 1631 ed il 1644, a 162 battezzati fanno riscontro 255 morti. Se la mortalità in precedenza era soprattutto causata dalle epidemie invernali, ora sono letali i mesi estivi ed autunnali, quando imperversa la malaria; segno della presenza di ristagni causati dal fiume Neto e di un territorio dove il seminativo si è ridotto, lasciando ampio spazio al pascolo e all’incolto.

Nel 1669 Rocca di Neto è tassata per soli 59 fuochi, quasi la metà di 20 anni prima. La popolazione residente è ormai formata da un piccolo gruppo di famiglie, unite tra loro da vincoli parentali, sociali ed economici. Uno studio su 100 casate, presenti a Rocca di Neto alla fine del Cinquecento, mostra che solo 20 di esse cinquant’anni dopo erano ancora presenti: l’ottanta per cento delle famiglie, che abitavano a Rocca di Neto alla metà del Seicento, era di recente accasamento.

L’analisi degli atti di 580 battezzati nella matrice di Rocca di Neto tra il 1600 ed il 1650, evidenzia che quasi la metà dei “compatri” appartiene a solo 10 casate. Esse sono: i Pignanello (11%), i Pesce (9%), i Milello (6%), i La Padula (4%), i De Laurenzo (4%), i De Cicco (3%), i Laurello (3%), gli Scavello (3%), i D.Amato (2%) ed i Bernale (1%). Alcune delle casate importanti come gli Jole, gli Inconocchiature, i De Biase, i Pancalli, ecc. non esistevano ormai più.

La maggior parte della popolazione, priva di ogni possesso, era migrante e si spostava a seconda del ciclo pastorale ed agrario. Dal 1631 al 1644 un quinto dei morti risulta infatti nativo di altre terre: in parte vicine (S. Severina, Scandale, Cutro, Roccabernarda, ecc.) in parte dei casali silani (Pietrafitta, S. Giovanni in Fiore, Pedace, Rogliano, Mangone, Spezzano, ecc.). Per avere un’idea della mobilità geografica e dei flussi migratori della popolazione è sufficiente considerare che su 132 matrimoni, che vengono celebrati nella chiesa matrice di S. Martino Vescovo di Rocca di Neto tra il 1617 ed il 1645, in almeno 77 casi (58%) lo sposo o la sposa non sono originari di Rocca di Neto e precisamente in 55 casi non lo è lo sposo, in 11 la sposa, e nei rimanenti 11 entrambi i nubendi.

Il dato evidenzia la causa economica che fa da sfondo al contratto matrimoniale. Più della metà degli sposi “forestieri” proviene da terre confinanti e vicine (S. Severina, Scandale, Casabona, S. Mauro, Strongoli, ecc.), altri da luoghi attraversati dalle principali trazze, che percorrendo le vallate del Neto e del Tacina, collegano i pascoli della marina con la Sila (Verzino, Roccabernarda, Mesoraca, Policastro, ecc.) e con i suoi abitanti, dediti alla custodia delle mandrie (S. Giovanni in Fiore, Rogliano, Pietrafitta, Pedace, ecc.).

Tra le nuove casate spiccano quella di Consalvo Pesce, figlio di Francesco Pesce di Pietrafitta, che sposò Lucretia Laurello, quella di Scipione Marzano, figlio di Francesco Marzano di Crotone, che sposò Aurelia Laurello,[xl] quella del chierico Gio. Battista Bernale, figlio di Francesco Bernale di Crotone che sposò Elisabetta, quella di Lupo Burza di Castro San Mauro, che sposò Laura Tramonte, di Cesare Greco da Policastro che sposò Giulia Carcea, ecc.

Nonostante questi accasamenti l’abitato lentamente decade, anche se con poca spesa sarebbe possibile riparare le sue mura e rendere sicuri coloro che potrebbero andarvi ad abitare. Molte case terranee, abbandonate da più anni per mancanza di inquilini, o di gente che voglia accasarsi, vanno in rovina. Tra il 1631 ed il 1644 “Il Libro” enumera 162 battezzati e 255 morti con un saldo negativo di ben 93 unità.

In un fascicolo, dove è censita la popolazione di Rocca di Neto del 1645, sono annotati 337 abitanti che formano 85 nuclei familiari. Le famiglie nucleari rappresentano circa la metà (46%) ed esse sono composte in media dai due coniugi e da due figli. Numerose famiglie (10%) sono composte solo da un vedovo o da una vedova, altrettante (11%) sono quelle formate da un genitore e dai figli, o similmente (12%) sono quelle con solo i due coniugi. Le rimanenti (21%) sono famiglie nucleari alle quali si sono uniti parenti ed affini (fratelli, sorelle, nipoti, cognati, suoceri, ecc.) provenienti da nuclei familiari che le infermità hanno scompaginato, e che la fame ha costretto a riunirsi sotto un unico tetto.

Per avere un’idea dell’alta mortalità infantile basta considerare che dei nove figli di Gio. Vito Pignanelli, una delle famiglie più numerose e facoltose, in quell’anno ne erano rimasti solo quattro. Pur nella stringata descrizione il documento mette in risalto la difficile situazione socio-economica. Del termine “Dominus” sono insigniti solo tre abitanti (Gio. Vito Pignanello, Francesco Pesce e Dionisio De Cicco). Possono permettersi un “famulus”, o una “famula”, solo l’arciprete Gregorio Orlando, il chierico coniugato Gio. Vito Pignanello e Gio. Battista Tignanello, che vive da solo.[xli]

La lenta ripresa

Tra il 1651 ed il 1664 i battezzati sono 109 ed i morti 99, con un saldo positivo di 10 unità. Quest’ultimo dato pur indicando un certo recupero ed una lieve crescita della popolazione dopo la metà del Seicento, evidenzia dall’altro in maniera chiara, che gli abitanti si erano ormai ridotti a meno di due terzi di vent’anni prima. La popolazione di Rocca di Neto crescerà in seguito molto lentamente: nel 1675 conterà solo 413 abitanti,[xlii] 567 nel 1725 e 709 nel 1744.

Rocca di Neto (KR), Santa Maria della Terrata (foto di Pino Barone).

APPENDICE

“Animae existentes Rocchae Nehaethi

Anno Domini 1645.

[   ]

In Aedibus Dom. Gregorii Orlandi Archi / presbyteri habitant.

D. Gregorius Orlandus Archip.r

Chr Isabella Hernando fratris ipsius Archip.r / uxor.

Chr Vittoria Orlandi nepos.

Hieronyma Bizenti pronepos.

Chr Martinus Piccolus famulus.

In Aedibus Domini Clerici coniugati Joannes / Viti Pignanelli

D(omi)nus Cl. Joannes Vitus Pignanellus vir.

C. Chr D(omi)na Isabella de Dato uxor.

C. Chr Laura Pignanella filia annorum 16

Claritia Pignanelli filia annor. 9

Maria Pignanelli filia annor. 8

Paulus Ant.s Pignanellus filio ann. 2

Chr Isabella Rodea filia Jo(ann)is Domi(ni)ci famula.

Chr Dominica filia Joannis Bapt.ae famula.

[   ]

In Aedibus Petri Fran.ci de Piris habitant.

Chr Dominus Petri Fran.ci Pira vir.

Chr. Domina Livia Pignanelli uxor

Chr. D(omi)nus Joseph Pira filius annorum 4

Chr. Vittoria Le Pira filia annor. 5

Dominus Marcus Ant.s Pira filius ann. 2

Stephanus

Martia

In Aedibus Leonardi Galli a D(omi)no Joanne / Vito Pignanello conductis habitant.

Chr Leonardus Gallus vir

Chr Joanna Moia uxor.

Chr. Marcus Gallus filius ann. 13

Chr. Angela Gallo filia ann. 10

Chr. Antonia Gallo filia ann. 7

Margarita Gallo filia ann. 5

Alphonsus Gallus filius ann. 2

Maria Gallo filia ann. 1

Fran.cus

In Aedibus Camilli Pudani a Joanne / Vito Pignanelli conductis habitant.

Chr Camillus Pudanus pater

Catharina Pudana filia

[   ]

In Aedibus Fran.ci Micari habitant

C Chr. Fran.cus Micari vir

C Chr. Isabella Acquaro uxor.

In aedibus Joannis Berardini Camarda / habitant

Joannes Berardinus Camarda vir

Beatrix Amato uxor.

Catharina Camarda filia ann. 1

In aedibus Horatii Hyorhy a Domino / Joanne Vito Pignanello conductis / habitant

C Chr. Horatius Hyorhy vir

C Chr Maria Grasso uxor

Isabella Hyorhy filia

Chr Gloria Colacino Mariae mater

C Chr Victoria Grasso Gloriae filia ann. 17

Chr. Dom.cus Grasso Gloriae filius

In aedib. Petri Amati habitant.

Chr Petrus Amatus vir

C Chr Victoria Galteria uxor

Chr Joannes Dom.cus Amatus filius ann. 14

[   ]

Salvator Amatus filius ann. 8

Joseph Amatus filius ann. 4

Jo(ann)es Fran.cus Amatus filius ann. 1

In aedibus Jacobi de Rosis habitant

Chr Jacobus de Rosis vir

C. Chr Anna Maltise uxor.

Joannes de Rosis filius ann. 3

Nicolaus Maria de Rosis filius.

Antonina Maltise Annae soror ann. 13

In Aedibus Joannae Viola a Petro / Amato conductis

C. Chr Joanna Viola mater

Joseph Zaraphino filius ann. 1

In aAedibus Petro Sancti Olivae / a Domino Joanne Vito Pignanello / conductis habitant.

Chr Petrus Sanctus Oliva vir

C Chr Elisabetta Podano uxor.

Martinus Oliva filius.

Joannes Ant.s filius

[   ]

In Aedibus Beatricis de Vito a D(omi)no Joan / ne Vito Pignanello conductis habitant

C. Chr Beatrix de Vito mater

C. Chr Lucretia San Marco filia ann. 17

Elisabetta San Marco filia ann. 11

In Aedibus Alexandri Camarda habitant

Chr. Alexander Camarda vir

Chr. Sapientia Guercio uxor

Chr. Michael Angelus Camarda filius

In Aedibus Julii Galteri habitant

C. Chr Julius Galterius vir

C. Chr Marcella de Juliis uxor

Chr Fran.cus Maria Giannino And.a filius

In aedibus Antea de Laurentio habitant

C. Chr Antea de Laurentio mater

C. Chr Catharina Milelli filia

In aedibus Thomae Sodani habitant

C. Chr Thomas Sodanus vir

C. Chr Isabella Pisce uxor

[   ]

C. Isabella Sodano filia ann. 14

Lucretia Sodano filia ann. 1

In aedibus Francisci Alboccini habitant

Fran.cus Alboccinus

In aedibus Fran.ci Pignanelli a Domino / Joanne Vito conductis habitant

Chr Fran.cus Pignanellus vir

C. Chr Palumba Cuiello uxor

Prudentia Pignanello filia

Vittoria Pignanello filia

C. Chr Lucas Cuiellus Palumbae frater

C. Chr. Antonius Cuiellus Palumbae frater

Chr. Catharina Cuiella Palumbae soror.

In aedibus Domini Fran.ci Pisci ha / bitant

C Chr Dominus Fran.cus Pisci vir

C. Chr Domina Maria Pira uxor

Joannes

[   ]

In aedibus Juliae Marinae habitant

C. Chr Julia Marina mater

Lucretia Mungari filia

Fran.cus Maria Mungari filius

In aedibus Corneliae Aversae habitant

Cornelia Aversa mater

Joseph Maria Marinus filius

In aedibus Petri Pauli de Vito

Petrus Paulus de Vito vir

Paeligrona Laurella uxor

In aedibus Joannis Larentii Milusi / habitant

C.Chr Joannes Laurentius Miluso vir

C. Chr Alienora Laurella uxor

C. Chr Caesar Laurellus Alienorae nepos

C. Salvator Miluso Joannis Laurentii Milusii ne / pos

Philippus Meluso nepos

C. Chr Anna de Vito nepos

[   ]

In aedibus Joannis Bap(tis)tae Galterio / habitant

C. Chr Joannes Bap(tis)ta Galterius pater

Laura Galteri filia ann. 11

Dom.cus Clemens Galteri ann. 5

In aedibus Joannis Thomae Gal / terio habitant

C. Chr Joannes Thomas Galterio vir

C. Chr Catharina Pisci uxor

Joannes An.s Pancalli filius ann. 12

Laura Ant.a Galterio ann. 2

In aedibus And.ae Battaglia habitant

C. Chr And.as Battaglia vir

C Chr Laudonia Maria de Juliis uxor

C Chr Sabina Battaglia filia

Antonius Battaglia filius

Joannes Thoma Battaglia

Vittoria Battaglia

Joannes Fran.cus Rugerius

Gloria Battaglia

[   ]

In aedibus Joannis Fran.ci Juliani habitant

C. Chr Fran.cus Julianus vir

C. Chr Vittoria Greco uxor

Chr Isabella Juliano filia ann. 10

Joannes Jacobus Julianus ann. 6

Joannes Julianus ann. 2

In aedibus Joannis Tropiani habitant

Joannes Tropianus vir

Catarina

In aedibus Porfirii Tiano habitant

Chr Porfirius Tianus vir

Chr Flaminia Vetero uxor

Laura Tiana filia annor. 9

Antonius Tianus filius ann. 5

Fran.cus Ant.s Tianus filius ann. 1

In aedibus Gregorii Rettigliani habitant

C. Chr Gregorius Rettiglianus vir

C. Chr Alienora Cairo uxor

Dom.cus Rettiglianus filius ann. 2

Chr Didacus Cairo Alienorae frater

[   ]

C. Chr Nicolaus Cairo eiusdem frater

C. Chr Joannes Fran.cus Cairo

In aedibus D(omi)ni Dionisii de Cicco habitant

C. Chr Dionisius de Cicco

C. Chr Lucretia de Favata mater

Dom.cus de Cicco filius ann. 8

Joannes Fran.cus de Cicco filius ann. 4

Nucentia de Cicco ann. 2

In aedibus Joannis Jacobi Vennera habitant

C. Chr Jacobus Vennera

C. Chr Innocentia Russo mater

C. Cornelia Vennera ann. 15

C. Chr Joannes Simonis Vennera ann. 12

In aedibus Lelii Laurelli habitant

C. Chr Lelius Laurellus vir

C. Chr Isabella Vennera uxor

In aedibus Catharinae Gugliana habitant

C. Chr Catarina Gugliana vidua

In aedibus Joannis Vincentii Cocinae habitant

C. Chr Joannes Vincentius Cocina vir

[   ]

In aedibus Joannis Alphonsi Visciglio ha / bitant

C. Chr Joannes Alphonsus Visciglio vir

Chr Innocentia Palmeri uxor

Stephano Larti filius ann. 13

In aedibus Vincentii Stephanizzi habitant

C. Chr Vincentius Stephanizzi vir

C. Chr Lucretia Bruno uxor

In aedibus Mutii Gardi habitant

C. Chr Mutius Gardus vir

Chr Joanna Puglisi uxor

C. Chr Joannes Paulus Gardus filius ann. 24

C. Chr Thomas Gardus filius ann. 21

Chr Elisabetta Tavuna mater

Chr Luciana Puglise nepos ann. 7

In aedibus Fran.ci Canidi habitant

C. Fran.cus Canidus vir

C. Chr Virginea Sanmarco uxor

Joannes Dom.cus Canidus filius ann. 9

Catharina Canido filia ann. 1

In aedibus Fran.cus Sinopoli habitant

Chr Fran.cus Sinopoli vir

Chr Rosa Patella uxor

[   ]

Chr Paulus Sinopoli vir

Chr Julia Portella uxor

Chr Giachino Jerardus filius

Jacobus Jerardus filius

Elisabetta Pangi

In aedibus Joannis Dom.ci Godino habitant

Joannes Dom.cus Godinus vir

Dianora Uxor

Salvator Godinus filius

In aedibus Joannis Bap(tis)tae Tignanelli

Joannes Bap(tis)ta Tignanelli

Joannes Dom.cus Coluccio famulus

In aedibus Sebastiani de Marco habitant

Chr Sebastianus de Marco vir

C. Chr Elisabetta Galeri uxor

Petrus Ant.s Cappellinus filius ann. 12

Ottavius de Marco filius ann. 5

Nicolaus de Marco filius ann. 1

In aedibus Marcelli Tignanelli / habitant

Marcellus Tignanellus

[   ]

Francisca Fico uxor

C. Chr Elisabetta Cocina filia

C. Chr Joseph Cocina filius

Chr Antonius Fico pater Fran.ca

In aedibus Joannis Fran.ci [de Vito] habitant

C. Chr Joannis Fran.cus de Vito

In aedibus Vincentii Marinari habitant

C Chr Vincentius Marinarus

In aedibus Marci Ant.ii Monaci habitant

Chr Marcus Antonius Monacus vir

Chr Hieronyma de Rosi uxor

Martinus Monacus filius ann. 9

Joannes And.as Monacus filius ann. 6

Laura Monaco filia ann. 1

In aedibus Jacobi Sabbatini habitant

Chr Jacobus Sabbatinus vir

C. Chr Chatarina Policano uxor

Joannes Petrus Sabbatinus frater

Natalitia Sabbatina filia

[   ]

In aedibus Joannis Dom.ci de Costa habitant

C. Chr Joannes Dom.cus de Costa vir

C. Virginia Bisignano uxor

Faustina de Costa vidua

Joannes Vincentius Jazzolino fil. X ann.

Joannes Paulus Jazzolino fil. ann. 6

Petrus Fran.cus Jazzolinus filius ann. 3

In aedibus Joannis Thoma. Bisig.ni habi / tant

C. Chr Joannes Thomas Bisignanus vir

C. Chr Isabella de Amato uxor

Vittoria Bisignano filia ann. 6

In aedibus Mutii Thesaureri habitant

Chr Mutius Thesaurarius pater

C. Chr Fabritius Thesaurarius filius ann. 14

In aedibus Rochi Hortalis habitant

C. Chr Rochus Hortalis

In aedibus And.ae Bisignani habitant

C. Chr And.as Bisignanus vir

C. Chr Altabella Milusia uxor

[   ]

In aedibus Joannis Bisignani habitant

C. Chr Joannes Bisignanus vir

Chr Innocentia Rinaldi uxor

Fran.cus Maria Bisignanus filius ann. 10

Scipio Bisignanus filius ann. 4

Laura Bisignano filia ann. 1

In aedibus Cl. Joannis Laurentii Massi habitant

C. Cl. Joannes Laurentius Massus

C. Cl. Joannes Ant.s Massus

In aedibus Dominici Scandalis habitant

Dominicus Scandale vir

C. Chr Anastasia Cucina uxor

Chr Lucretia Cucina filia annor. 6

In aedibus Fran.ci Reitani habitant

C. Fran.cus Reitanus vir

C. Chr Alionora Pagano uxor

C. Chr Ambrosius Scavellus filius Alionorae ann. 17

Hieronyma Reitana filia ann. 4

In aedibus Fran.ci Jaquintae habitant

C. Chr Fran.cus Jaquinta vir

C. Chr Rosina Arcadi uxor

[   ]

In aedibus Lupi Burza habitant

C. Chr Lupus Burza vir

C. Chr Laura Tram.te uxor

C. Chr Martinus T.te filius Laurae ann.

In aedibus Fran.ci Bartholo habitant

C. Chr Fran.cus Bartholus

Joannes Bap(tis)ta Crapella vir

Chr Isabella Bartholo uxor

Chr Agatius Crapella filius ann. 5

In aedibus Joannis Cariddi habitant

C. Chr Joannes Cariddi vir

C. Chr Helena Basta uxor

Chr. Nicolaus Cariddi filius

In aedibus Dominici Donati habitant

C. Chr Dominicus Donatus vir

C. Chr Aurelia de Angelo uxor

Gio: And.a de Donato filius ann. 2

In aedibus Caroli Carvelli habitant

Chr Carolus Carvellus vir

C. Chr Catharina Cappa uxor

Thomas Carvellus filius

[   ]

In aedibus Marci Burzae habitant

C. Chr Marcus Burza vir

C. Chr Agatha An… uxor

Joseph Burza filius ann. 8

Portia Burza filia ann. …

Jacobus Burza filius ann. 1

In aedibus Antonii Spinae habitant

C. Antonius Spina vir

C. Chr Anastasia Brescia uxor

C. Chr Joseph Lombardus filius

Michaelis Lombardus filius ann. …

In aedibus Stephani Iacinae habitant

Chr Stephanus Iacina vir

C. Chr Prudentia Burza uxor

Chr Antonius Iacina filius ann. 15

Joannes Philiuppus Iacino filius ann. 8

In aedibus D(omi)nici Ierardi habitant

Chr Dominicus Ierardus vir

C. Chr Elisabetta Vecchia uxor

Chr Ioannes Mattheus Ierardus filius

Fran.cus Ant.s Ierardus ann. 15

Michael Angelus Ierardus filius ann. 11

[   ]

In aedibus Innocentii Femiae habitant

Innocentius Femia pater

Caesar Femia filius et vir

C. Chr Laura Iacina uxor

C. Petrus Ant.s Femia

Portia Femia

Joanna Cropalati

In aedibus Dominici Bonelli habitant

C. Chr Dominicus Bonellus vir

C. Chr Isabella Vecchio uxor

Joannes Paulus Bonello filius anno. X

Fran.cus M.a Bonello filius ann. 6

Anna Maria Bonello filia ann. 6

Joannes Petrus Bonellus filius ann. 3

In aedibus Stephani Bisignani habitant

C. Stephanus Bisignanus vir

C. Claudia Coronea uxor

C. Chr Lucretia Bisignano filia ann. 20

Isabella Bisignano filia ann. 7

Joseph Bisignano filius ann. 3

[   ]

In aedibus Vittoria Romani habitant

Vittoria Romano mater

Fran.cus Maria Romanus filius

In aedibus Joannis Dom.ci Nicoterae habitant

Chr Joannes Dom.cus Nicotera vir

Chr Lucretia Cosentino uxor

Chr Cl.cus Didacus Nicotera filius

Vittoria Nicotera filia

Joseph Nicotera filius

In aedibus Camilli Cepalae habitant

Chr Camillus Cepala vir

Chr Laudonia Marinaro uxor

Fran.cus Ant.s Cepala filius

Joannes Bartholus Cepala filius

Catharina Cepala filia

Chr Dealta Marinaro soror Laudoniae

Joannes Leonardus Accepta filius

Cl. Fran.cus Ammiratus vir

Chr Minerva Guarano uxor

Innocentia Ammirata filia

[   ]

Catarina Ammirata filia

In aedibus Joannis Fran.cus Carcea habitant

C. Chr Joannes Fran.cus Carcea vir

Chr Laura Moschetta uxor

Lucretia Carcea filia ann. 2

In aedibus Dominici Carcea habitant

C. Chr Dom.cus Carcea vir

C. Chr Leucidonia Pappaianni uxor

C. Catarina Carcea filia ann. 15

Elisabetta Faudali filia ann. 12

Joannes Ant.s Carcea filius ann. 2

C. Chr Petrus Carcea vir

C. Chr Janna Sabba uxor

Joannes Thomas Carcea filius

In aedibus Thomae Laurelli habitant

Chr Thomas Laurello vir

C. Chr Faustina Paglione uxor

In aedibus Dominici Pancari habitant

Chr Dom.cus Pancari vir

[   ]

Prudentia Parisi uxor

Vittoria Pancari filia ann. 8

Camilla Pancari filia ann. 5

Joannes Greg.s Pancari filius an. 2

Catarina Politella mater Prudentiae

In aedibus Dionisii Risi habitant

Dionisus Risus vir

Angela Maisana uxor

Joannes Dominicus Pilusus filius ann. 20

Laura Pilusius filia ann. 9

Margarita Riso filia ann. 3

Chr Julia Ganguzza mater

In aedibus Lupi Ant.ii Ruttigliani habitant

C. Chr Lupus Ant.s Rutiglianus vir

C. Chr Faustina Sui uxor

C. Chr Augustinus Sui frater Faustinae

C. Chr Joannes Sui frater Faustinae

In aedibus Tiberii Sacchetta habitant

Tiberius Sacchetta vir

[   ]

Chr Catharina Guaramuccia uxor

Angelus Macrì filius

Antonius Sacchetta filius

In aedibus Mercurii Riso habitant

Chr Mercurius Risus vir

C. Chr Ippolita Marinari

C. Chr Petrus Risus filius

In aedibus Dominici Riso habitant

Chr Dominicus Risus vir

C. Isabella Donganus uxor

In aedibus Antonini Felicettae habitant

C. Antoninus Felicetta vir

C. Catarina Vuina uxor

In aedibus Nicolai Cosentini habitant

C. Chr Nicolaus Cosentinus vir

C. Chr Lucretia Pudana uxor

C. Vittoria Consentino filia ann. 15

Joannes Consentinus filius ann. X

Joannes Dominicus Consentinus filius ann. 7

Fran.cus Ant.s Consentinus filius ann. 4

Note

[i] ASV, Relatione dello stato della chiesa metropolitana di Santa Severina, 1589.

[ii] Nel 1599 troviamo: “Santo Martino chiesia nova” e “Chiesia nova di S.to Martino”. Libro cit., f. 204v.

[iii] 10 ottobre 1580 muore “Cesare de Costa als Scappadeo et sepolto nel “mona.rio”. Libro cit. f. 198. La chiesa di “Sancta Chaterina” è documentata nel 1599. Libro delli morti cit. f. 204v.

[iv] Tra i monasteri esistenti nel 1586 in diocesi di Santa Severina: “Alla rocca di Neto vi è un convento di S.to Agostino”. ASV, Visitatio ap.lica Sanctae Severinae, 1586, SCC Visit. Ap. 90.

[v] “Adi X di marzo è morto in detta T.ra Abromanno Fantino et sepolto nella annuziata di detta t.ra nell’anno 1563.” Libro cit., f. 196v.

[vi] Pedio T., Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la tassazione focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici Meridionali n. 3/1991, p. 263.

[vii] Nel 1578 Rocca di Neto, che contava 120 fuochi, fu tassata a dare 2 guastatori per aiutare a caricare e scaricare le calcare, che fornivano la calce per i lavori alle fortificazioni di Crotone. ASN, Torri e Castelli, Vol. 35, ff.18-20.

[viii] ASN, Relevi Vol. 352, inc. 4, ff. 62-124; 136-138.

[ix] Marcantonio Lucifero era indebitato col principe di Cariati, con Fabritio Lucifero e con Gasparro Ricca. ASN, Relevi Vol. 352, inc. 4, ff. 62-124; 136-138.

[x] Maone P., Notizie storiche su Belvedere Spinello, Roma 1962, p. 26.

[xi] Il 2 settembre 1576. Portia Piterà, moglie di Mario Lucifero e baronessa di Bellovidere, tiene a battesimo Gio. Bartulo, figlio di Desiderio Pignanello e Lucretia di Dato a Rocca di Neto. Il 2 Febraro 1578 il barone di Isola Gasparro Ricca contrae matrimonio con la ecc.te S.ra Lidonia Lucifera nella chiesa di San Martino, matrice di Rocca di Neto. Tra i presenti e testimoni vi è il mag.co Melchiore Pignanello. Libro cit.

[xii] Gallo Cristiani A., Piccola cronistoria di Rocca di Neto, Roma 1929, pp. 46-47.

[xiii] A ricordo di questi antichi legami, nell’agosto 1653 le università di Crucoli e di Rocca di Neto si accordavano in modo che i cittadini delle due terre potessero godere del beneficio di acquare, legnare e pascolare. Fu stabilito che i cittadini di Rocca di Neto potevano godere del beneficio d’inverno nei territori di Crucoli, e quelli di Crucoli in estate nei territori di Rocca di Neto. ASN, Prov. Caut. Vol. 192, f. 384 (1654).

[xiv] “Adi 15 di genaro [1591] Caterinella figlia de zingaro et zingara fo battizata per me p.tto arciprete lo suo compatre fo lo S. Don. Gio. Pietro Pignanello.” “Adi 17 di maggio 1596 è morto uno zingaro nome Fran.co”. Il 24 luglio 1625 muore Caterina Valente zingara. Libro delli morti cit. f. 20v, 238v.

[xv] “Adi 6 de gennaro 1600 [è battezzato] Baldasarro figlio di Gio Sanges spagnolo et de Catarina Mayorana italiana il patrino Damian de Corcadiglia spagnolo.” Libro cit., f. 26.

[xvi] Il 24 marzo 1635 il teutonico Ambrosio Brenn originario di Freiburg, sposò nella chiesa di S. Martino Beatrice Lico del luogo. Libro cit., f. 173.

[xvii] “Adi 16 di 9bre 1576 io don Carlo de adminò ho battizato Gio. francisco figlio de Thadea de Caccuri meretrice.” “Adi 17 di marzo 1588 [fu battezzata] Gioannella figlia de Giulia la meretrice lo suo patre incerto.” Libro cit., ff. 14, 18v.

[xviii] “Adi 26 di giugno 1612 morì il S. Arciprete Pignanello e si seppellì nella chiesa matrice.” Libro cit., f. 212v.

[xix] “Adi 30 di giugno 1612 io D. Gio. Simone Brittone economo della Rocca di Netho ho battizzato ad Homì turcha comprata dal R.do q.m D. Gio. Pietro Pignanello e lasciata libera se si battezzira, e si chiamò Anna, il padrino fu il Sig.r Gio. Giacomo Pignanello et era d’anni come per suo aspetto apparea d’anni 20 incirca.” “Anna Pignanella natione Turcha nata in Calice” morirà il 21 settembre 1620 a 27 anni di età e cristiana da otto anni. Libro cit., ff. 44, 229v.

[xx] Tra il 1620 ed il 1644 morirono almeno nove appartenenti ai Pignanelli: Annibale (1620), Elisabetta (1622), Francesco (1624), Maria (1628), Isabella (1630), Leonardo Martino (1632), Lucretia (1637), Laura (1642) e Domenico (1644). Libro cit.

[xxi] Nel luglio 1600 era capitano di Rocca di Neto Gio. Fran.co Sangiorgio “dellisola”. “Adi 4 d’agusto 1605 morse marco carino deli conflenti cap.o in q.sta t.ra.” Il 10 ottobre 1615 morì il capitano Alfonso Serra di Nicastro. Nel 1619 era capitano Gio. Jacobo Gualterio di Scigliano, nel 1626 Petro Sgotto, nel 1627 Claudio Caparra, nel 1628 e nel 1630 Petro d’Orlando di Cutro, nel 1638 Gio. Fra.co Albozino di Cirò. il 5 maggio 1668 morì il capitano Marco Antonio Zurlo di Santa Severina. Libro cit., ff. 26v, 212, 214v.

[xxii] Il 6 ottobre 1603 muore Angelo di Prudentia “homo d’arme”, ed il 15 settembre 1618 Joannes Dominicus Milla “miles novae militiae in hac t.ra Roccae Nethi ad praesidium missus”. nel 1626 è presente “D.nus Stefanus de Juliis, filius Marci Antonii, neapolitanus et miles gravis armaturae.” Libro cit., ff. 62, 211, 226v.

[xxiii] Nel dicembre 1632 era sindaco Salvatore Amato. Libro cit., f. 69v.

[xxiv] “Adi 14 di 8bre 1637 passo da questa vita a miglior l’arciprete Gio. Tomasi di Giulio fu sepolto dentro la chiesa di S.to Martino e proprio nella sua sepultura.” Libro cit., f. 255.

[xxv] Libro cit. f. 223.

[xxvi] Russo F., Regesto, VI, 32672.

[xxvii] Scalise G. B. (a cura), Siberene, p. 42.

[xxviii] I Laurella erano la seconda casata per importanza dopo i Pignanelli. Essi erano imparentati con molte famiglie facoltose della zona, soprattutto con i Ciuranna, i Pesce, i Marzano, ecc.

[xxix] Il 17 aprile 1614 muore “di morte violenta” Francesco Russo della Serra Pedace. Il 7 settembre 1637 muore di morte violenta Domenico Calvo di Belcastro che “vaccas custodiebat”. Il 30 aprile 1638 fu ucciso Gio. Domenico Nigro di S. Severina. f. 213v,

[xxx] “A 29 d’Ap.le 1629 morse Luc’Ant.o d’Andali del casale di Petrafitta non li fo data sepoltura per non essersi communicato nella pasca precedente, ne fatto segni di contrit.ne ne se li ritrovò sopra cosa alcuna benedetta, fattone consapevole l’Ill.mo Arciv.o di S. S.na Fausto Caffarello, q.le ordinò che s’osservi il Rituale Romano.” Libro cit., f. 243v.

[xxxi] Il 29 marzo 1617 il diciottenne melissese Petro Paolo Melia muore “in flumine Vitravo demersus”. Il 18 aprile 1618 il ventitreenne Giovanni Tomaso Juliano del casale di S. Mauro muore “in traiectu Nethi amnis submersus”. Il 2 maggio 1655 muore Domenico Grasso “se summersit”. Il 21 marzo 1661 Fabio Tramonte di Cirò “se in flumine se sumersit”. Il 18 ottobre 1666 Hieronimo de Donato “sumersit in flumine”. ff. 223, 225v.

[xxxii] Gallo Cristiani A., Piccola cit. Gallo Cristiani A., Piccola cronistoria di Rocca di Neto, Roma 1929, p. 51.

[xxxiii] Era sindaco di Rocca di Neto Quinto Milello ed eletti Scipione Marzano, Francesco Pesce, Stefano Iacino e Giovanni Paolo Fragale. Caridi G., Uno “Stato” feudale nel Mezzogiorno spagnolo, 1988, p. 68.

[xxxiv] Il 12 gennaio 1641 l’arciprete Gregorio Orlando nella chiesa matrice di S. Martino, univa in matrimonio Didaco Francesco Malfitano, barone di Crucoli e figlio di Jacobo Malfitano e di Vittoria Lucifero, ed Elisabetta Prothospatario, figlia di Mutio Prothospatario, barone di Rocca di Neto, e di Julia Lucifero. Furono presenti e testimoni il prete Melchiorre Pignanello, figlio di Fabrizio, il chierico Gio. Antonio de Juliis, il chierico Iacobo Vecchio e altri. Libro cit. f. 182.

[xxxv] ASN, Prov. Caut. Vol. 192, f. 384 (1654).

[xxxvi] “Anno Domini Die 27 Januarii Dominus Mutius Prothospatarius Baro Roccae Nehaethi animam Deo reddidit cuius corpus sepultus est in loco depositi in Ecc.a matrici Roccae praed.ae”. Libro cit. f. 263v.

[xxxvii] Mutio Protospatario aveva acquistato il feudo Croniti, o La Sala, per ducati 5000 da Francesco Basilio Ungaro, con Regio Assenso del 30 marzo 1634. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, I, p.187.

[xxxviii] Il 26 febbraio 1645, nella chiesa di S. Martino si era celebrato il matrimonio tra Alfonso Pisano di Santa Severina, figlio di Giulio Pisano e di Maria Carrafa, e Lucretia Prothospatario, figlia del barone di Rocca di Neto (Mutio Prothospatario) e di Giulia Lucifero.

[xxxix] Fiore G., Della Calabria Illustrata, I, p. 231; III, p. 463.

[xl] Il 14 febbraio 1627 nella chiesa di S. Martino, Scipione Marzano, figlio di Nicola Francesco Marzano ed Isabella Stricagnolo di Crotone, sposò Aurelia Laurelli, figlia di Marco Antonio Laurello e di Innocenza Ciuranna. Libro cit., f. 165v.

[xli] Animae existentes Rocchae Nehaethi. Anno Domini 1645.

[xlii] Dalla relazione dell’arcivescovo di Santa Severina Mutio Suriano, sappiamo che a Rocca di Neto vi era la chiesa arcipretale curata di S. Martino con la cappella del SS.mo Rosario, alla quale era annessa una confraternita laicale. Vi erano inoltre la chiesa di S. Agostino, che aveva fatto parte del soppresso convento agostiniano, la chiesa di S. Maria delle Sette Porte, edificata di recente dalla pietà dei fedeli e mantenuta dalle loro elemosine, e la chiesa di S. Maria della Terrata, che era grancia del monastero florense. Le anime erano 413, di cui aveva la cura l’arciprete, ed i sacerdoti erano 5, dei quali 3 erano forestieri. ASV, Rel. Limina S. Severina., 1675.

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